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Programmatic, aumentano i prezzi della pubblicità. I dati di uno studio

Il posizionamento “differenziante” di Accenture Interactive, l’esordio in Borsa di Dropbox e la crescita dei prezzi della pubblicità automatizzata. Ne parliamo oggi nella nostra rassegna.

Aumentano i prezzi della pubblicità in programmatic

Il prezzo della pubblicità in programmatic è aumentato nel corso dello scorso anno. Secondo uno studio, i CPM per un formato 300×250 su desktop sono cresciuti considerevolmente tra il Q4 2016 e il Q4 2017: la maggior parte delle piattaforme pubblicitarie coinvolte ha segnalato un aumento del 10%, l’equivalente di circa 25 centesimi di dollaro. La stessa ricerca rivela che con ogni probabilità si assisterà ad ulteriori aumenti nel corso del 2018. Leggi di più su eMarketer.

Dropbox esordisce a Wall Street

Esordio positivo per Dropbox in Borsa. Nel momento della sua quotazione a Wall Street, la società ha visto il valore delle proprie azioni schizzare del 43% a circa 30 dollari. Per il mercato tech si tratta di una delle prime importanti quotazioni dell’anno, a pochi giorni da quella, altrettanto attesa, di Spotify. Leggi di più su Venture Beat.

Accenture Interactive, il posizionamento “diverso” sostiene la crescita

In occasione dell’ufficializzazione dell’ultima trimestrale, che ha visto ricavi oltre le aspettative degli analisti, il CEO di Accenture Pierre Nanterme ha dichiarato che Accenture Interactive, la divisione della società di consulenza dedicata ai servizi di marketing digitale, cresce in maniera sostenuta in quanto si differenzia rispetto alle grandi holding pubblicitarie, in particolare sul business del media planning. «Siamo focalizzati su questa parte dell’ecosistema del marketing digitale in piena crescita che chiamiamo “incontro tra brand e creatività favorito dalla tecnologia“», ha spiegato il manager. Leggi di più su Campaign.

Rocket Fuel sceglie AudienceX per il supporto a PMI e agenzie indipendenti

Prosegue la ristrutturazione di Rocket Fuel. La società di Programmatic ha annunciato di aver affidato ad AudienceX la gestione di una specifica categoria di clienti, ovvero le piccole imprese e le agenzie indipendenti.

Tipicamente, spiega MediaPost, appartengono a questo segmento operatori che non spendono oltre 250 mila dollari all’anno.

Revee Benaron, Ceo di AudienceX, ha dichiarato che l’agenzia di performance marketing multicanale ha lavorato con Rocket Fuel per oltre un anno in ambito PMI. L’accordo, valido solo per l’America, prevede una condivisione dei ricavi e una retribuzione per la società calcolata in base ai CPM.

AudienceX fungerà da canale principale per l’erogazione dei servizi di acquisto, vendita e di gestione di questi clienti, che continueranno ad utilizzare la demand-side platform di Rocket Fuel.

Viewability, sempre più alta l’attenzione dei professionisti

La metrica di riferimento per prezzare e misurare la pubblicità digitale, ovvero l’impressione erogata, ha modellato i media digitali per più di due decenni. Tuttavia, il progressivo calo dei CPM per gli annunci display ha implicato che gli editori dovessero raggiungere una scala elevata per poter erogare un numero sufficiente di impressioni per monetizzare. Ciò ha portato alla creazione di clickbait, sliedshow, video pre-roll non saltabili ed altri contenuti difficili da evitare ma anche, spesso, di scarsa qualità.

Mentre le impressioni hanno continuato a perdere valore, spiega eMarketer, gli inserzionisti hanno cominciato ad interrogarsi circa la loro qualità ed efficacia.

Una risposta fondamentale a queste domande è arrivata con la definizione della viewability avanzata dal Media Rating Council (MRC) nel 2014, uno standard che, da quel momento, editori e agenzie hanno cercato di soddisfare. L’MRC afferma che il 50% o oltre dei pixel di un annuncio display dovrebbe essere visibile per un secondo continuo o più, il tempo necessario diventa due secondi continui per i video.

Secondo una ricerca del fornitore ad tech Mixpo, condotta in aprile 2016, il 29% dei professionisti americani del settore impiegati in ambito editoriale ha dichiarato di essere estremamente preoccupato per la viewability, il cui dato supera di poco quello relativo ad un altro importante tema: l’attribuzione e misurazione. Solo il 3% ha rivelato di non essere affatto preoccupato della viewability.

viewability

 

Molti nell’industria considerano la conformità a questo parametro il primo passo per ottenere migliori misurazioni relative all’efficacia della pubblicità digitale, in maniera particolare per quanto concerne attenzione e ingaggio.

Programmatic: il "contesto umano" può sbloccare il vero valore del mobile

Si parla molto oggi di mobile e di display e sono tante le domande che si pongono in materia: si tratta della stessa cosa? Dovremmo disporre di budget separati o semplicemente considerare mobile e display come un unico modello di riferimento?

Anche se è chiara la necessità di gestire tutti questi canali in modo integrato ed efficiente, il mobile possiede tuttora delle qualità che lo differenziano dagli altri. Gli utenti, ad esempio, modificano le proprie abitudini a seconda che dispongano di dispositivi mobili o portatili. Pertanto possiamo trarre vantaggio dalle peculiarità del mobile, in particolare quando parliamo di Programmatic.

La chiave sta nel comprendere che la forza del Mobile sta nel suo contesto umano: nella localizzazione, nelle abitudini e nelle intenzioni di chi ne fa uso.

I nostri dispositivi mobili ci accompagnano ovunque, dal caffè del mattino fino al posto di lavoro, dalla pausa pranzo all’happy hour, prima di terminare il proprio lavoro sui nostri comodini quando andiamo a dormire. Mentre l’adv su display tradizionale dipende dal contesto dell’attività che si fa sul dispositivo, come la pagina web che viene aperta o il determinato gioco che si scarica, l’adv su mobile è più efficace in quanto riflette il contesto dell’attività dell’utente. La possibilità di utilizzare la localizzazione per dedurre ciò che l’utente sta facendo e ciò che potrebbe desiderare in base a tale attività è molto più preziosa di un contesto on-device che prevede la semplice comparsa di un annuncio.

I Media buyer sanno che la localizzazione è il parametro dati più richiesto e sono disposti a pagare un extra per ottenerlo. Gli editori che conoscono la posizione del dispositivo possono vedere un aumento del CPM (cost per mille) fino al 124% rispetto a coloro che non posseggono questo dato. E i media buyer stanno dando un peso sempre maggiore alla localizzazione delle loro campagne pubblicitarie. Ad esempio, la localizzazione è stato un tema caldo dello scorso anno, ma i media buyer non erano così esigenti sul tipo di dato divulgato dagli editori, poco importava se si trattava del codice postale dell’utente o del suo indirizzo IP.

Ma negli ultimi sei mesi si è verificato un cambiamento. I Media buyer ora richiedono agli editori di specificare nelle richieste di offerta se i dati di localizzazione arrivano dal GPS del dispositivo – il tipo di dato più preciso ed utile – o da altre fonti, come l’indirizzo IP o i dati di registrazione dell’utente. Ciò significa che i Media Buyer hanno compreso come il ruolo della localizzazione dei dati sia diventato sempre più strategico per la riuscita delle proprie campagne. Oggi è essenziale sapere se l’utente che stanno targettizzando si trova nella stessa città in cui si trova un determinato negozio, a cinque miglia o di fronte ad esso. Presto, grazie al GPS assistito, iBeacons e NFC, diventerà possibile fare acquisti in base alla precisa localizzazione dell’utente e sapere se si trova di fronte ad un negozio o addirittura di fronte al prodotto che desidera.

La maggior parte delle agenzie ora pretende che le proprie demand-side platform (DSP) e le reti pubblicitarie forniscano dettagliate informazioni di localizzazione. A loro volta, molte DSP e reti AD esigono che i propri partner tecnologici specifichino non solo la localizzazione, ma anche il tipo di dato che un editore sta offrendo nella propria richiesta di offerta.

Oltre ad un utilizzo del dato puntuale, la localizzazione viene anche utilizzata da DSP mobili in modi più intelligenti e sofisticati per costruire i profili utente in base a dove l’utente è stato e dove potrebbe andare. Ad esempio, sapere che un particolare utente mobile viaggia a 25 km da un punto A ad un altro punto B ogni mattina infrasettimanalmente aiuta a scoprire che è un pendolare che vive in un punto A ma che lavora in un altro. Combinare questi dati con altre informazioni legate agli interessi dell’utente e altri criteri demografici e offre dei dati utente molto preziosi.

Il Mobile sta crescendo rapidamente sia per portata che per sofisticazione, un dato sorprendente per un business che a malapena esisteva prima dell’introduzione dell’iPhone nel 2007. Gli editori Premium sono attraenti per i media buyer, ma lo diventano ancora di più quando dispongono di dati di valore.

Non possedere questi dati oggi colpisce i tassi di monetizzazione. Non possedere questi dati domani, come parte delle offerte di un publisher, potrebbe rappresentare una garanzia di insuccesso. Tutti gli editori che dispongono di dati importanti possono aspettarsi che il proprio telefono squilli molto di più il prossimo anno!

EatalyNet: costo di acquisizione giù del 37% con il programmatic adv di zanox

Eataly, il più grande centro enogastronomico del mondo, è live con il proprio sito di e-commerce su zanox, il network europeo leader nel performance advertising.

Da oltre un anno, il mondo di Eataly è a portata di tutti con un semplice click grazie al debutto dell’e-commerce sul sito www.eataly.it. Le attività online di Eataly sono gestite da EatalyNet, startup del gruppo Eataly focalizzata sul mondo digitale. Un debutto, quello online, che ha fatto registrare nel primo anno di attività tassi di crescita a tre cifre mese dopo mese.

Eataly sta continuando la propria crescita online avvalendosi del supporto di partner competenti. zanox, a tal fine, ha attivato una vasta gamma di servizi – dallo strumento di conversion marketing, zanox Booster, alle attività di multichannel performance marketing (leggi l’articolo completo su Engage)che hanno già fatto registrare interessanti risultati.

Inoltre, per spingere le vendite incrementali sui nuovi clienti sono state realizzate delle campagne di Programmatic Advertising che hanno rilevato un notevole abbassamento del costo medio di acquisizione, sceso del 37% rispetto al costo iniziale (giugno 2014).

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Michele Marzan

Michele Marzan, Regional Director Southern Europe di zanox, commenta così la collaborazione con Eataly: «Eataly è un brand di grande prestigio che ha dato una nuova vita all’industria enogastronomica italiana grazie al catalogo di prodotti di prima qualità non facilmente reperibile. Con Eataly, il network zanox si è arricchito di un’altra grande opportunità, garantendo sempre di più il futuro del network, puntando ancora una volta su chi fa dell’innovazione il proprio cavallo di battaglia».

I piani di crescita di Eataly online «sono molto forti», spiega Laura Corallo, marketing manager di EatalyNet. «Prevediamo nel prossimo anno di potenziare le attività di vendita online in diversi mercati esteri quali ad esempio Germania, UK e Turchia, ma anche negli Stati Uniti dove siamo già attivi con un e-commerce dedicato che sta riscuotendo grande successo. Tutto questo e altro (compreso l’imminente ingresso del fresco tra i prodotti in vendita online) sarà possibile anche grazie a partner di alto livello come zanox».

Time Inc. registra un aumento dei ricavi digital grazie al Programmatic

Time Inc. ha reso noto che nel terzo quadrimestre del 2014 i ricavi internet e mobile sono cresciuti del +5%. L’incremento complessivo sale addirittura al +19% se si considera anche l’impatto delle transazioni aziendali processate a seguito dello spin-off da Time Warner.

Solamente nel mese di settembre 2014, Time Inc. ha registrato 93,6 milioni di visitatori unici sulle sue piattaforme digital, ben il 27% in più rispetto a dicembre 2013.

«Stiamo vendendo Time.inc come un unico premium network, che si presta allo sviluppo di soluzioni cross-brand e cross-marketing», ha spiegato il ceo Joe Ripp, aggiungendo che finora la risposta del mercato è stata positiva. Attraverso questo network, gli inserzionisti possono acquistare spazi pubblicitari in Programmatic. E i ricavi medi per annuncio (CPM) sono cresciuti, impattando positivamente sui fatturati dell’azienda.

In occasione della conferenza stampa di presentazione delle performance trimestrali, Ripp ha inoltre voluto precisare che Time Inc. mette a disposizione degli advertiser ambienti digitali ad alto valore strategico e di business in grado di rivolgersi ad un’audience potenziale di 130 milioni di consumatori.

In ambito Programmatic, Time Inc. punta molto sul video advertising, forte di una base di 600-800 contenuti video prodotti al mese. Ripp si dice ottimista che questi numeri cresceranno ulteriormente l’anno prossimo sino a raggiungere il record di 80.000 contenuti prodotti per l’online e a generare una risposta sempre più positiva da parte del pubblico (e del mercato).

Il digital continuerà quindi a fare da traino agli investimenti, anche se al momento rappresenta solamente una piccola parte dei guadagni dell’azienda (circa il 15%, corrispondenti a 65 milioni di dollari contro i 363 milioni della carta stampata).

Per il medio-lungo termine Time Inc. conta inoltre di creare volumi di business addizionali a costi più bassi e con contenuti social ottimizzati per l’ambiente digitale di riferimento. «Vogliamo essere sicuri che veniamo pagati per i contenuti d’alta qualità che produciamo» – ha aggiunto Ripp.

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