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La nuova frontiera dell’ecommerce? I dati comportamentali, secondo Fanplayr

L’analisi dei dati comportamentali risulta essere la nuova frontiera dell’ecommerce, anche a causa della decisione di Google di eliminare il supporto ai cookie di terze parti da Chrome entro il 2022 che segue il blocco di tutti i cookie di terze parti come impostazione predefinita su Safari per iOS, iPadOS e macOS.

Ne è convinta Fanplayr, società specializzata in tool di segmentazione in real time, da sempre in prima linea nella ricerca di un approccio sicuro e all’avanguardia per poter offrire ai propri clienti un servizio efficace per convertire gli utenti in buyers. Grazie all’utilizzo dei behavioural data, ovvero, quei dati relativi al comportamento e alle preferenze di navigazione dei consumatori, Fanplayr può segmentare gli utenti e indirizzarli in modo coerente ed efficace. I dati comportamentali, infatti, in un panorama tecnologico in continua evoluzione, rappresentano dei veri e propri indicatori di intenti che consentono di studiare in modo sicuro e completo il processo decisionale e le reali esigenze degli utenti offrendo loro un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Seppur l’annuncio dell’eliminazione dei cookie di terze parti sia un grave intoppo per molte soluzioni tecnologiche che operano nel digital marketing, Enrico Quaroni, VP Global Sales di Fanplayr sottolinea che: «L’approccio innovativo di Fanplayr non solo permette alle aziende di tracciare e comprendere il comportamento del loro cliente ideale, ma riesce a farlo senza compromettere in alcun modo la privacy dell’utente».

Utilizzando i real-time analytic insight e le capacità di targeting della piattaforma di Fanplayr, le aziende hanno la possibilità di raccogliere i dati di cui hanno bisogno per conoscere al meglio il comportamento dei loro clienti, identificando in modo sicuro le caratteristiche chiave utili a generare una lead o una conversione e determinare la segmentazione e strategie di targeting più efficaci.

«La nostra piattaforma è focalizzata sul comportamento dei visitatori – aggiunge Quaroni -. Il nostro approccio consente ai siti web di fornire ai propri clienti la migliore esperienza possibile, portando al massimo il tasso di engagement, i tassi di conversione e, in ultima analisi, i ricavi totali».

Fanplayr, Quaroni: “Behavioral Data Hub è lo strumento per migliorare le conversioni nell’ultimo miglio”

Centinaia di miliardi di dollari vengono spesi in tutto il mondo per attirare visitatori su un sito, ma soprattutto per cercare di farli tornare. Ma solo una minima parte di questa cifra, appena l’1%, viene spesa per il cosiddetto “ultimo miglio”, dove i visitatori vengono trasformati in compratori, oppure dove viene ottimizzato il valore dei clienti esistenti, vale a dire quelli già “convertiti”.

Mentre l’ecommerce continua a sconvolgere il moderno modello di vendita al dettaglio nei negozi fisici, è evidente come occorre invece sensibilizzare maggiormente questo aspetto chiave dell’interazione digitale con il cliente. Se si considera il tipico imbuto di vendita, l’ultimo miglio cruciale per l’ecommerce viene involontariamente ridotto ad una relativa insignificanza. Purtroppo, questa disattenzione ha frenato l’innovazione nella fase di conversione dei clienti.

“Con Behavioral Data Hub, Fanplayr ha identificato e affrontato i dettagli necessari per far funzionare meglio questa fase di conversione, per i consumatori e per i fornitori di prodotti e servizi”, dichiara Enrico Quaroni, VP Global di Fanplayr.

La soluzione, un sistema di software finalizzato specificamente alla fornitura di dati comportamentali azionabili e in tempo reale, non si basa su dati demografici statici, ma su dati comportamentali in tempo reale e azionabili, questo fa si che l’hub si comporti in maniera reattiva e fornisca una mole significativa di dati. Si tratta di un software intelligente che guida la fase finale del processo decisionale dei consumatori e può avere un impatto significativo sui tassi di conversione, con un aumento fino 2%-3%, che rappresenta un aumento del guadagno del venditore pari a circa il 50%.

Raccogliendo dati rilevanti nella fase di conversione, creando in tempo reale classificazioni dei visitatori e segmentazione, il risultato è la proposta di una serie di azioni pratiche che vengono proposte ai visitatori. Lo strumento permette una sperimentazione mirata e un apprendimento efficiente, migliorando le continue interazioni con consumatori e clienti.

Behavioral Data Hub affronta anche un problema sempre più presente nel mondo digitale: il rispetto della privacy individuale”, aggiunge Quaroni, “Le autorità di regolamentazione europee hanno già iniziato ad agire per rispondere alle crescenti preoccupazioni per la protezione dei dati demografici e personali, per far rispettare in pieno la privacy degli utenti. Fanplayr riconosce che un approccio basato su dati comportamentali più precisi, non necessariamente legati all’identità personale, offre interazioni e transazioni digitali produttive con una maggiore protezione della privacy. Un approccio di questo tipo è una modalità migliore per tutti”.

“Affrontare le nuove dinamiche dell’ultimo miglio richiede concentrazione e precisione. Utilizzando Behavioral Data Hub, la produttività aumenta, traducendosi in benefici tangibili condivisi, migliori ritorni sugli investimenti digitali da un lato e maggiore soddisfazione dall’altro”, afferma Simon Yencken, fondatore e CEO di Fanplayr.

IAB Europe, una ricerca dimostra il valore dei dati comportamentali

Tre nuove ricerche di IAB Europe dimostrano quanto i dati comportamentali permettano non solo di migliorare il gradimento e l’efficienza delle campagne di pubblicità digitale, ma rappresentino anche una risorsa cruciale per tutto il settore dei media e per l’economia digitale nella sua globalità.

I consumatori europei che accedono al web quotidianamente (e il 52% di questi lo fa per tre o più ore al giorno) sono più soddisfatti delle loro esperienze gratuite e supportate da annunci rispetto a quelle a pagamento (63% vs 40%). Inoltre, più di 8 utenti su 10 preferiscono visitare siti gratuiti supportati da annunci e i due terzi dei navigatori sarebbero contenti di condividere i propri dati per ricevere pubblicità mirata.

«I dati ci dimostrano l’importanza del tacito accordo tra utenti e inserzionisti sulla gratuità dei contenuti online, resa possibile dagli investimenti pubblicitari», ha commentato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia. «Questo ci dà un’ulteriore conferma di come una regolamentazione troppo restrittiva, quali quella sull’ePrivacy (la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 25 maggio 2018), rischierebbe di compromettere l’equilibrio di tutto il settore digitale, rendendo più macchinosa la navigazione degli utenti e mettendo a rischio la qualità dei contenuti».

Il targeting beneficia inserzionisti e consumatori

Le campagne targettizzate sulla base dei comportamenti degli utenti, supportate da logiche ben gestite di programmatic, rappresentano un modello vincente non solo per gli inserzionisti, grazie alla maggior efficacia ed efficienza delle campagne di comunicazione mirate ai consumatori, ma anche per i consumatori, che ricevono contenuti pertinenti, interessanti e tempestivi. Gli annunci focalizzati sul target, infatti, hanno un tasso di click-through superiore di 5 volte in media rispetto alla pubblicità standard. Inoltre, quando i dati comportamentali vengono utilizzati per raggiungere persone che hanno già visto lo stesso prodotto in precedenza, il tasso di click-through è addirittura di 10 volte superiore.

Il behavioural targeting sta segnando un nuovo paradigma per la pubblicità in tutti i media: per la radio, l’out-of-home, la Smart TV e anche la TV lineare. Ad esempio, nei principali mercati europei, i dati comportamentali acquisiti digitalmente già contribuiscono al 20% della spesa pubblicitaria radio.

Pubblicità digitale, nel 2016 41,9 miliardi di investimenti

Un’analisi economica più ampia, inoltre, fa emergere il forte contributo della pubblicità digitale in termini di investimenti, indotto e occupazione. È un settore che si è evoluto molto velocemente, da industria emergente al principale mezzo pubblicitario in Europa: nel 1999 deteneva una marginalissima quota dello 0,5% sul totale della pubblicità, mentre nel 2016 ha registrato investimenti del valore di 41,9 miliardi.  Considerando anche altre componenti meno dirette, come la creazione di contenuti e il sostegno all’evoluzione degli altri media e degli altri settori del digitale, il contributo del digital advertising è stimato a 118 miliardi di euro in termini di BIL (Benessere Interno Lordo).

Carlo-Noseda-Iab
Carlo Noseda

«Alla luce di questi dati, è indubbio che le nuove regolamentazioni mettano a rischio la salute della pubblicità digitale e quella dell’intero settore dei media, con un risvolto nettamente negativo sull’indotto, sull’occupazione e, di conseguenza, sull’intera economia digitale», ha continuato Carlo Noseda, «Non condividiamo, quindi, la nuova Proposta di Regolamento ePrivacy, tra cui l’opt-in come unica base per l’erogazione di pubblicità: come Associazione, ci impegniamo a promuovere la democraticità del web, grazie a una logica di mercato basata sulla fruizione gratuita di contenuti e servizi di qualità, consentita proprio dalla pubblicità. Le nuove regole, inoltre, andrebbero a danneggiare le parti “deboli” della catena degli operatori online e ad incrementare ancora di più i vantaggi competitivi dei BIG del web. IAB Italia si sta muovendo da diversi mesi – assieme alle altre IAB dei principali mercati europei e a IAB EU – per convincere le Istituzioni europee a rivedere il testo della proposta di Regolamento e ad approvare una serie di emendamenti che garantiscano il nostro mercato e allontanino i rischi di impatto negativo evidenziati in questi documenti. L’Associazione ha già incontrato i principali a Bruxelles coinvolti nell’iter di approvazione della proposta di Regolamento ePrivacy e continuerà a sensibilizzare i più importanti stakeholder che seguono questo dossier».

Il modello di analisi proposto da IAB Europe dimostra, quindi, che l’attuazione dei regolamenti porterebbe ad una ulteriore concentrazione del mercato e influenzerebbe la redditività della pubblicità digitale come modello di finanziamento per gli editori.

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