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Coalizioni tra editori: un fenomeno in crescita in Europa e non solo

Dal lancio di La Place Media in Francia tre anni fa, il fenomeno delle coalizioni – o cooperative – tra editori si è notevolmente diffuso in tutto il mondo.

Per gli editori, “unire le forze” in chiave programmatic è una strada obbligata per raggiungere una massa critica di utenza tale da competere ad armi pari con i colossi del web quali Google e Facebook. Allo stesso tempo, tale strategia ha l’obiettivo di fornire agli inserzionisti un servizio efficiente e un’inventory completa.

Come partner tecnologico in grado di supportare questa strategia, tra le piattaforme più attive su questo fronte c’è Rubicon Project, che vede già attive coalizioni come La Place Media, Dansk Udgivernetværk, CPEx, Gold5 e Pangaea Alliance, e che ha di recente annunciato la partnership con la neonata piattaforma Argentina RPA (Real Premium Audiences) Media Place, la prima tra quelle con cui collabora al di fuori dei confini europei.

La cooperativa offre accesso all’inventario premium dei 5 più grandi publisher del Paese sudamericano Infobae, La Nación, Perfil, Telefé e Grupo ClarinRPA Media Place proporrà agli acquirenti un’audience deduplicata esclusiva pari ben al 93,6% degli utenti del mercato digitale, secondo comScore.

Rubicon Project, nello specifico, è stata scelta per la gestione degli spazi display desktop (mentre Smart Ad Server è stata scelta come partner per il mobile e video).

Sempre in partnership con Rubicon Project sta nascendo la cooperativa di editori ungherese HOPPex, costituita da tre delle maggiori società di media del paese: CEMP, Central Médiacsoport e Origo. Nella regione, l’aggregazione garantisce 1,1 miliardi di impression al mese con una copertura stimata del 90% del mercato di riferimento. Con il lancio di HOPPex si intende promuovere l’adozione e la conoscenza dell’automazione nel settore pubblicitario ungherese, garantendo nel contempo agli editori del paese la possibilità di competere meglio con concorrenti digitali più grandi.

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Jay Stevens

Anche questa piattaforma sarà attiva sulla piattaforma Rubicon Project. «Il concetto che ispira il modello della cooperativa è che l’intero è maggiore della somma delle sue parti e grazie all’alleanza con la piattaforma tecnologica Rubicon Project, il più esteso mercato dell’advertising indipendente al mondo, i proprietari di media possono continuare a incrementare i ricavi programmatici e competere in maniera più efficace con i colossi digitali, sia in termini di copertura nazionale che di dati», afferma Jay Stevens, General Manager International di Rubicon Project.

Il modello dell’alleanza permette di ottenere una serie di miglioramenti a livello di copertura ed estensione sia nella raccolta e aggregazione dei dati sia nell’automazione necessaria per aprire il proprio inventario a decine di migliaia di inserzionisti. Dalla sua creazione, La Place Media è raddoppiata per dimensioni e ora riunisce più di 250 editori, raggiungendo 30 milioni di utenti unici al mese con un aumento del 70% degli eCPM nel suo secondo anno di attività. La cooperativa ceca CPEx ha registrato un analogo successo consociando gli editori: sono state infatti 1,7 miliardi le impression mensili con un incremento del 500% dei ricavi derivanti dal mercato privato nell’arco di un anno.

Per rispecchiare questa tendenza e mettere in luce alcuni dei principali successi sinora conseguiti, Rubicon Project ha elaborato un’interessante infografica (che riportiamo di seguito), con relativo rapporto descrittivo, denominata “Reaching Critical Mass with Publisher Co-operatives“.

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Gabriele Mirra, coo Italiaonline: «Il futuro della pubblicità? Sarà all'insegna di Programmatic e iniziative speciali»

Il futuro dell’adv? Passerà anche dal Programmatic. A dirlo è Gabriele Mirra, chief operating officer di Italiaonline, che Programmatic Italia ha incontrato alla serata finale del contest “Oscar del Cibo di Strada” di Cibodistrada.it, sito verticale nato la scorsa estate dalla collaborazione tra la internet company e l’esperto di gastronomia Mauro Rosati.

«A mio parere – ci ha spiegato Mirra -, l’advertising display nei formati standard sarà sempre di più gestita attraverso piattaforme tecnologiche e operazioni di Programmatic, che riducono gli spazi di inefficienza e nel medio periodo porteranno concreti benefici in termini di ricavi per chi può mettere a disposizione delle inventory di qualità». La vendita “tradizionale”, comunque, non è destinata a sparire, piuttosto «sarà orientata a sviluppare progetti tailor made per i singoli clienti, sviluppati ad hoc e a forte carattere consulenziale e progettuale».

Italiaonline ha un forte posizionamento in ambito Programmatic, essendo stata una delle prime internet company a credere nel potenziale della vendita automatizzata di spazi. «Al netto di Google e Facebook – ci ha rivelato Mirra -, credo di poter dire che Italiaonline è la media company che più di tutte ha creduto nel Programmatic, entrando subito in questo mercato sin dai primi ad exchange». E da allora il mercato del Programmatic, così come quello della Digital Adv in generale, è molto cambiato, vivendo una profonda evoluzione. «Oggi abbiamo imparato a sfruttare tutte le opportunità che offre questo mondo nelle sue diverse declinazioni, dall’open RTB ai private deal su quello che per noi costituisce il secondary premium».

Intanto, continuano i lavori sul fronte Gold5, la “superconcessionaria” per il video online fondata da Italiaonline insieme a Manzoni, Banzai, Mediamond e RCS: «E’ un progetto ancora in fase di early stage, che stiamo sviluppando e in cui riponiamo grande fiducia», ci ha rivelato il manager.

Infine, il coo di Italiaonline ha confermato la possibile ripresa della strada della quotazione in Borsa, dopo il dietrofront dello scorso ottobre. Proprio qualche giorno fa, infatti, Naguib Sawiris, il magnate egiziano azionista di riferimento della società, ha dichiarato che una decisione riguardo il possibile nuovo tentativo di quotazione sarà presa entro giugno.  «E’ una delle opzioni sul tavolo – ha detto a proposito Mirra -, anche se non l’unica. Come avevamo già detto lo scorso ottobre, quando a causa delle prospettive di mercato sfavorevoli abbiamo fatto marcia indietro rispetto all’IPO, abbiamo un piano di espansione che non è vincolato alla raccolta di capitali attraverso una quotazione. I nostri fondamentali sono solidi, Italiaonline non ha debiti, genera cassa, e possiamo finanziare le operazioni necessarie al nostro piano di sviluppo anche senza ricorrere al mercato azionario».