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Google, negli annunci display si potranno inserire video di YouTube

Google ha annunciato una serie di novità relative ai suoi annunci Responsive Display Ad (RDA), recentemente diventati gli annunci display di default del Google Display Network.

La principale è la possibilità di poter aggiungere video di YouTube all’interno del formato. La creazione di questo tipo di annunci è per lo più automatizzata, con la possibilità per gli inserzionisti di “costruire” il formato personalizzandolo in base alle loro esigenze. Adesso, oltre alla possibilità di inserire slogan, descrizioni, loghi e immagini all’interno del banner, si potranno aggiungere fino a cinque video di YouTube.

Di fatto si tratta della prima importante novità per i RDA, da quando Google, lo scorso autunno, ha annunciato che il formato sarebbe diventato la soluzione display di default della propria offerta.

Oltre alla possibilità di inserire video di YouTube, sulla soluzione arrivano anche alcune novità per la reportistica. Come si diceva, il formato è ampiamente personalizzabile, e le combinazioni di testi, immagini e video che consente sono dozzine. Per capire quale di esse è stata più performante, Google mette ora a disposizione un nuovo “report delle combinazioni“. Inoltre, è possibile anche fare una verifica in itinere del potenziale dell’annuncio, attraverso un nuovo punteggio di “forza pubblicitaria” (ad strenght), che misura il numero e la qualità di immagini, slogan e testi usati, ed offre consigli per migliorare la propria campagna.

Google annuncia una serie di novità per i brand che cercano nuovi clienti

Google ha annunciato una serie di novità relative alle campagne Display, volte ad aiutare i brand a raggiungere nuovi consumatori.

La prima è relativa al prospecting dinamico. Si tratta di una funzione recentemente introdotta da Google che consente di portare il giusto prodotto agli occhi del giusto consumatore in maniera scalabile. Rispetto al remarketing dinamico, che mostra i prodotti sulla base delle passate interazioni con il sito di un brand, il prospecting dinamico utilizza il feed di prodotti di un’azienda per mostrare gli articoli più rilevanti per gli utenti sulla base delle loro interazioni su Google e sui siti del suo network. Attraverso il machine learning, Google Ads valuta le performance dei prodotti nel feed per determinare quali sono i più rilevanti in base agli interessi dell’utente e che dunque hanno più possibilità di generare una conversione anche se la persona non ha mai visitato il sito dell’inserzionista.

Google ha anche recentemente realizzato uno strumento di espansione dell’audience, per aiutare i brand ad ampliare la loro reach e aumentare così le conversioni allo stesso cost-per-acquisition (CPA) medio. Ora questo strumento è stato migliorato, con la possibilità di aumentare o abbassare la reach con più granularità e visualizzare stime di impression settimanali sulla base della propria selezione. L’obiettivo è di far risparmiare alle aziende il tempo impiegato per aumentare i bid alla fine del mese o di una campagna allo scopo di massimizzare i propri investimenti.

Infine, la terza novità è relativa alle “custom intent audience“, ossia segmenti di pubblico creati ad hoc sulla base delle intenzioni di acquisto: semplicemente inserendo delle parole chiave, URL o app, Google suggerirà dei segmenti raccomandati di pubblico da aggiungere alle campagne, sulla base dei contenuti che le persone visualizzano quando cercano un prodotto o servizio. Gli inserzionisti potranno scegliere tra migliaia di nuovi segmenti, creati automaticamente per lo specifico brand. Le “custom intent audience” sono ora disponibili in varie lingue, tra cui l’italiano.

Chatbot all’interno di campagne display: al lavoro una startup di Google

La nuova frontiera della pubblicità digitale? E’ l’annuncio “conversazionale”. E tra le società che lo stanno facendo diventare realtà c’è anche una startup incubata da Google. Si chiama AdLingo ed ha sviluppato una piattaforma che mette a disposizione dei brand un framework di annuncio display in cui posizionare campagne conversazionali, ossia contenenti un chatbot.

In particolare, la soluzione consente di far comportare un annuncio display come un’app di messaggistica. “Attraverso AdLingo, gli inserzionisti potranno posizionare i loro assistenti chatbot all’interno di spazi display interattivi, e raggiungere i loro target in maniera scalabile”, spiega la società in una nota.

AdLingo non sviluppa i chatbot, piuttosto integra strumenti di altre società specializzate, come Dialogue Flow, Microsoftbot Framework, LiveEngage, Blip, Valassis Digital e LivePerson per poi distribuire tali “esperienze conversazionali” in rete.

Gli annunci di AdLingo vengono erogati in maniera programmatica attraverso l’ad network di Google e, come succede con molti annunci display, il loro pagamento è su base CPM. Qualora, oltre la semplice visualizzazione dell’annuncio, avvenga un’effettiva “conversazione” tra utente e brand attraverso la campagna, all’inserzionista non verranno addebitati ulteriori costi.

Il Programmatic in Europa vale 12 miliardi di euro. I numeri di IAB

Come ogni anno, il DMEXCO è anche l’occasione per fare un punto sulle dimensioni e i principali trend del mercato programmatico in Europa, grazie alla presentazione dei risultati di un apposito studio di IAB Europe, un appuntamento fisso all’evento tedesco.

Ed anche quest’anno l’associazione non ha mancato di ufficializzare i numeri del mercato.

Un mercato, quello del Programmatic Display, che nel 2017 ha registrato una crescita a doppia cifra, +27,1%, raggiungendo un valore di 12 miliardi di euro. L’anno scorso il 62% della spesa display è stato transato in modalità automatizzata.

Ancora una volta è il Mobile a farla da padrone: su questo mezzo infatto è stato commercializzato tramite piattaforma l’80% delle inventory. Molto bene anche i formati Video, il 74,1% dei quali è stato transato in programmatic. Il Video ancora una volta è stato tra i principali traini del mercato programmatico, con una crescita del 64,6% a quota 3,9 miliardi di euro, seguito dal Mobile con un +53,2% a 6,8 miliardi.

Quanto alla geografia dei mercati, in Europa Occidentale il mercato programmatico ha raggiunto un valore di 10,8 miliardi di euro (+24%), mentre quello dell’Europa Centrale e Orientale di 1,2 miliardi (+65%).

Amazon pronta a testare una nuova offerta display in retargeting

Amazon continua a mettere a punto la propria gamma di prodotti pubblicitari. Secondo quanto riporta Bloomberg, il gigante dell’ecommerce avrebbe in piano il lancio di una nuova offerta pubblicitaria display in retargeting, che lo metterebbe in diretta competizione con Google e con società specializzate come Criteo.

La nuova soluzione consentirebbe alle aziende che vendono prodotti su Amazon di acquistare spazi pubblicitari al di fuori del marketplace, raggiungendo gli utenti che hanno visitato l’ecommerce con l’obiettivo di riportarli sul sito per concludere i loro acquisti. “Il nuovo prodotto – scrive la testata – consentirà ai rivenditori Amazon di competere su asta per spazi pubblicitari che appariranno su altri siti e app, consentendo loro di ampliare molto di più la reach”. Non è però chiaro quali saranno questi siti e app esterni che ospiteranno i formati.

Il modello di pagamento della soluzione sarà un pay-per-click, ossia gli inserzionisti pagheranno Amazon solo se l’utente clicca sull’annuncio. La società di ecommerce avrebbe invitato un ristretto numero di suoi rivenditori ad iniziare a testare il prodotto a partire dalle prossime settimane.

Amazon, dunque, continua a puntare sulla pubblicità. Un business che sta già crescendo in maniera esponenziale all’interno dei conti della società: +132% nel primo trimestre 2018, a quota 2 miliardi di dollari. Ma che mostra ancora grandi potenzialità di sviluppo.

Il Programmatic quest’anno arriverà al 47% della pubblicità display nel mondo

Nel 2017, il 44% degli investimenti display online nel mondo sono stati transati in programmatic, rispetto al 31% del 2016. E la percentuale raggiungerà il 47% nel 2018. E’ quanto stima GroupM all’interno del suo studio “Stato del digitale“, che ha analizzato a livello globale come vengono fruiti i media e quali sono le tendenze degli investimenti pubblicitari.

Secondo i risultati del report, l’andamento degli investimenti video online in programmatic mostra invece un aumento più contenuto: il 22% nel 2017 rispetto al 17% del 2016, e si prevede che la percentuale arriverà al 24% in questo anno (i calcoli di GroupM sono ponderati in relazione alle dimensioni dei dati economici per pubblicità dei Paesi).

I temi caldi del settore

Ma al di là delle cifre, lo studio di GroupM si è poi soffermato anche su alcuni dei principali argomenti caldi del mercato, su cui la società ha chiesto parere alla vasta rete di WPP.

Una delle parole chiave del mercato è sicuramente “Blockchain“, su cui però fino ad ora ci sono pochi esempi di applicazione pratica. «Il punto di forza più importante della Blockchain è rappresentato da questa sorta di conoscenza distribuita che informa tutti su tutto e pertanto diventa un’opportunità per ridurre le inefficienze e gli inganni. Tuttavia, il suo tallone di Achille è rappresentato dalla necessità di aggiornare tutti i computer che partecipano in ogni momento, ed è un processo troppo lento per un mondo che vive in tempo reale», ha dichiarato Adam Smith, Direttore Futures di GroupM.

Di contro, i partecipanti al sondaggio hanno segnalato grandi sviluppi e distribuzioni su grande scala per l'”Intelligenza Artificiale“. «Probabilmente, oggi gli strumenti più avanzati di marketing sono gli algoritmi avanzati che aiutano i marchi ad analizzare quali posizionamenti creativi o dei media stiano ottenendo le prestazioni migliori, su scala e velocemente – ha dichiarato Smith -. Tra molteplici applicazioni future, si prevede che l’Intelligenza Artificiale emergerà per contrastare le frodi che aggirano le soluzioni basate su regole convenzionali».

Ancora, il tema “Dati“: sulla loro applicazione agli investimenti media, i partecipanti hanno indicato la presenza di molte opportunità di miglioramento. I clienti sono sempre più consapevoli del valore dei dati posseduti o acquistati, ma sono spesso contrari ai rischi che possono derivare dal loro sfruttamento e dalla loro archiviazione e distribuzione. In molti Paesi più piccoli, vi è scarsità di dati disponibili. La maggior parte dei clienti USA utilizza dati proprietari per attivare media digitali, e spesso investono in piattaforme per la gestione dei dati aziendali (DMP). Altri mercati non sono così avanti per una serie di motivi diversi. I marketer che più spesso usano dati di prima parte sono orientati alle performance e guidati dall’ecommerce, e operano tipicamente nei settori auto, viaggi, ospitalità, bancario o a volte dei supermercati con sistemi di vendita capillari ben gestiti.

Il San Valentino di TGV viaggia in programmatic con Tradelab

Per San Valentino, TGV fa innamorare i viaggiatori italiani di tutte le età con la nuova campagnaJoie de voyager” (“La gioia di viaggiare”) che rievoca scenari romantici e fa rivivere momenti a bordo di TGV che fanno sentire il viaggiatore come a casa.

La campagna online erogata 100% in programmatic sia video che display è curata da Tradelab, piattaforma indipendente specializzata nell’acquisto media in programmatico, e ruota intorno a quattro soggetti creativi differenti divisi per fasce di età: giovani, coppie, famiglie e over 55. Grazie alla modalità di acquisto in programmatic il brand può contare su una segmentazione di dati ad hoc e sulla costruzione di esperienze di marca personalizzate, in base ad età e alla geolocalizzazione del consumatore, che lo accompagnano lungo tutto il suo customer journey.

“In uno scenario in cui il percorso di navigazione online dell’utente è diventato sempre più frammentato e multi-device, il programmatic permette di raggiungere gli utenti al momento giusto, al posto giusto e con un messaggio customizzato”, dichiara in una nota Gaetano Polignano, country manager Tradelab Italia. “Il mercato dell’advertising online sta cambiando e brand maturi in termini di marketing digitale come SNCF sono consapevoli delle evoluzioni in atto e del fatto che il programmatic sia diventato ormai uno strumento imprescindibile per il raggiungimento del proprio target e dei propri obiettivi”.

La campagna girerà su siti selezionati del settore viaggi, lifestyle e cucina e sarà online fino al aprile. La creatività è di Leagas Delaney.

Dall’AI al GDPR: le sfide dell’online adv nel 2018 secondo Teads

«Magnifico, e al contempo pieno di retroscena inquietanti»: così Antonella La Carpia, EMEA and APAC Marketing Director di Teads, tratteggia lo scenario del digital marketing nel 2018. Un anno a tante facce, in cui le sicure opportunità offerte da tecnologie come Blockchain e Intelligenza Artificiale si accavalleranno a fattori inediti, come le novità in termini di e-privacy europea il cui impatto sul mercato è ancora tutto da valutare.

In tutto questo Teads, società che da sempre è in prima linea sui fronti di maggiore attualità nel mondo della pubblicità online (pensiamo ai formati Outstream) continuerà a lavorare per offrire al mercato spunti di innovazione, con il varo di «una nuova divisione che darà accesso a inedite modalità di compravendita della suite display dell’inRead» (Q1 2018) e «un nuovo SDK che verrà presentato entro il Q2», anticipa La Carpia. In programma ci sono anche le prime sperimentazioni nel campo dell’OTT TV, partendo dagli USA. Ma di questo si parlerà più avanti. Per ora, i riflettori sono puntati sulle parole chiave dell’anno appena iniziato. Che – come già anticipato – sono diverse.

Dall’AI al sonic branding

Secondo La Carpia, «nel 2018 l’intelligenza artificiale, applicata alle dinamiche distributive dei vari formati adv, farà da regina su tutti gli asset tecnologici, contribuendo a rendere ancora più scalabili quelli creativi che si assembleranno per magia, personalizzando storytelling e call to action. L’obiettivo è rendere l’esperienza di advertising più autentica e diversificata. L’AI consoliderà anche il trend del “sonic branding”, un fenomeno che ha preso già piede nel 2017 e che quest’anno rafforzerà il suo posizionamento, in virtù di una maggiore conoscenza e confidenza da parte dei marketer. C’è chi parla di passaggio da screen-first a voice-first. Realisticamente non credo sia possibile al 100%, perché i processi cognitivi si attivano prima di tutto con le immagini; motivo per cui, quando leggiamo un libro nella nostra mente, tendiamo a proiettare dei frame visivi. Per Gartner, oltre il 30% della navigazione online avverrà senza l’intermediazione di uno schermo entro la fine del 2020. Nelle dinamiche del search forse ha senso. Staremo a vedere!».

Blockchain e trasparenza

Un’altra parola chiave sarà poi la blockchain. «Solitamente associamo questo termine alle criptovalute, sottovalutando che protocolli basati sulla blockchain potrebbero cambiare il modo in cui l’adv online viene acquistato, misurato e valutato in termini di ROI. Una delle principali opportunità nello sviluppo di strategie pubblicitarie mediante la blockchain è sicuramente una maggiore garanzia di trasparenza. Dal CPM (la base delle metriche di misurazione) si potrebbe passare al BAT: Basic Attention Token. In sostanza, gli advertiser potrebbero pagare quando saranno sicuri che ci sia stato un vero positivo impegno mentale da parte dell’utente a guardare il contenuto».

Secondo La Carpia, inoltre, quest’anno si assisterà ad un passaggio dal CTR all’eye contact. «Il caro amato CTR, finalmente, non sarà più la sola espressione feticista di un contatto tra brand e utente ma la conseguenza di una relazione più seduttiva, osservativa. Avete presente l’eye-contact? Proprio quello. Ammiccante. Lo sguardo che tocca un altro sguardo e il sorriso che ne consegue. Quanto tempo i brand saranno in grado di farsi guardare, sarà la vera sfida per la display. Questo perché il dwell time è direttamente proporzionale al valore della memorabilità che si costruisce solo con un alto livello di viewability. Non basta toccare, ma bisogna prima di tutto guardare. Solo guardando correttamente si attivano i processi di decodifica dei messaggi di comunicazione, da cui ne consegue un’azione e quindi una conversione».

Continueranno ad avere importanza anche quest’anno i temi di etica e trasparenza: «Viewability, fraud free e brand safety sono stati alla base del concetto di Clean Advertising nel 2017 per sensibilizzare il mercato ad avere un approccio più etico. Sono dei dogmi che saranno rinsaldati nel 2018. L’obiettivo è fare crescere il concetto di viewability con la speranza che vengano definiti standard più interpretabili a seconda del formato. La viewability non può essere interpretata in egual maniera su tutti i dispositivi e su tutti gli stessi formati. Circa l’ad-fraud, IAB ha preso di petto la questione lanciando il protocollo Ads.txt, ma non basta. La Blockchain potrebbe essere una vera soluzione al problema e ci sono aziende che la stanno già applicando. Il concetto di brand safety si interseca perfettamente tra i primi due. La tutela dei valori di un brand fa il paio con la user experience. Un brand posizionato adeguatamente è più coinvolgente per l’utente. Con questo, il riferimento a contenti premium, senza troppi affollamenti pubblicitari in pagina, è un passo base iniziale».

Le insidie del GDPR

«Quest’anno a fare pulizia nel mercato della pubblicità c’è anche l’EU che, mediate l’applicazione dell’e-privacy, in forza al nuovo regolamento del GDPR, cercherà di garantire maggiore tutela in ambito raccolta e trattamento dei dati – ha aggiunto -. Quest’ultimo aspetto parte da una prospettiva nobile, ma rischiosa. “Ciò che vediamo” sono le intenzioni assolutamente rispettabili del progetto, che è stato creato allo scopo di proteggere i dati derivanti dai percorsi di navigazione degli utenti. Attualmente, questi devono esprimere, in ogni sito che visitano, il loro consenso ad attivare i cookie, quelle piccole porzioni di codice dedicate alla memorizzazione e al salvataggio di dati provenienti dall’attività di browsing. “Ciò che non vediamo” è l’impatto che questo cambiamento produce sull’economia di Internet e sul pluralismo dell’informazione. Infatti, l’implementazione di questa direttiva includerebbe innanzitutto un vantaggio decisivo e senza precedenti in termini di raccolta di dati personali per i celebri GAFA – Google, Amazon, Facebook e Apple; e inoltre un colpo – forse fatale – al pluralismo dell’informazione. Infatti, bloccando i cookie dei media (e l’abilità che portano con sé di erogare annunci rivolti a target specifici) anche i loro modelli di business andrebbero distrutti.

Infine, OTT-TV & APP: «il segmento delle OTT-TV è in rapida crescita, il 2018 sarà un anno importante per gli investimenti perché l’inventory è cresciuta, così come il tasso di penetrazione tra i consumatori. Il programmatic è sicuramente uno tra principali asset tecnologici che saranno utilizzati per valorizzare gli investimenti in questo mercato, che è rappresentato da dati e spazi di qualità».

Teads amplia l’offerta inRead con una nuova suite di formati Display, interattivi e viewable

La pubblicità Display arriva sull’inRead di Teads.

La società ha annunciato infatti di aver ampliato l’offerta inRead, prima limitata alla pubblicità video, con una nuova suite di prodotti Display, interattivi e viewable. Soluzioni “capaci di generare alti tassi di engagement sulle audience grazie a creatività dinamiche, posizionate nel cuore di un contenuto editoriale”, spiega Teads nella nota con cui comunica la novità, aggiungendo che “con l’inserimento di queste nuove unità display all’interno della sua offerta, Teads è lieta di rappresentare il primo viewable marketplace dell’industry, grazie alla combinazione di inventory video premium e di display advertising, su qualunque dispositivo”.

La nuova suite di prodotti display si compone di formati Scroller, Canvas, Swing, Slideshow e Carousel (qui un video su come funzionano), e va ad arricchire l’offerta inRead con le prime soluzioni display viewable by design, capaci di garantire viewability agli advertiser in un ambiente brand-safe.

“Posizionati all’interno di un contenuto editoriale, i nuovi formati display offrono una user experience superiore rispetto a quella proposta dagli altri prodotti display in circolazione e gli advertiser hanno il vantaggio di poter pagare soltanto quando l’annuncio è effettivamente viewable“, prosegue il comunicato. In media, gli annunci display di Teads vantano un tasso di viewability dell’80%, rispetto al 50% della media di mercato, secondo Moat.

teads-display-Viewable-Suite

Col lancio della nuova offerta display, tra l’altro, per gli inserzionisti sarà ora possibile attivare campagne di “sequential targeting”, sfruttando sia inventory display sia inventory video all’interno della stessa piattaforma, arrivando così a coprire l’intero percorso d’acquisto dei consumatori. Ad esempio, un’azienda di tecnologia consumer potrebbe prevedere una campagna teaser attraverso un formato display, prima di lanciare il prodotto con un video interattivo e di concludere poi con una campagna di retargeting.

Tutti i formati inRead, sia video che display, potranno poi venire arricchiti da elementi interattivi attraverso Teads Studio.

I nuovi formati sono acquistabili sia attraverso managed service, con inventory garantita, sia in programmatic, via private marketplace. Tra le DSP abilitate all’erogazione delle soluzioni ci sono AppNexus, MediaMath, Centro e DoubleClick Bid Manager.

«Le offerte display attualmente disponibili nel mercato, forniscono una user experience povera e tassi di viewability molto bassi. Ecco che abbiamo scorto un’enorme opportunità per trasformare l’ecosistema pubblicitario. La nostra nuova offerta display si sposa perfettamente con l’affermata suite di prodotti video inRead e ci permette di offrire agli advertiser un viewable marketplace che è primo e unico nel suo genere, garantendo esperienze pubblicitarie viewable, brand-safe e fraud-free», commenta il CEO di Teads, Bertrand Quesada.

Diversi gli utilizzatori dei nuovi formati display, tra cui Newsweek Media Group. Questo il commento della VP Programmatic Sales & Partnership Ana Browne: «La nuova suite display di Teads ha notevolmente incrementato le opportunità di monetizzazione per i publisher, avendoci permesso di offrire agli advertiser un’opzione di advertising display viewable, interattiva e premium. Siamo davvero soddisfatti di come Teads abbia continuato ad impegnarsi nel fornire una user experience di livello superiore, definendo un nuovo scenario per la display».

Kantar Media espande il monitoraggio della pubblicità digitale: arrivano i dati sul Programmatic

Kantar Media espande la sua offerta di servizi per il monitoraggio della pubblicità digitale, con la disponibilità di dati sulla pubblicità in Programmatic.

I nuovi dati forniranno informazioni più dettagliate sui canali di acquisto della pubblicità digitale, inclusi insight su mediatori ed erogazione delle impression (dunque come un’inventory è stata venduta e da chi) e sulla spesa in pubblicità digitale transata in Programmatic. “I dati – spiega la società in una nota -, coprono milioni di posizionamenti e includono il monitoraggio di annunci digitali su piattaforme display, video e mobile”.

Senza dubbio, uno strumento in più per garantire maggiore trasparenza nell’ecosistema: sapere come uno spazio è stato venduto, quali sono stati gli intermediatori coinvolti e quanto è stato speso per esso può costituire un elemento critico per una maggiore chiarezza sui processi del trading programmatico. Oltre che assicurare, più concretamente, che la stessa inventory non venga venduta più di una volta.

I dati sul programmatic vanno ad estendere ulteriormente la già ampia offerta di servizi di misurazione di Kantar Media, che comprende: mobile web e applicazioni (centinaia di siti e app); online video inclusi video cross-media (campagne pre-, mid- e post-roll su centinaia di siti, compresi video riproposti tra tv e web); paid search (copertura di 2 milioni di inserzionisti e 14 motori di ricerca); pubblicità display (annunci statici, dinamici/rich media e HTML5, con relativo storico di impression e di spesa); digital promotion (coupon e app); annuci geotargettizzati e locali; e social owned media (oltre 20 mila brand su Facebook, Twitter e YouTube).

L’ampliamento delle capacità della piattaforma sarà prima limitato agli USA, ma andrà successivamente a toccare anche altri mercati chiave della società.