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AOL, avanti tutta sulla Programmatic Tv. Già investiti 500 milioni di dollari

Non ci sono più dubbi, AOL è al lavoro sulla Programmatic Tv. I primi investimenti sono già stati effettuati in Australia e Canada, col fine di sviluppare strumenti capaci di aggregare e vendere blocchi pubblicitari su network multipli, puntando a specifici pubblici.

La compagnia internet ha rivelato a Forbes maggiori dettagli circa i suoi piani di espansione nel segmento della televisione programmatica, su cui sono già stati spesi 500 milioni di dollari. “Stiamo costruendo ed innovando sul fronte televisivo e allo stesso tempo cerchiamo di capire verso dove è diretto il mercato”, ha dichiarato Tim Mahlman, Presidente di AOL Platforms dal mese scorso (leggi l’articolo dedicato).

AOL è entrata nella pubblicità programmatica sei anni fa e da allora è riuscita a divenire un forte concorrente di compagnie come Google, Facebook e AppNexus. Ciò è dovuto in larga parte all’acquisizione nel 2013 di Adap.tv, un servizio che mette insieme inserzionisti, compratori e venditori di video online. “Il giro d’affari dello scambio automatizzato è cresciuto esponenzialmente e AOL è entrata in questo mercato”, ha aggiunto Mahlman.

Programmatic e televisione: un potenziale altissimo

I ricavi di AOL da Programmatic sono saltati alle stelle: dal solo 2% di tre anni fa (circa 43,8 milioni di dollari) ad oltre il 50% di oggi che, sulla base dei numeri riferiti al 2015, corrisponde a 1,264 miliardi di dollari. I software utilizzati per queste attività potrebbe essere il bene più prezioso di AOL, la ragione per cui, secondo molti analisti, Verizon avrebbe deciso di acquisire l’azienda (leggi l’articolo dedicato).

AOL spera di replicare una analoga crescita anche nella Tv programmatica, impiegando quegli gli stessi strumenti adattati alla televisione lineare. Nonostante non siano identici alla pubblicità programmatica sui canali digitali (gli annunci non sono venduti in tempo reale), queste inserzioni posseggono delle caratteristiche simili, perché automatizzate e fondate sui dati.

La pubblicità programmatica deve ancora diventare uno strumento comune all’interno del medium televisivo: solo il 4% dei budget pubblicitari Tv è speso utilizzando tecnologie come quelle offerte da AOL, Turn, TubeMogul o Videology. Ma l’azienda guidata da Tim Armstrong spera di cambiare questo stato di cose, perché con gli 80 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti e i 250 miliardi a livello globale, il mercato pubblicitario Tv resta ancora più grande di quello digitale.

“Potete immaginare le ragioni per cui esistono enormi opportunità per AOL in quanto azienda ad-tech”, ha commentato a Forbes Mahlman, il quale ha spiegato che, includendo la televisione nelle proprie attività, AOL può diventare un interlocutore unico per il Programmatic, comprendendo i mercati digitali e televisivi sulla piattaforma unica One by AOL.

“Siamo in fase di dialogo con tutti i network, il nostro obiettivo è quello di avere sulla nostra piattaforma l’intero ecosistema televisivo”, ha commentato Dan Ackerman, Head of Programmatic TV di AOL. Sul fronte acquisto, Omnicom Group, che ogni anno spende miliardi sulla televisione, rappresenta uno degli avversari principali, con clienti che includono Old Navy e Google.

Quello che le aziende vogliono: fare targeting sulla televisione

Ad ogni modo, fa notare la testata americana, la pubblicità programmatica è maggiormente presente sulle piattaforme digitali rispetto alla tv e la ragione è semplice: sul piccolo schermo si è instaurato un sistema che per anni ha funzionato bene. Fino ad ora, almeno. A causa della frammentazione del mezzo con la creazione dello streaming, dei contenuti over-the-top e così via, è più difficile tenere traccia della spesa pubblicitaria e della sua efficacia. Basandosi su queste considerazioni, AOL stima che la Programmatic Tv costituirà circa il 15% del mercato televisivo totale nei prossimi cinque o sei anni.

“L’industria ha realizzato che bisogna adottare alcuni dei benefici dell’applicazione del digitale e del data-driven per accrescere i livelli di affidabilità e attribuzione”, ha aggiunto Ackerman, “L’ad-tech riesce a fornire molto di più di semplici indici d’ascolto relativi a specifici gruppo d’età, permette agli inserzionisti di puntare agli spettatori nello stesso modo in cui può farlo un contenuto digitale”. In questo contesto, i concorrenti di AOL non sono più solamente i network televisivi; lo sono anche Google e Facebook, chiunque svolga attività di vendita video.

Uno strumento adatto sia al digital che alla tv

AOL spera di prosperare grazie alla capacità del suo software di essere adoperato sia per il digitale che per la televisione su network multipli. “Se un marketer intende usare il Programmatic, il data-driven e l’automazione, forniamo una piattaforma tecnologica che permette di farlo olisticamente, così che il valore dello sfruttamento del mezzo Tv possa aiutare a raccogliere più inserzionisti e a garantire un valore più elevato”, ha precisato Ackerman.

Ad ogni modo, sia Mahlman che Ackerman ammettono che la pubblicità programmatica non prenderà mai il posto dell’intero business pubblicitario televisivo: “C’è molto nel piccolo schermo che è basato sul contesto; le Olimpiadi, il Super Bowl, i Grammy e gli Oscar sono il giusto ambiente per un marchio o una sponsorizzazione”, ha concluso Ackerman, “Alcune circostanze richiedono spesso un tocco umano”.

Davide Schioppa, nuovo Sales Director di UpStory: “Programmatic combinato al Native per imporci sul mercato”

Davide Schioppa è il nuovo Sales Director di UpStory, la piattaforma di native advertising sviluppata da BizUp che consente l’amplificazione di branded content su un network di oltre 4.000 siti premium, vertical blog e social influencer.

Schioppa sarà responsabile della definizione delle strategie utili a raggiungere gli ambiziosi obiettivi commerciali della piattaforma UpStory, sviluppando la domanda di sponsored post, native ads e video outstream diretta e in programmatic.

«Sono entusiasta di essere approdato in una società come BizUp, giovane, smart ed estremamente innovativa. Il progetto di cui mi occuperò, UpStory, è estremamente ambizioso ed in linea con le mie caratteristiche da “start-up addicted”. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare UpStory per fare in modo che in poco tempo possa diventare un player di riferimento sul segmento del native adv in Italia. Per fare questo sfrutteremo tutte le leve disponibili, anche quella dell’offerta in Programmatic», afferma Schioppa.

Per Claudio Vaccaro, Ceo di BizUp e UpStory: «L’arrivo di Davide è un’ulteriore conferma della nostra volontà di posizionare UpStory come piattaforma italiana di riferimento per l’offerta native advertising in-feed e in-text. Siamo sicuri che l’esperienza di Davide, in particolare in ambito programmatic, ci permetterà di compiere un nuovo e importante salto di qualità nel mercato».

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Digital video adv, sempre più investimenti nel prossimo anno

Secondo una ricerca condotta da IAB nel mese di marzo, quasi due terzi dei professionisti marketing e d’agenzia americani hanno dichiarato di aspettarsi un incremento nella loro spesa pubblicitaria per video desktop e mobile entro i prossimi dodici mesi. L’Interactive Advertising Bureau ha intervistato 360 operatori, provenienti da diverse industrie, a proposito dei loro budget stanziati per le inserzioni appartenenti a questa categoria.

Circa il 63% dei rispondenti ha dichiarato che si aspetta di allocare più denaro sul desktop video e il 62% prevede di aumentare la sua spesa video mobile entro un anno.

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I marketer interpellati stanno anche programmando di accrescere la spesa pubblicitaria sulla televisione avanzata, broadcast, cavo e OTT TV, ma un maggior numero di rispondenti ha detto che manterrà invariata la sua spesa nei prossimi 12 mesi. In dettaglio, circa un terzo dei rispondenti pensa di investire di più nel broadcast, cavo o OTT TV, ma più di metà di loro crede di continuare ad operare con il budget attuale.

Non sorprende che i marketer stiano investendo di più nel digital video. Infatti, secondo eMarketer, il mercato pubblicitario americano del video digitale è in procinto di raddoppiare il suo volume entro il 2019, con il mobile a guidare questa crescita. Sempre secondo le stime di eMarketer, la spesa pubblicitaria video mobile negli Stati Uniti è balzata all’80,6% nel 2015 e si prevede che crescerà a doppia cifra fino al 2019. Questi tassi superano quelli della search e delle sottocategorie della pubblicità display, come banner, rich media e sponsorizzazioni

Integral Ad Science apre in Italia: «Qui grandi opportunità di crescita»

La qualità dei media nella pubblicità digitale è un valore fondamentale per Integral Ad Science. 18 uffici e più di 300 impiegati a livello globale, di cui più di 80 nella regione EMEA: sono questi i numeri dell’azienda tecnologica specializzata nell’analisi dei posizionamenti pubblicitari digital e, in particolare, nell’erogazione di servizi volti a proteggere l’immagine dei marchi, garantirne la viewability ed evitare le frodi.

E presto, Integral Ad Science sarà presente anche in Italia con la sua prima sede. L’apertura degli uffici è prevista nelle prossime settimane, come ha annunciato Paul Nasse, UK Commercial Director di Integral Ad Science, in occasione del Programmatic Day: «Vedo molte opportunità di crescita in questo Paese. Al momento abbiamo uffici in tutto il Regno Unito, in Spagna, in Francia e Germania e abbiamo come obiettivo quello di diventare un’azienda globale ed erogare i nostri servizi a grandi brand su molteplici mercati».

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«Il primo tipo di servizio che offriamo è di consulenza: vogliamo che i professionisti siano coscienti e informati di tutte le implicazioni di un investimento pubblicitario nel digitale. Inoltre, offriamo una squadra di account management e una serie di prodotti che forniscono efficienza e sicurezza», spiega Paul Nasse, UK Commercial Director di Integral Ad Science, «Informiamo non solo sull’acquisto e sulla pianificazione media ma effettuiamo anche valutazioni delle singole campagne. Il nostro obiettivo è garantire che, mentre l’azienda sta ottenendo le sue impression, il suo marchio sia protetto, assicurando contestualmente le migliori metriche di engagement, in modo che anch’essa possa rendersi conto di cosa funziona e cosa no nella sua campagna».

È necessario, per Integral, eliminare le inserzioni che non hanno possibilità di raccontare la storia di un marchio. E per fare questo bisogna delineare e tutelare il contesto in cui un annuncio digitale compare, con riferimento a quattro semplici linee guida: assicurare al brand un ambiente protetto, recapitare gli annunci solo ad utenti umani, raggiungere i consumatori nella regione corretta e generare coinvolgimento con la pubblicità.

«Penso che spendiamo molto tempo e molti soldi investendo nelle creatività, nella grafica, ma, abbiamo smesso di cercare di capire se le persone stanno effettivamente vedendo o no un annuncio, se quella storia è ascoltata. Vogliamo essere sicuri che ci siano le giuste condizioni per dare ad un marchio e alla sua creatività l’opportunità di essere ascoltati, se possono essere visti da una persona vera e se si trovano in un ambiente sicuro. In questo modo la strategia diventa efficace ed efficiente in termini economici», aggiunge Nasse, «Una impression nel posto sbagliato può avere un impatto catastrofico sulla percezione di quel marchio e per la sua reputazione. Le aziende devono chiedersi se sono posizionate nei giusti contesti. Le nostre soluzioni sono mirate proprio a raggiungere questo fine».

È emerso con forza dal Programmatic Day che la pubblicità in programmatico è un processo tecnologico irreversibile oltre che un economia in forte crescita, tuttavia, secondo Nasse, ci sono delle criticità che gli operatori del settore devono considerare: «Le più grandi sfide per il programmatic sono riconducibili ad mancanza di trasparenza, non ci sono ancora abbastanza persone che usano i dati nel modo corretto; troppi soldi soldi iniettati nel mercato senza però la giusta formazione e la giusta intelligenza. Questo è senza dubbio un grande spreco».

In attesa dell’apertura della sede italiana, Integral Ad Science ha firmato un accordo globale con Criteo per la brand-safety. Grazie all’operazione gli inserzionisti di Criteo in tutto il mondo potranno stimare il valore di ogni opportunità pubblicitaria con la certezza che i loro annunci appaiano in siti appropriati e sicuri per la loro immagine (qui l’articolo dedicato).

Binck Bank sceglie Performedia per la gestione del digital advertising e punta sul programmatic

Performedia, l’agenzia media del Gruppo DigiTouch guidata dalla managing director Annarita Olivieri (nella foto), ha vinto la gara per la gestione in Italia nel 2016 delle attività di digital advertising di Binck Bank, la succursale italiana del brand multinazionale che opera nel trading online.

In seguito all’analisi preliminare del mercato, Performedia ha definito una media strategy basata su una pluralità di canali digitali e in grado di combinare le attività di advertising focalizzate sulla generazione di lead e di aperture di Conti Binck, con altre comunicazioni pubblicitarie orientate alla generazione di awareness, trustability e consideration.

Ideato in logica multidevice, il media plan include pianificazioni in programmatic con formati video e display impattanti, attività di native advertising con coinvolgimento dell’utente, posizionamenti strategici su siti ad alto potenziale, contextual advertising, il presidio dei motori di ricerca, attività di retargeting e di seo. Nel corso dei nove mesi di campagna il piano media sarà oggetto di tuning costanti, per consentire l’ottimizzazione del media mix e la massimizzazione dei risultati.

(Leggi l’articolo completo su Engage.it)

I cinque modi in cui la pubblicità automatizzata sta cambiando il mondo dei media

È difficile descrivere in breve la pubblicità automatizzata: un primo vantaggio è certamente una maggiore produttività, ma sostanzialmente consente di semplificare l’acquisto e la vendita della pubblicità. Ed è già predominante in molti mercati: negli Stati Uniti, ad esempio, secondo IAB, il 98% degli editori ha già messo in atto una “strategia programmatica”. Nel Regno Unito, intanto, già lo scorso anno, sempre secondo dati IAB, il 46% della spesa in digital adv è stata investito in pubblicità automatizzata.

Ma aspetti forse meno noti di questa tecnologia sono la sua flessibilità, le varie finalità per cui può essere utilizzata e come sta cambiando il volto della pubblicità e degli stessi media.

1. Transazioni basate sui dati

È noto da tempo che gli editori “siedono” su una cassa del tesoro costituita dai dati degli utenti, unici e di grande valore. Ma mancavano delle modalità sicure ed efficaci di integrare questi dati con i media. Fino a quando non sono arrivati i mercati privati.

Grazie a queste transazioni programmatiche, 1:1, gli editori sono ora in grado di combinare dati “first-party” con gli inventari e ottenere rendimenti più elevati. I brand possono ora aggiungere alle loro campagne un ulteriore livello di targeting in siti di venditori di alta qualità e applicazioni mobili.

2. Generazione di lead e informazioni sui venditori

Molti editori hanno presto compreso che una tecnologia come quella di Rubicon Project, oltre a consentire un’efficiente monetizzazione degli inventari, può essere usata per la generazione di lead.

Come avviene la generazione di lead nel contesto pubblicitario? Il vicepresidente International Media Sales di DailyMotion, Damien Pigasse, ha descritto questa tecnologia come un “barometro” che usa per determinare le dimensioni del mercato pubblicitario di ciascun paese e decidere se ha senso dal punto di vista economico prevedere la presenza di venditori sul posto.

Anche realtà meno globali possono goderne i benefici a livello locale. Numerosi editori hanno già utilizzato i dati real-time-bidding per identificare nuovi clienti, sia fra brand che avanzano offerte sia fra coloro che acquistano gli inventari nell’asta pubblica.

Dall’asta pubblica un editore può comunicare direttamente con un altro editore e concordare un prezzo più alto, condurre transazioni private 1:1 e anche transazioni cross-media che comprendono mobile, video e stampa.

3. Trading desk degli editori

Man mano che gli editori acquistano maggiore sicurezza nell’uso delle tecnologie pubblicitarie e cominciano a riprendersi il controllo a cui avevano rinunciato, i trading desk degli editori sono da molti punti di vista il prossimo passo nell’evoluzione programmatica.

“Trading desk degli editori” è solo un altro modo per dire che gli editori si stanno progressivamente rivolgendo a un’audience sempre più ampia in altri siti e app. In altre parole, sono in grado di raggiungere un pubblico sempre più ampio (e potenziali introiti) vendendo la propria audience sia sui propri spazi che su spazi di terzi.

Alcuni venditori stanno già mettendo in atto questo approccio con successo. Per citare alcuni casi, ricordiamo De Telegraaf nei Paesi Bassi, il Danish Publisher Network in Danimarca e il Guardian nel Regno Unito.

4. Campagne multipiattaforma

I consumatori dividono il loro tempo tra schermi e dispositivi sempre più numerosi. È naturale che gli inserzionisti cerchino campagne che tengano conto di tale comportamento. In effetti, l’anno prossimo più della metà dei budget pubblicitari sarà dedicata a campagne multischermo, secondo le previsioni della Association of National Advertisers degli Stati Uniti.

Ma gli strumenti che utilizziamo tradizionalmente per comprare e vendere la pubblicità sono stati creati in linea con questo approccio multi-piattaforma? La risposta, probabilmente, è no, anche perché molti di questi strumenti (telefono, excel o anche il fax) sono nati prima di internet.

Le tecnologie per l’automazione della pubblicità mettono sempre più spesso a disposizione singoli punti di acquisto e vendita di inventari multipiattaforma.

Se in passato la realizzazione di campagne multischermo era ostacolata dalla suddivisione dei dati in compartimenti stagni e processi di lavoro inutilmente lunghi, i punti di acquisto singoli promettono di renderle più semplici da realizzare, meglio misurabili e più efficaci.

5. Automated Guaranteed

Fino ad ora la tecnologia pubblicitaria era incentrata sulle vendite indirette, non garantite, ma ora si prospetta anche la possibilità di una gestione programmatica delle vendite garantite, in cui il venditore garantisce a un marchio un certo numero di visualizzazioni in uno specifico lasso di tempo. Per i profani, le vendite garantite rappresentano attualmente la stragrande maggioranza del mercato della pubblicità digitale.

Le opportunità offerte – quantificabili in 9 miliardi di dollari solo negli USA secondo Jay Sears, Rubicon Project – sono il prossimo passo nello sviluppo della pubblicità automatizzata: le marche vogliono risultati garantiti, mentre gli editori vogliono introiti costanti. Da molti punti di vista la pubblicità automatizzata promette di dare una marcia in più alla pubblicità “garantita” tradizionale, consentendo per la prima volta di tenere conto anche dei dati, come è avvenuto per i mercati privati.

 

Questi sono in sintesi principali vantaggi dell’automazione e i cinque modi in cui sta cambiando il settore dei media che oggi conosciamo.

Un vantaggio importante della pubblicità automatizzata è che consente di lavorare con maggiore produttività. Ma soprattutto consente alle persone di dedicare meno tempo ad attività meramente amministrative e più tempo ad attività creative e campagne che danno risultati, e in ultima analisi, ordini di maggior valore.

Zodiak Advertising Spagna: Mikel Lekaroz è il nuovo direttore generale

Mikel Lekaroz è il nuovo direttore generale in Spagna di Zodiak Advertising, soluzione sell side nel programmatic advertising.

«L’esperienza di  Mikel – ha dichiarato Nicola Drago, ceo di Zodiak Advertising – che coniuga una profonda conoscenza del mercato spagnolo dell’online advertising con ruolo primario nell’affermazione del programmatic, sarà fondamentale per l’espansione di Zodiak Advertising in Spagna».

Mikel sarà responsabile di tutte le attività di Zodiak in Spagna, dove la società è presente dal 2013. Obiettivo primario è l’ampliamento del network publisher che già annovera editori come Web Financial Group e La Voz de Galicia.

Il manager ha un’esperienza ventennale nel digital advertising, è stato fondatore e ceo di Adbibo Technologies e in precedenza è stato amministratore delegato di Hi-Media in Spagna e presidente di IAB Spagna.

 

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