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Anche Adobe ha la sua CDP: disponibile a livello globale la nuova Experience Platform

Adobe ha annunciato la disponibilità globale della Adobe Experience Platform, una piattaforma per la gestione in real-time della customer experience.

Si tratta di uno strumento aperto ed estensibile, che mette insieme dati provenienti dai vari canali di un’azienda e li attiva, consentendo, grazie all’utilizzo della piattaforma di intelligenza artificiale e machine learning Sensei di Adobe, una profilazione dei clienti in tempo reale per la creazione di esperienze personalizzate.

Tra i primi utilizzatori della piattaforma, nella sua fase beta, ci sono grandi nomi come Verizon Wireless, Sony Interactive Entertainment e i retailer americani Best Buy e The Home Depot.

Ecco come funziona. Adobe Experience Platform raccoglie e processa decine di milioni di dati al secondo provenienti da molteplici fonti, e li organizza in segmenti che Adobe chiama Experience Data Models (XDM). Le aziende potranno utilizzare la piattaforma per attivare informazioni attraverso tutte le soluzioni di Adobe Experience Cloud e, in più, potranno importare i loro dati proprietari provenienti da Enterprise Resource Planning (ERPs), Customer Relationship Management (CRMs) e altre fonti.

«Risolvere le sfide di oggi sui dati richiede un’architettura cloud-based e molto scalabile, con un ricco accesso agli insight e una profilazione dei consumatori in tempo reale supportata da AI e machine learning – ha spiegato Abhay Parasnis, executive vice president e CTO di Adobe -. Adobe Experience Platform è stata sviluppata per raccogliere, processare e attivare i dati in real time, consentendo alle imprese di erogare esperienze ricche e rilevanti ai loro consumatori».

La piattaforma, in aggiunta allo strumento Adobe Audience Manager, di fatto va a costituire una CDP nell’offerta della società, mettendo insieme dati conosciuti e sconosciuti per attivare profili di consumatori da vari canali del customer journey.

Salesforce annuncia il lancio di una Customer Data Platform

Salesforce potenzia la sua offerta dati con il lancio di una CDP.

Lo ha annunciato il CEO di Salesforce Marketing Cloud Bob Stutz in un blog post ufficiale, in cui ha spiegato che la Customer Data Platform della società sarà “una naturale estensione di Salesforce Customer 360“, piattaforma annunciata in occasione dell’evento Dreamforce dell’azienda e che sarà disponibile più avanti nel corso dell’anno. “Salesforce Customer 360 aiuta le aziende a connettersi e unificare facilmente i dati dei consumatori su Salesforce e sulle applicazioni di terze parti con un singolo ID utente. La nostra Customer Data Platform si costruisce sulle fondamente di questa identità unificata per offrire una ‘visione unica del consumatore’ ai professionisti del marketing“.

Ad esempio, spiega il manager, un brand può usare Salesforce Customer 360 per scoprire che il Consumatore A e il Consumatore B in due diversi contesti sono effettivamente la stessa persona. La CDP consentirà di costruire e immagazzinare un profilo unico di quella persona basato sui dati raccolti con il suo consenso nei punti vendita, nelle property e-commerce, nei siti, nelle app mobile e in altri luoghi.

Ulteriori dettagli sul nuovo strumento verranno svelati a giugno, in occasione dell’evento Connections di Salesforce a Chicago, dedicato al futuro del customer engagement.

Qual è la differenza tra una DMP e una CDP?

Le customer data platform (CDP) non sono un concetto nuovo, ma la loro popolarità è in aumento, soprattutto in Europa. L’anno scorso l’adozione di CDP a livello regionale è cresciuta del 42%, ovvero il 10% in più rispetto alla media globale, mentre le entrate annuali hanno raggiunto quota 130 milioni di euro. Non è difficile capire il motivo di questo aumento. Grazie alla capacità di unificare dati provenienti da fonti diverse, le CDP forniscono una visione a 360 gradi continua e completa della clientela, necessaria per realizzare un targeting preciso delle comunicazioni e amplificare i rendimenti provenienti dagli investimenti nel programmatic, la cui crescita non accenna a diminuire.

C’è però un problema: nel settore non esiste un’idea univoca di cosa costituisca una CDP.

Spesso, il termine è infatti utilizzato in modo intercambiabile con “data management platform”, DMP (un concetto simile e molto usato negli ultimi tempi), senza contare che vi è parecchia confusione sull’effettivo valore delle CDP per le attività commerciali, sulle loro caratteristiche principali e sulle modalità e casistiche di utilizzo. In realtà, CDP e DMP sono due concetti a sé e che non si sostituiscono a vicenda.

Per fare un po’ di chiarezza, approfondiamo le differenze tra le due piattaforme.

CDP: una breve definizione

Una CDP è una soluzione che permette di collegare, arricchire e attivare dati sugli utenti relativi dei diversi canali, dispositivi e tecnologie. Fornisce una visione unica del cliente e rende possibile un utilizzo efficace dei dati a beneficio di una moltitudine di team, strumenti, competenze e caratteristiche. Le CDP creano dati centralizzati utilizzabili da tutte le funzioni di un’organizzazione e in tempo reale.

DMP: le differenze principali

La maggior parte delle attività commerciali conosce le basi delle DMP. Progettate per combinare e organizzare i dati relativi al comportamento degli utenti sui siti web, provvedono a catalogare le informazioni in categorie diverse prima di creare segmenti che saranno sfruttati a fini di analisi o condivisi con tecnologie pubblicitarie per alimentare la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari, generalmente tramite piattaforme lato domanda (DSP). Tuttavia, spesso il significato di questo concetto non è analizzato nel dettaglio.

A causa dello stretto legame con le DSP, la maggior parte delle DMP si affida a tipi di dati compatibili, quali cookie di terze parti. Considerate esclusivamente come strumenti di marketing, le DMP sono utilizzate soprattutto per soddisfare gli obiettivi che caratterizzano la fase alta del marketing funnel, ad esempio per generare brand awareness e stimolare i click e le vendite. L’applicazione interfunzionale è quindi limitata, così come le possibilità offerte dai dati: gli insight di terza parte forniscono soltanto una visione circoscritta delle attività, e ciò rende difficoltosa un’esecuzione precisa dei processi di risoluzione delle identità e targeting a livello multicanale. Per non parlare del fatto che l’associazione delle identità è di tipo probabilistico e deve verificarsi prima che i dati vengano immessi nella piattaforma.

Al contrario, le CDP hanno la capacità di accedere e accorpare in modo istantaneo dati diversi di prima, seconda e terza parte. Di conseguenza, le CDP non sono solo in grado di produrre una visione omnicomprensiva di utenti specifici (tra cui abitudini online e offline), ma anche di creare automaticamente identità persistenti utilizzando insight deterministici. Le CDP offrono quindi una comprensione coesa e granulare che può essere utilizzata da ogni funzione aziendale per offrire esperienze personalizzate, efficaci e uniformi, dalle vendite allo sviluppo dei prodotti.

Far emergere il potere della collaborazione

Ciò non significa che le DMP siano destinate a essere accantonate, ma possono al contrario rappresentare un elemento prezioso per qualsiasi stack tecnologico, soprattutto se utilizzate congiuntamente alle CDP. Le attività commerciali devono solo individuare e sfruttare i punti di forza di ciascuna piattaforma.

Ad esempio, le capacità analitiche in tempo reale e la risoluzione delle identità delle CDP le rende una soluzione migliore in quanto singola fonte di informazioni veritiere sul cliente. Le CDP possono creare una libreria integrata, armonizzando dati provenienti da ogni fonte e punto di contatto (DMP incluse) per offrire profili completi sui visitatori da utilizzare per costruire messaggi e servizi personalizzati.

Allo stesso tempo, le DMP possono sfruttare gli insight delle CDP per incrementare l’impatto delle campagne e creare segmenti più definiti e migliori audience lookalike, al fine di ottimizzare il targeting e l’engagement a livello individuale. Per estensione, tutto questo contribuirà ad accrescere il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Le scelte in materia di gestione dei dati sono fondamentali poiché questi ultimi dovrebbero essere alla base di tutte le decisioni commerciali. Capire le differenze tra DMP e CDP è un punto di partenza obbligato, anche se le società dovranno pur sempre eccellere nell’utilizzo di tali strumenti se intendono massimizzarne la resa. Nel 2019, le attività commerciali di successo saranno quelle in grado di sfruttare tali piattaforme come soluzioni complementari, ovvero avvalendosi delle CDP per raccogliere, connettere e concretizzare gli insight e mantenendo al contempo le DMP per garantire la personalizzazione dei messaggi automatizzati.

Oracle debutta nel mondo delle customer data platform con CX Unity

In occasione della sua conferenza OpenWorld, attualmente in corso fino al 25 ottobre a San Francisco, Oracle ha annunciato una serie di novità. Tra di esse, il debutto della società nel mondo delle customer data platform (CDP), con una piattaforma creata per connettere diverse sorgenti di dati.

La CDP, in particolare, chiamata CX Unity, unisce i dati di prima parte delle aziende con insight anonimi on e offline terzi (sia provenienti da Oracle Data Cloud che da qualsiasi data provider esterno). E’ già preintegrata nella suite Oracle Customer Experience (UX) Cloud.

La soluzione mette insieme dati online, offline e sorgenti esterne di insight in un’unica e dinamica visione del consumatore, fornendo un modo facile e veloce per mettere insieme informazioni sugli utenti provenienti dall’intero ecosistema, e applica tecnologie di machine learning integrate per individuare l’esperienza ottimale tra gli esistenti processi di business. Connettendo dati, intelligence ed esperienze attraverso interazioni conosciute e sconosciute, il tool aiuta le aziende ad aumentare le vendite, migliorare la soddisfazione dei consumatori e accrescere il “lifetime value” del consumatore.

«I consumatori di oggi sono mutevoli e nomadi, e di conseguenza dati e informazioni sono contantemente in evoluzione. E’ per questo che abbiamo adottato un approccio unico e data-first che possa aiutare le aziende ad eliminare i loro punti ciechi e a rendere importante ogni interazione coi consumatori», commenta Rob Tarkoff, EVP e GM di Oracle CX Cloud.

Bob Stutz, CEO di Salesforce Marketing Cloud: «Le CDP? Una moda passeggera»

Oggi nella nostra rassegna parliamo di AB InBev, Salesforce e Google.

Il CEO di Salesforce Marketing Cloud: «Le CDP? Una moda passeggera»

Le CDP (Customer Data Platform)? Per il CEO di Salesforce Marketing Cloud Bob Stutz sono una «moda passeggera». «Penso che quello che vedremo in un paio di anni sarà che molti di questi acronimi di tre lettere non ci saranno più, ma saranno fusi tutti insieme in maniera più fluida. Se si guarda alle aziende oggi, ci sono ancora molti silos: customer service, vendite, marketing, distribuzione, ecommerce. Si possono connettere i vari dati e far collaborare le parti, ma farlo oggi necessita molto lavoro. Tuttavia, il futuro è quello». Leggi di più su AdExchanger.

AB InBev punta sulla trasparenza lanciando la sua prima campagna basata su blockchain

AB InBev ha lanciato la sua prima campagna pubblicitaria basata su blockchain. L’azienda utilizzerà la tecnologia per rendere più trasparenti le misurazioni degli annunci. La campagna, iniziata un paio di settimane fa, promuove cinque dei principali brand del gruppo, tra cui Budweiser e Bud Light, ed è stata realizzata insieme alla piattaforma pubblicitaria mobile Kiip. L’utilizzo del blockchain contribuisce a diminuire la quantità di tempo impiegata dall’azienda a setacciare i dati sulle impression, in quanto tutte le informazioni sugli annunci, come tasso di engagement, creatività, prezzi e così via, sono scaricabili e revisionabili dal brand regolarmente ogni ora. Leggi di più su AdWeek.

Google punta all’ecommerce: investiti 550 milioni di dollari nel sito cinese JD.com

Una settimana dopo aver siglato un accordo con Carrefour per la vendita online di prodotti in Francia attraverso le sue varie piattaforme tra cui Home e Assistant, Google annuncia una nuova mossa che conferma il suo recente interesse per il mondo ecommerce. La società ha investito un capitale di 550 milioni di dollari nel sito cinese JD.com. I due player contano di esplorare lo sviluppo congoiunto di soluzioni retail in varie regioni, tra cui il Sud-est asiatico, l’Europa e gli Stati Uniti. Leggi di più su Bloomberg.

Mapp Digital lancia la sua Customer Data Platform

Novità in casa Mapp Digital. La società di marketing technology ha annunciato il lancio della sua prima Customer Data Platform, un nuovo prodotto che punta a soddisfare le esigenze dei marketer che vogliono sviluppare ed incrementare il proprio business. Grazie alla nuova soluzione, un’avanzata piattaforma di dati di prima parte denominata Mapp CDP, si amplia così l’offerta dell’operatore, che attualmente integra tre distinti prodotti, Mapp Acquire, Engage e Intelligence.

Il team IT di Mapp ha soddisfatto con successo i requisiti in materia di CDP con i suoi set di dati di prima parte, consentendo ai marketer di utilizzare gli strumenti software di Mapp per rendere immediata la loro lettura. Grazie a Mapp CDP e Mapp Cloud, i clienti di Mapp saranno in grado di unificare i diversi dati dei consumatori e migliorare in questo modo ulteriormente le loro attività di marketing.

«Attualmente i sistemi CDP richiedono in genere delle connessioni esterne per caricare i dati e successivamente connettersi a piattaforme di marketing automation per rendere i dati immediatamente leggibili – ha dichiarato Steve Warren, CEO di Mapp Digital -. Mapp Cloud integrato con CDP consente di eliminare questo passaggio collegando gli strumenti di campagna adeguati direttamente al nostro store di dati di prima parte. I nostri clienti hanno così a disposizione uno strumento di marketing “3 in 1” che consente di eliminare processi complessi e onerose integrazioni».

«Il lavoro che il nostro team informatico ha svolto con la nostra nuova CDP è rivoluzionario per i marketer – ha dichiarato Juhan Lee, CTO di Mapp Digital -. Per anni si è parlato di marketing scalabile, basato sui dati, ma ora Mapp può offrire ai propri clienti una piattaforma di dati e gli strumenti necessari per realizzare questa missione».

Mapp Cloud con CDP sarà disponibile per i clienti di Mapp a partire dal terzo trimestre del 2018; altre funzionalità aggiuntive saranno immesse sul mercato più avanti.

Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Nella rassegna internazionale di oggi, i nuovi progetti di due app di streaming musicale e di una società di ad tech.

Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Non solo streaming musicale per Spotify. La società starebbe per debuttare nel mercato hardware, secondo quanto rivela un annuncio di lavoro della stessa azienda. Spotify sarebbe alla ricerca di un operation manager per un “prodotto hardware” e, nella descrizione della posizione, spiegherebbe apertamente di essere “al lavoro alla creazione del suo primo prodotto fisico” senza tuttavia fornire altri dettagli specifici. Visto il core business di Spotify, l’ipotesi più logica sarebbe probabilmente quella della produzione di speakers o di qualche altro oggetto connesso all’utilizzo dell’app. Leggi di più sul Guardian.

Tapad lancia una Customer Data Platform per il mercato delle telco

Il core business di Tapad è sempre stato quello del marketing cross-canale, offrendo supporto alle aziende che volevano raggiungere lo stesso utente attraverso vari dispositivi. Adesso, la società statunitense fa un passo avanti con il lancio di una Customer Data Platform (CDP), uno strumento volto ad aiutare i marketer a connettere e raggiungere sia i clienti esistenti che i nuovi. La piattaforma importa i dati di prima parte degli inserzionisti all’interno del già esistente device graph di Tapad e poi li attiva attraverso i vari partner della società come Facebook e The Trade Desk. La particolarità è che la CDP è tagliata sulle esigenze di specifiche industry: al momento sarà rivolta ai brand di telecomunicazioni. Leggi di più su MarTech Today.

L’app di streaming musicale Pandora apre al Programmatic Audio

Una nuova piattaforma di streaming musicale debutta nell’arena del Programmatic Audio. Pandora, concorrente di app come Spotify e iHeartRadio, ha annunciato che i suoi inserzionisti potranno adesso comprare i suoi spazi audio in modalità programmatica attraverso un private marketplace, utilizzando le DSP The Trade Desk, MediaMath e AudioMatic di AdsWizz. Tra i primi tester della soluzione ci sarebbero alcuni clienti di Omnicom Media Group, tra cui Volkswagen. Leggi di più su AdExchanger.