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Apple News accelera i test per la vendita di pubblicità tramite DoubleClick

Lo scorso ottobre, Apple aveva dato il via su Apple News ai test per la vendita di pubblicità tramite DoubleClick, in particolare attraverso un’integrazione con la piattaforma DoubleClick For Publishers (DFP).

Adesso, secondo quanto riporta Digiday, il ristretto numero di editori coinvolti nella prima fase di test, abilitati ad erogare attraverso DFP annunci pubblicitari sui loro articoli presenti su Apple News, sarebbe stato ampliato.

Per Apple, l’integrazione con DFP rappresenta un modo per attirare più editori sulla sua edicola digitale, offrendo la possibilità di utilizzare anche per l’app una piattaforma da loro già potenzialmente adottata per altri canali pubblicitari, con una conseguente velocizzazione dei processi di erogazione dell’adv.

L’integrazione, tuttavia, pone dei limiti: ad esempio può essere utilizzata solo per transazioni dirette e non consente agli editori di vendere campagne targettizzate in programmatic. Ciononostante, per Apple potrebbe costituire un modo per crearsi uno spazio all’interno delle strategie commerciali degli editori, che, soprattutto dopo il recente cambio di algoritmo di Facebook, sono alla ricerca di nuove piattaforme su cui distribuire i propri contenuti e monetizzarli.

Google tenta un nuovo approccio alla tv. Stavolta attraverso DoubleClick

Da qualche tempo Google ha mostrato interesse su un altro mezzo, diverso da Internet ma altrettanto proficuo, la tv.

Inizialmente l’approccio al piccolo schermo era avvenuto nel modo forse più naturale, ossia attraverso la già ben rodata piattaforma video di Big G, YouTube. All’inizio di quest’anno, infatti, la società ha lanciato YouTube Tv, un servizio di streaming che dà agli utenti accesso a una serie di canali televisivi. La piattaforma al momento non è ancora disponibile in Italia, ma negli Stati Uniti col tempo la sua offerta è stata ulteriormente messa a punto, con l‘aggiunta di nuovi broadcaster tra i partner di contenuto e la recentemente annunciata integrazione con Google Home.

Adesso però, pare che Google stia affiancando a quella iniziale una nuova strategia, che approccia il mezzo televisivo da una diversa angolazione. Quella dell’erogazione di pubblicità.

Mountain View ha infatti presentato, in occasione di un recente evento, una serie di nuove soluzioni relative a DoubleClick For Publishers e dedicate alla pubblicità televisiva, e proprio oggi, 18 ottobre, la director of product management per il video advertising di Google Rany Ng le ha raccolte all’interno di un blog post, in cui ha illustrato anche l’idea che c’è dietro di esse.

“Credo in un futuro intelligente della Tv, in cui i contenuti televisivi che amiamo si uniscano all’esperienza senza soluzione di continuità del mondo digitale, su tutti gli schermi e superfici”, ha scritto. E in questo futuro intelligente, un ruolo importante è giocato dall’esperienza dell’utente, anche in chiave pubblicitaria: “con la tv che va verso il digital – ha spiegato la manager -, noi scommettiamo nella costruzione di una migliore user experience, che sia connessa, sempre attiva e on-demand“. User experience che tuttavia, secondo quanto la stessa Rany Ng ha precisato in altra sede, non vedrà una sostituzione della TV con il digital, né una replica delle modalità televisive in un mondo online.

Le novità di Google per la pubblicità tv

Tra le principali novità presentate, c’è l’arrivo, entro la fine dell’anno, delle soluzioni TV Content Explorer e TV Modeled Forecasting su DoubleClick for Publishers.

La prima è un prodotto che consente ai broadcaster di avere informazioni sulla monetizzazione dei loro contenuti, in modo da poter meglio pianificare e vendere i vari show. La seconda è invece uno strumento che offre alle media company una visione sulla reach e il traffico di gruppi di programmi, stimando gli effetti delle trasmissioni sulla base di stagionalità passate e altri fattori: il prodotto è stato aggiornato con nuove funzionalità, tra cui una finestra di studio che va indietro di 18 mesi invece che di 9 e la possibilità per gli editori di importare dati offline, utili per affinare le stime.

Inoltre, Google ha avviato il beta test di Smart TV Ad Breaks, uno strumento che porta la dynamic ad insertion all’interno degli spot televisivi, consentendo ai broadcaster di ottimizzare un break pubblicitario inserendo in tempo reale dei posizionamenti da vendere sia in modalità diretta che in programmatic (guaranteed deals, private auction o open auction).

Apple News, via ai test per la vendita di pubblicità tramite DoubleClick

Qualche mese fa la notizia era girata come indiscrezione, ma ora nuovi particolari la rendono (quasi) ufficiale: un selezionato gruppo di editori starebbe testando la vendita di annunci pubblicitari su Apple News utilizzando DoubleClick For Publishers.

Secondo Advertising Age, che per prima ha riportato la notizia, non è ben chiaro quali siano gli editori coinvolti nel test, anche se media company come Condé Nast, Time Inc., CNN e altri avrebbero condotto per mesi dei colloqui con Cupertino sulla possibilità di modificare le modalità di gestione della vendita pubblicitaria sulla popolare app, che solo negli Stati Uniti conta 50 milioni di visitatori al mese secondo comScore.

Attualmente i publisher possono impostare l’erogazione di pubblicità sui loro articoli all’interno di Apple News, ma per farlo sono obbligati ad utilizzare il sistema proprietario Apple Advertising Platforms, con un conseguente rallentamento dei processi visto che non si tratta della tecnologia di riferimento per tutti i canali dell’editore, e sono soggetti a maggiori restrizioni sui dati utilizzabili per il targeting. Da sempre infatti Apple ha avuto una politica molto stretta sul fronte dati, a favore di una maggiore privacy dei propri utenti ma d’altro canto a discapito dell’efficacia delle campagne ospitate sui suoi canali. Ultimamente ha fatto scalpore, nel mercato pubblicitario, la volontà del colosso di limitare la durata dei cookie sulla nuova versione del suo browser Safari.

Molti editori adottano già l’ad server di Google sulle loro property, e sarebbero facilitate ad usare la stessa tecnologia anche su Apple News.

RhythmOne tra i partner dell’open beta di DoubleClick Exchange Bidding

Il mese scorso, Google ha annunciato il lancio dell’open beta del programma DoubleClick Exchange Bidding (EB), l’alternativa all’header bidding di Mountain View, e adesso cominciano ad essere ufficializzati i nomi dei primi partner della soluzione.

Tra di essi c’è RhythmOne, la piattaforma tecnologica che recentemente ha acquisito RadiumOne (l’unione delle due società porterà alla creazione di una piattaforma full-stack, attiva da settembre anche in Italia). La società ha ufficializzato con una nota di essere tra le società che partecipano all’open beta del programma EB, e che attraverso l’integrazione, potrà fornire ai clienti di DoubleClick For Publishers un maggior numero di inserzionisti tra i suoi partner premium.

L’integrazione delle piattaforme farà sì infatti che gli editori che usano DFP potranno permettere a RhythmOne di proporre delle offerte in real-time per le loro inventory, attraverso processi di RTB standard. Le offerte presentate da RhythmOne saranno considerate insieme a quelle di DoubleClick AdX, alle campagne in reservation degli editori e a quelle degli altri partner di Exchange Bidding, e tra tutte verrà scelta quella con il prezzo più alto.

Gli editori avranno accesso alla domanda proposta da RhythmOne attraverso la piattaforma DoubleClick For Publishers.

Axel Springer abbandona l’ad server di Google e sceglie AppNexus

Axel Springer non utilizzerà più DoubleClick for Publishers, l’ad-server di Google. Al suo posto, la società editrice tedesca ha scelto la piattaforma di AppNexus, una mossa che si inserisce all’interno di una più ampia collaborazione tra le due strutture.

La transizione comincerà a partire dall’anno prossimo, quando marchi come Bild, Welt e Business Insider adotteranno gradualmente le tecnologie della società ad-tech indipendente.

Alcune delle testate digitali di Axel Springer erano già connesse a porzioni della piattaforma di AppNexus, come, ad esempio, lo strumento di marketing predittivo Yeldex, ma l’espansione degli accordi comporta che alla fine ognuna di loro impiegherà le tecnologie di monetizzazione della società ad-tech. Sono inclusi nell’integrazione gli inventari desktop e mobile su formati display, video e nativi, che potranno essere venduti attraverso canali garantiti o in open exchange.

AppNexus si è rifiutata di esprimersi circa le motivazioni che hanno guidato l’operazione, tuttavia ha sottolineato alla testata The Drum che le ragioni risiedono nelle stesse caratteristiche della piattaforma tecnologica, “aperta e programmabile”. Come conseguenza della collaborazione, i marchi dell’editore saranno in grado di interconnettere le inventory uno con l’altro e collegarsi a “processi di clienti esterni”.

Al di là del caso specifico, la mossa di Axel Springer rivela risvolti importanti, potendo essere letta come il tentativo di un grande editore di uscire dalla sfera di Google. La stessa Google che oggi domina insieme a Facebook il mercato pubblicitario, come recentemente confermato da un report di Zenith. In realtà, non si tratta del primo tentativo in tal senso: come ricorda The Drum, quello di Axel Springer è solo l’ultimo di una serie di esempi di editori che decidono di affidarsi a partner indipendenti che possano aiutarli ad acquisire, gestire e monetizzare audience nel web aperto. Cosa peraltro ulteriormente confermata dalla sempre maggiore adozione di tecnologie di header bidding da parte dei publisher.

Le preoccupazioni sulla trasparenza e l’esigenza di massimizzare i ricavi porteranno altri editori a un cambio di rotta strategico? Vedremo. Intanto Google continua a godere di ottima salute: secondo l’ultima trimestrale, nei primi tre mesi dell’anno il colosso di Mountain View ha messo a segno oltre 5 miliardi di utili e una crescita del fatturato sopra le aspettative, trainata proprio dall’advertising.

Programmatic video: crescono ricavi ed investimenti, in aumento la viewability su YouTube

I brand desiderano raggiungere le persone ovunque si trovino e oggi i video vengono visualizzati su qualsiasi tipo di supporto, dagli schermi da 5 pollici che possono essere tenuti comodamente in tasca, fino al televisore di casa. Grazie ai progressi tecnologici della pubblicità programmatica, oggi i brand possono entrare facilmente in contatto con gli utenti su qualsiasi tipo di dispositivo mentre riproducono contenuti video e TV premium.

Google ha recentemente pubblicato il “Quadro globale sul programmatic video 2016” (State of Play), il primo report di riferimento di Mountain View sullo stato della pubblicità video in modalità programmatica, risultato di misurazioni di performance effettuate sulle piattaforme DoubleClick Bid Manager e DoubleClick for Publishers da settembre 2014 a dicembre 2015.

Il Quadro globale 2016 evidenzia nuove statistiche video legate al programmatic, a DoubleClick e a YouTube, e mostra come i brand e i publisher stanno adottando la tecnologia programmatica per la distribuzione pubblicitaria. Mentre il report del 2015 era incentrato sulla visibilità (viewability) dei video, il report di quest’anno offre uno sguardo più ampio sul video in programmatic con tendenze e future aree di crescita, come per esempio le Connected TV, oltre a confronti sulla viewability.

Il report illustra le novità dei nuovi strumenti come il Programmatic Direct, le migliori strategie per raggiungere gli utenti su diversi tipi di schermi, gli aspetti principali della sicurezza del brand e degli annunci fraudolenti e, infine, lo stato della visibilità dei video su YouTube e sul web in Italia.

Tra i risultati:

  • 85% degli inserzionisti inclusi nell’Ad Age Top 100 ha acquistato pubblicità programmatica video su DoubleClick Bid Manager nel 2015, con un aumento di oltre il 590% delle impression relative alla pubblicità video programmatica rispetto all’anno precedente
  • I ricavi dal programmatic video per le TV e le media company sono aumentato di 6 volte nel 2015 su DoubleClick for Publishers
  • In Italia la viewability su YouTube è aumentata fino al 91% nel 2016 (nel 2015 era 89%)
  • La società italiana Sport Network ha avuto un aumento delle entrate derivanti dai marketplace privati del 355% grazie a DoubleClick

Il Programmatic Video cresce su YouTube del 55% al mese

Gli ultimi dati rilasciati da Google confermano lo stato di salute dell’acquisto in Programmatic di spazi in formati video.

Dall’analisi della pubblicità programmatica video sulle piattaforme DoubleClick Bid Manager (DBM) e DoubleClick for Publishers (DFP), compiuta a livello globale a partire dal quarto trimestre 2014 al quarto trimestre 2015, si evince che sempre più inserzionisti sono a loro agio con gli acquisti automatizzati.

I dati segnalano che il programmatic buying su Youtube continua a crescere oltre il 55% mese su mese da quando è diventato disponibile su DBM a settembre 2015. Nel primo trimestre del 2016, su DBM la crescita della spesa diretta verso i dispositivi con schermi più grandi ha lasciato indietro tutte le altre dimensioni messe insieme per un valore del 17%; ha fatto notare MediaPost che gli schermi grandi hanno una correlazione positiva con metriche chiave come brand lift, viewability video e coinvolgimento.

I ricavi da programmatic video per tv e aziende mediali su DFP nel 2015, hanno visto un incremento di oltre il 550% rispetto all’anno precedente, mentre su DBM le impressioni video su smartphone e tavolette è aumentato più di 30 volte. Per le emittenti e le aziende mediali, Google ha rilevato che su DFP le impressioni video mobile programmatiche sono cresciute del 540% per smartphone e tavolette nel 2015, in confronto all’anno precedente.

Le impressioni video erogate da DBM su televisioni connesse e schermi tv equipaggiati con dispositivi in grado di connettersi e collegarsi alla tv sono cresciute nel 2015 del 225% rispetto all’anno precedente.

Gli inserzionisti hanno inoltre accresciuto la loro spesa in annunci video sui media tramite Programmatic Direct di oltre 650% con DBM. Infatti gli scambi in programamtic video utilizzando Programamtic Direct p aumentato 39 volte su DBM dal primo trimestre 2015 fino al quarto trimestre 2015.

Hearst lancia Buzzing, la soluzione che dice agli inserzionisti quali sono i contenuti più popolari

Conoscere quali sono i contenuti più letti e condivisi tra le property di un editore può essere una informazione molto utile per le aziende che intendono targettizzare un determinato tipo di audience. E da oggi gli inserzionisti di Hearst avranno questa possibilità.

Il gruppo editoriale americano, compiendo un nuovo passo verso la pubblicità data-driven, ha infatti lanciato Buzzing@Hearst, un servizio, integrato nella sua piattaforma di distribuzione dei contenuti MediaOS, che traccia il livello di engagement dei contenuti su tutte le property digitali dell’editore, inclusi siti di giornali, magazine e canali tv. La soluzione misura l’engagement di ogni articolo pubblicato utilizzando centinaia di segnali, aggiornati ogni 90 secondi, e poi in base ai risultati assegna un Buzzing Score da 1 a 20 per ogni contenuto.

Lo strumento è aperto agli inserzionisti, e consente loro, di fatto, di allinearsi con i contenuti più popolari, avendo a disposizione informazioni in real time su quello che la gente legge, guarda o condivide sui social. Le aziende possono poi utilizzare la piattaforma di vendita pubblicitaria in programmatic di Hearst per targettizzare le audience interessate a questo tipo di contenuti.

La soluzione è anche collegata a DoubleClick for Publishers, consentendo agli advertiser di partecipare ad aste sui trending topic di quel momento in tempo reale.

Lungi dall’essere utile solo ai brand, Buzzing@Hearst ha anche un risvolto editoriale: i direttori delle testate del gruppo possono infatti utilizzare le informazioni di Buzzing per identificare i contenuti più seguiti sui loro e sugli altri siti del gruppo, in modo da sviluppare contenuti che siano popolari e rilevanti per le loro testate.

Google aggiorna DoubleClick for Publishers: più facile la vendita di formati Native

Da oggi è ancora più facile vendere pubblicità native tramite DoubleClick for Publishers. Google ha infatti effettuato un aggiornamento della sua piattaforma, al fine di semplificare il processo di vendita di native adv su siti web mobile, applicazioni e siti desktop.

“Realizzare e gestire campagne native su tutta l’inventory digital di un editore è stato, fino ad ora, un processo operativamente molto complesso, che richiedeva ore di produzione manuale di codici e di realizzazione di creatività individuali da asset forniti dagli inserzionisti”, scrive Tom Bender, Group Manager in Google DoubleClick in un blog post ufficiale.

“Adesso, DoubleClick for Publishers supporta creatività native facilmente scalabili e adattabili a differenti layout di contenuto su differenti schermi. Invece di fornire creatività rigide e predefinite, le aziende possono fornire agli editori componenti per la costruzione delle loro campagne – immagini, headline, testi, etc. I publisher settano una libreria centrale di stili native adatti ai loro contenuti e DoubleClick automaticamente costruisce la creatività a partire dalle sue componenti, applicando il giusto stile in base a dove gli utenti stanno fruendo del contenuto”.

Queste creatività native possono essere erogate sia all’interno di banner tradizionali sia su un nuovo spazio fluido totalmente responsive, disponibile attraverso Google Publisher Tag e il Google Mobile Ads SDK. “Active View e misurazioni di società terze sono pienamente supportate”, aggiunge Bender.

La decisione di Google di aggiornare in tal senso DoubleClick for Publishers sottolinea la volontà di Mountain View di attivare il native advertising attraverso ad exchange in programmatic, osserva il sito AdAge, nonostante ciò riguardi, al momento, solo le vendite di spazi dove sussiste una relazione diretta tra editore e inserzionista.

Google testa l'exchange bidding su DoubleClick for Publishers

Aumentare le possibilità di ricavi dei publisher, senza compromettere l’esperienza di navigazione degli utenti. Con questo obiettivo, Google ha annunciato due novità, volte in particolar modo a supportare i processi di RTB sul mobile web e sulle inventory in-app: l’apertura a tutti i publisher di First Look di DoubleClick for Publishers; e l’avvio dei test sull’exchange bidding di terze parti, in allocazione dinamica.

«Con il passaggio al mobile – spiega Jonathan Bellack, Director of Product Management, DoubleClick in un blog post ufficiale -, i publisher hanno solo una frazione di secondo per mostrare l’inserzione più rilevante e meglio pagata, per poter massimizzare il loro rendimento complessivo. Le ricerche mostrano che un solo secondo in più di caricamento su mobile comporta un aumento del 58% nella frequenza di rimbalzo. È per questo motivo che abbiamo lavorato a due nuove funzioni che fanno uso della potenza dell’offerta in tempo reale e dell’efficienza delle connessioni lato server, per aumentare i ricavi per i publisher senza compromettere l’esperienza di navigazione dell’utente».

La versione beta di DoubleClick for Publishers First Look è stata annunciata alcuni mesi fa. Da allora, sono stati effettuati test con più di 200 editori, che hanno visto aumentare i loro ricavi con percentuali a doppio zero. Adesso è giunto dunque il momento del roll-out definitivo della soluzione: gli editori di tutto il mondo potranno, attraverso First Look, mettere a disposizione il 100% della loro inventory per offerte in programmatic, anticipando anche sponsorship e reservation.

Nel frattempo, Google sta testando anche un’altra, nuova tecnologia su DoubleClick for Publishers, volta ad aiutare i publisher a gestire il rendimento attraverso exchange multipli e SSP. Nello specifico, si tratta degli exchange bidding in allocazione dinamica, che consentiranno a tutti i partner con cui un editore vorrebbe lavorare, non più dunque solo l’Ad Exchange di Google, di competere per le impression attraverso offerte in real-time, utilizzando la funzione dynamic allocation.

Piattaforme affidabili di terze parti e SSP potranno proporre prezzi in tempo reale utilizzando gli standard per le offerte in tempo reale del settore. I prezzi verranno valutati insieme alle offerte disponibili su DoubleClick Ad Exchange e alle campagne in prenotazione dei publisher, per scegliere l’inserzione con il rendimento più alto.

«Questo tipo di offerte – precisa Bellack – danno ai publisher anche il vantaggio di un report unico e accurato sui ricavi ottenuti da ciascun exchange/SSP. E, proprio come First Look, le offerte su più exchange funzionano senza alcun bisogno di codice aggiuntivo lato cliente».

«Prima di estendere l’offerta ad altri partner – aggiunge il manager -, valuteremo i risultati di questi test e consulteremo gli acquirenti, i venditori e gli exchange/SSP che stanno partecipando, per assicurarci che questa soluzione aiuti il marketplace della pubblicità programmatica a crescere e prosperare».

Tra gli exchange coinvolti nel test ci sono Rubicon Project (qui un articolo dedicato) e Index Exchange, mentre i partner lato publisher sono About.com, Hearst, Meredith e Zillow.