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Quanto efficace può essere una strategia di targeting data-driven? Ce lo dicono Tradelab e Photobox

Personalizzare la strategia media per ogni utente è oggi più che mai uno degli obiettivi chiave per i Direttori Marketing. Lo sa bene Tradelab, che ha recentemente curato un progetto per Photobox i cui risultati testimoniano come una collaborazione tra una DMP e la piattaforma programmatic possa portare a un targeting 100% personalizzato.

La piattaforma programmatica indipendente ha lavorato passo a passo con Photobox e con la Data Management Platform Eulerian Technologies per adattare con successo l’immagine di marca e la comunicazione ai singoli profili utente.

Photobox è un’azienda leader in Europa di prodotti fotografici personalizzati. Molto maturo in termini di marketing digitale, il brand ha deciso di mettere i dati al centro della sua strategia e sfruttare l’intelligenza programmatica per proporre delle offerte ogni giorno più personalizzate e adatte ai suoi consumatori. Grazie alla collaborazione tra Eulerian Technologies e Tradelab, Photobox ha realizzato una strategia marketing 100% data-driven, articolata intorno a 4 media planning in risposta a obiettivi precisi a seconda della posizione dell’utente nel funnel di trasformazione.

La campagna ha portato, tra l’altro, a un aumento del 300% delle performance dell’acquisto media programmatico su un target qualificato, accompagnato da una forte accelerazione del tempo di conversione degli utenti.

«Parte integrante del DNA di Photobox e fortemente legato alla nostra offerta prodotto, la personalizzazione è il cuore della nostra strategia Display – spiega Xavier Suraud, Responsabile Display di Photobox -. La promozione dei prodotti a forte potenziale emotivo si deve costruire con un’immagine perfettamente adeguata al nostro target. Il nostro obiettivo è stato facilitato da questa collaborazione tecnica tra DMP + Piattaforma di acquisto personalizzabile».

E’ possibile visualizzare i dettagli della strategia messa a punto a questo link.

L’incubatore di AOL annuncia il suo primo prototipo: un chatbot per la pubblicità data driven

Area 51, l’incubatore di startup di AOL, ha realizzato il suo primo prototipo: un chatbot per interfacciarsi con le piattaforme pubblicitarie.

Si chiama Avery.ai ed è stato sviluppato dall’imprenditore e ricercatore di AOL Davood Shamsi. Davood voleva creare uno strumento che fosse utile all’industria del marketing digitale, un’industria sempre più orientata ai dati in cui però chi ha poche competenze tecniche non riesce a destreggiarsi bene.

Da qui l’idea di un chatbot al servizio delle aziende, integrato all’app di messaggistica Slack e capace di rispondere a domande su come analizzare i propri dati a fini di marketing. Così, ad esempio, se un utente scrive sul software una richiesta come “dammi le impression giornaliere di luglio 2016”, tra 20 e 30 secondi dopo Avery fornirà la sua risposta.

Pensato inizialmente per lavorare con le piattaforme AOL, il chatbot può in effetti utilizzare qualsiasi sorgente di dati ed essere riprodotto anche su programmi differenti da Slack. Attualmente Avery.ai è solo un prototipo, ma, secondo quanto riporta MarTech Today, il suo progetto sarebbe in fase di trasferimento alle business unit di AOL, con l’obiettivo, un giorno, di farne un prodotto vero e proprio.

Area 51 è l’incubatore di startup in cui vengono create nuove soluzioni tecnologiche all’interno dell’ecosistema AOL, con fino a sei mesi di fondi, mentorship e accesso a risorse, strumenti e supporto di AOL.

Focus sui dati per Dentsu Aegis: creato il ruolo di President of Product and Innovation

In un’era in cui i dati sono ormai al centro delle strategie di marketing, le grandi holding pubblicitarie non stanno a guardare, anzi cercano di organizzarsi internamente per rispondere al meglio alle nuove richieste dei clienti. E’ il caso di Dentsu Aegis, che con una nomina internazionale ha dato definitivamente il via alla sua virata data-driven.

Il CEO statunitense di Carat Doug Ray è stato infatti promosso alla carica di President of Product and Innovation di Dentsu Aegis, dove sarà focalizzato allo sviluppo di data solution su misura per i clienti in maniera trasversale a tutte le agenzie della società. Nello specifico, il manager si occuperà di selezionare risorse e competenze su dati e tecnologia dalle agenzie del network – che comprendono anche le recentemente acquisite Accordant (acquisto spazi digitali), Cardinal Path (analytics) e Merkle (dati e CRM) – a sostegno dei progetti dei clienti della holding.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, al momento Dentsu Aegis non ha in piano di creare una unit di dati e tecnologia a sè, come altre holding pubblicitarie, ma la promozione di Doug Ray è un chiaro segno di come la società stia iniziando a focalizzarsi sui dati a livello centrale. «Il nostro modello operativo non richiede la creazione di una unit separata – ha dicharato il manager alla testata -. Se un analista di di Merkle è utile a un cliente di Carat, lo posizioneremo su quel progetto, che continuerà ad essere gestito da Carat».

Insomma, al momento l’obiettivo è quello di sfruttare talenti e competenze in campo tecnologico in maniera trasversale e integrata tra le agenzie. Un modello simile in qualche modo a quello adottato da Publicis Groupe dopo la sua recente riorganizzazione.

Marketing mix “intelligenti” per aziende di ogni dimensione: arriva un nuovo strumento di Nielsen

Nielsen lancia Benchmark Media Optimizer, una nuova soluzione di allocazione media “intelligente” che consente alle aziende di tutte le dimensioni di prendere decisioni informate, basate sui dati, riguardo alla propria strategia media.

Grazie alla soluzione, i brand che per carenza di budget, tempo o dati di riferimento, o che non hanno una lunga storia di marketing alle spalle, potranno fare riferimento ad una serie di informazioni standard (benchmark) in possesso di Nielsen, e potranno simulare e ottimizzare, sulla base di standard di performance di altri simili brand, strategie media e marketing allocation. Con Benchmark Media Optimizer, le aziende potranno inoltre stimare dei possibili range di ritorno sugli investimenti in base ai loro obiettivi e alle loro attività, e scegliere le strategie di marketing allocation più adatte a raggiungere il ROI più alto.

«Determinare l’allocazione ottimale della spesa di marketing è una questione critica per tutte i brand. Indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, i marketer puntano a fare investimenti efficienti per guadagnare un vantaggio competitivo – spiega Tsvetan Tsvetkov, Senior Vice President of Marketing Effectiveness di Nielsen -. Riconoscendo i limiti di budget e di risorse di molti brand, siamo entusiasti di poter adesso fornire informazioni e strumenti di analisi quotidiana per aiutare le aziende di tutte le dimensioni e tutti i poteri di spesa a realizzare marketing mix efficaci».

Il Benchmark Media Optimizer di Nielsen è attualmente disponibile negli Stati Uniti, in Canada e in selezionati mercati a livello globale. Secondo quanto risulta a Programmatic Italia, Nielsen potrebbe portare la soluzione in Italia nei prossimi mesi.

Sempre più manager prendono decisioni data-driven

In un mondo sempre più digitale, i manager di tutto il mondo hanno l’opportunità di sfruttare insight più precisi e rilevanti per prendere la decisione migliore. E lo fanno: secondo una ricerca globale realizzata nel secondo trimestre dell’anno, sale il numero dei decision-maker aziendali che mettono i dati alla base delle proprie scelte. Ma ci sono ancora dei margini di miglioramento.

I risultati dello studio, condotto su oltre 2.000 manager in tutto il mondo inclusi quelli responsabili delle funzioni del marketing e della comunicazione, sono riportati da emarketer.

emarketer-dati

Interrogati sui fattori alla base delle decisioni aziendali, la maggioranza assoluta dei manager, il 55%, ha detto che le decisioni afferiscono direttamente alle strategie aziendali. La stessa percentuale ha affermato che le decisioni sono prese sulla base dei dati. Non molti meno, il 46% dei manager interpellati, ha sostenuto che la propria aziende è in grado di adattarsi alle decisioni prese in real-time.

Sembra positivo che la maggioranza delle decisioni aziendali sia presa in modo strategico anziché istintivo, così come che i dati siano alla base di oltre la metà di esse.

Di contro, c’è ancora una buona percentuale di aziende e manager che non basa sui dati le proprie decisioni.

Si tratta, con pochi dubbi, di un gap che tenderà a ridursi in futuro. Secondo una recente ricerca di Forrester, il mercato globale dei Big Data – intendendo con Big Data le pratiche, i processi e le tecnologie che annullano il divario tra i dati disponibili e la capacità di trasformarli in insight di business che permettono alle aziende di essere competitive – è stato pari a 21,7 miliardi di dollari alla fine del 2015, e che crescerà con un tasso di crescita annuale del 12,8% fino a raggiungere 44,6 miliardi entro il 2021.

Dal 20 al 21 maggio il “Data Driven Innovation, Rome 2016 Open Summit”

Dal 20 al 21 maggio 2016 a Roma si terrà “Data Driven Innovation, Rome 2016 Open Summit”, il primo evento dedicato alla data-driven innovation. Il summit di tre giorni sarà una conferenza per discutere dell’innovazione e delle sfide tecnologiche, economiche e sociali determinate dai Big Data e della innovazione data-driven.

L’evento è co-organizzato da Università Roma Tre, Codemotion e Fondazione “Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei” e sostenuto da IBM, Google, TIM #WCAP Accelerator e Cerved. Patrocinano la conferenza l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Garante per la protezione dei dati personali. Corriere della sera Tecnologia, Tom’s Hardware, VICE – Motherboard, StartupItalia, CheFuturo!, DailyNet, 360com e Ninja Academy i media partner della prima edizione.

Nel Summit verranno affrontati temi strettamente correlati alla data-driven innovation come: salute, agricoltura, clima e disastri naturali, privacy e concorrenza, decision making aziendale, Internet della cose, Big Data, analisi predittive, visualizzazione dati, giornalismo dei dati, social media, istituzioni, etica, società, startup data-driven fino ad esplorare le nuove professioni legate a questa disciplina. I contributi saranno a cura di realtà di rilievo come IBM, Google, Fao, Istat, Agid, Banca d’Italia, Unipol, UniCredit, Barilla, TIM, Engineering Group, Università Roma Tre, Università Sapienza, Università Tor Vergata, Università McGill e molti altri.

Sono attesi più di mille partecipanti provenienti dalle principali aziende del settore IT, da soggetti pubblici e istituzioni, da enti di ricerca, dalle start-up, dal mondo accademico, scientifico e giuridico e dalle community di sviluppatori software.

Nasce il nuovo Supereva “data-driven”: il focus è sul programmatic

SuperEva, sito creato negli anni ’90 da DADA e sinonimo di guide online durante il boom di internet, torna in pista completamente rinnovato dal team di Italiaonline – che sta per completare il progetto di fusione con Seat Pg (leggi l’articolo dedicato) – e pronto a guidare ancora gli italiani in rete, ma stavolta seguendo i trend social e search. Il progetto è basato interamente su una strategia editoriale data-driven.

Il sito funziona con la dashboard e il crowdsourcing. Il nuovo superEva è una piattaforma online di informazione leggera e di intrattenimento, quello che Oltreoceano viene definito un lifestyle destination site, ovvero un punto di raccolta di contenuti stimolanti, divertenti, feel-good. Una dashboard evidenzia gli argomenti più cercati e discussi del momento, in base ad algoritmi che seguono il trend di crescita, di diffusione e di condivisione, analizzando il flusso delle informazioni sui principali social network e motori di ricerca.

SuperEva utilizza infatti il sistema di gestione dei contenuti DDCMS (“Data-Driven” Content Management Sysytem) messo a punto nel laboratori Italiaonline di Navacchio (Pisa) e di Firenze. Il DDCMS elabora in tempo reale i trend provenienti dei motori di ricerca e dai principali social network, insieme agli analytics dei contenuti di SuperEva. Queste informazioni vengono utilizzate per identificare gli argomenti prioritari per ogni categoria di contenuto e visualizzarli attraverso l’apposita dashboard. Un audience editor utilizza poi la dashboard per richiedere ed acquistare il contenuto originale sul content marketplace. Il DDCMS utilizza una serie di tecnologie tra le quali Druid e Apache Kafka per la gestione dei trend e degli analytics, mentre i contenuti sono classificati e gestiti con il data base NoSQL Mongo DB. SuperEva è il primo esempio di sito basato su questa tecnologia, che sarà successivamente estesa a tutti i portali di Italiaonline.

SuperEva si presta perfettamente a ospitare il native advertising ed è un prodotto pensato specificatamente per il programmatic advertising, che in Italia sta vivendo un momento di forte crescita e che su tutte le properties di Italiaonline comprende anche l’offerta video pre-roll.

Italiaonline ha parlato degli obiettivi di raccolta per il 2016: «Sul programmatic, proprio perché superEva è stato concepito in modo innovativo con questa strategia data-driven, ci aspettiamo una quota nettamente superiore alla media di mercato. Allo stesso modo, a livello generico di raccolta ci aspettiamo una crescita in linea con il mercato».

Leggi l’articolo completo su Engage.

Teradata: il marketing individuale è il futuro

Teradata Corp., azienda fornitrice di soluzioni per l’analisi dei big data e di applicazioni di marketing, ha reso noti i risultati di Teradata 2015 Global Data-Driven Marketing Survey, uno studio condotto dall’azienda a livello globale sui trend di adozione del marketing data-driven e sul valore aziendale di business. La ricerca, che segue quella realizzata da Teradata Marketing Applications a metà del 2013, segnala un profondo cambiamento nel modo in cui aziende ed esperti marketing creano valore aziendale dai dati, dalle piattaforme di marketing integrato e dalle strategie di marketing data-driven focalizzate sul cliente.

Questi i principali risultati della ricerca.

La visione personalizzata

Uno degli elementi più importanti per gli esperti di marketing è quello di avere una visione personalizzata: secondo la quasi totalità dei marketer (90%), il marketing individuale è una priorità. Gli esperti di marketing puntano a superare la segmentazione per raggiungere una personalizzazione one-to-one in tempo reale. Prendere velocemente decisioni più precise è il vantaggio chiave dell’utilizzo dei dati per circa due terzi degli intervistati. La sfida più grande (38%) è il miglioramento dell’acquisizione e della fidelizzazione dei clienti. La seconda sfida (29%) rimane il supporto agli obiettivi di business, mentre la terza (26%) è la conformità normativa.

L’importanza delle piattaforme di marketing integrato

Per avere una visione personalizzata e un’esperienza multicanale, sono indispensabili le piattaforme di marketing integrato. Negli ultimi 18 mesi, gli esperti di marketing hanno più che raddoppiato l’utilizzo di un metodo di marketing data-driven. Rispetto al 36% riscontrato nel 2013, oggi è il 78% a utilizzare questi dati in maniera sistematica. Il marketing data-driven è visto come uno strumento per ottenere dati personali e la richiesta di piattaforme di marketing integrato come Teradata Integrated Marketing Cloud è in forte crescita. Gli esperti di marketing sono ancora alla ricerca di soluzioni e comunicazioni personalizzate. Solo la metà di loro utilizza i dati costantemente per coinvolgere i consumatori. Il 44% ammette una mancanza di coerenza nel marketing omnicanale e l’80% sostiene che i silos presenti nell’area marketing impediscono loro di essere aggiornati sull’andamento delle campagne attraverso i differenti canali.

Il marketing si unisce alla tecnologia

Il controllo dei dati dei clienti è realizzato dal 43% dei marketer (nel 2013 il dato arrivava al 34%). L’83% dichiara di utilizzare un approccio omnicanale per raggiungere i clienti. Per l’84% degli intervistati è fondamentale rendere il marketing e l’IT partner strategici per il proprio business. Secondo il 92%, l’integrazione dei dati tra i team può migliorare il customer service.

«Emerge in maniera evidente da questo studio come il futuro del marketing sia soddisfare le aspettative del singolo consumatore. Oggi i marketer vogliono soprattutto avere una visione affidabile e personalizzata basata su dati attendibili, così che le richieste di ogni cliente possano essere conosciute, rispettate e raggiunte in maniera individuale – ha dichiarato Darryl McDonald, presidente di Teradata Marketing Applications – Le piattaforme di marketing digitale di oggi rendono questo possibile. Aiutiamo quindi i marketer di tutto il mondo a implementare e migliorare le loro strategie di marketing data-driven per creare valore di business basandoci su una visione personalizzata».

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La ricerca di Teradata è stata condotta alla fine del 2014 da Forbes Insights, che ha coinvolto 1.506 esperti di marketing attivi in tutto il mondo e in tutti i settori.

Il Programmatic guida il cambiamento. Le 5 previsioni di AOL per l'advertising nel 2015

Sebbene il termine “rivoluzionario” sia diventato un luogo comune, non si può negare che la tecnologia stia trasformando radicalmente l’industria pubblicitaria.

Gli investimenti in campagne pubblicitarie secondo logiche programmatiche continuano a crescere fino al punto in cui le agenzie, i brand, gli editori, i lettori, e anche qualche player televisivo, cominciano a comprendere l’enorme valore dato dall’automazione.

La quantità crescente di dati oggi disponibili ha davvero cambiato le regole del gioco influenzando ogni aspetto della pubblicità: dal lavoro dei creativi alla modalità di servire le campagne degli inserzionisti televisivi.

Alla luce di questi rapidi cambiamenti, desidero condividere cinque evoluzioni che prevediamo possano accadere nel 2015:

1. L’ascesa della “Creatività Data-Driven”

“Uno studio innovativo su scala globale esplora il ruolo del marketing e della pubblicità data-driven in 17 paesi: più di 3.000 professionisti esprimono fiducia nella pratica di Data-Driven Marketing e nel suo contributo crescente come facilitatore di customer centricity” (fonte Global Review of Data-Driven Marketing and Advertising).

Si è parlato molto della convergenza dei ruoli di CMO e CTO negli ultimi anni e sullo spostamento del settore pubblicitario da “Mad Men” a “Math Men” – ossia “matematici”. La vera tendenza è da qualche parte nel mezzo: sviluppare la creatività nel mondo ottimizzato di oggi è cosa molto diversa da quanto veniva fatto in passato grazie all’interazione tra dati e idee.

Nell’advertising digitale cominciamo ad assistere al connubio tra lavoro creativo ed esecuzione strategica – non solo nell’ottenere il giusto posizionamento per un annuncio, ma facendo in modo che anche il contesto in cui l’annuncio è posto suggerisca l’uso della corretta creatività. L’obiettivo finale, ovviamente, è quello di utilizzare la tecnologia per dare vita a storie interessanti per l’audience.

I creativi di successo comprenderanno questa unica dinamica e porranno una maggiore attenzione nell’ottimizzazione dell’audience e nella pianificazione degli scenari – cominciando così a sviluppare creatività alimentate dal programmatic.

2. Chi prima arriva…: gli inserzionisti vedranno i frutti dei propri investimenti in programmatic

“Secondo i forecast di Magna Global, nel 2014 la spesa in pubblicità automatizzata coprirà il 42% degli investimenti in pubblicità display: una quota in crescita rispetto al 33% del 2013, e che secondo le stime dovrebbe salire al 48% nel 2015”.

Nel 2014, gli inserzionisti e le agenzie hanno investito in maniera significativa nel programmatic, incorporando nelle proprie organizzazioni di marketing sistemi automatizzati e processi per essere più efficienti e di impatto. Nel 2015 questi investimenti vedranno crescere significativamente il ROI e gli inserzionisti che hanno tardato nell’adottare tecniche programmatiche rimarranno indietro.

Dopo aver acquistato sulla base della promessa del programmatic, gli inserzionisti oggi sperimentano diverse soluzioni e strategie di architettura tecnologica a supporto del proprio business. Ad esempio, i marketer stanno semplificando il processo di acquisto, passando dalla gestione di decine di sistemi tecnologici alla concentrazione in un unico o pochi sistemi. Perseguendo questa strategia, i team di marketing potranno concentrarsi, d’ora in avanti, su come massimizzare il ROI.

Così, mentre il 2014 è stato l’anno in cui “si è parlato” tanto di programmatic, il 2015 sarà l’anno in cui il programmatic “si rivelerà”: i risultati saranno più evidenti e in grado di mostrare la crescita del brand lift e l’effettiva influenza sulle vendite incrementali.

3. La maggior parte delle emittenti televisive comincerà a vendere spazi in modalità programmatica secondo un’ottica “Audience-Driven”

“Il video continua ad essere il fulcro per tutti gli operatori del mercato pubblicitario. Questo il messaggio che emerge dalle interviste realizzate con 175 aziende per l’annuale State of the Video Industry Report – Europe 2014 di Adap.tv.”

La TV è ancora il mezzo pubblicitario più grande e potente che, secondo eMarketer, rastrella ancora 70 miliardi dollari. Ma è sul punto di vivere una rivoluzione significativa.

La tecnologia per prendere decisioni automatizzate basate sui dati, l’ottimizzazione delle campagne e l’attribution misurabile, funzionalità di cui gode il digital da molti anni, sono adesso disponibili per il mezzo televisivo, e le integrazioni per consentire l’automazione end-to-end sono in fase di sviluppo.

Nel 2015 vedremo emittenti, reti via cavo e MVPD cominciare ad aprire i propri sistemi, adottare la tecnologia programmatica e fare transazioni su segmenti di pubblico più precisi – oltre alla semplice età e sesso – per ampliare il valore della propria programmazione televisiva.

Questo seguirà la tendenza globale del settore pubblicitario verso un marketing data-driven che consentirà agli inserzionisti di pianificare in modo semplice, acquistare e misurare i propri investimenti su tutti gli schermi e capire ciò che sta effettivamente producendo ROI – il tutto attraverso un’unica piattaforma.

4. I brand lungimiranti insisteranno per avere dati proprietari

Il 60% dei marketers ha dichiarato di voler custodire i dati degli investimenti in programmatic buying (rispetto al 33% del 2013) e il 36% sostiene di utilizzare una piattaforma di data management per la gestione automatizzata dei dati (rispetto al 20% nel 2013) – Fonte: Federazione Mondiale di indagine socio annuale inserzionisti 2014.

Uno dei beni più preziosi di un marketer sono i dati. Costituiscono il centro del proprio ecosistema e combustibile per il proprio business. I brand intelligenti diventeranno sempre più consapevoli dell’impatto negativo di “regalare i propri dati” e della reale necessità di possederli.

Molti brand cominciano lentamente a capire che soggetti terzi, come ad esempio i trading desk, spesso possiedono i loro dati. Il problema, di natura legale, riguarda le clausole presenti nei contratti che l’inserzionista firma spesso in modo superficiale, cedendo, in effetti, i dati della società a terzi.

Questa dinamica non consente ai brand di avere accesso ai dati critici della campagna, come ad esempio ai dati relativi a chi ha visto e/o cliccato sull’annuncio, e non consente all’azienda di sviluppare pianificazioni accurate in futuro. L’analisi dei dati è infatti un processo evolutivo grazie al quale i risultati di ogni singola campagna danno importanti informazioni per quella successiva.

Ci aspettiamo che gli inserzionisti comincino quindi a fare domande difficili ai propri fornitori e, per quanto possibile, assumano la proprietà completa dei propri dati.

5. Gli editori inizieranno a sfruttare le piattaforme programmatiche per ottenere un ROI più significativo

“Edizioni Condé Nast, azienda che opera nel settore dell’editoria, apre alla commercializzazione della pubblicità online attraverso il programmatic buying. In tal modo Condé Nast ha creato un Private Market Place (PMP) per la commercializzazione di spazi pubblicitari online. Il risultato è la possibilità d’intercettare e mostrare in tempo reale annunci pubblicitari ad un target selezionato e verosimilmente interessato al quel tipo di annunci”.

Le piattaforme di programmatic buying offrono agli editori ben più dell’automazione delle operazioni e dei flussi di lavoro. Sebbene il processo di efficienza razionalizzata che l’automazione ha comportato sia certamente prezioso dal punto di vista del risparmio dei costi, i dati utilizzati in modo programmatico consentiranno agli editori di far crescere il ROI della propria inventory.

Sfruttando strumenti di targeting sofisticati, frequency cap, brand safety e tutti gli altri strumenti data-driven (tradizionalmente pensati come tecnologia “buy side”) per identificare con maggiore precisione il segmento chiave dell’audience, gli editori saranno in grado di attirare maggiori investimenti di Brand Premium nei canali programmatici. Le funzionalità programmatiche di ottimizzazione dei dati possono aiutare soprattutto gli editori medio-piccoli a catturare più investitori premium – facendo leva sulla qualità dell’audience piuttosto che unicamente sulla notorietà della testata.

Lato vendite, le tecnologie programmatiche continueranno a cambiare, e dall’essere utilizzate come “efficienza/risparmio”, diventeranno uno strumento dominante volto alla maggiore efficacia e al raggiungimento di risultati migliori. Gli editori intelligenti utilizzeranno tecniche come l’estensione dell’audience e il re-targeting per ampliare la propria offerta. In questo modo gli editori che avranno pianificato in modo più attento, eseguito con precisione, analizzato e prodotto report – relativi a audience, screen, formati pubblicitari, momenti della giornata e tipi di contenuto – vedranno crescere il proprio ROI.

Quando parliamo di tecnologia a servizio della pubblicità, l’industria ha superato l’approccio “aspettiamo e vediamo cosa succede”. Con le piattaforme programmatiche, alimentate da dati e da sistemi di analisi sempre più avanzati, ci si sta rapidamente muovendo verso forme evolute di advertising digitale.

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