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Chrome, secondo ANA e 4A il blocco dei cookie terzi rischia di “soffocare l’industria”

A pochi giorni della decisione di Google di dismettere i cookie di terze parti su Chrome, giunge la preoccupata reazione dell’Association of National Advertisers e dell’American Association of Advertising Agencies.

In un comunicato stampa congiunto, Dan Jaffe e Dick O’Brien, rispettivamente Vice Presidenti Esecutivi di ANA e 4A, hanno osservato che “la decisione di Google di bloccare i cookie di terze parti su Chrome potrebbe avere gravi impatti competitivi per il business digitale, i servizi ai consumatori e l’innovazione tecnologica. Essa minaccia di danneggiare sostanzialmente una buona parte dell’infrastruttura dell’internet di oggi senza fornire alternativa attuabili, e potrebbe bloccare l’ossigeno economico proveniente dalla pubblicità, di cui startup e società emergenti hanno bisogno per sopravvivere”.

Con una quota di mercato che supera il 60%, Chrome domina il settore dei browser a livello globale. Non stupisce quindi che la mossa di Google abbia destato diversi perplessità nell’industria circa il futuro del tracciamento cross-sito, dell’ad-serving e soprattutto delle attività di retargeting.

“Siamo profondamenti delusi dal fatto che Google abbia comunicato un cambiamento di tale portata senza previe consultazioni con gli operatori delle industrie del digitale e della pubblicità. Intendiamo lavorare con i portatori di interesse e i decisori politici per assicurarci che siano disponibili alternative efficaci e competitive prima che la modifica abbia effetto totale. Collaboreremo con Google per raggiungere questo obiettivo, così da poter assicurare che il mercato della pubblicità digitale continui ad essere competitivo ed efficiente. Nel frattempo, sollecitiamo Google a impegnarsi pubblicamente e rapidamente a non imporre questa moratoria sui cookie di terza parte finché non siano disponibili alternative efficaci e significative”, si legge nella nota di ANA e 4A.

Google dismetterà i cookie di terze parti su Chrome entro due anni

È ufficiale: Google dismetterà i cookie di terze parti su Chrome entro due anni. Lo ha comunicato Big G con un blog post firmato da Justin Schuh, director of Chrome engineering.

Entro questo lasso di tempo, Google si augura di individuare, con l’aiuto di editori, società pubblicitarie e altri fornitori di browser, un nuovo set di standard per il tracciamento degli utenti, aperto e più orientato alla privacy. Che potrebbe essere Privacy Sandbox, una API di Google lanciata ad agosto e volta ad aumentare la protezione della privacy dell’utente senza stravolgere le logiche del programmatic che contribuiscono ai ricavi degli editori.

Privacy Sandbox consente di effettuare il tracciamento degli utenti all’interno del browser senza la condivisione di dati individuali sugli utenti. In questi mesi è stato sottoposto al vaglio della industry, e adesso, sulla base dei commenti degli operatori, Google è “fiduciosa che con continui aggiornamenti e feedback, meccanismi aperti e amici della privacy come Privacy Sandbox possano essere le basi per un internet in salute e supportato da pubblicità, in un modo che renderà i cookie di terze parti obsoleti”.

Una volta appurato che questi nuovi approcci riescano a rispondere alle esigenze di tutti – aziende, editori e utenti – e messe a punto le soluzioni più idonee “contiamo di eliminare progressivamente il supporto ai cookie terzi su Chrome. La nostra intenzione è di farlo entro due anni”.

Google, in particolare, conta di iniziare il collaudo della nuova soluzione entro la fine di quest’anno, prima mettendo a punto la parte di misurazione delle conversioni, e poi quella della personalizzazione (due tra i principali attuali usi dei cookie).

Sul blog post, la società ha inoltre ricordato come un blocco tout-court dei cookie terzi non è auspicabile senza aver prima individuato una valida alternativa a quello che questi strumenti consentono di fare. Il risultato infatti, che già in alcuni casi si sta riscontrando, è l’adozione di pratiche alternative come il fingerprinting, che Google definisce un “espediente invasivo per rimpiazzare i cookie”. Già altri browser, come Safari di Apple e Firefox di Mozilla, si sono mossi per bloccare l’uso di cookie esterni per tracking e misurazioni.

Come fa notare AdExchanger, il blocco dei cookie terzi avrà effetti diretti sul funzionamento delle soluzioni di acquisto di Google sul mercato aperto. Google Display Network, ad esempio, sfrutta i cookie terzi per erogare annunci in base al comportamento di navigazione dell’utente, ed evidentemente dovrà presto passare alla API Privacy Sandbox. La novità non dovrebbe comunque avere effetto su gran parte della pubblicità erogata su Google.com e YouTube, su cui invece vengono utilizzati cookie proprietari. A differenza dei cookie proprietari, che vengono rilasciati dal sito che un utente visita, i cookie terzi sono rilasciati da domini diversi (tra cui le piattaforme pubblicitarie).

Google, in arrivo da febbraio limiti all’uso dei cookie su Chrome

Chi utilizza cookie di terze parti per fare targeting su Chrome deve segnarsi questa data: il 4 febbraio 2020.

Quel giorno, infatti, Google renderà disponibile sul mercato Chrome 80, una nuova versione del suo browser che limiterà cospicuamente la condivisione di cookie tra vari siti. In particolare Chrome impedirà l’invio di cookie di terze parti nelle richieste cross-site, a meno che i cookie non siano sicuri ed etichettati utilizzando uno standard di internet chiamato SameSite.

Queste limitazioni non sono una novità per Google. La società le aveva annunciate già al suo I/O qualche mese fa, ma adesso emergono nuovi particolari sul loro funzionamento e la data della loro entrata in vigore.

Secondo quanto spiega AdExchanger, i cookie che non sono etichettati secondo lo standard SameSite cesseranno di funzionare su Chrome, e tutti i dati da cookie generati prima dell’etichettatura non saranno più accessibili.

Cosa bisogna fare?

Per etichettare in maniera appropriata i propri cookie, gli sviluppatori dei siti dovranno fissare gli attributi dei cookie SameSite su Chrome scegliendo una di queste opzioni: “strict”, “lax” e “none”.

L’opzione Strict non consentirà alcuna condivisione del cookie tra siti: questo significa che il cookie non funzionerà in nessun altro luogo al di là del dominio su cui è stato posto. L’opzione Lax consentirà invece di condividere i cookie tra i domini in possesso dello stesso editore. L’opzione None, infine, consentirà la piena condivisione di cookie di terze parti, a patto che siano sicuri.

Attualmente l’opzione fissata di default su Chrome è None, ma da febbraio diventerà Lax. Per chi, prima di allora, modificherà l’impostazione SameSite su None, non cambierà nulla per il momento. Tuttavia, scrive AdExchanger, una volta raccolte le etichettature di tutti i cookie, il prossimo step di Google potrebbe essere quello di creare uno strumento per la privacy che permetta agli utenti di spegnere tutti i tracciamenti tramite cookie terzi senza cancellare i cookie funzionali come le password salvate.

Ed in effetti, l’ipotesi che Google stia lavorando a uno strumento di questo genere non è così remota. Su Canary, la versione per sviluppatori di Chrome su cui Google testa nuove funzioni, c’è anche una nuova feature chiamata “Block third-party cookies” che, se accesa, disabilita la possibilità di utilizzare la navigazione tra vari siti come strumento per personalizzare la pubblicità. Ma per ora non si sa se e quando Google renderà questa opzione disponibile per gli utenti.

L’ad blocker di Chrome l’8 luglio diventerà globale

Si avvicina la data in cui il filtro anti-pubblicità intrusiva di Chrome entrerà in vigore a livello globale.

Annunciato inizialmente alla fine del 2017, l'”ad blocker” di Google è stato concepito con l’idea di invitare gli editori ad adottare gli standard di pubblicità non intrusiva stabiliti dalla Coalition for Better Ads. Avviato a febbraio 2018 in Europa e negli Stati Uniti, dall’8 luglio la sua portata verrà estesa a tutto il mondo.

Considerato che Chrome ha attualmente una quota di mercato del 64% a livello mondo tra i browser, la novità potrebbe avere un significativo impatto sul mercato pubblicitario digitale. La gran parte dei siti europei e nordamericani ha passato il test dei Better Ad Standards, e l’ad blocker in queste regioni ha avuto una minima influenza su utenti e ricavi pubblicitari dei publisher. Tuttavia, la cosa potrebbe essere diversa in altre parti del mondo come l’Asia, in cui l’utilizzo degli ad blocker è particolarmente alto, e dunque i formati potrebbero essere mediamente più “invasivi” di quelli dei mercati in cui la funzione è già attiva.

Come funziona l’ad blocker di Chrome

Testando l’opinione di oltre 25 mila utenti su 55 formati pubblicitari desktop e 49 annunci mobile, la Coalition For Better Ads ha identificato 12 formati (quattro per desktop e otto per mobile) che ricadono al di sotto della “soglia di accettabilità” dei consumatori. Eccoli nello schema di seguito.

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Chrome scansionerà la pagine web visualizzate sul browser per verificare la conformità degli annunci e, a quel punto, i siti che erogano ripetutamente annunci intrusivi avranno un “periodo di grazia” di trenta giorni per adeguare i formati e richiedere un’ulteriore revisione, dopodiché il browser cesserà di mostrare le creatività.

Le campagne rimarranno bloccate fino a che il sito incriminato non supererà un’ulteriore, successiva revisione. Nel frattempo, gli utenti vedranno sui loro schermi un messaggio che spiegherà loro che gli annunci sono stati bloccati, e offrirà loro la possibilità di disabilitare il blocco.

Chrome, nuovi cambiamenti in vista sul fronte privacy

Google ha annunciato due novità rivolte agli sviluppatori di estensioni su Chrome e volte a proteggere la privacy degli utenti.

Innanzitutto, i developer potranno richiedere accesso esclusivamente ai dati di cui hanno bisogno per implementare i loro servizi. Fino ad ora solo un suggerimento, questa novità diventerà presto uno specifico obbligo per tutte le estensioni. Nel caso in cui più di un permesso possa essere utilizzato per implementare un servizio, gli sviluppatori dovranno usare quello che darà accesso alla minor quantità di dati.

La seconda novità sta invece nel fatto che a un maggior numero di estensioni verrà richiesto di pubblicare le loro politiche sulla privacy: tra queste, ci saranno anche i programmi che gestiscono comunicazioni personali e contenuti forniti dagli utenti. Prima, l’obbligo era limitato solo ai software che gestivano dati personali o sensibili. Le varie estensioni dovranno poi essere trasparenti in come gestiscono i dati degli utenti, fornendo informazioni sulla raccolta, l’utilizzo e la condivisioni di tali dati.

Le novità saranno attive da questa estate, come specifica Google in un blog post: “Annunciamo questi cambiamenti in anticipo rispetto al lancio ufficiale della nuova policy quest’estate, per fornire agli sviluppatori il tempo di assicurarsi che le loro estensioni siano conformi”.

Il tutto è parte del Project Strobe di Google, un impegno che Big G ha lanciato lo scorso anno per riconsiderare il modo in cui gli sviluppatori esterni accedono ai dati degli utenti contenuti negli account Google e nei dispositivi Android.

Google e le novità di Chrome sull’uso dei cookie. Cosa ne pensano gli operatori

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a tre operatori del mercato cosa ne pensano. Ecco cosa ci hanno risposto, nelle tre interviste di seguito.

Chrome e i cookie, Zaccarini (Publicis Media): «Necessari nuovi strumenti, anche per le misurazioni»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto ad Alessandro Zaccarini, Data Strategy Director di Publicis Media Italy, cosa ne pensa.

Alessandro, quali pensi che potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato pubblicitario?

Negli ultimi anni sia il mercato che l’utenza hanno dimostrato di gradire il trade-off tra l’esperienza personalizzata (tra cui la pubblicità) e lo sharing di informazioni con l’editore e l’investitore. Questo significa che, anche per il 60% degli utenti che oggi usa Chrome, il tracciamento non presenta un ostacolo etico. Questo irrigidimento delle condizioni di mercato rappresenta quindi un tema puramente strategico, tecnico e commerciale. Risposte sicure sull’evoluzione del mercato adv non ce ne sono; possiamo però individuare tre possibili conseguenze:

Innanzitutto, al momento c’è una fetta di mercato occupata e sostenuta da fornitori che, particolarmente attivi con servizi di Data, Measurement e Retargeting, per erogare il proprio servizio fanno affidamento su elementi di tecnologia che potrebbero non essere più disponibili in futuro. Questo significa restringere il campo di opzioni che agenzia media e clienti hanno a propria disposizione. Nel peggiore dei casi, si dovrà fare riferimento al solo dato di chi è anche proprietario del media. Se questo dovesse succedere, la personalizzazione dinamica dell’esperienza e la consistenza del customer journey sarebbero messe a rischio. Come settore, sarà importante fare uno sforzo collettivo per mantenere la ricchezza di strumenti che abbiamo costruito negli anni.

Inoltre, per i brand che investono in pubblicità, l’esigenza di individuare e comunicare a un particolare segmento di pubblico, rimane. Se in determinati ambienti si esclude la possibilità di riconoscere un utente, il rischio è che si torni solamente a lavorare nella direzione di un acquisto contestuale, come succedeva prima che lo sviluppo tecnologico e strategico degli ultimi anni permettessero il targeting puntuale. A soffrire particolarmente sarà la parte medio-bassa del funnel, dove il remarketing e un’attenta segmentazione sono essenziali.

Infine, considerando che anche il fingerprinting è influenzato in maniera importante dalle novità di Chrome, trovare un sistema di tracciamento e targetizzazione alternativo, che vada oltre al cookie e lo sostituisca, diventa ancora più fondamentale. Specialmente se vogliamo continuare a lavorare con il riconoscimento cross-device, che di molte strategie è diventato una colonna portante.

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

Indipendentemente dal browser, cambiamenti simili impatteranno in maniera analoga. È chiaro che più dominante è la posizione di mercato del browser, più l’impatto sarà profondo. C’è la possibilità che, nel caso non si riuscisse ad aprire un varco nel muro del walled garden in tempi ragionevoli, si possa verificare una metamorfosi del modo in cui pensiamo e viviamo il Programmatic e il Digitale come un sistema di diverse soluzioni integrate che parlano e interagiscono l’una con l’altra.

Tutta la strategia pubblicitaria, basata sulla pianificazione puntuale, potrebbe uscirne modificata. Il cookie di prima parte, che in questa ottica diventa ancora più importante e fondamentale nella personalizzazione dell’esperienza dell’utente, potrebbe diventare l’unico fulcro degli investimenti. Nel momento in cui il riconoscimento dell’utente può essere fatto solo da cookie di prima parte, questo andrà ad attrarre in maniera gravitazionale budget in parti precise del funnel: quella alta in caso di dato first-party di un editore, quella bassa e in fase di retargeting nel caso di un marchio. Conseguenza diretta di un cambiamento di strategia ed esecuzione è l’impatto sul buying, che dovrà adattarsi a nuove dinamiche. Non solo, dovremo cercare anche nuove modalità di misurazione, visto che gli strumenti utilizzati oggi si basano su elementi di tecnologia terzi che non saranno più conformi una volta entrate in vigore le nuove restrizioni.

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Limitazioni al tracking su Chrome, Calzolari (Turbo): «Trasparenza e chiarezza verranno premiate»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a Claudio Calzolari, CEO di Turbo, cosa ne pensa.

Claudio, a tuo parere quali potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato adv?

«Il mercato data-driven sta procedendo da tempo verso una direzione che vada sempre più verso il rispetto della privacy. Ha aumentato la consapevolezza e l’attenzione degli utenti verso le informazioni condivise con le aziende che effettuano attività di tracciamento e profilazione. Già con l’entrata in vigore del GDPR e l’adozione delle Consent Management Platform, è stato fatto un primo grosso passo in avanti. L’integrazione direttamente nel browser di questo tipo di opzione, migliora la capacità degli utenti di effettuare le proprie scelte, semplificandone le modalità. Google, con questa decisione, segue il processo di maturazione della gestione dei cookie già attivato da altre realtà. Vedremo come gli utenti si muoveranno; io credo che la trasparenza e la chiarezza verranno premiate. Un messaggio adv mirato è comunque preferibile ed interessante da ricevere, rispetto ad uno più generico e non in linea con i propri interessi».

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

«L’adozione di nuove tipologie di dati, con una più forte integrazione tra agenzie e cliente, porterà sicuramente il mercato ad utilizzare dati ed identificativi di prima parte che consentano di avere non solo più informazioni efficaci, ma anche di maggiore tutela nel rapporto tra le Brand e l’utente finale. Il dato di proprietà delle aziende assumerà sempre più valore».

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Targeting su Chrome, Varriale (Havas Media Group): «Ci sarà un periodo di assestamento»

Dopo le mosse intraprese da Apple e Mozilla sui rispettivi browser, il mercato attendeva con ansia di sapere se e come anche Google avrebbe imposto dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Gli operatori hanno ricevuto risposta in occasione del recente evento I/O, in cui Big G ha annunciato una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi. In particolare, sul browser diventerà più facile per gli utenti gestire i cookie, ed eventualmente bloccarli o cancellarli. Per le aziende, d’altro canto, diventerà più complicato attuare alcune pratiche come il fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli come lingua, sistema operativo e indirizzo IP per identificare in maniera più approfondita un utente.

Novità che naturalmente, considerando che Chrome è attualmente il browser più utilizzato da chi naviga su internet, potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato pubblicitario, in particolare sul targeting degli utenti. Abbiamo chiesto a Mario Varriale, Head of Product di Havas Media Group, cosa ne pensa.

Mario, quali pensi che potranno essere le conseguenze di questa mossa di Google sul mercato adv?

«Google ha ormai da tempo intrapreso una strategia per la concentrazione degli investimenti sul proprio ecosistema (la cosiddetta “Media consolidation”), partendo come ha sempre fatto, dall’offrire un vantaggio agli utenti finali. Una mossa che ne aumenta la forza e la posizione dominante e che potrebbe avere due conseguenze: la prima a livello regolatorio (antitrust Europeo) e la seconda a livello di mercato (indipendent publisher alliances che possano garantire un ambiente safe e cookie-less gestendo un ID condiviso). Havas Media, in quanto agenzia certificata Google Marketing Platform, è pronta ai diversi scenari sul campo».

Al di là dell’iniziativa di Google, quella di apporre restrizioni all’uso dei cookie è una mossa comune tra i browser. Come si adatterà il mercato a questo orientamento?

«Come è stato per l’introduzione della Coalition for Better Ads ci sarà un momento di assestamento tra gli attori della filiera a cui seguirà un periodo di consolidamento delle attività e un maggiore focus sugli investimenti attraverso l’utilizzo di nuove soluzioni. I nostri investimenti nel mondo data & tech ed in particolare DBi (la unit di Business Data Intelligence de Gruppo Havas) ci consentono di essere allineati ai movimenti di convergenza che stiamo vivendo oggi tra i mondi MarTech e AdTech e ciò ci permette di cogliere le opportunità offerte anche da quello che appare oggi come una restrizione delle possibilità di planning».

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Google: tra cookie e fingerprinting, Chrome sarà più attento alla privacy. Le novità annunciate all’I/O

Quello che qualche mese fa era stato riportato come indiscrezione, diventerà presto realtà: Google porrà dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Nel corso della prima giornata del suo evento annuale I/O martedì 7 maggio (qui alcune novità pubblicitarie annunciate nella seconda giornata, dedicate agli sviluppatori di app), Big G ha fatto il punto su una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi.

In particolare, Chrome renderà più facile per gli utenti bloccare o cancellare i cookie di terze parti, senza perdere le informazioni di login. Questa possibilità era già contemplata in passato sul programma di navigazione, ma non funzionava perfettamente, e spesso gli utenti che cancellavano i cookie si trovavano a perdere anche alcune informazioni di login. La funzione verrà nei prossimi mesi migliorata in quanto Chrome chiederà a tutti i proprietari di siti di classificare i loro cookie come di prima o di terza parte, rendendo così più semplice per gli utenti selezionarli ed eventualmente bloccarli o cancellarli.

Una volta che queste nuove policy saranno implementate, ha spiegato Ben Galbraith, senior director di Chrome, tutti i cookie di un sito saranno classificati di default come di prima parte, il che vorrà dire che saranno leggibili solo dal proprietario del sito (e tra questi ci saranno anche le informazioni di login). Per attivare il tracciamento cross-site e trasferire i dati ad altri partner, i siti dovranno riclassificare alcuni di questi cookie come di terza parte, e segnalare in questo modo a Chrome che vengono utilizzati per il tracciamento.

L’altra novità sul tema privacy coinvolge il cosiddetto fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli normalmente utilizzati per ottimizzare la visualizzazione delle pagine nel browser – come lingua, sistema operativo e indirizzo IP – per identificare invece in maniera più approfondita un utente. Questo processo verrà presto reso più difficile da attuare: le aziende dovranno infatti dimostrare di avere dei motivi legittimi per raccogliere questo tipo di informazioni. La funzione sarà impostata di default, a differenza dei nuovi controlli sui cookie, che saranno invece attivabili dall’utente a sua discrezione.

Con queste novità, anche Google adatta le politiche del proprio browser a una maggiore attenzione alla data privacy: un tema, questo, che solo la scorsa settimana era stato anche una delle parole chiave dell’F8 di Facebook e su cui già da tempo gli altri due principali browser, Safari e Firefox, si erano mossi con una serie di limitazioni al tracciamento pubblicitario volte ad aumentare la protezione dei dati personali degli utenti.

Non solo privacy, ma anche trasparenza. Google infatti ha anche annunciato il lancio nei prossimi mesi di un’estensione di Chrome, che consentirà agli utenti di avere informazioni su come la pubblicità viene personalizzata per loro: attraverso lo strumento si potrà sapere, ad esempio, quali società sono coinvolte nell’erogazione degli annunci targettizzati (inclusi operatori di ad tech, inserzionisti, player di tracciamento ed editori) e le informazioni che vengono utilizzate per il targeting. L’estensione sarà operativa su tutte le property di Google e sui siti degli editori partner, ma ad essa potranno partecipare anche altre società esterne attraverso una API di prossima realizzazione.

Al di là del tema Chrome, nel corso della prima giornata di I/O Google ha fatto il punto su un’ampia gamma di novità relative alle sue property digitali e fisiche, tra cui il lancio di Pixel 3a, il primo telefono di fascia media di Google; il concetto di “helpful home” e il rebranding Google Nest; e le ultime novità in materia di sicurezza, dalla gestione dei propri dati personali in un clic, alla navigazione in incognito nelle app, dalle novità in Android Q al federated learning e alle soluzioni di privacy differenziale.

Anche l’Italia ha avuto la sua menzione d’onore a Mountain View: in linea la volontà di Google di puntare sempre di più sul suo Assistente Vocale, è stata mostrata la demo dell’esperienza innovativa di integrazione tra il sito web di GialloZafferano e il Google Assistant, come una delle best practice per la strategia voice. In pratica da aprile GialloZafferano, tra i primi al mondo, è diventato “parlante” sugli smartphone Android tramite l’apposito bottone che avvia la preparazione guidata della ricetta permettendo di cucinare “hands-free”.

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