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Samsung Ads con Moat per misurare la qualità delle inventory su OTT e TV connesse

Samsung Ads, la divisione di Advanced TV di Samsung, ha stretto un accordo con Moat per la misurazione della qualità delle inventory OTT dei suoi Smart TV.

L’accordo prevede l’integrazione, nei data set degli smart TV Samsung (un bacino di 35 milioni di dispositivi, secondo quanto dichiarato dalla stessa Samsung Ads, che lo ha definito “il data set di automated content recognition più ampio sul mercato”), delle misurazioni dei livelli di viewability e di traffico non valido degli spazi pubblicitari. Quello dell’ad fraud, in particolare, è un fenomeno che in ambiente OTT non ha ancora raggiunto grandi numeri, ma la cui diffusione è in rapida crescita.

Per Moat si tratta della prima integrazione in ambito OTT e TV connesse. La domanda di misurazioni per questo tipo di ambienti, tuttavia, sta iniziando a farsi sentire, come sottolinea Michelle Hulst, GVP of marketing and strategic partnerships di Oracle Data Cloud (cui Moat fa capo): «Gli inserzionisti stanno iniziando a cercare società terze neutrali che le possano aiutare a comprendere come utilizzare al meglio questi mezzi».

TV connesse, da IAS arriva la prima soluzione di ad verification

Mentre in tutto il mondo cresce la diffusione di TV connesse e si moltiplicano le soluzioni pubblicitarie che replicano sul piccolo schermo le logiche della pianificazione online, arrivano anche le prime tecnologie per l’ad verification dedicate.

A aprire gli argini è IAS, che ha appena presentato la prima soluzione che permette di verificare la corretta erogazione delle campagne su TV connesse. Lo strumento, direttamente integrato con gli editori video, controlla e convalida che gli spot siano erogati nella loro interezza e su spazi non fraudolenti.

Attualmente in fase pilota, la soluzione sarà integrata con otto editori video di punta degli Stati Uniti, tra cui CBS Interactive e NBCUniversal.

Al momento, la soluzione è disponibile solo in America, dove l’addressable tv è più matura con oltre 100 milioni di americani che guardano programmi su device di ultima generazione.

In Germania quattro editori uniscono le forze contro i big di Internet

Oggi nella nostra rassegna parliamo di pubblicità su TV avanzate e di due iniziative sul fronte publisher.

In Germania quattro editori uniscono le forze contro i big di Internet

In Germania, quattro grandi editori hanno unito le forze per combattere la forza (e i numeri) delle grandi piattaforme media. Si tratta di Axel Springer, Media Impact (concessionaria di Funke Mediengruppe), RTL Group e Gruner+Jahr: la loro alleanza le porterà a vendere sul mercato insieme le loro inventory, un bacino da 50 milioni di utenti unici al mese, addirittura superiore a quello di Facebook nel mercato tedesco. Leggi di più su Digiday.

IAB realizza una guida sul mondo della pubblicità su TV avanzate

Il mondo della pubblicità su TV avanzate e connesse sta crescendo esponenzialmente. Ma le aziende sono preparate ad affrontarlo? Per fare chiarezza in un mercato in espansione, IAB ha lanciato la guida “Advanced TV Matrix: A Market Snapshot”, creata da un gruppo di lavoro di operatori del settore. La guida, tra l’altro, sottolinea l’esigenza di una soluzione di misurazione cross-piattaforma indipendente, che sfrutti le “Guidelines for Identifier for Advertising on OTT Platforms” di IAB; il bisogno di un passaggio dal targeting su base nucleo familiare ad uno su base individuale; e l’adozione da parte dell’industria di metriche applicabili sia alla TV che al digitale. Leggi di più su MediaPost.

Hearst Magazines punta sui dati con un programma di formazione

Tra gli attuali principali focus di Hearst Magazines c’è l’intenzione di integrare maggiormente i dati in possesso del gruppo in tutti gli aspetti della sua operatività. Per far questo, l’editore ha deciso lanciare un programma di formazione per i suoi dipendenti, volto a renderli familiari con i temi di gestione del dato. Nasce così Hearst Data University (HDU), lanciato in beta questo mese: un progetto in partnership con il New Jersey Institute of Technology, che offrirà una serie di lezioni ai professionisti del gruppo appartenenti a varie divisioni, dalle vendite alle redazioni. Leggi di più su AdWeek

Google arricchisce la sua DSP con nuovi strumenti per l’acquisto di pubblicità tv

Anche quest’anno, in occasione della conferenza Marketing Live, Google ha presentato alcune novità relative alla sua offerta pubblicitaria. Tra di esse, c’è anche una serie di nuovi strumenti all’interno della sua DSP Display & Video 360 (ex DBM), che aprono di fatto le porte della piattaforma agli acquisti televisivi.

Le novità, raccontate dal director product management di Google Marketing Platform Payam Shodjai anche su un blog post, sono volte ad aiutare gli inserzionisti a targettizzare in maniere più efficace gli utenti attraverso i vari schermi, ed a facilitare i loro acquisti media, con un occhio di attenzione alla privacy degli utenti.

“Innanzitutto – ha spiegato il manager – implementeremo degli standard volti alla privacy per le tv connesse, capaci di assicurare pratiche responsabili di gestione delle audience offrendo agli utenti trasparenza e possibilità di scelta sulle loro impostazioni della pubblicità. In secondo luogo, lanceremo delle nuove funzionalità per la tv lineare, in modo che si possa estendere la reach pubblicitaria agli spettatori della tv tradizionale, acquistando pubblicità sui broadcaster nazionali o su quelli locali. Infine, per aiutare a realizzare strategie tv coerenti nei vari metodi di erogazione, stiamo creando un flusso di lavoro centralizzato per l’acquisto di pubblicità sia su tv connesse che lineari”.

Nello specifico, la DSP supporterà un identificativo standard di IAB Tech Lab, chiamato IFA, tramite cui gli inserzionisti potranno gestire la frequenza delle campagne, misurare la reach e attuare strategie di segmentazione delle audience efficaci nel rispetto della privacy degli utenti (tale supporto è previsto anche per la piattaforma di Google per gli editori, Ad Manager).

Big G ha anche annunciato l’arrivo su Display & Video 360 di nuovi specifici strumenti per gli acquisti televisivi, tramite cui ad esempio “si potranno impostare parametri di campagna dettagliati come geografia, porzione della giornata, genere del programma o direttamente i network tv – ha spiegato Payam Shodjai -. Ed ovunque nella campagna, sarà possibile gestire rapidamente l’allocazione dei budget e ottimizzare la reach aggiustando questi parametri”. L’omogeneità degli acquisti sulle due tipologie di tv sarà garantita anche da una nuova, unica dashboard che potrà essere utilizzata sia per tv lineari che per tv connesse, e da un nuovo processo di audience buying che riunirà entrambi i flussi di lavoro in un singolo insertion order su Display & Video 360. “Inizieremo a rendere disponibile questo nuovo flusso di lavoro questo autunno”, ha specificato il manager.

Programmatic, in Europa editori e agenzie quest’anno puntano sugli accordi diretti

Oggi nella nostra rassegna parliamo di accordi diretti, tech tax e nuove metriche per la pubblicità su TV connesse.

Programmatic, crescono tra editori e agenzie gli accordi diretti in Europa

Quest’anno in Europa la tendenza, tra gli editori, è quella di vendere più tramite accordi diretti che attraverso piattaforme aperte di scambio. Sia il Guardian (che ancora attualmente fa riferimento al mercato aperto per l’80% della sua inventory display), che il publisher del Times e del Sun, News UK, contano di aumentare la quota della vendita diretta in programmatic nel 2019. Il New York Times, intanto, ha già smesso di vendere in Europa su piattaforme aperte. E il trend non è diffuso solo tra gli editori: anche alcune grandi holding pubblicitarie hanno intenzione di fare maggiore affidamento a rapporti diretti con i proprietari di media. Tra questi c’è GroupM, che punta a semplificare la supply chain pubblicitaria e aumentare il controllo sulle transazioni. Leggi di più su Warc.

Da IAB 20 domande per capire meglio la pubblicità digitale

In UK, IAB ha lanciato un’iniziativa volta a promuovere tra i brand una maggiore conoscenza delle dinamiche della pubblicità digitale. In particolare, il progetto si propone di offrire un aiuto alle aziende nei confronti della “tech tax”, che per le aziende diventa un problema quando queste non capiscono bene il ruolo dei loro fornitori all’interno della filiera. IAB ha stilato una lista di 20 domande che i brand possono porre ai loro partner digitali, e che coprono i temi di “prezzi”, “posizionamenti” e “utilizzo dei dati”. L’intenzione sarebbe quella di usare le domande per identificare i partner giusti per il loro business pubblicitario. Leggi di più su Campaign.

Il co-viewing, una nuova metrica per l’adv su TV connesse

L’acquisto di pubblicità su TV connesse sta diventando sempre più simile a quello sulla televisione tradizionale. A dimostrazione di ciò, chi acquista spazi su questo mezzo sta iniziando a considerare anche una nuova metrica per le sue campagne su Connected TV: quella della “visualizzazione condivisa” (co-viewing), ossia quando più di una persona vede un annuncio su un singolo schermo. L’adozione della misurazione delle impression “visualizzate in condivisione” costituisce un’opportunità per la pubblicità su TV connesse di essere avvicinata a quella su TV lineare, in cui il conteggio del co-viewing è una pratica ormai diffusa. Ma non è tutto rose e fiori: sebbene siano consapevoli della sua importanza, i brand sono anche molto prudenti sull’accuratezza di tali misurazioni. Leggi di più su Digiday.

YouTube, dall’8 gennaio sarà possibile targettizzare le TV connesse

Dall’8 gennaio sarà possibile targettizzare le TV connesse con campagne su YouTube.

Google ha infatti annunciato l’imminente avvio di una nuova categoria di dispositivi sull’API di AdWords: Connected TV, tramite cui sarà possibile effettuare il targeting e generare reportistica sulle campagne pianificate specificamente su questo tipo di schermi, che comprende device come smart TV, console di gioco e dispositivi esterni connessi alla rete come Chromecast, Roku e AppleTV.

La nuova categoria, che va ad aggiungersi alle già esistenti desktop, tablet e mobile, farà sì che per tutti gli annunci TrueView e bumper ads di YouTube sarà possibile automaticamente targettizzare gli spazi pubblicitari su connected TV.

Google ha iniziato a rendere disponibile il targeting delle inventory su TV connesse questo autunno, aggiungendo la tipologia di device “TV screens” alle possibilità di profilazione della piattaforma Display & Video 360 (ex DoubleClick Bid Manager) ad ottobre. Adesso, l’arrivo sulla API di AdWords.

Per quanto YouTube oggi sia per lo più utilizzato da mobile, l’accesso alla piattaforma video da televisori connessi è in crescita. Secondo dati interni di YouTube di giugno, ogni giorno l’app viene fruita su questi dispositivi per oltre 180 milioni di ore.

Quali sono le principali preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Oggi nella nostra rassegna spazio al rapporto tra editori e Programmatic, al boom delle TV Connesse e ad una iniziativa “dal vivo” di Facebook sul tema privacy.

Quali sono le preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Se da un lato il programmatic offre agli editori un metodo di monetizzazione efficiente, dall’altro esso li impensierisce per svariati motivi, come la tech tax, la fuga di dati, le pratiche di business non sempre trasparenti e le latenze nei caricamenti delle pagine. Secondo una ricerca americana di Digiday Research, però, c’è una cosa che più delle altre preoccupa i proprietari di media: il fatto che il buying automatizzato possa influenzare negativamente i prezzi della pubblicità, segnalato da 3 publisher su 10 come principale timore nell’utilizzo del programmatic. Leggi di più su eMarketer.

Boom pubblicitario per le TV Connesse nel 2018

Le TV Connesse sono un mezzo che sta crescendo esponenzialmente, anche a livello pubblicitario. Lo conferma uno studio della piattaforma di monetizzazione video Beachfront, che quantifica in una crescita anno su anno del 1640% il trend positivo delle richieste pubblicitarie su Connected TV. A novembre 2017, in particolare, sono state 1,7 miliardi le richieste pubblicitarie sul mezzo, cifra salita a 29,9 miliardi a novembre di quest’anno. Leggi di più su MediaPost.

Facebook incontra gli utenti per fornire consigli sulla privacy

Cioccolata calda e consigli sulla privacy. E’ quello che Facebook ha offerto oggi 13 dicembre in un pop-up event a Manhattan, organizzando uno spazio in cui dipendenti della società hanno risposto a domande su come le persone possono utilizzare le loro impostazioni sulla privacy e gestire la loro esperienza pubblicitaria sulla piattaforma. L’iniziativa è stata realizzata in passato anche in altre città del mondo, tra cui Londra, Dubai, Dublino e Colonia. Leggi di più su AdExchanger.

GDPR: tre quarti delle aziende conta di essere conforme entro l’anno

Nella nostra rassegna di oggi parliamo di GDPR e di due mezzi in piena crescita nel mercato pubblicitario: le TV connesse e l’Out of Home.

GDPR: tre quarti delle aziende conta di essere conforme entro l’anno

Un mese e mezzo dopo la definitiva entrata in vigore del GDPR, solo il 20% delle aziende europee e americane reputa di essere completamente conforme al regolamento. Lo rivela uno studio condotto dalla società di gestione della data privacy TrustArc, secondo cui il 53% delle aziende è in fase di implementazione delle procedure di conformità e circa tre quarti conta di essere compliant entro la fine dell’anno. E tra le motivazioni che spingono le aziende ad adattarsi alla normativa europea spicca la volontà di soddisfare le aspettative del pubblico, più che di mettersi al sicuro da multe e sanzioni. Leggi di più su MarTech Today.

AppNexus “vola” nel mercato delle Connected TV

AppNexus ha ufficializzato alcuni dati relativi alle performance del suo marketplace pubblicitario su Connected TV. Rispetto allo scorso anno, nel secondo trimestre la piattaforma ha registrato una crescita del 748% relativamente a questo mezzo, e del 69% sul primo trimestre. Una crescita che riflette quanto, recentemente, le aziende stiano puntando sulle tv connesse a livello pubblicitario. La società di ad tech ha dichiarato che attualmente sulla sua piattaforma vengono transate “più di 20 miliardi di impression mensili su Connected TV, tra Smart TVs, set top box e console di gioco”. Leggi di più su The Drum.

La rinascita dell’OOH grazie a dati e digitalizzazione

In svariati mercati, l’Out of Home sta vivendo una vera e propria rinascita. Grazie a una ritrovata versatilità data dalla digitalizzazione e dai dati, le aziende stanno sempre più rivalutando questo mezzo e il suo ruolo all’interno dei loro piani media. A volte descritto come “l’ultimo mezzo di trasmissione” capace di targettizzare le persone in movimento, l’OOH riesce a offrire sia un’ampia reach, seconda forse solo alla TV, sia, grazie alla tecnologia e ai dati, la possibilità di targettizzare e raggiungere specifiche audience. Leggi di più su Warc.

Iniezione di capitali per MediaMath: arrivano 225 milioni di dollari

Nuovi investimenti per MediaMath. La società di ad tech ha ottenuto dalla società Searchlight Capital Partners un’iniezione di capitali di 225 milioni di dollari. Il fondo, che sarà fornito in due differenti tornate, “porta il capitale totale investito di MediaMath a oltre 500 milioni di dollari, e fornisce le risorse necessarie per aiutare a guidare la sua prossima fase di crescita”, spiega la società in una nota.

I fondi verranno utilizzati soprattutto per rafforzare l’offerta di MediaMath, accelerando lo sviluppo delle sue DSP e DMP “attraverso iniziative di crescita sia organiche che inorganiche”, ma potranno servire anche per finanziare delle acquisizioni e per sovvenzionare la messa a punto di soluzioni in determinate aree strategiche come l’identity (l’individuazione di profili unici a partire dai dati provenienti da varie fonti) e l’intelligenza artificiale, ma anche la tv connessa e il digital out of home.

La società, infatti, è attualmente impegnata nell’espansione del suo “identity stack“, un’infrastruttura capace di connettere i vari punti di contatto delle aziende con i consumatori per garantire l’individuazione di profili unici (anche attraverso attività su mezzi in grande crescita come le tv connesse e il DOOH) e nell’ampliamento dell’adozione dell’intelligenza artificiale per garantire maggiori performance di business ai clienti nel rispetto della privacy dei loro utenti.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, inoltre, alcuni dei fondi verranno utilizzati per acquisire le quote di uno degli investitori di MediaMath, Safeguard Scientifics, che a gennaio aveva dichiarato di voler terminare gli investimenti in nuove compagnie a causa di una strategia di taglio dei costi.

L’iniezione di capitali per MediaMath arriva in un periodo particolarmente “caldo” di consolidamento per il mercato ad tech, che nell’ultimo mese ha visto sia l’acquisizione di AppNexus da parte del gigante telco AT&T, sia quella della divisione Marketing Solutions di Acxiom da parte di IPG, sia l’acquisto della maggioranza di Integral Ad Science (IAS) da parte di Vista Equity Partners.

Facebook, nuova polemica sulla privacy: avrebbe ceduto dati ad alcune aziende

Oggi nella nostra rassegna spazio alle TV connesse e alle ultime news su Facebook e le AMP di Google.

Facebook, nuova polemica sul fronte dati

Facebook al centro di una nuova polemica sul fronte dati. Secondo fonti vicine alla notizia, il social avrebbe stretto degli accordi con una serie di aziende, inclusa RBC Capital Markets e Nissan Motor Co., che avrebbero permesso alle società di avere accesso a una serie di informazioni personali sugli utenti del social, come il numero di telefono e il grado di vicinanza ad altri utenti del network. Gli accordi sarebbero andati avanti ben oltre il 2015, l’anno in cui – secondo quanto dichiarato dalla stessa Facebook – il social avrebbe eliminato la possibilità per società terze di raccogliere dati sugli utenti e le loro cerchie di amici. Leggi di più sul Wall Street Journal.

TV connesse, crescono gli investimenti pubblicitari

Gli investimenti pubblicitari su TV connesse aumenteranno drasticamente l’anno prossimo, secondo uno studio della società di ad tech self service SteelHouse. Il 78% delle aziende ha infatti in piano di acquistare inventory su questo tipo di dispositivi nei 12 mesi a venire. La quota delle tv connesse all’interno della spesa pubblicitaria video complessiva, che attualmente è del 12%, è dunque destinata a crescere sensibilmente. Lo studio ha inoltre evidenziato che aziende e agenzie hanno differenti KPI per misurare l’efficacia della pubblicità video: le prima puntano soprattutto su impression/reach, completamento e click-through, mentre le seconde preferiscono completion, punteggi di qualità ed erogazione/GRP in-target (comScore, Nielsen, etc.). Leggi di più su MediaPost.

Google, continuano i test delle AMP all’interno degli annunci Search

Per Google la pubblicità Search, si sa, è un grosso business, anche e soprattutto su mobile. E per migliorare l’esperienza di aziende e pubblico su questo mezzo, la società ha da tempo iniziato a testare l’utilizzo delle pagine AMP all’interno di questo canale. Da circa un anno Google sta sperimentando in particolare l’erogazione di landing page in formato AMP all’interno degli annunci Search su mobile, e col tempo gli esperimenti stanno andando avanti: da qualche giorno infatti, alcuni utenti hanno iniziato a visualizzare le icone del fulmine AMP accanto alla descrizione di alcuni di questi annunci testuali. Ma da Google non arriva ancora nessuna voce ufficiale: «Testiamo continuamente nuovi modi di migliorare l’esperienza dei nostri inserzionisti e utenti, ma non abbiamo ancora nulla di specifico da annunciare al momento», ha dichiarato la società. Leggi di più su Search Engine Land.