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Pubblicità audio: le inventory di Triton Digital ora disponibili anche tramite Rubicon Project

Triton Digital, società specializzata a livello globale in audio e podcast, ha annunciato che il proprio marketplace è stato integrato nell’exchange di Rubicon Project. Attraverso questa integrazione, si legge nella nota, gli inserzionisti che utilizzano l’exchange di Rubicon Project potranno ora avere accesso a un’offerta audio proveniente da servizi, piattaforme e network audio online, broadcaster radio e tv, ed editori di contenuti audio sfruttando la SSP di Triton.

L’integrazione darà a brand e agenzie accesso a inventory audio premium, facilitando il raggiungimento delle loro audience target nel mondo con messaggi efficaci e coinvolgenti.

«Siamo felici di lavorare con Rubicon Project a questa integrazione, che offre agli inserzionisti in tutto il mondo accesso all’exchange di Rubicon Project, grazie al quale essi potranno incorporare nei loro acquisti media anche spazi audio su contenuti live, on-demand e podcast – spiega Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital -. L’integrazione fornisce ulteriori opportunità per l’esecuzione di acquisti pubblicitari globali, targettizzati, non-saltabili e sicuri per i brand sia attraverso un mercato aperto che via private marketplace».

«Questo accordo con Triton Digital ci fa piacere, e fornisce ai nostri buyer accesso a inventory audio diversificate provenienti da un’ampia range di broadcaster radio, podcaster, servizi di musica in streaming e molto di più – aggiunge Michael Chevallier, Vice President, Sales di Rubicon Project -. Triton condivide con noi la passione per promuovere la crescita del digital audio e il mercato dei podcast rendendo semplice accedere ed effettuare transazioni sull’offerta pubblicitaria, e siamo convinti che questo accordo possa far aumentare in maniera significativa la reach degli inserzionisti e la loro abilità di connettersi con le audience target in tutto il mondo».

Nel mondo, il 62% di tutte le campagne display digital è in programmatic

Oggi nella nostra rassegna parliamo di digital audio, dell’andamento del mercato programmatico e degli ultimi sviluppi del progetto Marcel di Publicis Groupe.

Nel mondo, il 62% di tutte le campagne display digital è in programmatic

Il Programmatic continua a lasciarsi dietro gli acquisti diretti nel mercato globale della digital display: attualmente, il 62% di tutte le campagne display su internet è venduto tramite piattaforma. E’ quanto rileva la ricerca 2019 Internet Trends Report di Mary Meeker, venture capitalist americana ed ex analista di titoli di Wall Street. Secondo lo studio, gli investimenti sulla pubblicità online sono aumentati del 22% nel 2018, ma i fatturati adv delle principali piattaforme (Google, Facebook, Twitter, Amazon, Snapchat e Pinterest) sono rallentati di circa il 9%, con l’avanzata di nuove piattaforme. Leggi di più su The Drum.

Digital audio adv, Pandora lancia una divisione di consulenza per i brand

Con l’avanzata del digital audio, gli editori cominciano a dotarsi di strumenti per aiutare i brand ad approcciare al meglio questo canale. Un esempio è Pandora, concorrente americano di Spotify, che ha lanciato Studio Resonate, una divisione di consulenza volta ad assistere le aziende in vari compiti richiesti nella creazione di comunicazioni audio efficaci. Come la creazione di un “sonic logo”, ossia un suono o un jingle riconoscibile per uno specifico brand. La divisione fornirà anche servizi come creatività audio, strategia e attivazioni live. Leggi di più su AdAge.

Publicis Groupe: Marcel debutta (in fase pilota) in UK

Lo scorso anno, Publicis Groupe ha fatto scalpore decidendo di non partecipare al Festival di Cannes per concentrarsi sulla realizzazione di Marcel, una piattaforma tecnologica per la comunicazione interna della holding. Quest’anno il gruppo sulla Croisette ci sarà, ma Marcel a che punto è? Publicis ha annunciato di averlo definitivamente lanciato nel mondo operativo, attraverso un programma pilota in UK. I test sono volti a raccogliere feedback dagli utilizzatori dello strumento e individuare potenziali bug prima che la piattaforma faccia il suo debutto in altri mercati. Leggi di più su MediaPost.

Triton Digital si rafforza sui podcast con una nuova acquisizione

Triton Digital ha annunciato l’acquisizione di Omny Studio, creatrice di una tra le più avanzate piattaforme editoriali di audio on-demand e podcast, con cui la società è stata integrata – e per cui ha fatto da rivenditore – dal 2017.

Come risultato dell’acquisizione, si legge in una nota, Triton Digital ha fatto sua la tecnologia, gli asset e il team della piattaforma basata a Melbourne, ed è adesso “il fornitore esclusivo della soluzione di podcasting full-stack e più avanzata del mercato”.

Grazie all’acquisizione del CMS e degli altri strumenti editoriali di Omny Studio, Triton arricchisce infatti il suo portafoglio di tecnologie di streaming, pubblicità e misurazione, diventando un one-stop-shop per gli editori audio che puntano ad aumentare reach e ricavi, allo stesso tempo rendendo più fluidi i loro flussi di lavoro.

«Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a Omny nella famiglia Triton, e non vediamo l’ora di unirli al nostro talento e alla nostra tecnologia per espandere la soluzione a livello globale e continuare a creare innovazione intorno a dati e analytics del mondo podcast», commenta Neal Schore, CEO di Triton Digital.

Intanto Triton Digital continua ad ampliare la portata del suo marketplace di pubblicità programmatic audio: la società ha recentemente annunciato che le sue inventory sono ora disponibili anche sulla DSP di Dataxu e su Display & Video 360 di Google.

SoundCloud, via alla pubblicità in Italia: accordo con TargetSpot per diretta e programmatic

SoundCloud, la nota piattaforma audio dedicata ad autori e appassionati di musica, apre al business pubblicitario in Italia.

Da oggi infatti i brand avranno a disposizione su SoudCloud una serie di esperienze pubblicitarie che includono annunci audio, native advertising in-stream e video: a occuparsi della monetizzazione, attraverso accordi diretti e programmatic, sarà la società specializzata in digital audio TargetSpot, con cui SoundCloud ha avviato una partnership in esclusiva.

“Gli appassionati di musica vengono su SoundCloud a scoprire cosa c’è di nuovo e qui si mettono in contatto con gli oltre 20 milioni di creatori che sviluppano la propria carriera musicale sulla piattaforma” dichiara in una nota Mike Weissman, Chief Operating Officer di SoundCloud.  “L’introduzione della pubblicità in Italia offre ai brand la possibilità di raggiungere questa comunità unica e connessa, garantendo agli ascoltatori di poter continuare ad ascoltare SoundCloud gratuitamente e, al tempo stesso, offrendo ai creatori l’opportunità di guadagnare per il lavoro che condividono”.

“Siamo entusiasti di ampliare la nostra partnership con SoundCloud, per offrire agli inserzionisti italiani questa straordinaria opportunità in termini di reach. La nostra tecnologia innovativa e le nostra competenze leader sono una combinazione ideale per massimizzare la pubblicità audio digitale. I marchi potranno raggiungere perfettamente, uno a uno, un pubblico coinvolto come quello di SoundCloud e ottimizzare il ritorno sull’investimento pubblicitario”, ha dichiarato Erik Portier, Chief Revenue Officer di Targetspot, con cui SoundCloud già collabora in Francia, Germania e Paesi Bassi.

L’introduzione della pubblicità coincide con il lancio dell’abbonamento Premium Listener di SoundCloud e SoundCloud Go+. SoundCloud Go+ offre agli ascoltatori l’accesso completo al catalogo unico nel suo genere di oltre 200 milioni di brani originali, DJ set, remix e altro ancora, creati da oltre 20 milioni di autori in tutto il mondo, con sincronizzazione offline, senza pubblicità e disponibili in streaming audio di alta qualità.

Oltre all’Italia, SoundCloud ha lanciato oggi la pubblicità e SoundCloud Go+ in altri quattro paesi europei: Belgio, Spagna, Portogallo e Svizzera. La versione gratuita di SoundCloud e gli abbonamenti ad hoc per gli ascoltatori sono ora disponibili in 14 paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Italia, Portogallo, Spagna e Svizzera.

Programmatic audio, l’inventory di Triton Digital arriva anche sulla DSP di Dataxu

Continua lo sviluppo sul mercato pubblicitario di Triton Digital. La società, leader internazionale nei servizi e nella tecnologia per l’industria dei podcast, ha annunciato l’integrazione del suo programmatic audio marketplace (a2x) con la DSP di Dataxu.

L’integrazione offre ai clienti di Dataxu la possibilità di acquistare spazi pubblicitari audio in programmatic da emittenti televisive, podcaster e servizi di streaming di musica in tutto il mondo, anche tramite offerte dirette e PMP.

Per Triton, l’accordo con Dataxu fa seguito ad altre integrazioni dello stesso tipo con varie tra le DSP più utilizzate, tra cui quella di Google (Display & Video 360), e si colloca nell’ambito del rapido sviluppo del programmatic advertising nel campo del digital audio.

La rinascita post-GDPR del Programmatic Guaranteed

Gli argomenti della nostra rassegna di oggi: digital audio, misurazioni e nuovi trend programmatici post-GDPR.

Tra gli effetti del GDPR, c’è la rinascita del Programmatic Guaranteed

Oltre al targeting contestuale, c’è un altro trend che il GDPR sta facendo emergere: quello degli accordi in Programmatic Guaranteed. Si tratta di un metodo di acquisto pubblicitario secondo cui un’azienda può comprare uno spazio in modalità data-driven – incrociando i propri dati con quelli dell’editore – sulla base di accordi anticipatamente concordati con l’editore a prezzo fisso. Questa tipologia di acquisto automatizzato consentirebbe alle aziende di avere maggiori certezze sulla provenienza dei dati, e sulla conformità della loro raccolta al regolamento europeo. Leggi di più su Digiday.

A Digital Audio Exchange (DAX) una certificazione per brand safety ed anti-frode

Il network radiofonico inglese Global, proprietario della piattaforma pubblicitaria audio Digital Audio Exchange (DAX) ha ottenuto la certificazione della britannica Joint Industry Committee for Web Standards (Jicwebs) per le sua attività contro le frodi pubblicitarie e a sostegno della brand safety. Si tratta della prima volta che un fornitore di pubblicità audio in programmatic riceve tale certificazione dall’ente. Tale certificazione sarà applicata all’intera offerta della società, inclusa la piattaforma DAX. Leggi di più su The Drum.

La questione “misurazioni” frena gli investimenti in analytics e data science

La mancanza di metriche efficaci per le misurazioni continua ad essere un problema per chi opera nel marketing data-driven. Secondo una ricerca effettuata da Advertiser Perceptions su 152 aziende e agenzie in USA e UK ad aprile, il 93% dei rispondenti ha dichiarato che data science e analytics sono fondamentali per il business. Tuttavia, 4 su 10 hanno anche affermato che la principale difficoltà che impedisce ulteriori investimenti su questi settori è la mancanza di misurazioni accurate sul loro impatto e sui costi. Leggi di più su eMarketer.

Digital audio, la pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

Dalle nuove stime sul mercato pubblicitario dei podcast al ruolo del targeting geolocalizzato per il marketing mobile, all’addio alla Net Neutrality in USA. Ecco gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

La pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

La pubblicità sui podcast cresce negli Stati Uniti. Secondo lo studio annuale di IAB e PwC, il valore del mercato adv su questo canale ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni. Secondo lo studio, la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. Tra i formati più diffusi, il primo è sicuramente l’annuncio letto dal conduttore (oltre due terzi delle campagne). I principali annunci su questo canale sono quelli direct-response (64,2%), seguiti da quelli di brand awareness (29%). Tra i maggiori spender ci sono le società finanziarie, quelle direct-to-consumer e quelle dell’intrattenimento. Leggi di più su MediaPost.

Gli Stati Uniti dicono addio alla neutralità della rete

Negli Stati Uniti entrano in vigore le nuove norme approvate dalla Federal Communications Commission, che aprono di fatto l’era del web a due velocità. Tali norme aboliscono infatti quelle precedenti, volute da Obama, che garantivano l’accesso a tutti i contenuti del web senza distinzioni proibendo agli internet provider di far pagare costi maggiori per l’erogazione di determinati contenuti o di assicurare un trattamento privilegiato a specifici siti internet. La decisione della Federal Communications Commission ha sollevato negli ultimi mesi dire critiche e polemiche, che tuttavia non sono bastate per bloccare la sua entrata in vigore: per il presidente della Fcc, Ajt Pai, si è trattato di un’importante vittoria a favore dell’innovazione. Leggi di più sul New York Times.

Targeting geolocalizzato: uno strumento sempre più usato per il marketing su mobile

L’87% di chi fa marketing su mobile utilizza il targeting geolocalizzato, e con risultati positivi. E’ quanto emerge da una ricerca internazionale di Lawless Research commissionata da Factual. La localizzazione degli utenti è utilizzata per lo più a fini di targeting pubblicitario, ma non solo: anche la personalizzazione e il miglioramento dell’esperienza del consumatore sono motivazioni particolarmente diffuse. I benefici dell’utilizzato del geo-targeting sono collegati per lo più all’aumento dei consumatori e al loro engagement. Leggi di più su Marketing Land.

Podcast, perché è lenta l’adozione degli standard di misurazione?

Nell’ambito del Digital Audio, i podcast stanno assumendo un’importanza sempre maggiore, sia a livello di popolarità tra gli utenti che di interesse da parte delle aziende. Solo negli USA, la spesa pubblicitaria su podcast ha raggiunto i 220 milioni di dollari lo scorso anno, con un aumento dell’85% sul 2016. Solo due anni fa, il valore di questo mercato ammontava solamente a 69 milioni di dollari.

E da qualche mese questo canale ha anche ottenuto riconoscimento a livello di industry, con la realizzazione, da parte di IAB, di standard ad hoc per la misurazione di pubblicità e pubblico. Delle linee guida, realizzate a dicembre dello scorso anno, volte a fornire i primi standard di mercato per la misuzione dell’erogazione delle campagne e la distribuzione di questo tipo di contenuti.

L’adozione di questi standard, tuttavia, starebbe creando qualche problema ai produttori di podcast, secondo quanto rivela Digiday. Chi si è attenuto alle linee guida di IAB, infatti, avrebbe registrato un drastico calo, a doppia cifra, del numero di download. Il motivo? Il sistema di IAB misura lo scaricamento di un contenuto in maniera diversa da come questo effettivamente avviene nella maggior parte delle app.

Con la sempre maggiore distribuzione dei podcast sul mobile, infatti, molte app hanno preferito, a un download unico del contenuto (cioè completato in un singolo processo) uno scaricamento “a blocchi”, più rapido e meno oneroso per i dispositivi mobili. Le piattaforme che ospitano i contenuti, però, in molti casi considerano questi “pacchetti” come molteplici download. Di fatto falsando, in questo modo, il conteggio complessivo, e anche non di poco nel caso di programmi con lunghi episodi o con un alto bit rate.

Lo standard IAB, invece, conta ogni download effettuato da un utente all’interno di un intervallo di 24 ore come un singolo scaricamento, minimizzando in questo modo la possibilità di doppi conteggi.

Se da un lato l’adozione dello standard IAB crea una rappresentazione più realistica del pubblico di un podcast, d’altro canto molti network si preoccupano che, alla vista di numeri considerevolmente più bassi rispetto a prima, gli inserzionisti possano perdere interesse nel mezzo, frenando così il suo potenziale di monetizzazione.

Potenziale che, tuttavia, è già in parte frenato proprio dalla carenza di metodologie di misurazione affidabili e condivise. Attualmente, il mercato pubblicitario dei podcast è più che altro dominato da inserzionisti direct-response, che per misurare l’efficacia delle loro campagne si affidano a strumenti come codici di download o URL unici, ma sul mezzo cominciano ad essere sempre più presenti anche aziende che pianificano campagne di branding. E questo genere di annunci ha bisogno, per essere misurato, di criteri diversi, condivisi tra i vari player e pertanto capaci di seguire efficacemente l’utente nel customer journey.

La soluzione per superare l’impasse? Probabilmente è l’adozione dello standard IAB da parte di quante più piattaforme possibile, o almeno in un primo momento delle principali, in modo che si possa formare una massa critica capace di rappresentare un riferimento di utenza e di efficacia pubblicitaria per gli inserzionisti che si approcciano al mezzo.

Google apre al digital audio: gli spazi saranno acquistabili tramite DoubleClick Bid Manager

La pubblicità audio arriva su Google. Con un blog post ufficiale, Big G ha annunciato che da oggi le aziende potranno acquistare annunci audio in programmatic attraverso la sua DSP DoubleClick Bid Manager.

“In qualità di uno dei mezzi più immersivi e accessibili, l’audio offre un entusiasmante nuovo terreno per le aziende che vogliono raggiungere il loro pubblico”, spiega la società nel blog post, sottolineando come i contenuti audio abbiano ormai un larghissimo seguito, complice il seguito raccolto dai vari servizi di streming, come Spotify: “Si stima che nel 2018 1,2 miliardi di persone utilizzeranno servizi di streaming musicale nel mondo”, precisa Big G.

A questo si aggiunge che l’audio non piace solo agli utenti, ma anche alle aziende. E già diverse piattaforme hanno messo a punto offerte specifiche per la compravendita di spazi digital audio: da Rubicon Project a Mediamond, da S4M a DigitalMDE. Stessa cosa per i servizi di streaming musicale: l’app americana Pandora ha recentemente acquisito la piattaforma specializzata AdsWizz, mentre Spotify ha iniziato a vendere inventory audio nel 2016 e oggi questo canale copre gran parte del suo business pubblicitario.

Mancava, dunque, solo il gigante Google, e adesso in campo c’è anche lui, a livello globale. Attraverso DBM sarà possibile acquistare spazi provenienti da Google Play Music (solo in USA e Canada), Spotify, e dall’americana SoundCloud, a cui in futuro si aggiungerà anche Pandora. Gli exchange supportati sono DoubleClick Ad Exchange e Rubicon, e variano da caso a caso: per Google Play Music solo AdX, per Spotify solo Rubicon, per SoundCloud entrambi.

Il lancio della nuova offerta arriva dopo mesi di test, cominciati a gennaio con una trentina di aziende. Al momento, la vendita in programmatic avverrà attraverso accordi diretti e “guaranteed”, e non tramite aste aperte, anche se in futuro Google conta di aprire anche a questa modalità: «Le aste arriveranno con ogni probabilità nei trimestri a venire – ha dichiarato Payam Shodjai, director of product management di DoubleClick (DBM), riportato dalla testata adExchanger -. Ci stiamo lavorando. Dobbiamo essere sicuri che sia disponibile la giusta offerta di spazi. C’è bisogno di un po’ di informazione da entrambi i lati, ma è questione di tempo».

Naturalmente, attraverso la DSP di Google sarà possibile targettizzare le campagne sulla base di vari fattori come lingua, localizzazione, contesto e variabili demografiche. Per l’erogazione degli annunci verrà utilizzato lo standard VAST 4.0 di IAB, mentre per le aziende non sarà possibile usare tag VAST di terze parti.

Gli inserzionisti avranno la possibilità di misurare gli annunci in base a varie metriche, come il livello di completamento, l’ascolto per quartile, il tasso di messa in pausa o disattivazione del volume e il cosiddetto Audio Media Cost eCPCA (il costo medio di ogni impression audio completata, derivato dal rapporto tra il prezzo degli spazi e il livello di annunci completati).

Ma quanto costeranno questi annunci? “Le quote per i posizionamenti audio sono significativamente più alte di quelle delle impression display standard – spiega Google nella sua pagina di supporto -. Raccomandiamo di fissare i CPM audio seguendo la stessa strategia utilizzata per le inventory video”.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

Protagonisti della rassegna di oggi il punto di vista di CNN Digital sulla brand safety, il rafforzamento di Pandora nel digital audio e l’andamento di Pinterest.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

«Dovrebbe emergere una nuova definizione di brand safety. Non si tratta delle aziende che non vogliono comparire accanto ai cosiddetti contenuti negativi. Si tratta di inserzionisti che vogliono essere inseriti all’interno di un ombrello di brand di notizie affidabili». E’ l’opinione di Meredith Artley, SVP/editor-in-chief di CNN Digital Worldwide, che ha affrontato il tema della sicurezza dei brand in occasione della conferenza Collision 2018. Secondo la manager, il fatto che i brand non vogliano apparire accanto a determinato tipo di notizie (che includono anche news di tragedie o dai toni crudi) può avere effetti negativi sia per gli editori che per gli utenti. Per questo è necessario, per le media company, puntare su un’offerta di contenuti all’insegna dei fatti, dell’autorevolezza e dell’integrità. Leggi di più su WARC.

Pandora completa l’acquisizione di AdsWizz

Il servizio americano di streaming musicale Pandora ha annunciato di aver completato l’acquisizione di AdsWizz, tecnologia per la pubblicità digital audio. «L’audio è il formato a più veloce crescita nel mondo della pubblicità digitale, e il mercato si sta rapidamente evolvendo – ha spiegato il CEO di Pandora Roger Lynch -. Completare questa acquisizione cementifica la nostra presenza nel futuro dell’Audio, rendendoci più pronti che mai a collaborare con brand ed editori a livello globale». AdsWizz opererà come sussidiaria autonoma di Pandora. Leggi di più su Venture Beat.

Pinterest, cresce la pubblicità nel 2017

Cresce il business pubblicitario di Pinterest. Il social network ha raccolto nel 2017 473 milioni di dollari di raccolta adv, in aumento del 58% rispetto all’anno precedente. La società ha mancato gli obiettivi di fatturato nella prima parte dell’anno, ma ha superato le aspettative nel secondo semestre. E adesso mira a raggiungere o superare gli obiettivi fissati per la prima metà del 2018. Leggi di più su Bloomberg.

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