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Iab Europe annuncia il Consent Management Platform Validator

Iab Europe ha annunciato lo sviluppo di Consent Management Platform (CMP) Validator, uno strumento in grado di valutare se il codice di una CMP è conforme alle specifiche tecniche e ai protocolli presenti nel Transparency & Consent Framework dell’associazione.

Sviluppato da The Media Trust, CMP Validator supporta le CMP registrate all’interno del Framework. Attualmente in fase beta, la soluzione sarà disponibile dal primo ottobre. Oggi, si legge nella nota di IAB, oltre 150 piattaforme di gestione del consenso sono registrate nel Framework e appartengono a due categorie: quelle erogate da fornitori tecnologici a molteplici testate online e quelle sviluppate internamente dagli editori stessi.

CMP Validator usa la piattaforma di The Media Trust per comparare il codice della CMP di turno con i requisiti tecnici del Framework, disponibili pubblicamente. Gli utilizzatori dello strumento possono testare il loro codice e ricevere responsi in tempo reale su eventuali falle. In questo modo, sono in grado di appurare se le loro CMP stia funzionando correttamente.

GDPR, utilizzare una piattaforma di gestione dei consensi fa bene ai ricavi. Lo dice uno studio

Con l’entrata in vigore del GDPR lo scorso maggio, diversi editori si sono dotati di CMP (consent management platform), piattaforme create appositamente per la raccolta e la gestione dei consensi degli utenti all’utilizzo dei propri dati a scopi pubblicitari.

Ma, al di là di una più facile gestione dei processi, l’utilizzo di tali strumenti ha portato anche dei benefici economici a chi ha scelto di adottarli? Secondo uno studio internazionale, sì.

La società di monetizzazione Mediavine ha infatti condotto una ricerca, indagando l’influenza che l’uso delle CMP ha avuto per gli editori su CPM (costo per mille impression) e fill rate (livello di riempimento degli spazi adv) a cavallo dell’entrata in vigore del GDPR, ossia tra marzo/aprile e giugno/luglio. Il risultato? Gli editori che utilizzano una CMP registrano livelli più alti di CPM e fill rate.

Secondo lo studio, i publisher dotati di una CMP hanno avuto un aumento del 9% del costo per mille impression dei loro annunci, e una crescita del 5% dei livelli di riempimento degli spazi. Chi invece non ha optato per l’adozione di una CMP per il proprio traffico proveniente dall’Europa, ha visto scendere tali elementi nel periodo in esame rispettivamente del 43% e del 34%, senza annunci targettizzati.

La società sottolinea, in particolare, come la differenza a livello di costo per mille impression sia impressionante. Chi aveva una consent management platform ha registrato infatti CPM medi il 52% più alti di chi non ha cambiato il proprio setup dopo l’entrata in vigore della GDPR. Quanto al fill rate, invece, i valori erano il 39% più alti.

GDPR: IAB certifica Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione del consenso

Commanders Act in prima linea sul tema della protezione dei dati. La società specializzata nella gestione di dati e tag è infatti entrata a far parte dell’elenco di fornitori di servizi di gestione del consenso approvati da IAB Europe (Interactive Advertising Bureau) nell’ambito del proprio Quadro di trasparenza e consenso.

Questo quadro specialistico ha lo scopo di aiutare tutti gli attori del processo pubblicitario (fornitori, inserzionisti, partner tecnologici) a conformarsi al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in particolare centralizzando e standardizzando le comunicazioni per il consenso dell’utente al trattamento dei propri dati a fini pubblicitari. A differenza di alcune Consent Management Platform che gestiscono esclusivamente la lista di tag IAB, il modulo Privacy di Commanders Act ne gestisce nativamente una gamma molto più ampia. Commanders Act è stato quindi riconosciuto per la sua capacità di gestire il consenso sia per tutti i fornitori inclusi nella lista di fornitori IAB che per qualsiasi altra soluzione presente sul mercato: testing, personalizzazione, analisi e raccomandazione.

“Lanciato il 24 aprile 2018 – spiega Commanders Act in una nota -, il Quadro per la trasparenza e il consenso di IAB Europe ha lo scopo di aiutare i vari attori della catena di pubblicità digitale a conformarsi al regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR) per la raccolta e il trattamento dei dati personali degli utenti. Standardizza le procedure con cui un utente acconsente all’utilizzo dei propri dati e fornisce tali informazioni alle parti interessate della catena, compresi i venditori, i fornitori di servizi online o i loro partner. I responsabili del trattamento dei dati e i fornitori di servizi per la gestione del consenso certificati IAB vengono elencati in un’unica lista. Tale quadro comprende pertanto un elenco di responsabili del trattamento e di fornitori di servizi di gestione del consenso certificati”.

Commanders Act è entrato a far parte dell’elenco dei Fornitori Mondiali grazie alle soluzioni Customer Data Platform (strumento di raccolta, segmentazione e attivazione dati per partner di marketing e pubblicità) e Mix Commander (strumento di misurazione delle performance di campagne e customer journey per una più precisa attribuzione delle conversioni a ciascun partner). IAB ha inoltre approvato Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione dei consensi grazie all’esperienza dell’azienda nella gestione dei tag e della privacy dei dati e alle relative soluzioni Tag Commander e Privacy Center.

“Grazie allo strumento Customer Data Platform, Commanders Act garantisce ai propri clienti la soluzione migliore in termini di prestazioni, visibilità e controllo dei dati relativi ai consumatori, rendendo la gestione dei dati digitali una pratica sempre più strutturata. In altre parole – conclude la società -, si tratta di azioni di marketing innovative e metodiche“.

Google, modifiche per la CMP “Funding Choices”: tolto il limite dei 12 partner tecnologici

Google ha annunciato una serie di modifiche sul progetto della sua piattaforma di gestione del consenso (CMP), ideata in vista dell’entrata in vigore del GDPR e attualmente in fase beta.

Circa un mese fa, la società aveva annunciato di stare testando “Funding Choices“, uno strumento volto alla raccolta delle autorizzazioni degli utenti per il trattamento dei dati. Il tool mostrava agli utenti che visitavano un sito una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Tra le caratteristiche della piattaforma, tra l’altro, c’era che il consenso così raccolto poteva essere condiviso con solamente 12 partner ad tech, inclusa Google. Un limite troppo stretto per gli operatori, che normalmente lavorano con molte più piattaforme e che aveva fatto pensare a molti operatori del mercato che Google volesse sfruttare il GDPR a proprio vantaggio, cercando di invogliare i publisher ad utilizzare le proprie soluzioni.

Proprio questo limite, tuttavia, sarà eliminato. Tra le modifiche alla piattaforma comunicate nei giorni scorsi agli editori da Google, infatti, ci sarebbe proprio l’eliminazione del numero massimo di partner tecnologici di un editore, visibili quando viene chiesto all’utente di dare il proprio consenso all’uso dei dati. Un cambiamento «in linea con la nostra priorità di rendere lo strumento un framework flessibile per gli editori», ha dichiarato Vegard Johnsen, Google product manager for GDPR and sustainable advertising, ripreso da AdExchanger.

Una scelta che viene incontro alle critiche del mercato? Può darsi, anche se, secondo quanto rivela la testata americana, chi utilizza i prodotti di Google avrà ancora dei vantaggi rispetto agli altri: i clienti di DFP o AdSense saranno facilitati nella sincronizzazione delle autorizzazioni nel caso in cui ci siano ad esempio modiche dei partner o della policy, mentre gli altri potranno dover riottenere il consenso per l’intera supply chain.

Quello dell’abbattimento del limite di partner non è la sola novità per la piattaforma. Attraverso le notifiche di opt-in, infatti, adesso gli utenti potranno accedere anche alle pagine di privacy policy di altri specifici partner degli editori, e, più in generale, la piattaforma adesso offrirà controlli maggiori agli utenti, mostrandosi più in linea con le altre CMP che aderiscono al Transparency and Consent Framework di IAB Europe. Inoltre, Google consentirà agli editori di utilizzare altre forme di monetizzazione nel caso gli utenti non rilascino il loro consenso all’uso dei dati: oltre ad offrire annunci non-personalizzati, potranno anche sfruttare forme di paywall attraverso il sistema di pagamento Google Contributor lanciato da Big G lo scorso anno.

Nel frattempo, Google sta continuando a lavorare su un modo per connettere il consenso raccolto sul suo network con quello ottenuto da altre piattaforme che utilizzano il framework di IAB, in attesa di integrarsi con lo strumento entro agosto.

GDPR, Evolution ADV rilascia una Consent Management Platform

Evolution ADV ha annunciato il rilascio della sua Consent Management Platform compatibile con il framework IAB e disponibile gratuitamente per tutti gli editori che ne faranno richiesta.

“Abbiamo lavorato a lungo e con aggiornamenti quotidiani per mettere a punto una soluzione che rispettasse, da una parte, le specifiche tecniche richieste dalle varie SSP e definite dallo standard IAB e, dall’altra, minimizzasse gli impatti negativi dati dalla presenza di un ulteriore script in pagina, latenze dovute al blocco preventivo dei cookie e procedura di accettazione da parte degli utenti”, ha dichiarato Dimitri Stagnitto, Head of Programmatic della società, “Nei primi giorni in cui la GDPR è entrata in vigore abbiamo testato la soluzione su diversi editori affinandola fino a ottenere performance globali molto vicine al periodo pre-GDPR”. La soluzione è già presente su diversi siti del network della società, tra cui Investireoggi.it, Money.it, Informazionefiscale.it, Affarimiei.biz, Euribor.it.

L’accettazione sarà valida a livello network, quindi ogni editore beneficerà dell’accettazione degli utenti sugli altri siti che ospitano la soluzione fornita da Evolution ADV. Un altro vantaggio della CMP è che si integra nel setup globale che include Header Bidding e Optiload, non è quindi richiesto nessun intervento da parte dell’editore per abilitare la CMP.

“Continueremo a seguire le evoluzioni del mercato e ad aggiornare la CMP offerta ai clienti nel corso delle prossime settimane. Lo scenario è infatti in continua evoluzione e sarà necessario monitorare la situazione fino al momento in cui tutto il mercato sarà allineato su uno standard condiviso. Ci troviamo infatti in una fase transitoria di attuazione che potrebbe protrarsi fino alla fine dell’estate prima che tutta la filiera del programmatic sia conforme al 100% GDPR”, ha concluso Luca Brognara, CIO di Evolution ADV.