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Adobe interessata all’acquisizione di Marketo

Adobe avrebbe avviato dei colloqui per l’acquisizione di Marketo, società specializzata in software per l’automazione del marketing, secondo indiscrezioni riportate da Reuters.

Marketo, acquisita due anni fa dal fondo Vista Equity Partners per 1,79 miliardi di dollari, farebbe gola al gigante dei software, intenzionato a rafforzare la propria posizione nei confronti di grossi concorrenti in ambito cloud come Microsoft e Oracle. In particolare, gli applicativi di marketing cloud b2b di Marketo potrebbero andare a potenziare l’offerta di strumenti di marketing di Adobe.

Qualora si raggiungesse un accordo (il che comunque non è detto che avvenga), secondo Reuters Adobe potrebbe arrivare a pagare parecchio di più degli 1,79 miliardi sborsati nel 2016 da Vista, sebbene una cifra esatta non sia ancora stata fissata.

Adobe, in ogni caso, ultimamente è parsa molto interessata ad arricchire la propria offerta attraverso acquisizioni di società. Solo pochi mesi fa, a maggio, l’azienda ha acquistato la piattaforma di e-commerce Magento per 1,68 miliardi di dollari, con l’intenzione di integrarne gli strumenti nella Adobe Experience Cloud e segnando di fatto il proprio ingresso nel mondo del commercio elettronico.

GDPR e Cloud Aperto: l’evoluzione verso un mercato europeo più trasparente

Il 25 maggio 2018 è la data di scadenza ufficiale – uguale per tutti i paesi dell’Unione Europea – per la piena applicazione della General Data Protection Regulation (GDPR), il regolamento che mette al centro le persone, ne riconosce il diritto all’oblio e le informa in modo trasparente, leale e dinamico sul trattamento delle proprie informazioni. Non si tratta soltanto della principale evoluzione della normativa comunitaria fin dall’introduzione della Direttiva dell’Unione Europea sulla protezione dei dati, ma anche di un cambiamento di consapevolezza grazie al quale “difendere i dati” diventa difendere le persone, la loro identità.

Il GDPR nasce, quindi, con l’intento di armonizzare le direttive a livello europeo, fissando delle regole chiare e precise su come mantenere e conservare i dati e, addirittura, prevede di creare una nuova figura aziendale con il ruolo di Data Protection Officer, specificatamente adibito a queste dinamiche. Parallelamente, sono diverse le associazioni ed organizzazioni di service provider che hanno cercato di anticipare la regolamentazione in termini di sicurezza e protezione dei dati.

Tra le prime, trova posto il CISPE, di cui Aruba è socio fondatore, una coalizione nata nel 2016, che oggi raccoglie oltre 20 tra i maggiori provider di infrastrutture cloud attive in 15 Paesi europei. Il CISPE ha dato vita ad un Codice di Condotta (CoC) che precede l’entrata in vigore del GDPR, poiché, allineandosi ai suoi requisiti, ne condivide l’obiettivo principale. Ai sensi del codice di condotta CISPE, infatti, i provider di infrastrutture cloud non possono effettuare data mining o tracciare i profili dei clienti per attività di marketing, pubblicità o simili, per scopi personali o per la rivendita a terzi. I servizi cloud dichiarati a norma del codice di condotta CISPE sono identificati da un particolare marchio di garanzia – “CISPE service-declared” – che offre ai clienti dei servizi che lo espongono, la tranquillità di sapere che i dati ospitati presso le loro infrastrutture si trovano all’interno di data center localizzati entro i confini dell’Unione Europea e che sono conformi, già oggi, a determinati requisiti in termini di protezione e sicurezza delle informazioni.

Il tema del “data lock-in”

Un altro tema di respiro internazionale, che rappresenta un aspetto importante di valutazione quando si inizia ad usare un servizio cloud è il “data lock-in“, ossia la difficoltà che si può incontrare qualora si decida di spostare i propri dati da un cloud provider ad un altro. OCF, Open Cloud Foundation, è un’associazione di aziende tecnologiche che nasce con l’obiettivo di elaborare un framework che assicuri l’apertura del cloud, facendo convergere su questo obiettivo fornitori di tecnologie e servizi, cloud provider, aziende clienti, società di ricerca ed entità “regolatorie”. Lo scopo è quello di preservare e garantire la libertà di scelta delle aziende clienti nel disegno dei loro business e di evitare il pericolo del lock-in che può essere esercitato da fornitori poco trasparenti.

In uno scenario cloud in forte accelerazione come quello attuale, molto presto ogni livello tecnologico dell’offerta ICT sarà a disposizione in modalità as a service. Questo porterà le aziende clienti a poter fare affidamento su molti più servizi di outsourcing e a valore aggiunto offerti attraverso il cloud. Diventerà, quindi, essenziale evitare, da un lato,  la nascita di nuovi sistemi a silos, dall’altro, che operatori cloud di prima grandezza possano imporre al mercato degli “standard” che si caratterizzerebbero inevitabilmente come chiusi e limiterebbero la dinamicità del mercato.

Per assicurare una crescita stabile per qualsiasi business, oggi, e sempre più in futuro, sarà necessario tutelare il concetto di cloud aperto: permettere ai clienti di cambiare con facilità il proprio fornitore e consentire l’accesso a degli stack cloud eterogenei manterrà attiva la competizione e spingerà gli operatori a sviluppare e offrire importanti innovazioni.

Oracle, il segmento data cloud cresce a +53%

Il reparto cloud di Oracle continua a crescere esponenzialmente trainando il business di tutta la compagnia. Un importante contributo proviene dal segmento data-as-a-service, detto anche data cloud (risultante dalla fusione tra Datalogix, Moat, Crosswise e AddThis), che secondo AdExchanger segna +53% rispetto all’anno scorso, con un valore di oltre 500 milioni di dollari.

Come è possibile leggere nella prima trimestrale dell’anno fiscale 2018, i ricavi di Cloud e On-Premise Software sono saliti del 9% a 7,4 miliardi; le entrate da Cloud Software as a Service sono salite del 62%, a 1,1 miliardi di dollari, mentre le voci Cloud Platform as a Service e Infrastructure as a Service segnano un aumento del 28%, a 400 milioni. Complessivamente, i ricavi generati da prodotti e servizi forniti in cloud sono saliti del 51%, a 1,5 miliardi di dollari.

“La grande crescita sostenuta nel nostro business cloud continua a guidare i ricavi complessivi così come gli utili di Oracle”, ha dichiarato il Co-Ceo Safra Catz. “Con gli introiti da Software-as-a-service a +62%, le attività delle applicazioni cloud continuano ad espandersi due volte più velocemente di Salesforce.com”, ha aggiunto il Co-Ceo, Mark Hurd.

I ricavi totali di Oracle sono saliti del 7% rispetto allo scorso anno, a 9,2 miliardi di dollari.

Oracle lancia un nuovo servizio cloud per integrare dati eterogenei e gestire analisi in tempo reale

Oracle amplia l’offerta Oracle Cloud Platform per l’integrazione dei dati grazie a Data Integrator Cloud, il nuovo servizio che semplifica e accelera l’integrazione dei dati all’interno dell’azienda per supportare le analisi in tempo reale che consentono alle imprese di migliorare i processi decisionali.

Con l’introduzione di questo prodotto, si legge in una nota della società sviluppatrice di software e soluzioni per le imprese, le aziende possono migliorare la propria agilità nell’implementazione di progetti, ridurre il rischio con una tecnologia aperta, non proprietaria, e diminuire i costi incrementando la produttività.

“Le aziende, per avere successo e agire velocemente, hanno bisogno di comunicare senza soluzione di continuità con un flusso continuo di informazioni tra le fonti dei dati e i loro target di riferimento, dati che sono generati da applicazioni IoT, Web e aziendali o dati che sono memorizzati su cloud o in locale”, ha dichiarato Jeff Pollock, Vice President of Product Management di Oracle, “Data Integrator Cloud fornisce ai professionisti un servizio cloud semplice, integrato e ad alte prestazioni per la trasformazione dei dati dove i dati risiedono, senza necessità di hand coding e senza dover duplicare il dato inutilmente”.

Oracle Data Integrator Cloud si integra completamente con l’offerta PaaS di Oracle che include Database Cloud, Database Exadata Cloud Big Data Cloud. Sono inoltre possibili integrazioni per le soluzioni terze.

Apre a Milano la nuova Microsoft House. Il focus di Redmond è sui servizi cloud B2b

Apertura, collaborazione, flessibilità e innovazione: questi i pilastri alla base della Microsoft House, la nuova sede di Microsoft Italia inaugurata oggi a Milano nel quartiere di Porta Volta.

La struttura, del valore di 10 milioni di euro, occupa il primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron, affiancandosi a quello della Fondazione Feltrinelli. Studiata nell’ottica dell’apertura, dell’inclusione e della totale integrazione con l’ambiente esterno, risulta unica nel suo genere e riflette immediatamente la rilevanza che il valore dell’open innovation ha per l’azienda.

A confermarlo, nel corso della conferenza di presentazione, Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, che ha concluso il suo intervento dichiarando che, proprio sulla base di una maggiore apertura nei confronti di tutto l’ecosistema, la Microsoft House punta ad accogliere nel 2017 oltre 200.000 visitatori, 10.000 professionisti, 4.000 studenti e 1.000 dirigenti scolastici, con l’obiettivo di mettere a loro disposizione tecnologie, competenze, momenti di formazione e occasioni di confronto sulle opportunità del digitale.

Ecco il video di presentazione della nuova sede:

Microsoft cresce grazie al Cloud per le imprese

Nell’ultimo trimestre del 2016, Microsoft ha generato entrate per 26,07 miliardi di dollari. A far volare il colosso di Redmond sono i progressi compiuti nell’ambito dei nuovi servizi di “cloud”. Le entrate in questo settore sono ammontate a 6,86 miliardi di dollari. In particolare il servizio Azure ha praticamente raddoppiato il fatturato, facendo registrare un incremento del 93% su base annua.

Nel dettaglio, la soluzione offre diverse tipologie di funzioni: database, disaster recovery, business intelligence e gli analytics gestiti da Cortana, l’assistente digitale di Microsoft. Azure include anche numerosi strumenti in ambito Internet of Things, progettati per ridurre i costi operativi delle imprese migliorando impatto ed efficacia delle loro attività. Poi c’è la nota suite Office 365, comprendente i software Word, Excel, PowerPoint, OneNote, OneDrive, Skype, Publisher e Access.

A completare l’offerta cloud B2b Dynamics 365, il pacchetto dedicato alla produttività aziendale, con strumenti per la gestione della forza vendita, la mappatura del consumatore lungo i punti di contatto, la customer relationship management e la gestione delle risorse aziendali.

«Il Cloud sta acquisendo per noi sempre maggiore importanza. È un segmento su cui continueremo ad investire. Definiamo Microsoft “abilitatore del successo altrui”, ovvero di tutti i nostri partner, che siano aziende o soggetti istituzionali, perché con le nostre soluzioni aiutiamo le realtà con cui interagiamo ad intraprendere un percorso di trasformazione digitale. Il nostro obiettivo è rivoluzionare i modelli di business esistenti e cambiare in modo radicale le relazioni con clienti e fornitori per raggiungere nuovi traguardi di efficienza», ha dichiarato la Marketing & Operations Lead di Microsoft Italia, Paola Cavallero.

Guarda la galleria con le foto della Microsoft House:

Aumenta la spesa globale in tecnologia, spinta da software e servizi cloud

La spesa in soluzioni tecnologiche a livello globale crescerà del 3,2% quest’anno e di un ulteriore 3,9% nel 2018.

Lo rivela una ricerca di Forrester, secondo cui, se negli Stati Uniti gli investimenti tecnologici aumenteranno quest’anno di un 2,8%, mentre in Europa Occidentale, così come in Giappone e nella maggior parte dell’America Latina, registreranno una crescita più lenta, del 2% o meno.

La maggior parte degli investimenti, 640 miliardi di dollari, andrà sui software, mentre consulenze tecnologiche e integrazioni di sistema assorbiranno 572 miliardi. Interessante la cifra devoluta all’acquisto da parte di aziende ed enti pubblici di applicazioni mobile cotruite da società terze o consulenti: 22,5 miliardi di dollari.

Secondo la società di ricerca, inoltre, i servizi cloud modificheranno profondamente il mercato tecnologico quest’anno. La crescita del comparto sarà spinta soprattutto da applicativi SaaS e da servizi cloud di piattaforma, ma anche dalla sempre maggiore adozione del cloud da parte di programmi di CRM ed ePurchasing.

Gli effetti dell’intelligenza artificiale e del machine learning, invece, si faranno sentire in maniera importante solo dopo il 2018.

Zenith sfrutta il machine learning per il digital planning

Zenith sfrutta la tecnologia del machine learning per il digital planning, in modo da offrire agli inserzionisti miglioramenti nell’efficacia delle campagne, e ha sviluppato negli ultimi sei mesi, grazie a una task force di data scientist e specialisti strategici dell’azienda, un sistema di automazione per la pianificazione sul mezzo digital.

Un esempio, è il lavoro svolto per Aviva. Utilizzando campagne attive del cliente, la task force ha raccolto cookie data dall’infrastruttura tecnologica di una demand-side platform leader sul mercato. Gli specialisti, quindi, hanno fatto corrispondere alle informazioni dei cookie i rispettivi dati di vendita di prima parte: applicando l’algoritmo di machine learning di Zenith, il gruppo di lavoro è riuscito ad attribuire con precisione le conversioni in vendita a partire da specifiche interazioni digitali.

Il centro media è stato in grado, inoltre, di ottimizzare automaticamente la pianificazione digitale di Aviva alimentando nuovamente la demand-side platform con l’output del proprio algoritmo.

Il network di agenzie alimenta l’algoritmo con dati di prima parte riguardanti le leve che determinano la domanda, così che l’efficacia dei cambiamenti automatici nella pianificazione sia ulteriormente migliorata. In questo modo, fattori come l’influenza del prezzo sulle vendite o la bontà dei messaggi a livello creativo saranno inseriti nel flusso dell’ottimizzazione automatizzata. L’automazione radicale del digital planning proposta da Zenith, inoltre, è basata sulle tecnologie cloud: in questo modo, il cliente può mantenere la totale proprietà dei dati di prima parte, dall’inizio alla fine del processo.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Microsoft lancia Dynamics 365, la nuova piattaforma cloud unica per il business

«La tecnologia sta trasformando la nostra vita di tutti i giorni con app e servizi semplici ed intuitivi, dandoci assistenza nelle nostre mansioni quotidiane. Di contro, le applicazioni e i servizi che usiamo per i nostri processi di business sono spesso difficili da usare, provare e spiegare. Alcune di esse addirittura fanno pagare feature come visualizzazione, automazione dei processi e insight predittivi».

Con questa premessa, Takeshi Numoto, Corporate Vice President di Microsoft Cloud + Enterprise, ha annunciato con un blog post ufficiale il lancio di Microsoft Dynamics 365, piattaforma che includerà le attuali soluzioni cloud di Customer Relationship Management e Enterprise Resource Planning del brand in un’unico luogo, che verrà arricchito da una serie di applicazioni specifiche per determinate mansioni di business: Financials, Field Service, Sales, Operations, Marketing, Project Service Automation e Customer Service.

A queste si aggiungeranno poi altre app terze, attraverso un nuovo app store chiamato Microsoft AppSource, dove sviluppatori esterni potranno costruire e distribuire i loro software, arricchendo ancor di più l’offerta della piattaforma. Il nuovo marketplace debutta con un portafoglio iniziale di ben 200 app.

Per Microsoft, il lancio di Dynamics 365 costituisce una mossa per potenziare la propria market share in ambito CRM, percentuale che, secondo dati Gartner, nel 2015 era ferma al 4,3%, un dato ben diverso dal 19,7% della capolista del settore Salesforce, seguita da SAP (10,2%) e  Oracle (7,8%).

La nuova Microsoft Dynamics 365 sarà disponibile in autunno.