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Google apre al digital audio: gli spazi saranno acquistabili tramite DoubleClick Bid Manager

La pubblicità audio arriva su Google. Con un blog post ufficiale, Big G ha annunciato che da oggi le aziende potranno acquistare annunci audio in programmatic attraverso la sua DSP DoubleClick Bid Manager.

“In qualità di uno dei mezzi più immersivi e accessibili, l’audio offre un entusiasmante nuovo terreno per le aziende che vogliono raggiungere il loro pubblico”, spiega la società nel blog post, sottolineando come i contenuti audio abbiano ormai un larghissimo seguito, complice il seguito raccolto dai vari servizi di streming, come Spotify: “Si stima che nel 2018 1,2 miliardi di persone utilizzeranno servizi di streaming musicale nel mondo”, precisa Big G.

A questo si aggiunge che l’audio non piace solo agli utenti, ma anche alle aziende. E già diverse piattaforme hanno messo a punto offerte specifiche per la compravendita di spazi digital audio: da Rubicon Project a Mediamond, da S4M a DigitalMDE. Stessa cosa per i servizi di streaming musicale: l’app americana Pandora ha recentemente acquisito la piattaforma specializzata AdsWizz, mentre Spotify ha iniziato a vendere inventory audio nel 2016 e oggi questo canale copre gran parte del suo business pubblicitario.

Mancava, dunque, solo il gigante Google, e adesso in campo c’è anche lui, a livello globale. Attraverso DBM sarà possibile acquistare spazi provenienti da Google Play Music (solo in USA e Canada), Spotify, e dall’americana SoundCloud, a cui in futuro si aggiungerà anche Pandora. Gli exchange supportati sono DoubleClick Ad Exchange e Rubicon, e variano da caso a caso: per Google Play Music solo AdX, per Spotify solo Rubicon, per SoundCloud entrambi.

Il lancio della nuova offerta arriva dopo mesi di test, cominciati a gennaio con una trentina di aziende. Al momento, la vendita in programmatic avverrà attraverso accordi diretti e “guaranteed”, e non tramite aste aperte, anche se in futuro Google conta di aprire anche a questa modalità: «Le aste arriveranno con ogni probabilità nei trimestri a venire – ha dichiarato Payam Shodjai, director of product management di DoubleClick (DBM), riportato dalla testata adExchanger -. Ci stiamo lavorando. Dobbiamo essere sicuri che sia disponibile la giusta offerta di spazi. C’è bisogno di un po’ di informazione da entrambi i lati, ma è questione di tempo».

Naturalmente, attraverso la DSP di Google sarà possibile targettizzare le campagne sulla base di vari fattori come lingua, localizzazione, contesto e variabili demografiche. Per l’erogazione degli annunci verrà utilizzato lo standard VAST 4.0 di IAB, mentre per le aziende non sarà possibile usare tag VAST di terze parti.

Gli inserzionisti avranno la possibilità di misurare gli annunci in base a varie metriche, come il livello di completamento, l’ascolto per quartile, il tasso di messa in pausa o disattivazione del volume e il cosiddetto Audio Media Cost eCPCA (il costo medio di ogni impression audio completata, derivato dal rapporto tra il prezzo degli spazi e il livello di annunci completati).

Ma quanto costeranno questi annunci? “Le quote per i posizionamenti audio sono significativamente più alte di quelle delle impression display standard – spiega Google nella sua pagina di supporto -. Raccomandiamo di fissare i CPM audio seguendo la stessa strategia utilizzata per le inventory video”.

Smart apre al Programmatic Guaranteed. Doubleclick Bid Manager primo partner

All’interno dell’offerta di Smart debutta il Programmatic Guaranteed. Una modalità di compravendita pubblicitaria che permette ai compratori di finalizzare deal con i premium publisher di Smart, con una delivery garantita ad un prezzo fisso. Primo partner in Programmatic Guaranteed della piattaforma è Google DBM (di cui Smart è a sua volta uno dei primi partner).

L’offerta è attiva su desktop, video, mobile e app, e continuerà ad avere dalla sua servizi di adserving e forecasting, due componenti chiave che da sempre hanno caratterizzato il posizionamento di Smart tra le piattaforme lato offerta.

«Siamo entusiasti di creare nuovi modi di utilizzo delle decisioni data-drive in real-time, combinate all’accesso di inventario riservato dai publisher. Il Programmatic Guaranteed semplifica il processo di acquisto con l’utilizzo di un’unica piattaforma e crea nuove opportunità di cooperazione tra advertiser e publisher. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri partner per portare questa nuova offerta nel mercato», afferma Paul Cocks, EMEA Head of Product for Inventory & Programmatic Direct in Google.

Su Smart i buyer potranno adesso concludere transazioni per formati ad alto impatto, tra cui Roadblocks e rich media. Una decisione che la società guidata in Italia da Andrea Ceccoli ha preso come parte della sua strategia per garantire maggiore controllo e trasparenza a domanda e offerta. Strategia in cui si inserisce anche la recente decisione di bloccare tutti i domini non autorizzati da Ads.txt.

«I buyer devono capire dove stanno finendo i loro budget pubblicitari, così il cambiamento alle relazioni dirette è strumentale – evidenzia il Chief Programmatic Officer di Smart David Pironon -. Smart fornisce un procedimento trasparente tra acquisto e vendita per effettuare transazioni dirette, senza il procedimento time-consuming delle inserzioni tradizionali. Il settore si sta spostando dai tradizionali acquisti IO verso deal in programmatic, inclusi anche quelli con volume garantito».

«La nostra piattaforma full-stack – aggiunge Pironon – offre un avanzato sistema di forecasting che include diversi parametri e fonti lato domanda in maniera tale che i publisher possano fornire ai buyer il 100% del volume di delivery, mentre viene massimizzato il rendimento con le campagne non-guaranteed».

Smart cresce e fissa i punti chiave della strategia 2018

L’ampliamento dell’offerta si inserisce in una fase di piena crescita della società, come ci conferma il Country Manager Italia Ceccoli: «L’azienda continua ad essere in crescita a livello globale su tutte i mercati, con un focus particolare sulla Cina».

La piattaforma ha aperto il 2018 con un’idea chiara di quelli che saranno i capisaldi della sua strategia: «Punteremo su alcune nostre feature chiave – ci spiega Ceccoli -. Innanzitutto l’inventory sulla nostra SSP, che è 100% ads.txt compliant e di alta qualità per i nostri buyer. Poi, contiamo di sviluppare il mercato delle app con nuovi partner e formati. Ancora, ottimizzeremo i processi di acquisto all’insegna del deal discovery, consentendo la ricerca automatica di deal già fatti e stabiliti tramite programmatic. E non da ultimo, intendiamo associare la nostra piattaforma full stack al concetto di “private garden”, ossia una suite completa per la monetizzazione di quegli editori che vogliono ottimizzare le revenue allo stesso tempo proteggendo i propri dati».

DoubleClick Bid Manager testa due nuove funzioni che avvicinano tv e web

Alla vigilia del Super Bowl americano, Google annuncia due novità relative alla sua piattaforma DoubleClick Bid Manager, volte ad avvicinare tv e digital in ottica pubblicitaria multischermo.

I trigger in tempo reale

La prima è l’arrivo dei trigger in tempo reale, un modo per gli inserzionisti di stabilire dei momenti predefiniti, come eventi in tv o nella vita reale, per l’attivazione di campagne su vari schermi. Ad esempio, sarà possibile stabilire che nel momento in cui va on air in tv lo spot di un brand durante un evento sportivo, vengano erogate delle campagne video in-screen sui vari dispositivi digital. “Questi annunci – spiega Google in un blog post – potranno promuovere un’azione a livello lower-funnel, come il download di un’app o la visita in negozio, o potranno promuovere il nuovo spot appena mandato in onda e invitare gli utenti a rivederlo su YouTube”, estendendo così la reach e l’impatto delle loro campagne televisive.

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Un altro trigger potranno essere anche le condizioni meteo, come sole, pioggia o neve: su DBM infatti verranno integrate all’interno della funzione anche informazioni di tipo meteorologico. E in cantiere c’è la possibilità di attivare, in futuro, le campagne anche sulla base di specifiche azioni sportive, come i touchdown di football.

Il nuovo pannello TV Ad Explorer

L’altra novità è relativa alle campagne su TV lineare. Lo scorso anno, DoubleClick ha iniziato i test per rendere l’inventory della TV lineare disponibile sulla DSP. Adesso, la piattaforma metterà a disposizione i dati sulle campagne televisive – acquistate attraverso DBM o altre piattaforme – in un nuovo pannello chiamato TV Ad Explorer. “L’intento è quello di rendere più facile per i marketer valutare i loro acquisti pubblicitari su TV lineare, insieme alle performance delle campagne digitali”, spiega la società.

I dati disponibili sul pannello saranno disponibili a partire dal giorno successivo all’erogazione dello spot, e consentiranno di misurare la reach delle campagne per porzione della giornata, network, show, e demografiche dell’utente. Tra le funzioni, anche la possibilità di misurare il cambiamento del numero di ricerche effettuate online su un brand dopo l’erogazione dello spot.

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Entrambe le novità sono attualmente in fase beta.

DSP, le preferite dalle aziende sono Amazon e Google. I dati di uno studio

Quasi un terzo delle aziende conta in futuro di gestire in-house il Programmatic, e oltre la metà di aziende e agenzie pensa che questo complesso lavoro debba in fin dei conti diventare responsabilità dei brand.

E’ quanto rivela una ricerca internazionale condotta dalla società Advertiser Perceptions. Lo studio ha indagato il sentiment di marketer e agenzie sul Programmatic, svelando che, se da un lato gli inserzionisti riconoscono alla pubblicità automatizzata una migliore targettizzazione e una maggiore efficacia in termini di tempi e costi, dall’altro rimangono preoccupazioni su temi quali frodi (citate dal 39% degli intervistati, +12% rispetto a un anno fa), brand safety (26%, +9% sul 2016) e autenticità delle inventory (25%, in aumento del 2%).

Sette aziende su 10, comunque, continuano a fare affidamento a strutture esterne per la gestione dei loro acquisti automatizzati, e, tra queste, le piattaforme preferite risultano essere Amazon e Google. Alla domanda “Qual è la DSP con cui lavorate o avreste intenzione di lavorare”, il 39% delle aziende ha risposto Amazon, fino a un anno fa considerata più che altro un partner per il targeting, ed ora valutata un vero e proprio partner di acquisto grazie alla possibilità di utilizzare la sua enorme mole di dati sul suo network di siti. Il 35% ha menzionato DoubleClick Bid Manager di Google, il 24% Rocket Fuel (Sizmek) e MediaMath, e il 22% BrightRoll.

Tra le principali discriminanti nella scelta di una DSP ci sono la reach di pubblico, la qualità dell’analisi post-campagna e la facilità di utilizzo. Secondo le aziende, Google è la piattaforma che fornisce la reach maggiore e le migliori informazioni post-campagna, seguita da Amazon e MediaMath, mentre Amazon e The Trade Desk sono considerate quelle con cui è più facile lavorare. In media, comunque, i brand utilizzano tre DSP.

Rubicon Project integra il suo private marketplace in DoubleClick Bid Manager

Rubicon Project ha integrato il suo Private Marketplace (PMP) in DoubleClick Bid Manager, la demand-side platform di Google.

DoubleClick Bid Manager è la prima piattaforma ad utilizzare la nuova Orders API della società ad-tech, che permette ad agenzie, trading desk e inserzionisti di eseguire transazioni sulla piattaforma di acquisto scelta, senza effettuare accesso alla Orders UI di Rubicon Project.

“È finita l’era in cui si utilizzavano decine di interfacce utente per fare business”, ha dichiarato Tom Kershaw, Chief Technology Officer di Rubicon Project, “La nostra nuova Orders API consente alle piattaforme di acquisto come Bid Manager di fornire ai loro utenti maggiore accesso alle inventory premium vendute attraverso PMP. Anche i nostri editori partner beneficiano da questa espansione in quanto i loro spazi pubblicitari saranno più accessibili da nuove fonti di domanda”.

L’integrazione, afferma la nota, sottolinea la convinzione della società del valore delle transazioni private negli ambienti programmatici. Rubicon Project prevede di integrare la sua interfaccia con altri operatori nei prossimi mesi e settimane.

Red Bull, primo caso in Italia di long video in programmatic con Initiative e Sharethrough

Il torneo di League of Legends promosso da Red Bull, grande evento per gli appassionati di intrattenimento videoludico che si svolgerà durante le prossima Milan Games Week, diventa l’occasione per il primo esempio in Italia di Native Video Strategy in programmatico via DoubleClick Bid Manager sulla suppy-side Platform di Sharethrough (leggi l’articolo sull’integrazione tra le due piattaforme). La pianificazione è stata curata da Initiative con il supporto di Cadreon.

La strategia distributiva sugli ad exchange, basata su un filmato emozionale di oltre un minuto, ha portato, afferma la nota, risultati positivi all’SSP, che è in grado di supportare con gli stessi parametri delle piattaforme Social un contenuto video complesso su prodotti editoriali Premium e sicuri per il marchio.

Il formato Video Native, prosegue la nota, permette la fruizione di un contenuto video in maniera non invasiva per l’utente finale adattandosi al contesto del sito e permette di:

  1. Aumentare il numero di Views in questa fase “teaser” di campagna
  2. Massimizzare il CTR e le visite al sito
  3. Generare una maggiore Awareness del brand.

«Siamo orgogliosi come Sharethrough Italia di aver supportato Red Bull nel primo esperimento di Video Native Strategy in programmatico – afferma Cristina Pianura CEO di Prime Real Time, vendor esclusivo di Sharethrough in Italia – Come ci conferma il mercato americano, questo esempio pionieristico indica la strada per affiancare le ordinarie strategie distributive di contenuto ad alto engagement che rappresenteranno il vero prodotto a valore aggiunto nel mondo Native nei prossimi mesi».

Google aumenta il risarcimento per chi ha acquistato inventory fraudolente su DoubleClick

Un completo risarcimento della spesa per le aziende che hanno acquistato inventory fraudolente attraverso DoubleClick Bid Manager. E’ quello su cui sta lavorando Google, come parte di una serie di iniziative volte a garantire una maggiore trasparenza agli utilizzatori della sua DSP.

Qualche settimana fa, il Wall Street Journal aveva riportato la notizia che Google avrebbe rimborsato chi tramite DoubleClick aveva acquistato pubblicità su siti con traffico fraudolento o non valido (leggi qui l’articolo), ma avrebbe ridato indietro solamente il costo della propria fee, che normalmente varia tra il 7 e il 10% della spesa effettuata per l’inventory.

Adesso invece pare che si stia andando verso un rimborso più cospicuo, grazie all’intervento di altri attori della lunga filiera del Programmatic. Secondo quanto ha rivelato la società in un blog post ufficiale, Big G infatti starebbe lavorando con i propri partner di vendita per implementare un risarcimento automatico in caso di traffico non valido. Tra questi, AppNexus, Index Exchange, OpenX, Teads, Telaria e DoubleClick Ad Exchange avrebbero già dato la loro disponibilità a rimborsare i buyer per le inventory identificate come non valide fino a 30 giorni dopo l’iniziale pagamento.

“Questi impegni, insieme ad altri, coprono oltre il 90% dell’inventory disponibile su DoubleClick Bid Manager. A breve, identificheremo in Bid Manager queli partner di vendita forniscono un rimborso per il traffico invalido e offriremo agli inserzionisti la possibilità di acquistare solo da queste fonti”, ha precisato Google nel blog post. La novità dovrebbe diventare effettiva nel corso dei prossimi mesi.

Google fornirà inoltre agli utilizzatori della DSP più dettagli sulle impression fraudolente individuate e filtrate, sia in fase prebid che post-serve.

La società non ha mancato di sottolineare, nel blog post, l’importanza dello strumento Ads.txt, di cui già in passato si era fatta promotrice. Ads.txt, ideato da IAB Tech Lab, è un indice preformattato di venditori autorizzati che gli editori possono attaccare ai loro domini consentendo agli advertiser di riconoscere chi è ufficialmente preposto alla vendita delle loro inventory. Uno strumento nato per dare più sicurezza a chi acquista pubblicità online, ma il cui utilizzo da parte degli editori è ancora limitato.

Google ha fatto sapere che, entro la fine ottobre, DoubleClick Bid Manager acquisterà inventory solo dalle fonti indicate come venditori autorizzati sul file Ads.txt di un editore, se quel file è disponibile.

YouTube, nuove strategie di ottimizzazione per Active View in DoubleClick Bid Manager

Il tema della viewability continua ad essere uno degli argomenti più discussi fra gli operatori dell’industria digitale, anche al dmexco (leggi l’articolo dedicato). È proprio qui, infatti, che YouTube ha presentato gli ultimi aggiornamenti alle sue soluzioni pubblicitarie per aiutare gli inserzionisti a posizionare i propri annunci dove hanno maggiori possibilità di essere visti.

La piattaforma ha lanciato due nuove strategie di ottimizzazione del bidding con Active View in DoubleClick Bid Manager, per gli annunci video che compaiono nel resto del web e sulle applicazioni in cui la viewability è minore rispetto a YouTube. Sono incluse la possibilità di ottimizzazione per un annuncio video che sia visibile sullo schermo per almeno 10 secondi, o per un annuncio video che venga visualizzato completamente e sia udibile.

Active View utilizza il machine learning per massimizzare le impression che soddisfano gli obiettivi di viewability e audibility. Nello specifico, lo strumento mette a fattore una serie di segnali come la dimensione del player video, il dominio e la posizione sulla pagina per determinare il bid ottimale per ciascuna impression, così da trarre il massimo dal budget.

Queste nuove strategie di bidding, disponibili su Bid Manager per tutti gli inserzionisti come espansione delle soluzioni già esistenti, dovrebbero permettere di migliorare il view-through rate in situazioni in cui si vuole verificare che la propria audience stia prestando attenzione.

Metriche avanzate di Active View per tutti gli annunci video

Dopo aver reso disponibile la reportistica avanzata per le campagne TrueView di YouTube su DoubleClick, oggi la piattaforma estende questa funzione e rende le nuove metriche di Active View su DoubleClick Campaign Manager e DoubleClick Bid Manager disponibili per tutti i video, non solo YouTube.

Queste nuove metriche di viewability e audibility permettono di scoprire insight approfonditi sulla performance delle creatività e sull’attenzione degli utenti.

Aumenta il livello di viewability di YouTube

L’anno scorso, YouTube aveva annunciato che a livello globale la viewability media degli annunci video sulla piattaforma era salita al 93%. Oggi, questo numero è cresciuto: globalmente la viewability media degli annunci video su YouTube è ora al 95%, mentre la viewability media dei video nel resto del web e sulle app è rimasta al 66%. Inoltre, secondo la società il 95% degli annunci su YouTube è udibile.

Sul report “Lo stato della viewability degli annunci video” è possibile vedere i livelli di viewability per diversi tipi di inventory e diversi dispositivi a livello mondiale.

The Trade Desk e White Ops insieme per combattere le frodi pubblicitarie

The Trade Desk e White Ops hanno siglato un accordo finalizzato a verificare e garantire le visualizzazioni della pubblicità online.

Nell’ambito di questa iniziativa, la piattaforma tecnologica e la società anti-frode collocheranno server e centrali dati in Nord America, Europa e Asia per analizzare in tempo reale ogni impression in asta a livello globale.

A partire dal primo ottobre, dunque, nel momento in cui saranno ordinati acquisti di spazi in programmatic attraverso The Trade Desk, bot e altre tipologie di traffico non umano saranno identificati da White Ops e eliminati dalla demand-side platform, che bloccherà l’erogazione di quelle impression.

“Per troppo tempo, il traffico non valido è stato parte del nostro settore”, ha dichiarato Jeff Green, Chief Executive e Co-fondotore di The Trade Desk, “Ma non c’è livello di frode che sia accettabile. La nostra collaborazione con White Ops indica che siamo la prima piattaforma pubblicitaria a bloccare le impression non umane alla porta di ingresso”.

Pubblicità digitale, il mercato chiede maggiore trasparenza. E The Trade Desk risponde

Questo asse anti-frode sembrerebbe essere una risposta decisa alla sfiducia molti marketer dell’industria nutrono nei confronti degli operatori dell’ad-tech; molti marketer sospettano che una parte consistente dei loro investimenti in pubblicità digitale sia vanificato dal traffico non autentico.

E, probabilmente, non è un caso che l’iniziativa sia stata promossa proprio da The Trade Desk, DSP scelta da Procter & Gamble dopo che la multinazionale del largo consumo aveva riveduto radicalmente la propria strategia programmatica con l’obiettivo di ottenere maggiori trasparenza. La stessa P&G, per bocca del suo Chief Brand Officer, Mark Pritchard, è stata la prima grande azienda investitrice ad esprimere pubblicamente dubbi e perplessità, che da tempo serpeggiavano nel mercato, riguardanti la filiera del marketing su web.

La stipulazione dell’accordo segue di soli tre giorni la notizia dei rimborsi emessi da Google a favore degli inserzionisti penalizzati dal traffico pubblicitario non umano su DoubleClick Bid Manager.

Inventory fraudolente: da Google un rimborso agli inserzionisti

Google fornirà un rimborso agli inserzionisti che hanno acquistato pubblicità su siti con traffico fraudolento o non valido utilizzando DoubleClick Bid Manager.

A riportarlo è il Wall Street Journal, secondo cui nelle scorse settimane Big G avrebbe informato centinaia di brand e agenzie sul problema delle frodi, relativamente in particolare ad alcuni mesi del secondo trimestre di quest’anno.

La proposta di rimborso non avrebbe comunque soddisfatto gli advertiser, in quanto coprirebbe solo una minima parte della cifra sborsata dagli inserzionisti per l’acquisto dello spazio. Google infatti avrebbe proposto di rimborsare solo la sua “platform fee”, ossia il costo di utilizzo della DSP, che normalmente va dal 7% al 10% dell’investimento complessivo del brand. In un’ecosistema, come quello programmatico, in cui gli attori coinvolti nella filiera sono diversi e in cui non sempre è facile capire che fetta dell’investimento ciascuno prenda. Alle perplessità dei clienti sull’entità del rimborso, Google infatti avrebbe risposto che essa non ha controllo sul resto della spesa effettuata, in quanto quello che fa Bid Manager è mettere in contatto l’azienda con vari marketplace e ad exchange che poi posizioneranno la campagna nello spazio più appropriato.

D’altra parte, Google starebbe lavorando per limitare il fenomeno delle frodi e garantire una maggiore trasparenza nei processi di acquisto della pubblicità digitale. Mountain View starebbe infatti attualmente indagando su quali dei suoi partner siano responsabili del posizionamento delle campagne su siti con traffico non valido, con l’intento di sviluppare una tecnologia per offrire automaticamente agli inserzionisti un pieno rimborso in caso di inventory fraudolente.

In particolare, l’azienda starebbe dialogando con gli oltre 100 tra ad exchange, ad network ed editori presenti su DoubleClick Bid Manager, chiedendo loro un eventuale interesse a rimborsare completamente i brand qualora dovessero essere acquistati spazi “fake”. Le aziende, a quel punto, potranno essere in grado di filtrare le sorgenti di inventory, deselezionando quelle che non offrono il risarcimento.

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