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Google contro le inventory fake. Il colosso promuove l’uso di Ads.txt

Quello delle inventory fraudolente è un tema caldo della pubblicità digitale, additato come una delle principali criticità della compravendita di spazi in programmatic.

Su questo tema prende posizione ora anche Google, che insieme ad alcuni grandi editori sta spingendo Ads.txt, un progetto di IAB volto a porre un freno al fenomeno delle inventory fasulle. Un trend dietro cui si nascondono diverse pratiche, dalla vendita di impression prodotte da traffico non umano alla commercializzazione di spazi su siti di bassa qualità spacciati per posizionamenti premium (e fatti pagare come tali): tutti però hanno un comune denominatore, ossia fanno perdere investimenti ad ignari inserzionisti e, a lungo andare, minano la fiducia delle aziende negli acquisti pubblicitari su piattaforma.

Secondo quanto riporta Business Insider, Google avrebbe cercato di misurare il numero di annunci fraudolenti presenti sul mercato, conducendo in sordina, insieme ad alcune media company come NBCU, CBS e il New York Times, una serie di test.

I test consistevano in uno “spegnimento” di tutte le proprie inventory programmatiche per brevi periodi (10-15 minuti) e nella verifica, nel frattempo, delle liste di spazi disponibili sui vari ad exchange. Il risultato? Migliaia se non milioni di posizionamenti video e display risultavano disponibili su varie piattaforme di scambio, nonostante in effetti in quel momento gli stessi non fossero ufficialmente in vendita (i numeri assoluti non sono ancora stati ufficializzati).

Il fenomeno, dunque, è ben più ampio di quanto si possa pensare. Per questo, secondo Big G, è necessario correre ai ripari. La società di Mountain View avrebbe a tal proposito avviato una serie di incontri con i CEO di varie DSP, tra cui MediaMath, DataXu e The Trade Desk, per promuovere l’utilizzo dello strumento Ads.txt come possibile soluzione.

Ads.txt è un indice preformattato di venditori autorizzati che gli editori possono attaccare ai loro domini consentendo agli advertiser di riconoscere chi è ufficialmente preposto alla vendita delle loro inventory. Uno strumento, ideato da IAB Tech Lab con il supporto del Trustworthy Accountability Group, che si propone di risolvere il problema delle inventory fasulle, in particolare di quelle spacciate come premium ma che invece non corrispondono a quanto descritto al momento della vendita, perché commercializzate da venditori non autorizzati. Un po’ come dei Rolex non originali.

IAB lo sta promuovendo molto. E se avrà dalla sua anche un colosso come Google, c’è da aspettarsi che l’adozione di questo strumento crescerà, e con esso la sua efficacia nel combattere il fenomeno delle frodi.

Da IAS una nuova soluzione che dà più controllo agli editori

Massimizzare i ricavi sull’inventory, ridurre lo spreco di impression e snellire il flusso di lavoro attraverso una piattaforma automatizzata e in real-time. E’ questo l’obiettivo della nuova soluzione di ottimizzazione di Integral Ad Science (IAS) dedicata agli editori. Uno strumento volto a fornire ai proprietari di media una nuova fonte di dati per combattere problematiche urgenti come la viewability, la brand safety e l’ad fraud e offrire risultati qualitativamente migliori ai loro inserzionisti.

Con un ecosistema pubblicitario che invoca trasparenza, gli editori si trovano infatti sempre più sotto pressione per fornire un inventario di qualità in linea con le aspettative degli inserzionisti. In base a un recente report di eMarketer, il 69% degli editori esprime preoccupazione riguardo alla viewability e alle richieste sempre più frequenti di non far pagare gli annunci non visualizzati, questione che si ripercuote direttamente sui loro flussi di entrate.

«I brand e le agenzie continuano a richiedere agli editori di dare una risposta alle sfide del settore su viewability, brand safety e frodi – commenta Dave Marquard, Vicepresidente della divisione Gestione del Prodotto di IAS -. Grazie alla nostra soluzione di ottimizzazione, gli editori possono sfruttare i dati e gli strumenti che erano generalmente disponibili esclusivamente agli inserzionisti. Tale visibilità permette ai publisher di analizzare dati che eliminano sprechi in tutto il settore».

Tante le possibilità offerte dalla nuova soluzione. Grazie ad essa infatti è possibile prevenire la fornitura in eccesso e gli scarti di stampa delle campagne di viewability; personalizzare la viewability, la brand safety e gli obiettivi di IVT basati sui requisiti specifici degli inserzionisti; snellire il flusso di lavoro grazie a un’ottimizzazione e una fornitura di annunci automatizzate in tempo reale; automatizzare la creazione di accordi in PMP (Private Marketplace) altamente visibili, sicuri per il marchio e privi di frodi per i compratori programmatici; e monitorare e isolare le attività fraudolente su dispositivi mobili.

La novità ha riscosso già parecchio successo tra i suoi utilizzatori. Uno su tutti, Business Insider: «IAS ha compiuto un grande passo in avanti nel trovare un terreno comune sulla misurazione e sul controllo tra domanda e offerta – spiega Marc Boswell, Vicepresidente senior della divisione Vendite e Servizio clienti della testata digitale -. Grazie all’ottimizzazione per gli editori, questi ultimi possono finalmente disporre di una soluzione in tempo reale che li aiuta a fornire un inventario controllato ai propri clienti. Siamo stati in grado di migliorare significativamente il rendimento delle campagne, di ridurre drasticamente gli scarti di stampa e, conseguentemente, di eliminare l’IVT».

 

Pubblicità su Apple News: gli editori potranno utilizzare i propri partner tecnologici

Attualmente, Apple ha un forte controllo sull’erogazione della pubblicità sulla sua app News. Un sistema che secondo gli editori che usano l’applicazione per distribuire i loro contenuti non è particolarmente redditizio.

Ma stando a quanto riporta Advertising Age, Apple News potrebbe presto consentire ai publisher di utilizzare le loro tecnologie per vendere gli spazi pubblicitari sui contenuti veicolati tramite l’app. Un sistema che di fatto porterebbe Apple News a diventare molto più simile a un’estensione dei siti online degli editori di quanto non lo sia adesso. I publisher, infatti, potranno utilizzare gli stessi partner e piattaforme ad tech cui fanno affidamento per le loro property, come DoubleClick for Publishers o altri.

Attualmente i proprietari di media possono impostare l’erogazione di pubblicità sui loro articoli all’interno di Apple News, su vario tipo di formati tra cui banner tradizionali e video (esiste anche un formato native Sponsored Content), ma il processo, secondo quanto riporta la testata, è complesso e lungo. Utilizzare i propri partner tecnologici lo renderebbe più semplice e redditizio.

Né le AMP di Google né gli Instant Articles di Facebook danno questa possibilità.

L’aggregatore di notizie di Apple nasce nel 2015, ed oggi è la 15esima maggiore applicazione negli Stati Uniti, sia su iOS che su Android, con 47 milioni di utenti al mese. Ma nonostante questa sua popolarità, non è mai riuscita ad offrire agli editori le revenue sperate a fronte di un’utenza così ampia.

Apple è stata sempre molto attenta ad utilizzare con parsimonia l’ad tech all’interno dei propri prodotti (la società tra l’altro ha recentemente annunciato che, nella nuova versione del sistema operativo, Safari ospiterà un sistema di bloccaggio degli spot in auto-play e un filtro anti-tracciamento) e adesso, insieme al progetto di consentire agli editori di utilizzare i propri partner, avrebbe in mente anche di offrire l’accesso ai contenuti dell’app al costo di una fee, con forme di micropagamento, come fonte alternativa di ricavi per i publisher.

Header bidding, accordo tra PubMatic e Amazon

Nuovo accordo tra PubMatic e Amazon all’insegna dell’header bidding.

La SSP ha annunciato di aver stretto una partnership con Amazon Publisher Services per ampliare l’accesso degli editori alle fonti di domanda attraverso l’ultilizzo di Seven, la piattaforma di gestione delle revenue lato vendita di PubMatic. Grazie all’accordo, i publisher potranno scegliere di utilizzare la soluzione di header bidding OpenWrap di PubMatic o di aggiungere la società tra i partner di monetizzazione nell’utilizzo di Transparent Ad Marketplace, la soluzione di header bidding cloud-based di Amazon.

“Questo accordo rappresenta un nuovo step dell’impegno di PubMatic di assicurare agli editori la possibilità di mantenere il controllo sulle loro decisioni pubblicitarie”, spiega la società in una nota.

«Siamo entusiasti di integrarci con Transparent Ad Marketplace – commenta Evan Simeone, Senior Vice President of Product Management di PubMatic -. Vediamo l’offerta di Amazon come un chiaro indicatore della loro dedizione nel fornire agli editori le tecnologie di monetizzazione più avanzate, una dedizione che è pari alla nostra».

IAB Tech Lab, arriva un nuovo standard per l’header bidding

Dallo IAB Tech Lab arriva un nuovo standard per l’header bidding, volto a stabilire i requisiti necessari per supportare l’adozione della tecnologia.

Il documento, dal titolo “Standard Header Container Integration with an Ad Server“, fornisce informazioni su best practice, “utili a standardizzare come header tag e container interagiscono con gli ad server – recita la nota ufficiale di IAB – ponendo le basi per l’applicazione di tecnologie più avanzate man mano che l’innovazione spingerà il mercato”.

Il nuovo standard è globale, e fornisce una guida tecnica utile per l’implementazione dell’header bidding su scala mondiale. «L’header bidding è un’area a rapida espansione nell’ad tech, e il suo sviluppo ha portato all’immediato bisogno di uno standard tecnologico – commenta Alanna Gombert, Senior Vice President, Technology and Ad Operations di IAB, e General Manager di IAB Tech Lab -. Questo standard globale è stato disegnato per creare un framework concreto per questa tecnologia, consentendo al mercato di trarre beneficio da un protocollo coerente di header bidding capace di andare oltre i confini del fenomeno».

Il documento, a disposizione dei commenti pubblici fino al 28 luglio 2017, copre tre principali aree di interesse: i line item; le informazioni passate dall’header bidder all’ad server; e la reportistica e le discrepanze.

Header bidding client-side o server-side? Da PubMatic arriva una soluzione ibrida

Novità in ambito header bidding per PubMatic.

La società ha annunciato un’ulteriore espansione del suo prodotto OpenWrap, che ora diventa una soluzione wrapper ibrida gratuita e pienamente supportata. In particolare, OpenWrap andrà ad estendere lo strumento open-source Prebid.js, ottimizzando il mix integrato di domanda client-side e server-side degli editori.

«I publisher non hanno più bisogno di scegliere tra far crescere la monetizzazione oggi con integrazioni client-side e prepararsi per un futuro dove le aste transiteranno su server – spiega Evan Simeone, SVP of product management di PubMatic -. Estendendo il codice open-source più diffuso, Prebid.js, che ha accesso ad oltre 70 partner di domanda e centinaia di DSP, OpenWrap adesso fornisce agli editori un accesso più ampio agli inserzionisti sul mercato, eliminando il bisogno di giungere a compromessi. Per assicurare il successo futuro, gli editori devono essere capaci di ottimizzare effettivamente le loro integrazioni di header bidding per massimizzare le revenue e semplificare la gestione dei partner».

«La tecnologia di gestione delle revenue sta rapidamente evolvendo, ogni azienda fa progressi coi suoi tempi – aggiunge il co-founder e CEO di PubMatic Rajeev Goel -. Con l’approccio ibrido di OpenWrap, gli editori possono facilmente modificare le loro strategie di monetizzazione seguendo lo spostamento della domanda dal client-side al server-side, tutto all’interno di una singola soluzione pienamente supportata, senza nessun costo aggiuntivo».

Con questo annuncio, PubMatic conferma la sua attenzione all’ambito header bidding; a fine febbraio la società ha esteso la disponibilità della sua tecnologia header bidding anche all’ambiente in-app.

Condé Nast accelera sul Programmatic Native e crea un marketplace con Adyoulike in Francia

Condé Nast France e Adyoulike si uniscono per creare un private marketplace per la pubblicità contestuale in Programmatic.

L’accordo, appena siglato, consentirà ad aziende e trading desk di avere accesso diretto alle inventory premium native dell’editore, utilizzando la tecnologia di Adyoulike e implementando i propri dati. Condé Nast farà riferimento alla SSP di Adyoulike per promuovere le sue campagne di programmatic native.

La mossa di Condé Nast si inserisce in una precisa strategia di accelerazione dell’editore sul fronte programmatico, testimoniata anche dalla recente nomina del primo Head of Programmatic di Vogue.

«Condé Nast è leader nel programmatic e anche tra i pionieri della pubblicità nativa – commenta Tony Nguyen, Head of Programmatic di Condé Nast -. Questa forma di pubblicità è estremamente rilevante ed innovativa per i vari comparti della nostra industry, specialmente quello fashion/beauty e lusso. Consente di amplificare i modi in cui i brand possono comunicare offrendo loro una piattaforma dedicata dove i consumatori sono particolarmente ricettivi alle campagne. Sono questi i principali motivi che ci hanno portato a creare un nuovo spazio per il native advertising, attraverso la nostra partnership con Adyoulike».

«Costruita sulla base di una partership di oltre tre anni, siamo soddisfatti di avere avuto l’opportunità di lanciare questo nuovo private native marketplace con Condé Nast. E’ gratificante vedere che la nostra expertise e tecnologia contribuirà a sviluppare i loro canali di vendita sul native e che l’editore potrà beneficiare della nostra SSP che è già integrata con oltre 40 DSP», aggiunge Yohan Elmaalem, Chief Operating Officer (COO) & Co-Founder di Adyoulike.

AppNexus, header bidding server-side gratuito con il nuovo Prebid Server

Che AppNexus da tempo puntasse sull’header bidding è cosa risaputa. E adesso, la piattaforma annuncia un nuovo strumento a disposizione degli editori.

Si chiama Prebid Server ed è una soluzione per l’header bidding server-side, disponibile gratuitamente per tutti quei publisher che rispettano le linee guida di qualità di AppNexus. Una “tecnologia open-source, trasparente”, spiega l’azienda in una nota, che “risponde alle limitazioni dell’header bidding tradizionale e dà la possibilità agli editori di estrapolare fonti di domanda da AppNexus, Facebook (AppNexus fa parte delle sei società ad tech ammesse ad utilizzare i propri strumenti su Audience Network, ndr) e, a breve, Index Exchange e PubMatic”.

Prebid Server lavora in coordinamento con prebid.js, il wrapper di header bidding open-source più usato nel mercato. La combinazione tra i due consente ai publisher di selezionare quali sorgenti di domanda chiamare direttamente attraverso il wrapper, chiamando anche altri partner attraverso Prebid Server. Il tutto minimizzando l’intervento su browser e incrementando la partecipazione all’asta, allo stesso tempo gestendo meglio le latenze e ottimizzando i ricavi.

«Prebid Server offre agli editori accesso al più ampio marketplace di header bidding e alle sorgenti premium di domanda, creando una migliore user experience. E’ l’infrastruttura di un’ecosistema ad tech semplificato che massimizza i ritorni per tutti, non solo per Google», commenta Michael Richardson, Senior Director, Product Line Management di AppNexus.

Proprio qualche giorno fa, AppNexus ha lanciato un’altra novità di prodotto dedicata agli editori: le “Superauctions” multimediali, una tecnologia che consente a vari formati pubblicitari di partecipare ad una singola asta, portando sorgenti di domanda di formati differenti a competere gli uni con gli altri (leggi qui la notizia).

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Più trasparenza e meno dispersioni? Bisogna avere pochi interlocutori»

Da 15 anni Smart AdServer aiuta publisher e concessionarie ad erogare contenuti e a monetizzarli. «Abbiamo quella che detta oggi una full stack platform, cioè l’unione di un ad server e di una SSP, per avere dati unici, dati trasparenti e un unico inventario da monetizzare», spiega Andrea Ceccoli, country manager Italia di Smart AdServer.

Abbiamo intervistato il manager in occasione del Programmatic Day, dove il manager ha preso parte a due panel dedicati al tema della trasparenza e alle sfide del Programmatic sell-side.

«Nell’ottica di avere più trasparenza e di disperdere meno la marginalità degli investimenti bisogna avere poche piattaforme e pochi interlocutori», ci ha detto Ceccoli, che in questa video intervista ci ha espresso anche il suo punto di vista sulla trasparenza in ambito Programmatic.

Carmine Laltrelli, Italiaonline: «Gli editori stanno cambiando pelle»

Se le aziende sono ormai pronte ad utilizzare il Programmatic, gli editori stanno ancora lavorando per abbracciare al meglio le potenzialità della pubblicità automatizzata. E’ quello che ci ha detto Carmine Laltrelli, Responsabile Programmatic Advertising nella business unit Large Account di Italiaonline, in occasione di un’intervista a margine del Programmatic Day.

«Gli editori stanno cambiando pelle, ad esempio stanno lavorando molto sulla brand safety, proteggendo i contenuti e gli ambienti dove si trovano gli utenti. Questi sono segnali molto positivi», ma ci sono aree su cui i publisher possono ancora migliorare, come la qualità di tipo tecnologico, «ossia fare siti sempre più veloci e facili da leggere, quindi lavorare sia sull’usabilità che sull’accessibilità».

Italiaonline è da sempre sul mercato programmatico. «Tutto il nostro bacino è disponibile sia in garantito che in private deal. Attualmente stiamo lavorando anche su prodotti di tipo speciale».

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