Main partner:

Jobs

La pubblicità Audio batterà il Video nelle strategie delle aziende?

Tra pubblicità Audio e Video è battaglia o i due media sono complementari? Se lo chiede

Audio vs. Video

Il digital audio è uno dei media “hot” del momento e, nonostante la pubblicità video continui a farla da padrone negli investimenti delle aziende, gli spot “audio-only” sono in piena crescita, sia nelle strategie di marketing che a livello di prodotti e tecnologie a supporto. Quest’anno la competenza tra i due canali è forte, ma è giusto dire che l’uno sfida l’altro, o piuttosto si tratta di due strumenti complementari per dialogare con gli utenti? E’ la domanda che si pone Marco Bertozzi, Vice-President ed Head of Sales di Spotify EMEA. Leggi di più su Campaign.

Dati e privacy, oggi gli utenti sono più consapevoli

Con la GDPR alle porte, “dati” e “privacy” sono due temi particolarmente presenti nelle discussioni interne delle aziende. Ma cosa ne pensano, oggi, gli utenti della rete? Una ricerca condotta dalla DMA in UK ha evidenziato che, rispetto a qualche anno fa, l’attitudine delle persone nei confronti di questi due argomenti è profondamente cambiata, rivelando una maggiore consapevolezza non solo dei rischi ma anche dei potenziali benefici derivanti dalla cessione dei propri dati. Leggi di più su WARC.

EBay, 2018 all’insegna di AI, realtà aumentata e dati

EBay punta sulla tecnologia. La socierà di ecommerce lancerà nel corso di quest’anno una serie di prodotti di realtà aumentata per rendere l’acquisto e la vendita di oggetti sul suo sito più coinvolgente, e starebbe valutando anche la possibilità di avviare un programma di crediti per i venditori per incoraggiarli a investire sulla piattaforma. Strategici saranno anche intelligenza artificiale e dati, per personalizzare quello che l’utente vede nell’home page sulla base dei suoi gusti e preferenze. Leggi di più su Bloomberg.

Snapchat presenta tre nuove soluzioni per il targeting

Snapchat continua ad arricchire la sua offerta di strumenti per il targeting pubblicitario. L’applicazione del fantasmino ha infatti rilasciato tre nuove soluzioni dedicate agli inserzionisti.

La prima è Snap Audience Match, che permette ai marketer di utilizzare liste di indirizzi email esistenti e ID di dispositivi mobili per collegarli anonimamente con i dati dei consumatori a disposizione di Snapchat. Su questo fronte, l’app è al lavoro per far sì che non sia impiegato nessuno dato identificabile a livello di individuo. Lo strumento è stato testato in silenzio, fa notare il Wall Street Journal, negli scorsi mesi con altri marchi, tra cui eBay.

La seconda soluzione si chiama Snapchat Lifestyle Categories e permette alle aziende di rivolgere gli annunci agli utenti che consumano un certo tipo di video. In ultimo, grazie a Lookalikes, gli inserzionisti potranno erogare pubblicità a quei consumatori che esibiscano una determinata serie di caratteristiche simili a quelle dei clienti che già il marchio possiede. Queste tattiche sono piuttosto diffuse tra molti operatori dei media digitali, tuttavia, la loro introduzione segna un passo importante per Snapchat: precedentemente, le aziende potevano fare targeting basandosi esclusivamente su età e sesso.

“Siamo lavorando sodo per mostrare alla nostra comunità annunci coinvolgenti e rilevanti, in modo da aiutare i partner inserzionisti a migliorare il loro ROI”, ha dichiarato Imran Khan, Chief strategy officer di Snapchat.

eBay punta su dati e machine learning: annunciata l’acquisizione di SalesPredict

eBay ha annunciato che acquisirà SalesPredict, un’azienda israeliana specializzata in analytics avanzati utilizzati per prevedere i comportamenti d’acquisto e le conversioni dei clienti. È l’ultima operazione messa a segno dal sito di vendite ed aste online, a supporto delle sue attività in ambito di intelligenza artificiale, apprendimento automatico (detto anche machine learning) e data science.

In seguito all’accordo, parte del personale di SalesPredict si unirà all’unità di eBay dedicata ai dati strutturati, lavorando all’interno del suo Development Center a Netanya. Il Co-fondatore e Ceo di SalesPredict, Yaron Zakai-Or, avrà il ruolo di Director of Product Management and Technology mentre la Co-fondatrice e Cto Kira Radinsky, sarà Director of Data Science e Chief Scientist di eBay Israele.

“La grande esperienza di SalesPredict nelle analisi predittive e nell’apprendimento automatico contribuirà a rafforzare gli impegni di eBay sul fronte dati strutturati. A favore dei nostri compratori, ci aiuterà a comprendere meglio gli attributi dei prodotti che differenziano il prezzo e, per i nostri venditori, costruirà i modelli predittivi che possono definire la probabilità di vendere un dato prodotto ad un dato prezzo nel tempo”, ha commentato Amit Menipaz, Vice President and General Manager of Structured Data di eBay.

Sono tre le fasi in cui l’azienda di aste online lavora con i dati strutturati: raccolta, elaborazione e arricchimento, creazione di esperienze di prodotto. SalesPredict contribuirà all’elaborazione e all’arricchimento, specialmente per quanto riguarda gli insights per l’inventory.

“C’è opportunità enorme per estendere la nostra esperienza nell’apprendimento automatico e nelle analisi predittive per aiutare eBay ad identificare importanti attributi di prodotto che possono influenzarne il prezzo”, ha dichiarato Yaron Zakai-Or, “Insieme con l’ampio team di eBay al lavoro sui dati strutturati, daremo ai venditori più informazioni sul valore degli oggetti, con il fine ultimo crescere le conversioni alla vendita dei clienti”.

Ebay: nella nuova app il native è programmatic e 100% viewable

Un mese fa si è concluso il roll-out della nuova app di Ebay: un app fortemente innovativa, che al posto della home page propone una pagina d’accesso personalizzata in base ai comportamenti dell’utente. Ma le novità sono anche pubblicitarie, con un nuovo formato native in-feed, ‘Facebook like’ nel design, acquistabile anche in programmatic e con Viewability garantita.

A raccontarci il nuovo prodotto adv del marketplace è Matteo Longoni, Head of Advertising Sales di eBay Advertising per Francia, Italia e Spagna.

«Il nuovo formato Native dell’app di Ebay, integrato in modo coerente con i contenuti dell’app di Ebay, attira l’attenzione dell’utente senza allo stesso tempo apparire invasivo. Un punto di forza del nuovo formato è il template standardizzato fatto di immagine, logo e testo, in totale recepimento delle direttive IAB per il Native Programmatic. Questo ci ha permesso di rendere disponibile il formato sulle principali piattaforme di programmatic buying con cui Ebay collabora».

Le campagne native su eBay, continua Longoni, sono targettizzabili in base ai comportamenti di acquisto e agli interessi dell’utente e, grazie al nuovo formato, offrono robuste garanzie anche sul fronte della Viewability: l’annuncio, infatti, viene generato «solo nel momento in cui l’utente nello scroll arriva alla posizione del formato, che non può quindi essere erogato below the fold e offre quindi una viewability del 100%», assicura il manager.

Quest’anno, eBay Advertising ha rafforzato la propria struttura commerciale in Italia, e da maggio si occupa in prima persona, oltre che del programmatic, anche della raccolta e della vendita “tradizionale” degli spazi pubblicitari sul sito eBay.it (qui l’articolo dedicato).

«L’anno si sta chiudendo in modo positivo, in linea con quelle che erano le nostre aspettative. Il primo semestre è andato davvero bene, poi dopo il fisiologico rallentamento estivo il mercato sembra inviare segnali positivi per l’ultima parte dell’anno», dice Longoni, che in vista del 2016 mette mobile, programmatic e sviluppo dell’offerta come punti-chiave per la crescita del gruppo.

«Stiamo per lanciare un’offerta di “first-party adv”», anticipa Longoni. «Si tratta una serie di strumenti di comunicazione sviluppati in modo specifico per merchant o brand che offrono i loro prodotti e servizi attraverso Ebay, e che quindi si configurano come operazioni di visibilità sul punto vendita», conclude il manager.

Matteo Longoni: «Programmatic non è sinonimo di invenduto»

Semplificando, possiamo dire che il Programmatic advertising altro non è che un grande marketplace in cui domanda e offerta (di spazi pubblicitari) si incontrano, cercando un reciproco vantaggio. Di qui l’affinità “genetica” con eBay, uno tra i maggiori siti di vendite online del mondo, con 152 milioni di utenti attivi, in cui a ben vedere accade lo stesso. E non a caso, in Italia proprio eBay è stato uno dei primi grandi publisher a puntare decisamente sul Programmatic, con il lancio di un’offerta strutturata in quest’ambito già più di due anni fa, articolata in Open Exchange (RTB) e Private Exchange. Per questo Matteo Longoni, Commercial Director FR, IT, ES and EEM eBay Advertising, è la persona giusta per fare il punto sulle dinamiche e sulle prospettive del Programmatic dal punto di vista dei publisher, ossia di chi mette le proprie impression a disposizione degli inserzionisti.

Avete lanciato il Programmatic adv nel 2012. Quando gli investimenti hanno cominciato a essere significativi?

Eravamo in anticipo sul mercato, a quel tempo non c’era ancora la domanda, centri media e clienti non erano ancora pronti ad acquistare volumi importanti. Abbiamo visto un netto “cambio di passo” dopo l’estate del 2013, con tassi di crescita a tre cifre da un mese all’altro. Oggi ovviamente il mercato è un po’ più maturo, ma gli acquisti continuano ad aumentare considerevolmente: nel 4Q 2014 siamo su livelli di crescita a doppia cifra anno su anno.

Qualitativamente, come sta cambiando il mercato programmatico?

La domanda si sta spostando da un approccio focalizzato sull’RTB, inteso come caccia al CPM più conveniente possibile, verso una visione del Programmatic più compiuta, come acquisto in piattaforma di impression qualificate sulla base di determinati parametri di riferimento: dove viene visualizzata la campagna, da chi, con quale formato. In questo frangente, è chiaro che il ruolo dei dati a supporto della vendita è sempre più centrale.

Che caratteristiche devono avere i dati per fare la differenza nel Programmatic?

I dati devono essere autorevoli, quindi certificati, e “freschi”. Profilazioni realizzate con dati che si riferiscono alla vita digitale dell’utente nelle precedenti 3 o 4 settimane non sempre sono utili, specie in termini di intenzioni d’acquisto. Sapere che un utente tre settimane prima era, per esempio, interessato all’acquisto di una macchina da caffé, non significa che la stia ancora cercando. Dal canto nostro offriamo a supporto della vendita di spazi in programmatic dati sull’ultima navigazione, e aggiorniamo le liste in real time.

First-party e third party data: quali-differenze per chi vende spazi pubblicitari?

Dal punto di vista dell’offerta l’aspetto principale non è tanto che il dato sia di prima o terza parte, quanto quello di poterne tracciare l’origine e garantirne la veridicità e l’attualità. Spesso i dati non hanno uno standard unico. Ci sono fonti diverse per gli stessi parametri, non tutte universalmente riconosciute. Il futuro va nella direzione di una migliore gestione e certificazione, per garantire a chi compra di acquistare quello che sta veramente cercando.

E’ d’accordo sul fatto che gli editori non dovrebbero pensare al Programmatic solo come modo per monetizzare l’invenduto?

Assolutamente d’accordo, tanto che per noi non il Programmatic non ha nulla a che vedere con il cosiddetto remnant. Un conto è usare l’RTB per la gestione dell’invenduto, un altro è il Programmatic nel senso di mettere a disposizione dei formati su piattaforma. Gli spender, se messi in condizione di gestire una campagna su un sistema tecnologico che consente di raggiungere un preciso target, con un formato in primo scroll, con un dato certificato a supporto, con la possibilità di fare cherry picking sulle impression, si rendono conto che si tratta di un’offerta premium, e sono disposti a pagare il giusto valore.

Quali sono quindi gli ostacoli verso una piena adozione del Programmatic, lato editori?

Innanzitutto, quanto dicevo poco fa non è ancora del tutto chiaro: è ancora diffuso il timore che il Programmatic abbassi i prezzi o di non riuscire a valorizzare la propria utenza. Bisogna quindi lavorare e fare informazione: il discorso dei prezzi, infatti, è legato alla qualità del proprio approccio al Programmatic. Poi, esiste un tema tecnologico: gli ad server non permettono di gestire l’erogazione di pubblicità secondo modalità pienamente attente al valore di ogni singolo utente per gli inserzionisti. La soluzione può venire dalle SSP (supply side platform) che forniscono la tecnologia che finora mancava, permettendo agli editori di mettere in vendita la propria inventory in una modalità diversa, più attenta al valore di ogni singola impression piuttosto che al valore di una determinata quantità di impression.

 

Il Programmatic per la migliore monetizzazione degli spazi adv

Si parla molto dei vantaggi del programmatic per gli inserzionisti, mentre si tende a sottovalutare i benefici che gli editori possono ottenere da questa tecnologia, in particolare riguardo al tema della massimizzazione dei ricavi per singola impression (o yield management in inglese ).

In un mercato dove le impression vengono sempre più banalizzate e perdono di valore, e dove gli inserzionisti sono sempre più attenti ai dati e a misurare il Roi di una campagna pubblicitaria, la sfida che gli editori affrontano non è più quella di vendere tutta la loro inventory, cosa fattibilissima aprendo a ogni genere di campagne a basso valore aggiunto, ma quella di monetizzarla al meglio.

Il maggior problema che un editore affronta quando decide di ottimizzare la monetizzazione della propria inventory è la mancanza di una tecnologia adeguata. Avendo a disposizione un’impression X su utente Y di cui si conoscono abitudini di navigazione e di acquisto, ci sono sicuramente diversi inserzionisti interessati a pagare un prezzo diverso per quell’impression X, a seconda del valore che l’utente Y ha per loro.  È altrettanto evidente che un inserzionista può avere interesse a pagare quella specifica impression X  molto più di un altro inserzionista perché sa che il Roi che ottiene è molto elevato, quindi giustifica ampiamente la spesa.

Gli ad server generalmente non permettono di gestire le impression pubblicitarie seguendo questo approccio. La soluzione viene dalle SSP (supply side platform) che forniscono la tecnologia che finora mancava, permettendo agli editori di mettere in vendita la propria inventory in una modalità diversa, più attenta al valore di ogni singola impression piuttosto che al valore di una determinata quantità di impression.

Gli editori che approcciano il programmatic devono quindi rivedere in maniera importante la propria strategia commerciale: non ha più senso la divisione netta tra premium e remnant, dove il premium ha prezzi molto elevati e remnant ha prezzi molto bassi. Si rende necessario invece un approccio in cui si gestisce lo yield in maniera più dinamica sulla base della domanda e dell’offerta per ogni specifica impression, guardando meno ai valori massimi e minimi (impressions vendute a 10€ Cpm e impressions vendute a 0,2€ Cpc) e piu all’incremento dell’eCpm medio, yield improvement appunto che si ottiene monetizzando al meglio ogni singola impression.

È chiaro che anche gli inserzionisti beneficiano di questo approccio di vendita in quanto possono controllare meglio i propri acquisti, riducendo al minimo la dispersione e massimizzando il Roi delle proprie campagne.


Matteo Longoni è Commercial Director FR, IT, ES and EEM eBay Advertising, divisone del gruppo eBay che ha come obiettivo quello connettere i brand con gli utenti di uno dei marketplace più grandi del mondo in modo semplice ed efficace. L’utenza di eBay è incredibilmente vasta (152 milioni di utenti attivi nel mondo) e include tutte le classi sociali, fasce d’età e localizzazioni.

EBay al lavoro sul Native Programmatic. Al via nel 2015

EBay si prepara ad arricchire la sua offerta di formati mobile con un set di soluzioni native di nuova generazione, destinate ad essere acquistabili in Programmatic.

Lo ha annunciato l’head of advertising del sito di annunci, Phuong Nguyen.

Phuong-Nguyen-ebay
Phuong Nguyen

La prima fase della strategia di eBay prevede il lancio, entro la fine dell’anno, di una serie di formati mobile nativi, studiati per integrarsi al meglio nell’ambiente del sito. Si chiameranno home-screen native ads e saranno ospitati dalla “home screen” delle mobile e web app di eBay.

Interessante il commento di Nguyen sugli errori del passato da parte degli attori del mercato sul mobile adv. “Quando gli annunci mobile hanno iniziato a proliferare – ha detto il manager a The Drum  – come industry siamo stati un po’ pigri, prendendo per buoni i paradigmi del desktop e applicandoli al mobile. Il risultato è stato che abbiamo fatto proliferare delle orribili ad experiences con quei piccoli banner strip che era difficile credere avrebbero mai coinvolto i consumatori”.

Inizialmente i nuovi formati nativi di eBay saranno commercializzati in modo tradizionale, ma eBay sta lavorando per rendere l’offerta disponibile in programmatic nel 2015, iniziando dal mercato UK.