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Il Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Nella nostra rassegna di oggi spazio al tema della trasparenza, al mercato della Programmatic TV e ai nuovi step del progetto Advertising ID Consortium.

Daniel Spears, Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Un mercato in salute è nutrito dalla fiducia dei suoi investitori, e la fiducia è costruita sull’affidabilità. Un assunto che vale anche per il mondo della pubblicità online, in cui gli “investitori” – siano essi aziende alla ricerca del ROI o editori che monetizzano le loro property – hanno a che fare con un certo livello di “opacità” dei processi che certo non giova al loro “sentiment” nei confronti del mercato. Questa opacità, secondo il Programmatic Director del Guardian Daniel Spears, è “by design”, cioè insita nelle dinamiche del mercato stesso. Per questo, il raggiungimento della trasparenza non è cosa semplice, per quanto lo vogliano i diretti interessati. Ma una soluzione c’è, e non passa dalla blockchain. Leggi di più su ExchangeWire.

La spesa in Programmatic TV cresce: in USA toccherà i 4,7 miliardi di dollari nel 2020

In USA gli investimenti pubblicitari in Programmatic TV raggiungeranno nel 2020 i 4,7 miliardi di dollari, dall’attuale cifra di 1,7 miliardi. E’ quanto prevede il nuovo report di eMarketer sull’Advanced TV, che ha indagato l’andamento del mercato anche per quanto riguarda la parte Addressable e OTT. Nel prossimo futuro, la maggior parte degli accordi di Programmatic TV verranno condotti privatamente, e concordati su regole di transazione tra selezionati inserzionisti e venditori, con garanzie di inventory e di prezzo. Leggi di più su eMarketer.

Prosegue il progetto Advertising ID Consortium

LiveRamp, dataxu e Index Exchange hanno lanciato la prima dimostrazione prativa dell’Advertising ID Consortium di cui fanno parte. Si tratta di un prodotto che posiziona l’IdentityLink di LiveRamp direttamente nei flussi d’asta, saltando così i processi di sincronizzazione dei cookie ticipamente richiesti per associare le informazioni contenute nelle DSP e nelle SSP. Intanto, Bill Simmons, co-fondatore e CTO di dataxu, si è unito al board del consorzio. Leggi di più su AdExchanger.

DataXu potrebbe essere vicina alla vendita

DataXu potrebbe essere vicina alla vendita. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la società di ad tech starebbe valutando una possibile cessione, e sarebbe già in contatto con la banca di investimenti GCA Advisors LLC che la aiuterebbe nel processo.

L’azienda, specializzata in soluzioni che utilizzano i dati per consentire ai brand di raggiungere i loro consumatori su web, app e tv (il suo prodotto principe è la DSP), starebbe puntando a una valutazione iniziale intorno ai 300 milioni di dollari.

Fondata nel 2009, e da allora capace di attirare 87,5 milioni di dollari di fondi, due anni fa DataXu aveva anche ricevuto un investimento di 10 milioni di dollari da Sky. E proprio nell’ambito televisivo – eldorado a cui molte società di ad tech stanno ultimamente puntando con vivo interesse – la società si era recentemente potenziata, lanciando un prodotto ad hoc, TotalTV for Advertisers, volto ad aiutare le aziende a pianificare e acquistare spazi sia su televisione tradizionale che in streaming.

Attualmente la società conta circa 400 dipendenti.

Il mondo dell’ad tech continua ad essere particolarmente dinamico a livello di investimenti e M&A, con alcuni notevoli casi di successo. Lo scorso luglio, MediaMath ha ottenuto 225 milioni di dollari di fondi, e nello stesso periodo AppNexus è stata acquisita dal gigante telco AT&T per 1,6 miliardi di dollari e la divisione Marketing Solutions di Acxiom è stata comprata da IPG per 2,3 miliardi di dollari.

Comprendere il sistema dei prezzi nelle aste è prioritario per i marketer

Parallelamente agli sviluppi tecnologici che hanno interessato pubblicità automatizzata, la struttura delle aste in programmatic è diventata più complessa. Per questa ragione, tra le priorità dei marketer per quest’anno c’è proprio quella di fare chiarezza nel sistema.

Secondo un sondaggio pubblicato da World Federation of Advertisers e dataxu, condotto nel dicembre 2017, oltre il 60% dei marketer a livello globale ha affermato che una migliore comprensione delle dinamiche e dei prezzi delle aste è di grande importanza.

D’altra parte, il maggiore ostacolo che i professionisti devono affrontare nell’individuazione della strategia programmatica da utilizzare è la sovrabbondanza di informazioni contrastanti all’interno del settore pubblicitario quando si tratta di stabilire a quale tipo di asta, se first o second price, i marketer stanno partecipando.

Sistema dei prezzi in asta: dal second-price al first-price

Storicamente, le aste programmatiche hanno funzionato secondo il modello second-price, dove il secondo prezzo più alto determina la somma che il vincitore dell’asta pagherà. Quindi, se l’offerta più alta è 10 dollari e la seconda più alta è 5 dollari, il vincitore di pagherà 5,01 dollari.

Questo determinazione dei prezzi era più semplice da utilizzare prima che l’adozione dell’header bidding aumentasse e le demand-side platform iniziassero contemporaneamente a fare offerte sullo stessa unità d’inventory. Tuttavia, con così tanti fornitori che inviavano numerose offerte nello stesso istante, alcuni editori e inserzionisti hanno cominciato ad operare secondo schemi illeciti. Ad esempio, si è registrato che alcune SSP hanno aumentato il floor price degli spazi ad asta in corso, dopo aver ricevuto le offerte.

L’anno scorso, al fine di rendere i prezzi più trasparenti, molte delle più grandi piattaforme di vendita, come Rubicon Project, PubMatic e OpenX hanno annunciato che avrebbero spostato le loro aste verso modelli first-price, in cui l’offerta più alta determina anche ciò che il vincitore paga.

Ciononostante, ancora tante SSP non hanno effettuato questo passaggio, rendendo agli inserzionisti l’interpretazione delle aste sempre più complessa.

Intelligenza artificiale applicata ai dati: dataxu annuncia una nuova soluzione

Dataxu amplia la propria offerta con Open AI for Ads, un nuovo strumento che consente agli utenti della DSP TouchPoint della società di migliorare le performance delle campagne sfruttando l’intelligenza artificiale insieme a dati proprietari e di alta qualità.

Si tratta di una soluzione flessibile che può sfruttare, attraverso algoritmi customizzati, sia dati di prima che di terza parte, migliorando le performance delle campagne e allo stesso tempo riducendo il tempo speso nella gestione delle campagne stesse.

«Man mano che il business tradizionale dell’acquisto media si standardizza, le aziende da un lato richiedono capacità di analytics sofisticate alle loro agenzie, dall’altro vogliono abbassare il costo di gestione dell’investimento pubblicitario – spiega Michael K. Baker, CEO and co-founder di dataxu -. Open AI for Ads offre ai nostri clienti agenzie uno strumento potente che sfrutta l’intelligenza artificiale e la software automation per rispondere ai bisogni dei marketer. I team pubblicitari possono facilmente codificare gli insight provenienti dai loro dati per creare una soluzione potente e proprietaria per il programmatic buying».

Alla base dello sviluppo Open AI for Ads, una collaborazione tra dataxu e Oracle Data Cloud. L’algoritmo fornito da Oracle associa automaticamente i dati di prima parte del brand al data set di Oracle Data Cloud, per identificare i modelli dei comportamenti e dei consumatori più propensi ad essere attirati dal brand. L’algoritmo, inoltre, aggiusta il targeting della DSP e le strategie di bidding per produrre più conversioni a un costo più basso.

Una soluzione fatta apposta per quei brand e agenzie che non sono forniti di un team di data science interno, e che puntano a una gestione dei processi efficente e allo stesso tempo poco onerosa.

Open AI for Ads fa parte di “Algorithm Marketplace”, il sistema, lanciato nel 2013, che consente agli utilizzatori della DSP TouchPoint di selezionare tra dozzine di algoritmi per decidere l’approccio di bidding da adottare per una campagna.

Attualmente, si diceva, partner della soluzione è Oracle Data Cloud, ma dataxu conta di aggiungere altri proprietari di dati a Open AI for Ads nei prossimi mesi. La società starebbe già conducendo dei colloqui con società interessate a fornire e monetizzare i propri insight, in un ambiente sicuro e privacy-friendly.

DataXu ha un nuovo vice president of platform solutions

Nuova nomina ai vertici di DataXu. La società ha affidato il nuovo incarico di vice president of platform solutions a Peter Kosmala.

Nella nuova posizione, Kosmala si occuperà di far crescere il business self-service della società, con un occhio particolare ai clienti agenzie. Riporterà a Ed Montes, chief revenue officer.

Il manager è una new entry di DataXu. Veterano del marketing con oltre 20 anni di esperienza, Kosmala viene dall’American Association of Advertising Agencies, dove è stato senior vice president of government relations per oltre 5 anni. Nel corso della sua carriera è stato anche managing director della Digital Advertising Alliance, ed ha lavorato in internet company e agenzie pubblicitarie quali CMGI Inc. e EURO RSCG/MVBMS Partners.

DataXu rilascia Validated Inventory Marketplace, per verificare le inventory

DataXu ha rilasciato Validated Inventory Marketplace, un sistema attraverso cui gli inserzionisti possono verificare e autenticare le inventory.

Nel dettaglio, è composto da livelli multipli di controllo dell’offerta e suggerisce gli spazi pubblicitari “sani” e non contraffatti. Basandosi su una revisione degli editori e dei loro rivenditori autorizzati, la società ha già validato quasi 1.700 soggetti nell’ecosistema programmatico, tra cui Index Exchange e Google AdX.

Validated Inventory Marketplace è stato progettato a partire dalla soluzione 97% Fraud Free Guarantee, che ha permesso ai clienti, si legge nella nota, di risparmiare oltre 80 milioni di dollari dal lancio, avvenuto nel 2015.

Disponibile anche in Italia, può essere utilizzato dai clienti della società gratuitamente.

DataXu, accordo con Teads per l’acquisto in programmatic dei formati video di Teads Studio

DataXu è la prima DSP autorizzata all’acquisto in programmatic dei formati video di Teads Studio. Ad annunciarlo è stessa piattaforma ad tech, con una nota in cui ufficializza l’avvio della partnership con l’inventore dell’outstream video.

I clienti di DataXu, sia brand che agenzie, avranno accesso ai nuovi formati video di Teads, che potranno essere erogati attraverso un ampio spettro di dispositivi e di cui sarà possibile avere reportistica in real-time attraverso l’interfaccia utente self-service della piattaforma. Si tratta di inventory video ad alto impatto sull’intero portafoglio di soluzioni inRead di Teads, tra cui Scroller, 360, Skin, Live e Swing.

La partnership è a livello globale, e coinvolge anche l’Italia.

“Gli inserzionisti potranno facilmente integrare questi formati nei loro esistenti media plan – spiega DataXu nella nota -. L’accordo aiuta a creare un flusso di lavoro senza soluzione di continuità ed elimina il bisogno di avere un silo separato per questi formati ad alto impatto. La domanda di inventory video è sempre maggiore, e la nuova partnership tra Teads e DataXu assicura che entrambe le società possano rispondere a questa esigenza, erogando annunci targettizzati alla giusta persona, nel momento giusto e sul sito giusto”.

Teads Studio, ex Brainient, è stata acquisita da Teads lo scorso anno, e all’interno della società costituisce una business unit specializzata in tecnologie creative dinamiche per video e mobile.

DataXu: «La nostra lotta alle frodi ha fatto risparmiare ai clienti 54 milioni di dollari»

Oltre 50 milioni di dollari, 54 milioni per l’esattezza. E’ quanto DataXu dichiara di aver fatto risparmiare ai propri clienti, grazie ai propri strumenti contro le frodi pubblicitarie.

Nel 2015 la società di ad tech ha lanciato “97% Fraud Free Guarantee“, un programma che garantisce un rimborso economico a chi, nell’acquisto di inventory attraverso la piattaforma di DataXu, riscontra un livello di frodi di oltre il 3%. L’obiettivo dell’iniziativa era quello di aumentare la fiducia del mercato negli acquisti automatizzati.

A un anno dall’avvio dell’iniziativa, DataXu ha fatto un bilancio sugli effetti del progetto sul mercato, e sull’andamento dei tassi di inventory fraudolente sugli exchange della società, sintetizzandoli nell’infografica che segue.

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KPI, aziende e agenzie sono d’accordo su quali scegliere?

L’idea che i marchi e le loro agenzie lavorino insieme per impostare i Key Performance Indicator (KPI) di una campagna digitale sembrerebbe scontato ma non è proprio così.

Un sondaggio commissionato dalla società ad-tech DataXu, che ha coinvolto professionisti senior di azienda e agenzia in Francia, Germania e Regno Unito, ha infatti scoperto che è scarso il consenso su quali dovrebbero essere i KPI di un piano di comunicazione.

In media, il 65% dei rispondenti è concorde sul fatto che la definizione dei KPI per una campagna marketing o di pubblicità digitale debba essere un processo collaborativo. Questa percezione è più forte Francia, con il 69% delle persone interpellate, e più debole in Germania, dove il 59% degli intervistati ha espresso questo parere.

Tuttavia, più nel dettaglio, sono emerse differenti filosofie da paese a paese. La metrica più comunemente usata per misurare il successo delle campagne digitali in Francia è il cost-per-action, subito seguito da dalle vendite incrementali e dal rinnovo dei clienti; in Germania, sono le vendite incrementali e il costo d’acquisizione del cliente, in Regno Unito, prevale il ritorno sugli investimenti marketing, succeduto dalle condivisioni e dai “mi piace”.

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DataXu lancia una piattaforma self-serve per l’acquisto di pubblicità tv

DataXu ha rilasciato OneView, una piattaforma self-serve per l’acquisto di pubblicità televisiva. La soluzione dovrebbe permettere a marchi e agenzie di raggiungere audience personalizzate e accedere a insight in tempo reale su dispositivi addressable.

Grazie a questo strumento, i marketer potranno definire segmenti di utenti basandosi sui propri dati di prima parte e su dati di terze parti provenienti da fornitori come Oracle Data Cloud, oltre a coinvolgere le persone su siti web, app mobile e contenuti televisivi

La società ad-tech, di cui in Italia è Sales Manager Giordano Buttazzo, ha dichiarato che OneView è stata progettata con l’obiettivo di aiutare gli operatori a comprendere come raggiungere una specifica tipologia di consumatori con messaggi coerenti e ad una determinata frequenza.

In una nota, DataXu ha aggiunto che la soluzione consentirà agli inserzionisti di personalizzare gli annunci su tutti i tipi di dispositivo, inclusa la televisione, con servizi che includono anche il sequenziamento dei messaggi.

I clienti di OneVew possono accedere a contenuti televisivi da network come Fox e AMC, scegliere da quasi 300 fornitori di contenuti curati su Google AdX, Tremor, AOL, SpotX e OpenX, ridurre la saturazione sui dispositivi grazie a controlli di frequenza in tempo reale e accedere ad insight come reach in-demo, interessi, stile di vita e comportamenti d’acquisto.