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Google e le novità di Chrome sull’uso dei cookie. Cosa ne pensano gli operatori

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a tre operatori del mercato cosa ne pensano. Ecco cosa ci hanno risposto, nelle tre interviste di seguito.

Chrome e i cookie, Zaccarini (Publicis Media): «Necessari nuovi strumenti, anche per le misurazioni»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto ad Alessandro Zaccarini, Data Strategy Director di Publicis Media Italy, cosa ne pensa.

Alessandro, quali pensi che potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato pubblicitario?

Negli ultimi anni sia il mercato che l’utenza hanno dimostrato di gradire il trade-off tra l’esperienza personalizzata (tra cui la pubblicità) e lo sharing di informazioni con l’editore e l’investitore. Questo significa che, anche per il 60% degli utenti che oggi usa Chrome, il tracciamento non presenta un ostacolo etico. Questo irrigidimento delle condizioni di mercato rappresenta quindi un tema puramente strategico, tecnico e commerciale. Risposte sicure sull’evoluzione del mercato adv non ce ne sono; possiamo però individuare tre possibili conseguenze:

Innanzitutto, al momento c’è una fetta di mercato occupata e sostenuta da fornitori che, particolarmente attivi con servizi di Data, Measurement e Retargeting, per erogare il proprio servizio fanno affidamento su elementi di tecnologia che potrebbero non essere più disponibili in futuro. Questo significa restringere il campo di opzioni che agenzia media e clienti hanno a propria disposizione. Nel peggiore dei casi, si dovrà fare riferimento al solo dato di chi è anche proprietario del media. Se questo dovesse succedere, la personalizzazione dinamica dell’esperienza e la consistenza del customer journey sarebbero messe a rischio. Come settore, sarà importante fare uno sforzo collettivo per mantenere la ricchezza di strumenti che abbiamo costruito negli anni.

Inoltre, per i brand che investono in pubblicità, l’esigenza di individuare e comunicare a un particolare segmento di pubblico, rimane. Se in determinati ambienti si esclude la possibilità di riconoscere un utente, il rischio è che si torni solamente a lavorare nella direzione di un acquisto contestuale, come succedeva prima che lo sviluppo tecnologico e strategico degli ultimi anni permettessero il targeting puntuale. A soffrire particolarmente sarà la parte medio-bassa del funnel, dove il remarketing e un’attenta segmentazione sono essenziali.

Infine, considerando che anche il fingerprinting è influenzato in maniera importante dalle novità di Chrome, trovare un sistema di tracciamento e targetizzazione alternativo, che vada oltre al cookie e lo sostituisca, diventa ancora più fondamentale. Specialmente se vogliamo continuare a lavorare con il riconoscimento cross-device, che di molte strategie è diventato una colonna portante.

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

Indipendentemente dal browser, cambiamenti simili impatteranno in maniera analoga. È chiaro che più dominante è la posizione di mercato del browser, più l’impatto sarà profondo. C’è la possibilità che, nel caso non si riuscisse ad aprire un varco nel muro del walled garden in tempi ragionevoli, si possa verificare una metamorfosi del modo in cui pensiamo e viviamo il Programmatic e il Digitale come un sistema di diverse soluzioni integrate che parlano e interagiscono l’una con l’altra.

Tutta la strategia pubblicitaria, basata sulla pianificazione puntuale, potrebbe uscirne modificata. Il cookie di prima parte, che in questa ottica diventa ancora più importante e fondamentale nella personalizzazione dell’esperienza dell’utente, potrebbe diventare l’unico fulcro degli investimenti. Nel momento in cui il riconoscimento dell’utente può essere fatto solo da cookie di prima parte, questo andrà ad attrarre in maniera gravitazionale budget in parti precise del funnel: quella alta in caso di dato first-party di un editore, quella bassa e in fase di retargeting nel caso di un marchio. Conseguenza diretta di un cambiamento di strategia ed esecuzione è l’impatto sul buying, che dovrà adattarsi a nuove dinamiche. Non solo, dovremo cercare anche nuove modalità di misurazione, visto che gli strumenti utilizzati oggi si basano su elementi di tecnologia terzi che non saranno più conformi una volta entrate in vigore le nuove restrizioni.

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Limitazioni al tracking su Chrome, Calzolari (Turbo): «Trasparenza e chiarezza verranno premiate»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a Claudio Calzolari, CEO di Turbo, cosa ne pensa.

Claudio, a tuo parere quali potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato adv?

«Il mercato data-driven sta procedendo da tempo verso una direzione che vada sempre più verso il rispetto della privacy. Ha aumentato la consapevolezza e l’attenzione degli utenti verso le informazioni condivise con le aziende che effettuano attività di tracciamento e profilazione. Già con l’entrata in vigore del GDPR e l’adozione delle Consent Management Platform, è stato fatto un primo grosso passo in avanti. L’integrazione direttamente nel browser di questo tipo di opzione, migliora la capacità degli utenti di effettuare le proprie scelte, semplificandone le modalità. Google, con questa decisione, segue il processo di maturazione della gestione dei cookie già attivato da altre realtà. Vedremo come gli utenti si muoveranno; io credo che la trasparenza e la chiarezza verranno premiate. Un messaggio adv mirato è comunque preferibile ed interessante da ricevere, rispetto ad uno più generico e non in linea con i propri interessi».

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

«L’adozione di nuove tipologie di dati, con una più forte integrazione tra agenzie e cliente, porterà sicuramente il mercato ad utilizzare dati ed identificativi di prima parte che consentano di avere non solo più informazioni efficaci, ma anche di maggiore tutela nel rapporto tra le Brand e l’utente finale. Il dato di proprietà delle aziende assumerà sempre più valore».

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Targeting su Chrome, Varriale (Havas Media Group): «Ci sarà un periodo di assestamento»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a Mario Varriale, Head of Product di Havas Media Group, cosa ne pensa.

Mario, quali pensi che potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato adv?

«Google ha ormai da tempo intrapreso una strategia per la concentrazione degli investimenti sul proprio ecosistema (la cosiddetta “Media consolidation”), partendo come ha sempre fatto, dall’offrire un vantaggio agli utenti finali. Una mossa che ne aumenta la forza e la posizione dominante e che potrebbe avere due conseguenze: la prima a livello regolatorio (antitrust Europeo) e la seconda a livello di mercato (indipendent publisher alliances che possano garantire un ambiente safe e cookie-less gestendo un ID condiviso). Havas Media, in quanto agenzia certificata Google Marketing Platform, è pronta ai diversi scenari sul campo».

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

«Come è stato per l’introduzione della Coalition for Better Ads ci sarà un momento di assestamento tra gli attori della filiera a cui seguirà un periodo di consolidamento delle attività e un maggiore focus sugli investimenti attraverso l’utilizzo di nuove soluzioni. I nostri investimenti nel mondo data & tech ed in particolare DBi (la unit di Business Data Intelligence de Gruppo Havas) ci consentono di essere allineati ai movimenti di convergenza che stiamo vivendo oggi tra i mondi MarTech e AdTech e ciò ci permette di cogliere le opportunità offerte anche da quello che appare oggi come una restrizione delle possibilità di planning».

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Google: tra cookie e fingerprinting, Chrome sarà più attento alla privacy. Le novità annunciate all’I/O

Quello che qualche mese fa era stato riportato come indiscrezione, diventerà presto realtà: Google porrà dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Nel corso della prima giornata del suo evento annuale I/O martedì 7 maggio (qui alcune novità pubblicitarie annunciate nella seconda giornata, dedicate agli sviluppatori di app), Big G ha fatto il punto su una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi.

In particolare, Chrome renderà più facile per gli utenti bloccare o cancellare i cookie di terze parti, senza perdere le informazioni di login. Questa possibilità era già contemplata in passato sul programma di navigazione, ma non funzionava perfettamente, e spesso gli utenti che cancellavano i cookie si trovavano a perdere anche alcune informazioni di login. La funzione verrà nei prossimi mesi migliorata in quanto Chrome chiederà a tutti i proprietari di siti di classificare i loro cookie come di prima o di terza parte, rendendo così più semplice per gli utenti selezionarli ed eventualmente bloccarli o cancellarli.

Una volta che queste nuove policy saranno implementate, ha spiegato Ben Galbraith, senior director di Chrome, tutti i cookie di un sito saranno classificati di default come di prima parte, il che vorrà dire che saranno leggibili solo dal proprietario del sito (e tra questi ci saranno anche le informazioni di login). Per attivare il tracciamento cross-site e trasferire i dati ad altri partner, i siti dovranno riclassificare alcuni di questi cookie come di terza parte, e segnalare in questo modo a Chrome che vengono utilizzati per il tracciamento.

L’altra novità sul tema privacy coinvolge il cosiddetto fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli normalmente utilizzati per ottimizzare la visualizzazione delle pagine nel browser – come lingua, sistema operativo e indirizzo IP – per identificare invece in maniera più approfondita un utente. Questo processo verrà presto reso più difficile da attuare: le aziende dovranno infatti dimostrare di avere dei motivi legittimi per raccogliere questo tipo di informazioni. La funzione sarà impostata di default, a differenza dei nuovi controlli sui cookie, che saranno invece attivabili dall’utente a sua discrezione.

Con queste novità, anche Google adatta le politiche del proprio browser a una maggiore attenzione alla data privacy: un tema, questo, che solo la scorsa settimana era stato anche una delle parole chiave dell’F8 di Facebook e su cui già da tempo gli altri due principali browser, Safari e Firefox, si erano mossi con una serie di limitazioni al tracciamento pubblicitario volte ad aumentare la protezione dei dati personali degli utenti.

Non solo privacy, ma anche trasparenza. Google infatti ha anche annunciato il lancio nei prossimi mesi di un’estensione di Chrome, che consentirà agli utenti di avere informazioni su come la pubblicità viene personalizzata per loro: attraverso lo strumento si potrà sapere, ad esempio, quali società sono coinvolte nell’erogazione degli annunci targettizzati (inclusi operatori di ad tech, inserzionisti, player di tracciamento ed editori) e le informazioni che vengono utilizzate per il targeting. L’estensione sarà operativa su tutte le property di Google e sui siti degli editori partner, ma ad essa potranno partecipare anche altre società esterne attraverso una API di prossima realizzazione.

Al di là del tema Chrome, nel corso della prima giornata di I/O Google ha fatto il punto su un’ampia gamma di novità relative alle sue property digitali e fisiche, tra cui il lancio di Pixel 3a, il primo telefono di fascia media di Google; il concetto di “helpful home” e il rebranding Google Nest; e le ultime novità in materia di sicurezza, dalla gestione dei propri dati personali in un clic, alla navigazione in incognito nelle app, dalle novità in Android Q al federated learning e alle soluzioni di privacy differenziale.

Anche l’Italia ha avuto la sua menzione d’onore a Mountain View: in linea la volontà di Google di puntare sempre di più sul suo Assistente Vocale, è stata mostrata la demo dell’esperienza innovativa di integrazione tra il sito web di GialloZafferano e il Google Assistant, come una delle best practice per la strategia voice. In pratica da aprile GialloZafferano, tra i primi al mondo, è diventato “parlante” sugli smartphone Android tramite l’apposito bottone che avvia la preparazione guidata della ricetta permettendo di cucinare “hands-free”.

Google valuta future limitazioni al tracking pubblicitario su Chrome

In risposta ai crescenti timori dell’opinione pubblica in tema di privacy dei dati, Google starebbe valutando alcuni cambiamenti nei propri strumenti per i consumatori e per i brand. Secondo AdWeek, che riporta l’indiscrezione, si tratterebbe di modifiche che potenzialmente potrebbero avere importanti implicazioni alla lunga nel modo in cui le property online vengono monetizzate.

Secondo la testata americana, in questi ultimi mesi sarebbero stati creati una serie di gruppi di lavoro all’interno della società, incaricati di esplorare possibili evoluzioni del browser Chrome e della Google Marketing Platform. In particolare, alcune di queste squadre si starebbero preoccupando di rispondere alle preoccupazioni degli utenti sul tema della privacy dei dati personali, cresciute esponenzialmente dopo lo scandalo di Cambridge Analytica dello scorso anno.

Le discussioni starebbero tenendo conto anche delle recenti mosse di vari browser su questo tema, con Apple, Mozilla e Brave che hanno recentemente avviato delle limitazioni al tracciamento pubblicitario da parte di operatori terzi. Sembrerebbe che all’interno di Google si stia diffondendo l’intenzione di attuare simili mosse anche su Chrome.

Nessuna decisione sarebbe ancora stata presa, ma fonti vicine ai fatti hanno rivelato che è molto probabile che gli attuali dibattiti a Mountain View porteranno ad importanti cambiamenti in Chrome, con conseguenti effetti sul modo in cui i fornitori ad tech operano all’interno del browser (considerando che il browser di Google ha una quota di mercato del 63%).

Ancora è tutto a livello di discussioni interne, ma sono già iniziate le speculazioni sul genere di limitazioni che saranno proposte: alcuni pensano che qualche novità potrebbe arrivare a fine anno, altri si spingono a ipotizzare che gli aggiornamenti delle policy potrebbero essere tanto drastici quanto l’Intelligent Tracking Prevention di Safari.

Nonostante le preoccupazioni sulla privacy, i brand continuano a investire sui dati terzi

Dati, pubblicità “rewarded” e ad blocker: ecco i temi della nostra rassegna di oggi.

Nonostante le preoccupazioni sulla privacy, le aziende continuano a investire sui dati di terza parte

Le nuove normative sulla privacy hanno influito sulla spesa delle aziende in dati di terza parte? A quanto pare, non più di tanto, anzi. E’ quanto rivela una ricerca condotta sul mercato americano, secondo cui i marketer investiranno quest’anno ben 19,2 miliardi di dollari su dati terzi e sulle tecnologie e soluzioni per gestirli, processarli e analizzarli: una cifra in aumento del 17,5% anno su anno. Sui dati, la spesa è aumentata dai 10,1 miliardi dell’anno scorso agli 11,9 di quest’anno, segnando un +17,7%; sulle tecnologie, invece, si è passati dai 6,1 miliardi del 2017 ai 7,2 miliardi del 2018, in aumento del 17,2%. Leggi di più su AdExchanger.

Google, online la nuova versione di Chrome capace di bloccare gli annunci

Da questa settimana la pubblicità invasiva avrà vita più difficile su Chrome. Google ha infatti rilasciato la nuova versione del suo browser, la numero 71, che tra le varie novità, presenta la possibilità di individuare siti con pubblicità ingannevole o aggressiva, e bloccare i loro annunci. Chrome metterà questi siti in blacklist e, 30 giorni dopo aver inviato loro una notifica di avvertimento, non mostrerà più i loro annunci pubblicitari agli utenti, anche se erogati dalla piattaforma di Google. Gli utenti potranno, se lo vorranno, disabilitare la funzione. Leggi di più su Marketing Land.

Pubblicità “rewarded”, arriva un manuale d’uso

IAB ha realizzato un manuale dedicato a brand e agenzie che vogliono comprendere e utilizzare la pubblicità “rewarded”, ossia quella tipologia di annunci che offre qualcosa (come coupon o promozioni) in cambio della visualizzazione. Una forma di pubblicità che per lungo tempo è stata popolare soprattutto tra le app di gaming, ma che adesso si sta rapidamente espandendo anche ai software musicali, ai contenuti testuali e ai video OTT. Il documento offre una definizione di pubblicità “rewarded” e una serie di best practice, e sarà seguito il prossimo anno da uno studio volto ad esaminare in maniera esaustiva l’utilizzo e l’efficacia di questo formato. Leggi di più su MediaPost.

Google Chrome, rimandato il blocco degli spot in autoplay con audio acceso

Mentre il mercato dei podcast cresce, Google Chrome e Facebook annunciano delle novità. Ne parliamo nella nostra rassegna di oggi.

Google Chrome, rimandato a ottobre il blocco degli spot in autoplay con audio acceso

Google Chrome fa una parziale marcia indietro sul blocco degli spot in autoplay. Qualche tempo fa, Big G aveva annunciato che la nuova versione del suo browser avrebbe previsto il blocco automatico degli annunci video in auto-play e con audio attivato. La mossa, però, aveva creato non pochi problemi agli sviluppatori di app e giochi, un gran numero dei quali aveva riscontrato problemi nel funzionamento dei propri software. Il blocco, pensato per gli spot che partivano automaticamente all’apertura di una pagina web, fermava infatti anche notifiche audio e altro genere di avvisi delle app. Da qui la decisione di Google di prendere tempo, e rimandare l’attivazione del filtro a ottobre con l’uscita del nuovo Chrome 70. Leggi di più su MediaPost.

Facebook espande le sue opzioni di analytics

Facebook ha annunciato un’espansione delle sue opzioni di reportistica. Gli inserzionisti avranno ora accesso a una versione aggiornata della piattaforma Ads Reporting che include una nuova funzione drag-and-drop per la personalizzazione delle misurazioni intorno alle metriche che essi reputano centrali. Sarà possibile valutare quali caratteristiche creative di un annuncio, come testo, slogan, immagine, call to action o altro, hanno performato meglio. Il lancio della piattaforma avverrà nel corso del prossimo mese. Leggi di più su Marketing Land

Podcast, un mercato che cresce

Il mercato dei podcast gode di ottima salute, e sta attirando sempre più a sè l’attenzione delle grandi piattaforme audio. Secondo uno studio di Edison Research, negli USA il 26% delle persone ascolta podcast ogni mese, e IAB US prevede che gli investimenti pubblicitari su questo canale cresceranno dell’85% quest’anno, arrivando a 220 milioni di dollari. Tuttavia, gli sviluppi tecnologici – sia da un punto di vista “editoriale” che pubblicitario – sono ancora lenti: per molti utenti è difficile trovare nuovi contenuti da ascoltare, e da un punto di vista adv mancano ancora strumenti per misurazioni approfondite, oltre alla possibilità di acquistare spazi in programmatic tramite aste. Leggi di più su AdExchanger.

Sizmek illustra i piani di sviluppo in Italia per il 2018

Con il 2017 si è conclusa la fase di integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel, che ha portato alla nascita di un unico team di trenta specialisti altamente qualificati guidato da Enrico Quaroni, Managing Director per l’Italia di Sizmek, e con sede a Milano.

Il 2018 apre le porte a grandi opportunità per l’azienda, riporta la nota, che prevede di crescere in Italia puntando sui tre argomenti chiave che domineranno le conversazioni di quest’anno: l’integrazione delle soluzioni, il GDPR e le novità di Chrome e Safari relativamente al blocco della pubblicità.

La crescente integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel

Marketer e agenzie chiedono sempre più di poter accedere a tutti i dati sulle proprie campagne da un’unica piattaforma. La fusione tra Sizmek e Rocket Fuel ha dato vita alla più grande piattaforma buy-side indipendente al mondo, caratterizzata dalla capacità di raccogliere e analizzare tutti i dati relativi all’intero piano media per aiutare marchi e marketer a creare pubblicità altamente personalizzate e raggiungere il giusto utente nel momento migliore.

L’obiettivo è che da un unico pannello di controllo sia possibile ottenere tutte le informazioni necessarie su:

  • Performance delle campagne su tutti i canali, per capire quali attività siano più performanti;
  • Consumatori, per ottenere una profonda conoscenza della propria audience e consegnare il giusto messaggio a ogni utente;
  • Contesto, per raggiungere le persone nel momento in cui visitano siti che trattano temi rilevanti per il brand e sono più ricettive verso il suo messaggio;
  • Creatività, grazie all’ad server è possibile conoscere nel dettaglio quali creatività ottengano migliori risultati, per creare esperienze personalizzate più coinvolgenti;
  • Costi delle campagne, frequenza, conversion, visibilità e frodi per gestire nel modo migliore la pubblicazione di pubblicità attraverso DSP e publisher diversi.

Sizmek è già conforma alla GDPR

Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento della Commissione Europea per la protezione dei dati personali degli utenti. Tutte le aziende che gestiscono i dati di cittadini dell’Unione Europea dovranno rispettare le norme relative alla raccolta e al trattamento delle informazioni personali degli utenti. Il mancato adempimento agli obblighi comporterà multe salate per le aziende.

Sizmek garantisce ai propri clienti di essere già conforme al regolamento e che i dati trattati sulla propria piattaforma verranno gestiti a norma di legge. Agenzie e marketer non dovranno quindi preoccuparsi di dover rilasciare garanzie relativamente al trattamento e alla protezione dei dati gestiti tramite le soluzioni di Sizmek.

In particolare, per quanto riguarda il settore pubblicitario, il GDPR introduce una chiara distinzione tra informazioni a carattere personale, che identificano chiaramente gli utenti, e categorie di dati meno personali comunemente usati come pseudonimi e utilizzati dalle aziende per proteggere la vera identità delle persone, come ID, cookie o indirizzi IP. Le soluzioni di Sizmek non dovranno subire aggiornamenti, in quanto già si limitano a raccogliere informazioni anonimizzate relativamente al customer journey degli utenti.

Aggiornamento ad blocking di Chrome e Safari

L’aggiornamento del browser Chrome previsto per il 15 febbraio introdurrà funzionalità per il blocco delle pubblicità ritenute fastidiose dagli utenti (leggi qui l’intervista a Scott Spencer di Google sull’argomento). Questa misura è stata presa in seguito alla pubblicazione da parte della Coalition of Better Ads dell’Initial Better Ads Standard che identifica le pubblicità invadenti e indesiderate. L’aggiornamento non richiederà alcuna modifica delle impostazioni dell’ad server di Sizmek, poiché l’azienda si è sempre impegnata nell’innovazione creativa per consegnare pubblicità rilevanti e interessanti agli utenti.

Inoltre, gli aggiornamenti iOS 11 e macOS 10.13 hanno introdotto per gli utenti Safari l’Intelligent Tracking Prevention (ITP) per limitare le attività di tracciamento, proteggere la privacy degli utenti e migliorare la loro esperienza sul web. Gli aggiornamenti limitano la possibilità per le aziende di verificare e aggiornare i cookie di prima parte quando non si trovano direttamente sul sito aziendale. In altre parole, impediscono di accedere ai cookie di prima parte in un contesto di terza parte. Tuttavia, entrambi gli aggiornamenti non avranno conseguenze sull’utilizzo dell’ad server e della DSP di Sizmek, dato che entrambe le piattaforme non fanno uso di cookies di prima parte.

«Sizmek aggiorna costantemente le proprie soluzione per rimanere sempre al passo con i tempi. Dalla protezione delle informazioni personali alla creazione di pubblicità piacevoli e non intrusive, ci impegniamo per garantire agli utenti le migliori esperienze possibili, assicurando ai nostri clienti i migliori risultati per le loro campagne, possibili solo inviando il messaggio corretto alla persona giusta nel momento più adatto», ha commentato Quaroni.

Il 15 febbraio al via il filtro anti-adv di Chrome. Il mercato è pronto?

Si avvicina una data che il mercato dell’advertising digitale attende con trepidazione. E’ il 15 febbraio, giorno in cui entrerà in vigore sul browser Chrome un filtro anti-pubblicità che andrà a bloccare le inserzioni considerate troppo invasive.

Ad essere bloccati dal filtro non saranno tutti gli annunci, ma solamente quelli che non rispettano gli standard della Coalition for Better Ads, consorzio di cui Google fa parte insieme ad altre grandi società e che ha fissato delle linee guida su come le aziende possano migliorare gli annunci per renderli non invasivi per gli utenti. Tra i formati segnalati ci sarabbero gli interstitial a pagina intera, i pop-up, gli annunci che riproducono automaticamente video con audio attivo o quelli che coprono parzialmente i contenuti.

Quale sarà la portata dell’entrata in vigore di questo ad blocker è difficile stabilirlo. Adblock Plus – uno tra i più diffusi software in grado di “bloccare” gli annunci pubblicitari su internet -, ha recentemente effettuato un test su 55 differenti tipi di annunci desktop, mettendo a paragone quelli che filtrerebbe Chrome, in quanto non aderenti ai criteri della Coalition for Better Ads, a quelli che filtrerebbe la sua app. I primi sarebbero solamente nove, a fronte di ben 51 bloccati da Adblock Plus.

Ma indipendentemente da quello che prospetta Adblock Plus, la industry rimane in fermento. E già alcuni editori si stanno muovendo per “ripulire” la propria inventory dai formati più invasivi. Come System24, che a partire da febbraio si doterà di una nuova politica commerciale digitale all’insegna della qualità, che tenga conto anche dell’eventuale sovraffollamento pubblicitario delle pagine e di possibili formati disturbanti per i lettori.

Intanto, per cercare di fare un po’ di chiarezza, IAB Italia ha organizzato l’1 febbraio a Milano un incontro gratuito in collaborazione con IAB Europe sui temi della Coalition for Better Ads. L’incontro, che si propone di aggiornare le parti interessate dell’ecosistema digitale sulle novità, gli sviluppi e le implicazioni pratiche che le decisioni prese all’interno della Coalition avranno a livello globale e sul nostro mercato, vedrà tra i suoi partecipanti anche i principali owner di browser.