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ePrivacy, ecco che impatto potrebbe avere sulla pubblicità digitale

Gli argomenti di oggi della nostra rassegna: l’impatto dell’ePrivacy sulla pubblicità digitale e le ultime novità di Snapchat e Instagram.

ePrivacy, ecco che impatto potrebbe avere nel mercato della pubblicità digitale

Secondo un report di Citi, il regolamento sull’ePrivacy potrebbe avere un impatto molto pesante sul mercato della pubblicità digitale, sempre più data driven, anche per i big Facebook e Google che proprio su dati e adv derivano il proprio sostentamento. Secondo l’istituto, il regolamento, che estende l’ambito di applicazione della disciplina sui dati personali nelle comunicazioni esistente per i mezzi tradizionali anche all’ambiente digitale, potrebbe portare a una riduzione del 70% dei ricavi pubblicitari display in Europa, e a un taglio del 33% della spesa pubblicitaria digitale, mettendo a dura prova anche le grandi piattaforme online. Leggi di più su Axios.

Snapchat, niente più fee agli editori per la distribuzione dei contenuti su Discover

Snap non pagherà più una fee agli editori per l’utilizzo dei loro contenuti sui canali Discover di Snapchat. Condividerà invece con loro i ricavi pubblicitari ottenuti da quei contenuti. In passato, il social tratteneva l’intera raccolta pubblicitaria, a fronte di una commissione per la distribuzione dei contenuti degli editori sulla propria piattaforma. «Non rilasciamo commenti sui particolari degli accordi finanziari coi nostri partner, ma il nostro obiettivo nell’avviarli è quello di aiutare i nostri partner a costruire un modello di business su Snapchat sostenibile e a lungo termine», ha spiegato un portavoce di Snap. Leggi di più su Digiday.

Su Instagram via ai test per un nuovo servizio di prenotazioni e pagamenti

Prende forma un nuovo strumento di Instagram che consente agli utenti di prenotare servizi ed effettuare pagamenti alle aziende direttamente dall’app. Inizialmente annunciato mesi fa, il tool è ora in fase di test con un limitato numero di partner, tra cui app per la prenotazione online di ristoranti. Gli utenti potranno registrare una carta di credito o di debito utilizzando il loro profilo Instagram e stabilire un codice di sicurezza per il suo utilizzo; in futuro questo servizio potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per la vendita di biglietti del cinema. Leggi di più su TechCrunch.

ePrivacy: i timori degli operatori in una lettera a Bruxelles. Tra i firmatari FIEG, Teads, Criteo e IAB

Mentre il mercato si prepara alla definitiva entrata in vigore della GDPR, prevista per il 25 maggio, c’è un’altra normativa europea che in questi ultimi tempi sta facendo impensierire la industry sulle sue possibili conseguenze: il cosiddetto Regolamento ePrivacy.

Il Regolamento, che va a modificare la “vecchia” direttiva ePrivacy riferita ai mezzi di comunicazione “tradizionali”, estende l’ambito di applicazione della disciplina sui dati personali nelle comunicazioni anche all’ambiente digitale. In particolare, differisce dalla più ampia GDPR (che regola la gestione generale dei dati personali) perché si concentra in particolare sull’utilizzo dei cookie. Il Regolamento ePrivacy richiede infatti che tutte le aziende debbano avere l’esplicito consenso degli utenti ad utilizzare i cookie e debbano fornire chiare istruzioni su come disattivare l’utilizzo di questo strumento per il tracciamento.

Se da un lato il progetto è stato ideato dalla Commissione Europea con tutte le migliori intenzioni (proteggere la privacy degli utenti), il mercato è tuttavia preoccupato delle possibili conseguenze che la normativa potrebbe avere sul business pubblicitario su cui si fonda gran parte dell’editoria digitale.

Per questo, 50 editori europei ed operatori del mondo pubblicitario hanno deciso di scrivere una lettera aperta alla Commissione Europea, chiedendo che la normativa venga rivisitata. Tra i partecipanti all’iniziativa, anche l’italiana FIEG e società internazionali del mondo della pubblicità digitale come Teads, Criteo e IAB Europe.

In particolare, le società temono che il regolamento possa avvantaggiare sia società come Google, Facebook e Amazon, che utilizzano modalità diverse dai cookie per tracciare i loro utenti, sia i proprietari di browser, visto che la Commissione Europea ha suggerito che le modalità di autorizzazione (opt-in) dei cookie vengano gestite dalle Preferenze dei programmi di navigazione.

Benefici che non avrebbero, invece, gli editori. “Questa misura – recita la lettera, accessibile a questo link – creerebbe un grande svantaggio per le aziende emergenti, riducendo la loro capacità di raccogliere pubblicità attraverso messaggi rilevanti e targettizzati. Ridurrebbe il potenziale investimento in giornalismo di qualità in Europa, impedendo agli editori e alle società media di costruire un rapporto di fiducia con i loro lettori e di commercializzare i loro contenuti”. Con uno svantaggio, in ultima istanza, anche per gli stessi utenti, che non potrebbero più accedere a contenuti autorevoli.

Non è la prima volta che l’industria si muove per portare a Bruxelles il proprio punto di vista sulla normativa. Lo scorso maggio una dozzina di editori, tra cui Guardian, Financial Times, Le Monde e Spiegel, avevano scritto una lettera al Parlamento Europeo sulla proposta del Regolamento ePrivacy di modificare la raccolta e l’utilizzo dei cookie e sulle possibili conseguenze per i loro modelli di business. E sul tema di è recentemente espressa anche IAB Italia, che insieme agli altri capitoli europei dell’associazione ha da tempo avviato un’opera di sensibilizzazione sulle istituzioni europee.

Tradelab riceve la certificazione ePrivacyseal per le misure adottate nella protezione dei dati

In seguito ad un’ispezione sui processi di raccolta e condivisione dei dati, l’organismo di certificazione indipendente ePrivacy ha valutato il processo di trattamento delle informazioni degli utenti adottato da Tradelab conforme agli standard europei.

Il marchio ePrivacyseal EU, riconosciuto dal mercato adtech, garantisce agli utenti della rete e agli inserzionisti che i dati vengono raccolti dalla società per degli obiettivi specifici e che vengono conservati all’interno sistemi di sicuri.

“L’ePrivacyseal EU testimonia l’impegno della nostra piattaforma programmatica alla protezione e al rispetto degli utenti. Questo riconoscimento dei nostri sforzi è essenziale per contribuire a ridare alla pubblicità digitale il suo ruolo di servizio agli utenti”, dichiara Vincent Mady, Chief Technology Officer di Tradelab.

«Per Tradelab il tema della protezione dei dati è molto importante. Come azienda che mette al centro del proprio business l’utilizzo di tecnologie e dei big data, ottenere questo riconoscimento rafforza il nostro impegno nell’assicurare che la raccolta, il trattamento e lo storage dei dati risponde ai parametri richiesti dalle normative europee», aggiunge Gaetano Polignano, Country Manager per l’Italia della struttura.

Come prepararsi al GDPR in poche mosse

È ormai risaputo che il nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) entrerà in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea il 25 maggio 2018. Di conseguenza in Europa, così come in tutto il resto del mondo, le aziende devono preparare l’adeguamento legale.

Secondo un recente sondaggio condotto da SAS, meno della metà (45%) delle società del campione analizzato ha un piano strategico per adeguarsi alla nuova direttiva. Il 58% degli intervistati, inoltre, dichiara che la propria azienda non è del tutto consapevole delle conseguenze di una non conformità al regolamento. Le grandi si dichiarano più strutturate per gestire l’impatto del nuovo Regolamento sul business, mentre tra le aziende di piccole dimensioni solo il 37% ne è consapevole.

Quello che però le imprese di tutto il mondo dovrebbero tener ben presente è che il GDPR coinvolge tutte le tipologie di dati, indipendentemente dal settore e dalle dimensioni di un’azienda, oltre a quelli legati ai servizi alla persona e familiari, il nuovo GDPR ha impatti su tutti, inserzionisti ed editori, perché viene applicato anche all’elaborazione digitale dei dati personali. Nell’ambito delle comunicazioni elettroniche esiste anche una direttiva ad hoc (Direttiva in materia di protezione dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche, nota anche come ePrivacy), che disciplina l’utilizzo dei cookie e la gestione di metadati.

Dati anonimi e personali, opt-out e opt-in e il campo di applicazione

La direttiva sulla protezione dei dati si applica solamente ai dati personali, vale a dire che tali informazioni si riferiscono a una persona fisica identificata o identificabile (indicata come persona interessata dalla legge). Anche gli pseudonimi possono essere considerati dei dati personali: possono ricondurre a persone fisiche aggiungendo ulteriori informazioni. Ogni elaborazione dei dati ha una base giuridica e alcune norme prevedono che l’elaborazione dei dati sia consentita soltanto per scopi specifici.

Se non esiste una tale legislazione per un determinato trattamento di dati, è necessario ottenere il consenso del soggetto interessato che, non va dimenticato, ha sempre il diritto di recedere (opt-out), sia che l’elaborazione dei dati si basi su una legge esistente o un consenso.

Questo è esattamente il ritratto dell’attuale situazione quando ci si ritrova a trattare i cookie di monitoraggio. Di conseguenza ci si deve chiedere: esiste una base giuridica per l’utilizzo dell’elaborazione automatizzata o è necessario ottenere un consenso esplicito (opt-in)?

Pro e contro della nuova direttiva

L’obiettivo è che le parti interessate, per esempio gli utenti, beneficino delle modifiche perché si richiede il rispetto di un nuovo concetto di protezione dei dati. Se i GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) e gli altri grandi player beneficeranno della sua introduzione, in definitiva, dipende dai risultati che si otterranno dalla sua applicazione.

Tuttavia, se l’ambito della domanda “cosa sono i dati personali” dovesse cambiare, sarebbe necessario introdurre ampie modifiche in ogni sistema di misurazione, come l’implementazione di opt-in per l’utilizzo degli adserver, DSP, DMP, soluzioni di attribuzione e personalizzazione…

Bisognerà tener presente il risultato finale, perché ci saranno opportunità e rischi. Ciò che genera maggiore interesse è capire se alcuni player hanno un vantaggio iniziale dovuto al loro posizionamento sul mercato o, se per il modello di business di altri, il futuro non sia precluso. Sono pericoli reali, dal momento che sono previste sanzioni molto elevate (quantificate in base ai ricavi) in caso di infrazione. In una tale situazione, competere sarà impossibile. Per le grandi piattaforme è più semplice implementare le funzionalità complesse richieste dalla nuova norma, soprattutto, la modalità di opt-in unico per diversi servizi. Di contro, dal punto di vista operativo, la presenza di diverse architetture di differenti fornitori genera molte complessità.

Come riorganizzare la protezione dei dati in azienda

Per mettere a norma la protezione dei dati in azienda occorre aggiornare alcune parti del contratto – quelle principali – con i propri partner commerciali, ed è necessario che il fornitore di soluzioni e servizi trasmetta al proprio cliente le informazioni trasparenti sulle parti interessate ai cambiamenti. Il GDPR che entrerà in vigore tra pochi mesi introduce il concetto di privacy-by-design, che equivale all’incorporazione di un concetto di protezione costante, dove l’utente ha il pieno controllo sull’utilizzo e su dove fisicamente sono immagazzinati i suoi dati.

Le novità sono estese anche agli obblighi di notifica per le violazioni della protezione dei dati e al controllo preliminare prima di avviare un nuovo trattamento. Tra le aziende tedesche la sicurezza dei dati e le procedure sono già familiari, perché sono previste dal BDSG – Federal Data Protection Act / Bundesdatenschutzgesetz. Adform è GDPR ready da tempo, un adeguamento della propria offerta che le ha permesso di acquisire una forte competenza sulla nuova direttiva e che mette a frutto nei webinar dedicati.

e-privacy e GDPR, rapporto indissolubile

Allo studio della Commissione Europea c’è anche la normativa sulla privacy elettronica, che attualmente, non è ancora stata completata ed è disponibile soltanto in bozza.

L’intento politico e istituzionale è comunque di applicarla dal 25 maggio 2018 in poi, tuttavia, è noto esclusivamente che nel suo campo di applicazione, agirà come una legge più specifica del GDPR. Quello che possiamo dire è che l’ambito della regolamentazione sulla e-privacy dovrebbe riguardare i servizi di comunicazione elettronica, inclusi i cookie. È possibile creare eccezioni o regole dettagliate per i cookie e altri ID online, di conseguenza, è possibile ridurre l’ambito di interpretazione del GDPR stesso.

È rilevante notare che ora gli obblighi non sono più concentrati esclusivamente sul cliente (“responsabile”), ma ricadono anche su chi vende i servizi (“gestore dell’ordine”). Di conseguenza, non è possibile escludere, che ci sia anche una parte comune che preveda obblighi per ciascuna delle parti coinvolte: editori, investitori in pubblicità, società Adtech. In questo senso, l’intera catena di trasformazione è ora molto più strettamente connessa e deve lavorare di concerto per ottenere un’elaborazione conforme dei dati. Qui c’è sicuramente ancora molto da interpretare.

Commanders Act ottiene la certificazione europea per la protezione dei dati

Commanders Act ha ricevuto la certificazione europea di ePrivacy per la protezione dei dati. È una delle prime soluzioni nel settore della gestione multicanale dei dati a dimostrare la propria adeguatezza al nuovo standard, che entrerà in vigore in tutti i Paesi europei a partire dal 25 maggio 2018.

La certificazione comprende l’intera offerta di soluzioni di Commanders Act, che include Tag Commander per la gestione dei tag, la piattaforma di gestione dei dati in tempo reale (DMP) Data Commander, Fuse Commander per la sincronizzazione delle identità degli utenti e Mix Commander per l’analisi e l’ottimizzazione dei budget media.

«Commanders Act prende molto sul serio la protezione e la sicurezza dei dati. Questa certificazione è estremamente importante per noi e dimostra la qualità dei nostri processi. Proponiamo una vasta gamma di possibilità per proteggere i dati degli utenti che va ben oltre gli standard. I nostri clienti sentono già la necessità di tracciare e targettizzare i loro utenti conformemente alla normativa più severa sulla protezione dei dati», ha commentato Marco Frassinetti, Country Manager per l’Italia della società fornitrice di soluzioni per la gestione di tag e dati.

La certificazione ePrivacyseal è rilasciata dallo specialista indipendente europeo della protezione dei dati, ePrivacy GmbH.