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La rinascita post-GDPR del Programmatic Guaranteed

Gli argomenti della nostra rassegna di oggi: digital audio, misurazioni e nuovi trend programmatici post-GDPR.

Tra gli effetti del GDPR, c’è la rinascita del Programmatic Guaranteed

Oltre al targeting contestuale, c’è un altro trend che il GDPR sta facendo emergere: quello degli accordi in Programmatic Guaranteed. Si tratta di un metodo di acquisto pubblicitario secondo cui un’azienda può comprare uno spazio in modalità data-driven – incrociando i propri dati con quelli dell’editore – sulla base di accordi anticipatamente concordati con l’editore a prezzo fisso. Questa tipologia di acquisto automatizzato consentirebbe alle aziende di avere maggiori certezze sulla provenienza dei dati, e sulla conformità della loro raccolta al regolamento europeo. Leggi di più su Digiday.

A Digital Audio Exchange (DAX) una certificazione per brand safety ed anti-frode

Il network radiofonico inglese Global, proprietario della piattaforma pubblicitaria audio Digital Audio Exchange (DAX) ha ottenuto la certificazione della britannica Joint Industry Committee for Web Standards (Jicwebs) per le sua attività contro le frodi pubblicitarie e a sostegno della brand safety. Si tratta della prima volta che un fornitore di pubblicità audio in programmatic riceve tale certificazione dall’ente. Tale certificazione sarà applicata all’intera offerta della società, inclusa la piattaforma DAX. Leggi di più su The Drum.

La questione “misurazioni” frena gli investimenti in analytics e data science

La mancanza di metriche efficaci per le misurazioni continua ad essere un problema per chi opera nel marketing data-driven. Secondo una ricerca effettuata da Advertiser Perceptions su 152 aziende e agenzie in USA e UK ad aprile, il 93% dei rispondenti ha dichiarato che data science e analytics sono fondamentali per il business. Tuttavia, 4 su 10 hanno anche affermato che la principale difficoltà che impedisce ulteriori investimenti su questi settori è la mancanza di misurazioni accurate sul loro impatto e sui costi. Leggi di più su eMarketer.

Digital audio, la pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

Dalle nuove stime sul mercato pubblicitario dei podcast al ruolo del targeting geolocalizzato per il marketing mobile, all’addio alla Net Neutrality in USA. Ecco gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

La pubblicità sui podcast arriverà a 659 milioni di dollari nel 2020

La pubblicità sui podcast cresce negli Stati Uniti. Secondo lo studio annuale di IAB e PwC, il valore del mercato adv su questo canale ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni. Secondo lo studio, la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. Tra i formati più diffusi, il primo è sicuramente l’annuncio letto dal conduttore (oltre due terzi delle campagne). I principali annunci su questo canale sono quelli direct-response (64,2%), seguiti da quelli di brand awareness (29%). Tra i maggiori spender ci sono le società finanziarie, quelle direct-to-consumer e quelle dell’intrattenimento. Leggi di più su MediaPost.

Gli Stati Uniti dicono addio alla neutralità della rete

Negli Stati Uniti entrano in vigore le nuove norme approvate dalla Federal Communications Commission, che aprono di fatto l’era del web a due velocità. Tali norme aboliscono infatti quelle precedenti, volute da Obama, che garantivano l’accesso a tutti i contenuti del web senza distinzioni proibendo agli internet provider di far pagare costi maggiori per l’erogazione di determinati contenuti o di assicurare un trattamento privilegiato a specifici siti internet. La decisione della Federal Communications Commission ha sollevato negli ultimi mesi dire critiche e polemiche, che tuttavia non sono bastate per bloccare la sua entrata in vigore: per il presidente della Fcc, Ajt Pai, si è trattato di un’importante vittoria a favore dell’innovazione. Leggi di più sul New York Times.

Targeting geolocalizzato: uno strumento sempre più usato per il marketing su mobile

L’87% di chi fa marketing su mobile utilizza il targeting geolocalizzato, e con risultati positivi. E’ quanto emerge da una ricerca internazionale di Lawless Research commissionata da Factual. La localizzazione degli utenti è utilizzata per lo più a fini di targeting pubblicitario, ma non solo: anche la personalizzazione e il miglioramento dell’esperienza del consumatore sono motivazioni particolarmente diffuse. I benefici dell’utilizzato del geo-targeting sono collegati per lo più all’aumento dei consumatori e al loro engagement. Leggi di più su Marketing Land.

Podcast, perché è lenta l’adozione degli standard di misurazione?

Nell’ambito del Digital Audio, i podcast stanno assumendo un’importanza sempre maggiore, sia a livello di popolarità tra gli utenti che di interesse da parte delle aziende. Solo negli USA, la spesa pubblicitaria su podcast ha raggiunto i 220 milioni di dollari lo scorso anno, con un aumento dell’85% sul 2016. Solo due anni fa, il valore di questo mercato ammontava solamente a 69 milioni di dollari.

E da qualche mese questo canale ha anche ottenuto riconoscimento a livello di industry, con la realizzazione, da parte di IAB, di standard ad hoc per la misurazione di pubblicità e pubblico. Delle linee guida, realizzate a dicembre dello scorso anno, volte a fornire i primi standard di mercato per la misuzione dell’erogazione delle campagne e la distribuzione di questo tipo di contenuti.

L’adozione di questi standard, tuttavia, starebbe creando qualche problema ai produttori di podcast, secondo quanto rivela Digiday. Chi si è attenuto alle linee guida di IAB, infatti, avrebbe registrato un drastico calo, a doppia cifra, del numero di download. Il motivo? Il sistema di IAB misura lo scaricamento di un contenuto in maniera diversa da come questo effettivamente avviene nella maggior parte delle app.

Con la sempre maggiore distribuzione dei podcast sul mobile, infatti, molte app hanno preferito, a un download unico del contenuto (cioè completato in un singolo processo) uno scaricamento “a blocchi”, più rapido e meno oneroso per i dispositivi mobili. Le piattaforme che ospitano i contenuti, però, in molti casi considerano questi “pacchetti” come molteplici download. Di fatto falsando, in questo modo, il conteggio complessivo, e anche non di poco nel caso di programmi con lunghi episodi o con un alto bit rate.

Lo standard IAB, invece, conta ogni download effettuato da un utente all’interno di un intervallo di 24 ore come un singolo scaricamento, minimizzando in questo modo la possibilità di doppi conteggi.

Se da un lato l’adozione dello standard IAB crea una rappresentazione più realistica del pubblico di un podcast, d’altro canto molti network si preoccupano che, alla vista di numeri considerevolmente più bassi rispetto a prima, gli inserzionisti possano perdere interesse nel mezzo, frenando così il suo potenziale di monetizzazione.

Potenziale che, tuttavia, è già in parte frenato proprio dalla carenza di metodologie di misurazione affidabili e condivise. Attualmente, il mercato pubblicitario dei podcast è più che altro dominato da inserzionisti direct-response, che per misurare l’efficacia delle loro campagne si affidano a strumenti come codici di download o URL unici, ma sul mezzo cominciano ad essere sempre più presenti anche aziende che pianificano campagne di branding. E questo genere di annunci ha bisogno, per essere misurato, di criteri diversi, condivisi tra i vari player e pertanto capaci di seguire efficacemente l’utente nel customer journey.

La soluzione per superare l’impasse? Probabilmente è l’adozione dello standard IAB da parte di quante più piattaforme possibile, o almeno in un primo momento delle principali, in modo che si possa formare una massa critica capace di rappresentare un riferimento di utenza e di efficacia pubblicitaria per gli inserzionisti che si approcciano al mezzo.

Google apre al digital audio: gli spazi saranno acquistabili tramite DoubleClick Bid Manager

La pubblicità audio arriva su Google. Con un blog post ufficiale, Big G ha annunciato che da oggi le aziende potranno acquistare annunci audio in programmatic attraverso la sua DSP DoubleClick Bid Manager.

“In qualità di uno dei mezzi più immersivi e accessibili, l’audio offre un entusiasmante nuovo terreno per le aziende che vogliono raggiungere il loro pubblico”, spiega la società nel blog post, sottolineando come i contenuti audio abbiano ormai un larghissimo seguito, complice il seguito raccolto dai vari servizi di streming, come Spotify: “Si stima che nel 2018 1,2 miliardi di persone utilizzeranno servizi di streaming musicale nel mondo”, precisa Big G.

A questo si aggiunge che l’audio non piace solo agli utenti, ma anche alle aziende. E già diverse piattaforme hanno messo a punto offerte specifiche per la compravendita di spazi digital audio: da Rubicon Project a Mediamond, da S4M a DigitalMDE. Stessa cosa per i servizi di streaming musicale: l’app americana Pandora ha recentemente acquisito la piattaforma specializzata AdsWizz, mentre Spotify ha iniziato a vendere inventory audio nel 2016 e oggi questo canale copre gran parte del suo business pubblicitario.

Mancava, dunque, solo il gigante Google, e adesso in campo c’è anche lui, a livello globale. Attraverso DBM sarà possibile acquistare spazi provenienti da Google Play Music (solo in USA e Canada), Spotify, e dall’americana SoundCloud, a cui in futuro si aggiungerà anche Pandora. Gli exchange supportati sono DoubleClick Ad Exchange e Rubicon, e variano da caso a caso: per Google Play Music solo AdX, per Spotify solo Rubicon, per SoundCloud entrambi.

Il lancio della nuova offerta arriva dopo mesi di test, cominciati a gennaio con una trentina di aziende. Al momento, la vendita in programmatic avverrà attraverso accordi diretti e “guaranteed”, e non tramite aste aperte, anche se in futuro Google conta di aprire anche a questa modalità: «Le aste arriveranno con ogni probabilità nei trimestri a venire – ha dichiarato Payam Shodjai, director of product management di DoubleClick (DBM), riportato dalla testata adExchanger -. Ci stiamo lavorando. Dobbiamo essere sicuri che sia disponibile la giusta offerta di spazi. C’è bisogno di un po’ di informazione da entrambi i lati, ma è questione di tempo».

Naturalmente, attraverso la DSP di Google sarà possibile targettizzare le campagne sulla base di vari fattori come lingua, localizzazione, contesto e variabili demografiche. Per l’erogazione degli annunci verrà utilizzato lo standard VAST 4.0 di IAB, mentre per le aziende non sarà possibile usare tag VAST di terze parti.

Gli inserzionisti avranno la possibilità di misurare gli annunci in base a varie metriche, come il livello di completamento, l’ascolto per quartile, il tasso di messa in pausa o disattivazione del volume e il cosiddetto Audio Media Cost eCPCA (il costo medio di ogni impression audio completata, derivato dal rapporto tra il prezzo degli spazi e il livello di annunci completati).

Ma quanto costeranno questi annunci? “Le quote per i posizionamenti audio sono significativamente più alte di quelle delle impression display standard – spiega Google nella sua pagina di supporto -. Raccomandiamo di fissare i CPM audio seguendo la stessa strategia utilizzata per le inventory video”.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

Protagonisti della rassegna di oggi il punto di vista di CNN Digital sulla brand safety, il rafforzamento di Pandora nel digital audio e l’andamento di Pinterest.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

«Dovrebbe emergere una nuova definizione di brand safety. Non si tratta delle aziende che non vogliono comparire accanto ai cosiddetti contenuti negativi. Si tratta di inserzionisti che vogliono essere inseriti all’interno di un ombrello di brand di notizie affidabili». E’ l’opinione di Meredith Artley, SVP/editor-in-chief di CNN Digital Worldwide, che ha affrontato il tema della sicurezza dei brand in occasione della conferenza Collision 2018. Secondo la manager, il fatto che i brand non vogliano apparire accanto a determinato tipo di notizie (che includono anche news di tragedie o dai toni crudi) può avere effetti negativi sia per gli editori che per gli utenti. Per questo è necessario, per le media company, puntare su un’offerta di contenuti all’insegna dei fatti, dell’autorevolezza e dell’integrità. Leggi di più su WARC.

Pandora completa l’acquisizione di AdsWizz

Il servizio americano di streaming musicale Pandora ha annunciato di aver completato l’acquisizione di AdsWizz, tecnologia per la pubblicità digital audio. «L’audio è il formato a più veloce crescita nel mondo della pubblicità digitale, e il mercato si sta rapidamente evolvendo – ha spiegato il CEO di Pandora Roger Lynch -. Completare questa acquisizione cementifica la nostra presenza nel futuro dell’Audio, rendendoci più pronti che mai a collaborare con brand ed editori a livello globale». AdsWizz opererà come sussidiaria autonoma di Pandora. Leggi di più su Venture Beat.

Pinterest, cresce la pubblicità nel 2017

Cresce il business pubblicitario di Pinterest. Il social network ha raccolto nel 2017 473 milioni di dollari di raccolta adv, in aumento del 58% rispetto all’anno precedente. La società ha mancato gli obiettivi di fatturato nella prima parte dell’anno, ma ha superato le aspettative nel secondo semestre. E adesso mira a raggiungere o superare gli obiettivi fissati per la prima metà del 2018. Leggi di più su Bloomberg.

Digital Audio, le audience crescono. E il media è sempre più strategico per gli spender

Quello della pubblicità legata al settore del Digital Audio è un mercato in rapida crescita. L’audience ampia e in continua crescita, la necessità di essere “on” quando gli schermi sono “off”, la possibilità di raggiungere l’utente con messaggi fortemente ingaggianti sta portando l’industry a dare importanza a questo canale emergente, a cui si si può accedere sia in modalità diretta sia per mezzo del Programmatic.

Non per niente, il settore arriva sul palco del Programmatic Day(s) con un focus organizzato insieme a DigitalMDE, player nato proprio per rendere disponibili strumenti e competenze innovativi con cui editori, concessionarie, agenzie ed inserzionisti possono predisporre una Digital Audio Strategy e sfruttare tutte le opportunità che il settore offre.

«Simulcast, app musicali, web radio, podcast. Il Digital Audio è già una realtà e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Le audience su questo canale continuano ad aumentare e, di conseguenza, crescono gli investimenti pubblicitari, con incrementi a doppia cifra, e in alcuni mercati ormai pari al 30% del totale della spesa advertising sulla radio», ha detto Mirko Lagonegro, Ceo & Co-Founder di DigitalMDE.

La reach effettiva e multimediale è uno degli obiettivi della comunicazione digital audio e di prodotti innovativi come Spot+, la soluzione che DigitalMDE ha sviluppato con il supporto tecnologico di Triton Digital per offrire alle aziende una soluzione con cui aziende e centri media potranno personalizzare gli annunci pubblicitari in streaming.

«Con la nostra soluzione – ha aggiunto Lagonegro – un investitore o un’agenzia che acquistano una campagna radiofonica da una radio per una certa audience potranno arricchire solo gli spot veicolati via streaming con una serie di opzioni che il digitale offre, come la targetizzazione (per area geografica ad esempio), la gestione di diverse creatività in funzione dell’obiettivo, l’inserimento di un banner cliccabile che porti ad una landing page apposita».

Lo scenario e le prospettive del Digital Audio in chiave pubblicitaria sono stati quindi discussi in un panel cui hanno partecipato Gruppo Triboo, Dentsu Aegis Network e S4M.

Cristina Pianura, Coo di Triboo Media, ha spiegato perché la digital company ha deciso di entrare nel Digital Audio e le prospettive che questo media offre in chiave di monetizzazione. «Triboo Media è diventato nel 2018 un editore anche radiofonico e, dunque, per la prima volta, ha debuttato nel mondo audio», ha spiegato Cristina Pianura.«Un progetto innovativo, una grande sfida, che permette a Triboo Media di proporre non più solo contenuti digitali ma anche audio digitali. E, quindi, nuove opportunità di fidelizzazione dell’utente che mettiamo a disposizione del mercato».

Ma cosa occorre ad un editore per esporre e quindi monetizzare un’inventory digitale? «Alla radio serve, certo, la tecnologia necessaria per implementare i servizi di Digital Audio. Ma, soprattutto, serve coraggio, perché in Italia la radio è un media ancora prettamente analogico», ha spiegato Davide Panza, CMO & Co-Founder di Digital MDE. «Gli editori però stanno arrivando, anche perché il settore aveva bisogno di un modello di business sostenibile e noi lo abbiamo fornito loro».

La crescita dell’audience del digital audio ha già attirato l’interesse dei più importanti centri media. Paolo Artioli, Programmatic Principal di Denstu Aegis Network, ha raccontato come  il gruppo ha inquadrato a livello di proposta agli investitori il Programmatic Audio. «Siamo partiti nel 2015, tra i primi del settore, con una campagna di Programmatic Audio per un nostro cliente della Gdo», ha detto Artioli. «Crediamo da tempo, dunque, in questo nuovo media e siamo convinti del suo successo principalmente per tre motivi. L’inventory non è più solo radio ma audio in senso allargato grazie a streaming e dowlnload. Il formato audio è immersivo, intimo e ha, dunque, una dignità che il mercato deve tenere in considerazione. Gli strumenti di misurabilità, ormai, permettono di valutare nel migliore dei modo l’efficacia del mezzo».

Verso l’audio, poi, converge anche l’attenzione di altre società ad tech, specialmente quelle specializzate in mobile. E’ il caso di S4M, realtà che ha appena lanciato una soluzione dedicata. «Ci siamo posti come obiettivo, quando abbiamo iniziato ad occuparci di Digital Audio, di utilizzarlo per permettere alle aziende di portate i consumatori connessi negli store fisici», dichiara Benvenuto Alfieri, Head of Sales di S4M. «Il Digital Audio ha risposto sin da subito a questa esigenze raccogliendo l’interesse dei centri media».

Grandi sviluppi, quindi, sono attesi per il prossimo futuro nel campo del Programmatic Audio, anche perché gli editori stanno sempre più puntando sui contenuti audio e perché la monetizzazione garantita dalle piattaforme che fanno leva su questo strumento, anche considerando il target che sanno raggiungere, è sempre più interessante.

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