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Rubicon Project, domani il “Transparency Breakfast” con comScore, Adform, Fastweb e Aranzulla

Si terrà martedì 11 luglio a Milano il primo “Transparency Breakfast” organizzato dall’advertising technology company Rubicon Project.

In programma a partire dalle 9:30 all’Open di Via Monte Nero, 6, l’appuntamento è dedicato al tema della trasparenza nell’ambito del programmatic advertising e vedrà il contributo dei principali attori del settore.

Con Sara Buluggiu, MD Italy, Spain and MENA di Rubicon Project, saranno presenti al dibattito Alfonso Mariniello, country manager di AdForm, Fabrizio Angelini, Ceo e fondatore di Sensemakers-comScore Italia, Roberto Baldassarre, Manager of Brand Marketing & Media Management di Fastweb e Salvatore Aranzulla, fondatore di Aranzulla.it.

Nel corso di una tavola rotonda, il tema generale della trasparenza sarà affrontato sotto diversi profili, tra cui l’uso dei dati, i modelli di acquisto e la struttura della filiera, la costruzione dei prezzi. Moderatore dell’evento sarà Simone Freddi, direttore dei due quotidiani online Engage e Programmatic Italia, che sostengono il “Transparency Breakfast” di Rubicon Project come Media Partner.

E’ possibile partecipare all’evento scrivendo a bulug@rubiconproject.com o cbruni@rubiconproject.com.

comScore sulla qualità dell’inventory: «Tra open market e private deal c’è molta differenza»

Il proliferare di numeri e dati è una delle caratteristiche intrinseche del programmatic e, per gli investitori pubblicitari così come per gli editori, ciò può costituire essere una grande opportunità. Occorre però sapere “entrare” nei numeri ed estrarne un valore tangibile. E’ qui che entrano in scena player come comScore: la multinazionale delle misurazioni digitali è infatti impegnata a consegnare dati certificati a tutti gli attori della filiera, aiutandoli ad operare con efficacia sul mercato del digital advertising.

Lo scenario tracciato da Antonio Pepe, socio di Sensemakers e responsabile delle Operations di comScore in Italia, è abbastanza confortante: pur con rilevanti differenze tra l’open market e gli ambienti “controllati” dei private deal, la qualità delle inventory disponibili nel nostro Paese è complessivamente elevata, e in particolare per gli editori premium è «la migliore a livello internazionale» con riferimento a temi quali la viewability, il traffico non umano e la brand safety.

Il mertito è, secondo Pepe, degli editori stessi, che si sono impegnati molto su questo fronte. comScore da parte sua collabora con la maggior parte dei grandi publisher del nostro Paese, fornendogli analisi e informazioni sulle proprie inventory e aiutandoli a prendere le migliori decisioni per ogni singolo formato e spazio in pagina.

Ufficiale: comScore assisterà Google per la brand safety su YouTube

Fino a qualche giorno fa era solo un’indiscrezione, ma ora arriva la conferma ufficiale. ComScore sarà una delle società partner di Google per la brand safety su YouTube.

L’operatore lavorerà con il colosso di Mountain View per fornire reportistica indipendente sulla brand safety delle campagne sulla piattaforma video. “Una nuova collaborazione – spiega l’azienda in una nota ufficiale – che è parte degli sforzi di Google di fornire agli inserzionisti una maggiore visibilità nel contesto in cui i loro annunci appaiono”.

ComScore utilizzerà un motore proprietario per la brand safety. Una tecnologia che monitora continuamente le configurazioni all’interno dei contenuti testuali per identificare il livello di brand safety di uno specifico contesto pubblicitario, sia in generale sia per specifiche campagne, su desktop e mobile.

«Monitorare i contenuti online per la sicurezza dei brand è una sfida complessa, particolarmente in un ambiente che ha le dimensioni e il tasso di crescita di YouTube – commenta Dan Hess, executive vice president of products di comScore -. Siamo contenti di vedere che Google sta prendendo ulteriori provvedimenti per monitorare e aumentare la brand safety, e apprezziamo la sua espressione di fiducia nei confronti di comScore, rendendoci parte di questa iniziativa».

Nei giorni scorsi Google ha annunciato di aver scelto tre società accreditate dal Media Ratings Council per la misurazione della brand safety sulla sua piattaforma video (qui il nostro articolo). Le altre due società dovrebbero essere Integral Ad Science e Double Verify.

Apple News, l’inventory si apre alle misurazioni di terze parti

Apple News supporterà servizi di misurazione delle impression pubblicitarie da parte di società esterne, come Moat e comScore.

A scriverlo è AdExchanger che, in aggiunta, riporta che attraverso la collaborazione in essere con NBCUniversal, con cui la compagnia guidata da Tim Cook già monetizza la sua inventory, l’aggregatore di notizie supporterà anche tag provenienti da ad server rich media, come Karho e Celtra.

James Kreckler, SVP of digital ad sales della compagnia multimediale ha dichiarato alla testata che, in futuro, saranno stipulati ulteriori accordi con fornitori di misurazioni e partner pubblicitari di terze parti.

Brand safety: Google collaborerà con società terze. «Le aziende apprezzano le azioni che abbiamo intrapreso»

Era il passo che in molti attendevano, e Google lo ha finalmente compiuto: collaborerà con una serie di società terze per fornire reportistica sulla brand safety su YouTube.

Il colosso di Mountain View ha annunciato di star lavorando con tre società accreditate dal Media Ratings Council e che inizierà a integrare le loro tecnologie nelle prossime settimane. Secondo quanto riporta Campaign, si tratterebbe di Integral Ad Science, Double Verify e comScore, anche se la notizia non è ancora stata confermata dalle rispettive società.

«Se gli inserzionisti sanno che nessun sistema può essere perfetto, allo stesso modo apprezzano le azioni che abbiamo intrapreso e sanno che stiamo affrontando seriamente la questione e siamo impegnati a migliorare ancora e ancora», ha commentato Philipp Schindler, chief business officer di Google, aggiungendo che «naturalmente, quando troviamo che qualche annuncio appare per sbaglio accanto a contenuti che non rispettano le nostre politiche, immediatamente rimuoviamo le campagne».

Politiche che intanto stanno diventando sempre più strette. Google infatti sta provvedendo ad ampliare la sua policy pubblicitaria oltre la semplice esclusione di contenuti che istigano l’odio, arrivando a proibire la pubblicità su un più ampio spettro di contenuti considerati “pericolosi o dispregiativi” e che vanno ad includere video che discriminano determinate categorie, o che promuovono stereotipi negativi con battute e insulti inappropriati, o che negano eventi storici sensibili come l’Olocausto.

Qualche settimana fa, la società aveva anche annunciato le linee guida di una riforma delle sue regole per la brand safety, che andranno prossimamente ad impattare le modalità con cui le aziende pianificano le loro campagne su YouTube (ne abbiamo parlato in questo articolo).

In ogni caso, Schindler minimizza la questione: «E’ sempre stato un piccolo problema», ha dichiarato in un’intervista a Recode, con «numeri molto, molto, molto piccoli» di campagne apparse accanto a video poco brand-safe. Un portavoce di Google ha aggiunto che «molte aziende non hanno mai tolto i loro budget e molte altre hanno deciso di tornare dopo le azioni che abbiamo intrapreso nelle ultime settimane».

Intanto, dopo GroupM e Publicis Media, anche Omnicom ha preso posizione sul tema, annunciando una sua propria soluzione dedicata (leggi qui la notizia).

comScore potenzia il servizio validated Campaign Essentials

comScore aggiorna validated Campaign Essentials, la multi-piattaforma proprietaria per la misurazione della pubblicità digitale.

I miglioramenti comprendono la protezione contro le frodi sofisticate, nuovi accreditamenti del settore, reportistica globale estesa e ulteriore reportistica per Facebook, Instagram e il network di partner di Facebook, incluso un perfezionamento dell’esperienza utente. L’obiettivo della società è affrontare la crescente necessità di trasparenza nell’ecosistema della pubblicità digitale, consentendo agli inserzionisti di essere sicuri che i loro investimenti nelle campagne stiano raggiungendo il pubblico in target.

“Il messaggio era chiaro al recente Leadership Forum annuale di IAB: i principali inserzionisti richiederanno sempre più verifiche affidabili delle campagne da parte di terzi“, ha affermato Dan Hess, Executive vice president of products di comScore, “Dopo aver aperto la strada in questo mercato, siamo lieti di condividere i nostri continui progressi nell’accreditamento MRC, nella copertura del reporting, nel rilevamento delle frodi, e nella misurazione mobile e nell’usabilità, rafforzando la posizione di vCE come una soluzione avanzata e completa per il settore”.

Con un unico tag integrato, vCE fornisce metriche complete sulla validazione di campagne e audience, quali consegna in target demografico, GRP (Gross Rating Points) validati, visibilità, traffico non valido (IVT) e sicurezza del marchio, per campagne display e video su desktop e piattaforme mobile.

Protezione dalle frodi sofisticate

Attraverso un team di analisi dati focalizzato sulla IVT e altre forme di frodi sulla pubblicità digitale, comScore continua ad espandere le sue capacità per rilevare e filtrare tali attività. Mentre il rilevamento dell’IVT generale richiede solo una lista nera standard di frodi note al settore, la società applica informatica forense sofisticata per identificare forme precedentemente sconosciute che possono gonfiare o offuscare il traffico. Nel 4° trimestre 2016, ad esempio, la Sophisticated IVT (SIVT) ha rappresentato l’86% di tutto l’IVT rilevato e filtrato da comScore, a sottolineare l’importanza fondamentale per il settore di una rilevazione efficace.

Funzionalità di reportistica estese

Con il miglioramento del reporting di vCE per Facebook, ora comScore può rilevare metriche di visibilità chiave per gli annunci pubblicati sul social, Instagram e gli editori esterni nella Facebook Audience Network. La società e Facebook stanno attualmente lavorando per allargare questa collaborazione aggiungendo la verifica del target demografico delle campagne per gli Stati Uniti su tutti i siti affiliati a Facebook, con altri mercati che seguiranno durante il 2017.

Innovazione tecnologica a beneficio di editori, inserzionisti e fornitori di servizi

comScore ha anche concentrato gli sforzi di sviluppo di vCE su un sostanziale miglioramento di produttività, prestazioni e facilità d’uso per i clienti nell’ecosistema pubblicitario. Ne sta migliorando l’esperienza utente attraverso l’implementazione di una nuova interfaccia di reportistica che rende più facile per i clienti monitorare e ottimizzare le campagne in atto facendo emergere rapidamente le metriche più importanti relativamente a editori, posizionamenti e strategie. Esso permette inoltre agli utenti di utilizzare facilmente le norme vCE per confrontare il rendimento della campagna con i benchmark di settore.

La nuova interfaccia sarà a disposizione dei clienti entro l’inizio del secondo trimestre.

comScore riceve dall’Audit Bureau of Circulations la certificazione per la viewability della pubblicità digitale

comScore ha ricevuto oggi la certificazione da parte di ABC (Audit Bureau of Circulations) per la sua misurazione della viewability da desktop all’interno della Validated Campaign Essentials (VCE). Il certificato aiuta l’industria a comprendere meglio i prodotti di viewability e a confrontare le loro capacità. In questo modo, permette alle agenzie e agli inserzionisti di prendere decisioni più informate sugli acquisti.

“Come una delle prime soluzioni di viewability certificate da ABC, siamo lieti di essere riconosciuti ancora una volta per il nostro continuo impegno nel fornire soluzioni di misurazione che aiutino a sviluppare una maggiore fiducia nel mercato“, ha dichiarato Martin Bromfield, VP Advertising di comScore, “La fiducia e la trasparenza nella misurazione sono fondamentali per l’intero ecosistema e questo certificato mette in evidenza il nostro impegno nell’aiutare gli inserzionisti ad assicurarsi che gli annunci abbiano avuto la possibilità di avere un impatto reale”.

VCE è una soluzione di advertising olistico e di convalida degli annunci al pubblico che offre approfondimenti in tempo reale per migliorare il rendimento delle campagne pubblicitarie, per desktop, video e dispositivi mobile. A differenza delle soluzioni single-point esistenti, si legge in una nota, fornisce un resoconto non duplicato delle impressions pubblicate attraverso una varietà di parametri, come ad esempio gli annunci nella porzione di schermo effettivamente visualizzabile, nel target geografico desiderato, in un ambiente sicuro per il brand e in assenza di traffico non umano e non valido. Inoltre, valuta il livello per il quale le impressions convalidate hanno raggiunto il target di riferimento della campagna.

“Siamo lieti di confermare che comScore rispetta i Principi JICWEBS per la viewability. La certificazione di ABC fornisce rassicurazioni agli acquirenti sul fatto che la società ha superato i robusti standard concordati dal settore”, ha dichiarato Simon Redlich, Ceo di ABC, “Questo dimostra anche un impegno per la trasparenza che è essenziale per la continua crescita della fiducia all’interno del settore della vendita di advertising digitale”.

Frodi adv, hacker russi “rubano” 5 milioni di dollari al giorno. Angelini: «Serve approccio sistematico»

La società di cyber security White Ops ha scoperto forse la più grande frode pubblicitaria digitale mai esistita: un’azione, coordinata da un gruppo di hacker russi chiamato “Methbot”, volta a falsificare visualizzazioni pubblicitarie video, indirizzando su siti fake inserzionisti convinti di avere acquistato inventory premium su property come Huffington Post, The Economist, Fortune, ESPN, Vogue, Facebook e migliaia di altri domini.

L’azione, che ha coinvolto il mercato statunitense, ha generato fino a 5 milioni di dollari di revenue fraudolente al giorno. “Utilizzando una quantità di browser automatizzati con indirizzi IP acquisiti in maniera fraudolenta, l’operazione methbot ha ‘visualizzato’ fino a 300 milioni di spot al giorno su siti fake disegnati per apparire come inventory di editori premium – ha dichiarato White Ops, riportata da eMarketer -. Più di 6 mila editori sono stati colpiti, rendendo l’azione capace di attirare milioni di investimenti pubblicitari”.

L’operazione methbot, partita ad ottobre secondo White Ops, ha creato più di mezzo milione di utenti fake e 250 mila siti web falsi. E se fosse andata avanti un anno intero, al ritmo di 5 milioni di dollari al giorno, avrebbe accumulato in maniera fraudolenta 1,8 miliardi di dollari, oltre il 15% di quanto eMarketer stima sia la cifra spesa in pubblicità video digitale negli Stati Uniti nel 2016. «Questo fatto ha un impatto economico reale – ha spiegato Mike Tiffany, CEO e co-founder di White Ops -. Sono stati derubati sia gli editori, perché è stata la loro inventory a venire contraffatta, sia gli inserzionisti, che hanno speso milioni di dollari pensando di acquistare spazi su editori reali».

La faccenda porta ancora una volta alla luce il tema della trasparenza della compravendita automatizzata di pubblicità. Questione spinosa per la digital industry (“trasparenza” è stata votata dal mercato parola dell’anno) e su cui gli operatori si stanno ultimamente mobilitando in maniera particolare anche nel nostro mercato.

Abbiamo chiesto a Fabrizio Angelini, ceo di SenseMaker-comScore Italia, un parere sulla questione. Ecco cosa ci ha risposto.

«Il fenomeno dei fake cresce proporzionalmente alla crescita del mercato programmatic. Che si tratti di inventory o di contenuti (news o video), aspetto quest’ultimo nell’occhio del ciclone in questo momento, il problema resta enorme e presto potrebbe avere ripercussioni sostanziali su tutti i mercati, compreso il nostro. Un approccio sistematico al problema dell’inventory fraudolenta e della trasparenza si sta così rendendo necessario. E in questo senso, un’iniziativa apprezzabile – e la prima sostanziale promossa a livello internazionale, a quanto ci risulta -, è quella del Libro Bianco sul tema frodi promosso da UPA».

«Altrettanto importante», continua Angelini, «è l’attivazione di strumenti di tutela, come il nostro VCE, che offre la possibilità di schermare siti fraudolenti. Come? Attraverso l’utilizzo di sistemi semantici evoluti e a una contestuale analisi del traffico invalido, altro indice di grande valenza per accreditare un sito come premium oppure no. Dei campanelli di allarme, insomma, possono essere attivati e va fatto al più presto, perché più crescerà il mercato programmatico, più aumenteranno questo tipo di iniziative».

Frodi pubblicitarie: quali sono gli operatori più impegnati contro il fenomeno?

Il Trustworthy Accountability Group (TAG), un’iniziativa del settore della pubblicità per la lotta contro le attività criminali nella filiera della fornitura del digital advertising, ha annunciato oggi il primo gruppo di società che ha completato il processo di revisione e alle quali è stato assegnato l’attestato TAG “Certificato contro la frode”, a dimostrazione del superamento dei rigorosi standard anti-frode di TAG.

Tra le prime realtà a ricevere l’attestato TAG “Certificato contro la frode” troviamo Amobee, comScore, DoubleVerify, Dstillery, Google, WPP GroupM, Horizon media, Integral Ad Science, Interpublic Group, Moat, Omnicom Media Group, OpenX Technologies, Inc, ProData media, Rocket Fuel Inc., Sovrn e White Ops Inc.

«Quando i futuri imprenditori rievocheranno la lontana ferita delle frodi nel mercato della pubblicità digitale, ricorderanno la leadership di aziende come queste per il supporto nello stabilire un nuovo standard per la lotta antifrode, che ha alzato l’asticella per il nostro settore – ha dichiarato Mike Zaneis, ceo di TAG -. I primi beneficiari dell’attestato TAG “Certificato contro la frode” rappresentano il tessuto connettivo della pubblicità digitale – tra i quali figurano i maggiori editori del mondo, le agenzie pubblicitarie e i rispettivi provider tecnologici – e hanno contribuito a rendere il marchio TAG il gold standard nell’ecosistema della pubblicità digitale. Siamo lieti di annunciare il gruppo iniziale di imprese “Certificate contro le frodi” TAG, e non vediamo l’ora di allargare il canale a tanti futuri partecipanti nei prossimi mesi».

Il Trustworthy Accountability Group (TAG) è, primo nel suo genere, il programma di responsabilità cross-settoriale volto a combattere le attività criminali in tutta la catena di fornitura di pubblicità digitale. TAG collabora con aziende di tutta la filiera in quattro aree critiche per la continua crescita e lo sviluppo del settore della pubblicità digitale (del valore oggi di 50 miliardi di dollari): eliminando le frodi, lottando contro i malware, combattendo la pirateria su Internet e promuovendo la trasparenza. TAG è stato creato come programma comune del settore marketing-media da American Association of Advertising Agencies (4A’s), Association of National Advertisers (ANA) e Interactive Advertising Bureau (IAB).

Il secondo gruppo di imprese che riceverà l’attestato “Certificato contro la frode” TAG sarà annunciato nei primi mesi del 2017.

Le app rappresentano il 90% del tempo trascorso su mobile, ma è una lotta conquistare nuovi utenti

Negli ultimi 20 anni, la proporzione di utenti internet al di fuori degli Stati Uniti misurata da comScore è cresciuta dal 34% all’89%, e l’area EMEA rappresenta oggi un terzo dell’audience complessiva. Ulteriori dati sono disponibili nella relazione 2016 Global Future in Focus.

La crescita globale delle piattaforme mobile ha creato nuovi consumatori digitali e provocato un incremento del tempo dedicato alle attività online. E l’Italia non è certo immune a tale tendenza. Il 70% dell’audience digitale complessiva utilizza dispositivi mobili per accedere a contenuti, sia in maniera esclusiva che in aggiunta a computer desktop. All’interno di questo nuovo ecosistema, i rilevamenti di comScore MMX Multi-platform sottolineano l’importanza delle applicazioni, le quali sono responsabili del 90% del tempo di utilizzo complessivo di dispositivi mobili in Italia. Gli utenti di applicazioni tendono oggi ad affidarsi ai dispositivi smart per soddisfare esigenze di consumo sempre crescenti. Ma, se le opportunità offerte da una tale tendenza sono sotto gli occhi di tutti, i brand devono anche acquisire una più chiara consapevolezza delle sfide associate a questa piattaforma potenzialmente lucrativa.

Alcuni dati chiave sull’utilizzo delle app:

  • Gli italiani trascorrono più tempo su dispositivi mobili rispetto ai computer desktop; il mobile rappresenta circa il 64% del tempo complessivo di utilizzo di dispositivi digitali, mentre le applicazioni contano per circa il 90% dei minuti dedicati ai dispositivi mobili.
  • A giugno, il 28% degli utenti di applicazioni per smartphone ha usato dispositivi mobili per confrontare i prezzi di prodotti, e circa un terzo ha dichiarato di compiere tale attività su base settimanale.
  • Il 37% degli utenti di applicazioni per smartphone accede a siti di social network quasi una volta al giorno, e circa un terzo degli stessi condivide quotidianamente foto o video.
  • Il 27% di coloro che hanno scaricato almeno un’applicazione in un dato mese utilizza anche app di notizie locali o internazionali.
  • La sfida principale con cui i provider di app in tutto il mondo si ritrovano a dover fare i conti è rappresentata dagli ostacoli al download: in Italia, solo un quarto degli utenti di dispositivi mobili scarica nuove applicazioni nell’arco di un mese.

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