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Criteo lancia una piattaforma di annunci self-service per il retail

Criteo ha lanciato una piattaforma di annunci self-service per i retailer.

La pubblicità dei marchi all’interno dei siti e delle app di e-commerce dei rivenditori sta crescendo rapidamente di pari passo con lo sviluppo dell’e-commerce. Criteo stima che le aziende spenderanno da 15 a 25 miliardi di dollari all’anno in pubblicità su siti web e app di e-commerce, generando entrate aggiuntive per i rivenditori.

I retailer, grazie a questo strumento, possono avere una fonte ulteriore di entrate, semplificando la gestione delle campagne di vendita al dettaglio da parte di aziende e agenzie, tendendo sotto controllo l’esperienza dell’acquirente. Inoltre, rivenditori e marchi che utilizzano la piattaforma possono fornire pubblicità personalizzata senza fare affidamento su cookie di terze parti.

Gli inserzionisti che utilizzano la piattaforma possono acquistare su base Cpm o Cpc, a seconda degli obiettivi della campagna.

La piattaforma Criteo Retail Media è ora disponibile per i marketer negli Stati Uniti e in Canada e quest’anno sarà lanciata anche in Europa, Medio Oriente e Africa e Asia-Pacifico.

Criteo collabora con Pixalate per garantire più protezione agli investimenti degli inserzionisti

La piattaforma pubblicitaria Criteo ha annunciato una partnership globale con Pixalate, la soluzione multipiattaforma specializzata nel rilevamento e prevenzione delle frodi pubblicitarie.

In un contesto in cui il traffico non valido continua a tormentare il settore pubblicitario, l’azienda francese si impegna dunque a fare ulteriori investimenti che garantiranno una maggiore protezione contro il traffico non umano e le inventory di scarsa qualità. Attraverso questa partnership, Pixalate integrerà il motore di rilevamento di traffico non valido già esistente nella piattaforma di Criteo, contribuendo a garantire ai propri inserzionisti che i media acquistati da loro siano visti da utenti umani con intenti veri.

Pixalate, un servizio accreditato del Media Rating Council per il rilevamento e la filtrazione del SIVT (“Sophisticated Invalid Traffic”) su web desktop e mobile, mobile in-app e pubblicità OTT/CTV, lavorerà insieme a Criteo come soluzione antifrode in tutta la suite di prodotti e canali di Criteo. Inoltre, lo strumento Pixalate Media Rating Terminal (MRT) verrà aggiunto all’arsenale di misure e servizi di protezione di Criteo.

“La partnership di Criteo con Pixalate è un altro passo importante nel nostro costante impegno nel fornire l’inventory della migliore qualità ai nostri partner”, afferma in una nota Alberto Torre, managing director di Criteo Italia. “Il traffico non valido è un problema attuale del settore che non può essere risolto da soli. Alleandoci con il fornitore migliore, siamo in grado di stabilire livelli aggiuntivi di protezione insieme ai nostri potenti strumenti e protocolli sia in ambienti pre-offerta che post-offerta”.

Storicamente attiva nel mondo del retargeting, Criteo si sta riposizionando come piattaforma tecnologica a tutto tondo per la pubblicità online. Nelle scorse settimane l’azienda francese ha annunciato la nomina del nuovo Ceo Megan Clarken, veterana di Nielsen, entrata in carica il 25 novembre.

Criteo, i principali trend dell’ad tech in un nuovo studio globale

Quali sono i principali trend dell’ad tech che stanno caratterizzando il 2019 e le migliori strategie di marketing per garantire esperienze di shopping esclusive, fidelizzando i clienti esistenti e raggiungendo quelli potenziali attraverso più canali digitali? A queste domande prova a rispondere Criteo nel suo studio “State of Ad Tech 2019”, realizzato in collaborazione con Euromonitor, che ha coinvolto oltre 900 responsabili di marketing digitale e dirigenti aziendali con canali di vendita online in tutto il mondo.

I risultati evidenziano una sempre maggiore frammentazione dei budget pubblicitari nel complesso ecosistema digitale di oggi, dove entrano in gioco canali diversi, come spiega Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia: «I risultati del nostro report evidenziano le preoccupazioni e le sfide che i marketer si trovano ad affrontare nella pianificazione delle proprie campagne, quali la frammentazione dei dati, la ricerca di una maggiore personalizzazione degli annunci e l’influenza e la posizione dominante dei giganti tecnologici. Per noi è molto importante consigliare loro le migliori tattiche da mettere in atto, non solo per garantire esperienze di acquisto interessanti ma anche per poter convertire i clienti potenziali in acquirenti, intercettandoli in qualsiasi momento del processo di acquisto attraverso più canali digitali».

Conversione: le tattiche che funzionano

Lo studio rivela che i marketer si trovano a dover affrontare tre sfide principali nelle campagne di conversione: poter unificare i dati frammentati, a causa della varietà dei canali e dispositivi utilizzati; superare la difficoltà nel misurare il ritorno sull’investimento e altre metriche; e sviluppare una maggiore capacità di collegare i dati online e offline dei consumatori.

Gli intervistati hanno identificato come migliori strategie per garantire il successo di una campagna l’ottimizzazione degli annunci su siti di alta qualità e la promozione di offerte speciali e uniche per i consumatori. Dalla ricerca risulta inoltre che il social media marketing è una delle tattiche più comunemente utilizzate per le campagne di conversione (53%), seguita dai banner pubblicitari (43%), l’email marketing (41%) e il SEO (38%).

Il potere dei dati

La disponibilità e la qualità dei dati sono il punto di partenza per sviluppare le strategie migliori per raggiungere i propri clienti in ogni momento e su qualsiasi device. Il 40% degli esperti di marketing ha manifestato l’impegno nel trovare dati sulla connessione online/offline degli acquirenti, fondamentale data la prevalenza dell’omnishopping. La frammentazione dei dati rende infatti difficile la comprensione completa e accurata del consumatore e, di conseguenza, l’ottimizzazione della campagna.

I segreti del re-engagement

Dallo studio emerge che un fattore chiave per realizzare campagne di marketing di successo risiede nel coinvolgimento di clienti preesistenti, in particolare tramite dispositivi mobili. La ricerca mostra che il tasso di successo delle vendite per un cliente esistente è tra il 60-70%, mentre per un nuovo cliente è tra il 5 e il 20%. Inoltre, i clienti fedeli che tornano possono generare fino a due terzi dei profitti del brand.

I clienti preesistenti spendono in media di più rispetto ai nuovi acquirenti (51%) e gli utenti delle shopping app hanno tendenze di fidelizzazione elevate (41%). Sconti irresistibili, personalizzazione e formati di annunci innovativi con design accattivanti sono tre delle tattiche più efficaci per campagne di re-engagement di successo.

Il panorama attuale dell’ad tech

La ricerca ha inoltre scattato una foto dell’attuale scenario delle tecnologie pubblicitarie. Tra le principali evidenze, il fatto che sempre più aziende di eCommerce diventino aziende esperte in pubblicità. Per esempio, il gigante di ecommerce Alibaba oggi viene considerato più un’agenzia pubblicitaria che una società di ecommerce. Questo perché il 60% del fatturato dell’azienda proviene dagli annunci pubblicitari e non dai prodotti che vende. Anche l’anima pubblicitaria di Amazon è in continua crescita e si prevede che aumenterà del 55% nel solo 2019.

Altra tendenza è il fatto che, con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e altre leggi sulla privacy in arrivo, l’ecosistema della tecnologia pubblicitaria digitale oggi si trovi a dover garantire maggiore trasparenza, privacy e sicurezza. I marketer vogliono sapere dove vengono posizionati i loro annunci, quali funzionano e qual è il guadagno derivato da ogni annuncio. I consumatori vogliono sapere come vengono utilizzati i loro dati. Gli editori vogliono sapere come interagisce il pubblico con gli annunci sui loro siti web e qual è il ricavo per i loro partner.

Infine, gli annunci oggi non devono solo pubblicizzare prodotti o servizi ma devono raccontare una storia. Per le aziende, la sfida da vincere è riuscire a combinare un’offerta di qualità con una storia unica e significativa per i consumatori.

Criteo porta la sua soluzione di header bidding anche sulle AMP

La soluzione di header bidding di Criteo, Criteo Direct Bidder, è ora compatibile con il progetto Accelerated Mobile Pages di Google. Si tratta di una delle prime soluzioni di header bidding nel settore ad essere stata accettata per le AMP, fa sapere l’azienda.

Questa soluzione, spiega Criteo nella nota stampa, si presenta come un vantaggio per gli editori, gli inserzionisti e i consumatori. I publisher possono guadagnare di più dai 19.000 inserzionisti del netowork di Criteo e di conseguenza aumentare il fatturato. Un migliore accesso al catalogo di AMP consente a Criteo di raggiungere un numero maggiore di utenti mobili in ambienti in cui sono fortemente coinvolti e di incrementare il rendimento e le performance delle campagne per gli inserzionisti. Infine, i consumatori possono beneficiare di annunci più pertinenti nell’ambiente AMP.

“Criteo è uno dei leader del settore dell’header bidding, con una domanda unica e un’ampia adozione. Supportando AMP, abbiamo fatto grandi progressi con un prodotto che è stato adottato da quasi 4.000 editori premium“, ha affermato Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia. “Abbiamo preso la decisione di investire in AMP perché sappiamo quanto sia fondamentale aiutare i nostri partner a soddisfare le aspettative incentrate sugli utenti del web mobile e monetizzare nuove aree di attenzione del consumatore”.

Criteo è classificato da AMP come fornitore approvato di AMP Real Time Configuration, in quanto è allineato con l’obiettivo di AMP di fornire un’esperienza utente rapida e fluida. Utilizzando questa struttura, bastano pochi minuti per aggiornare i tag pubblicitari di AMP e accedere alla richiesta di Criteo.

“È stato semplice impostare Criteo Direct Bidder per AMP e abbiamo visto subito i risultati. Da quando abbiamo implementato CDB per AMP, abbiamo visto aumentare significativamente i ricavi AMP da Criteo”, ha dichiarato Carmine Laltrelli, Monetization and Innovation Director, Italiaonline. “Abbiamo un ottimo rapporto con Criteo, c’è uno scambio di informazioni molto utile che ci consente di migliorare  continuamente.”

Come conquistare i clienti con l’Ad Tech

“Adoro questo annuncio online!” non è qualcosa che i consumatori dicono molto spesso. La pubblicità online non ha quasi mai attirato l’attenzione dei consumatori, ancora meno in questi giorni che i consumatori sono alla ricerca di un marketing pertinente e non intrusivo e di una user experience completa attraverso i diversi touchpoint. Non accettano più annunci che non soddisfano queste richieste e i marketer sono fra i primi ad essersene accorti, vedendo la riduzione delle prestazioni degli annunci.

Ciò significa che la fine della pubblicità online è all’orizzonte? Al contrario, ci sono buone notizie per i marketer sotto forma di tecnologia pubblicitaria all’avanguardia. Con l’aiuto dell’Ad Tech, i marketer possono creare annunci accattivanti che ispirano gli acquirenti con il prodotto giusto al momento giusto, riflettendo nel contempo la visione del brand e raggiungendo obiettivi di marketing complessi. La ricetta segreta per ottenere questo risultato è costituita da due soli ingredienti: i dati giusti e la tecnologia giusta.

I dati sono il nuovo petrolio nel marketing. Per anni, non si è parlato altro che di Big Data, ma ancora più importanti sono le informazioni in tempo reale che possono essere estratte dai dati. I dati commerciali aggiornati sono la base per annunci significativi che attraggono i consumatori in qualsiasi fase del percorso di acquisto, e la sofisticata tecnologia Ad Tech è la tecnologia necessaria per elaborare questi dati e ottenere i migliori risultati pubblicitari possibili.

Il primo passo per fornire annunci iper-pertinenti ai consumatori è la capacità di abbinare gli utenti a diversi dispositivi e piattaforme. Senza il collegamento incrociato di un utente ai suoi diversi dispositivi, che sia uno smartphone, un tablet o un desktop, è quasi impossibile pubblicare la pubblicità più rilevante in qualsiasi fase del percorso del consumatore.

Immagina che un consumatore abbia visitato il tuo negozio online su un desktop e uno smartphone e abbia finito per acquistare dallo smartphone. Senza sapere che si tratta dello stesso utente, si rischia di mostrargli annunci per un prodotto che ha già acquistato, il che influisce negativamente sull’esperienza dell’utente. Una tecnologia di identificazione deterministica è quindi la base per qualsiasi annuncio online sofisticato, che richiede la collaborazione con altri attori del settore.

Una volta che puoi coinvolgere gli utenti su diverse piattaforme e dispositivi, il passo successivo è determinare quale annuncio mostrare ad un particolare utente. L’obiettivo è mostrare ad ogni singolo consumatore l’annuncio più pertinente in qualsiasi momento, senza rischiare di esporre eccessivamente il consumatore ai tuoi annunci. Nel mondo del Programmatic, le aziende Ad Tech all’avanguardia possono utilizzare il Predictive Bidding, che prevede lo sviluppo e l’utilizzo di algoritmi per presumere la probabilità che ciascun utente interagisca con uno specifico annuncio, in base ai dati di acquisto dell’utente stesso.

La decisione di mostrare a questo utente un annuncio in un determinato momento viene presa in tempo reale prima che l’annuncio venga visualizzato. Pertanto, l’Ad Tech consente agli inserzionisti di mostrare ai consumatori gli annunci a cui sono più interessati in quell’istante specifico.

Al momento di decidere se mostrare o meno un annuncio a un utente, è necessario un potente suggerimento sul prodotto per definire quali prodotti verranno mostrati. Dimentica il vecchio modello di Retargeting con il famoso paio di scarpe rosse che ti seguono per settimane dopo averle guardate su un sito retail. Il Modern Retargeting elabora dati più complessi per calcolare i prodotti più interessanti, che non sono necessariamente quelli che l’utente ha guardato prima.

Inoltre, oggi l’Ad Tech è molto più che Retargeting. Supporta gli obiettivi di marketing dalla generazione di consapevolezza e considerazione fino alla conversione, raccomandando anche il prodotto che si adatta a un utente in ogni fase del viaggio, sia esso un best-of selection, una nuova collezione o un prodotto personalizzato.

Infine, una caratteristica spesso dimenticata ma molto importante dell’Ad Tech è l’ottimizzazione creativa in tempo reale. Alcuni utenti reagiscono inconsciamente ai pulsanti rossi di invito all’azione, altri a quelli blu. Alcuni preferiscono più testo, altri meno. Alcuni preferiscono determinati formati di annuncio rispetto ad altri. L’ottimizzazione della creatività in tempo reale definisce il giusto mix di colori, elementi, stili di annunci e formati a cui gli utenti reagiranno molto probabilmente, e miliardi di creatività sono possibili, pur mantenendo la conformità con la corporate identity dell’inserzionista.

L’Ad Tech ha la capacità di coprire tutti questi elementi, grazie a sofisticati algoritmi in grado di elaborare enormi volumi di dati. Poiché l’Intelligenza Artificiale diventa sempre più parte integrante dell’Ad Tech, si prevede che porterà ancora più innovazione e raggiungerà gli obiettivi di marketing più complessi. L’obiettivo generale è quello di trasformare gli annunci in un’esperienza di shopping che piaccia agli utenti, in modo che possano dire: “Adoro questa assistenza per lo shopping!”

ePrivacy: i timori degli operatori in una lettera a Bruxelles. Tra i firmatari FIEG, Teads, Criteo e IAB

Mentre il mercato si prepara alla definitiva entrata in vigore della GDPR, prevista per il 25 maggio, c’è un’altra normativa europea che in questi ultimi tempi sta facendo impensierire la industry sulle sue possibili conseguenze: il cosiddetto Regolamento ePrivacy.

Il Regolamento, che va a modificare la “vecchia” direttiva ePrivacy riferita ai mezzi di comunicazione “tradizionali”, estende l’ambito di applicazione della disciplina sui dati personali nelle comunicazioni anche all’ambiente digitale. In particolare, differisce dalla più ampia GDPR (che regola la gestione generale dei dati personali) perché si concentra in particolare sull’utilizzo dei cookie. Il Regolamento ePrivacy richiede infatti che tutte le aziende debbano avere l’esplicito consenso degli utenti ad utilizzare i cookie e debbano fornire chiare istruzioni su come disattivare l’utilizzo di questo strumento per il tracciamento.

Se da un lato il progetto è stato ideato dalla Commissione Europea con tutte le migliori intenzioni (proteggere la privacy degli utenti), il mercato è tuttavia preoccupato delle possibili conseguenze che la normativa potrebbe avere sul business pubblicitario su cui si fonda gran parte dell’editoria digitale.

Per questo, 50 editori europei ed operatori del mondo pubblicitario hanno deciso di scrivere una lettera aperta alla Commissione Europea, chiedendo che la normativa venga rivisitata. Tra i partecipanti all’iniziativa, anche l’italiana FIEG e società internazionali del mondo della pubblicità digitale come Teads, Criteo e IAB Europe.

In particolare, le società temono che il regolamento possa avvantaggiare sia società come Google, Facebook e Amazon, che utilizzano modalità diverse dai cookie per tracciare i loro utenti, sia i proprietari di browser, visto che la Commissione Europea ha suggerito che le modalità di autorizzazione (opt-in) dei cookie vengano gestite dalle Preferenze dei programmi di navigazione.

Benefici che non avrebbero, invece, gli editori. “Questa misura – recita la lettera, accessibile a questo link – creerebbe un grande svantaggio per le aziende emergenti, riducendo la loro capacità di raccogliere pubblicità attraverso messaggi rilevanti e targettizzati. Ridurrebbe il potenziale investimento in giornalismo di qualità in Europa, impedendo agli editori e alle società media di costruire un rapporto di fiducia con i loro lettori e di commercializzare i loro contenuti”. Con uno svantaggio, in ultima istanza, anche per gli stessi utenti, che non potrebbero più accedere a contenuti autorevoli.

Non è la prima volta che l’industria si muove per portare a Bruxelles il proprio punto di vista sulla normativa. Lo scorso maggio una dozzina di editori, tra cui Guardian, Financial Times, Le Monde e Spiegel, avevano scritto una lettera al Parlamento Europeo sulla proposta del Regolamento ePrivacy di modificare la raccolta e l’utilizzo dei cookie e sulle possibili conseguenze per i loro modelli di business. E sul tema di è recentemente espressa anche IAB Italia, che insieme agli altri capitoli europei dell’associazione ha da tempo avviato un’opera di sensibilizzazione sulle istituzioni europee.

Dati sensibili e non sensibili secondo il GDPR: una distinzione che fa la differenza

In Criteo, da sempre consideriamo coerenza, certezza e conformità riguardo la privacy e la protezione dei dati come vantaggi, sia per le aziende sia per i consumatori. Siamo entusiasti del Regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation, GDPR) che entra in vigore il 25 maggio 2018, in quanto la conformità ai dati sarà finalmente razionalizzata in tutta la UE. Criteo è pronta ad accogliere la sfida e i temi del GDPR e prevede, se mai ci sarà, un impatto ridotto della nuova normativa sulla capacità dei nostri clienti e partner di lavorare con noi.

Il GDPR punta a modernizzare il sistema giuridico dell’UE riguardo alla protezione dei dati, a rafforzare i diritti dell’individuo e a migliorare la chiarezza e la coerenza delle regole dell’UE.

Sappiamo che i nostri clienti, partner e investitori hanno molte domande sulle implicazioni del GDPR, specialmente quando si tratta dei diversi tipi di raccolta dati.

Il GDPR stabilisce una chiara distinzione tra i dati personali sensibili e quelli non sensibili. Dal momento che Criteo raccoglie solo dati personali non sensibili sotto forma di cookie, questa distinzione ci è molto familiare.

Ecco come tutti questi dati vengono categorizzati dal GDPR e tutto ciò che le aziende devono sapere quando si tratta di gestione dei dati.

Per prima cosa, che cosa sono i “Dati personali” così come definiti dal GDPR?

Innanzi tutto vediamo come le nuove leggi considerano i “Dati personali”. I dati personali sono qualsiasi cosa che contenga:

  • Informazioni che identifichino direttamente un individuo, quali il nome e il cognome, i numeri di telefono, ecc.
  • Dati pseudonimi o informazioni non direttamente identificanti, che non consentono di identificare gli utenti in modo diretto ma permettono di riconoscere comportamenti individuali (ad esempio per mostrare l’annuncio giusto all’utente giusto al momento giusto).

Il GDPR stabilisce una chiara distinzione tra informazioni direttamente identificanti e dati pseudonimi. Il GDPR incoraggia l’uso di informazioni pseudonime e prevede espressamente che “l’applicazione di pseudonimizzazione ai dati personali può ridurre i rischi per i soggetti interessati e può aiutare i  controllori e i responsabili del trattamento a rispettare gli obblighi di tutela dei dati” (General Data Protection Regulation – Whereas (28)). Criteo raccoglie solo gli identificatori tecnici pseudonimi collegati a eventi di navigazione.

Che cosa sono i “Dati sensibili” così come definiti dal GDPR?

I dati sensibili sono tutti quei dati che rivelano:

  • Origine razziale o etnica;
  • Opinioni politiche;
  • Credi religiosi o filosofici;
  • Associazione a sindacati;
  • Dati genetici;
  • Dati biometrici con lo scopo di identificare in modo esclusivo una persona fisica;
  • Dati che riguardano la salute o la vita sessuale e/o l’orientamento sessuale di una persona fisica.

I dati che i clienti e gli editori partner di Criteo raccolgono e trattano non possono essere qualificati come sensibili secondo la definizione del GDPR. Da parte sua, Criteo raccoglie unicamente identificatori tecnici pseudonimi collegati a eventi di navigazione.

Che tipo di dati personali, non sensibili raccoglie Criteo?

Lavorando con Criteo, i nostri clienti e partner necessitano di accedere unicamente a dati pseudonimi che non consentono la diretta identificazione degli utenti. Questi dati pseudonimi includono:

  • ID di cookie;
  • Indirizzi e-mail criptati;
  • ID di pubblicità mobile;
  • Qualsiasi altro identificatore tecnico che consenta a Criteo di individuare il comportamento personale senza identificare direttamente l’individuo.

Legittimo interesse e consenso non ambiguo

Riteniamo che, delle sei basi legali per la raccolta e l’elaborazione dei dati in Europa, quelle applicabili alle aziende di marketing, marketing digitale o a coloro che raccolgono dati a scopo di marketing siano due:  (1) Il consenso non ambiguo dell’individuo e (2) l’interesse legittimo del controllore dei dati.

Prima di tutto, l’interesse legittimo del controllore dei dati –  i nostri clienti ed editori – può includere scopi di marketing diretto. E in secondo luogo, il consenso non ambiguo dell’individuo, che comprende chi continua a navigare in un sito web, può essere una base legale per la raccolta e l’elaborazione di dati personali non sensibili.

Le nostre consolidate pratiche di privacy-by-design offrono un valido fondamento per affrontare immediatamente tutti i requisiti del GDPR. Mentre ai nostri clienti e partner spetta fornire informazioni complete ai loro utenti, i nostri servizi prevedono condivisione di responsabilità in tutto il nostro network. La competenza di lunga data di Criteo nella tutela dei dati e della privacy degli utenti prova che, con informazioni e strumenti di controllo appropriati, è possibile preparare efficacemente clienti e partner ad affrontare la sfida del GDPR.

Società di retargeting a caccia del consenso degli utenti per anticipare la GDPR

Con le nuove misure di Apple contro il tracking degli utenti su Safari e la definitiva entrata in vigore della GDPR a maggio, si prospettano tempi difficili per chi, proprio sul tracciamento delle audience, ha costruito il focus della propria offerta. Ad esempio, chi si occupa di retargeting.

Alcune di queste società hanno cercato di correre ai ripari, inventandosi dei modi per ottenere il consenso diretto degli utenti per il tracciamento. Tra queste ci sono Criteo e AdRoll, che, secondo quanto riporta Digiday, avrebbero iniziato ad erogare sui browser degli utenti dei messaggi che, una volta chiusi, autorizzano automaticamente il tracking.

Una modalità che, secondo la testata, non sarebbe tra le più ortodosse, facilitando l’autorizzazione del tracking molto più dell’opt-out, i cui link sono generalmente meno visibili. Il messaggio in-browser di AdRoll contiene un pulsante “accept and close” al posto del normale tasto di chiusura della finestra, lasciando l’opzione di opt-out in mezzo al messaggio.

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In quello di Criteo, il tracking viene autorizzato cliccando qualsiasi link della pagina, mentre l’esclusione del tracciamento, anche stavolta, è in una sola posizione in mezzo al testo del messaggio.

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In effetti, la GDPR prevede che l’uso dei dati richieda un esplicito permesso da parte degli utenti, ed anche la mossa di Apple per limitare il tracking sul browser Safari andrebbe proprio nella direzione di dare agli utenti un maggior controllo di quando, dove e a chi concedere i propri dati.

L’altro lato della medaglia è però il business di una certa categoria di società, che proprio sulla raccolta degli insight sui consumatori tramite i cookies hanno costruito la propria offerta. Solo un mese fa, la stessa Criteo aveva dichiarato ufficialmente che, qualora non fosse riuscita a sviluppare in tempo una soluzione alternativa per aggirare la questione, il blocco del browser di Apple avrebbe potuto avere sulle sue entrate del 2018 un impatto del 22%. Una percentuale non da poco.

Ed anche con la GDPR c’è poco da scherzare: se da un lato il regolamento prevede una maggiore consapevolezza degli utenti sul trattamento dei loro dati, il che potrebbe implicare una minore quantità di dati disponibili e dunque un targeting pubblicitario meno aggressivo, dall’altro, per le società che non si adeguano, impone cospicue sanzioni economiche.

Criteo, sui ricavi del 2018 peserà la funzione anti-tracciamento di Safari

Le ripercussioni della funzione anti-tracciamento di Safari sul business di Criteo potrebbero essere più gravi di quanto calcolato. Lo comunica la società ad tech francese in una nota.

Finora, Criteo era riuscita ad aggirare l’Intelligent Tracking Prevention, introdotto da Apple il 19 settembre, tuttavia, iOS 11.2, la più recente versione del sistema operativo rilasciata all’inizio di dicembre, è in grado di annullare l’azione di questa soluzione alternativa. L’ITP, che avrebbe lo scopo di proteggere la privacy degli utenti, è attivo di default e limita l’accesso delle terze parti ai cookie conservati nei dispositivi degli utenti.

Al momento, afferma Criteo, la società è impegnata nello sviluppo di una tecnologia atta superare nuovamente le limitazioni di Safari ma, in caso non dovesse avere successo, l’impatto sulle entrate del prossimo anno, esclusi i costi di acquisizione del traffico, dovrebbe corrispondere al 22%.

Una cifra così alta è plausibile se si considera che la società ad tech fa ampio uso della tecnica del retargeting, che si basa massicciamente sul tracciamento degli utenti da sito a sito tramite i cookie. A novembre, in occasione della pubblicazione della terza trimestrale, la società aveva stimato l’impatto dell’ITP sul business tra il 9 e il 13% dei degli introiti.

Eric Eichmann, Ceo di Criteo, ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che l’intenzione di Apple, non traendo benefici dagli annunci visualizzata da browser, sarebbe spingere le attività pubblicitarie nell’ambiente delle applicazioni.

Ancora troppo Programmatic ha come target i dispositivi, non gli utenti

Il prossimo grande cambiamento nel programmatic non è poi così una novità. La principale tendenza nel Programmatic per il 2017 è il marketing cross-device che include il mobile. Questo trend è in atto già da un po’ di tempo, ma quest’anno sia i ricavi sia il comportamento di acquisto stanno passando dal desktop al mobile e ai tablet.

Uno studio recente, “The State of Cross-Device Commerce“, ha rilevato che oggi gli acquisti da mobile rappresentano il 40% del totale, con un aumento del 20% anno su anno – un aumento di tutto rispetto. Il dato può non essere particolarmente sorprendente, ma stiamo anche notando che l’effettivo percorso di acquisto da parte del cliente è più lungo e coinvolge più dispositivi rispetto alle previsioni di alcuni esperti di settore.

Tuttavia, con questa rapida crescita si pone un problema. Troppi marketer ancora pensano in termini di dispositivo anziché concentrarsi sull’utente. Per semplificare, prendere in considerazione il dispositivo significa guadare come le persone interagiscono con il brand su un singolo dispositivo. Invece, concentrarsi sull’utente significa seguirlo su tutti i dispositivi.

Il focus sull’utente deve essere considerato più significativo per via dell’aumento esponenziale che abbiamo riscontrato delle campagne su dispositivi multipli, soprattutto da quando il mobile è entrato nel mix. Le strategie focalizzate sugli utenti hanno dimostrato di essere efficaci (vedi oltre), il che le rende attraenti e inevitabili. Detto ciò, c’è ancora troppa attenzione sui dispositivi.

Lo studio ha scoperto che se il focus principale è sui dispositivi, circa il 43% delle transazioni avvengono nella prima visita di un sito web. Ma se si adotta un approccio focalizzato sull’utente, si vede che solo il 32% delle transazioni viene effettuato dalla prima visita. Ciò significa che, se l’utente viene seguito attraverso più dispositivi durante l’esperienza di acquisto, il percorso risulterà più lungo rispetto a quanto può essere percepito se si considerano, ad esempio, solo le interazioni da mobile.

Quindi è importante per noi esaminare il valore di quell’utente e attribuirlo correttamente attraverso i diversi dispositivi. Ciò consente di offrire di più per quegli utenti e di trovarli in aree più interessanti rispetto a quanto succederebbe se considerassimo un singolo dispositivo.

Utilizzando il Programmatic, il cambiamento verso il focus sull’utente è molto importante per definire la strategia di offerta. Possiamo offrire di più per questo acquirente perché possiamo attribuire un valore più alto a un inserzionista a lungo termine, dal momento che conosciamo meglio il comportamento dei loro utenti.

Se attribuiamo le vendite a un utente basandoci solo su un singolo dispositivo, stiamo assegnando un valore troppo basso. Invece di valutare un’offerta basata sulla probabilità che un utente completi l’acquisto su un particolare dispositivo, dobbiamo valutare un’offerta basandoci sulla probabilità che tale utente faccia l’acquisto.

Se esaminiamo le conversioni considerando solo il dispositivo, negli Stati Uniti avremo un tasso di conversione del 6% circa. Ma se viene considerato l’utente, il tasso sale fino al 9% circa. Ciò ci permette di fare offerte una volta e mezzo superiori e consente all’inserzionista di trarre maggior valore da quell’utente nel momento dell’offerta rispetto a considerare un singolo dispositivo.

Infine, dobbiamo ricordarci che il cross-device non è una strategia, è una tattica, un meccanismo. Richiede una creatività specifica per i diversi canali, obiettivi chiari e audience definita. E una misurazione costante, alla ricerca di modelli utente su cui agire.

Si prevede che il display digitale programmatic negli Stati Uniti aumenti a quasi 27 miliardi di dollari nel 2017. Il cross-device si accaparrerà una fetta maggiore della torta solo se marketer e agenzie si concentreranno meno sulla crescita del mobile stesso come dispositivo e più sull’utente finale.

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