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Heritage Group investe nel Programmatic e acquisisce il 75% delle quote di Bucksense

Heritage Group investe in Bucksense e ne acquisisce il 75% del capitale. Acotel Group, la società italiana quotata sul listino di Borsa Italiana che sino ad oggi controllava Bucksense, manterrà una partecipazione de 25%.

Heritage Group è una società presieduta dal monegasco di origini italiane Manfredi Lefebvre che investe in diversi settori tra cui turismo, leisure e hospitality. Heritage ha trasformato Silversea Cruises, l’azienda familiare fondata dal padre di Manfredi Lefebvre nel 1994, in una delle linee di crociere di lusso di maggior successo al mondo con un’organizzazione globale, una flotta di 9 navi e altre 5 in costruzione o ordinate. Heritage ha venduto la quota di maggioranza di Silversea a Royal Caribbean nell’estate 2018 con un valore d’impresa di oltre 2 miliardi di dollari e recentemente ha reinvestito parte del capitale netto nell’acquisizione dell’85% di una delle compagnie di viaggi di lusso più conosciute, Abercrombie and Kent.

“Il Programmatic ha rappresentato un punto di svolta nella pubblicità online e ha radicalmente trasformato in meglio il modo in cui gli inserzionisti e gli editori interagiscono”, commenta Manfredi Lefebvre. “Il Programmatic Advertising è uno strumento estremamente potente in continua evoluzione, ma tutte le sue sfaccettature mantengono un comune denominatore: l’efficienza. In Silversea abbiamo iniziato a investire molto nella comunicazione digitale 6 anni fa, essendo uno dei pionieri nel settore delle crociere, e ora la nostra holding Heritage sta realizzando questo investimento come ulteriore affermazione della nostra ferma convinzione che il mondo digitale in cui viviamo è un mondo migliore e lo sarà, ancor di più, grazie a piattaforme come quella di Bucksense che, in piena trasparenza, soddisfa le esigenze di una clientela sempre più sofisticata”.

Bucksense è un fornitore di servizi con sedi a New York, Madrid, Roma e Mumbai, e opera sul mercato, si legge nella nota stampa, “attraverso una piattaforma di Programmatic Advertising per inserzionisti e agenzie che cercano di costruire la notorietà del proprio brand in house. Bucksense offre agli operatori di marketing il controllo sul media buying con un’interfaccia diretta e semplice. La Creative Suite di Bucksense è una delle prime soluzioni creative pubblicitarie self-service al mondo che sfrutta i dati tipici del Programmatic”.

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I formati degli annunci responsive consentono agli utenti di intraprendere percorsi multipli (come cambiare argomenti, prenotare appuntamenti, fare opt-out, solo per citare alcune delle opportunità) all’interno del banner stesso, generando così campagne intelligenti, capaci di guidare l’inserzionista al miglioramento dei risultati.

Il Ceo e Fondatore di Bucksense, Cristian Carnevale, ha aggiunto: “Bucksense è stata fondata nel 2012 perché abbiamo intuito la necessità dei brand di riprendere il controllo della loro spesa pubblicitaria e della qualità. Il fatto che Heritage Group abbia deciso di sostenere finanziariamente il nostro impegno mi dà garanzia che Bucksense diventerà presto una presenza leader e rivoluzionaria nel settore del Programmatic Advertising”.

Cristian Carnevale
Cristian Carnevale

Bucksense, spazio alla brand safety al Programmatic Pioneers Summit 2018 di Londra

Come è possibile garantire agli advertiser una migliore esperienza nella pianificazione in programmatic della pubblicità online? E’ la domanda a cui ha risposto Cristian Carnevale, CEO di Bucksense, in occasione del Programmatic Pioneers Summit 2018, evento europeo sul marketing e le strategie di programmatic, tenutosi il 16 e 17 maggio a Londra.

Carnevale è intervenuto in particolare in veste di moderatore a una tavola rotonda che ha trattato il tema chiave della brand safety, a cui hanno partecipato esponenti di varie realtà internazionali dell’interactive advertising: Fyber, Condé Nast, Ben Hancock, CNN, LinkedIn e Sony.

Un tema, quello della sicurezza dei brand, soprattutto in ambito frodi, su cui Bucksense ha approntato un sistema di prevenzione all’avanguardia. Ogni giorno infatti i tool della DSP realizzano test su diversi tipi di frodi pubblicitarie: ogni volta che un bid, ovvero un’offerta, viene prodotto, viene fornita l’impression, seguito il clic e infine l’utente nel percorso di conversione, per essere in grado di raccogliere tutti i dati a valle della navigazione. La raccolta dei dati in ogni fase e la connessione di tutti i punti delle diverse fasi in un unico funnel sono alla base di questo processo di verifica. I dati vengono spesso utilizzati per tracciare le conversioni ma raramente sono utilizzati per verificare se il traffico è lecito. Il riferimento incrociato di tutti questi punti mostra molto spesso la presenza di attività fraudolente.

«Bucksense automatizza completamente l’analisi e il controllo delle impression per fornire un servizio sicuro. La qualità e l’uniformità dei posizionamenti sull’intero funnel del cliente vengono costantemente verificati dal sistema che decide autonomamente di bloccare un posizionamento se qualcosa non quadra e sembra sbagliato – dichiara Carnevale -. Con le sue soluzioni Self-Serve, Open API e Whitelabel, la nostra DSP offre un concreto ed efficace controllo sull’acquisto media in programmatic».

Bucksense al lavoro sui Responsive Ads Video. Carnevale: «Il lancio a giugno»

Bucksense, DSP parte del gruppo Acotel, ha un obiettivo all’interno del mercato programmatico: rendere la pubblicità digitale più performante per le aziende e più “friendly” per l’utente. Ed ha deciso di perseguirlo attraverso un formato adv, fiore all’occhiello della sua offerta di servizi pubblicitari: i Responsive Ads.

A qualche mese dal loro debutto sul mercato, ci siamo fatti raccontare dal ceo di Bucksense Cristian Carnevale perché queste soluzioni adv stanno riscuotendo successo nel mercato, anche quello italiano. «La particolarità di questo formato sta in una parola: “interazione” – ci ha spiegato -. Attraverso di esso, infatti, ci proponiamo di abbandonare il click-through rate a favore di una maggiore partecipazione dell’utente. Come dice il loro nome, i Responsive Ads sono unità pubblicitarie che coinvolgono l’utente, lo fanno interagire, e man mano che l’utente interagisce, l’inserzionista raccoglie dati che gli saranno poi utili per le successive pianificazioni pubblicitarie. Alla fine ne hanno beneficio sia gli utenti, che sviluppano un rapporto più partecipativo con la pubblicità, sia le aziende, che moltiplicano i risultati delle loro campagne».

Ma come funzionano, in parole semplici, questi formati? «Si tratta di formati rich media, ossia banner che al loro interno ospitano una serie di pulsanti interattivi. Ad esempio, un annuncio di un concessionario automobilistico può avere un pulsante che consente di prenotare un test drive e un pulsante che consente di scegliere la tipologia di auto preferita (sportiva, city car, SUV etc.). L’utente interagisce con questi pulsanti, e tramite le interazioni, rilascia dati sulle sue preferenze che vengono raccolti per l’inserzionista sulla nostra DMP, profilando una tipologia di audience che potrà poi impattare in tempo reale sui successivi acquisti media dell’azienda. La cosa buona è che gli inserzionisti non hanno bisogno di diversi partner per realizzare tutto questo, ma basta loro un unico strumento self service facile da utilizzare, la nostra piattaforma».

Le interazioni con l’utente avvengono sempre all’interno dell’annuncio pubblicitario, senza che l’utente debba lasciare il sito, «cosa molto importante per gli editori che ci ospitano», puntualizza Carnevale, e i dati restano di proprietà dell’inserzionista. Ed anche la parte di “ad choice” o di “opt-out” può essere uno degli strumenti di interazione: «viene inserita all’interno dell’annuncio e, ad esempio, può consentire all’utente di posticipare la visualizzazione dell’annuncio, o di comunicare di non voler vedere l’inserzione, se magari tratta di un prodotto già acquistato».

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Attualmente disponibili per annunci display, il prossimo obiettivo è di estendere questi formati anche al video. «Ci stiamo lavorando, insieme ad agenzie e aziende del settore lusso, e contiamo di lanciare i Responsive Ads Video a giugno. L’idea, anche in questo caso, è di aggiungere pulsanti interattivi su uno spot che va in background, ma coi video dobbiamo stare più attenti al bilanciamento con le creatività, spesso davvero di alta qualità».

In occasione dell’intervista, abbiamo fatto il punto con Carnevale anche su quello che Bucksense è oggi e sulla risposta che la DSP sta avendo sul mercato italiano, dove dall’inizio di quest’anno è attiva con una squadra commerciale locale. «Bucksense è una DSP orientata alla performance. Siamo una piattaforma semplice da utilizzare, che si propone di fare cultura del programmatic all’insegna della trasparenza. Per questo, oltre ad offrire misurazioni attraverso player esterni come Moat e IAS, abbiamo anche dei servizi di misurazione interni, per la viewability e contro le frodi, integrati nella nostra piattaforma, per garantire sempre e comunque inventory sicure ai nostri clienti».

«Siamo una società giovane, nata commercialmente nel 2016 – ha proseguito il manager -, e nel 2017 siamo cresciuti di due volte e mezzo rispetto all’anno precedente. Ora il nostro obiettivo è quello di crescere ulteriormente e di far capire il valore delle nostre soluzioni a quante più aziende ed agenzie possibili. Abbiamo un approccio alla roadmap molto dinamico e questo piace ai nostri clienti, soprattutto quelli medi e piccoli, che ci scelgono perché riusciamo ad avere con essi un dialogo costante, volto anche a raccogliere pareri e opinioni per arricchire le nostre funzionalità. Anche in Italia, dove dal primo gennaio abbiamo una squadra locale che si occupa di sales e post-sales, stiamo avendo risposte molto positive dal mercato, soprattutto su verticalità come luxury, telco e gambling».