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Bucksense, spazio alla brand safety al Programmatic Pioneers Summit 2018 di Londra

Come è possibile garantire agli advertiser una migliore esperienza nella pianificazione in programmatic della pubblicità online? E’ la domanda a cui ha risposto Cristian Carnevale, CEO di Bucksense, in occasione del Programmatic Pioneers Summit 2018, evento europeo sul marketing e le strategie di programmatic, tenutosi il 16 e 17 maggio a Londra.

Carnevale è intervenuto in particolare in veste di moderatore a una tavola rotonda che ha trattato il tema chiave della brand safety, a cui hanno partecipato esponenti di varie realtà internazionali dell’interactive advertising: Fyber, Condé Nast, Ben Hancock, CNN, LinkedIn e Sony.

Un tema, quello della sicurezza dei brand, soprattutto in ambito frodi, su cui Bucksense ha approntato un sistema di prevenzione all’avanguardia. Ogni giorno infatti i tool della DSP realizzano test su diversi tipi di frodi pubblicitarie: ogni volta che un bid, ovvero un’offerta, viene prodotto, viene fornita l’impression, seguito il clic e infine l’utente nel percorso di conversione, per essere in grado di raccogliere tutti i dati a valle della navigazione. La raccolta dei dati in ogni fase e la connessione di tutti i punti delle diverse fasi in un unico funnel sono alla base di questo processo di verifica. I dati vengono spesso utilizzati per tracciare le conversioni ma raramente sono utilizzati per verificare se il traffico è lecito. Il riferimento incrociato di tutti questi punti mostra molto spesso la presenza di attività fraudolente.

«Bucksense automatizza completamente l’analisi e il controllo delle impression per fornire un servizio sicuro. La qualità e l’uniformità dei posizionamenti sull’intero funnel del cliente vengono costantemente verificati dal sistema che decide autonomamente di bloccare un posizionamento se qualcosa non quadra e sembra sbagliato – dichiara Carnevale -. Con le sue soluzioni Self-Serve, Open API e Whitelabel, la nostra DSP offre un concreto ed efficace controllo sull’acquisto media in programmatic».

Bucksense al lavoro sui Responsive Ads Video. Carnevale: «Il lancio a giugno»

Bucksense, DSP parte del gruppo Acotel, ha un obiettivo all’interno del mercato programmatico: rendere la pubblicità digitale più performante per le aziende e più “friendly” per l’utente. Ed ha deciso di perseguirlo attraverso un formato adv, fiore all’occhiello della sua offerta di servizi pubblicitari: i Responsive Ads.

A qualche mese dal loro debutto sul mercato, ci siamo fatti raccontare dal ceo di Bucksense Cristian Carnevale perché queste soluzioni adv stanno riscuotendo successo nel mercato, anche quello italiano. «La particolarità di questo formato sta in una parola: “interazione” – ci ha spiegato -. Attraverso di esso, infatti, ci proponiamo di abbandonare il click-through rate a favore di una maggiore partecipazione dell’utente. Come dice il loro nome, i Responsive Ads sono unità pubblicitarie che coinvolgono l’utente, lo fanno interagire, e man mano che l’utente interagisce, l’inserzionista raccoglie dati che gli saranno poi utili per le successive pianificazioni pubblicitarie. Alla fine ne hanno beneficio sia gli utenti, che sviluppano un rapporto più partecipativo con la pubblicità, sia le aziende, che moltiplicano i risultati delle loro campagne».

Ma come funzionano, in parole semplici, questi formati? «Si tratta di formati rich media, ossia banner che al loro interno ospitano una serie di pulsanti interattivi. Ad esempio, un annuncio di un concessionario automobilistico può avere un pulsante che consente di prenotare un test drive e un pulsante che consente di scegliere la tipologia di auto preferita (sportiva, city car, SUV etc.). L’utente interagisce con questi pulsanti, e tramite le interazioni, rilascia dati sulle sue preferenze che vengono raccolti per l’inserzionista sulla nostra DMP, profilando una tipologia di audience che potrà poi impattare in tempo reale sui successivi acquisti media dell’azienda. La cosa buona è che gli inserzionisti non hanno bisogno di diversi partner per realizzare tutto questo, ma basta loro un unico strumento self service facile da utilizzare, la nostra piattaforma».

Le interazioni con l’utente avvengono sempre all’interno dell’annuncio pubblicitario, senza che l’utente debba lasciare il sito, «cosa molto importante per gli editori che ci ospitano», puntualizza Carnevale, e i dati restano di proprietà dell’inserzionista. Ed anche la parte di “ad choice” o di “opt-out” può essere uno degli strumenti di interazione: «viene inserita all’interno dell’annuncio e, ad esempio, può consentire all’utente di posticipare la visualizzazione dell’annuncio, o di comunicare di non voler vedere l’inserzione, se magari tratta di un prodotto già acquistato».

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Attualmente disponibili per annunci display, il prossimo obiettivo è di estendere questi formati anche al video. «Ci stiamo lavorando, insieme ad agenzie e aziende del settore lusso, e contiamo di lanciare i Responsive Ads Video a giugno. L’idea, anche in questo caso, è di aggiungere pulsanti interattivi su uno spot che va in background, ma coi video dobbiamo stare più attenti al bilanciamento con le creatività, spesso davvero di alta qualità».

In occasione dell’intervista, abbiamo fatto il punto con Carnevale anche su quello che Bucksense è oggi e sulla risposta che la DSP sta avendo sul mercato italiano, dove dall’inizio di quest’anno è attiva con una squadra commerciale locale. «Bucksense è una DSP orientata alla performance. Siamo una piattaforma semplice da utilizzare, che si propone di fare cultura del programmatic all’insegna della trasparenza. Per questo, oltre ad offrire misurazioni attraverso player esterni come Moat e IAS, abbiamo anche dei servizi di misurazione interni, per la viewability e contro le frodi, integrati nella nostra piattaforma, per garantire sempre e comunque inventory sicure ai nostri clienti».

«Siamo una società giovane, nata commercialmente nel 2016 – ha proseguito il manager -, e nel 2017 siamo cresciuti di due volte e mezzo rispetto all’anno precedente. Ora il nostro obiettivo è quello di crescere ulteriormente e di far capire il valore delle nostre soluzioni a quante più aziende ed agenzie possibili. Abbiamo un approccio alla roadmap molto dinamico e questo piace ai nostri clienti, soprattutto quelli medi e piccoli, che ci scelgono perché riusciamo ad avere con essi un dialogo costante, volto anche a raccogliere pareri e opinioni per arricchire le nostre funzionalità. Anche in Italia, dove dal primo gennaio abbiamo una squadra locale che si occupa di sales e post-sales, stiamo avendo risposte molto positive dal mercato, soprattutto su verticalità come luxury, telco e gambling».

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