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Disney acquisisce una società di ad tech tramite 21st Century Fox

Oggi nella nostra rassegna parliamo di internalizzazione del marketing, di podcast e di editori che entrano nel mondo ad tech.

Disney acquisisce una società di ad tech (tramite 21st Century Fox)

Dopo Comcast con FreeWheel e AT&T con AppNexus, un nuovo grande proprietario di media fa sua una società di ad tech. Si tratta di Disney, che con l’acquisto di 21st Century Fox ha acquisito anche TrueX, player specializzato in formati adv digitali la cui visualizzazione viene esplicitamente richiesta all’utente in cambio dell’accesso a contenuti. Sotto Fox, la società ha operato in maniera indipendente, offrendo servizi anche a vari broadcaster esterni. Ma nella nuova proprietà Disney non è ancora chiaro se continuerà a farlo, o se invece la sua tecnologia verrà internalizzata e usata esclusivamente sulle property del gruppo. Leggi di più su AdAge.

Il Ceo di Dentsu Aegis Network: «L’internalizzazione dei servizi di marketing può costituire un’opportunità di revenue»

La tendenza dei brand all’internalizzazione dei servizi di marketing può costituire un’opportunità di revenue, secondo il Ceo di Dentsu Aegis Network Tim Andree. In occasione di una call con gli investitori, il manager ha dichiarato: «Si sente parlare molto di internalizzazione delle piattaforme, ma quello di cui non si parla è di quando poi si decide di non farlo più e si ritorna all’outsourcing. Noi supportiamo i nostri clienti quando pensano di poter avere un vantaggio competitivo dall’internalizzazione e li consigliamo in questi casi». Il risultato è un modello “ibrido” che possa offrire consulenza e supporto a chi decide di gestire in-house parte delle proprie attività. Leggi di più su Campaign.

Secondo uno studio, la pubblicità sui podcast è efficace quanto quella tv

La pubblicità sui podcast sarebbe tanto efficace quanto gli spot televisivi, secondo uno studio del colosso radiofonico americano Westwood One. La ricerca ha svelato che, quanto a obiettivi di branding, gli annunci sui podcast sono comparabili a quelli della tv. Addirittura, sulle metriche di call-to-action, risulterebbero più efficaci degli spot e delle campagne video online. Leggi di più su MediaPost.

Disney sigla un accordo globale con Google per la pubblicità digitale

The Walt Disney Co. passa a Google. Le due società hanno siglato un accordo pluriennale che vedrà tutti i brand e le property della media company a livello globale – tra cui Disney, ABC, ESPN, Freeform, Marvel, Pixar e Star Wars – utilizzare la piattaforma pubblicitaria di Big G per l’erogazione e l’ottimizzazione degli annunci adv.

In particolare, Disney – che già lavorava con Google per alcune attività di ad serving – porterà adesso l’intero suo bacino di inventory video e display su Google Ad Manager, che diventerà la principale piattaforma ad tech dell’azienda, ruolo che in precedenza era affidato a FreeWheel.

Grazie all’accordo, hanno spiegato le due società, Disney sarà in grado di offrire ai suoi inserzionisti “un’erogazione cross-piattaforma ottimizzata e misurazioni sulle performance” sia a livello video che display. La pubblicità erogata tramite Google spazierà infatti su vari tipi di contenuti, dai video on-demand di lunga durata, a quelli in straming dal vivo, a quelli brevi, alle notizie (sia video che testuali). La partnership prevederà anche lo sviluppo congiunto di nuove soluzioni e tecnologie per video, mobile, in-app e display.

Secondo Aaron LaBerge, CTO di Disney per il segmento Direct-To-Consumer e International, l’azienda avrebbe cominciato a pensare a un cambio di partner tecnologici dopo la riorganizzazione interna dello scorso marzo, che ha portato tra l’altro alla creazione della business unit dedicata alla vendita pubblicitaria a livello globale di tutte le media property. Ed avrebbe anche valutato l’opzione di costruire (anche tramite eventuali acquisizioni) una stack tecnologica proprietaria. Tuttavia, ha dichiarato LaBerge, considerando i continui investimenti di Google nel settore «era meglio per noi considerare una collaborazione che perdere tempo a creare qualcosa di già esistente, e con la scalabilità che sappiamo».

L’accordo copre anche gli annunci sul nuovo servizio per abbonamenti ESPN+ e – qualora un giorno ospitasse pubblicità, il che al momento non è previsto – anche quella sulla piattaforma di streaming Disney+, che dovrebbe vedere la luce l’anno prossimo. Non include invece le inventory di Hulu (di cui Disney possiede attualmente il 30% delle azioni), che è dotata di una propria soluzione ad tech. La portata dell’incarico, tra l’altro, potrebbe ampliarsi in futuro in considerazione dell’acquisizione da parte di Disney degli asset di 20th Century Fox (che comprendono, peraltro, anche il 30% di Hulu).

Attualmente le property digitali Disney aggregate raggiungono 230 milioni di utenti nel mondo, che passano su di esse oltre 14 miliardi di minuti al mese (dati comScore di settembre 2018).

Disney lancia Luminate, suite di prodotti per il targeting sulle sue reti tv

Il mondo della tv è in fermento sul fronte dati e ad tech, e sempre più broadcaster stanno iniziando ad approcciare il mondo dell’advertising tecnologico. L’ultimo, solo in ordine cronologico, è il gruppo Disney.

Il colosso media ha annunciato la nascita di una nuova suite di servizi, chiamate Luminate, all’interno della sua divisione “Direct-to-Consumer and International business” recentemente creata, che si occuperà di utilizzare dati di prima e terze parti per realizzare messaggi pubblicitari customizzati sui brand e i network della società, come ABC, ESPN e Freeform.

Per questo tipo di attività, Disney farà affidamento a una serie di società specializzate in analytics e attribuzione televisiva, come Accenture e Samba TV.

«Siamo orgogliosi di lanciare una suite di soluzioni basata su un approccio misurato, collaborativo e – ancora più importante – sicuro sul fronte dati e per i brand, alle sfide che il mercato sta fronteggiando. Abbiamo fiducia nella combinazione personalizzata di servizi che Luminate potrà offrire all’industria pubblicitaria», ha dichiarato Laura Nelson, SVP Audience Solutions di Disney|ABC Advertising Sales and Marketing.

I servizi offerti toccheranno diverse aree, tra cui l’ottimizzazione lineare, i private marketplace digitali e il programmatic guaranteed, così come l’analisi dell’attribuzione, per quantificare il ROI degli inserzionisti. «Abbiamo impiegato molto dello scorso anno non solo a capire di cosa ha bisogno il mercato, ma anche a cercare di avere maggiori conversazioni interne sulla nostra tecnologia – ha aggiunto la manager -. E’ difficile offrire tante opportunità sulla pubblicità avanzata senza avere una roadmap tecnologica».

Disney crea una nuova unit per l’offerta streaming e la gestione della pubblicità

Oggi nella nostra rassegna la riorganizzazione di Disney e due studi internazionali sulla fruizione di contenuti video e sull’email marketing.

Disney crea una nuova divisione per l’offerta streaming. Gestirà anche il business adv dell’azienda

Come parte di una riorganizzazione strategica, Disney ha creato al suo interno una nuova business unit dedicata alla nuova offerta video in streaming. La nuova divisione, chiamata “Direct-to-Consumer and International business” e guidata dall’ex CSO dell’azienda Kevin Mayer, si occuperà anche di supervisionare la vendita pubblicitaria a livello globale di tutte le media property Disney, comprese ABC, ESPN e i vari canali Disney. Leggi di più su Variety.

Il Video continua la sua corsa, trainato dal Mobile

Il Mobile continua a trainare il consumo di video online, coprendo il 60,3% di tutti i video fruiti a livello globale, secondo il Global Video Index Report di Ooyala relativo al Q4 2017. E il successo di smartphone e tablet coinvolge anche l’ambito pubblicitario, con il 55% di impression pre-roll su piattaforme di broadcasting visto da dispositivi mobili contro il 36% visto da PC. Leggi di più su MediaPost.

L’email marketing cresce: +18% il numero di messaggi spediti dalle aziende nel 2017

L’email marketing cresce in termini di volumi, ma allo stesso tempo cala il numero di persone che sottoscrive abbonamenti a servizi email. E’ quanto rileva uno studio della società di email marketing Yes Lifecycle Marketing, secondo i cui risultati il numero di email spedite da aziende è aumentato del 18% anno su anno nel 2017, ma la quota di nuovi contatti all’interno dei database delle società è andata scendendo. Leggi di più su Marketing Land.