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AdUX entra nella Coalition for Better Ads attraverso la sua società Quantum

AdUX entra a far parte della Coalition for Better Ads attraverso la sua società Quantum. La piattaforma native, guidata in Italia da Alessandro Ceratti, parteciperà alle operazioni della coalizione, volte a migliorare l’esperienza degli utenti e a promuovere una regolamentazione interna del mercato.

L’offerta stessa di Quantum pone particolare attenzione alla non intrusività della pubblicità digitale. Quantum, infatti, offre ai brand soluzioni video e native rispettose dell’esperienza degli utenti, su computer e su mobile. Un’offerta, arricchita da politiche di supporto, che le aziende stanno sempre più apprezzando: la piattaforma, infatti, nel 2017 ha visto crescere il numero dei suoi clienti del 35%, soprattutto nei settori automotive, telecomunicazioni, mercato della distribuzione, finanza e assicurazioni.

La società riesce attualmente a raggiungere 80 milioni di visitatori unici con svariati miliardi di impression visibili, posizionandosi tra le principali piattaforme native in Europa. Continente dove sta continuando a portare avanti la sua espansione, con l’apertura di sussidiarie in Germania e UK, che vanno ad aggiungersi agli uffici già presenti in Italia, Francia, Spagna e Belgio.

La partecipazione di Quantum alla Coalition for Better Ads non è la sola iniziativa con cui AdUX si sta impegnando a un’ecosistema pubblicitario digitale più rispettoso degli utenti. L’approccio del gruppo a favore di una migliore user experience si esplica anche attraverso un impegno a trovare modi per limitare la raccolta di dati a fini pubblicitari. All’inizio di quest’anno, ad esempio, la sua società specializzata nel drive-to-store Admoove ha smesso di raccogliere dati tramite un SDK pubblicitario per concentrarsi sull’uso di insight già disponibili sul mercato.

Sublime Skinz entra a far parte della Coalition for Better Ads

Sublime Skinz entra a far parte della Coalition for Better Ads. Il player specializzato in formati pubblicitari digitali ad alto impatto e non intrusivi ha deciso di partecipare alla coalizione internazionale di aziende e operatori del mercato – tra cui società del calibro di Unilever, IAB, P&G, Google e Microsoft – volta a sviluppare e incrementare nuovi standard globali per la pubblicità online.

Sublime Skinz supporterà la missione del gruppo di mettere in pratica nuovi riferimenti per l’industria e migliorare l’esperienza dell’utente.

«In Sublime Skinz siamo impegnati a migliorare la user experience e ci fa piacere poter prendere parte ad un’iniziativa volta a sviluppare standard per il mercato – commenta Marc Rouanet, CEO di Sublime Skinz -. Sin dall’inizio, è sempre stato tra i focus di Sublime Skinz fornire formati pubblicitari non intrusivi, che dessero la priorità all’utente e che producessero esperienze capaci di attirare, ispirare e attivare il pubblico. Siamo entusiasti di essere parte di un gruppo che ha una tale influenza all’interno di cui poter condividere lavoro e insegnamenti insieme per implementare un cambiamento e assicurare il futuro della pubblicità digitale di alta qualità».

Per la società, questo annuncio arriva all’interno di un momento di crescita e traguardi raggiunti. Sublime Skinz, che lo scorso mese ha partecipato a Programmatic Days, è stata recentemente annoverata tra le 100 società europee a maggiore crescita dal Financial Times, e tra le Technology Fast 50 in Francia e tra le Technology Fast 500 EMEA da Deloitte.

Coalition for Better Ads e ad-blocker su Chrome, il mercato è pronto alla sfida

Focus su un tema caldo dell’advertising digitale nella seconda tavola rotonda della giornata conclusiva di Programmatic Day(s). A parlare delle nuove guidelines in termini di “annunci pubblicitari accettabili” definite dalla Coalition for Better Ads, e adottate da Google come criterio di filtraggio per il browser Chrome, sono stati Francesco Apicella, co-founder di Evolution Adv, Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart, Edoardo Negri, Head of Sales di Instal, e Davide Ingrassia,  ‎Sales Director Platform Solution di Adform.

A loro abbiamo chiesto qual è l’impatto reale che questa novità stanno avendo sul mercato della pubblicità online. «Di certo, la prima reazione è stata di smarrimento, come spesso accade dinanzi ad una novità. Non poteva essere altrimenti d’altronde», spiega Edoardo Negri. «Quel che è certo, dal nostro punto di vista, è che lo scopo per cui è nata la Coalition for Better Ads è nobile. E noi condividiamo la sua mission, perché mettere al centro l’utente non può che far bene a tutto il sistema».

Il mercato sembra aver digerito bene le nuove guideline e la decisione di Mountain View, come conferma Davide Ingrassia. «I primi feedback, dopo i primi mesi di sperimentazione, sono stati positivi. I timori iniziali non si sono verificati. Ora, come Adform, inizieremo a lavorare sui formati focalizzati sull’area mobile, quella forse più penalizzata dall’ad blocker di Google». Gli fa eco Andrea Ceccoli, secondo il quale «quello che da molti era considerato il D-Day della pubblicità digitale alla fine non si è avverato. La percentuale di publisher che non rispettava gli standard della Coalition era molto bassa in realtà già prima, l’impatto dunque è stato meno devastante di quanto molti pensassero». Anche se, sottolinea Francesco Apicella, «se è vero che l’ad blocker di Google probabilmente bloccherà la pubblicità solo su una piccola percentuale dei siti italiani, è altrettanto certo che ad essere colpiti saranno soprattutto i portali che vivono di reservation».

La nascita della Coalition for Better Ads e la decisione di Google, concordano tutti i relatori, hanno comunque accelerato un processo in parte già avviato all’interno del mondo della pubblicità digitale, finalizzato a migliorare la relazione tra mercato e utente finale.

«E’ forse preoccupante che sia il player più importante a dettare gli standard», dice Andrea Ceccoli. «Il tema è però centrale per lo sviluppo del mercato, che dovrà sempre di più puntare su un numero minore di annunci ma più di qualità, piuttosto che preoccuparsi dei formati». Una mission a cui la tecnologia, nelle sue evoluzioni più innovative come l’intelligenza artificiale, aggiunge Edoardo Negri, può dare un contributo determinante. Fermo restando, conclude Davide Ingrassia, «che non bisogna dimenticarsi del contenuto. Anche la pubblicità digitale ha bisogno di creatività per essere realmente efficace, qualsiasi sia il device dove viene declinata».

Sizmek chiude il 2017 con un fatturato a +50%. In arrivo nuovi formati video

“Una full stack platform di primo livello”. Così Enrico Quaroni, Managing Director per l’Italia di Sizmek, ha definito la società ora che il processo di integrazione delle soluzioni di Rocket Fuel si trova allo stadio finale.

Una posizione raggiunta non solo a livello internazionale ma anche nel nostro Paese, grazie a un fatturato in crescita, un’ampia squadra di professionisti dedicata al sostegno di aziende e agenzie e un portafoglio clienti in espansione, con alcuni verticali particolarmente performanti, come l’automotive, la moda e le telecomunicazioni.

In Italia, nel 2017 il business della struttura è cresciuto del 50%, soprattutto grazie al segmento media. E già in questo primo trimestre la sede locale di Sizmek ha cominciato a registrare un andamento positivo.

«Continuiamo a crescere anche grazie al nostro nuovo posizionamento come società martech, improntata al modello del software-as-a-service. Ciò garantisce ai nostri partner massima trasparenza e pieno controllo delle loro attività pubblicitarie digitali. Un importante contributo a questo successo è stato dato dal servizio di assistenza clienti, in grado di supportare efficientemente e in loco quanti utilizzano le nostre soluzioni», ha dichiarato Quaroni.

Sizmek al lavoro su nuovi formati pubblicitari video

Al momento, l’organico di Sizmek conta in Italia venti persone negli uffici di Milano, sei nella seda romana e altre due localizzate in Sardegna e Piemonte.

La società ha inoltre annunciato il rilascio nel corso dell’anno di nuovi formati pubblicitari video altamente innovativi e già conformi alle linee guida della Coalition for Better Ads. In quest’ambito, il nostro Paese rappresenta – e rappresentava ancor prima dell’acquisizione di Rocket Fuel – una centrale creativa molto importante, sia per qualità sia per quantità dei prodotti, secondo quanto sottolineato dal Country Manager.

Dopo aver annunciato al mercato le aree su cui si focalizzerà nel resto dell’anno, Sizmek ha fatto sapere che prevede una crescita a doppia cifra per il 2018: «Guardiamo al futuro con molto ottimismo. Il primo trimestre è già incoraggiante, riconosciamo che i nostri obiettivi sono sfidanti ma sono al contempo realistici e realizzabili», ha concluso Quaroni.

Il 15 febbraio al via il filtro anti-adv di Chrome. Il mercato è pronto?

Si avvicina una data che il mercato dell’advertising digitale attende con trepidazione. E’ il 15 febbraio, giorno in cui entrerà in vigore sul browser Chrome un filtro anti-pubblicità che andrà a bloccare le inserzioni considerate troppo invasive.

Ad essere bloccati dal filtro non saranno tutti gli annunci, ma solamente quelli che non rispettano gli standard della Coalition for Better Ads, consorzio di cui Google fa parte insieme ad altre grandi società e che ha fissato delle linee guida su come le aziende possano migliorare gli annunci per renderli non invasivi per gli utenti. Tra i formati segnalati ci sarabbero gli interstitial a pagina intera, i pop-up, gli annunci che riproducono automaticamente video con audio attivo o quelli che coprono parzialmente i contenuti.

Quale sarà la portata dell’entrata in vigore di questo ad blocker è difficile stabilirlo. Adblock Plus – uno tra i più diffusi software in grado di “bloccare” gli annunci pubblicitari su internet -, ha recentemente effettuato un test su 55 differenti tipi di annunci desktop, mettendo a paragone quelli che filtrerebbe Chrome, in quanto non aderenti ai criteri della Coalition for Better Ads, a quelli che filtrerebbe la sua app. I primi sarebbero solamente nove, a fronte di ben 51 bloccati da Adblock Plus.

Ma indipendentemente da quello che prospetta Adblock Plus, la industry rimane in fermento. E già alcuni editori si stanno muovendo per “ripulire” la propria inventory dai formati più invasivi. Come System24, che a partire da febbraio si doterà di una nuova politica commerciale digitale all’insegna della qualità, che tenga conto anche dell’eventuale sovraffollamento pubblicitario delle pagine e di possibili formati disturbanti per i lettori.

Intanto, per cercare di fare un po’ di chiarezza, IAB Italia ha organizzato l’1 febbraio a Milano un incontro gratuito in collaborazione con IAB Europe sui temi della Coalition for Better Ads. L’incontro, che si propone di aggiornare le parti interessate dell’ecosistema digitale sulle novità, gli sviluppi e le implicazioni pratiche che le decisioni prese all’interno della Coalition avranno a livello globale e sul nostro mercato, vedrà tra i suoi partecipanti anche i principali owner di browser.

Ad blocking, Noseda: «Da noi trend contenuto. Iab Italia in prima fila nella Coalition for Better Ads»

L’annuncio relativo alla nascita della Coalition for Better Ads è stato tanto inaspettato quanto quello dell’ Acceptable Ads Platform, l’SSP di Adblock Plus. Ma in fin dei conti non deve stupire che i principali operatori dell’industria della pubblicità digitale, Google, Facebook, Unilever, The Washington Post e GroupM, per citarne alcuni, stiano prendendo provvedimenti nei confronti di un fenomeno, quello dell’ad blocking, che sta preoccupando in misura sempre maggiore aziende, agenzie ed editori e che ha raggiunto, soprattutto negli Stati Uniti, proporzioni considerevoli.

Le tecnologie che l’alleanza utilizzerà per valutare creatività e formati, indispensabili per stabilire i nuovi parametri di riferimento, appartengono allo Iab Tech Lab, l’unità di ricerca e sviluppo dell’Interactive Advertising Bureau, il quale, attraverso le sue espressioni regionali e nazionali, occuperà una posizione di primo piano all’interno della Coalition.

Di tutto ciò abbiamo parlato con Carlo Noseda, Presidente di Iab Italia, che ci ha assicurato che il nostro Paese non starà a guardare ed avrà un ruolo decisamente attivo nel dibattito internazionale.

Che tipo di obiettivi si propone la Coalition for Better Ads e come intende perseguirli?

Il lavoro del consorzio internazionale si sviluppa su due livelli, tra loro interconnessi: sul primo, si collocano le ricerche condotte su comportamenti, intenti ed opinioni del consumatore; i dati elaborati, e qui si configura il secondo livello, serviranno ad informare gli operatori dell’industria (editori, agenzie e aziende) e ad accrescere le loro conoscenze, con il fine ultimo di definire degli standard a livello globale da integrare ed applicare nei singoli Paesi. Seguirà poi una misurazione dell’efficacia dei provvedimenti della Coalition, per verificare di star agendo correttamente e a beneficio di tutte le parti coinvolte.

Quindi l’attività di questo soggetto dedicherà un’attenzione particolare all’utente?

In questo contesto, l’utente, il consumatore, riveste un ruolo centrale: i provvedimenti si svilupperanno a partire dalle loro esigenze. Dal momento in cui decide di scegliere un determinato marchio e di ingaggiare una relazione con un’azienda, è il consumatore ad essere sovrano nel processo di acquisto ed è lui a determinare il futuro dell’ecosistema pubblicitario.

L’alleanza è da intendersi come risposta all’avanzata del fenomeno dell’ad blocking e alla nuova SSP di Adblock Plus?

Questa iniziativa è una reazione non verso qualcosa o qualcuno in particolare, ma diretta alle evoluzioni in atto nel settore della pubblicità digitale. Il mercato è in continua espansione, cresce a doppia cifra ogni anno, ed è giusto che in un momento simile tutti i suoi attori si fermino per valutare quanto sta accadendo. La Coalition for Better Ads vuole essere un momento di riflessione. Detto questo, sarà anche necessario considerare che i tassi di utilizzo dei filtri anti-pubblicità sono diversi a seconda dei Paesi, quindi si dovranno seguire strategie ad hoc a seconda dei mercati.

Come avverrà, concretamente, la valutazione degli annunci?

I criteri da adottare sono ancora in via di definizione. Le linee guida saranno comunque quelle definite dal protocollo L.E.A.N. e D.E.A.L. lanciati nell’ottobre dello scorso anno da Iab Usa (leggi l’articolo dedicato).

Nel nostro Paese dobbiamo aspettarci grandi cambiamenti in termini di creatività e formati?

Dal punto di vista tecnico, mi sento di dire che non ci saranno stravolgimenti all’interno del nostro ecosistema, né l’industria subirà un trauma. La Coalition for Better Ads non deve essere considerata un limite bensì un’opportunità per migliorare l’industria digitale. Nella lotta contro i blocchi pubblicitari, in Italia siamo già ad un buon punto e seguendo i canoni che saranno stabiliti dal consorzio potremo rallentare ulteriormente l’avanzata del fenomeno.

È possibile per gli editori o gli operatori italiani partecipare attivamente al progetto?

Certo, l’iniziativa ha un carattere inclusivo e si propone l’obiettivo di ascoltare editori ed operatori per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Anche la stessa Upa prenderà parte in questo confronto. Per quanto ci riguarda, il contributo di Iab Italia sarà notevole, con un ruolo molto attivo.

Cosa state facendo nello specifico?

Ho recentemente incontrato il presidente di Iab Europe, Constantine Kamaras, per discutere sul tema, esiste già una linea di dialogo tra l’Italia e la rete internazionale. La settimana prossima sarà pubblicata una ricerca inter-associativa sull’ad blocking, è il frutto di un progetto di studio in cui Iab Italia è stata direttamente coinvolta (leggi l’articolo dedicato). Non posso anticiparne i risultati, ma posso affermare che l’entità del fenomeno nel nostro Paese è inferiore rispetto ad altre regioni, il che ci fa pensare che, fino ad ora, abbiamo lavorato bene.

Gli utenti italiani hanno raggiunto un sufficiente grado di maturità per comprendere che questa pratica è nociva per l’industria pubblicitaria e, in ultima analisi, per l’economia complessiva?

Abbiamo voluto parlare di ad blocking al nostro Seminar proprio per sensibilizzare il consumatore, era necessario farlo apertamente, in maniera diretta. La rete è uno strumento estremamente democratico e il fondamento di questa natura risiede proprio nella gratuità dell’infrastruttura. Se gli utenti continuano ad impiegare i blocchi pubblicitari contribuiranno a creare una nuova internet accessibile solo dietro pagamento. È una questione di cultura ed è importante intraprendere una vera e propria opera di evangelizzazione in questo senso.

Nasce Coalition for Better Ads, il consorzio per il monitoraggio della pubblicità digitale

Quest’anno, secondo una ricerca di eMarketer, 69,8 milioni di americani utilizzeranno un ad blocker, in crescita del 34,4% rispetto all’anno scorso. Nel 2017 invece, il dato crescerà del 24%, a 86,6 milioni di persone.

Devono essere stati questi numeri, ma forse c’entra anche il rilascio della Acceptable Ads Platform, la nuova SSP e ad-exchange di Adblock Plus, a spaventare i principali operatori dell’industria digitale, portandoli a costituire un’alleanza, presentata ieri al Dmexco, che ha come missione il monitoraggio della qualità della pubblicità online.

Si chiama Coalition for Better Ads e conta tra i suoi membri i maggiori esponenti provenienti dal mondo delle agenzie, delle aziende e dell’editoria: Google, Facebook, Procter & Gamble, Unilever, The Washington Post, ANA, IAB e altri ancora.

Utilizzando la tecnologia di IAB Tech Lab, le campagne pubblicitarie online saranno valutate su più livelli, dalla creatività ai tempi di caricamento, e il consorzio definirà così degli standard basati sui dati raccolti dal sistema di punteggio, dai riscontri dei consumatori e dai suggerimenti dei marketer. Solo le inserzioni che superano l’esame saranno mostrate sui siti delle compagnie partecipanti.

“È fondamentale che l’industria crei degli standard per assicurare che i consumatori ricevano una sicura, veloce e certa erogazione dei siti e dei servizi che amano”, ha dichiarato il Ceo di IAB, Randall Rothenberg. In un comunicato, il consorzio ha rivelato che il sistema sarà operativo entro la fine dell’anno.