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Tradelab apre in Spagna e cresce: «Nel primo trimestre risultati molto al di sopra delle aspettative»

Già presente in Francia, Italia, Germania, Turchia e in Brasile, Tradelab ha deciso di puntare sulla Spagna per rinforzare ancora la sua presenza in Europa.

Il mercato programmatico sta aumentando senza sosta nel Vecchio Continente, registrando una crescita del 70,3% dell’attività rispetto al 2015, e anche la Spagna sta seguendo questa tendenza di crescita, con un incremento del +25,6% rispetto all’anno precedente.

«Abbiamo scelto questo paese perché è un mercato molto interessante e con una forte crescita prevista nel 2017, in linea con quanto avviene in altri paesi europei. L’opportunità è evidente e i riscontri che abbiamo avuto per il momento dimostrano che l’offerta Tradelab ha un forte valore aggiunto, da un lato grazie alla nostra tecnologia di personalizzazione algoritmica e, dall’altro, per il forte capitale di dati proprietari che abbiamo grazie alla nostra partnership con il colosso editoriale Webedia», commenta Davide Corcione, Coo per l’Internazionale della società di Programmatic.

Valentin Ornia-tradelab
Valentin Ornia, Country Manager per la Spagna di Tradelab

A diventare Country Manager sarà Valentin Ornia. Laureato in Economia e Marketing, è un esperto riconosciuto nel settore del marketing e della pubblicità digitale con oltre 20 anni di esperienza. In precedenza, ha fondato VO BeYonD, un’azienda specializzata servizi di marketing e pubblicità digitale. Ha inoltre occupato diverse posizioni di responsabilità in aziende come Zanox, Rocket Fuel, Yell, Kompass e EresMas.

Per Tradelab performance soddisfacenti nel Q1 in Italia

Prosegue dunque la crescita internazionale di Tradelab, mentre intanto la società mette a segno risultati soddisfacenti anche nel nostro Paese, come ci rivela il Country Manager Italia Gaetano Polignano: «Questo quarter ha dato risultati molto al di sopra delle aspettative, siamo davvero molto soddisfatti. Le cifre testimoniano che il mercato è molto più maturo rispetto a due anni fa e che è pronto a testare le nostre tecnologie».

Grazie a queste performance, la società continua a investire in nuovi talenti: «Il team italiano continua a crescere di conseguenza e, anche se lo sviluppo all’internazionale non si ferma, sono contento di poter affermare che l’Italia è la country più importante dopo la Francia», conclude Polignano.

Tradelab cresce e nomina Davide Corcione Chief Operation Officer International Business

Per sostenere il forte sviluppo internazionale, la programmatic platform Tradelab nomina Davide Corcione a Chief Operation Officer International Business.

Dall’ufficio milanese, Corcione dovrà sovrintendere tutte le operazioni sui diversi mercati internazionali, a partire dall’Italia, il più importante mercato estero per la start up francese, in relazione diretta con i Country Manager per garantire una crescita rapida ed efficiente.

«Sono entusiasta di questa opportunità: Tradelab ha una tecnologia vincente nel mondo programmatic e guidare l’espansione internazionale dall’Italia è un onore», commenta Corcione.

«L’azienda ha avuto ottimi risultati in Francia e vuole applicare questo successo anche a livello internazionale – spiega il manager a Programmatic Italia. – Tradelab è attiva in Europa e in Brasile e presto seguiranno altre nazioni. Lo sviluppo internazionale è una priorità per l’azienda».

Corcione, forte di 20 anni di esperienza nel mondo del digital e dell’advertising, ha trascorso gli ultimi 12 anni presso Yahoo assumendo vari ruoli direttivi nell’ambito Sales e Marketing dell’azienda sia in Italia che all’estero. Precedentemente ha lavorato in AltaVista, Unicredito e Ogilvy&Mather.

Tradelab, presente nel mercato italiano dal 2014 con Gaetano Polignano come Country Manager, vanta una crescita del +350% nei primi nove mesi del 2016 rispetto al pari periodo del 2015.

Leggi la notizia completa su Engage.

Davide Corcione, Yahoo: «dati e tecnologia, combinazione vincente»

Dopo essersi focalizzata negli ultimi anni sullo sviluppo di prodotto, Yahoo ha recentemente annunciato di aver unificato tutta la sua tecnologia di programmatic advertising sotto il brand di BrightRoll (qui l’articolo dedicato), la società acquisita a fine 2014.

«La scelta di utilizzare il brand BrightRoll per tutta l’offerta in programmatic va nella direzione di offrire maggiore chiarezza al mercato» ci ha detto Davide Corcione, Agency Sales Director di Yahoo! Italia, a margine dello IAB Seminar dedicato alla pubblicità automatizzata, che si è tenuto il 13 ottobre a Milano.

«Accanto a BrightRoll – ci ha spiegato Corcione –  la cui acquisizione ci ha permesso di diventare leader nel video programmatic, la nostra tecnologia di programmatic advertising si è sviluppata molto negli ultimi due anni grazie ad altre acquisizioni e a una serie di sviluppi interni, che ci hanno consentito di strutturare un’offerta più completa e capace di rispondere a esigenze diverse, come da sempre è nella natura di Yahoo come player globale. Puntiamo quindi a fare di BrgihtRoll un interlocutore di riferimento sia per gli editori sia per i brand».

Yahoo sta costruendo un portfolio di soluzioni per aiutare chi crea campagne a connettersi e interagire con i propri clienti attraverso una combinazione vincente di dati e tecnologia che utilizza sia una DSP proprietaria sia l’exchange. In particolare, la DSP di BrightRoll facilita l’acquisto in modalità programmatic di adv video, display e native, grazie all’accesso esclusivo di Yahoo alla sua enorme base dati che facilita la targettizzazione dell’audience. Brightroll Exchange, invece, connette in maniera fluida acquirenti e venditori di inventory video e display premium. Exchange è integrato con 100 DSP e permette di accedere a migliaia di siti e app attraverso RTB, private marketplace e programmatic direct.

«Con la DSP – ha precisato l’Agency Sales Director di Yahoo! Italia – siamo già attivi nel nostro Paese su diversi clienti, che hanno deciso di scegliere la tecnologia di Yahoo grazie al nostro grande plus, il dato proprietario. La tecnologia BrightRoll si integra con la capacità unica di Yahoo di acquistare audience in target, potendo contare su un miliardo di utenti unici complessivi, di cui oltre 10 milioni in Italia. Proprio la conoscenza sempre più approfondita degli utenti sarà il fattore su cui si giocheranno le campagne di maggior successo e, a questo fine, il patrimonio dei dati disponibili e il modo in cui vengono elaborati è ciò che davvero può fare la differenza».

«Ciò che vogliamo fare è andare oltre a una concezione dei dati desktop-centrica, basata sui cookie, che con l’attuale migrazione degli utenti verso il mobile pare avere poco futuro, per spostarci verso metodologie di data management e targeting che possano essere efficaci anche sui nuovi device. A questo mirava l’acquisizione, sempre nel 2014, di Flurry (qui l’articolo dedicato), una delle maggiori piattaforme di mobile analytics, che oggi ci permette di capire come gli utenti stanno utilizzando il proprio smartphone».

Secondo una ricerca di eMarketer, gli investimenti in programmatic display raggiungeranno quest’anno negli Stati Uniti 14,43 miliardi di dollari, facendo registrare una crescita del 49,5% rispetto ai livelli di spesa del 2014, mentre in Italia, secondo l’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, la compravendita automatizzata degli spazi adv sarà tra i principali fattori che contribuiranno alla crescita dell’adv online quest’anno. In particolare, si prevede per il programmatic advertising un incremento di circa il 90%, passando dal 10% a quasi il 20% del Display Advertising. La strada appare quindi segnata, come conferma anche Davide Corcione, che ha concluso con i suoi consigli a publisher e brand.

«Agli editori, dico di non aver paura dei nuovi trend, assumere un’atteggiamento di chiusura non è mai produttivo. Nessuna battaglia contro le evoluzioni del mercato digital è mai stata vinta, alla lunga, quindi il consiglio è quello di abbracciare gradualmente le nuove opportunità, e sperimentare per capire come sfruttarle al meglio».

«Nei confronti degli advertiser, invece, non posso fare a meno di allinearmi al messaggio dato anche da IAB Italia, ossia quello di non approcciare il programmatic solo con l’idea di acquistare l’inventory al prezzo più basso possibile. Il programmatic può voler dire qualità ma ciò significa riconoscere il giusto valore all’inventory. E al vostro provider di tecnologia, chiedete trasparenza: le “black box” non portano benefici né agli spender, né agli editori».