Main partner:

Jobs

LuisaViaRoma sceglie la piattaforma di Akamai per contrastare il traffico non umano

LuisaViaRoma ha scelto Akamai Bot Manager, la soluzione di Akamai, pensato per gestire l’impatto dei bot in tutto l’ambiente digitale, compresi siti, applicazioni mobile e API web.

Il sito del rivenditore specializzato in abbigliamento, disponibile in 9 lingue in oltre 200 Paesi, viene visitato in media da 2 milioni di utenti unici al mese e genera il 95% dei ricavi dell’azienda. Nel 2016, LuisaViaRoma ha registrato una crescita esponenziale sia del traffico sul sito sia del traffico generato dai bot, sempre più difficile da distinguere da quello legittimo.

Al fine di evitare eventuali ripercussioni sull’esperienza di acquisto dei propri clienti, LuisaViaRoma ha scelto di rivolgersi alla piattaforma cloud ponendo due obiettivi chiave: infondere fiducia nei clienti rispetto agli acquisti online ed evitare che le misure di mitigazione dei bot impedissero ai clienti effettivi di accedere al sito.

Avvalendosi già dai servizi di Akamai per l’ottimizzazione delle web performance, si legge nella nota, è stato naturale per LuisaViaRoma adottare Akamai Bot Manager, “Akamai Bot Manager si basa su un database affidabile e certificato di categorie di bot, continuamente aggiornato. Inoltre, il prodotto offre un’ampia varietà di strumenti per categorizzare i bot in modo dinamico e valutarli in base a numerosi fattori. Nessun altro prodotto per la gestione dei bot è così completo quando si tratta di distinguere il traffico reale dal traffico dei bot”, ha commentato Fabio Testa, Software Architect di LuisaViaRoma.

La soluzione offre configurazioni predefinite delle policy per la categorizzazione e la mitigazione dei bot, consentendo di definire nuovi criteri e categorie personalizzati in base alle esigenze dell’azienda. Inoltre, è in grado di distinguere i bot nocivi da quelli che non lo sono, come Google, il bot più prezioso dal punto di vista commerciale. LuisaViaRoma è poi riuscita a ottimizzare le policy di caching per soddisfare i requisiti di Google Shopping ed evitare di essere esclusi dal servizio.

La mitigazione dei bot sul sito di LuisaViaRoma

Un’ulteriore sfida per LuisaViaRoma era rappresentata dagli scraper dei prezzi, estremamente difficili da mitigare per via del loro comportamento intelligente e della capacità di riprodurre l’impronta dei browser degli utenti. I tentativi di mitigazione portano spesso a un elevato numero di falsi positivi, che influiscono negativamente sull’esperienza degli utenti legittimi. Integrando Akamai Bot Manager con Akamai Luna Property Manager e Google Invisible reCaptcha è stato possibile fare in modo che, una volta certificata una sessione di navigazione come legittima, per un periodo di tempo predeterminato il visitatore del sito non visualizzi un nuovo captcha.

“Akamai Bot Manager riesce a rilevare quasi il 100% dei bot senza falsi positivi”, ha aggiunto Fabio Testa. “Le mitigazioni dei bot ci hanno dato la sicurezza necessaria per incentivare l’aumento del traffico sul sito e far crescere ulteriormente la nostra azienda”.

“Siamo orgogliosi di essere stati scelti da LuisaViaRoma per proteggere il sito dai bot e migliorare l’esperienza di shopping degli utenti”, ha commentato Alessandro Livrea, Country Manager di Akamai Italia, “Grazie alla nostra soluzione, LuisaViaRoma è riuscita a ridurre la percentuale di bot sconosciuti da oltre il 75% a meno del 25% sul traffico complessivo dei bot e a ridurre il traffico totale dei bot dal 45% al 25% in soli sei mesi”.

“Verification stripping”: SpotX e DoubleVerify scoprono un nuovo tipo di frode. Ecco come funziona

Quello delle inventory fraudolente è un trend in crescita nel mercato dell’advertising digitale. Secondo recenti stime di WhiteOps, nei prossimi mesi (quelli del Black Friday e del periodo prenatalizio, quando aumenta l’impegno pubblicitario delle aziende), il fenomeno dell’ad fraud costerà al mercato ben 3,5 miliardi di dollari. Nel tempo, tra le possibili soluzioni al problema, quella della verifica e validazione delle impression da parte di società specializzate è parsa essere quella più diffusa ed efficace. In alcuni casi, però, potrebbe risultare inutile.

SpotX e DoubleVerify hanno infatti identificato, dopo una serie di studi, un nuovo tipo di bot specializzato nel cosiddetto “verification stripping” (che potremmo tradurre come “annullamento della verifica”), il quale agisce proprio sul processo di verifica dell’impression, attraverso la manipolazione o lo smantellamento del codice che viene trasmesso ai partner preposti al controllo. Così facendo, il bot riesce a nascondere il domain spoofing o altro tipo di frodi, e in alcuni casi ad evitare persino che le impression vengano sottoposte al processo di verifica.

Una volta scoperto questo bot, le due società si sono messe al lavoro per identificare le inventory soggette a questo tipo di frode e rimuoverle dalla piattaforma di SpotX.

«DoubleVerify ha scoperto che fino al 10% dei picchi di frodi pubblicitarie avviene per il verification stripping. Stiamo lavorando a stretto contatto con SpotX, con la nostra tecnologia contro le frodi avanzate, per rimuovere queste impression fraudolente dalla supply chain e per assicurare sempre la qualità degli spazi sulla piattaforma», ha dichiarato Matt McLaughlin, COO di DoubleVerify.

«Siamo orgogliosi di stare lavorando con DoubleVerify per frenare l’impatto del verification stripping sulle inventory transate sulla nostra piattaforma – ha aggiunto Josh Cariveau, SVP, Global Operations di SpotX -. Mentre noi agiamo per risolvere questo problema, gli inserzionisti dovrebbero essere consapevoli del fatto che questo tipo di frode può essere presente anche sulle loro piattaforme».

Per questo motivo, le due società fanno queste raccomandazioni alle aziende:

  • Monitorare picchi anormali nel traffico invalido sofisticato (SIVT);
  • Cercare ogni discrepanza tra il numero delle impression acquistate in programmatic e la cifra di quelle sottoposte a verifica, estrapolabile dai report delle società di misurazioni;
  • Immediatamente fare delle indagini su ogni discrepanza significativa, perché potrebbe indicare un caso di verification stripping volto a manipolare verifiche e misurazioni.

Le frodi pubblicitarie online diminuiranno nel 2017

Quest’anno, l’impatto monetario globale delle frodi pubblicitarie subirà un calo. In più, la quantità di frodi mobile che si verifica nell’ecosistema è molto più basso di quanto temuto e il Programmatic può raggiungere lo stesso grado si sicurezza delle vendite dirette, se i compratori implementano le giuste misure.

Sono le buone notizie segnalate dal terzo studio annuale sullo stato delle frodi pubblicitarie digitali redatto dall’Association of National Advertisers (ANA) e White Ops.

La società di rilevamento di bot stima perdite finanziarie per 6,5 miliardi di dollari causate da frodi nel 2017, in riduzione del 10% dai 7,2 miliardi stimati nel 2016. Il dato relativo a quest’anno è leggermente più elevato rispetto alla somma di 6,3 miliardi che le due società avevano previsto nel loro primo rapporto relativo al 2015.

Nonostante 6,5 miliardi di dollari rappresenti un numero importante, secondo Michael Tiffany, Ceo di White Ops, il declino nella portata delle frodi è incoraggiante: “Ciò a cui stiamo assistendo è finalmente il primo macro segnale che la guerra può essere vinta, nonostante sia ancora lontana dall’esserlo”.

La tendenza è cambiata non perché i truffatori abbiano rallentato le loro attività ma perché gli incentivi economici a commettere frodi diminuiscono per il fatto che marketer stanno diventando più abili nel proteggersi.

“Il costo necessario al successo delle frodi è cresciuto e, come risultato, l’età d’oro degli investimenti in display di basso livello, dove puoi acquistare traffico bot per meno di un centesimo e monetizzarlo in inventario a bassi CPM, è finita”, ha aggiunto Tiffany.

Secondo il rapporto, le frodi in ambiente display desktop scenderanno dall’11% del 2016 anno al 9% di quest’anno. Ma la situazione è diversa per il video, che rimane il ricettacolo dell’attività bot. Il tasso di frodi legate alla spesa in video desktop ammonterà al 22% quest’anno, in lieve calo in paragone al 23% dello scorso anno. Questo perché CPM più elevati disponibili per l’inventario video desktop giustificano ancora i comportamenti fraudolenti.

In ultimo, a proposito di Programmatic, l’ANA e White Ops hanno registrato le tecnologie per l’automatizzazione pubblicitaria non costituiscono più un rischio intrinseco: le sofisticate adottate da un crescente numero di piattaforme ed editori per contrastare le fonti di traffico fasullo stanno funzionando con successo.

Chatbot, i 5 requisiti per il successo di uno strumento sempre più diffuso

Una delle parole chiave dell’anno appena trascorso è stata bot. Un termine, abbreviazione di robot, che definisce quei programmi che simulano il comportamento umano e vengono utilizzati per automatizzare determinati compiti, come ad esempio il customer care via chat (in questo caso, si parla di chatbot).

Anche se i bot esistono da tempo, aziende, fornitori, analisti ed esperti di settore condividono la visione comune che essi saranno sempre più presenti nei prossimi anni. Secondo Gartner, infatti, entro il 2019 il 20% delle aziende abbandonerà la propria app mobile ed entro l’anno successivo ogni persona avrà in media più conversazioni con i bot che con il proprio coniuge.

Non tutti però sono creati allo stesso modo e soprattutto non tutti garantiscono le stesse prestazioni. Nuance Communications, Inc., fornitore di soluzioni vocali e di imaging specializzato nello sviluppo di bot, ha delineato i fattori essenziali che possono determinare la buona riuscita di questo strumento. Ecco quali sono.

  1. Intelligenza artificiale durante le conversazioni – Per avere successo, un bot deve essere in grado di sostenere una conversazione bidirezionale intelligente. Come ogni essere umano, il bot deve saper contestualizzare non appena l’utente cambia i soggetti o se utilizza un linguaggio informale con espressioni colloquiali. Attualmente la maggior parte dei bot non è sufficientemente sofisticata per indirizzare questi requisiti, adempiendo solo richieste semplici. Ad esempio, alla domanda “Qual è la temperatura a Miami?” sarebbe facile rispondere “28 gradi”, ma se la conversazione dovesse proseguire con un’ulteriore domanda “E a Pechino?” molti bot non riuscirebbero a comprendere che l’argomento di cui si parla è lo stesso, cioè la temperatura.
  1. Intelligenza artificiale cognitiva – Questo requisito è relativo al lato del ragionamento del cervello del bot e alla sua capacità di indirizzare e prevedere le esigenze dell’utente. Considerando che i sistemi di riconoscimento vocale tradizionali sono in grado di capire quello che le persone dicono, i sofisticati sistemi di linguaggio naturale di oggi riescono persino a comprendere ciò che la gente intende e vuole fare. Sia il riconoscimento vocale che la comprensione del linguaggio naturale si basano su big data e sulla “profonda conoscenza” delle intenzioni delle persone rispetto a un dominio specifico.
  1. Intelligenza artificiale umana assistita – Questo è ciò che Nuance definisce supervised. Grazie all’impiego congiunto di esseri umani e bot nel servizio di assistenza ai clienti, il machine learning ha subito un’accelerazione e, soprattutto, i bot possono imparare “le cose giuste” dalle persone piuttosto che imparare da soli commettendo errori di giudizio.
  1. Integrazione multicanale – I bot di successo non si identificano in applicazioni stand-alone ma piuttosto in un insieme di tool comuni che operano come un cervello cognitivo centrale e che possono essere distribuiti tra i numerosi canali utilizzati dai consumatori: applicazioni di messaggistica, applicazioni mobili, sistemi telefonici, web, applicazioni chat e social media. Una strategia multicanale integrata garantirà agli utenti un’esperienza soddisfacente indipendentemente dal canale utilizzato. Inoltre, si riduce così anche il costo di stack tecnologici per le aziende.
  1. Autenticazione intelligente e sicurezza – La biometria vocale consente ai consumatori di autenticarsi in modo semplice e naturale, senza dover digitare una password o un PIN, ma pronunciando semplicemente una breve passphrase come “La mia voce è la mia password”. Ciò elimina la necessità di dover ricordare PIN o, peggio, di rispondere a una serie di domande di sicurezza come “Qual era il nome del tuo migliore amico d’infanzia?” o “Qual è stata la tua transazione più recente?”. Inoltre, la biometria vocale migliora in modo significativo la sicurezza rispetto ai metodi di autenticazione legale e di frode.

«Crediamo che il 2017 sarà un anno cruciale nello sviluppo del mercato dei bot, che vedrà la netta vittoria di quelli “buoni” su quelli “cattivi”: i bot che meglio di altri saranno in grado di includere AI, integrazione multicanale, autenticazione intelligente e sicurezza avranno sicuramente molto successo predominando sugli altri e definendo le migliori pratiche», ha dichiarato Robert Weideman, Executive Vice President Enterprise di Nuance Communications.

Bot per Messenger: arriva il supporto su Analytics

Per rispondere alla rapida adozione dei Bot per Messenger e ai Feedback ricevuti, Facebook ha annunciato il rilascio due nuove risorse per rendere più semplice la costruzione e la misurazione di questi strumenti: il supporto Analytics e nuove opportunità con FbStart.

La prima novità riguarda dunque la misurazione dell’attività dei Bot, con l’introduzione in Facebook Analytics per le app del supporto ai Bot per l’applicazione di messaggistica istantanea. Rendendo disponibile Facebook Analytics per le app anche alle imprese che costruiscono bot per Messenger, il social guidato da Mark Zuckerberg diventa così una delle prime realtà nel settore a fornire insight sui bot.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Weborama e Integral Ad Science insieme. Tutti i dettagli della partnership

Weborama e Integral Ad Science insieme.

L’azienda europea leader nella Data Science e nell’ad-tech, ha scelto il leader globale nella valutazione della media quality per creare un’esclusiva integrazione fornendo una maggiore capillarità nella misurazione qualitativa dell’inventory per le campagne video.

La tecnologia di Integral Ad Science consentirà di monitorare a tutti i livelli il rischio di brand safety, le frodi derivanti da attività bot e le percentuali di viewability. Weborama utilizzerà dunque la data intelligence di Integral Ad Science per facilitare ulteriormente il processo di set up delle attività video.

«L’ascesa del Programmatic Advertising ha dato la possibilità di accedere a enormi bacini di inventory, richiedendo l’utilizzo di Tool in grado di verificare la qualità di ogni ad-impression prima dell’effettivo acquisto. Sui video preroll c’è poi spesso la necessità di passare attraverso ulteriori step con le ad-ops per poter misurare la qualità e la viewability delle impression», spiega Roberto Carnazza, Weborama Italy Country Manager. «Con questa partnership abbiamo eliminato la necessità di questi ulteriori step di trafficamento così che tutti i clienti Weborama che vorranno utilizzare il nostro formato video VPaid Html5 potranno accedere alla suite di servizi IAS già implementata».

Weborama-VPaidHtml5

Elisa Lupo, Country Manager Italia per Integral Ad Science, aggiunge: «Integral Ad Science è felice di aver stretto questa collaborazione con Weborama garantendo una misurazione per i formati video il più dettagliata possibile ed assicurando ai clienti un processo di implementazione semplice e veloce. Weborama da questo momento può fornire a tutti i propri clienti le metriche IAS integrate nativamente all’interno del formato video preroll VPaid Html5. Questa è la prima integrazione nativa sul formato preroll che viene effettuata sul mercato italiano».

I clienti di Weborama beneficeranno di un processo di set up semplificato: nel momento in cui i file video vengono inviati al team operativo di Weborama, il formato preroll potrà essere erogato da ogni DSP o adserver della concessionaria. In questa fase e in modo automatico, IAS verificherà tutti i dati in termini di brand safety, percentuali di viewability e tipologie di frode.

Weborama è la prima azienda in Italia a integrare le capacità tecnologiche video di IAS per il formato VPaid Html5.

Questa partnership esclusiva, evidenzia la determinazione di Weborama di innovarsi continuamente nel settore del digital video advertising, aiutando a offrire formati con maggiore interazioni per l’utente combinando la brand safety, viewability e minimizzando l’impatto delle eventuali frodi.

Da DoubleVerify una nuova suite di soluzioni contro le impression fraudolente

Aumentare la trasparenza e le performance della pubblicità display e video su desktop e mobile. Con questo obiettivo DoubleVerify ha lanciato IQ Advanced Solutions, la sua nuova suite di prodotti per la certificazione degli spazi media.

“Costruita sulla base della più avanzata tecnologia di autenticazione di DoubleVerify, IQ Advanced amplia la visibilità video in-app e aumenta la protezione dalle frodi digitali in nuovi settori, incluso quello delle Ad Injection“, recita la nota ufficiale.

Simili al traffico non umano, le cosiddette “injected ads” sono impression create su browser o app da malware installati inconsapevolmente sui device degli utenti, che vanno a coprire altri annunci pagati o appaiono in pagine che non dovrebbero ospitare pubblicità. Il tutto naturalmente senza l’autorizzazione dei publisher e degli utenti. Secondo DoubleVerify fino al 15% delle impression pubblicitarie oggi sono erogate attraverso ad injection non autorizzate.

Tra i primi clienti che hanno integrato le nuove IQ Advanced Solutions nelle loro piattaforme programmatic ci sono DataXu, SpotX, Tremor Video e Visible Measures.

L’importanza della media quality

Al giorno d’oggi, più si ricercano informazioni sui meccanismi che interessano la pubblicità digitale più si può avere  come prima percezione l’amara sensazione che il mondo online non sia affatto un luogo sicuro. Nel settore sono state pubblicate diverse considerazioni e dichiarazioni in merito all’entità degli sprechi di risorse sui media digitali.

Inondare la stampa di considerazioni inerenti ai problemi riferiti alla media quality, come frodi, brand safety e viewability senza parlare con la stessa frequenza di come questi possano essere risolti, contribuisce solo a creare confusione ed ulteriore scetticismo, specialmente se si pensa che tali problematiche non sono affatto nuove.

Di fronte alla marea di opinioni divergenti in materia su temi come la viewability e sulla definizione di cosa sia la frode o cosa debba essere considerato fraudolento, sembra che il settore digitale sia impreparato ad affrontare i problemi legati alla media quality e addirittura incapace di comprenderli in modo chiaro. Le risorse investite in pubblicità digitale possono, devono ma soprattutto hanno le capacità per essere sfruttate in modo efficiente ed efficace.

Perché la qualità deve essere considerata in cima alle priorità del settore digital?

Dieci anni fa, un CMO o un’agenzia pubblicitaria che voleva pubblicare un annuncio digitale contattava direttamente un sito web o una società operante nel settore online. Si rivolgevano ad aziende come Yahoo! e acquistavano uno spazio pubblicitario sul sito web desiderato.

Tra il 2000 e il 2010, le reti pubblicitarie come Advertising.com si sono concentrate sullo sviluppo delle capacità di targeting dei dati dei cookie. Non era più necessario utilizzare i contenuti di un sito web come tramite per raggiungere il pubblico di destinazione, ma diventava possibile tracciare le abitudini di navigazione degli utenti e rivolgersi agli stessi in base ai loro comportamenti passati.

La possibilità di basare il targeting sugli utenti online specifici, e non soltanto sui contenuti dei siti, apriva le potenzialità della “coda lunga” e degli spazi pubblicitari online. In concomitanza con la diffusione degli incentivi monetari offerti su miliardi di pagine web, dal 2007 in poi abbiamo poi assistito ad un’esplosione delle strategie di targeting basate sulle abitudini di navigazione (cookie).

Le capacità del targeting online basato sui dati dei cookie sono davvero notevoli e non devono essere sottovalutate. Questo tipo di targeting consente infatti di scegliere il pubblico di destinazione basandosi sulle abitudini di navigazione e utilizzando i dati degli utenti per individuare le fasce orarie di maggiore attività online. Consente inoltre di rivolgersi nuovamente ai clienti potenziali che hanno mostrato un interesse diretto nei confronti di un prodotto o servizio; ad esempio, utilizzando i dati degli utenti che hanno abbandonato il carrello degli acquisti senza concludere alcuna operazione. Ciò ci permette di categorizzare i segmenti di pubblico online in base ai comportamenti di navigazione e alle abitudini di acquisto. Tutte caratteristiche veramente eccezionali.

Tuttavia, in questa corsa all’individuazione degli utenti online specifici, a quanto pare abbiamo dimenticato che i destinatari dei messaggi pubblicitari vengono contattati dagli inserzionisti in un determinato contesto. Tale contesto è importante tanto quanto il destinatario, in quanto determinati ambienti online possono non essere adeguati o attraenti per la maggior parte degli inserzionisti.

È forse desiderabile per un grande marchio commerciale, dopo anni di investimenti nel brand e nelle relazioni con i potenziali clienti, vedere il proprio lavoro danneggiato a causa di un annuncio digitale pubblicato a fianco di contenuti non in linea con la propria strategia di comunicazione? Certamente no.

A seguito della relazione sulla media quality di Integral Ad Science relativa al primo trimestre del 2016,  se sommiamo in modo approssimativo tutte le percentuali (i dati escludono duplicazioni), possiamo constatare come fino a un 65,4% degli annunci pubblicati online a livello mondiale rischia di riscontrare problemi legati alla qualità qualora non si vengano applicate le tecnologie corrette.

Problemi di qualità nei media digitali*

  • Il 48% degli annunci non viene mai visualizzato
  • Il 9,1% degli annunci viene bloccato da pagine non appropriate
  • L’8,3% delle visualizzazioni degli annunci è fraudolento e non attribuibile a utenti reali

*Relazione sulla qualità dei media di Integral Ad Science, primo trimestre 2016

Il nostro settore ha bisogno di comprendere più in profondità queste problematiche e non solo evidenziarle. La buona notizia è che il settore digital sta compiendo passi in avanti, in particolare grazie all’ottimo lavoro svolto nell’ambito delle tecnologie per la verifica degli utenti. Per quanto riguarda Integral Ad Science, siamo in grado di utilizzare i dati, la nostra linfa vitale, al fine di minimizzare le conseguenze negative della qualità indicate in precedenza. Mediante la raccolta di dati sulle pagine web, selezioniamo gli spazi pubblicitari qualitativamente migliori, pubblichiamo annunci che hanno maggiori probabilità di essere visualizzati e li mostriamo esclusivamente ad utenti reali (evitando i bot).

In generale, comprendere e affrontare i problemi legati alla media quality significa due cose: in primo luogo, creare un nuovo equilibrio tra le esigenze della pubblicità digitale e la necessità di trovare una perfetta armonia tra messaggio, destinatario e momento di contatto. E in secondo luogo, ridurre gli sprechi e ottenere un miglior ritorno sugli investimenti.

Per garantire una pubblicità digitale più trasparente sarà dunque fondamentale affrontare il problema della media quality nella sua definizione piu’ completa, assicurarsi di averne compreso le dinamiche, affidarsi a vendor che possiedono le tecnologie necessarie ma soprattutto riconosciute e certificate a garantire futuri investimenti nel settore digitale e che specialmente siano in grado non solo di evidenziare i problemi ma specialmente di fornire delle soluzioni.

Integral Ad Science e Innovid sviluppano una soluzione anti-frode in tempo reale

L’azienda di misurazioni Integral Ad Science e Innovid hanno rafforzato il loro accordo per proteggere dalle frodi le campagne attive sulla piattaforma di video marketing. La precedente intesa tra le due società si concentrava, invece, sulle rilevazioni.

Adesso i clienti di Innovid possono bloccare in tempo reale gli annunci erogati fraudolentemente. “Le truffe in ambito di pubblicità digitale sono un grande problema che affligge l’intera industria, crediamo sia nostra responsabilità dedicarci ininterrottamente alle preoccupazioni dei marketer”, ha affermato Ronnie Lavi, SVP of Product di Innovid.

Secondo IAS, nell’ultimo trimestre circa il 10% di tutto l’inventario video è stato collocato da bot fraudolenti.

Questa tecnologia di blocco impedisce agli annunci video di essere erogati su pagine che sono o nell’errata collocazione geografica, fraudolenti o contengono un contenuto dannoso. Con la spesa in pubblicità video prevista in forte aumento, a 6,33 miliardi di dollari nel 2017, misure analoghe avranno sicuramente impatto sui ritorni delle campagne.

Videology contro i bot: bloccate oltre 28 miliardi di richieste su campagne video

Oltre 28 miliardi di richieste di bot su campagne video. Tante ne ha bloccate Videology in un anno, da quando cioè è avvenuta l’integrazione con la piattaforma White Ops, specializzata nell’individuazione di traffico fraudolento e nella sua prevenzione.

Nell’ultimo anno, l’integrazione con White Ops è stata sfruttata dai clienti di Videology in 25 Paesi. Videology ha “salvato” a monte 8,5 milioni di dollari a livello globale, bloccando i bot prima dell’erogazione della campagna.

La tecnologia deterministica di White Ops identifica il traffico non valido la prima volta che esso appare, individuando con precisione le impression fraudolente su tutti i media, e riuscendo anche a distinguere il traffico umano da quello non umano all’interno dello stesso sistema compromesso.

Quello delle impression fraudolente è un tema molto sentito dalla industry digitale. Secondo uno studio di White Ops e dell’Association of National Advertisers (ANA), gli inserzionisti perderanno globalmente a causa dei bot 7,2 miliardi di dollari nel 2016.

I player dell’advertising tecnologico hanno cercato in vario modo di ovviare a questo problema, che certamente non contribuisce a instaurare un clima di fiducia nei confronti delle pianificazioni automatizzate. Alcuni, come AppNexus e Integral Ad Science, hanno deciso di risarcire economicamente le aziende che hanno acquistato inventory fraudolente.

Ma secondo Scott Ferber, ceo e founder di Videology, quella del rimborso non è la via migliore. «Gli inserzionisti investono massicciamente in pubblicità perchè sanno che essa porta dei risultati – ha spiegato il manager -. Quando le campagne vengono erogate a dei bot, invece che a persone reali, questi risultati non si materializzano. E’ per questo che ci impegniamo nel bloccare i bot prima che la campagna venga erogata. Risarcire le aziende per annunci che non sono mai stati visti da utenti veri di fatto non consente ai brand di raggiungere i loro obiettivi di marketing».