Main partner:

Jobs

Massimo Fontana esce da Dentsu Aegis Network

Dopo 6 anni, Massimo Fontana lascia Dentsu Aegis Network. Entrato nella holding come Managing Director della divisione Programmatic Buying di Dentsu Aegis Network Italia, negli ultimi due anni il manager ha ricoperto la carica di Chief Programmatic Officer EMEA all’interno del team Global del gruppo.

Il manager si dedicherà adesso a nuove sfide professionali.

«È stata una scelta molto sofferta perché 6 anni fa entravo in un’azienda, oggi lascio una famiglia. Mi considero un privilegiato per avere avuto l’opportunità di lavorare con tante persone così eccezionalmente talentuose e per avere dato il mio contributo a quel processo di trasformazione di questa azienda che oggi nel suo settore rappresenta qualcosa di unico e sicuramente un’eccellenza ineguagliabile sul mercato» dichiara Massimo Fontana.

Il manager resterà comunque vicino al gruppo: «Anche se ho voglia di tornare a mettermi in gioco in prima persona – aggiunge -, rimarrò comunque vicino al gruppo Dentsu Aegis Network su alcuni progetti strategici».

«Sono contento di quanto abbiamo fatto con e grazie a Massimo in questi anni. Rispetto il suo desiderio di voler giocare una partita diversa. Abbiamo ancora alcuni pezzi di strada da fare insieme, e li faremo con quell’impegno e quell’entusiasmo che ci hanno fatto collaborare con successo fin qui», dichiara Paolo Stucchi, CEO Dentsu Aegis Network Southern Europe.

Con 17 anni di esperienza nel mondo del media digitale e dell’ad tech, Fontana ha una preparazione che spazia dal mondo Display, Search e Mobile ai settori del programmatic buying e della gestione dei dati. Prima di entrare in Dentsu Aegis ha avuto in cura la gestione di MSN Italy e di AltaVista, ed è stato Head of New Media in Ericsson ed Head of Digital Marketing Periodici in RCS. Ha anche fondato due startup: l’ad network indipendente CPXi e il fornitore di dati AudienceRate ora integrato nelle principali DSP.

Publisher Day, riflettori sul Programmatic: «Editori, fate sistema per trarre valore dai dati»

Programmatic advertising sotto i riflettori nell’edizione 2018 di Publisher Day, l’evento annuale organizzato da 4w MarketPlace per approfondire i temi caldi del mercato della pubblicità online dal punto di vista degli editori.

Quest’anno, il network pubblicitario di cui è Ceo Roberto Barberis ha voluto concentrare la discussione sull’ad-tech, mettendo al centro il mondo delle agenzie media e dei trading desk, ossia le strutture che comprano spazi pubblicitari in programmatic per conto di aziende e brand. Così, all’Open di via Montenero a Milano Ugo Benini, Chief Digital Officer di Zenith, Umberto Bottesini, Chief Programmatic & Data Officer di Dentsu Aegis Network e Davide Costantino, Head of Affiperf – Programmatic, Havas Media Group, si sono prestati a rispondere alle domande di Massimo Pattano, Marketing Manager di 4W, su temi come la concentrazione del mercato sugli OTT, il GDPR, i Kpi sempre più ardui cui dare risposta.

Punto di partenza, la constatazione che editori e investitori, che sembravano “continenti in avvicinamento”, oggi si ritrovano invece ad essere piuttosto distanti, come dimostrano anche l’andamento recente degli investimenti pubblicitari. Cosa è successo? Gli OTT si sono presi la scena? «Google, Facebook, Amazon hanno avuto e hanno ancora un certo fascino di innovazione», ha confermato Ugo Benini, aggiungendo che questi big player digitali hanno preso nei piani digital dei clienti il posto tradizionalmente occupato dalle grandi concessionarie: «specialmente quando c’è molta attenzione al budget sono piattaforme con cui in un certo senso si va sul sicuro, “nel dubbio, non sbaglio”». E in tutto questo, c’è spazio per gli editori emergenti, magari di nicchia? «Si ma bisogna raccontarli bene, soprattutto verso clienti con grossi budget, che magari sono pronti a raccogliere sollecitazioni su qualcosa di innovativo», ha detto il Cdo di Zenith.

E poi c’è la richiesta di Kpi sempre più selettivi, dalla viewability alla brand safety… «Purtroppo la brand safety è stata adottata dai clienti nella modalità più “punitiva” per i publisher – ha detto in proposito Benini – trasformando un concetto che dovrebbe essere soprattutto intuitivo e di sensibilità in un processo di esclusione “meccanica” basato su url e keyword. Di fatto però, se un brand decide che non vuole erogare nelle pagine in cui è presente la parola “attentato”, “terrorismo”, omicidio eccetera, qualunque editore di news è automaticamente escluso dalla potenziale delivery, senza contare che tra viewability, dati, centinaia di keyword, a volte diventa oggettivamente difficile erogare la campagna». Questo in un contesto in cui, paradossalmente, Facebook e Google dopo i vari e recenti problemi su metriche e brand safety hanno fatto i loro record di fatturato, come ha fatto notare Umberto Bottesini: «Nessuno ha spiegato bene ai clienti che nelle piattaforme basate su UGC la maggior parte dei contenuti è di bassa qualità», mentre Davide Costantino ha posto l’accento sull’ulteriore confusione data dalla mancanza di standard condivisi per la validazione di metriche come la viewability. «Usando varie piattaforme come IAS, Moat, Doubleverify si riscontrano grandi differenze nei risultati. Ma lo standard qual è?», ha osservato l’head of Affiperf.

E dunque, in uno scenario così complesso, quali sono le iniziative concrete che un editore può mettere in campo per rendere il proprio prodotto più “appetibile” per un mercato digital che si vira sempre di più verso il programmatico? «In primo luogo, fate sistema – ha suggerito Umberto Bottesini agli editori presenti –. In particolare nel mercato dei dati, voi sedete su un tesoretto ma il dato per essere significativo dev’essere a volume. Anche parlando di publisher importanti, la quantità di dati che possono raccogliere da soli è troppo ridotta per essere realmente significativa. Dovreste consorziarvi. Messo a sistema, il dato vale molto».

Un altro aspetto è vincere le resistenze che comunque ci sono ancora verso le tecnologie di ad-tech, e usarle con “onestà” per non essere tagliati fuori dalle scelte del lato domanda: «La prima cosa che chiedo a editori e network pubblicitari – ha detto Ugo Benini – è non fatemi lavorare due volte. Se notiamo reiterati comportamenti poco corretti, preferiamo escludere certi interlocutori dalle pianificazioni. Anche perché dover fare il lavoro supplementare per ripulire le audience dalle sorgenti non trasparenti, genera un extra lavoro che è anche un extra costo. La nostra regola è questa: publisher virtuosi, pricing virtuoso».

E infine, puntare sul video: «L’inventory video resta una risorsa scarsa, soprattutto parlando di preroll» ha commentato Davide Costantino, che ha concluso con un semplice consiglio ai publisher: «premesso che oggi un editore può monetizzare qualsiasi tipo di contenuto, se ne avete la possibilità portate audience sui video».

Più che mai attuali, dunque, i temi trattati nel corso dell’edizione 2018 dell’evento, che ha riscosso un buon successo anche in termini di partecipazione. «Promuovere il confronto diretto tra investitore ed editore, offrire un’occasione di reale scambio e di crescita attraverso un incontro dall’impronta operativa su tematiche cruciali e concrete è da sempre l’obiettivo del Publisher Day di 4w», commenta Roberto Barberis. «Crediamo sia importante il contributo di tutti noi operatori del digital advertising per una crescita corretta del settore. Oggi più che mai, c’è bisogno che i nostri stakeholder facciano sentire la propria voce, ognuno per il suo ambito, per fare chiarezza e soprattutto per trovare soluzioni condivise».

Dentsu Aegis Network punta sui dati con M1; nuovo capo per Adobe Advertising Cloud

Oggi nella nostra rassegna internazionale parliamo di tre player del mondo ad tech: Dentsu Aegis Network e la sua M1, Adobe e AppNexus.

Dentsu Aegis Network punta sui dati con la piattaforma M1

Tra le parole chiave della strategia futura di Dentsu Aegis Network ci sono anche i dati. Lo ha rivelato il Presidente e Chief Executive della holding pubblicitaria Toshihiro Yamamoto in occasione dell’ufficializzazione della trimestrale di Dentsu relativa al Q4 2017. «Dentsu Aegis Network continua ad investire nelle sue capacità nell’area dei dati – ha dichiarato -. La piattaforma M1 è un pilastro chiave della nostra strategia ed è il primo step verso una visione people-based di tutta la pianificazione media e l’attivazione. Il FY 2018 vedrà il lancio della piattaforma M1 al di fuori degli Stati Uniti». Leggi di più su Campaign.

Adobe Advertising Cloud ha un nuovo capo

Adobe ha un nuovo manager alla guida della sua piattaforma Advertising Cloud. Si tratta di Keith Eadie, a lungo CMO e Head of Strategy di TubeMogul. La nomina, che naturalmente si inserisce nell’ambito dell’integrazione tra le due società dopo l’acquisizione di quest’ultima da parte di Adobe, porterà il manager ad assumere la responsabilità del business media e pubblicitario della società a livello di prodotto, progettazione e rilascio sul mercato delle soluzioni. Il suo titolo sarà quello di VP e GM di Adobe Advertising Cloud. Leggi di più su AdExchanger.

AppNexus cresce nel Video

Dal lancio del marketplace per la pubblicità automatizzata video nel 2015, AppNexus ha fatto tanta strada. Secondo dati rilasciati dalla stessa azienda, la piattaforma ha registrato ogni anno una crescita media della spesa video in RTB del 230%. E da quando la società si è lanciata anche nel mercato OTT, ha messo a segno nel corso del 2017 anche una crescita della spesa in pubblicità su tv connessa del 360% di trimestre in trimestre. Leggi di più sul sito di AppNexus.

Dentsu Aegis Network punta sull’ad tech; dieci trend per dieci anni di Programmatic

Sembra star portando i suoi frutti la strategia ad tech di Dentsu Aegis Network, che punta a un nuovo tipo di identificativi per il targeting degli utenti. Intanto, non sembra, ma il Programmatic spegne quest’anno la sua decima candelina, tra nuove tendenze e questioni ancora aperte, come quella della brand safety.

Dentsu Aegis Network punta sull’ad tech

Lo scorso anno Dentsu Aegis Network ha attivato una serie di integrazioni con editori, per consentire agli inserzionisti di targettizzare gli utenti utilizzando identificativi basati su PII (personally identifiable information), capaci di consentire una segmentazione più precisa e ottimizzare così la spesa pubblicitaria. Il programma, conosciuto tra gli editori col nome di Publisher Addressable Marketplace (PAM) e tra le aziende come M1, è cresciuto considerevolmente, passando dai tre clienti beta dell’inizio del 2017 alle 30 aziende attuali. Leggi di più su AdExchanger.

Dieci trend per dieci anni di Programmatic

Quest’anno è il decimo dalla prima asta in Programmatic, effettuata da MediaMath nel 2008. E da allora, in una decade, un intero mercato si è sviluppato, conquistando sempre più spazio nelle strategie pubblicitarie di inserzionisti ed editori e sviluppando tecnologie avanzate come, solo per citarne una, l’header bidding. E adesso, come evolverà il settore? Quali saranno i nuovi trend che detteranno il progresso del mercato dell’ad tech? Una testata autraliana ne individua dieci per l’anno appena cominciato. Leggi di più su Which-50.

Brand safety, una questione ancora aperta

Il problema della brand safety è lungi dall’essere risolto. Una nuova ricerca di Digiday ha rivelato che più di due terzi dei marketer statunitensi ha avuto a che fare almeno una volta con questioni di sicurezza dei brand. E oltre la metà più di una volta. Disastri e tragedie, politiche controverse e fake news sono i temi sensibili a cui i buyer dicono di essere stati più esposti. Leggi di più su eMarketer.

Marketing data driven: Dentsu Aegis Network si potenzia con una nuova acquisizione

Dentsu Aegis Network si potenzia sul fronte data-driven con una nuova acquisizione.

La holding pubblicitaria ha infatti comprato, per una cifra che non è stata resa nota, l’agenzia indipendente DWA, specializzata sul marketing B2B a livello globale. La struttura andrà a confluire in Merkle, agenzia di marketing people-based del gruppo, cui, secondo quanto spiega Dentsu Aegis Network in una nota, “aggiungerà scalabilità e ampiezza alle attuali capacità, e offrirà ai brand del mondo tecnologico e B2B una maggiore sofisticatezza, una tecnologia integrata e dati, creatività e performance marketing di primo livello”.

A seguito dell’acquisizione, la società prenderà il nome di “DWA, a Merkle company”, e i suoi oltre 150 dipendenti entreranno nella squadra di Merkle dedicata a high tech e B2B.

DWA, basata a San Francisco ma con 8 uffici in tutto il mondo, è una società specializzata in ad-tech, insight in tempo reale e supporto alle decisioni di management, e coinvolge vari canali di marketing digitale, tra cui programmatic, search e social. Tra i suoi clienti ci sono società del calibro di Cisco, Salesforce e Oracle.

Per Dentsu Aegis Network, e per Merkle in particolare, si tratta di un importante ampliamento al marketing “lato business”, un campo in cui la holding ha iniziato a guardare con interesse da qualche anno, con l’acquisizione dell’agenzia B2B di Singapore Band Interprise nel 2014 e poi con la boutique creativa gyro lo scorso anno, poi unite sotto l’unico nome gyro.

Brand safety, 5 big della pubblicità utilizzeranno OpenSlate per verificare i video su YouTube

Quello della brand safety è uno dei temi caldi della pubblicità digitale oggi, con le aziende sempre più preoccupate di vedere comparire le proprie campagne accanto a contenuti e contesti non appropriati.

La questione è stata sollevata in particolare all’inizio di quest’anno, quando era scoppiato il caso di una serie di importanti brand che dopo aver acquistato spazi adv su YouTube avevano visto apparire i propri spot accanto a video pro-ISIS o inneggianti odio e violenza. La risposta, in molti casi, era stata quella di sospendere i propri investimenti sulla piattaforma video di Google, rea di non aver saputo controllare a monte la “sicurezza” dei contenuti postati dagli utenti. In effetti, nei mesi successivi allo scoppio del caso, Big G ha provveduto a dotare YouTube di misure più rigide di controllo sui suoi video, e ad affidarsi a controlli da parte di società esterne, ma i suoi tentativi non hanno calmato del tutto i timori degli inserzionisti, preoccupati dei possibili danni di immagine creati dall’accostamento con determinati contenuti.

Di conseguenza, anche le stesse aziende hanno deciso di muoversi, attraverso le proprie centrali media. Sempre più agenzie si sono affidate a società terze, specializzate nella verifica delle inventory.

In primavera, GroupM aveva annunciato di avere avviato una collaborazione con OpenSlate, società di social video analytics che, raccogliendo dati su tutti i contenuti monetizzabili di YouTube, dava un punteggio ai filmati per qualità e brand safety, fornendo agli inserzionisti approfondite informazioni sul contesto dei loro annunci.

Un approccio che sembrerebbe essersi rivelato valido, visto che, dopo il braccio media di WPP, ora anche altre holding hanno deciso di affidarsi a questo operatore. OpenSlate ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver lanciato un nuovo strumento per la verifica della brand safety su YouTube, collaborando con l’agenzia indipendente Horizon Media e con le holding Dentsu Aegis Network, Omnicom Media Group, IPG (tramite IPG Mediabrands e Magna) e Publicis Media, oltre a GroupM.

Ecco come funziona la nuova soluzione: OpenSlate, tramite un’integrazione con l’API di YouTube, raccoglie dati sui 350 milioni di video di YouTube che contengono pubblicità. Finora le aziende avevano usato queste informazioni per lo più per targettizzare le campagne su specifici canali o contenuti; adesso invece potranno fare riferimento ad esse per sapere su quali video sono state erogate le loro campagne, e fare whitelist del tipo di canali e parole chiave dei contenuti su cui far apparire i propri spot.

La società connette informazioni contestuali con i dati sulle aste, riuscendo così a capire quali campagne sono state mostrate accanto a quali video.

Dentsu Aegis Network stringe un accordo con Tencent all’insegna del Mobile data-driven

Dopo quello tra Publicis Groupe e Alibaba, ai Cannes Lions è stato presentato un altro accordo tra una holding pubblicitaria e un colosso cinese di internet.

Stavolta si tratta di Dentsu Aegis Network e Tencent Holdings Limited. In base a questa nuova partnership globale, Tencent sarà uno dei due partner esclusivi (l’altro è un grosso social media americano) del Mobile Stack di Dentsu Aegis Network, il braccio del gruppo dedicato alla pubblicità su smartphone e tablet. Inoltre, grazie ad essa, le aziende potranno ottenere informazioni data-driven sugli utenti per ottimizzare la creazione dei loro contenuti e la loro distribuzione su scala globale. Dati preziosi che potranno aiutare Dentsu Aegis Network ad espandere le sue capacità di data analytics e di brand marketing. Le due società lavoreranno infatti insieme per aiutare le aziende ad identificare i momenti di intenzione all’acquisto, deteminare e attivare l’engagement ed ottimizzare la user experience nel mondo mobile.

Infine, Dentsu Aegis Network e Tencent saranno impegnate a coltivare talenti di digital marketing “per aumentare le capacità e l’expertise richieste in un’era digitale in continua evoluzione”, spiegano le società in una nota.

Le due società avevano già una collaborazione in essere, iniziata nel 2015 e volta a sinergie sul fronte data solutions. Il nuovo accordo estende quello precedente, con attività di collaborazione più strette e un lavoro congiunto sull’arricchimento delle competenze.

«Sono convinto che una relazione più stretta con Tencent in Cina come partner strategico produrrà soluzioni innovative e all’avanguardia per soddisfare ancora meglio i bisogni dei nostri clienti», commenta Jerry Buhlmann, CEO di Dentsu Aegis Network.

«Attraverso questa collaborazione, ci auguriamo di fare di più per il mercato. La industry del media e del marketing ha bisogno di un’infusione costante di nuovi talenti con nuove mentalità. Insieme, possiamo unire le tecnologie di marketing con l’arte della creatività per impattare sugli obiettivi di business», aggiunge SY Lau, Senior Executive Vice President, Chairman of Tencent Advertising, Chairman of Group Marketing and Global Branding.

Aumenta la spesa in Programmatic: +25,4% nel 2017. Le stime globali di Dentsu Aegis Network

Quest’anno il mercato programmatico crescerà del 25,4% a livello globale, e nel 2018 seguirà un trend positivo lievemente più contenuto, +22,4%. A rivelarlo sono le ultime stime di Dentsu Aegis Network.

La holding pubblicitaria prevede che quest’anno uno dei principali temi caldi per il settore sarà quello del programmatic offline, con la tv che comincerà ad esplorare e sperimentare questa modalità di vendita.

Le principali sfide per il mercato rimangono brand safety, frodi, viewability e misurazioni, criticità non nuove per il Programmatic, ma recentemente tornate a far parlare di sé dopo alcuni incidenti che hanno colpito grosse media company come YouTube e Facebook. Molti dei principali proprietari di piattaforme hanno annunciato la volontà di applicare nuove più severe misure per una maggiore trasparenza sulle soluzioni a disposizione dei clienti, ma resta ancora molto lavoro da fare per tranquillizzare le aziende sulla sicurezza degli acquisti automatizzati.

“Per assicurare la crescita a lungo termine di programmatic, social e video online – spiega la holding in una nota -, gli inserzionisti devono sentirsi sicuri che i loro brand appariranno su contesti brand safe; che le misurazioni delle loro azioni siano accurate; che utenti reali, non bot, visualizzino le loro campagne e spot; e che l’ambiente digitale su cui loro pianificano aderisca ai loro valori professionali”.

Dentsu Aegis Network nomina il suo primo Global Data Protection Officer

Tra i temi caldi del Programmatic, però, c’è anche quello della raccolta dei dati, un campo che si prepara a nuove dinamiche in seguito all’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation – GDPR) promosso dalla Commissione Europea per rafforzare e unificare la protezione dei dati personali entro i confini del continente e per regolare la loro esportazione.

Per prepararsi a questa trasformazione, che vedrà un’attenzione maggiore alla tutela della privacy degli utenti nella raccolta e gestione dei dati, Dentsu Aegis Network ha appena annunciato la creazione del nuovo ruolo di Global Data Protection Officer. A ricoprirlo sarà Mark Keddie, ex Chief Privacy Officer di British Telecom Group ed esperto di privacy e protezione dei dati.

Dentsu Aegis Network rilascia MerkleOne, la piattaforma per il marketing people-based

Dentsu Aegis Network ha lanciato sul mercato statunitense MerkleOne, piattaforma di misurazione, attivazione, pianificazione e insight people-based progettata da Merkle, la società acquisita dal gruppo l’anno scorso.

Jonhn Lee, precedentemente Chief Product and Data Officer di Merkle, diventa così Global President di M1, con la responsabilità di supervisionarne il rilascio a libello globale, previsto per il 2018.

La piattaforma, nei piani di Dentsu Aegis Network diventerà la risorsa centrale per tutte le agenzie del gruppo, è in grado di utilizzare ID anonimizzati su ogni adulto presente negli Stati Uniti, in combinazione con oltre 1.000 attributi dati di attributo. Per farlo si affida a DataSource, un database composto da 242 milioni di individui anonimizzati e costruito sulla base dei nomi dei consumatori e dei loro indirizzi fisici e email.

Per ogni identificativo unico, M1 fornisce dati per oltre 1.000 attributi demografici, comportamentali e motivazionali da oltre 30 fonti, incluso il Customer Connection Survey di Dentsu Aegis Network. In questo modo, le varie agenzie della holding media potranno collegare gli ID di M1 con i dati di prima parte provenienti dai CRM delle aziende clienti.

La piattaforma include nell’offerta anche Publisher Addressable Marketplace (PAM), che consente la sincronizzazione ID senza cookie tra M1 e gli editori. Questa soluzione, sia attraverso il Programamtic che i canali garantiti, genera un miglioramento delle prestazioni e mira ad eliminare le frodi pubblicitarie a garanzia della protezione dei marchi.

LinkedIn, più dati a disposizione delle aziende

Più dati sulle campagne e possibilità di targettizzazione per chi pianifica su LinkedIn.

Il social network dei professionisti ha infatti stretto un accordo con la società di data intelligence per il marketing DataSift, che consentirà ai clienti di quest’ultima – tra cui si annoverano Publicis Media, Mindshare e Motley, piattaforma di analytics di Dentsu Aegis Network – di avere più informazioni sugli annunci e più segmenti di audience nel momento in cui acquistano inventory sulla piattaforma.

In sostanza, LinkedIn “venderà” i propri dati a DataSift, anche se in effetti, da quest’ultima non avrà un tornaconto economico. L’intenzione del social network sarebbe infatti quella di spingere più inserzionisti ad acquitare pubblicità sulla sua piattaforma, e a spendere di più per essa, avendo a disposizione strumenti che consentono migliori opzioni di targeting e dunque una maggiore ottimizzazione dei propri investimenti.

Secondo i suoi più recenti dati finanziari prima dell’acquisizione da parte di Microsoft per 26,2 miliardi di dollari, LinkedIn acquisiva solo il 18% del proprio fatturato (ossia 175 milioni su 960 milioni totali) dalla raccolta adv, indicata come “Marketing Solutions”, e nei piani della società c’è adesso sicuramente una crescita del business pubblicitario.

Secondo il ceo di DataSift Tim Barker, l’accordo avrà ripercussioni positive non solo a livello di media planning, ma anche di content marketing e di native advertising. «L’obiettivo è di fornire insight che aiutino le aziende ad identificare sia il pubblico da raggiungere con le proprie campagne su LinkedIn, sia il tipo di contenuti che hanno più appeal». Di fatto, come sottolinea Sudeep Cherian, group manager di LinkedIn Marketing Solutions, la partnership rappresenta «fino ad ora il più completo accordo di data licensing» per il social.

Grazie all’intesa tra le due società, le aziende potranno ora effettuare ricerche sul comportamento di determinate fasce di pubblico di LinkedIn, analizzare segmenti di audience per carica, competenze e localizzazione geografica, e identificare i segmenti sulla base della loro interazione con contenuti sovrapponibili a propri modelli. Potranno inoltre effettuare analisi sulla concorrenza, osservando come gli utenti di LinkedIn interagiscono con gli altri brand, e targettizzare non solo i propri annunci pubblicitari ma anche i contenuti.