Main partner:

Jobs

Competenze, dati, tecnologia: spazio al Programmatic a WMF 2018

Parlando di programmatic, la tecnologia serve a poco se non si hanno competenze adeguate: parola di Marco Dall’Olio, B2C Sales & Marketing Manager presso Mediaset Infinity, che nell’ambito del Web Marketing Festival ha aperto i lavori della sala verticale dedicata al Programmatic Advertising, realizzata con la collaborazione di Engage.

Dall’Olio ha raccontato nel dettaglio il lavoro svolto per rendere “full programmatic” la strategia di comunicazione del servizio di streaming on demand del Gruppo Mediaset. Partendo dall’importanza della costruzione del team, che deve integrare competenze interne ed esterne (tra cui il centro media – Webranking, nel caso di Infinity – e l’agenzia creativa GMG Production) a monte dell’utilizzo delle piattaforme, e dei legami strategici con la creatività che a sua volta «oggi dev’essere anch’essa ‘tech’». D’impatto le case history mostrate, tra cui la prima campagna italiana con targettizazione meteosync e la “infinite pre-roll campaign” realizzata di recente per lanciare la serie Will&Grace, capace di variare automaticamente tra oltre 2500 creatività diverse sulla base delle ricerche dell’utente su Google e YouTube.

Le potenzialità di un approccio “data-driven” alla comunicazione è stata poi ribadita da Claudio Calzolari, co-founder e Ceo di Turbo, che non si è limitato alle potenzialità dei dati di navigazione dell’utente ma si è spinto agli spostamenti nel territorio delle persone, che oggi è possibile “intercettare” grazie allo smartphone, incrociando varie fonti (dalle celle telefoniche al GPS, dal Wi-Fi ai sensori nei negozi). Questo rende possibili strategie avanzate di proximity marketing su mobile. «Ancora oggi il 65%-70% delle decisioni d’acquisto vengono prese all’interno del punto di vendita, quindi è un luogo che va assolutamente presidiato con efficacia», ha detto Calzolari, che ha individuato nell’ultimo miglio e, perché no, nell”ultimo metro” «la nuova frontiera della comunicazione. Anche perché le barriere all’ingresso sul fronte dei costi non sono elevate, non serve essere una azienda di grandissime dimensioni per fare una campagna di prossimità efficace».

Quindi Gaetano Poligano, country manager di Tradelab, ha affrontato le quattro principali preoccupazioni degli online marketer – ossia la difficoltà nelle misurazioni, la viewabilty, l’ad fraud e la brand safety – dimostrando come, nonostante queste criticità vengono spesso associate al programmatic, è proprio l’ad-tech a poter dare le risposte più efficaci. «Le tecnologie ci aiutano a comunicare con una profondità maggiore che mai, ma bisogna conoscerle a fondo ed essere in grado di maneggiarle, e magari personalizzarle sulle proprie esigenze: non usate la tecnologia a scatola chiusa», ha avvertito Polignano.

wmf-polignano
Gaetano Polignano a WMF 2018

Di approccio “Olistico” alla tecnologia ha parlato anche Patrizia Conte, founder e Ceo di Oyster, secondo cui il «programmatic di qualità» passa da un uso delle tecnologie multidisciplinare e aperto, ma non ossessivo: «non ci si deve accanire sul dato, ricordiamoci che solo il 10% delle decisioni avviene grazie a impulsi razionali, il resto è emotività». Spazio alla marca e alle emozioni, quindi, anche in programmatic ma con la giusta considerazione per i formati rich (sempre rispettosi dell’utente) e alla creatività che ancora oggi deve essere in grado di sorprendere, di dare valore al brand.

wmf-conte
Patrizia Conte a WMF 2018

Infine, nella seconda parte della giornata, dalla display l’attenzione si è spostata sui nuovi “territori” del programmatic, come il native advertising: anche quest’ambito è sempre più “integrato” con le piattaforme di programmatic come ha spiegato Enrico Nunnari, Head of Sales di UpStory. Il manager ha offerto vari spunti pratici per “automatizzare” le strategie di native advertising, le quali offrono un’interessante soluzione a un panorama display che tende alla saturazione. L’audio, poi, è un altro canale di grandissimo interesse per brand ed editori. Quest’ultimo tema è stato sviscerato da Davide Panza, Cmo dell’azienda specializzata Digital MDE, che ha parlato del digital audio come uno dei settori emergenti nella considerazione di brand e editori,in un contesto in cui le “vecchie” distinzioni tra on e offline sono sempre più labili.

UpStory cresce. Claudio Vaccaro: «Quest’anno l’integrazione di una DMP per valorizzare i dati»

Dopo avere chiuso il 2016 con un raddoppio del fatturato grazie anche a partnership di successo con editori premium, UpStory, la piattaforma di native advertising ideata e creata da BizUp, punta a un ulteriore raddoppio nel 2017, «grazie all’introduzione di sempre nuovi formati», ci spiega Claudio Vaccaro, Ceo di UpStory, che per l’anno in corso anticipa anche un’altra novità: «L’integrazione di una DMP per valorizzare i dati».

Sempre a proposito di novità e di formati, la piattaforma native ha appena lanciato il sesto formato della sua famiglia di soluzioni in-article ed in-feed.

Si chiama UpImage (in basso un’immagine del formato, ndr) e utilizza le immagini presenti negli articoli (un bacino potenziale enorme e attualmente non sfruttato a livello pubblicitario) consentendo all’advertiser l’inserimento al loro interno di un rich media in overlay e offrendo la possibilità di sperimentare molteplici declinazioni creative, da animazioni a video e tanto altro.

upimage

UpImage, precisa UpStory, segue la logica di valorizzazione del contenuto e di pianificazione contestuale, da sempre punti-chiave dell’offerta nativa del network UpStory, che oggi conta oltre 200 milioni di impression erogabili mensili grazie a brand premium come The Post Internazionale, Il Giornale, Ansa, Tiscali, Gambero Rosso e tanti altri.

Proprio The Post Internazionale è stato il primo editore a sperimentare il formato nei suoi articoli. Questo il commento di Giulio Gambino, Editor in Chief della testata: «Siamo molto soddisfatti di contribuire al crescere dell’onda nativa. UpImage ci permetterà di valorizzare un contenuto editoriale, le foto, creando delle revenues incrementali fino a ieri non possibili».

Le modalità di acquisto del nuovo formato saranno invece trasversali. Come ci spiega Claudio Vaccaro, Ceo di UpStory, «UpImage nasce grazie al nostro team di sviluppo interno ed è il sesto di una famiglia di formati in-article ed in-feed. Sarà pianificabile in modalità di reservation classica e in programmatic, grazie alla nostra SSP».

Con il lancio di UpImage, Upstory continua quindi a proporre innovazione confermando la crescita commerciale e di prodotto ottenuta negli ultimi mesi. L’offerta, partita nel 2015 e quindi arricchita con formati come UpVideo, UpSlide UpContent e UpFeed, compone un paniere completo di prodotti pubblicitari fondati sul contenuto e rispettosi dell’utente, che consentono agli inserzionisti il raggiungimento di obiettivi diversi, dal branding alla performance.

UpStory lancia 3 formati nativi e si apre al Programmatic

UpStory, la piattaforma creata da BizUp che in pochi mesi si è già imposta come uno dei principali network italiani di native advertising e influencer marketing, si avvia a chiudere un 2016 in rapida espansione.

Grazie infatti alle relazioni strette in meno di un anno con alcuni dei principali publisher italiani, tra cui spiccano il network di Veesible (Tiscali, Ansa, GameSurf, Gianluca Di Marzio) e Condé Nast (Wired, GQ, Vanity Fair), oggi il network può contare su più di 100 siti premium e 4.000 blogger e social influencer, fondamentali per ottenere la massima amplificazione dei contenuti pubblicitari o editoriali dei brand.

Dopo il lancio nel 2015 della piattaforma per la pianificazione di sponsored post e nel 2016 dei formati nativi in-feed e in-text, l’offerta di UpStory si completa oggi con nuovi formati (UpSlide, UpVideo e UpCube) progettati per conquistare la massima attenzione ed engagement, rispettando l’esperienza di navigazione degli utenti (in particolare su mobile).

L’apertura di UpStory al programmatic completa l’offerta commerciale e consente di valorizzare ulteriormente le circa 120 milioni di impression erogabili ogni mese, in continua crescita.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Davide Schioppa, nuovo Sales Director di UpStory: “Programmatic combinato al Native per imporci sul mercato”

Davide Schioppa è il nuovo Sales Director di UpStory, la piattaforma di native advertising sviluppata da BizUp che consente l’amplificazione di branded content su un network di oltre 4.000 siti premium, vertical blog e social influencer.

Schioppa sarà responsabile della definizione delle strategie utili a raggiungere gli ambiziosi obiettivi commerciali della piattaforma UpStory, sviluppando la domanda di sponsored post, native ads e video outstream diretta e in programmatic.

«Sono entusiasta di essere approdato in una società come BizUp, giovane, smart ed estremamente innovativa. Il progetto di cui mi occuperò, UpStory, è estremamente ambizioso ed in linea con le mie caratteristiche da “start-up addicted”. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare UpStory per fare in modo che in poco tempo possa diventare un player di riferimento sul segmento del native adv in Italia. Per fare questo sfrutteremo tutte le leve disponibili, anche quella dell’offerta in Programmatic», afferma Schioppa.

Per Claudio Vaccaro, Ceo di BizUp e UpStory: «L’arrivo di Davide è un’ulteriore conferma della nostra volontà di posizionare UpStory come piattaforma italiana di riferimento per l’offerta native advertising in-feed e in-text. Siamo sicuri che l’esperienza di Davide, in particolare in ambito programmatic, ci permetterà di compiere un nuovo e importante salto di qualità nel mercato».

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Ad blocking, native e programmatic: le sfide per il mercato

Sono 3,8 milioni gli italiani che hanno istallato un ad block sul proprio PC pari al 13% della popolazione on line su desktop. Lo rivela Fabrizio Angelini ceo di SenseMaker-Comscore Italia durante il Programmatic Day nella tavola rotonda Ad blocking, i numeri e le sfide per il mercato.

“Per quanto riguarda il mese di gennaio 2016, il 13 % della popolazione online su desktop ha installato un filtro della pubblicità sul proprio pc. Sono prevalentemente uomini (54%) e si distribuiscono in maniera omogenea su tutte le fasce d’età. Si tratta di utenti con un livello di conoscenza della rete superiore alla media. Il nostro Paese è allineato con altri Paesi europei come la Spagna e l’Olanda non arrivando a toccare i livelli di Germania e Francia, che hanno percentuali più alte di utilizzo di ad blocker (24% e 27% rispettivamente). Alcune categorie, come games e news-information hanno un’incidenza maggiore di altre, come retail e travel, arrivando a una riduzione dell’inventory di un quinto. Alcuni publisher hanno un’incidenza doppia rispetto agli altri: sono quelli che hanno una viewability più bassa e un alto affollamento pubblicitario in pagina. Per ora non molti utenti fanno un uso dinamico dell’ad-blcker: una volta installato viene usato su tutto e non è attivato o disattivato a seconda dei siti visitati”.

Gli editori stanno affrontando questo fenomeno cercando di analizzare i dati relativi all’utenza in maniera sempre più puntuale. “E’ di oggi la notizia di come comScore sia la prima società a offrire misurazioni accreditate da MRC sui GRP di campagne Video e Digital Display” (seguirà un articolo dedicato all’argomento).

Ma perché gli italiani usano gli ad blocker? A spiegarlo una ricerca di Teads, introdotta da Hugues Templier Programmatic Business Development Director della società. Hugues ha dapprima fornito qualche dato che riguarda l’adozione dei filtri a livello globale. Secondo i dati di PageFair dell’anno scorso, si è vista una crescita del 41% dell’uso di blocchi di annunci nel q2 2015 rispetto al q2 2014 a livello globale. A giugno 2015 sono 198 milioni gli utenti con ad blocker installati in tutto il mondo. Il costo globale per i publisher è stata per il 2015 pari a 22 miliardi di dollari mentre la spesa di adv digital è stata di 170 milardi, segnando un -13%.

“Per quanto riguarda le motivazioni di utilizzo degli ad blocker, vengono scelti principalmente perché l’adv interrompe l’esperienza sulla rete (73%), rallenta la velocità del browser (55%), perché è irrilevante (50%). L’avversione verso i formati invasivi è globale ed è sentita maggiormente su mobile. Per quanto riguarda l’Italia, il 76% degli utenti accetta i mobile ads mentre il native risulta maggiormente tollerato rispetto al pre-roll. Tra le soluzioni indicate per frenare l’adozione dei blocchi delle pubblicità è il dare la possibilità di saltare l’annuncio se ritenuto non interessante (57%), la possibilità di poterlo interrompere quando si desidera (49%) e l’impiego di formati non invasivi“.

Ecco che il native, caratterizzato dall’essere non fastidioso, e il programmatic, che colpisce target precisi, possono essere indicati come una soluzione all’adozione degli ad blocker. Se ne parla nella prossima tavola rotonda Native adv, i contenuti viaggiano in programmatic, in cui l’argomento è stato affrontato, oltre che da Templier, da Claudio Vaccaro, ceo e co-founder di BizUp, Giorgio Mennella, director di Ciaopeople Advertising, Sebastiano Cappa, country manager Italy di Ligatus, Marco Paolieri, chief executive officer di Viralize, Giacomo Zampieron, country manager Italy di Zebestof.

Conclusione sostanziale della tavola rotonda è che questa modalità di veicolazione dei contenuti di brand in programmatic può rappresentare un’opportunità sia per gli editori in termini di maggiore definizione del target e di monetizzazione dell’inventory sia per gli spender che attraverso questo tipo di comunicazione possono puntare a una maggiore reach per i propri messaggi.

La piattaforma native di Bizup, UpStory, partecipa al Programmatic Day

Si avvicina per UpStory l’appuntamento con la seconda edizione del Programmatic Day, l’unico evento italiano sul programmatic advertising organizzato da Engage.it e Programmatic-italia.com, in programma il 21 aprile presso l’Auditorium IULM di Via Carlo Bo n.7, a Milano, a partire dalle ore 9.

UpStory sarà a Milano per approfondire tendenze, obiettivi e strumenti del mercato italiano del programmatic advertising assieme ad altri operatori del settore: investitori, editori, agenzie e centri media del nostro Paese.

Dopo una mattinata dedicata alla disamina dei trend del settore e al livello di conoscenza del programmatic da parte delle aziende italiane, l’approfondimento pomeridiano sul fenomeno dell’ad-blocking offrirà un gancio ai relatori della tavola rotonda Native adv, i contenuti viaggiano in Programmatic, in programma dalle 14:20 alle 15.

Assieme a Giorgio Mennella di Ciaopeople, Sebastiano Cappa di Ligatus, Giacomo Zampieron di Zebestof, Hugues Templier di Teads e Marco Paolieri di Viralize, Claudio Vaccaro, ceo di BizUp e UpStory, interverrà nel dibattito attorno al Native Adv, una nuova forma di pubblicità che punta al coinvolgimento e con buone potenzialità di sviluppo anche in chiave programmatica.

ProgrammaticDay-CS_little

 

L’acquisto e la vendita di spazi pubblicitari in modo automatizzato ha conosciuto negli ultimi due anni una forte accelerazione: +113% nel 2015 secondo il Politecnico di Milano e +120% nel 2014.

«Di pari passo con l’evoluzione qualitativa del programmatic advertising, uno strumento pubblicitario sempre più capace di colpire gli utenti giusti con messaggi contestualizzati e al miglior prezzo, anche UpStory vuole diventare parte attiva del cambiamento offrendo a brand, partner ed editori la possibilità di pianificare campagne di native advertising in programmatic altamente efficaci», dichiara Claudio Vaccaro.

Programmatic Day, ecco l’agenda della seconda edizione. Posti in esaurimento

Qualità oltre alla quantità”: questo il titolo della seconda edizione del Programmatic Day, l’unico evento italiano interamente dedicato al Programmatic Advertising in programma giovedì 21 aprile a Milano, presso l’Auditorium IULM di Via Carlo Bo.

L’appuntamento, organizzato da Engage e Programmatic Italia, vedrà intervenire aziende, centri media, operatori ed editori in un dibattito aperto su acquisto e vendita di spazi pubblicitari in modo automatizzato.

Il settore vede aumentare rapidamente la sua importanza nell’ambito del mercato pubblicitario (+115% nel 2015 secondo il Politecnico di Milano) e al contempo sta attraversando una chiara fase evolutiva, in cui alla crescita quantitativa si affianca un sempre maggiore focus sulla qualità: il Programmatic, infatti, sta rapidamente superando la connotazione prevalente di efficientamento dell’acquisto di impression invendute, per affermarsi come leva per raggiungere – agendo su dati, creatività e tecnologia – gli utenti giusti con messaggi rilevanti, ovunque essi siano, su qualsiasi canale, al prezzo ideale.

Programmatic-Day: l’agenda del mattino

L’agenda dell’evento, di cui sono in lavorazione gli ultimi dettagli, si aprirà con una disamina su numeri e trend del programmatic e sul livello di conoscenza del settore da parte delle aziende italiane, con il supporto di una ricerca inedita.

In apertura, il Programmatic Day entrerà subito nel vivo di un caso reale di strategia programmatica, con l’esperienza di Hello Bank e Xaxis, che sarà raccontata da Giovanna Loi (Managing Director del braccio programmatico di GroupM) e Luigi Maccallini (Retail Communication Manager in Bnl gruppo Bnp Paribas).

La mattinata proseguirà con una serie di speech a cura dei più importanti player dell’ad-tech: Sara Buluggiu di Rubicon Project aprirà il tema del mobile con un intervento dal titolo “MMM – Monetising Mobile Media”, mentre Mattia Stuani di RadiumOne illustrerà le strategie per passare dall’acquisizione all’attivazione del cliente attraverso il Programmatic ed Enrico Quaroni, di Rocket Fuel, parlerà delle strategie Cross Device realizzabili con l’uso avanzato dei dati.

Spazio quindi a una grande concessionaria italiana: Mediamond, la cui evoluzione sarà illustrata dall’Head of Technology e Business Development Paola Colombo.

Toccherà poi a un ospite internazionale: Phil Duffield, Head of Advertising di AOL International. Duffield, numero uno della struttura commerciale di AOL al di fuori degli Stati Uniti ed ex managing director di Adap.tv, delineerà le opportunità del programmatic nel mondo del video, nello scenario sempre più convergente tra tv e online.

Il tema delle best practice italiane tornerà quindi protagonista con Cristina Ughes (VOS – Publicis Media) accompagnata da un cliente di primo piano. Seguiranno gli interventi di Gaetano Polignano (TradeLab) che illustrerà i vantaggi di una strategia 100% programmatic capace di dipanarsi lungo tutto il funnel del consumatore, di Ilaria Zampori di Quantcast (“Mobile + me” il titolo dello speech) e di Carlo De Matteo, Ceo MyIntelligence, che presenterà i vantaggi di una DMP “Cookieless”.

La fitta agenda del mattino sarà seguita da un lunch break, offerto da Engage e Programmatic Italia a tutti i partecipanti.

Programmatic-Day: l’agenda del pomeriggio

Dopo la pausa pranzo, la seconda parte del Programmatic Day si aprirà con un approfondimento su uno dei temi più sfidanti per la industry della pubblicità online, quello degli ad blocker, che verrà inquadrato con l’aiuto di Fabrizio Angelini (comScore) – che presenterà dati inediti sull’adozione dei filtri anti-pubblicità – e, sotto l’aspetto più squisitamente qualitativo, con l’aiuto di una ricerca di Teads sul perché gli utenti installano gli ad blocker.

A partire dagli ad blocker si parlerà quindi di Native Advertising, una modalità di comunicare che punta al coinvolgimento e che offre sempre maggiori possibilità anche in chiave programmatica, in una tavola rotonda che vedrà intervenire, oltre a Hugues Templier di Teads, Giorgio Mennella di CiaoPeople, Giacomo Zampieron di Zebestof, Claudio Vaccaro di BizUp, Marco Paolieri di Viralize e Sebastiano Cappa di Ligatus.

Finita la tavola rotonda, l’evento allargherà lo sguardo ad altre due esperienze internazionali con AppNexus e Integral Ad Science, per poi tornare in Italia con Luca Mecca di VE Interactive (“Audience Share: collaborare per dare un valore aggiunto ai tuoi dati”) e Nereo Sciutto di Webranking (“Programmatic is the new SEO).

Al termine, prima dell’”happy hour” di chiusura, ci sarà spazio per un ultimo dibattito di attualità: lo sviluppo di forme di programmatic “non Rtb” come il programmatic guaranteed può portare vantaggi significativi ai publisher in termini di valorizzazione della loro inventory? A parlarne, tra gli altri, ci saranno Massimo Pattano di 4W MarketPlace e Marcus Ruhe, esperto olandese di architetture programmatiche e coach di Lens Academy.

Una conclusione di lavori di sicuro interesse per un evento che si propone di illustrare lo scenario del programmatic in tutte le sue sfaccettature, a cui solo per pochi giorni sarà ancora possibile iscriversi sul sito dedicato www.programmatic-day.com. Gli oltre mille posti garantiti dall’Auditorium IULM sono infatti in esaurimento.

Le più lette