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[Videointervista] Polignano (Tradelab) a Programmatic Day 2019: «Aziende italiane sempre più esigenti e informate sul martech»

Nel suo intervento al Programmatic Day 2019Gaetano Polignano, country manager italiano di Tradelab, ha affrontato il tema della “maturazione” del mercato Programmatic dal punto di vista della domanda.

La trattazione è avvenuta attraverso l’analisi delle “4 fasi del programmatic”: una piramide in cui alla base ci sono le aziende (ancora la maggioranza) che adottano verso l’adtech un approccio fatto prevalentemente di outsourcing, con tanti partner e limitate competenze interne, per poi salire fino ad arrivare fino al vertice occupato dalle imprese che adottano un approccio “full in-house” agli acquisti di media su piattaforma.

Per Polignano, il modello che alla fine finirà per imporsi è quello “ibrido”, in cui le aziende disporranno di account proprietari sulle principali piattaforme di acquisto, ma lasceranno a operatori specializzati le funzioni di trading, di analisi e di integrazione tecnologica. Si tratta infatti, secondo il country manager di Tradelab Italia, di una soluzione in grado di generare la massima efficacia, senza dover ricorrere all’investimento necessario per realizzare una gestione totalmente interna del programmatic.

Guarda la videointervista a Gaetano Polignano, Country Manager per l’Italia di Tradelab, a margine del suo intervento al Programmatic Day 2019:

Tradelab: «Il trend dell’in-house arriverà anche in Italia. Ma il modello sarà “ibrido”»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Polignano, Country Manager Italy di Tradelab. Ecco cosa ci ha risposto.

Gaetano, quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

Il mercato del programmatic in Italia è ormai ben consolidato ed ha un grande potenziale per un ulteriore sviluppo. Nei mercati più maturi come quello statunitense, inglese o francese stiamo già assistendo al fenomeno dell’in-housing, ovvero l’internalizzazione delle aziende delle proprie attività ad-tech. La ricerca di un maggior controllo da parte delle aziende sui diversi processi – dalla gestione dei dati, alle tecnologie utilizzate fino ad arrivare alle relazioni con gli editori – fa nascere però una domanda: gli inserzionisti dispongono effettivamente di competenze e delle risorse interne sufficienti per gestire autonomamente l’acquisto di media in programmatic? Sì, se ristringiamo il cerchio ai pochi grandi clienti global. La direzione verso quale la maggioranza dei brand si stanno muovendo è piuttosto quella di adottare un “modello ibrido”, cioè un modello in cui vengono internalizzate solo specifiche attività ma supportato dalla consulenza e dalla tecnologia di fornitori esterni. Negli USA il 65% dei marketer ha preso il controllo in ambito programmatico e di questi 2 su 3 l’ha fatto con un modello ibrido. In Italia è ancora presto ma è certo che il cambiamento arriverà anche nel nostro Paese. Questo fenomeno di internalizzazione andrà a favorire soprattutto un attore su tutti: Google. Per molti advertiser che utilizzano già Google Analytics Premium, l’adserver DCM e che acquistano la search da Adwords, la scelta di DBM è ovvia. Optando per la fullstack di Google, si assicurano così di avere una visione multicanale dei loro investimenti di marketing e un controllo della pressione pubblicitaria. Solo i player che riusciranno a siglare delle partnership con i big del mercato saranno in grado di fornire consulenza e accompagnare gli inserzionisti con successo lungo questo nuovo percorso.

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

Anche quest’anno si continuerà senza dubbio a parlare di brand safety ma in particolar modo sentiremo parlare ancora di privacy. Se il 2018 verrà ricordato come “l’anno della privacy” in cui il tema della protezione dei dati personali ha acceso il dibattito legislativo dentro e fuori dall’Europa, il 2019 potrebbe essere “l’anno della ePrivacy”, l’anno in cui dibattito si estenderà in materia di cookie e ID e quindi più direttamente al mondo dell’online. Un dibattito che ci riguarda direttamente in quanto i cookie, specialmente quelli di breve durata, ci permettono di individuare quali sono gli interessi e le intenzioni del consumatore e di fornirgli un’esperienza di fruizione della pubblicità sempre più customizzata sulla base delle loro esigenze e su tutti i device. I riflettori saranno puntati anche all’utilizzo del programmatic nell’ambito dei media “tradizionali”.  Addressable Tv, DOOH e radio stanno muovendo i primi passi nelle vendite programmatiche. Siamo solo agli inizi e una quota minoritaria di inventory di questi media è già disponibile in programmatic, ma è solo questione di tempo: prima o poi tutti i mezzi saranno disponibili in modalità programmatic RTB e la creatività potrà esprimersi senza limiti creando sempre più integrazione tra differenti device e un maggior coinvolgimento con i brand. Mobile, video, TV, audio: tutto verrà gestito da un’unica DSP che permetterà di acquisitare in programmatic su tutti i touch point.


Tradelab sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Trentino Marketing sceglie Tradelab per le campagne in programmatic

Trentino Marketing, società impegnata nella realizzazione e nella promozione di iniziative e progetti orientati allo sviluppo del turismo trentino, ha scelto la tecnologia e l’esperienza di Tradelab per la pianificazione di una delle proprie campagne media internazionali in programmatic.

Con questa nuova collaborazione la piattaforma programmatica indipendente va ad arricchire ulteriormente il suo portfolio clienti che operano nel settore dei viaggi. “Siamo felici di poter lavorare con Trentino Marketing”, dichiara Gaetano Polignano, Country Manager Tradelab, “Per il cliente abbiamo sviluppato una strategia su più paesi, per raggiungere tutti gli amanti della natura, dello sport, del benessere e altre nicchie di viaggiatori appassionati per far conoscere la straordinaria bellezza turistica del Trentino a chi ancora non la conosce”.

Per questa campagna verrà fatta un’analisi accurata del comportamento degli utenti interessati a temi come natura, sport e benessere non solo sull’Italia ma anche in area DACH, e studiati contenuti ad hoc per segmento turistico per offrire all’utente un’esperienza utile e unica. Ad arricchire la profilazione anche l’integrazione con dati di seconde parti del settore Viaggi e l’utilizzo di dati intenzionisti che consentiranno intercettare l’interesse di ogni utente in quel determinato momento.

La pianificazione coinvolgerà i quotidiani, le principali testate destinate alle famiglie, al mondo dei viaggi, dello sport e del turismo, selezionate sulla base della loro viewability e affinità con il brand. La campagna prevede anche l’utilizzo del geotargeting e del meteo planning per erogare creatività diverse in base alle condizioni climatiche e sulle diverse aree di interesse.

Moment marketing: raggiungere gli utenti al momento giusto

Far passare all’utente il messaggio giusto al momento giusto è il fattore chiave di ogni campagna. Un consumatore si trova bombardato da una media che va dalle 200 alle 300 pubblicità al giorno tra TV, stampa e online e non riesce a memorizzare tutto ciò che vede ma solo quelle pubblicità che sono riuscite a catturare il suo interesse. In questo contesto non è più sufficiente accontentarsi di messaggi generici erogati in maniera indifferenziata ai consumatori ma bisogna focalizzarsi di più sul “qui” e “ora” per capitalizzare al massimo il proprio business. Ed è qui che interviene il moment marketing, l’arte di trovare il buon momento, lo strumento e il posto giusto per comunicare con il proprio target.

Esserci ed essere utili

“Il moment marketing è la capacità di un brand di approfittare di un evento o situazione per produrre delle interazioni rilevanti, pertinenti e apparentemente spontanee, con il proprio consumatore in tempo reale.” afferma William Grobel, Senior Manager, Deloitte Digital.

Oggi grazie alle tecnologie digitali, all’intelligenza artificiale, agli algoritmi e al geotargeting, i brand sono in grado di raccogliere, analizzare e attivare un enorme quantità di dati per targettizzare non solo gli utenti ma anche i loro momenti di vita. Il moment marketing non è semplicemente fare una campagna sui videogames a target “appassionati di videogiochi” nel periodo di natale. È andare oltre e sorprendere i consumatori nel momento in cui scaturisce un bisogno, una necessità o semplicemente una curiosità. È farsi trovare e farsi ascoltare nel momento più favorevole, in un contesto pertinente della giornata o durante un evento a cui l’utente sta prendendo parte. Nel periodo in cui il livello di fiducia del consumatore nei confronti della pubblicità è messa alla prova e l’uso di adblocker è diffuso per difendersi da pubblicità invasive, il moment marketing rappresenta per i brand non solo l’opportunità di aumentare le proprie vendite, ma soprattutto la possibilità di migliorare la propria percezione e di creare legami più solidi e one-to-one con il consumatore.

Una sfida che si gioca sul mobile

Il mobile ha stravolto completamente il modo di ricercare, di informarsi e di soddisfare i propri bisogni. Molti consumatori, specialmente i millennials, utilizzano il loro smartphone nella maggior parte – se non in tutti- gli step coinvolti per processo di acquisto. Cercano e confrontano prodotti, leggono recensioni, articoli e commenti e finalizzano acquisti. Anche quei consumatori che acquistano prodotti dal proprio pc o fisicamente in negozio, spesso iniziano il processo di acquisto dal loro telefono. Secondo una ricerca di Google, il 70% di chi utilizza uno smartphone fa ricerche sul proprio telefono prima di acquistare in negozio.

L’era del web mobile ha stravolto anche le modalità in cui vengono effettuate le ricerche. Se prima le decisioni venivano prese in momenti specifici della giornata, ad esempio la sera dopo cena o al pc durante la pausa pranzo in ufficio, oggi sempre più spesso le ricerche sono frammentate ed avvengono in orari e in momenti imprevedibili: a casa la sera prima di andare a dormire, il pomeriggio in ufficio connessi da wi-fi, la mattina alla fermata del bus dal proprio smartphone 4G…

In questo contesto Tradelab ha sviluppato un algoritmo di instant marketing mobile, MMO (Moment Marketing Optimization), che permette di individuare, attraverso l’incrocio tra aspetti conosciuti come il giorno, l’ora, il device, il tipo di connessione e i dati sul profilo dell’utente, i momenti della giornata più adatti al brand per comunicare con un cliente specifico. MMO mette così a disposizione degli inserzionisti profili fortemente contestualizzati permettendo un maggiore coinvolgimento del proprio target e una massimizzazione dell’impatto del messaggio pubblicitario.

L’importanza della creatività

Trovare la giusta audience al momento giusto è solo parte dell’opera. È chiaro che oltre a questo è fondamentale offrire un’esperienza creativa e originale del brand.  Qualunque sia il bisogno di un’utente, infatti, è difficile catturare la sua attenzione senza un messaggio rilevante e accattivante. Il mobile programmatic su questo costituisce un’opportunità preziosissima perché permette di fornire contenuti coerenti con i bisogni degli utenti attraverso formati interattivi e ingaggianti, come ad esempio il formato mobile scretch, che vanno ad arricchire l’esperienza offrendo nuove opportunità di ingaggio.

Per i brand la chiave per raggiungere l’audience oggi è diventare realmente rilevanti e dare valore ai momenti di vita del consumatore che passano sempre di più dal mobile.

Tanto programmatic nella nuova campagna di Bianchi

Bianchi, marchio storico italiano leader nella produzione di biciclette, scende in pista con Early Morning e Tradelab per le campagne digitali sia nazionali che internazionali (tra i paesi anche Spagna, Francia, Regno Unito e Stati Uniti).

Le campagne saranno principalmente pianificate in programmatic. A supporto sono inoltre previsti degli investimenti mirati su Instagram e su testate verticali dedicate agli appassionati di ciclismo, a cui si aggiungono delle ulteriori campagne ad hoc a supporto dei VIP Tour di Bianchi.

L’obiettivo è quello di aumentare la conoscenza del marchio tra gli appassionati di ciclismo e incrementare il traffico qualificato al sito dell’inserzionista per il lancio dei nuovi modelli e durante i principali eventi del mondo della bicicletta.

Per rispondere alle sfide di Bianchi, il lavoro è partito dall’individuazione del target creando dei segmenti iper-profilati di utenti a seconda dei loro interessi (amanti alle bici, appassionati di ciclismo o con interessi affini al mondo dello sport) e in base ad una targettizzazione semantica dei contenuti consultati in modo da raggiungerli successivamente con messaggi e creatività mirate. Un’attenzione particolare è stata data alla selezione dei siti di erogazione della campagna grazie alla creazione di whitelist internazionali specifiche a seconda del modello di bicicletta promosso (mountain bike o road bike).

Per tutelare al massimo la qualità del traffico sono state utilizzate blacklist e servizi di brand safety integrati alle tecnologie in fase di pre-bid per ridurre al minimo il rischio di frode e associazioni negative per il brand.

“Siamo orgogliosi di poter lavorare al fianco di un’eccellenza italiana”, dichiara Gaetano Polignano, Country Manager Tradelab Italia, “Con le prime campagne abbiamo già registrato degli ottimi risultati sia in termini di impression che di visite qualificate grazie alle nostre soluzioni su misura e al lavoro di ottimizzazione continuo dei nostri trader sulle campagne.”

“Il progetto si compone di tante micro-campagne, ottimizzate per Paese e soggetto. In questo sta la sfida. Il comune denominatore, che è anche la ragione per cui Bianchi risulta essere sempre un cliente stimolante, è la passione che unisce il target”, aggiunge Lorenzo Castelnuovo, CEO di Early Morning, “Bianchi unisce età e profili sociali molto diversi tra loro ed è la perfetta dimostrazione di come oggi si debba ragionare in termini di passioni e stili di vista, superando le vecchie segmentazioni socio-demografiche”.

Competenze, dati, tecnologia: spazio al Programmatic a WMF 2018

Parlando di programmatic, la tecnologia serve a poco se non si hanno competenze adeguate: parola di Marco Dall’Olio, B2C Sales & Marketing Manager presso Mediaset Infinity, che nell’ambito del Web Marketing Festival ha aperto i lavori della sala verticale dedicata al Programmatic Advertising, realizzata con la collaborazione di Engage.

Dall’Olio ha raccontato nel dettaglio il lavoro svolto per rendere “full programmatic” la strategia di comunicazione del servizio di streaming on demand del Gruppo Mediaset. Partendo dall’importanza della costruzione del team, che deve integrare competenze interne ed esterne (tra cui il centro media – Webranking, nel caso di Infinity – e l’agenzia creativa GMG Production) a monte dell’utilizzo delle piattaforme, e dei legami strategici con la creatività che a sua volta «oggi dev’essere anch’essa ‘tech’». D’impatto le case history mostrate, tra cui la prima campagna italiana con targettizazione meteosync e la “infinite pre-roll campaign” realizzata di recente per lanciare la serie Will&Grace, capace di variare automaticamente tra oltre 2500 creatività diverse sulla base delle ricerche dell’utente su Google e YouTube.

Le potenzialità di un approccio “data-driven” alla comunicazione è stata poi ribadita da Claudio Calzolari, co-founder e Ceo di Turbo, che non si è limitato alle potenzialità dei dati di navigazione dell’utente ma si è spinto agli spostamenti nel territorio delle persone, che oggi è possibile “intercettare” grazie allo smartphone, incrociando varie fonti (dalle celle telefoniche al GPS, dal Wi-Fi ai sensori nei negozi). Questo rende possibili strategie avanzate di proximity marketing su mobile. «Ancora oggi il 65%-70% delle decisioni d’acquisto vengono prese all’interno del punto di vendita, quindi è un luogo che va assolutamente presidiato con efficacia», ha detto Calzolari, che ha individuato nell’ultimo miglio e, perché no, nell”ultimo metro” «la nuova frontiera della comunicazione. Anche perché le barriere all’ingresso sul fronte dei costi non sono elevate, non serve essere una azienda di grandissime dimensioni per fare una campagna di prossimità efficace».

Quindi Gaetano Poligano, country manager di Tradelab, ha affrontato le quattro principali preoccupazioni degli online marketer – ossia la difficoltà nelle misurazioni, la viewabilty, l’ad fraud e la brand safety – dimostrando come, nonostante queste criticità vengono spesso associate al programmatic, è proprio l’ad-tech a poter dare le risposte più efficaci. «Le tecnologie ci aiutano a comunicare con una profondità maggiore che mai, ma bisogna conoscerle a fondo ed essere in grado di maneggiarle, e magari personalizzarle sulle proprie esigenze: non usate la tecnologia a scatola chiusa», ha avvertito Polignano.

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Gaetano Polignano a WMF 2018

Di approccio “Olistico” alla tecnologia ha parlato anche Patrizia Conte, founder e Ceo di Oyster, secondo cui il «programmatic di qualità» passa da un uso delle tecnologie multidisciplinare e aperto, ma non ossessivo: «non ci si deve accanire sul dato, ricordiamoci che solo il 10% delle decisioni avviene grazie a impulsi razionali, il resto è emotività». Spazio alla marca e alle emozioni, quindi, anche in programmatic ma con la giusta considerazione per i formati rich (sempre rispettosi dell’utente) e alla creatività che ancora oggi deve essere in grado di sorprendere, di dare valore al brand.

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Patrizia Conte a WMF 2018

Infine, nella seconda parte della giornata, dalla display l’attenzione si è spostata sui nuovi “territori” del programmatic, come il native advertising: anche quest’ambito è sempre più “integrato” con le piattaforme di programmatic come ha spiegato Enrico Nunnari, Head of Sales di UpStory. Il manager ha offerto vari spunti pratici per “automatizzare” le strategie di native advertising, le quali offrono un’interessante soluzione a un panorama display che tende alla saturazione. L’audio, poi, è un altro canale di grandissimo interesse per brand ed editori. Quest’ultimo tema è stato sviscerato da Davide Panza, Cmo dell’azienda specializzata Digital MDE, che ha parlato del digital audio come uno dei settori emergenti nella considerazione di brand e editori,in un contesto in cui le “vecchie” distinzioni tra on e offline sono sempre più labili.

Tradelab: al via i webinar per approfondire i vantaggi e le tecnologie del programmatic

Tradelab presenta un serie di webinar tematici gratuiti rivolti ai responsabili marketing e professionisti del digitale per approfondire i vantaggi di una campagna in pubblicità programmatica, dal targeting granulare ed efficace degli utenti all’ottimizzazione in tempo reale delle performance, e comprendere le tecnologie alla base del real-time bidding.

Il tema del primo webinar in programma il 24 aprile alle ore 17.30 sarà “Misurare l’efficacia delle campagne online” (è possibile iscriversi qui), un’occasione per conoscere come misurare in termini quantitativi ed oggettivi i canali che generano migliori performance e ritorno sull’investimento, il target su cui la propria campagna ha avuto più effetto o i momenti più propizi per comunicare. A tenerlo sarà Gaetano Polignano, Country Manager di Tradelab Italia.

In arrivo altri webinar su bidder, viewability e nuove metriche di misurazione e su come costruire una strategia data-drive su misura.

Tradelab sarà presente domani mercoledì 18 aprile al Programmatic Day(s) proprio con Gaetano Polignano, che salirà sul palco dell’Auditorium IULM con la presentazione dal titolo “Massimizzare l’impatto del messaggio pubblicitario con un tempo di esposizione controllato”.

 

Il cost per hour (CPH)? Può diventare il nuovo standard di mercato

Da qualche anno si nota una certa insoddisfazione da parte degli inserzionisti per quanto riguarda gli standard esistenti. Gli advertiser hanno perso fiducia nello standard dominante, il CPM, perché il valore di mercato delle impression non riflette il loro valore effettivo. La motivazione? Frodi e standard di misurazione della viewability insoddisfacenti. Per dare qualche numero: in Italia quasi il 40% degli annunci non sono visibili e dal 10% al 30% circa delle pubblicità sono vittime di frode. Oggi bisogna andare oltre e iniziare ad utilizzare standard più legati al valore reale generato sul business.

Numerose ricerche hanno dimostrato una correlazione tra durata di esposizione e tasso di visita per utente.

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Esiste un tempo di esposizione ottimale affinché il messaggio venga effettivamente memorizzato dall’utente che abbiamo visto secondo i nostri studi essere di circa 30 secondi. Quello che proponiamo oggi agli inserzionisti è di ottimizzare le loro campagne a CPH (cost per hour) continuando a pagare a CPM. In questo modo gli advertiser non acquistano più per impression ma per tempo di esposizione a un banner visibile. Il cost per hour permette così, da una parte, di passare da un criterio di visibilità a quello di durata di esposizione e, dall’altra, da un parametro basato sulle impression a quello di tempo cumulato per utente. Il CPH ci permette di controllare e misurare l’efficacia delle campagne display e video dei clienti su un KPI comune: il CPCV (costo per utente esposto ad un tempo cumulato giudicato ottimale). Questo metodo di ottimizzazione e di misurazione aumenta l’impatto delle campagne branding e l’efficacia di ogni euro speso.

Passare da un CPM al CPH comporta 2 grandi vantaggi. Il primo per gli advertiser che pagheranno solo per i banner realmente visti con un costo per impression variabile in funzione del numero di secondi visibili. Non solo: questo modello “pay per real viewability” aumenterebbe anche la fiducia degli investitori nell’efficacia dei loro investimenti digitali. Il secondo vantaggio è invece per gli editori che vedranno le loro inventory premium valorizzate, poiché le offerte migliori verranno fatte sui posizionamenti visibili per più tempo.

In attesa di questi cambiamenti Tradelab ha creato Brand Impact, un algoritmo che ottimizza il CPH andando a targettizzare le inventory visibili più a lungo, riducendo al minimo il CPCV (costo per utente esposto ad un banner per X secondi cumulati). Brand Impact ha portato risultati significativi sulle prime campagne dei nostri clienti del settore assicurativo, automotive, retail e gaming, quest’ultimo con un aumento del 28% del tasso di visita e una riduzione del CPH del 44%.

Mi auguro che il CPH possa diventare presto una standard di mercato a tutti gli effetti per una migliore efficacia degli acquisti media. Le premesse ci sono tutte. Certo un cambiamento così significativo non può avvenire dall’oggi al domani. Ma affinché questo avvenga è necessario un allineamento di tutti gli attori coinvolti e che la spinta a proporre nuove regole del gioco venga in primis degli inserzionisti.

Il 18 aprile sarò presente ai Programmatic Days per parlare più nel dettaglio di come massimizzare l’impatto del messaggio pubblicitario con un tempo di esposizione controllato.

Bluwater sceglie ancora Tradelab per la gestione delle campagne in programmatic

Bluwater Spa, gruppo italiano operante nel settore del tempo libero e del benessere, ha affidato nuovamente a Tradelab la pianificazione in programmatic delle nuove campagne a seguito dei risultati raggiunti lo scorso anno.

La società, si legge nella nota, consapevole dell’importanza e delle opportunità offerte dal programmatic, ha deciso di integrare lo strumento all’interno delle proprie strategie di marketing digitale e di rivolgersi alla piattaforma tecnologica o per esplorare questa nuova frontiera.

Le sfide che Tradelab ha raccolto lo scorso anno sono state quelle di portare traffico qualificato sui siti e aumentare i volumi di vendita degli ingressi al parco acquatico e al centro benessere. Sfide vinte, prosegue la nota, grazie ad una strategia di targeting mirata e geolocalizzata, all’utilizzo di tecnologie proprietarie e all’esperienza dei trader Tradelab, che hanno portato ad un aumento del CTR della campagna per Monticello spa del 22% e ad abbassare il CPC medio di circa il 65% per quella di Acquaworld.

“Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto con Bluwater”, afferma Gaetano Polignano, Country Manager Tradelab Italia, “L’anno scorso abbiamo accompagnato il cliente nella sua prima campagna in programmatic, con un approccio sia tecnico che consulenziale, mantenendo sempre la massima trasparenza sui processi. Questa prima fase ci ha permesso di fare un prospecting iper pertinente e iper qualificato degli utenti, fondamentale per la pianificazione delle attività di remarketing di questa secondo stadio”.

Tradelab pianifica la campagna native del nuovo web magazine di Colmar

Colmar scende in pista con “In caso di Mag”, il nuovo web magazine dedicato agli appassionati di sci e di montagna. Un viaggio che parte da Soelden e che va a toccare le località sciistiche più amate, raccontate attraverso interviste esclusive ai campioni olimpici dello sci e catturate dagli scatti di alcuni instragrammer specializzati. A sostegno dell’attività una campagna native, gestita interamente da Tradelab, basata su soggetti creativi differenti per le diverse località, con un targeting specifico di appassionati della montagna.

L’obiettivo del nuovo progetto editoriale di Colmar è quello di rafforzare la propria brand identity raccontandosi in maniera innovativa e interattiva attraverso storie, interviste e immagini legate al mondo dello sci che si uniscono con il lato più lifestyle della montagna.

“Per comunicare questo progetto spiccatamente editoriale, che unisce la presentazione di rinomate località montane a sport e lifestyle, abbiamo scelto di puntare sul formato native per la naturale integrazione del contenuto sponsorizzato con il contenuto editoriale. Vogliamo migliorare l’esperienza per l’utente e condurlo da un articolo all’altro in maniera fluida e non invasiva”, dichiara Luca Gargantini, Digital Manager di Colmar.

“Gli utenti sono stanchi di pubblicità invasive che impediscono di navigare senza interruzioni. È quindi fondamentale utilizzare formati che valorizzano l’esperienza utente e che rendono il contenuto pubblicizzato rilevante per il consumatore in maniera da aumentare le probabilità che venga visualizzato”, – afferma Gaetano Polignano, Country Manager per l’Italia della piattaforma di acquisto media in programmatic, “Il native è un formato che risponde perfettamente a questa esigenza perché si integra in maniera non invasiva nel flusso di navigazione dell’utente permettendo di raccontare brand stories e di veicolare contenuti con grande efficacia”.