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La blockchain rivoluzionerà davvero la pubblicità digitale?

Al DMEXCO le predizioni sul futuro del mercato e su quelli che saranno i suoi temi dominanti catturano sempre l’attenzione, ed anche quest’anno è stato così.

Tra gli argomenti in cima alla lista delle nuove tendenze c’è stato in particolare un nome molto presente nelle conversazioni tra gli operatori intervenuti all’evento: quello della blockchain. Una tecnologia che, nonostante non sia ancora adottata nei processi core delle aziende,sta iniziando a vedere una serie di applicazioni nel mondo della pubblicità digitale, con alcuni primi progetti pilota e l’intenzione di farne uno strumento utile a migliorare settori come l’ad serving, l’attribution e la data verification.

La blockchain riuscirà davvero a rivoluzionare l’advertising digitale? Secondo Michele Marzan, Chief Strategy Officer di MainAd, prima di poter dare risposta a questa domanda è necessario fare delle precisazioni.

«Di fianco alla possibilità di aumentare la trasparenza e la qualità nell’industry – pensiamo solo all’opportunità di avere dati socio-demografici effettivamente validati dall’utente – ci sono alcune questioni di fondo da dover smarcare per poter accertare se queste tecnologie possono realmente migliorare in modo significativo lo scenario della pubblicità digitale», spiega il manager.

«Dal punto di vista tecnologico – prosegue Marzan – è chiaro che la velocità di aggiornamento dei dati in blockchain è troppo lenta rispetto agli standard del programmatic advertising, e quindi la blockchain ben si applica in situazioni dove l’aggiornamento del dato avviene con tempi di qualche ora, se non di un giorno; dal punto di vista della filiera del valore si sta invece discutendo quanto l’abolizione di asimmetrie informative – che la blockchain andrebbe a ridurre – possa poi costituire un vero valore finale per il publisher e gli intermediari strettamente necessari».

Resta di fatto che quello della blockchain è un argomento su cui si sta discutendo molto a livello di industry. Tanto è vero che al tema è stata dedicata molta attenzione anche in occasione di un’altra manifestazione di settore, l’ATS London 2018, evento europeo dedicato al programmatic adv, in cui peraltro «è stato offerto un quadro completo di tutti gli ambiti di applicabilità della blockchain nel digital advertising».

S4M sceglie il Dmexco per presentare la nuova versione della piattaforma Fusio

In occasione del prossimo Dmexco, che si terrà il 12 e 13 settembre 2018 a Colonia in Germania, S4M presenterà un’importante novità.

La piattaforma mobile, ha infatti scelto l’evento che riunisce i più importanti operatori del digital business, del marketing e dell’innovazione per presentare la sua ultima versione di Fusio by S4M, tecnologia creata per ottimizzare le attività drive-to-store.

Attraverso la piattaforma, gli operatori avranno ora accesso completo ad una serie di nuove funzionalità che permettono di collegare i dati relativi agli investimenti delle campagne online con i risultati conseguiti nel mondo reale, come le visite incrementali nei negozi.

«Partecipare al più importante evento europeo legato alle nuove tecnologie è un onore per noi di S4M. Con la nuova versione di Fusio by S4M, veniamo incontro all’esigenza delle agenzie media e dei marketer di avere un’unica interfaccia che permetta loro di gestire le campagne pubblicitarie, online e tradizionali, in modo totalmente autonomo», spiega Andrea Pongan, Country Manager di S4M Italia.

Ecco quali sono le principali novità di Fusio by S4M.

Geotargeting e Location Data Accuracy

Al momento, le campagne di geo-localizzazione sono rese possibili da un raggio posizionato vicino ad un punto vendita. Ma nelle aree interessate alla pianificazione possono esserci scuole, ospedali o zone disabitate in cui non vi sono utenti potenzialmente interessati al brand. S4M ha sviluppato una funzionalità esclusiva, la Dynamic Catchment Areas, che permette di definire un’area di geo-targeting attorno ai punti vendita, la quale tiene in considerazione il tempo necessario per raggiungere il punto di interesse, a piedi o in automobile, e la possibilità di definire aree geografiche costituite da una concentrazione di utenti con un’alta affinità al brand.

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La qualità delle campagne Mobile che utilizzano dati di geo-localizzazione sono influenzate dalle coordinate GPS dei device. In ambito programmatico, tali coordinate vengono inviate dall’editore insieme alla richiesta d’asta (bid request), ed è fondamentale verificarne e certificarne l’accuratezza in pochi millisecondi. Per individuare ed escludere coordinate GPS errate o fraudolente, S4M ha inoltre sviluppato GeoAccuracy, una funzionalità che permette all’utente di filtrare eventuali coordinate X-Y sospette, compresi indirizzi IP e zone disabitate.

In-store visit incrementali

La valutazione dell’efficacia di una campagna drive-to-store basata solo sull’affluenza in negozio non è sufficiente, anche se continua ad essere ampiamente utilizzata nel settore.  Spesso il dato relativo alle visite totali comprende la totalità dei visitatori del negozio, ovvero anche quelli che si recano presso il punto vendita senza aver interagito con un messaggio pubblicitario.

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Ma come si fa ad avere la certezza del numero di visite risultanti dalla campagna pubblicitaria? La piattaforma di S4M consente di misurare e ottimizzare in tempo reale le visite incrementali nei negozi, frutto dell’esposizione degli utenti ad un messaggio pubblicitario. Questi dati alimentano un algoritmo di intelligenza artificiale che serve ad ottimizzare gli investimenti nei media. L’ottimizzazione tiene in considerazione parametri molto importanti come i diversi formati creativi utilizzati, l’individuazione di aree specifiche ed il target del brand.

Gestione della frammentazione della campagna pubblicitaria

Infine, oggi gran parte della tecnologia utilizzata in pubblicità resta molto frammentata. Per via della sua complessità, il processo può risultare, per gli inserzionisti e per i trading desk, difficile, lento e poco trasparente. Grazie a Fusio by S4M, gli utenti avranno non solo la possibilità di gestire le campagne pubblicitarie in maniera indipendente, ma anche di farlo in maniera semplice, rapida e trasparente.

«Le tecnologie in grado di attribuire e ottimizzare le campagne digitali basate sui dati estrapolati dal mondo reale, quali le visite nei negozi, segnano un passo avanti nel settore pubblicitario. I brand e i marketer dispongono ora di uno strumento che permette di allineare gli investimenti digitali con gli obiettivi aziendali – generando un maggior numero di vendite», dichiara Tom Cijffers, Chief Client Officer di MediaCom negli Stati Uniti.

Al Dmexco sarà possibile vedere la nuova versione di Fusio by S4M all’opera attraverso delle demo dal vivo.

Smart AdServer diventa Smart e assume quattro nuovi manager internazionali

È difficile trovare un’occasione migliore del dmexco (leggi il nostro reportage dedicato) per comunicare all’industria digitale il rebranding della propria società. Per questo Smart AdServer ha presentato la sua nuova denominazione, Smart, proprio attraverso il suo padiglione, allestito nella fiera di Colonia.

Il cambio riflette in maniera diretta l’evoluzione tecnologica della società: «Negli ultimi anni, la nostra supply-side platform è stata interessata da una crescita notevole, proseguita fino a renderci una piattaforma full-stack. Le nostre attività non si limitavano al nostro ad server, che comunque continua ad essere un prodotto strategico, ma avevano ampliato lo scopo grazie alla SSP. Per questo si è reso necessario il cambio di nome», ha dichiarato Andrea Ceccoli, Country Manager per l’Italia di Smart.

 

Nuove nomine internazionali in Smart

Nel frattempo, con l’obiettivo di incentivare la crescita internazionale e sostenere il supporto ai clienti, Smart ha effettuato quattro nuove assunzioni per ruoli dirigenziali a livello globale. Si tratta di Michael Nevins, Sylvain Piquet, Joseph Carlos e Gorza Zarauz, rispettivamente nuovi Chief Marketing Officer, Chief Revenue Officer, Director of Global Operations e Chief Quality Officer.

Nevins viene da Taboola, in cui ha lavorato come Vp of global product marketing; precedentemente ha occupato ruoli dirigenziali in Undertone e Spongecell. Piquet ha lavorato per sette anni in Criteo, dove ha guidato una squadra di analisti e account manager in Europa, fino a raggiungere il rango di Vp of email. Carlos è stato recentemente direttore del servizio clienti globale in Parrot mentre prima ancora ha passato quattro anni in Microsoft lavorando come manager.

“Smart ha piani aggressivi per l’espansione globale e assumere esperti manager internazionali è parte importante di quei piani”, ha dichiarato il Ceo di Smart, Cyrille Geffray, “Michael, Sylvain e Joseph stanno lavorando a stretto contatto con me per accelerare la nostra crescita e il supporto clienti nei mercati chiave”.

Zarauz, che in passato ha lavorato in 24/7 Real Media, Xaxis e AppNexus, è responsabile di tutta la qualità delle operazioni. La sua squadra è garantisce la più alta qualità per il marketplace per compratori e venditori.

“Una delle nostre priorità è assicurare alti livelli di qualità e trasparenza sia su lato acquisto che su lato vendita”, ha continuato Geffray, “Questo è il momento giusto per istituire il ruolo di Chief Quality Officer. Gorka è un esperto in questo tema e ha una qualificazione unica per dare seguito al nostro impegno”.

Il 42% delle società afferma di aver aumentato il business grazie all’IA

L’Intelligenza Artificiale è ormai divenuto uno dei temi più discussi all’interno dell’industria digitale, e il dmexco (leggi l’articolo dedicato) non poteva fare eccezione come luogo di confronto. Con l’obiettivo di comprendere più approfonditamente quali siano le percezioni e le opinioni degli operatori a proposito di queste nuove tecnologie, Industry Index e Wise PR hanno condotto una sondaggio proprio al Koelnmesse, l’edificio in cui si svolge la fiera e si sono riuniti gli esponenti delle maggiori aziende del settore.

Il primo dato di rilievo riguarda le società proprietarie di prodotti e servizi di Intelligenza Artificiale già sul mercato: il 42% di loro afferma di aver ottenuto nuovo business grazie a queste soluzioni. Il 51% dei rispondenti possiede già servizi e prodotti di IA sul mercato, mentre il 17% pianifica di rilasciarli entro i prossimi sei mesi. Solo il 19% dei partecipanti ha dichiarato di non aver intenzione di agire in questo senso.

Le piccole imprese stanno adottando l’IA ad un tasso più rapido: del 51% delle società con prodotti e servizi di AI già sul mercato, il 36% sono piccole aziende. La ricerca prevede che questo numero crescerà molto velocemente.

I principali messaggi che queste società stanno veicolando per promuovere le loro soluzioni IA puntano sulla celerità dei processi decisionali (51%) e l’aumentato del ROI (49%). I dati sono stati menzionati come il principale beneficio di questi prodotti, con il 66% delle compagnie che crede di averne fatto un miglior utilizzo.

A seguire, sono stati indicati ricavi/ROI più alti e la migliore ottimizzazione, che il 57% delle società ha citato come beneficio migliore. La maggiore velocità e l’opportunità di liberare risorse umane sono stati i benefici meno popolari: il 15% e il 22% dei soggetti coinvolti, rispettivamente, ha sostenuto che il valore dei loro prodotti AI risieda in questi benefici.

Resta diffusa la percezione dell’IA come investimento costoso, infatti, il 53% delle società ha citato i vincoli negli investimenti e nelle risorse come limite principale alla sua adozione. Il 51% di quanto hanno dato questa risposta erano società di piccole dimensioni, ovvero quelle con meno di 50 dipendenti in organico, che hanno costituito un terzo del gruppo dei rispondenti.

YouTube, nuove strategie di ottimizzazione per Active View in DoubleClick Bid Manager

Il tema della viewability continua ad essere uno degli argomenti più discussi fra gli operatori dell’industria digitale, anche al dmexco (leggi l’articolo dedicato). È proprio qui, infatti, che YouTube ha presentato gli ultimi aggiornamenti alle sue soluzioni pubblicitarie per aiutare gli inserzionisti a posizionare i propri annunci dove hanno maggiori possibilità di essere visti.

La piattaforma ha lanciato due nuove strategie di ottimizzazione del bidding con Active View in DoubleClick Bid Manager, per gli annunci video che compaiono nel resto del web e sulle applicazioni in cui la viewability è minore rispetto a YouTube. Sono incluse la possibilità di ottimizzazione per un annuncio video che sia visibile sullo schermo per almeno 10 secondi, o per un annuncio video che venga visualizzato completamente e sia udibile.

Active View utilizza il machine learning per massimizzare le impression che soddisfano gli obiettivi di viewability e audibility. Nello specifico, lo strumento mette a fattore una serie di segnali come la dimensione del player video, il dominio e la posizione sulla pagina per determinare il bid ottimale per ciascuna impression, così da trarre il massimo dal budget.

Queste nuove strategie di bidding, disponibili su Bid Manager per tutti gli inserzionisti come espansione delle soluzioni già esistenti, dovrebbero permettere di migliorare il view-through rate in situazioni in cui si vuole verificare che la propria audience stia prestando attenzione.

Metriche avanzate di Active View per tutti gli annunci video

Dopo aver reso disponibile la reportistica avanzata per le campagne TrueView di YouTube su DoubleClick, oggi la piattaforma estende questa funzione e rende le nuove metriche di Active View su DoubleClick Campaign Manager e DoubleClick Bid Manager disponibili per tutti i video, non solo YouTube.

Queste nuove metriche di viewability e audibility permettono di scoprire insight approfonditi sulla performance delle creatività e sull’attenzione degli utenti.

Aumenta il livello di viewability di YouTube

L’anno scorso, YouTube aveva annunciato che a livello globale la viewability media degli annunci video sulla piattaforma era salita al 93%. Oggi, questo numero è cresciuto: globalmente la viewability media degli annunci video su YouTube è ora al 95%, mentre la viewability media dei video nel resto del web e sulle app è rimasta al 66%. Inoltre, secondo la società il 95% degli annunci su YouTube è udibile.

Sul report “Lo stato della viewability degli annunci video” è possibile vedere i livelli di viewability per diversi tipi di inventory e diversi dispositivi a livello mondiale.

In Europa la metà della pubblicità display è acquistata in programmatic

Gli ultimi dati diffusi oggi al dmexco da IAB Europe confermano la tendenza di crescita del settore della pubblicità programmatica.

Secondo “The European Programmatic Market Sizing, ricerca prodotta dalla filiale europea dell’Interactive Advertising Bureau in collaborazione con IHS Markit, il mercato complessivo della pubblicità display in programmatic ha registrato nel Vecchio Continente un incremento del 42,7%, da 5,7 miliardi di euro nel 2015 a 8,1 miliardi nel 2016.

Il documento rivela anche che il 50,1% della spesa pubblicitaria europea in display ora è transato in secondo modalità programmatiche. Nel dettaglio, il programmatic video ha segnato una crescita esponenziale del 155%, arrivando a rappresentare oltre il 45% della spesa pubblicitaria complessiva in video.

Il mobile continua ad essere il formato maggiormente automatizzato, con il 65% della spesa mobile complessiva transata in programmatic nel 2016.

IAB: l’Europa centro-orientale recupera terreno

Mentre l’Europa centro-orientale dimostra ancora dimensioni e maturità ridotte, la regione ha avviato una fase di recupero, crescendo del 53% nel 2016 a fronte di una espansione del 42% registrata dall’Europa occidentale.

In termini assoluti, i ricavi da programmatic provenienti dal formato mobile ammontano a 3,5 miliardi di euro mentre quelli generati dal video sono pari a 1,37 miliardi. Se invece si conduce l’analisi secondo il criterio geografico, l’Europa occidentale genera un business per 7,5 miliardi di euro mentre l’Europa centro orientale produce ricavi per 0,6 miliardi di euro.

La ricerca di IAB Europe e IHS Markit si è basata sui dati riguardanti la spesa pubblicitaria riportati dalle varie filiali dell’Interactive Advertising Bureau, dati di transazione, modelli statistici ed econometrici, utili a dedurre le dimensioni del mercato europeo, e sulle conoscenze degli esperti dell’industria.

Nasce Coalition for Better Ads, il consorzio per il monitoraggio della pubblicità digitale

Quest’anno, secondo una ricerca di eMarketer, 69,8 milioni di americani utilizzeranno un ad blocker, in crescita del 34,4% rispetto all’anno scorso. Nel 2017 invece, il dato crescerà del 24%, a 86,6 milioni di persone.

Devono essere stati questi numeri, ma forse c’entra anche il rilascio della Acceptable Ads Platform, la nuova SSP e ad-exchange di Adblock Plus, a spaventare i principali operatori dell’industria digitale, portandoli a costituire un’alleanza, presentata ieri al Dmexco, che ha come missione il monitoraggio della qualità della pubblicità online.

Si chiama Coalition for Better Ads e conta tra i suoi membri i maggiori esponenti provenienti dal mondo delle agenzie, delle aziende e dell’editoria: Google, Facebook, Procter & Gamble, Unilever, The Washington Post, ANA, IAB e altri ancora.

Utilizzando la tecnologia di IAB Tech Lab, le campagne pubblicitarie online saranno valutate su più livelli, dalla creatività ai tempi di caricamento, e il consorzio definirà così degli standard basati sui dati raccolti dal sistema di punteggio, dai riscontri dei consumatori e dai suggerimenti dei marketer. Solo le inserzioni che superano l’esame saranno mostrate sui siti delle compagnie partecipanti.

“È fondamentale che l’industria crei degli standard per assicurare che i consumatori ricevano una sicura, veloce e certa erogazione dei siti e dei servizi che amano”, ha dichiarato il Ceo di IAB, Randall Rothenberg. In un comunicato, il consorzio ha rivelato che il sistema sarà operativo entro la fine dell’anno.

Dmexco, Bucksense presenta il primo algoritmo programmatico multimodale

Bucksense, piattaforma di pubblicità programmatica parte del gruppo Acotel, ha partecipato per la prima volta a Dmexco, dove ha presentato un algoritmo in grado di ottimizzare i KPI sia su campagne a volume sia ad obiettivi: una nuova soluzione che propone anche reportistica sulle prestazioni.

L’algoritmo proprietario della società americana analizza continuamente i dati di placement e aggiorna la strategia dell’offerta in base a una soluzione di gestione delle variabili di performance, capace di escludere automaticamente le inefficienze. L’offerta della piattaforma consente così, si legge in una nota, di testare in tutta sicurezza diverse strategie per volumi di traffico.

Principale caratteristica è la capacità di offrire quattro modelli di ottimizzazione che sono progettati per ottenere obiettivi di performance stabilizzando le campagne in modo rapido, come pure dare una maggiore flessibilità sulle combinazioni che lavorano per un CPx corretto rispetto agli obiettivi definiti. I report di ottimizzazione evidenziano come l’algoritmo di Bucksense si migliori autonomamente, acquisendo tutte le combinazioni possibili per la migliore gestione le campagne.

Altra nuova funzionalità della piattaforma sono i video in-banner con i tag degli annunci e gli smartlinks. Con questa nuova funzionalità, i clienti Bucksense hanno accesso a uno dei più grandi database di video RTB pubblicitari presenti sul mercato per la realizzazione di campagne altamente mirate e coinvolgenti.

La società di Programmatic offre annunci display, native e video su desktop e mobile, con oltre 1.8 miliardi di utenti sui maggiori ad exchange.

Ilaria Zampori, Quantcast: «Dati e Programmatic, il vero futuro della industry pubblicitaria online»

Quantcast protagonista al Dmexco di Colonia.

Con uno stand impattante e un quiz che vuole avvicinare il concetto di Data anche all’utente, oltre che agli addetti ai lavori, la società operante nel campo dei big data applicati alla pubblicità digitale e mobile ha scelto di presidiare l’evento ormai dedicato al mercato digital europeo e non solo, con la forza di chi possiede le capacità e gli strumenti per condividere know how.

«Al nostro quarto anno di partecipazione al Dmexco, siamo qui per ribadire come Dati e Programmatic siano il vero futuro della industry pubblicitaria online», ha dichiarato a Programmatic Italia Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia.

«Anche in Italia stiamo finalmente uscendo dalle semplici dinamiche del real time advertising finalizzato al solo risultato. Oggi, grazie ai Dati e alla tecnologia disponibile sul mercato, il programmatic può realmente diventare il mezzo attraverso cui si può fare real time advertising anche in ottica di branding».

Insomma, per la manager siamo difronte a un momento di svolta in cui il programmatic può essere strumento utile per accompagnare l’azione di un brand lungo tutto il funnel, non limitato quindi a coprirne solo la parte finale, quella di investimento in spazi e misurazione dei risultati.

E sempre secondo Ilaria Zampori, anche i brand cominciano a guardare oltre: «L’interesse è alto, il mercato e la tecnologia è pronto. Quello che manca molte volte sono le competenze. Ecco perché abbiamo lanciato il nostro progetto Real Time Academy, un vero e proprio percorso di formazione dedicato al Real Time Advertising, all’utilizzo dei Dati e alla qualità di questi. Un impegno che siamo convinti potrà accompagnare in maniera ancora più forte l’evoluzione di questo mercato».

Focus anche, continua la manager, sull’Attribution Model: «Siamo a un punto di svolta e non possiamo restare ancorati ancora a modelli ormai sorpassati rispetto alla distribuzione degli investimenti. Ecco perché non solo dedicheremo un seminar all’argomento, ma stiamo preparando anche un White Paper dedicato che possa aiutare aziende e brand a distribuire in modo più proficuo e sensato le proprie risorse».

L’evoluzione dell’offerta di Quantcast

Con questi obiettivi, primo tra tutti portare il programmatic a un livello superiore di utilizzo, Quantcast non poteva che fare uno sforzo sostanziale per adeguare la propria tecnologia, in modo che possa rendere possibile questo salto di qualità: «Promuovere il programmatic a strumento utile a coprire tutto il funnel, significa anche dotare gli investitori degli strumenti utili. È per questo che siamo già al lavoro sullo sviluppo ulteriore della nostra piattaforma dove presto ci doteremo di prodotti che possano rispondere anche alla necessità di un marchio di fare branding e awareness».

Quindi potremmo aspettarci magari ulteriori aggiornamenti, come quello dedicato ai video e ai formati impattanti, della soluzione di branding Search Powered Audiences lanciata ufficialmente nel corso dello scorso IAB Forum.

Nicola Liverani, Webtrekk: «Priorità alla qualità del Dato, ma soprattutto alla sua proprietà»

Al Dmexco è di casa la realtà di origine tedesca Webtrekk, società specializzata in servizi a supporto di iniziative di digital marketing fondati sullo scorporo e sull’analisi dei Data.

Tra le “mura” di un imponente stand, Engage ha incontrato Nicola Liverani, Country Manager Italia, e Manuel Montanari, VP Business Development nel nostro Paese, che in coro ribadiscono non solo la grande opportunità offerta da un evento di respiro internazionale come il Dmexco, ma anche come questa edizione abbia sancito una grande verità: il Dato è ormai imprescindibile per un mercato che guarda a Targetizzazione estrema e Automatizzazione dei processi di compravendita – intesa sempre più in ottica di efficacia ed efficienza a fronte del proprio investimento – come alle chiavi di volta per puntare in alto nel prossimo futuro.

«Fatte queste premesse, risulta quasi banale ribadire che il Dato è oro. Per questo Webtrekk ha deciso di fissare come prioritari non solo la qualità del Dato, ma anche e soprattutto la sua proprietà. Webtrekk ha come approccio operativo quello di raccogliere i Dati relativi alle esperienze online degli utenti, ma tali dati – trattati ovviamente come semplici codici anonimi, non riconducibili a nessun utente specifico – restano di fatto di proprietà del nostro cliente», spiega Liverani.

Da qui l’idea di posizionare Webtrekk non come una DMP, ma come “Private DMP”: «Il nostro obiettivo resta quello di fornire agli uomini di marketing strumenti che consentano loro di “dialogare” con i propri clienti, con il proprio target definito e tracciato puntualmente grazie al nostro lavoro. L’obbiettivo dunque non è diventare “mercanti” di Dati, ma anzi di riconoscere a questi il valore che meritano, anche agli occhi di chi li ha sempre posseduti senza sapere cosa fare», aggiunge Montanari.

Webtrekk sul mercato italiano: plus e minus di un Paese ancora bloccato

Alla richiesta di una considerazione su come sta cambiando o si sta formando la cultura del Dato, Liverani non ha dubbi: l’Italia è un Paese ormai maturo sul fronte della tecnologia, ma ancora arroccato dietro una coltre di incertezza quando si parla dell’adozione di queste: «Il vero problema che ancora troppo spesso riscontriamo è il dover affrontare un diniego perché l’azienda cliente trova più faticoso trovare professionalità adeguate a far fruttare questa tecnologia», spiega ancora Liverani.

«Quello che manca ancora all’Italia in ambito digital è proprio un progetto adeguato al sostentamento dell’evoluzione che sta vivendo il mercato adv. Gli investimenti sembrano troppo onerosi, figure adeguate non se ne trovano, manca dal punto di vista dei nostri prospect una vera consapevolezza sui benefici che ne possono ricavare senza dover per forza concedere a terzi di appropriarsi di quanto proprio di diritto», conclude Montanari.

Intanto, nel nostro Paese Webtrekk punta a un’altra chiusura d’anno in crescita a doppia cifra, dopo che ha archiviato un 2015 a +65%.