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UPA, aperte le iscrizioni al Master in Data Science per la Comunicazione Digitale

Giunge alla sua seconda edizione, che prenderà il via l’8 maggio, il Master UPA in Data Science per la Comunicazione Digitale, un percorso di alto profilo rivolto sia alla formazione dei data analyst – figure professionali tra le più ambite da aziende e operatori del mercato della comunicazione – sia ai professionisti del marketing per l’aggiornamento delle competenze utili allo sviluppo di progetti di comunicazione basati sui dati.

Oggi una comunicazione di successo non può prescindere da una profonda conoscenza dei canali digitali, dei Big Data e delle tecniche di Intelligenza Artificiale, che si stanno sempre più affermando in tutti gli ambiti. Manager e professionisti devono avere una preparazione specifica anche su questi argomenti, per acquisire le necessarie conoscenze e per imparare a interloquire in modo efficace con i profili più specialistici che lavorano con gli algoritmi.

Il Master UPA in Data Science per la Comunicazione Digitale – organizzato da UPA insieme a Neodata con il supporto di importanti aziende partner (Google, Omnicom Media Group, Webranking) e con la partnership tecnica di A. Manzoni & C., IGP Decaux, WebAds – vuole rispondere proprio a questa necessità, offrendo ai partecipanti gli strumenti per governare in modo efficace i nuovi paradigmi della comunicazione digitale.

Le lezioni si svolgeranno da maggio a novembre per un totale di 16 venerdì non consecutivi full time. Le iscrizioni sono aperte.

Programmatic e analytics sono le competenze più richieste nel marketing digitale

Per il 75% delle aziende europee che operano nell’ecosistema online, trovare candidati effettivamente preparati è la principale difficoltà che si affronta quando si seleziona il personale. La percentuale scende al 71% nei Paesi centro-orientali e meridionali, ma sale al 78% in quelli occidentali e settentrionali.

È quanto emerge dalla ricerca “Human Capital in the Digital Environment” di IAB Europe, che ha indagato trend e sfide delle risorse umane tra le aziende che operano nel comparto digitale.

La maggioranza dei rispondenti ha citato il programmatic (59%) e gli analytics (51%) come le competenze più desiderate da chi assume, sia nel caso di chi si candida per una posizione, sia in quello di dipendenti che cambiano ruolo nella stessa azienda. Per il 55% il programmatic è vitale nel processo di selezione, mentre il 51% è interessato a ricevere formazione su questo tema. Per quanto riguarda gli analytics, invece, il 51% li considera la competenza principale per trovare lavoro nel mondo del marketing e della pubblicità digitale, mentre il 46% vorrebbe essere ulteriormente formato sul tema. Altri argomenti considerati importanti sono le tecnologie emergenti (il 48% dei candidati vorrebbe essere formato, ma solo il 35% dei datori di lavoro lo considera una competenza interessante) e i social media, che risultano altamente richiesti secondo gli esperti di risorse umane e formazione.

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I risultati dello studio evidenziano che in molti Paesi l’attuale sistema educativo non è adatto al mondo digitale di oggi. Chi intraprende la strada professionale della pubblicità digitale, in particolare i pochi che hanno ricevuto una formazione su discipline non direttamente attinenti a questo campo, si trovano nella necessità di un training generale, mentre invece il mercato fa molto affidamento su competenze extra-specializzate. Studenti di discipline come ingegneria del software, economia, matematica, computer science, non sono invece immediatamente consci delle opportunità rappresentate dalla pubblictà digitale, e dunque il bacino di potenziali candidati è più ristretto di quello che potrebbe essere, il che è un fattore determinante per la carenza di talenti emersa dal report.

«Le evidenze dello studio “Human Capital in the Digital Environment” ancora una volta rinforzano il bisogno forte di migliori e più sostenuti sforzi in formazione ed educazione nel mercato – commenta Townsend Feehan, CEO di IAB Europe -. È una richiesta per una maggiore cooperazione e supporto tra tutti gli operatori per sviluppare programmi europei che aiutino a chiudere il gap di competenze e assicurare la crescita dell’ecosistema digitale».

Big Data Analytics: le figure professionali più richieste

Il mercato dei Big Data Analytics è in grande crescita nel nostro Paese. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, il settore ha visto quest’anno un +26%, raggiungendo un valore di 1,3 miliardi di euro.

Le aziende sembrano sempre più star comprendendo l’importanza di avere un’adeguata offerta in questo settore, per migliorare le proprie performance in varie aree di business, dalle vendite al marketing. Un’offerta fatta non solo di software e risorse infrastrutturali, ma anche di talenti preposti alla loro gestione.

Nel 2018, infatti, secondo i dati del PoliMi, si è registrato un importante aumento delle grandi organizzazioni che si sono dotate di un modello di governance per la Data Science maturo, passate dal 17% al 31%, inserendo figure di Analytics in diverse funzioni aziendali, favorendone il coordinamento e la crescita. Ma non è tutto rose e fiori: oltre metà del campione (55%) si trova ancora in una situazione tradizionale, dove non esiste alcuna spinta verso una strategia basata sull’analisi dei dati, mentre il 14% delle grandi aziende italiane si trova all’inizio del percorso di costruzione di una strategia data-driven.

E ancora oggi, la mancanza di competenze interne rimane il principale elemento di freno allo sviluppo di progetti di Big Data Analytics. Il 77% delle grandi aziende segnala una carenza di risorse interne dedicate alla Data Science: fra queste, il 29% ritiene di poter sopperire a queste lacune con il supporto di consulenti esterni, mentre il 48% considera necessaria l’internalizzazione delle competenze di Analytics nel breve termine.

Tra le figure più richieste nel settore, spiccano quelle del Data Scientist, del Data Engineer e del Data Analyst.

Il Data Scientist è una figura professionale ormai diffusa nelle aziende: il 46% delle grandi imprese ha inserito uno di questi profili: tra chi non lo ha ancora in organico, uno su quattro prevede di introdurlo entro il 2019. Dall’analisi condotta dall’Osservatorio su tutte le offerte di lavoro dello specifico ruolo presenti su LinkedIn, emerge che le competenze più ricercate sono la capacità di utilizzare almeno un linguaggio di programmazione (nel 74% delle offerte), le competenze di sviluppo e implementazione di algoritmi di machine learning (62%), l’abilità di comunicare e presentare i risultati agli utenti di business (36%).

Il Data Engineer è inserito nel 42% delle grandi imprese, con una presenza formalizzata nel 17% dei casi, mentre il 13% prevede di assumere almeno uno di questi profili nel 2019. Secondo l’analisi delle offerte su LinkedIn, tra le mansioni svolte da questi professionisti, figurano la gestione della data ingestion (32%) e la creazione di data pipeline (24%). Nel 58% dei casi si richiede la capacità di programmazione in Python e Javascript.

Il Data Analyst è presente nel 56% delle grandi aziende italiane ed entro il 2019 si prevede che la percentuale raggiungerà il 75%. Le sue principali attività sono la produzione di reportistica efficace (nel 56% delle offerte) e l’individuazione di pattern e relazioni tra grandi moli di dati (28%), mentre i principali strumenti utilizzati sono Excel e MySQL.

Tra le altre figure, il Data Science Manager, la figura di coordinamento della struttura di Analytics, è presente nel 23% delle grandi aziende ed entro il 2019 un ulteriore 22% ne prevede l’inserimento. Il Data Visualization Expert, che presenta un mix tra competenze di Analytics e dashboard design per trovare la migliore rappresentazione grafica per differenti tipologie di dati e di analisi, invece è presente in circa una grande azienda su dieci (9%), ma una su quattro prevede di introdurlo entro il 2019.

Microsoft porta Intelligenza Artificiale e Big Data nelle aule universitarie

CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – entra in Ambizione Italia, il progetto avviato da Microsoft per accelerare la trasformazione digitale nel nostro Paese.

CRUI e Microsoft hanno infatti annunciato oggi 13 dicembre a Roma una nuova collaborazione per l’avvio di laboratori dedicati a Intelligenza Artificiale e Big Data, con l’obiettivo di offrire agli studenti universitari competenze digitali avanzate e prepararli al meglio ad affrontare i lavori del futuro. I corsi, della durata di 6 mesi, integrano alle lezioni frontali con i propri docenti, moduli online ed esercitazioni pratiche in cui gli studenti potranno sperimentare in prima persona quanto appreso in aula, acquisendo capacità funzionali e tecniche fondamentali per essere pronti per il mondo del lavoro.  I laboratori saranno quindi integrati all’interno del regolare svolgimento delle lezioni e consentiranno agli studenti di perfezionare le proprie conoscenze e capacità in chiave digitale. A chiusura dell’esperienza, infine, i partecipanti potranno sostenere alcuni esami del percorso di certificazione Microsoft Data Science.

Il progetto parte dal Sud Italia: Federico II di Napoli e Politecnico di Bari sono le prime due Università coinvolte nel progetto pilota. Una terza Università sarà selezionata nel corso delle prossime settimane, con l’ambizione di estendere l’iniziativa anche ad altri atenei italiani. In questa prima fase l’obiettivo è quello di formare e certificare 100 nuovi data scientist in Italia entro l’anno accademico 2018/2019.

Per i laboratori e le certificazioni, Microsoft si avvarrà della collaborazione dei suoi partner SolidQ, Skilla, e Tesi Automazione, partner ufficiale Certiport per l’Italia.

Lavoro: programmatic e analytics sono le competenze più urgenti

Programmatic e analytics: sono queste le aree di competenze identificate dagli specialisti di risorse umane e formazione come le più pressanti per dipendenti e potenziali candidati.

Lo rivela la prima edizione del report “Human Capital in the Digital Environment Report” di IAB Europe, che indaga le principali sfide di recruiter e candidati alle prese con l’evoluzione del mondo del digital marketing e della comunicazione, focalizzandosi sui bisogni in termini di formazione e sulle priorità per l’educazione digitale.

Tra le competenze più pressanti per candidati o dipendenti, al primo posto ci sono quelle relative a programmatic (56%) e analytics (54%). Seguono pubblicità video (43%), pianificazione di campagne (39%), tecnologie emergenti (37%), cross-media (36%) e content marketing (35%). Più indietro DOOH (11,8%), digital audio (14.1%) e email marketing (14,9%).

Gli intervistati hanno sottolineato come il sistema scolastico in molti casi non sia al passo con con l’attuale epoca digitale e non riesca a preparare giovani talenti per i bisogni del mercato della pubblicità digitale. Secondo alcuni, addirittura, questa sarebbe una delle cause della carenza di talenti digitali nell’industria.

Anche in considerazione di questo, cresce l’interesse nei confronti dei corsi di formazione. Sia datori di lavoro che dipendenti e persone alla ricerca di lavoro dichiarano di avere intenzione di investire in training sul digitale nei prossimi anni: aumenteranno i loro investimenti in formazione il 43% dei primi e l’85% dei secondi.

Master di specializzazione in Programmatic Advertising di Engage Digital School: al via il 9 gennaio

Nell’ambito dello scenario della comunicazione digital, la figura del Programmatic Specialist è una tra le più ricercate da aziende, centri media, agenzie e concessionarie di pubblicità.

Si tratta di una figura relativamente nuova, specializzata nella gestione delle piattaforme tecnologiche di compravendita della pubblicità online, che oggi “intermediano” circa il 30% della pubblicità online in Italia, percentuale che si prevede crescere ben oltre il 50% nei prossimi anni, come già avviene nei mercati pubblicitari più maturi a partire da quello americano.

Sulla base di questa domanda emergente nel mercato, Engage Digital School ha creato un master di specializzazione dedicato al Programmatic Advertising, con l’obiettivo di fornire ai partecipanti gli strumenti teorici e pratici per gestire le tecniche e le piattaforme di programmating buying e programmatic selling, e combinarle con la mediazione tradizionale di spazi pubblicitari sui media on e offline.

Pur essendo aperto anche ai neolaureati che vogliono trovare occupazione nel digital advertising, il master ha una struttura studiata per favorire in particolare la partecipazione di professionisti già attivi nel marketing e nel media che vogliono sviluppare la propria competenza in una delle aree più strategiche del settore.

Per questo motivo il corso, delle durata complessiva di 24 ore di lezione in aula, si articola in un percorso didattico costituito da 4 moduli, ognuno dei quali si compone di 2 lezioni serali da 3 ore ognuna, che si terranno presso la sede di Engage in via Ampère 30.

Il corso prenderà il via il 9 gennaio 2018, per concludersi il 1 febbraio (qui tutte le informazioni, inclusa la possibilità di approfittare della speciale offerta lancio).

Come tutti i corsi della Engage Digital School, le lezioni saranno tenute esclusivamente da professionisti attivi ad alto livello nel digital advertising. I docenti del master di specializzazione sul Programmatic Advertising sono Sara Buluggiu, Direttore Commerciale per il Sud Europa e Mena Region e Country Manager Italia di Rubicon Project; Atakan Unlu, Responsabile Display & Video Advertising della concessionaria tg|adv, gruppo Trilud; Enrico Ciampini, Managing Director di Newbase Italy; e Mariano De Luca, Account Direcor in Italia, Spagna e Mena Region di Rubicon Project.

Formazione: Rocket Fuel e Kahuna danno il via ai “Programmatic Breakfast”

Da un’idea di Rocket Fuel e Kahuna nasce “Programmatic Breakfast”, un ciclo di appuntamenti di divulgazione sul Programmatic Advertising riservati al marketing delle aziende tradizionali e non native digitali.

Al via il 6 aprile, il format prevede brevi appuntamenti, all’ora di colazione e della durata di meno di un’ora e mezza, in cui piattaforme, partner ed esperti aiuteranno i partecipanti a comprendere meglio il “pianeta Programmatic”, la sua reale utilità nel contesto della comunicazione di marca e di prodotto, e la sua relazione con l’offline e i media tradizionali.

Il primo evento del ciclo si terrà a Milano, presso la sede di Rocket Fuel, ed avrà come titolo: “A cosa serve davvero il Programmatic Adv – Serve veramente a raggiungere obiettivi di marketing o è solo una moda?“. A questo incontro ne seguiranno altri tre prima dell’estate, dedicati ai seguenti argomenti: “Il Programmatic per il Brand Advertising”, “Come allocare il budget per il Programmatic” e “Programmatic senza RTB, cosa rimane”. Tre appuntamenti volti a chiarire l’effettivo utilizzo e applicazione del programmatic a livello italiano ed internazionale, confrontando le best practice nei diversi settori; esaminare diversi problemi strategici e di marketing, e in quali scenari il Programmatic permette di affrontarli in modo originale ed efficace; e condividere la “catena del valore” del settore Programmatic in modo da identificare tutti gli attori coinvolti in un progetto e una campagna efficaci.

«L’obiettivo di questo ciclo è aiutare i Responsabili Marketing, Comunicazione e Media delle aziende non native digitali a comprendere il pianeta Programmatic, e quali effettivi problemi di Media Planning e di Marketing può essere applicato con successo», spiega Enrico Quaroni, regional director Southern Europe and Mena Region di Rocket Fuel.

«Grazie all’aiuto di uno dei nostri principali partner, ovvero Rocket Fuel, siamo felici di contribuire alla divulgazione al mercato. Molte aziende infatti hanno un pre-concetto del Programmatic come ad un serbatoio di spazi invenduti e di bassa qualità», commenta Paolo Serra, managing partner di Kahuna, aggiungendo: «Questo fa diventare il Programmatic una riga del Media Plan per abbassare il CPM complessivo e rendere “potabile” una pianificazione, praticamente un contenitore di editori e spazi che nessuno ha tempo e voglia di pianificare singolarmente, quando in verità il suo potenziale è di gran lunga maggiore e dirompente».

E-Business Consulting ottiene la certificazione di Adform per il Programmatic

Nell’attuale mondo della comunicazione digitale, in cui i trend cambiano rapidamente e vengono costantemente rinnovati, rimanere sempre aggiornati è uno dei plus che fa la differenza ai fini di un servizio di qualità.

Lo sa bene E-Business Consulting, agenzia digitale attiva nel mercato dal 2003, che ha deciso di partecipare a un programma di training progettato da Adform, piattaforma di ad tech full-stack indipendente, per educare e ispirare gli operatori che lavorano e vivono all’interno del mercato digitale. Il team di partecipanti ha superato i due test previsti per l’ottenimento della certificazione che prevedevano in una prima fase domande sul servizio di advertising e monitoraggio, e in una seconda fase una sezione dedicata al Programmatic Advertising.

Un tema, quest’ultimo, che sta particolarmente a cuore a E-Business Consulting, e che si è rivelato essere una delle principali tendenze in essere nella comunicazione digitale, elemento la cui conoscenza è diventata ormai imprescindibile per chi vuole offrire un servizio all’avanguardia rispondendo alle nuove esigenze delle aziende. A quanto emerso dall’ultimo Programmatic Day lo scorso 21 aprile 2016, infatti, a livello mondiale si stima che tra il 2016 e il 2019 la pubblicità automatizzata crescerà annualmente del 49% e che a livello italiano dopo un’esponenziale esplosione del fenomeno nel 2015, il 2016 ha visto il consolidamento del Programmatic insieme al Real Time Bidding, che continueranno a crescere anche nel 2017.

«Tecnologia all’avanguardia ma anche risorse dalle elevate competenze in ambito statistico e digitale: sono queste le chiavi che consentono ad un’agenzia pubblicitaria e agli attori presenti nel mondo digital di gestire una campagna Programmatic al meglio», spiega Stefano Masiero, CEO & Founder di E-Business Consulting. Sensibile alle richieste del mercato, Adform sviluppa ed aggiorna costantemente la propria piattaforma in modo da fornire gli strumenti necessari per sviluppare le campagne dei propri clienti in Programmatic, permettendo a tutti gli addetti ai lavori che la utilizzano di rimanere al passo con gli sviluppi in corso. Ed E-Business Consulting, sfruttando le potenzialità di Adform, «è in grado di offrire un pacchetto completo di consulenza, strategia e monitoraggio per tutte quelle realtà che vogliano trarre profitto dalla propria presenza nell’advertising online adottando un partner preparato», conclude Masiero.

Formazione, Havas Group prepara i propri dipendenti sul Programmatic

Dati e Programmatic sono pilastri sempre più importanti all’interno delle agenzie. Ed avere personale preparato su questi temi è fondamentale per rispondere ai bisogni dei clienti di oggi.

Partendo da questo assunto, Havas Group ha avviato negli scorsi mesi 100% Programmatic, un nuovo programma di formazione proprietario che ha coinvolto il 25% dei dipendenti a livello globale (5 mila su 20 mila) preparandoli – e certificandoli – su temi e pratiche della pubblicità automatizzata.

I corsi hanno previsto da 8 a 10 ore di lezioni online con vari contenuti tra cui video, interviste, quiz e forum, con lo stesso staff del gruppo e con partner tecnologici. Tre i livelli del corso: Fondamentali (sui concetti e il linguaggio del Programmatic), Avanzato (sulle applicazioni giornaliere), Elite (su visioni strategiche e capacità di coordinamento)

Il programma ha coinvolto diversi Paesi, tra cui anche l’Italia. Il nostro Paese è stato tra quelli selezionati a livello globale per la sessione pilota del progetto, svoltasi tra giugno e luglio dell’anno scorso, mentre una seconda sessione ha avuto luogo tra ottobre e dicembre del 2016, e una terza seguirà a partire dal mese prossimo.  Attualmente il numero di persone certificate è di 71 persone, il 50% delle 140 risorse complessive degli uffici italiani.

«La nostra visione è focalizzata sul futuro – ha commentato Alfonso Rodés Vilà, Deputy CEO di Havas Group, Chairman di Havas Group, Spain e CEO di Havas Media Group -. Il Programmatic è la nuova realtà e qualsiasi sia il nostro ruolo, è nostro dovere capire pubblico, contenuti addressable e messaggi personalizzati. Il media diventerà essenzialmente codice e conoscere come approcciare i dati ci distinguerà dal resto della industry».

Arriva in Italia la Real-Time Advertising Academy di Quantcast

Essere sempre aggiornati con la continua evoluzione del mondo del programmatic advertising. Questo l’obiettivo del nuovo programma di formazione Real-Time Advertising (RTA) Academy, appena lanciato da Quantcast per clienti, centri media e tutti gli addetti ai lavori presenti in Italia.

Nonostante la rapida crescita del programmatic, il real-time advertising pur essendo un tema molto caldo, al di fuori degli esperti e degli addetti ai lavori rimane anche tra i professionisti di altre discipline dell’advertising un argomento complesso e spinoso. Formazione e aggiornamenti costanti diventano dunque necessari. Da qui l’idea del programma RTA Academy, nato nel 2013, che attraverso corsi gratuiti e personalizzati garantisce ai partecipanti una maggiore conoscenza e comprensione del linguaggio, degli strumenti e dei processi fondamentali per lanciare campagne di programmatic, convertire nuovi clienti ed espandere gli obiettivi delle pubblicità digitali.

«Il panorama digitale e il programmatic advertising in particolare sono in continua evoluzione e i marketer devono necessariamente informarsi e aggiornarsi con la stessa rapidità. – afferma Ilaria Zampori, general manager di Quantcast Italia – Il programma Real-Time Advertising Academy di Quantcast permette ai nostri clienti, ai centri media e a tutti i professionisti del settore, indipendentemente dal loro livello di conoscenza, di acquisire rapidamente le competenze chiave della pubblicità digitale attraverso corsi completamente gratuiti e su misura e tenuti da trainer professionisti italiani che dedicano il 100% del loro tempo alla formazione e all’aggiornamento».

Nel tempo l’iniziativa ha raccolto il favore di un ampio pubblico, formando più di 3.000 professionisti, e il suo valore e la sua efficacia sono ormai riconosciuti a livello internazionale come dimostrano la recente partnership con 4A’s, la principale associazione americana delle agenzie pubblicitarie, e l’approvazione dello IAB UK. Ultimamente l’Academy ha deciso di ampliare la propria offerta formativa affiancando ai workshop esistenti anche corsi e certificazioni online.

«Del resto la stima di investimento in advertising display (desktop e mobile) in programmatic a livello mondiale è quella di raggiungere i 27 miliardi di dollari nel 2017 e questo porta i marketer a voler comprendere appieno questa importante opportunità», conclude Zampori.

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