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Mediamond sceglie IAS e continua ad investire sulla qualità dell’adv  

Mediamond sceglie IAS e continua ad investire sulla qualità dell’advertising.

Mediamond conferma così la sua costante attenzione e cura nella proposizione di un’offerta pubblicitaria digitale sempre di alta qualità investendo sulla misurazione continua di ad fraud, viewability e brand policy delle sue soluzioni advertising.

Davide Mondo, Amministratore Delegato della concessionaria, ha sottolineato come in Mediamond sia “sempre messa al primo posto la qualità dell’esperienza pubblicitaria, al fine di garantire il rispetto delle principali metriche che il mercato ricerca. La scelta di IAS ci permette di poter confermare numericamente ed ulteriormente quanto la qualità dei prodotti editoriali si rifletta anche sulla qualità e l’efficacia dell’esperienza pubblicitaria”.

Secondo i dati IAS, l’inventory video messa a disposizione da Mediamond, si legge nella nota stampa, risulta con una viewability con valori anche del 10% superiori alla media mercato editori e sempre in contesti di massima garanzia e con standard molto elevati di brand safety.

La scelta di IAS, anche alla luce della recente acquisizione di ADmantX, si integra perfettamente con il resto dell’impianto ad tech di Mediamond già dotato da oltre 4 anni, tra le varie soluzioni, anche della tecnologia cognitiva semantica di ADmantX.

Elisa Lupo
Elisa Lupo

In uno scenario sempre più sensibile alla brand policy, poter disporre di un potente strumento di analisi semantica permette a Mediamond sia di rispondere all’esigenza dei clienti sui contesti di sicurezza in cui far apparire il proprio brand, sia di costruire soluzioni advertising con visibilità in domination mirate su gruppi di keyword e segmenti contestuali che offrono la perfetta risposta ai crescenti bisogni di targetizzazione della comunicazione.

“Siamo molto felici di essere stati scelti da Mediamond come sistema di misurazione”, ha aggiunto Elisa Lupo, Managing Director Italia di IAS. “L’accordo ci permette di confermare la nostra leadership sul mercato italiano, mettendo a disposizione gli strumenti necessari per ottimizzare le inventory di una realtà digital premium così importante e centrale dello scenario digital italiano”.

404bot, cos’è e come funziona. Intervista a Elisa Lupo di IAS

Qualche anno fa IAB, per far fronte al fenomeno crescente dell’ad fraud, aveva creato Ads.txt, uno strumento che, attraverso un semplice file di testo, rendeva nota a chi si apprestava ad acquistare uno spazio pubblicitario su un sito, la lista dei venditori autorizzati a commercializzare le inventory di quella property digitale. Ma col tempo anche l’ad fraud si è evoluta, e oggi ci sono bot che riescono ad aggirare questo strumento, e anzi ad utilizzarlo a proprio favore, e a danno degli ignari inserzionisti.

Come il 404bot, l’ultima frontiera dell’ad fraud, che secondo IAS sta costando alla industry della pubblicità digitale più di 15 milioni di dollari, coinvolgendo oltre 1,5 miliardi di annunci video (leggi qui l’articolo dedicato). Abbiamo chiesto a Elisa Lupo, Managing Director IAS Italia, di spiegarci come funziona questa forma di ad fraud e cosa deve fare il mercato per fronteggiare questo trend.

Elisa, quello del 404bot è un fenomeno importante a livello globale. Lo state rilevando anche in Italia?

«Finora, IAS ha individuato il 404bot destinato agli editori principalmente nei mercati digitali più redditizi, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e in Australia. Tuttavia, il bot potrebbe continuare a crescere, poiché non vi sono ancora indicazioni che verrà rimosso.

Più di 1,5 miliardi di impression degli annunci sono stati interessati dal 404bot e, in base ai nostri dati, tali annunci erano principalmente video e pochi erano in Italia. Il 404bot ha interessato una vasta gamma di domini dei publisher, sia di alto profilo che di basso profilo, molti dei quali hanno una caratteristica in comune: un numero estremamente elevato di rivenditori autorizzati nel loro file Ads.txt. I publisher dovrebbero cercare di controllare e aggiornare i propri file Ads.txt per mitigare qualsiasi minaccia».

Ci spieghi come funzionano i 404bot?

«Lo IAS 404bot identificato è una forma sofisticata di spoofing del dominio – falsare un URL in modo che gli acquirenti credano di ottenere una inventory valida, quando in realtà non esiste. I truffatori inducono gli acquirenti a pensare che il loro annuncio stia andando su un sito premium, mentre in realtà sta andando a un sito web di bassa qualità. Le impression e gli utenti sono reali, ma la inventory è rappresentata in modo errato e quindi acquistata a un costo molto più elevato. Lo IAS Threat Lab monitora questo schema bot in crescita dal 2018.

La firma principale di 404bot è lo spoofing esteso del dominio. Gli URL sono falsificati a livello di browser, il che significa che i segnali dei dati del browser sono falsi. Spesso, gli URL falsificati non esistevano nemmeno. (è per questo che il bot si chiama bot 404 – poiché questo è l’errore mostrato quando una pagina web non esiste o non può essere trovata). Un modello tipico degli URL inesistenti di 404bot era un mix di due URL esistenti. Facciamo un esempio:

Pagina esistente #1: https://www.programmatic-italia.com/programmatic-day-2020
Pagina esistente #2: https://www.engage.it/eventi/upa-polimi-palyer-branding-e-volution/
URL non esistente creata da 404bot: https://www.programmatic-italia.com/eventi/upa-polimi-palyer-branding-e-volution/

Da quanto esiste questa forma di ad fraud e quali sono i danni che può procurare all’ecosistema pubblicitario?

«Nel 2018, lo IAS Threat Lab ha notato per la prima volta questo aumento di attività fraudolente probabilmente generato da una singola botnet. A settembre 2018, l’attività delle botnet è aumentata vertiginosamente fino a novembre 2018, quando l’attività è crollata bruscamente. Dopo mesi di bassa attività, il traffico di 404bot è aumentato di nuovo ad aprile 2019, durando fino a settembre 2019 quando l’attività è diminuita di nuovo. Possiamo solo indovinare il motivo di questo calo di attività della botnet, ma sulla base di osservazioni precedenti, sappiamo che l’attività di 404bot potrebbe aumentare di nuovo.

Dalla scoperta di 404bot nel 2018 da parte di IAS, sono stati interessati oltre 1,5 miliardi di annunci. Sulla base dei nostri dati, tali annunci erano principalmente video. Supponendo che i prezzi degli annunci video siano in un CPM a una cifra, ciò significa che almeno 15 milioni di dollari sono stati rubati dai truffatori. Poiché questa è solo la stima della banda inferiore, l’impatto reale e il payout potrebbero essere probabilmente molto più grandi».

Cosa deve fare il mercato per fronteggiare questo trend?

«L’iniziativa Ads.txt è stata un punto di svolta per la lotta alle frodi di spoofing del dominio. Ads.txt continuerà a rendere più difficile per i truffatori la realizzazione di schemi di spoofing del dominio. Per proteggere se stessi, i publisher devono assicurarsi di distribuire Ads.txt e di controllare completamente i propri rivenditori. IAS raccomanda agli editori di seguire sempre le migliori pratiche per l’implementazione di Ads.txt. Compreso il corretto controllo dei partner autorizzati.

L’industria in generale ha bisogno di pensare alla frode in un modo più olistico e tutti nell’ecosistema possono lavorare in modo più proattivo. Poiché la frode è di natura globale, abbiamo bisogno di collaborazione per un attacco globale. Integral Ad Science offre sia agli inserzionisti che ai publisher la possibilità di utilizzare la propria tecnologia per rilevare le frodi e bloccarle, ma è necessario che questa collaborazione nel settore abbia un impatto reale.

I brand possono rivedere la propria catena di approvvigionamento di inventory per assicurarsi che Ads.txt sia distribuito e collaborare con i propri partner editori per capire di più sui rivenditori autorizzati».

Come contribuisce IAS alla lotta ai 404bot?

«Nella lotta contro la frode, è fondamentale che i brand collaborino con società di verification con sofisticate tecniche di rilevazione. Il team di IAS Threat Lab ha sviluppato strumenti sofisticati, adottando un approccio triplice al rilevamento, per garantire che gli annunci vengano pubblicati da editori reali, mostrati a persone reali e raggiungano il pubblico giusto.

Lo IAS Threat Lab rileva regolarmente molti nuovi bot e garantisce che i clienti siano protetti dai loro effetti. Al fine di ridurre timore inutile nell’ecosistema, IAS si astiene dal rilasciare dettagli per ogni schema che scopriamo. Ma con il 404bot stiamo ragionando diversamente; la botnet è stata troppo attiva per troppo tempo senza alcun chiaro segno di essere stata bloccata da altri. Pertanto, abbiamo deciso di rendere pubbliche le nostre conoscenze sulle botnet raccolte al fine di consentire ad altri attori dell’ecosistema di annunci digitali l’opportunità di ripulire la propria inventory».

Otto trend che rivoluzioneranno il mercato digitale nel 2020

Il 2019 è stato un anno ricco di novità con nuove normative e tecnologie che convergono nella medesima direzione: offrire nuove opportunità che continueranno anche nel 2020. Inoltre, la spesa pubblicitaria digitale continuerà a crescere e i marketer dovranno focalizzare i propri investimenti pubblicitari sui risultati (ROI) e sulla qualità della propria offerta. In questo scenario, è necessario tenere in considerazione i principali trend ai quali il mercato dovrà prestare attenzione nell’anno in corso.

1. Connected TV (CTV)

Le CTV continueranno nel 2020 a dominare il settore pubblicitario. Le Connected TV svolgeranno un ruolo chiave nel raggiungere su vasta scala un pubblico giovane, soprattutto in vista dei grandi eventi del 2020, come le Olimpiadi, che rappresentano una grande opportunità per gli inserzionisti.

Tuttavia, cosi come molti investimenti pubblicitari si spostano in questa direzione, anche l’attenzione da parte dei frodatori (fraudster) aumenta. Il 2020 è l’anno in cui la connected TV diventa programmatic, aprendo le porte a scenari non sicuri per il brand o a frodi pubblicitarie. Di conseguenza, il settore vedrà le società di ad verification (come IAS) continuare ad espandere le proprie soluzioni per CTV, al fine di garantire che inserzionisti ed editori possano fare pubblicità in modo efficace.

2. Brand suitability

Il 2020 sarà l’anno in cui il targeting contestuale sarà sempre più richiesto dagli inserzionisti. Un maggiore focus sulla brand suitability da parte del mercato richiede una tecnologia avanzata, che va oltre la semplice protezione del brand dai contenuti rischiosi, e che è in grado di fornire una chiara comprensione granulare dei contenuti delle pagine Web, su larga scala. Questa esigenza sarà particolarmente diffusa in Europa, dove le normative sulla privacy (GDPR) limitano i dati disponibili per l’audience targeting.

Questa situazione probabilmente accelererà il passaggio al targeting contestuale, come mezzo per raggiungere il pubblico desiderato. L’offerta di analisi del sentiment – che offre ai brand la capacità di individuare un target in base al sentiment negativo o positivo – crescerà. Il sentiment è parte integrante della brand suitability e offrirà al settore la possibilità di creare soluzioni più avanzate, proteggendo il brand dagli ambienti dei contenuti generati dagli utenti. L’intelligenza artificiale e il machine learning svolgeranno un ruolo chiave nello sviluppo di tecnologie sofisticate fino alla comprensione quasi umana quando si parla di analisi contestuale e sentiment.

L’approccio alla brand suitability, garantendo che il contenuto e il contesto in cui gli annunci appaiono sono allineati con i valori del brand, è un approccio migliore della sola brand safety. Il targeting contestuale e la brand suitability rappresentano un’opportunità anche per gli editori nel monetizzare i propri siti senza uso di cookie.

3. Video

eMarketer aveva previsto che nel 2019 la spesa pubblicitaria digitale avrebbe superato gli investimenti pubblicitari legati alla stampa e il settore avrebbe continuato a muoversi verso questa direzione. Nel 2020, gli inserzionisti spenderanno sempre di più per i video digitali, formato preferito per le campagne online, in particolare all’interno delle piattaforme social. Il consumo di contenuti video dovrebbe crescere su tutti i dispositivi ed è probabile che diventi il formato principale utilizzato sulla maggior parte, se non su tutte, le piattaforme social.

Nonostante un lento avvio nell’adozione da parte del settore digitale dello standard video VAST 4.2, nel 2020 prevediamo che esso verrà adottato dall’intero ecosistema. Ci stiamo avvicinando sempre di più alla vera pianificazione cross-channel, dispositivo e media, poiché le metriche sono standardizzate lungo tutto il settore e i vari mezzi.

4. Mobile

Per quanto concerne il tempo totale speso sui media, il mobile sarà l’unico mezzo in crescita in molti altri mercati sviluppati di tutto il mondo. Nel 2020 vedremo lo sviluppo di app progettate per l’uso multipiattaforma. Ciò significa che non sarà necessario creare app separate per piattaforme specifiche del dispositivo. Un punto dolente sia per i brand che per i consumatori, le app nel 2020 saranno costruite per supportare tutte le piattaforme.

Nel 2019, la brand safety a livello di contenuti in-app per dispositivi mobili era stata molto richiesta da tutto il settore e, nel 2020, continuerà ad essere al centro dell’attenzione. In IAS stiamo lavorando attivamente allo sviluppo di questa soluzione.

5. Fraud

Con l’avvento di frodi più sofisticate e il boom dei dati alimentato dal contenuto, le tecniche deterministiche basate sulla regola per la rilevazione delle frodi diventeranno altamente inefficaci rispetto ai sofisticati modelli usati da IAS e basati sul machine learning. I bot continuano ad evolversi: nel 2019 il threat lab di IAS ha persino scoperto che i bot si sono evoluti nella capacità di fare addirittura opt-in alle regole di privacy obbligatorie per la conservazione dei cookie dei siti che si visitano. Gli attori legati all’ad fraud cercheranno di avere un accesso sempre maggiore ad una tecnologia sofisticata e il mercato avrà bisogno di una tecnologia di machine learning più avanzata per poterla fermare.

6. Viewability

Man mano che la misurazione delle performance diventa più accurata, gli inserzionisti ottimizzeranno ulteriormente le metriche di viewability oltre lo standard MRC, al fine di guidare il coinvolgimento dell’utente e, in definitiva, i risultati di business. Oggi gli inserzionisti sono alla ricerca di metriche di viewability ottimali per ogni campagna, utilizzando qualsiasi combinazione di time-in-view, quartile (i), percentuale di pixel in view, su tutti i dispositivi e piattaforme. Tali definizioni sono collegate ai risultati effettivi della campagna.

Il settore si sta muovendo verso un approccio olistico a 360 gradi in cui le metriche personalizzate di performance si estendono in tutti gli ambienti. Le inventory su tutti i canali saranno valutate in modo coerente, poiché gli inserzionisti continueranno a richiedere maggiore trasparenza sulla misurazione. Il settore inizierà a richiedere un’ottimizzazione più accurata della viewability, offrendo agli inserzionisti una visione più approfondita dell’impatto della viewability sulle loro campagne.

7. Social

La maggioranza degli investimenti pubblicitari sono indirizzati a Google e Facebook, che continueranno a crescere. Agenzie e inserzionisti continueranno a cercare alternative, ma questo duopolio continuerà ad essere l’opzione efficace. Vedremo, tuttavia, che gli investimenti pubblicitari continueranno a consolidarsi. Nel 2019 abbiamo visto i principali social player iniziare a lavorare più a contatto con le società di verification per monitorare i loro annunci, andamento che continuerà anche nel 2020.

La policy relativa alla pubblicità legata alla politica e alle campagne elettorali continuerà ad essere significativa. Facebook ha recentemente annunciato che non monitorerà gli annunci pubblicitari legati a questo settore, mentre Twitter prevede di vietare questo tipo di annunci a seguito della sua convinzione che i messaggi politici dovrebbero essere “guadagnati” e non comprati.

8. Programmatic

A seguito dell’aumento degli investimenti pubblicitari verso il programmatic, il 2020 sarà influenzato dai seguenti fattori:

●      L’inclinazione di Google nello spostarsi verso la first price auction genererà un impatto sul programmatic buying;

●      Il consolidamento dell’ad tech influenzerà presumibilmente DSP e SSP;

●      Continua l’adozione degli strumenti di misurazione SDK e la piena cooperazione tra tutti i player dell’ecosistema per supportare gli acquirenti a individuare con successo l’inventory misurabile in-app;

●      In un futuro senza cookie, il targeting diventerà contestuale;

●      Gli inserzionisti dovranno collaborare con gli editori per mettere insieme gli insight sui dati di prima parte in campagne programmatic;

●      Le decisioni basate sui dati privilegeranno le offerte di PMP e Programmatic Guaranteed.

È arrivato un nuovo anno (e decennio) e non potremmo essere più entusiasti di vedere cosa ci porta.

L’Italia è il primo Paese a superare l’80% di viewability. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha reso noti i dati del suo Report sulla Media Quality relativo al primo semestre del 2019, fornendo una panoramica delle prestazioni e della qualità dei media digitali in Italia, includendo per la prima volta benchmarks globali.

Il Report, in particolare, evidenzia le tendenze di brand safety, ad fraud e viewability per pubblicità display, video, mobile web e in-app, analizzando i dati provenienti da migliaia di miliardi di impression di campagne pubblicitarie globali che si sono svolte tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2019.

In Italia i tassi di viewability più alti di sempre

Il nuovo report della società di misurazioni rivela che per la prima volta i livelli di viewability globali, in tutti i formati e ambienti, hanno superato il 60% durante il primo semestre 2019, riflettendo un impegno mondiale per una maggiore qualità dei media. La viewability delle impression mobile in-app display, probabilmente seguendo l’evoluzione dei modelli di consumo dei media, è migliorata maggiormente in termini assoluti, aumentando di quasi 9 punti percentuali dal 53,5% al 62,3%, tra il primo semestre 2018 e il primo semestre 2019.

Tra tutti i benchmark e tutti i paesi analizzati, l’Italia ha registrato il tasso più alto di viewability con l’80,4% degli annunci video su mobile web rimasti visibili per almeno 2 secondi, mentre anche la metà o più dello schermo era in-view.

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E l’Italia è anche il mercato più sicuro per i brand

La media di brand risk è stata in gran parte ridotta tra il 2018 e il 2019. A livello mondiale il report ha registrato un tasso del 4,7% per l’inventory desktop display, del 6,9% per quella desktop video e del 5,9% per quella mobile web display. La percentuale nel formato video su mobile web è rimasta sostanzialmente invariata al 7,8%.

Su quasi tutti i dispositivi e formati, l’Italia ha prevalso come il mercato più sicuro per i brand, con l’eccezione del mobile web video in cui il tasso di brand risk del 4,8% in Australia è appena inferiore al 4,9% dell’Italia. Il tasso di brand risk più basso in Italia si trova nel formato desktop display all’1,9%, in calo rispetto al 2,8% dell’anno precedente.

«Questo report indica un consistente miglioramento della brand safety in Italia – commenta Elisa Lupo, Amministratore Delegato di IAS in Italia -, con livelli di viewability che continuano ad aumentare. Se confrontato a livello globale, il mercato italiano appare costantemente tra i primi in classifica, mostrando l’alta qualità della pubblicità digitale in Italia. È grazie a questo livello di informazioni granulare e globale che i brand possono proteggere i loro investimenti pubblicitari e garantire il massimo rendimento».

Viewability in-app, in Italia il programmatic supera gli acquisti diretti. I dati IAS

Nella seconda metà del 2018, i livelli di viewability della pubblicità acquistata in programmatic nel formato mobile in-app sono più alti rispetto a quelli di acquisto diretto in Italia. È quanto riporta l’ultimo Report sulla Media Quality della società tecnologica Integral Ad Science (IAS).

In termini globali, ogni giorno IAS misura, in tempo reale, miliardi di impression su tutti i dispositivi, canali e formati. Secondo i benchmark del settore presentati in questo report, che analizza i milioni di annunci delle campagne realizzate nel mercato italiano tra l’1 luglio ed il 31 dicembre 2018, la viewability della pubblicità programmatic in formato display in mobile in-app ha raggiunto il 54,4%, con un miglioramento del 10% nell’ultimo semestre rispetto al precedente, mentre negli acquisti diretti ha raggiunto il 49,4%. Anche la viewability nel formato display web per dispositivi mobili e desktop è aumentata, passando dal 36,4% al 41,9% (mobile) e dal 47,4% al 53,1% (desktop) tra il primo e il secondo semestre del 2018.

Ma ancora una volta, il report rivela che è il formato video quello con i livelli di viewability più alti in Italia: il 73,6% degli annunci video su desktop è considerato “in-view”, e la cifra sale al 76,6% per quanto riguarda la pubblicità video in formato mobile web.

Secondo Elisa Lupo, Director di IAS in Italia, «i dati confermano una crescita continua della pubblicità programmatic con livelli di viewability pari, o anche più elevati, rispetto alle impression in direct buying. Inoltre, possiamo dire che il formato video e i dispositivi mobili sono il tandem che raggiungono numeri di viewability più alti e quindi prestazioni migliori».

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Elisa Lupo

Il report fa anche riferimento ai livelli di brand safety, che nella seconda metà del 2018 risultano essere leggermente migliorati. Il numero di annunci su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand su desktop display è stato ridotto, passando dal 2,8% al 2,1%. Un calo ancora più evidente si è visto nel formato desktop video, dove il rischio è passato dal 4,5% al 3% durante lo stesso periodo.

Per quanto riguarda l’ad fraud, le campagne che hanno utilizzato tecnologie o strategie di prevenzione del fenomeno hanno visto i numeri di frodi abbassarsi. Questi miglioramenti sono ancora più evidenti se si guarda al formato video su desktop, dove l’ad fraud è passata dall’1% allo 0,5%. Invece, tra coloro che non usano questa tecnologia, il report indica che uno su dieci annunci globali (10,1% per la desktop display e 9,6% per la desktop video) viene sprecato per colpa delle frodi.

«I numeri mostrano come la tecnologia consente agli inserzionisti di ridurre drasticamente i rischi a cui i brand sono esposti su Internet», aggiunge Elisa Lupo.

IAS: «I brand si aspettano migliori capacità di dimostrare l’efficacia delle misurazioni»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Elisa Lupo, Director Italy di IAS. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sviluppi vedete per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«L’investimento in programmatic advertising è cresciuto tantissimo nel 2018, e nel 2019 ci aspettiamo che i brand continuino a spostare la maggior parte dei loro budget di marketing verso questo tipo di compravendita. Come conseguenza, l’industria in generale richiederà una maggiore trasparenza in termini di viewability, brand safety e ad fraud, ma anche un’analisi più efficace del ROI. Anche gli editori spingeranno più che mai verso un inventory più premium nei canali programmatici, garantendo spazi pubblicitari di qualità per gli inserzionisti che continuano a trasferire la maggior parte della loro spesa digitale lontano dalle trattative dirette.

Inoltre, si vedrà una crescita nei nuovi formati disponibili in programmatic, in particolare i formati per il mobile. Secondo quanto riportato da eMarketer, quest’anno è previsto che quasi l’80% della spesa programmatica andrà agli annunci mobile, anziché su desktop. In particolare, con la continua adozione di Open Measurement SDK di IAB Tech Lab, sicuramente ci sarà un incremento nella pubblicità in-app. E nel 2019, le DSP si concentreranno sul portare sui formati in-app misurazioni, trasparenza e capacità di targeting equivalenti a quelle a cui siamo abituati con il web».

Nel 2018 il programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Sebbene l’ecosistema programmatico sia in continua crescita e gli investimenti in aumento, il programmatic advertising continua a essere messo sotto i riflettori dai tanti punti interrogativi degli inserzionisti su argomenti come trasparenza, ad fraud e brand safety. Poiché gli inserzionisti diventano sempre più esperti di tecnologia digitale, si parlerà ancora di più su questi argomenti, soprattutto di ad fraud. Nel 2019, l’industria dovrà collaborare per dimostrare l’efficacia delle campagne in un panorama dei media sempre più frammentato. Gli inserzionisti, in particolare, si aspetteranno un miglioramento nelle capacità di dimostrare sia l’audience che l’efficacia della misurazione.

Il 2019 potrebbe essere l’anno in cui vedremo più allineamento tra acquisti diretti e programmatici. La frode continua a essere una battaglia contro cui la nostra industria sta combattendo, e gli editori continueranno a fare la loro parte garantendo inventory di qualità e senza frodi anche in programmatic».


IAS sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Pubblicità digitale, in aumento la viewability in Italia. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha ufficializzato i dati del suo ultimo report sulla Media Quality per il mercato italiano.

Lo studio ha preso in considerazione oltre 500 miliardi di annunci pubblicitari di campagne nazionali ed internazionali, pubblicati tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2018, rivelando che attualmente meno della metà degli annunci in formato Desktop Display soddisfa gli standard minimi di viewability (un annuncio viene considerato “in-view” se almeno il 50% dei pixel è visualizzato sullo schermo per almeno un secondo, nel caso di display su desktop o mobile, o se viene riprodotto mentre almeno il 50% dell’immagine è sullo schermo per un minimo di due secondi consecutivi nel caso di spot video). Il dato è comunque in aumento (+9,7%), essendo passato dal 43,2% nella seconda metà del 2017 al 47,4% nella prima parte del 2018.

Per la prima volta, il report ha evidenziato anche i livelli di viewability nei formati video e mobile. La viewability per gli annunci video su desktop raggiunge il 68,8% e il 77,9% per dispositivi mobile web. D’altra parte, solo il 46,9% degli annunci display sulle applicazioni mobili viene considerato “in-view”.

«Capire le differenze tra i dispositivi è essenziale per aiutare gli inserzionisti ad attrarre il loro pubblico – commenta Elisa Lupo, Director di IAS in Italia -. Questo report evidenzia un progresso significativo e positivo per il settore della pubblicità digitale, con una percentuale più elevata di annunci che superano gli standard di viewability».

Lo stato della Brand Safety

Anche i livelli di Brand Safety sono migliorati nella prima metà del 2018. Il numero di annunci pubblicati su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand è infatti diminuito del 35% (dal 4,3% nel 2017 al 2,8% quest’anno).

Il report mostra anche una riduzione del fenomeno dell’Ad Fraud in Italia del 12,3% – dal 0,9% alla fine del 2017 fino al 0,8% all’inizio del 2018. Questi dati sono rappresentativi per le campagne ottimizzate contro le frodi (campagne che impiegano tecnologie o strategie di prevenzione delle frodi pubblicitarie).

«Guardando al futuro – aggiunge Elisa Lupo -, dobbiamo essere più consapevoli di non concentrarci su un solo fattore della Media Quality. Dobbiamo avere una visione più olistica dei media e dell’impatto che hanno».

La ricerca è scaricabile qui.

Integral Ad Science (IAS): Vista Equity Partners acquisisce la maggioranza della società

La società di private equity Vista Equity Partners ha firmato un accordo per acquisire la maggioranza di Integral Ad Science (IAS), la società specializzata in soluzioni per la verifica e l’ottimizzazione della pubblicità online. L’operazione è finalizzata a supportare i piani di crescita globale della società e dovrebbe finalizzarsi nel terzo trimestre dell’anno.

Si spengono così i rumors circa una possibile quotazione di IAS, di cui si era iniziato a parlare dopo che i suoi principali competitor erano stati acquisiti: è il caso di Moat (comprata da Oracle per una cifra vicina agli 850 milioni di dollari) e DoubleVerify (passata sotto il controllo del fondo Providence per circa 200 milioni). Al momento, l’ammontare dell’investimento di Vista Equity Partners non è stato specificato.

Fondata nel 2009, con sede principale a New York e uffici in 13 Paesi, IAS è leader di mercato nelle soluzioni tecnologiche in grado di garantire che ogni annuncio digitale raggiunga utenti reali in ambienti viewable e brand safe.

L’operazione permetterà a IAS di intensificare i suoi piani di sviluppo, salvaguardandone al tempo stesso la neutralità, come sottolinea la stessa società in una nota: “l’accordo con Vista offre a IAS il meglio di entrambi i mondi. La partnership consente a IAS di rimanere una terza parte neutrale, aspetto fondamentale per fornire fiducia e trasparenza non solo ai nostri clienti, ma all’industria nel suo complesso. Inoltre, [questa operazione] ci aiuterà ad accelerare la nostra crescita e la nostra visione“.

Per Vista non si tratta del primo investimento nel campo delle tecnologie per l’advertising online. Il fondo ha infatti acquisito Mediaocean nel 2015 e l’azienda fornitrice di software per l’automazione del marketing Marketo nel 2016 per 1,8 miliardi di dollari.

Italiaonline, accordo con Integral Ad Science per la verifica pubblicitaria

Italiaonline investe in trasparenza e qualità dei media scegliendo Integral Ad Science (IAS) come partner di verifica per viewability, sicurezza del marchio e frodi pubblicitarie.

“Siamo davvero orgogliosi che Italiaonline abbia scelto IAS per un tema tanto sentito dal mercato”, ha commentato Elisa Lupo, Director Italia della società di misurazione, “Il nostro impegno è di dare gli strumenti necessari alla compagnia per analizzare, comprendere e ottimizzare la propria inventory”.

“Con la nostra concessionaria di pubblicità nazionale iOL Advertising forniamo forti garanzie di trasparenza agli inserzionisti sul posizionamento degli annunci. La partnership con IAS rappresenta un ulteriore passo in avanti su queste tematiche sempre più centrali nel mercato in cui ci muoviamo”, ha aggiunto Massimo Crotti, Sales House Director BU Large Account di Italiaonline.

“Italiaonline è stata uno dei primi player sul mercato italiano a indirizzare il tema della qualità dei media, il quale così come i dati rappresenta un fattore competitivo per un editore”, ha commentato Domenico Pascuzzi, Marketing Director BU Large Account di Italiaonline, “Lavoriamo sulla qualità delle nostre properties a livello di contenuti e prodotti pubblicitari, sulla sicurezza della nostra posta elettronica e la protezione dei dati personali dei nostri utenti. Siamo soddisfatti di questa partnership perché IAS è una soluzione scalabile e un partner capace di capire le nostre esigenze di business e le sfide che siamo chiamati ad affrontare.”

Secondo i dati forniti da IAS, i prodotti pubblicitari di Italiaonline presentano dati di viewability e time in view che sono del 10% superiori alla media degli editori a livello italiano. Anche i risultati relativi all’incidenza del traffico non umano mostrano che la compagnia si colloca nei primi posti delle classifiche, con un livello medio inferiore che supera il 50% rispetto alla media di mercato.

Carmine Laltrelli e Sabina Lombardo, rispettivamente Responsabile programmatic advertising Business unit large Account e Responsabile media center business unit Large Account di Italiaonline, sono intervenuti a Programmatic Day(s) 2018, parlando proprio dell’approccio della compagnia alla trasparenza nell’industria della pubblicità digitale.

Integral Ad Science rilascia la prima edizione italiana del Media Quality Report

Integral Ad Science ha pubblicato l’edizione italiana del Media Quality Report relativo al secondo semestre del 2017.

Rispetto al benchmark globale, la viewability in Italia è complessivamente inferiore al 22,6%. Tuttavia, l’indagine, la prima condotta specificamente sul nostro mercato su un totale di cinque miliardi di impression, rivela che nel periodo che va da giugno a dicembre dello scorso anno la viewability del formato display in ambiente desktop, partendo da un tasso del 40,8% nel primo semestre, è aumentata del 5,8%. Questo dato rispecchia, secondo il documento, gli sforzi compiuti dai principali marchi a livello mondiale.

Nel periodo in esame, le campagne non ottimizzate, ossia non facenti impiego di tecnologie di prevenzione, hanno attirato meno frodi pubblicitarie. E sebbene si sia riscontrato un leggero aumento delle frodi per le campagne ottimizzate, ossia facenti utilizzo di tecnologie di prevenzione, queste rimangono comunque alla pari con la media globale. La media delle frodi ottimizzate è stata dello 0,7% a livello mondiale rispetto allo 0,9% in Italia.

La maggior parte delle impression rischiose segnalate in Italia è considerata dai marchi come rischio moderato. Dal primo al secondo semestre del 2017, il brand risk rimane dunque invariato. Complessivamente, il rischio nel nostro Paese è inferiore alla media globale. Rispetto al benchmark globale del 7,9%, il brand risk in Italia è inferiore di oltre il 4,5%.

La maggior parte del brand risk in Italia deriva da contenuti classificati come contenuti per adulti (28,1%), linguaggio offensivo (25,0%) e download illegali (16,3%). Il maggiore incremento dal primo semestre del 2017 riguarda i contenuti segnalati per violenza, con un aumento di quasi il 139%. Tuttavia, la violenza rimane una minima parte del rischio totale.

«Che la modalità di vendita sia diretta o programmatica, la percentuale di frodi pubblicitarie nel nostro Paese non sono ad un livello allarmante. Per quanto riguarda la sicurezza del marchio, si può dire le minacce sono contenute. Questi dati dimostrano che il mercato italiano è all’avanguardia perché tutti gli operatori tengono sotto controllo le operazioni di acquisto online», ha commentato Elisa Lupo, Director di Integral Ad Science nel nostro Paese.

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