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Brand Safety e Brand Suitability, ecco la guida europea targata IAB

IAB Europe ha pubblicato un nuova guida, dal titolo “Guide to Brand Safety & Brand Suitability Definitions & Best Practices across Europe” (disponibile qui). Si tratta di un documento con cui la sede europea dell’associazione impegnata nello sviluppo della comunicazione pubblicitaria digitale offre il proprio contributo al dibattito su brand safety e brand suitability, stabilendo definizioni, condividendo best practice e offendo casi di studio per educare tutti gli stakeholder alla costruzione di contesti digitali sempre più “brand safe”.

Con l’affermazione del concetto di brand suitability negli ultimi due anni, la guida fornisce anche una panoramica di come integrare e migliorare gli strumenti di brand safety precedentemente esistenti per favorire scelte di comunicazione più rilevanti per i marchi.

La guida è frutto del lavoro congiunto di compagnie leader nella ad verification come IAS, DoubleVerify e Oracle, agenzie come GroupM, compagnie di ad tech e sedi nazionali dello IAB, tra cui quella italiana che vede Giordano Buttazzo, Ad Tech Manager di IAB Italia, tra i contributori.

“L’attenzione prestata dai marchi ai contenuti in cui appaiono è un punto di notevole attenzione da diversi anni, con una forte caratteristica di soggettività – dichiara Buttazzo -. Nel tempo, la dicotomia tra contesto sicuro/non sicuro ha lasciato più spazio a sfumature intermedie, che ogni marchio ha l’opportunità di calibrare. È essenziale che questi concetti siano chiari a tutti in Europa, per evitare che la brand safety sia un filtro controproducente per l’acquisto di media. Questa guida aiuta i marchi e gli inserzionisti a considerare tutti gli elementi disponibili per migliorare i processi con cui gestiscono la brand safety”.

DataXu lancia una piattaforma self-serve per l’acquisto di pubblicità tv

DataXu ha rilasciato OneView, una piattaforma self-serve per l’acquisto di pubblicità televisiva. La soluzione dovrebbe permettere a marchi e agenzie di raggiungere audience personalizzate e accedere a insight in tempo reale su dispositivi addressable.

Grazie a questo strumento, i marketer potranno definire segmenti di utenti basandosi sui propri dati di prima parte e su dati di terze parti provenienti da fornitori come Oracle Data Cloud, oltre a coinvolgere le persone su siti web, app mobile e contenuti televisivi

La società ad-tech, di cui in Italia è Sales Manager Giordano Buttazzo, ha dichiarato che OneView è stata progettata con l’obiettivo di aiutare gli operatori a comprendere come raggiungere una specifica tipologia di consumatori con messaggi coerenti e ad una determinata frequenza.

In una nota, DataXu ha aggiunto che la soluzione consentirà agli inserzionisti di personalizzare gli annunci su tutti i tipi di dispositivo, inclusa la televisione, con servizi che includono anche il sequenziamento dei messaggi.

I clienti di OneVew possono accedere a contenuti televisivi da network come Fox e AMC, scegliere da quasi 300 fornitori di contenuti curati su Google AdX, Tremor, AOL, SpotX e OpenX, ridurre la saturazione sui dispositivi grazie a controlli di frequenza in tempo reale e accedere ad insight come reach in-demo, interessi, stile di vita e comportamenti d’acquisto.

DataXu pensa alle aziende con una nuova piattaforma self-service

DataXu punta a una maggiore usabilità delle proprie soluzioni.

La DSP ha annunciato un corposo aggiornamento della sua piattaforma self-serve, che vedrà una riprogettazione dell’interfaccia utente per la gestione delle campagne. Il nuovo look, basato sui feedback raccolti dopo un periodo di beta-testing di nove mesi, è all’insegna di un flusso di lavoro intuitivo ed efficiente, volto a far aumentare la produttività dei clienti self-serve. “Gli aggiornamenti rappresentano un’importante pietra miliare nella strategia di DataXu di espandere il proprio business self-serve – spiega l’azienda in una nota ufficiale -, capitalizzando il mercato in crescita delle agenzie e dei brand che portano in-house le attività di acquisto media in programmatic“.

In particolare, la riprogettazione dell’interfaccia utente consentirà, in una singola pagina, di: gestire in maniera ampia e flessibile le campagne, incluse tutte le impostazioni di targeting, per un setup facile e veloce; creare più flight con pochi clic e un minimo dispendio di tempo; e personalizzare o modificare le impostazioni di targeting dei vari flight. Il tutto con un sistema affidabile e dalle alte performance.

Contattato da Programmatic Italia, Giordano Buttazzo, Sales Manager Italy di DataXu, ci ha confermato che la novità sarà attiva anche in Italia: «Il lancio di questa nuova interfaccia permetterà ancor più ai clienti del self-service di DataXu di impostare ed eseguire campagne pubblicitarie in modo facile e veloce da un’unica sede – ci ha spiegato il manager -. In più i clienti potranno beneficiare di alcune features che consentono di risparmiare tempo e di avere migliori funzionalità di editing, caratteristiche che giocheranno un ruolo principale per penetrare il mercato italiano».

«Performance e facilità d’uso sono le parole chiave per i nostri clienti self-serve che utilizzano la piattaforma DataXu – ha aggiunto Buttazzo -. L’Italia è un mercato complesso in cui gli inserzionisti e le agenzie sono molto esigenti. I nostri clienti italiani richiedono lo standard più alto e le soluzioni più efficienti. Grazie all’aggiunta di questo nuovo workflow alle altre capacità di ottimizzazione, cross-device e forecasting, per cui DataXu è leader di settore, le agenzie e i brand saranno ora in grado di portare il programmatic media buying in-house».

Dall'execution alla strategia: il programmatic secondo DataXu

Dati, efficienza e tempo reale sono concetti ricorrenti quando si parla di programmatic advertising. Un po’ meno lo sono “strategia” e “metodo scientifico“, ed è su questi che DataXu – piattaforma internazionale per il programmatic adv “demand side” basata a Boston con 19 uffici nel mondo, un miliardo di publisher raggiunti e 1,5 milioni di bid al secondo – punta maggiormente per descrivere il proprio posizionamento.

«Non si tratta solo di acquistare media, ma di elevare il programmatic a strategia» ha spiegato Emilio Lapiello, Director Advanced Analytics and Strategy di DataXu – nel corso del “Programmatic Breakfast” organizzato dalla società a Milano per incontrare il mercato.

DataXu-Milano
Un momento dell’intervento di Emilio Lapiello

Italiano di nascita e formazione, Lapiello ha mosso i primi passi nel campo degli analytics in Telecom Italia, all’interno del team di sviluppo del data profiling, prima di trasferirsi a Boston 11 anni fa.

«E’ limitante vedere il programmatic solo come modo per rendere più efficiente l’execution di una campagna – ha detto Lapiello -. Attualmente, gli algoritmi alla base dell’acquisto del media fanno la differenza, ma posso dire che l’acquisto di media tramite di DSP sarà presto considerato una commodity, mentre la capacità di trasformare il programmatic in senso strategico sarà il vero elemento di differenziazione».

Questo processo ha alcuni elementi chiave, continua Lapiello. I dati come base, l’erogazione di contenuti pertinenti in real time, la capacità di legare media e punti diversi del funnel (per esempio, lo smartphone è più adatto all’awareness, il tablet alle conversioni).

C’è di più. Nell’ambito della strategia di marketing complessiva, il programmatic può anche essere usato per testare in modo sperimentale i propri messaggi, a costi accessibili. In questo senso, DataXu ha sviluppato una propria metodologia unica sul mercato, “Pulse”, che applica il metodo sperimentale programmatic, fornendo al cliente insight potenti per ottimizzare l’allocazione media complessiva delle proprie campagne.

Usata con successo con una delle più importanti telco internazionali, “Pulse” prevede dei brevi “shock” di investimento, differenziati su base geografica o su diversi canali. Verificando i diversi impatti sui Kpi di riferimento, si estraggono informazioni dettagliate di causa – effetto che permettono al cliente di capire dove e su che canali investire.

Certo, tutto questo sembra prematuro in Italia, dove il mercato nel 2014 valeva appena 110 milioni di euro, contro i 15 miliardi di dollari degli Usa. «Ma tutto questo è dietro l’angolo, e chi si muoverà per primo avrà certamente un forte vantaggio competitivo», ha assicutato Lapiello.

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