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Christina Lundari, Oath: «Cresciamo con l’integrazione delle property di Yahoo»

Il 2018 si apre all’insegna di un importante ampliamento dell’offerta per Oath. Il marchio di Verizon nato dall’integrazione di AOL e Yahoo, infatti, da questo mese vedrà il ritorno, all’interno del suo portafoglio, delle soluzioni pubblicitarie del network di Yahoo, tra cui la piattaforma di native advertising Gemini, la DSP Brightroll e il social network Tumblr, da inizio 2016 gestite da Mediamond.

Un’integrazione grazie alla quale Oath Italy sarà in grado di raggiungere con le sue property gestite in esclusiva – Yahoo, Microsoft e Vevo – un’audience superiore al 70% della popolazione italiana online, e che, anche per questo, si rivela di fondamentale importanza per la crescita della società, guidata nel nostro Paese dalla General Manager Christina Lundari.

«Il 2018 si apre per Oath con l’integrazione delle property di Yahoo – spiega a Programmatic Italia la stessa Lundari -. Il portafoglio di tecnologie e soluzioni che offriremo al mercato sarà più ampio e più variegato e la reach delle nostre property sulla popolazione online crescerà in modo molto importante. Tra le novità più rilevanti segnaliamo la piattaforma native, Gemini, un prodotto che in Italia ha già raccolto un grande consenso grazie alla sua notevole performance».

Ma nel 2018 di Oath ci sarà anche altro: «Stiamo continuando a lavorare su importanti partnership – prosegue la manager – che ci permetteranno di arricchire ulteriormente la nostra inventory pubblicitaria e di dati, con particolare attenzione a Video Activation, la piattaforma di video syndication lanciata durante l’ultimo semestre dello scorso anno».

La strategia di Oath sarà in ogni caso allineata a quella globale, con il video mobile advertising al cuore di ogni attività. Un settore in cui la società crede profondamente, reputandolo uno dei volani del mercato programmatico anche nel 2018. Alla domanda su che tipo di evoluzione si aspetta per il mondo ad tech quest’anno, Lundari ci ha infatti risposto: «In linea generale ci aspettiamo un’ulteriore crescita del Programmatic, soprattutto in ambito mobile e video».

La manager ha poi specificato quelli che secondo lei saranno (o meglio continueranno ad essere) i temi caldi dell’anno che è appena iniziato: «In continuità con quanto già osservato nel 2017 – ha affermato -, particolare attenzione sarà dedicata al controllo della brand safety e dell’ad fraud con l’adozione di soluzioni tecnologiche sempre più sofisticate. L’utilizzo dei dati ai fini del targeting sarà più intenso, includendo sempre più anche i dati CRM dei clienti».

Oath Italia utilizzerà i dati di Audiens; Lundari: «Al lavoro per integrarli nella nostra DMP»

Oath ha siglato un accordo con Audiens  che permetterà agli inserzionisti di pianificare campagne pubblicitariementi di audience attraverso le strategie di managed sales business e di programmatic self service della controllata di Verizon.

Grazie a questa collaborazione, Oath arricchisce la propria offerta italiana di data bidding, garantendo così alle aziende di pianificare campagne online mirate su specifici segmenti di pubblico.

«Gli investitori pubblicitari mostrano un crescente bisogno di dati di qualità per essere certi di poter fare comunicazioni mirate ed evitare qualsiasi dispersione di budget pubblicitari. L’accordo siglato con Audiens, il primo stipulato con un data provider, va proprio nella direzione di un approccio data-driven, aperto e flessibile, che prevede l’unione di tecnologie performanti a una grande disponibilità di dati per essere al fianco dei nostri clienti nell’ideazione di campagne digitali di successo. Di Audiens abbiamo apprezzato la voglia di collaborare a un progetto comune e la grande ambizione di crescita in termini di acquisizione di informazioni relative al consumatore», sottolinea Christina Lundari, General Manager di Oath Italia, «I nostri ingegneri stanno lavorando per integrare i dati di Audiens all’interno della DMP di Oath, che serviranno ad abilitare una migliore targettizzazione per tutte le campagne gestite sia tramite Insertion Order, sia programmaticamente attraverso Brightroll, la demand-side platoform che Yahoo ha portato in eredità nella nuova realtà di Oath. Tutte le campagne video, display e native potranno essere pianificate con l’utilizzo di questi dati che oggi garantiscono ottimi risultati in termini di KPI legati alle variabili socio-demo classiche e domani potranno riguardare invece anche i comportamenti di acquisto grazie all’espansione di Audiens in quest’area».

L’accordo, si legge nella nota, è in piena armonia con la strategia globale della società , che – grazie alla combinazione di contenuti di qualità, dati certificati e tecnologia all’avanguardia – punta a mettere a disposizione di investitori ed editori soluzioni per la comunicazione in ambito digitale.

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Marko Maras, Co-fondatore di Audiens

«Siamo lieti di questa partnership con Oath e certi che l’ampiezza e l’affidabilità dei dati nel nostro catalogo possano contribuire positivamente al raggiungimento del target delle campagne pianificate all’interno del network di Oath», afferma Marko Maras, Co-Fondatore di Audiens.

Il catalogo della data management platform del Gruppo DigiTouch conta oltre 25 milioni di consumatori italiani e offre una granularità di profilazione che spazia da parametri socio-demo certificati a parametri comportamentali, fino a includere variabili fornite da società che operano nell’ambito dei pagamenti online. Sono dati anonimi, trattati in forma aggregata, per i quali è stata data l’autorizzazione all’utilizzo.

Audiens ha recentemente ampliato il proprio team con l’ingresso di Stefano Vendramini, il quale ha assunto il ruolo di Partner e Chief Revenue Officer.

AOL si rafforza sul Mobile con la sua prima SSP self-service. La soluzione attiva anche in Italia

AOL arricchisce la propria piattaforma ONE by AOL: Mobile, lanciando la sua prima SSP self-service per la pubblicità su smartphone e tablet.

Grazie ad un’unica SDK la piattaforma consentirà agli editori e agli sviluppatori di app di entrare in contatto con la domanda consentendo loro di monetizzare attraverso tutti i dispositivi e tutti i formati. Le nuove funzionalità daranno agli sviluppatori la possibilità di gestire facilmente l’ad server, l’ad network mediation e il real-time bidding, e forniranno anche una suite di reportistica di immediata comprensione e altri strumenti per avere successo nel mondo della pubblicità mobile. “Una semplice integrazione di ONE by AOL: Mobile offre agli sviluppatori un immediato accesso a centinaia di potenziali acquirenti – recita la nota ufficiale di AOL -, in pratica il 95% degli investitori presenti nella classifica Top 100 AdAge Brand advertisers”.

«Gli sviluppatori hanno bisogno di avere accesso a brand e advertiser di qualità, oltre a un maggior controllo e alla comprensione degli insight sugli investitori, il tutto possibilmente in un’unica piattaforma facile e flessibile – dichiara Matt Gillis, SVP Publisher Platforms di AOL –. Oggi, con il lancio delle funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile forniamo agli editori mobile e agli sviluppatori di applicazioni di tutto il mondo la possibilità di prendere le giuste decisioni per i propri brand grazie a un ambiente potente e semplice».

La piattaforma è già attiva anche in Italia, come ci fa sapere Christina Lundari, General Manager, AOL Italia: «Il 2016 è stato un anno di importante crescita per il business mobile di AOL, in particolare in Italia, e siamo felici di iniziare il nuovo anno introducendo novità che sicuramente contribuiranno a dare slancio e vigore a tutto il nostro mercato mobile. Inoltre questa soluzione permetterà anche agli sviluppatori italiani di avere accesso a investitori di qualità e massimizzare il ritorno dalle loro app».

Secondo AOL, questi saranno i principali benefici della nuova SSP self-service mobile:

  • Self-service & registrazione: le funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile consentono immediatamente a editori e sviluppatori di iscriversi, integrare l’SDK e iniziare a guadagnare.
  • Potenziamento della domanda: ideata per gli sviluppatori alle prime armi, ma anche per quelli con molta più esperienza ONE by AOL: Mobile fornisce l’accesso immediato a centinaia di advertiser premium che investono centinaia di milioni di dollari in pubblicità, il tutto attraverso una semplice integrazione tecnologica.
  • Trasparenza & controllo: ONE by AOL: Mobile garantisce agli editori trasparenza e completo controllo su domanda e monetizzazione. I publisher possono visualizzare tutti i partner premium che acquistano la loro inventory, con un livello di dettagli che arriva fino al singolo brand. Inoltre, AOL offre una serie di controlli rigorosi per garantire la protezione dei brand così come formati pubblicitari flessibili e adattabili che consentono agli sviluppatori una migliore integrazione all’interno dell’App.
  • Semplicità: da sempre gli sviluppatori di App usano decine di partner per massimizzare la domanda, con il risultato che integrazione e gestione sottraggono tempo fondamentale allo sviluppo e al miglioramento stesso delle applicazioni. Inoltre, la presenza di diverse piattaforme trasforma la trasparenza in una sfida enorme. La piattaforma programmatica self service mobile di AOL rende la monetizzazione e la gestione più facile che mai, grazie a una soluzione completa e aperta che consente di accedere a centinaia di interlocutori premium.
  • L’esperienza dei consumatori: gli sviluppatori di App vorrebbero lavorare con partner che li aiutino a costruire il loro brand e a rafforzare l’esperienza del consumatore. ONE by AOL: Mobile offre esperienze pubblicitarie che sono interessanti e coinvolgenti per gli utenti: questo favorisce la nascita di un rapporto di fiducia con il brand dell’app e garantisce unicità.

La società si rafforza così ulteriormente sul mercato pubblicitario mobile, un mercato che cresce nonostante sia ancora soggetto ad alcuni pregiudizi, soprattutto per la sua parte In-App, come spiega in questo contributo Andrew Moore, VP International Mobile Demand di ONE by AOL: Publishers.

Il cambiamento è positivo: che cosa ci aspetta nel 2017?

Ripensiamo a quest’ultimo anno. Qual è stato l’evento che ha avuto il maggiore impatto sul nostro lavoro? Per alcuni di noi possono essere stati avvenimenti epocali quali la Brexit, o l’elezione del Presidente Trump o la morte di grandi artisti, da Bowie a Cohen.

Per altri, invece, sono stati i cambiamenti che si sono manifestati nel nostro settore. Ad esempio, all’inizio del 2016 l’Ad Blocking sembrava il tema più caldo in ambito pubblicitario. Più di recente però ci sono state altre evoluzioni nel panorama dei media che hanno generato un flusso apparentemente senza fine di gare, a livello globale. Senza dimenticare la forte e sempre crescente preferenza da parte dei consumatori per tutto ciò che è mobile e video.

Il punto è questo: il cambiamento avviene continuamente. Ogni anno, ogni mese, ogni giorno. E spesso crea scompiglio. A volte il cambiamento è sfidante. Ogni volta però è un’occasione per (ri)pensare al nostro ruolo, alla nostra organizzazione e al nostro modello di business. Detto ciò, queste sono le aree in cui prevedo che le cose possano cambiare nel 2017. Anche se, dopo un anno come quello appena trascorso, c’è la possibilità che fra dodici mesi potremmo ritrovarci con un quadro completamente diverso…

Il Mobile non smetterà di crescere

Il Mobile continuerà a crescere e sempre più rapidamente. Le stime di eMarketer mostrano che nel 2017 il numero di utenti smartphone (53,1%) supererà per la prima volta il numero di utenti di telefonia mobile tradizionale. Con un numero di connessioni al mondo vicino agli 8 miliardi secondo la GSMA, e con gli smartphone pronti a dominare, i responsabili marketing e gli editori non potranno esimersi dall’aumentare i propri investimenti in quest’area nei prossimi 12 mesi.

In questo scenario, dobbiamo anche tenere in considerazione che l’originaria funzione ‘telefono’ nel mondo smartphone sta diventando sempre meno importante, essendo diventato anche uno schermo per l’entertainment, un dispositivo fotografico e un portafoglio – per citare solo alcune delle infinite modalità di impiego. Viste queste caratteristiche uniche del mobile, le opportunità più interessanti che vediamo sono la progressiva affermazione di nuovi formati pubblicitari – in particolare i formati 360°, la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR) e i video live, che avranno una rapida diffusione non appena entreremo nell’era 5G – e, conseguentemente, i marketer dovranno studiare come raggiungere gli utenti in mobilità nei modi più diversi, sofisticati e integrati possibili.

Il video continua a dominare

La crescita dei video, e il video in ambito mobile in particolare, nel corso degli ultimi due anni è stata esponenziale. Il Visual Networking Index di Cisco (VNI) 2016 prevede che, avendo già superato il 50% l’anno scorso, entro il 2020 tre quarti del traffico dati mobile al mondo saranno imputabili al Video. Il prossimo anno la crescita è destinata ad aumentare di nuovo con un’impennata addirittura di 11 volte.

Questa crescita è guidata dal fatto che la vista, il suono e il movimento rimangono uno dei modi più coinvolgenti per raggiungere i consumatori tramite qualsiasi dispositivo. I video e il mobile domineranno man mano il mondo dei media, nel 2017 e per molti anni a venire. I consumatori stessi saranno i primi utilizzatori delle nuove tecnologie video – insieme alle già citate 360°, VR, AR e ai video live – e noi marketer dovremo pensare a modi completamente nuovi per riuscire a coinvolgerli in maniera efficace nel prossimo anno.

Il potere agli editori

In passato, la maggior parte delle piattaforme tecnologiche nell’ecosistema del Digital Advertising sono state sviluppate pensando prima di tutto agli advertiser. Tuttavia, nel 2016, abbiamo visto emergere nuovi potenti tool per gli editori, i quali hanno a disposizione piattaforme tecnologiche più flessibili, formati maggiormente orientati al consumatore e funzionalità di targeting avanzate. Questo li ha aiutati a far evolvere la loro offerta oltre le semplici campagne a performance, potendo ora rispondere a tutti i KPI richiesti dagli inserzionisti.

L’Header Bidding e il Price Floor Optimisation (PFO) automatizzato sono solo un paio tra le soluzioni a disposizione degli editori. Entrambi sono diventati più diffusi negli ultimi 12-18 mesi, aiutando gli editori ad aumentare i propri ricavi attraverso il Programmatic.

In passato c’era una certa esitazione ad utilizzare questi strumenti. Oggi, tuttavia, le cose sono cambiate in quanto gli editori possono assicurarsi il miglior prezzo per impression in tempo reale. Inoltre, dato che i contenuti degli editori spesso vengono fruiti tramite altri canali oltre ai siti proprietari, le piattaforme tecnologiche diventeranno sempre più importanti per gli editori, in quanto miglioreranno ulteriormente i ricavi generati dai contenuti anche al di fuori dalle proprie properties.

Il consolidamento dei dati

Nel 2016, abbiamo visto brand ed editori attivarsi per migliorare i punti di contatto col consumatore creando creatività di qualità e contenuti in cui il pubblico trovasse un vero valore: personalizzati e pertinenti. Questo è avvenuto in parte perché i consumatori sono sempre più in movimento e se i marketer vogliono coinvolgerli in maniera efficace devono raggiungerli lì dove sono, offrendo loro esperienze pubblicitarie uniche.

Questo è un trend che continuerà a crescere poiché i creativi, per tenere il passo con la direzione che sta prendendo il settore, stanno velocemente adottando i dati come fondamento e guida, usandoli per sviluppare creatività che siano sempre più allineate con quello che il pubblico cerca nei contenuti, e stanno sfruttando la tecnologia per creare esperienze personalizzate. Le innovazioni tecnologiche daranno, quindi, una forma diversa ai video, il progresso nel mobile aprirà nuovi touch point sempre più personalizzati, e sarà l’enfasi sul consumatore a segnare il futuro del settore.

Responsabilità & Trasparenza

Il management è sempre più esigente nella valutazione degli investimenti e i Chief Marketing Officer sono sotto pressione per fornire un ROI misurabile. L’aumento della tecnologia nell’advertising ha creato sia nuovi rischi – come frodi, bot, ecc. – ma ha al tempo stesso dato l’opportunità agli inserzionisti di ottenere informazioni utili per guidare i loro investimenti.

Al fine di rispondere a queste esigenze, i CMO hanno bisogno di avere la certezza che gli investimenti non vadano sprecati a causa di truffe e possano essere efficacemente valutati attraverso i diversi canali. Di conseguenza, i media e i fornitori di tecnologia devono mettere i brand e le agenzie nelle condizioni di utilizzare i propri fornitori di fiducia per misurare il ROI, e non chiuderli in un “walled garden”. Aspettiamoci di assistere ad una forte spinta del settore verso rapporti di lavoro trasparenti e aperti dove i vari player siano più responsabili e garantiscano una maggiore trasparenza.

Pubblicità video, Lundari: «Avanti con l’automatizzazione. Aol al lavoro sulla DMP»

Consapevole delle tendenze in atto nell’industria digitale, Aol conferma il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni avanzate per la pubblicità video, dal punto di vista contenutistico, e quindi della creatività, ma anche dal punto di vista della sua distribuzione, in un mercato in cui il Programmatic continua ad imporsi come principale modalità di compravendita.

Lo ha confermato Christina Lundari, Managing Director di Aol per l’Italia, intervistata a margine del suo intervento allo Iab Seminar Video Advertising (leggi l’articolo dedicato), tenutosi oggi a Milano: «Sia per il display che per il mobile, il Video figura tra i formati più evoluti tecnologicamente all’interno della nostra azienda. Disponiamo, infatti, di una DSP e di una SSP video con tutti i dati necessari per effettuare una pianificazione mirata. Siamo consapevoli del fatto che il mercato si stia muovendo in questa direzione molto velocemente, adesso si stratta solo di automatizzare il processo di acquisto degli spazi. Senza dubbio, avendo tutte le tecnologie necessarie, ci configuriamo come uno degli attori principali del settore. La nostra ambizione è ottenere una sempre maggiore offerta video da parte degli editori».

DMP, il progetto di Aol prosegue

Nel corso del Dmexco, Lundari aveva rivelato che Aol è attualmente al lavoro su una data management platform, un progetto non ancora concluso ma in progresso continuo, anche grazie al costante dialogo dell’azienda con gli altri operatori del comparto: «All’interno della nostra piattaforma i dati sono già presenti e per, alcune pianificazioni, siamo in grado di impiegare quelli in possesso di Microsoft. Il nostro prodotto non è ancora stato perfezionato ma in questa fase stiamo interpellando proprio alcune società fornitrici di DMP. Inoltre, interloquiamo con altri soggetti in grado di procurarci dati deterministici, quindi non derivati ma certificati dagli utenti stessi. Negli Stati Uniti, Aol beneficia dei dati di Verizon; in Europa ciò non è ancora realizzabile; tuttavia, intendiamo replicare questo stesso modello e, a tal fine, stiamo portando avanti trattative con alcuni operatori telefonici», ha concluso Lundari.

AOL, allo studio lo sviluppo di una data management platform

Dopo l’acquisto di Yahoo da parte di Verizon, Aol, la controllata del colosso americano delle telecomunicazioni, attraverserà un processo di evoluzione nel quale la pubblicità programmatica sarà un elemento fondamentale.

A dirlo Christina Lundari, Managing Director di AOL Italia, intervistata al Dmexco di Colonia: «Al centro delle nostre strategie oggi, oltre agli obiettivi riguardanti l’integrazione tra Verizon e Yahoo, c’è il programmatic. Il mercato sta andando in quella direzione e AOL sente il dovere, visto anche tutto quello che è capace di offrire, di guadagnare la posizione di attore rilevante in questo scenario. Ecco perché tutti gli investimenti che attualmente sono stati fatti vanno a rafforzare quell’area e la tecnologia in nostro possesso, sia attraverso azioni di perfezionamento di quanto già abbiamo, sia attraverso acquisizioni studiate ad hoc».

Attualmente, AOL, precisa la manager, sta agendo seguendo due direttive: «Da un lato stiamo cercando soluzioni per gli editori, ai quali offriamo già una piattaforma – perfettamente integrata in AOL – che è capace di gestire metriche video e display, integrare dati e offrire insights sulla fruizione da mobile. Dall’altro lato, quindi sul fronte advertiser, offriamo una DSP che, al contrario della prima, non è ancora integrata. Lo sforzo attuale di AOL è proprio quello di integrare queste anime e farle dialogare tra loro in modo produttivo per tutti gli attori coinvolti, puntando sempre a offrire il meglio», spiega Lundari, aggiungendo che, in questo contesto, sarà proprio la fusione con Yahoo a fare la differenza.

Sempre ragionando sul rafforzamento dell’offerta programmatica, la managing director afferma: «Il prossimo step, in un’ottica di integrazione, sarà quello di sviluppare una DMP. Questo passo sarà cruciale. I dati sono uno degli asset fondamentali dell’offerta di AOL, soprattutto in America, dove la sua leadership è stata costruita sull’integrazione dei dati di Verizon. Questa purtroppo non è ancora una realtà in altri Paesi, su cui però ci si vuole cominciare a muovere con strumenti adatti».

Intanto, proprio in tema dati, AOL ha diffuso in questi giorni la ricerca Content Moment: «Con questo studio, abbiamo voluto dimostrare quanto sia importante comprendere il consumatore sempre più a fondo, sia per gli advertiser che per i publisher, ma anche per il futuro di questo mercato» (leggi articolo dedicato).

AOL amplia l'offerta per i publisher con due nuovi formati video

Viewable e non invasivi per gli utenti. Queste le caratteristiche di due nuovi formati pubblicitari video di AOL, appena lanciati dalla società come parte dell’offerta di ONE by AOL: Publishers, piattaforma di soluzioni olistiche e su misura per gli editori annunciata un paio di mesi fa (qui l’articolo dedicato).

Il primo prodotto è di tipo Out-stream, e consiste in un formato video che appare internamente al contenuto di una pagina e parte quando almeno metà di esso è visibile sullo schermo dell’utente, ossia con il 50% di viewability (il minimo per aderire agli standard di IAB, ma a quanto pare ci saranno aggiustamenti in futuro) altrimenti si mette in pausa. Quando il commercial termina, il formato sparisce. I primi clienti di AOL a usare il formato, come rivela un articolo di Adweek, saranno USA Today Sports Media Group e Complex Media.

La vendita del formato, secondo quanto dichiarato dalla stessa AOL ad Adweek, sarà possibile sia in maniera tradizionale che in programmatic, con un pricing basat su frequency capping, geografia e targettizzazione dell’audience.

Il secondo formato annunciato dalla società è SideView, un prodotto che consente ai video player in-line degli editori di essere visualizzati lateralmente sulla pagina, in modo da risultare poco invasivi per i lettori. I video si adatteranno automaticamente accanto al contenuto, garantendo (in base a test fatti internamente da AOL) una visibilità del 90%.

«Penso che per gli editori questa sia una grande opportunità per accedere alla spesa in pubblicità video delle aziende, facendo allo stesso tempo un passo avanti sul fronte della viewability e creando più inventory sui loro siti», ha spiegato alla testata americana Robert Leon, head of publisher product commercialization and solutions di AOL.

Contattata da Engage, Christina Lundari, managing director di AOL per l’Italia, ha dichiarato che i due formati saranno disponibili a breve anche sul mercato italiano.

AOL punta sull'Italia: video, mobile e programmatic per scalare il mercato

AOL ha presentato ufficialmente i propri piani di espansione in Italia. All’interno della manifestazione IAB Forum, il colosso statunitese è stato infatti protagonista di una conferenza dedicata in cui ha delineato i tratti di quelle che saranno le prossime mosse di AOL nel nostro Paese. «Un passo che fa seguito all’accordo strategico decennale stretto da AOL e Microsoft in nove paesi, tra cui l’Italia», spiega Christina Lundari, nominata in seguito a questa partnership, Managing Director di AOL per l’Italia, ruolo nel quale avrà il compito di gestire un ampio progetto di crescita per armonizzare e integrare le potenzialità dell’advertising sulle property online di Microsoft, AOL e Millennial Media, piattaforma programmatica open market in grado di gestire un sistema di monetizzazione da mobile per oltre 65.000 applicazioni.

Con un impegno a innovare costantemente l’offerta del mercato pubblicitario, l’accordo offre nuove opportunità di vendita attraverso una partenership strategica tra la squadra che già gestisce le property online di Microsoft – tra cui Windows, Skype, Outlook.com, Xbox LIVE, MSN – e il team di Be On, la piattaforma di branded video syndication di AOL, in Italia da tre anni.

Aol-Italia-Numeri

In particolare, l’accordo tra Microsoft e AOL crea:

  • uno tra i più ampi pubblici globali accessibile via desktop, mobile e video con oltre 512 milioni di visitatori unici al mese (fonte: comScore Multi-Platform Worldwide Audience Custom Entity Report, Sep’15), e un’audience che comprende gli oltre 16 milioni di utenti mensili online di Microsoft, uno dei network italiani più attivi (Fonte: Audiweb View, Settembre 2015), attraverso una piattaforma che garantisce alti tassi di viewability, e brand safety;
  • la più grande Premium inventory con oltre 500 miliardi di impression mensili a livello mondiale e più di un miliardo e mezzo al mese in Italia (fonte: Dati Interni), permettendo così agli inserzionisti di raggiungere, oltre ai noti siti di Microsoft, anche gli utenti italiani che visitano le property di AOL come Huffington Post, Engadget o TechCrunch;
  • un’esperienza di buying chiara e semplice che integra i prodotti Microsoft con la proposta commerciale di AOL già consolidata sul mercato italiano da oltre tre anni;
  • la possibilità di acquisto in modalità programmatica anche per mobile, video e display con l’arrivo della piattaforma ONE by AOL che integra una SSP e una DSP (che integra a sua volta una DMP) proprietarie.

Presente alla conferenza anche Lewis Sherlock, Head of Enterprise Strategy, Interational AOL, protagonista anche di un momento della conferenza plenaria di IAB Forum. «Abbiamo trascorso gli ultimi mesi concentrati sui processi di trasformazione: la nostra azienda è stata acquisita da Verizon e in seguito abbiamo integrato importanti realtà nella nostra organizzazione, come il business advertising di Microsoft e Millennial Media. Sicuramente il 2015 sarà ricordato come una pietra miliare del nostro percorso per diventare la media company tecnologica di maggior successo».

Un percorso caratterizzato da importanti partnership e integrazioni, che nel tempo hanno determinato una realtà guidata da due principi fondamentali, Culture e Code: «La nostra forza sta nell’essere un partner completo, che produce contenuti, li distribuisce e misura l’efficacia di ogni azione», aggiunge Lundari. «Offriamo un nuovo approccio ai nostri clienti attraverso soluzioni di marketing e comunicazione di alta qualità insieme all’acquisto in modalità programmatica, semplificando il modo in cui gli inserzionisti pianificano e traendo il massimo dalle nuove tecnologie per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei consumatori. Da oggi, inoltre, grazie all’arrivo di alcuni layer della piattaforma ONE by AOL estendiamo la nostra offerta anche ai publisher che potranno decidere di sfruttarla per raggiungere nuovi pubblici con la loro inventory monetizzandola in modo più efficiente».

Aol-Storia-Tappe-Partnership-Acquisizioni

Le primissime tappe dello sbarco della company in Italia prenderanno forma nel 2016: «Cominceremo il nostro percorso puntando sulla forza della nostra offerta video e delle nostre soluzioni per il mobile, settore quest’ultimo in cui, grazie a Millennial Media, possiamo vantare già un bacino di 20 milioni di utenti in Italia. La nuova AOL ci consente di rispondere ancora meglio alla domanda di inventory video e mobile di alta qualità da parte dei nostri clienti. Questo grazie agli asset tecnologici di AOL, come la piattaforma ONE by AOL, e alle partnership che stiamo chiudendo con i principali editori italiani ai quali offriamo la possibilità di monetizzare al meglio le proprie audience».

AOL-Mercato-Italiano

Nelle fasi conclusive dell’incontro stampa, Lundari specifica che almeno fino a giugno 2016 resterà vivo l’accordo con AppNexus per la compravendita dell’inventory del network: «Poi gradualmente renderemo attiva a tutti gli effetti la nostra piattaforma e la nostra tecnologia proprietaria».

A margine della presentazione alla stampa, Christina Lundari ha rilasciato a Programmatic Italia e a Engage alcune dichiarazioni. Ecco il video che le riassume.

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Christina Lundari, Microsoft Advertising: «Dal programmatic il 20% delle revenue»

In Italia si comincia a sentire, pressante, la necessità di fare chiarezza su uno dei fenomeni maggiormente in crescita in ambito advertising, ma per molti un po’ ostico da capire e quindi da approcciare. Parliamo del Programmatic Buying, la compravendita di spazi pubblicitari online automatizzata, un fenomeno che sta conquistando il nostro Paese e  che viaggia a pieno ritmo verso quote di mercato più importanti come quelle raggiunte già in USA e nei paesi del Nord Europa.

Con questo obiettivo Microsoft e StickyADS.tv hanno organizzato per la giornata di oggi, 24 novembre, presso il Microsoft Innovation Campus, la prima Master Class dedicata al Programmatic Buying, un momento di education che ha messo a confronto stakeholder, trading desk e rappresentanti di piattaforme tecnologiche, con esponenti più istituzionali del mercato del digital advertising, come Michele Marzan, vice presidente di IAB Italia, e di istituti di ricerca del calibro di comScore, Nexplora, Nielsen.

Il tutto davanti a una platea di inserzionisti ai quali il Programmatic Buying è stato presentato e spiegato attraverso le voci di attori si primo piano dell’intera filiera, i cui interventi sono stati studiati per aree tematiche che di questo mercato rappresentano la vera essenza: Publisher, Tecnologia, Trading Desk e Big Data/Analytics. A rappresentare ciascuna area alcuni tra i nomi più accreditati del mercato come Banzai, RCS Pubblicità, Manzoni, Mediamond tra i Publisher, AdForm, Rubicon, Weborama, Zodiak Active e la stessa StickyADS per il confronto sul tema Tecnologia, Amnet, GroupM, OMD, Turbo sul fronte trading desk.

A fare gli onori di casa e a dare inizio ai lavori è stata Christina Lundari, country manager Italy Microsoft Advertising, che Programmatic-Italia ha intervistato a margine della conferenza: «Con StickyADS abbiamo condiviso la necessità di un incontro di questo tipo, in un momento in cui il fermento intorno al Programmatic in Italia sta diventando sempre più acceso. Abbiamo pensato dunque che più che un incontro di stampo “tradizionale” servisse agli inserzionisti un’occasione di confronto per capire di cosa si compone questo sistema di pianificazione, puntualizzando anche gli oneri che comporta in termini di investimento in tecnologia, costanza nel processare i dati e nel seguire le campagne, oltre ai vantaggi che comporta poter raggiungere la persona giusta nel momento in cui realmente manifesta un interessa limitando al minimo la dispersione del proprio investimento», dichiara la manager che nella giornata è stata in particolare protagonista del confronto con i rappresentanti dei più accreditati istituti di ricerca di questo mercato: «Con loro abbiamo voluto aprire un confronto sulle metriche. In questo mercato nascente è infatti necessario condividere degli standard di misurazione e analisi al fine di restituire agli inserzionisti un quadro chiaro di quello che significa investire in Programmatic. Uno sforzo necessario affinché le informazioni date del e al mercato siano trasparenti, chiare e non opinabili», spiega ancora Lundari.

La Master Class sul Programmatic Buying è stata anche l’occasione per Programmatic-Italia di indagare anche come si sviluppa la strategia di Microsoft Advertising su questo fronte: «Per noi di Microsoft Advertising il Programmatic non è un’alternativa, è piuttosto un sistema complementare di offerta dei nostri spazi che pesa attualmente sulle nostre revenue per il 20%», dichiara ancora Lundari, specificando che mentre il fronte di analisi dei Big Data è gestito internamente a Microsoft, la multinazionale si avvale della collaborazione di partner terzi per quanto concerne il supporto tecnologico.

Infine, alla domanda “Quali prospettive vede per questo mercato nel nostro Paese”, la manager risponde: «Il trend di crescita è elevato e le potenzialità enormi per l’Italia, dove ci sono basi forti per cominciare a costruire qualcosa di solido, come solide sono le competenze che vantiamo. Quello che ancora manca è un vero sostegno agli advertiser al fine di guidarli in questa nuova dimensione. Un aspetto sul quale abbiamo cercato di dare il nostro contributo concreto con questa Master Class».