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Brand care, da Adform e ADmantX un nuovo approccio alla brand safety

Quello della brand safety, oggi, è un tema che sta impegnando particolarmente gli operatori dell’industry digitale.

Per iniziare un percorso consapevole sulle misure da attuare per una corretta strategia di brand safety, ADmantX, azienda specializzata in contextual targeting e brand safety avanzati e in soluzioni di first-party profiling, e Adform, piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta, hanno organizzato la scorsa settimana un incontro rivolto ad agenzie e centri media per approfondire il tema e individuare alcune soluzioni utili per adempiere alle attività quotidiane di pianificazione.

Nel corso dell’evento, i partecipanti hanno posto l’accento sulla mancanza di una definizione comune e univoca di brand safety, e chiesto risposte su come identificare il corretto livello di brand safety nelle strategie di pianificazione dei loro clienti. Da qui sono stati identificati diversi elementi che concorrono a costruire una strategia di cura del brand: l’attribuzione delle responsabilità tra editori e buyer, l’importanza e il valore che l’azienda attribuisce alla protezione del brand e il livello di equilibrio tra delivery e sicurezza. In particolare, però, è l’identificazione del livello di brand safety che gioca un ruolo importante nella strategia.

A tal proposito, ADmantX individua un primo livello che fa leva sull’uso di whitelist o blacklist che portano all’esclusione di domini pericolosi a beneficio dell’inclusione di domini sicuri, e un secondo livello dove si vanno a creare categorie pressoché universali e condivise di tematiche inappropriate (violenza, pornografia, linguaggio violento etc.) da escludere a livello di pagina web. Ma è l’applicazione del terzo livello che permette un approccio più preciso e senza sprechi al brand safety perché permette di lavorare con settori verticali o “custom brand safety segments”.

Il terzo livello è sinonimo di una ben precisa presa di coscienza del tema brand safety che porta le aziende ad affrontare il problema con una visione più precisa e maggiore consapevolezza. Un metodo più analitico che apre le porte al concetto di “brand care” che va oltre l’aspetto di protezione base per diventare cura a 360 gradi del marchio nel contesto della sua comunicazione digitale.

L’analisi ha preso in esame anche il tema delle fake news, fattore non più trascurabile nelle pianificazioni digitali. Riguardo a questo, ADmantX ha messo a punto una soluzione che combina un filtro semantico che analizza oltre 1200 web site, individua pagine e siti in cui prevalgono hate speech, razzismo e discriminazioni, e li esclude da ogni possibile pianificazione. Un insieme di intelligence on text e di inventory management per una protezione completa contro questo fenomeno.

«Adform, grazie a una serie di algoritmi che rilevano ed escludono attività fraudolente delle nostre piattaforme, crea da sempre un ambiente pulito per garantire che gli annunci dei propri advertiser e brand raggiungano gli utenti in un environment sicuro. Anche negli acquisti RTB, le nostre piattaforme di DSP non effettuano alcun tipo di bid su URL ritenute non safe. Tuttavia, il contributo che un player come ADmantX può dare è fondamentale per essere allineati non solo con le esigenze di comunicazione e di pianificazione dei singoli brand, ma anche con la loro filosofia aziendale ed etica», afferma Valeria Mazzon, Country Manager Adform Italia.

«Oggi, la gestione del Brand Safety si sta sempre più spostando al “Brand Care”, dall’eliminazione di contenuti genericamente inappropriati all’eliminazione di contenuti dannosi per il brand – dichiara Giovanni Strocchi, CEO di ADmantX -. Offrire ai nostri clienti (agenzie) soluzioni avanzate di Brand Safety per la gestione del processo di protezione efficace del marchio è sempre stato uno dei nostri obiettivi principali. Solo la tecnologica Cognitiva Semantica di ADmantX permette la vera comprensione del contesto testuale ed emozionale di erogazione con la flessibilità e la precisione necessarie per lo scopo. Dalla nostra collaborazione con Adform, oltre 116 categorie di Brand Safety per tutti i settori verticali e i principali prodotti sono disponibili allo stesso prezzo della “protezione base” e, inoltre, categorie di “Brand Care” speciali possono essere create per il giorno successivo».

Qualità delle inventory: i trend a livello globale in uno studio di DoubleVerify

La qualità delle inventory è ancora in cima ai pensieri di chi acquista pubblicità online, e non a caso. Una nuova ricerca di DoubleVerify, fornitore indipendente di soluzioni per la misurazione dei media digitali, ha svelato che nel 2017 il numero di violazioni della brand safety è aumentato del 25%, trainato da un aumento della diffusione di fake news e contenuti non verificati, e che insieme ad esso sono aumentati anche i casi di frodi su device mobili (+800%) sulla base dell’aumento degli investimenti in pubblicità su smartphone e tablet.

Uno scenario davanti al quale, secondo il CEO della società Wayne Gattinella, è necessario un approccio olistico alla qualità degli spazi media: «Con queste quote più alte che mai, è fondamentale che i marketer digitali di tutto il mondo adottino un approccio olistico alla brand safety, alle frodi pubblicitarie digitali e alla viewability. Gli inserzionisti chiedono chiarezza e affidabilità rispetto alla qualità delle piattaforme online e ai contenuti a cui i loro brand vengono associati».

Ecco qualche evidenza dello studio:

  • La qualità dei media continua ad essere tra i principali elementi capaci di influenzare le performance digitali oggi. Gli inserzionisti sono sempre più alla ricerca di modi per autentificare in maniera indipendente la qualità dei loro investimenti digitali.
  • La diffusione di fake news, violenza e contenuti incitanti l’odio ha riportato in auge il problema della brand safety. Un tema che si sta evolvendo, con le richieste degli inserzionisti di una sempre maggiore trasparenza per assicurare che i loro brand siano inseriti in posizionamenti appropriati e “autentici”: le aziende, infatti, si stanno muovendo concretamente per modificare le loro strategie di brand safety globali al fine di evitare contenuti violenti, sensibili o non verificati.
  • Le frodi sono diventate un fenomeno “mobile”. Se su desktop il fenomeno è diventato più gestibile, la diffusione di inventory “fake” si sta diffondendo rapidamente su smartphone e tablet, con la nascita di tecniche come falsificazione di app, annunci nascosti e dispositivi manipolati.
  • La viewability continua a crescere a livello globale, anche se il suo valore è ancora basso rispetto alle aspettative delle aziende: sono visibili il 56% delle impression display e il 63% di quelle video, contro un obiettivo fissato da IAB al 70%. D’altra parte, significativi progressi sono stati compiuti per espandere le misurazioni effettuate da società terze su social, ambienti in-app e piattaforme OTT e Connected TV.
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Credits: PRNewsfoto/DoubleVerify

Brand safety: per 7 aziende su 10, DSP e ad exchange si stanno muovendo in modo adeguato

Il tema della brand safety ha visto un boom lo scorso anno, dopo il caso di una serie di grandi brand che si sono inconsapevolmente visti posizionare i loro spot accanto a contenuti “sensibili” su YouTube. Da allora il tema è stato per diverso tempo al centro dei dibattiti del mercato.

Adesso, a più di un anno di distanza da quell’avvenimento, la questione brand safety è ancora nei pensieri (e nelle preoccupazioni) delle aziende? Secondo quanto rivela una ricerca internazionale, sì.

Lo studio, commissionato da Oath alla società di ricerche Advertiser Perceptions e condotto ad aprile, ha rivelato che ben il 99% dei marketer coinvolti ha espresso ancora preoccupazione sul tema della sicurezza dei brand. Il 55%, addirittura, è più preoccupato adesso che nel 2017.

Quanto alle mosse prese dalle grandi piattaforme come YouTube e Facebook per arginare il problema, le aziende hanno opinioni contrastanti. Pochissimo più della metà (51%) ha detto di essere soddisfatto delle iniziative messe a punto da social network come Facebook, mentre il 45% ha dichiarato che hanno fatto troppo poco per venire incontro alle esigenze dei brand. La situazione non cambia molto nel caso dei siti di user-generated content come YouTube: secondo il 54% dei rispondenti la piattaforma è riuscita a rispondere bene alle preoccupazioni delle aziende, mentre il 42% ha affermato che non ha fatto abbastanza.

Chi ne esce meglio da questa situazione sono però, in assoluto, le piattaforme ad tech: il 70% ha dichiarato che DSP e ad exchange si sono mosse adeguatamente sul tema. Sul fronte programmatico, in particolare, sono stati due gli approcci più seguiti dalle aziende: la metà ha fatto pressione sui propri partner tecnologici perché garantissero loro posizionamenti “sicuri”, e il 45% ha spostato i propri investimenti pubblicitari su editori premium con una buona reputazione e un alto livello di controllo dei contenuti.

Circa la metà dei manager coinvolti, inoltre, ha dichiarato che implementerà tecnologie terze per segnalare problemi relativi alla brand safety, mentre un numero lievemente più basso conta di utilizzare blacklist o whitelist con i propri partner programmatici.

Integral Ad Science (IAS): Vista Equity Partners acquisisce la maggioranza della società

La società di private equity Vista Equity Partners ha firmato un accordo per acquisire la maggioranza di Integral Ad Science (IAS), la società specializzata in soluzioni per la verifica e l’ottimizzazione della pubblicità online. L’operazione è finalizzata a supportare i piani di crescita globale della società e dovrebbe finalizzarsi nel terzo trimestre dell’anno.

Si spengono così i rumors circa una possibile quotazione di IAS, di cui si era iniziato a parlare dopo che i suoi principali competitor erano stati acquisiti: è il caso di Moat (comprata da Oracle per una cifra vicina agli 850 milioni di dollari) e DoubleVerify (passata sotto il controllo del fondo Providence per circa 200 milioni). Al momento, l’ammontare dell’investimento di Vista Equity Partners non è stato specificato.

Fondata nel 2009, con sede principale a New York e uffici in 13 Paesi, IAS è leader di mercato nelle soluzioni tecnologiche in grado di garantire che ogni annuncio digitale raggiunga utenti reali in ambienti viewable e brand safe.

L’operazione permetterà a IAS di intensificare i suoi piani di sviluppo, salvaguardandone al tempo stesso la neutralità, come sottolinea la stessa società in una nota: “l’accordo con Vista offre a IAS il meglio di entrambi i mondi. La partnership consente a IAS di rimanere una terza parte neutrale, aspetto fondamentale per fornire fiducia e trasparenza non solo ai nostri clienti, ma all’industria nel suo complesso. Inoltre, [questa operazione] ci aiuterà ad accelerare la nostra crescita e la nostra visione“.

Per Vista non si tratta del primo investimento nel campo delle tecnologie per l’advertising online. Il fondo ha infatti acquisito Mediaocean nel 2015 e l’azienda fornitrice di software per l’automazione del marketing Marketo nel 2016 per 1,8 miliardi di dollari.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

Protagonisti della rassegna di oggi il punto di vista di CNN Digital sulla brand safety, il rafforzamento di Pandora nel digital audio e l’andamento di Pinterest.

La boss di CNN Digital Worldwide: «Ridefiniamo il concetto di brand safety»

«Dovrebbe emergere una nuova definizione di brand safety. Non si tratta delle aziende che non vogliono comparire accanto ai cosiddetti contenuti negativi. Si tratta di inserzionisti che vogliono essere inseriti all’interno di un ombrello di brand di notizie affidabili». E’ l’opinione di Meredith Artley, SVP/editor-in-chief di CNN Digital Worldwide, che ha affrontato il tema della sicurezza dei brand in occasione della conferenza Collision 2018. Secondo la manager, il fatto che i brand non vogliano apparire accanto a determinato tipo di notizie (che includono anche news di tragedie o dai toni crudi) può avere effetti negativi sia per gli editori che per gli utenti. Per questo è necessario, per le media company, puntare su un’offerta di contenuti all’insegna dei fatti, dell’autorevolezza e dell’integrità. Leggi di più su WARC.

Pandora completa l’acquisizione di AdsWizz

Il servizio americano di streaming musicale Pandora ha annunciato di aver completato l’acquisizione di AdsWizz, tecnologia per la pubblicità digital audio. «L’audio è il formato a più veloce crescita nel mondo della pubblicità digitale, e il mercato si sta rapidamente evolvendo – ha spiegato il CEO di Pandora Roger Lynch -. Completare questa acquisizione cementifica la nostra presenza nel futuro dell’Audio, rendendoci più pronti che mai a collaborare con brand ed editori a livello globale». AdsWizz opererà come sussidiaria autonoma di Pandora. Leggi di più su Venture Beat.

Pinterest, cresce la pubblicità nel 2017

Cresce il business pubblicitario di Pinterest. Il social network ha raccolto nel 2017 473 milioni di dollari di raccolta adv, in aumento del 58% rispetto all’anno precedente. La società ha mancato gli obiettivi di fatturato nella prima parte dell’anno, ma ha superato le aspettative nel secondo semestre. E adesso mira a raggiungere o superare gli obiettivi fissati per la prima metà del 2018. Leggi di più su Bloomberg.

Bucksense, spazio alla brand safety al Programmatic Pioneers Summit 2018 di Londra

Come è possibile garantire agli advertiser una migliore esperienza nella pianificazione in programmatic della pubblicità online? E’ la domanda a cui ha risposto Cristian Carnevale, CEO di Bucksense, in occasione del Programmatic Pioneers Summit 2018, evento europeo sul marketing e le strategie di programmatic, tenutosi il 16 e 17 maggio a Londra.

Carnevale è intervenuto in particolare in veste di moderatore a una tavola rotonda che ha trattato il tema chiave della brand safety, a cui hanno partecipato esponenti di varie realtà internazionali dell’interactive advertising: Fyber, Condé Nast, Ben Hancock, CNN, LinkedIn e Sony.

Un tema, quello della sicurezza dei brand, soprattutto in ambito frodi, su cui Bucksense ha approntato un sistema di prevenzione all’avanguardia. Ogni giorno infatti i tool della DSP realizzano test su diversi tipi di frodi pubblicitarie: ogni volta che un bid, ovvero un’offerta, viene prodotto, viene fornita l’impression, seguito il clic e infine l’utente nel percorso di conversione, per essere in grado di raccogliere tutti i dati a valle della navigazione. La raccolta dei dati in ogni fase e la connessione di tutti i punti delle diverse fasi in un unico funnel sono alla base di questo processo di verifica. I dati vengono spesso utilizzati per tracciare le conversioni ma raramente sono utilizzati per verificare se il traffico è lecito. Il riferimento incrociato di tutti questi punti mostra molto spesso la presenza di attività fraudolente.

«Bucksense automatizza completamente l’analisi e il controllo delle impression per fornire un servizio sicuro. La qualità e l’uniformità dei posizionamenti sull’intero funnel del cliente vengono costantemente verificati dal sistema che decide autonomamente di bloccare un posizionamento se qualcosa non quadra e sembra sbagliato – dichiara Carnevale -. Con le sue soluzioni Self-Serve, Open API e Whitelabel, la nostra DSP offre un concreto ed efficace controllo sull’acquisto media in programmatic».

SpotX espande la collaborazione con zvelo e implementa nuove funzioni di brand safety

SpotX ha attivato nuove funzioni per rafforzare la sicurezza del marchio nel suo ecosistema pubblicitario video integrando gli ultimi aggiornamenti di zvelo, già partner fornitore di servizi di categorizzazione di contenuti e rilevazione di attività malevole online.

D’ora in poi, quindi, la società ad-tech guidata in Italia da Fabio Zoboli identificherà e bloccherà siti web e contenuti che rientrano in categorie negative, come ad esempio le fake news. Nel dettaglio, SpotX rimuoverà completamente i siti che disseminano informazioni inventate dall’inventario disponibile, impedendo agli inserzionisti di associare i propri annunci a contenuti dannosi.

Gli strumenti di zvelo, il partner di SpotX

zvelo fornisce un motore di classificazione che categorizza le notizie false utilizzando una combinazione di tecniche analitiche statiche ed euristiche, aggregazione di feed di “fake news” verificati di terze parti e machine learning supervisionato da umani.

Utilizzando un approccio basato sul crowd sourcing, le tecnologie della società analizzano le URL visitate da un network partner globale di oltre 550 milioni endpoint. I dati sono elaborati dall’AI Cloud Network della società e poi verificati da analisti qualificati. Oltre a riconoscere le notizie false, il database di categorizzazione URL zveloDB impedisce ai marchi di apparire accanto a contenuti che riguardano terrorismo, estrazione di criptovalute e altre categorie pericolose emergenti.

Cinque strategie vincenti per l’ottimizzazione delle campagne in Programmatic

Uno studio di Publicis Groupe Zenith di fine 2017, prevede che entro il 2019 circa i due terzi di tutto il digital display advertising saranno pianificati in modalità programmatica e raggiungeranno circa gli 84,9 miliardi di dollari. Il mercato del Programmatic, quindi, promette di affermarsi e crescere ancora di più di quanto già non stia facendo in questi anni. Diventa quindi fondamentale capirne non solo i meccanismi ma essere in grado di calibrare un adeguato mix di ottimizzazioni tecniche per permettere di raggiungere gli obiettivi di performance con qualsiasi tipologia di budget. Partendo dalla nostra esperienza e dai nostri tool, in questo articolo vogliamo condividere alcune delle tecniche e funzionalità disponibili nelle DSP per gestire al meglio le campagne di programmatic.

1. Utilizzo di dati di prima, seconda e terza parte

Rivediamo prima insieme cosa si intende per dati di prima, seconda e terza parte: i dati di prima parte sono tutti dati proprietari dell’inserzionista, raccolti attraverso cookie sul sito e che riescono a tracciare le azioni compiute dagli utenti durante la navigazione del sito. I dati di seconda parte, sono invece dati di prima parte di un altro player provenienti direttamente da quest’ultimo, ad esempio dati provenienti da campagne online (social, display, ecc.). Infine i dati di terza parte sono dati che vengono raccolti, raggruppati, arricchiti e rivenduti da data provider indipendenti.

L’utilizzo di questi dati nelle DSP permette di colpire le audience con maggiore precisione.  Ad esempio, un tipo di strategia consiste nell’utilizzare dati di prima parte collezionati sul sito dell’inserzionista attraverso i pixel di conversione presenti in piattaforma, in combinazione con quelli di terza parte acquistati a CPM per targetizzare solo utenti che hanno effettuato determinate azioni sul sito e/o che hanno attributi particolari (genere, età, interessi, ecc.)

2. Target Geografico

Un altro metodo efficace per raggiungere una specifica audience è quello del targeting geografico che permette di mostrare annunci pubblicitari limitatamente a paesi e città in cui servizi e prodotti offerti sono disponibili. Nel nostro caso specifico, la nostra piattaforma viene riconosciuta perché offre diversi tipi di targeting geografico:

  • Geo & Zip code: per raggiungere aree geografiche specifiche, la piattaforma permette di targettizzare l’utente non solo per Paese, regioni e città, ma anche in determinate zone delle città attraverso l’inserimento degli Zip Code (CAP).
  • Hyperlocal targeting: questa funzionalità permette di targetizzare utenti in real-time, in base alla posizione rilevata dal GPS del device utilizzato. L’Hyperlocal targeting può essere utilizzato in più modi, ad esempio introducendo delle coordinate di latitudine e longitudine, uno o più indirizzi fisici, o, semplicemente, utilizzando la funzione di pin nella mappa direttamente in piattaforma; per ogni location si può definire un raggio per delimitare un’area precisa entro cui gli annunci saranno mostrati. Tale approccio (definito proximity targeting o GEO fencing) è particolarmente vantaggioso per chi volesse mostrare i propri annunci ad utenti sui loro mobile device e che si trovano nelle vicinanze di un negozio o altra attività commerciale (Drive to Store).

In aggiunta, utilizzando la tecnologia di Cross-device disponibile nella nostra piattaforma è possibile tracciare e targettizzare lo stesso utente anche quando è loggato su più dispositivi con conseguente massimizzazione del budget investito.

3. Creatività Dinamiche (Dynamic Ads)

L’approccio Data-driven dei Dynamic Ads utilizza segnali raccolti dal brand e i vari media partner per poter mostrare agli utenti creatività che vengono dinamicamente assemblate in base all’audience, il contesto e l’ambiente in cui vengono visualizzate. I Dynamic Ads rendono facile e veloce lo storytelling e la personalizzazione di messaggi pubblicitari scongiurando l’approccio “one fits all”, permettendo anche di risolvere una moltitudine di problemi legati all’ottimizzazione di asset creativi e culminando in un sostanziale miglioramento dei flussi operativi. Ad esempio, ad utenti che hanno navigato sul sito si possono mostrare offerte relative al prodotto o servizio visualizzato e per utenti in una certa area geografica andare a mostrare annunci personalizzati senza dover creare una versione apposita per ciascuna offerta.

4. Brand Safety

Sul tema della protezione del proprio brand si è molto dibattuto in questi mesi: è un argomento molto importante che ha spinto tutti gli operatori a mettere a punto soluzioni a tutela della brand safety. Adform è stata da subito in prima linea in questo campo:  per quanto riguarda l’acquisto RTB, le nostre piattaforme di DSP non effettueranno alcun tipo di bid su URL ritenute non-safe. E lavoriamo affinché la funzionalità di Brand Safety sia attivata per ciascuna campagna attraverso l’utilizzo di dati collezionati dalla nostra piattaforma (whitelist e/o blacklist) oppure quelli di dati di terze parti: DoubleVerify, ADmantX, Grapeshot, IntegralAds, BatchMedia, e comScore.

5. Ottimizzazioni di campagne RTB

Ma il lavoro su una campagna in Programmatic non si può dire terminato con il set up delle campagne e funzionalità di targetizzazione. Il monitoring delle performance in base ai KPI definiti in fase di setup presenta ulteriori sfide da affrontare. Di seguito alcuni suggerimenti per l’ottimizzazione, che consigliamo di applicare effettuando sempre una modifica alla volta, per comprendere con esattezza quali di essi si rivelano più adeguati a conseguire i propri obiettivi:

  • Audience: abbiamo già visto come targetizzare annunci su un pool specifico di utenti. Per aumentare la probabilità di raggiungere queste audience, consigliamo l’utilizzo dei bid multiplier per incrementare il bid su un set specifico di utenti. Ad esempio, se la strategia richiede di aumentare le vendite da smartphone, l’utilizzo di bid multiplier a livello di audience permette di alzare il bid solo per gli utenti che utilizzano dispositivi mobili.
  • Inventory: consigliamo sempre il monitoring puntuale della performance di ogni media in modo da poterli inserire in blacklist qualora non raggiungano determinati KPI quali viewability, CTR o anche conversion rate.
  • Dynamic: l’utilizzo di creatività dinamiche richiede una sinergia continua tra centro media e agenzia creativa in modo da ottimizzare gli asset creativi in base alle performance e al fine di targetizzare in maniera immediata in base alle offerte attive su determinate aree geografiche, audience o tracking point.

Brand safety, nuovo accordo globale tra Outbrain e IAS

Le soluzioni di brand safety di Integral Ad Science (IAS) arrivano su Outbrain. La società di misurazioni e la piattaforma di content discovery hanno infatti siglato un accordo che le vedrà collaborare sul fronte della sicurezza per gli inserzionisti.

Grazie ai tool di brand safety di IAS, Outbrain potrà garantire alle aziende un’offerta pubblicitaria sicura e appropriata per i brand. L’accordo sarà di respiro globale, e coinvolgerà Europa, Asia e Nord e Sud America.

«Un partner affidabile sulla brand safety come IAS rappresenta un componente chiave della nostra strategia di offrire ai brand la massima fiducia nel raccontare le loro storie all’interno del nostro network di editori», spiega Gilad de Vries, SVP, Strategy di Outbrain, aggiungendo: «la nostra partnership con IAS è una naturale evoluzione del nostro focus sulla qualità e sul rafforzamento del publisher network più di qualità a livello globale. Stiamo tuttora implementando diversi step per contribuire ad aumentare la fiducia dei brand allo stesso tempo migliorando affidabilità e trasparenza in tutto il network».

«Siamo entusiasti di offrire alle aziende che usano la piattaforma Outbrain la nostra soluzione di brand safety di primo livello – aggiunge Jim Egan, VP of Publisher Development di IAS -. Unire le forze con Outbrain ci consente di continuare a dedicarci al nostro lavoro di rendere la pubblicità digitale un posto sicuro per i brand che vogliono far crescere il loro business».

La collaborazione tra le due società consentirà ai clienti di Outbrain di escludere determinate categorie “non sicure” attraverso specifici controlli nella propria dashboard delle campagne. Con un sistema di punteggi sia per gli spazi che per i siti, IAS garantirà a inserzionisti ed editori un ambiente pubblicitario brand safe.

Integral Ad Science rilascia la prima edizione italiana del Media Quality Report

Integral Ad Science ha pubblicato l’edizione italiana del Media Quality Report relativo al secondo semestre del 2017.

Rispetto al benchmark globale, la viewability in Italia è complessivamente inferiore al 22,6%. Tuttavia, l’indagine, la prima condotta specificamente sul nostro mercato su un totale di cinque miliardi di impression, rivela che nel periodo che va da giugno a dicembre dello scorso anno la viewability del formato display in ambiente desktop, partendo da un tasso del 40,8% nel primo semestre, è aumentata del 5,8%. Questo dato rispecchia, secondo il documento, gli sforzi compiuti dai principali marchi a livello mondiale.

Nel periodo in esame, le campagne non ottimizzate, ossia non facenti impiego di tecnologie di prevenzione, hanno attirato meno frodi pubblicitarie. E sebbene si sia riscontrato un leggero aumento delle frodi per le campagne ottimizzate, ossia facenti utilizzo di tecnologie di prevenzione, queste rimangono comunque alla pari con la media globale. La media delle frodi ottimizzate è stata dello 0,7% a livello mondiale rispetto allo 0,9% in Italia.

La maggior parte delle impression rischiose segnalate in Italia è considerata dai marchi come rischio moderato. Dal primo al secondo semestre del 2017, il brand risk rimane dunque invariato. Complessivamente, il rischio nel nostro Paese è inferiore alla media globale. Rispetto al benchmark globale del 7,9%, il brand risk in Italia è inferiore di oltre il 4,5%.

La maggior parte del brand risk in Italia deriva da contenuti classificati come contenuti per adulti (28,1%), linguaggio offensivo (25,0%) e download illegali (16,3%). Il maggiore incremento dal primo semestre del 2017 riguarda i contenuti segnalati per violenza, con un aumento di quasi il 139%. Tuttavia, la violenza rimane una minima parte del rischio totale.

«Che la modalità di vendita sia diretta o programmatica, la percentuale di frodi pubblicitarie nel nostro Paese non sono ad un livello allarmante. Per quanto riguarda la sicurezza del marchio, si può dire le minacce sono contenute. Questi dati dimostrano che il mercato italiano è all’avanguardia perché tutti gli operatori tengono sotto controllo le operazioni di acquisto online», ha commentato Elisa Lupo, Director di Integral Ad Science nel nostro Paese.

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