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Dati, tecnologia e scalabilità: l’offerta ad tech di Samsung

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Samsung, della targettizzazione su Advanced TV e delle priorità del mercato B2B.

Dati, tecnologia e scalabilità: l’offerta ad tech di Samsung

Samsung è nota per i suoi dispositivi, ma in questi ultimi anni ha anche messo a punto un’articolata offerta di strumenti pubblicitari che non ha niente da invidiare agli operatori dell’ad tech. Nel 2016 ha silenziosamente acquisito una DSP canadese e oggi possiede una piattaforma audience-based capace di raggiungere gli utenti tra smart TV e dispositivi mobili, nutrita dai dati televisivi proprietari della società. Dati che possono essere utilizzati esclusivamente per campagne “Samsung Ads” e non cedibili all’esterno, e che insieme alle tecnologie proprietarie e alla scalabilità di 30 milioni di smart TV rendono l’offerta dell’azienda estremamente interessante per gli inserzionisti. Leggi di più su AdExchanger.

Targettizzazione su Advanced TV, mancano standard

Le agenzie media e i network televisivi sono d’accordo sull’effettivo valore del targeting nella tv avanzata, ma il percorso verso una sua completa implementazione oggi risente della mancanza di standard sul fronte dati. E proprio considerato l’ammontare di tempo e risorse necessario ad aziende e agenzie per risolvere queste questioni di standardizzazione e fare chiarezza tra le offerte esistenti, il progresso sul mezzo sarà molto graduale. Leggi di più su eMarketer.

Dati e analytics sono una priorità per il B2B, ma il settore è ancora sfidante

Le principali priorità per i responsabili marketing e vendite del mondo B2B nei prossimi anni sarà l’aumento dell’uso di dati e analytics per raggiungere gli obiettivi di business. E’ la conclusione a cui è giunta una ricerca che ha coinvolto 500 manager tra Europa e Nord America, effettivamente confermando che le aziende comprendono il valore dei dati. Tuttavia non mancano sfide in tal senso, e per questo risulta ancora difficile per gran parte delle imprese estrarre informazioni attivabili dai dati per costruire strategie di engagement efficaci e scalabili. Leggi di più su Warc.

YouTube, in arrivo un nuovo servizio di musica a pagamento

Le novità di YouTube sul fronte musicale e due studi sul tema GDPR e frodi oggi nella nostra rassegna.

YouTube, in arrivo un nuovo servizio di musica a pagamento

In occasione del suo intervento all’evento americano SXSW, il Global Head of Music di YouTube Lyor Cohen ha annunciato che la piattaforma video di Google sta lavorando a un nuovo servizio musicale per abbonamento che unirà il meglio dell’offerta di Google Play Music con il vasto catalogo della stessa YouTube. Il manager non ha però fornito dettagli su quando verrà lanciato il progetto e su quali saranno i suoi costi. Leggi di più su TechCrunch.

GDPR, a che punto sono le aziende B2B?

Secondo quanto rivela uno studio realizzato questa settimana da Forrester, solo il 15% dei marketer B2B è già pienamente conforme con la General Data Protection Regulation (GDPR), mentre il 18% sta ancora valutando come muoversi. Tra le principali difficoltà, quella di verificare la conformità degli attuali e dei passati dati in possesso, valutare chi raccoglie e processa dati terzi, comunicare gli specifici scopi dei dati e bilanciare la user experience con la richiesta del consenso per la raccolta delle informazioni. Leggi di più su AdWeek.

Scende il tasso di frodi nella pubblicità video

Buone notizie sul fronte frodi. Il tasso di traffico video “fake” è sceso del 31% nel 2017 rispetto al 2016, secondo uno studio della piattaforma Extreme Reach. E tra gli aggregatori di video la percentuale è ancora più siginificativa: -40% anno su anno. Il motivo di questo trend? Le maggiori pressioni sul tema esercitate dagli inserzionisti, così come l’aumento dei controlli tra i fornitori di tecnologie pubblicitarie. Leggi di più su MediaPost.

Marketing data driven: Dentsu Aegis Network si potenzia con una nuova acquisizione

Dentsu Aegis Network si potenzia sul fronte data-driven con una nuova acquisizione.

La holding pubblicitaria ha infatti comprato, per una cifra che non è stata resa nota, l’agenzia indipendente DWA, specializzata sul marketing B2B a livello globale. La struttura andrà a confluire in Merkle, agenzia di marketing people-based del gruppo, cui, secondo quanto spiega Dentsu Aegis Network in una nota, “aggiungerà scalabilità e ampiezza alle attuali capacità, e offrirà ai brand del mondo tecnologico e B2B una maggiore sofisticatezza, una tecnologia integrata e dati, creatività e performance marketing di primo livello”.

A seguito dell’acquisizione, la società prenderà il nome di “DWA, a Merkle company”, e i suoi oltre 150 dipendenti entreranno nella squadra di Merkle dedicata a high tech e B2B.

DWA, basata a San Francisco ma con 8 uffici in tutto il mondo, è una società specializzata in ad-tech, insight in tempo reale e supporto alle decisioni di management, e coinvolge vari canali di marketing digitale, tra cui programmatic, search e social. Tra i suoi clienti ci sono società del calibro di Cisco, Salesforce e Oracle.

Per Dentsu Aegis Network, e per Merkle in particolare, si tratta di un importante ampliamento al marketing “lato business”, un campo in cui la holding ha iniziato a guardare con interesse da qualche anno, con l’acquisizione dell’agenzia B2B di Singapore Band Interprise nel 2014 e poi con la boutique creativa gyro lo scorso anno, poi unite sotto l’unico nome gyro.

Gestire l’intero customer journey B2B con un’unica piattaforma: AdRoll lancia ABM

Una soluzione integrata con piattaforme di CRM e di marketing automation per raggiungere il proprio target con annunci rilevanti. Può essere sintetizzata così la novità di AdRoll: si chiama ABM ed è un nuovo set di funzionalità di marketing account-based, disegnato per consentire alle aziende B2B di raggiungere il proprio pubblico con annunci personalizzati in programmatic.

Con questo nuovo prodotto, già disponibile, le aziende B2B possono individuare un pubblico chiave e creare annunci personalizzati in maniera dinamica su scala one-to-one, sfruttando due potenti strumenti, il CRM e il programmatic.

Uno strumento specificamente pensato per il B2B, un mercato con un customer journey particolarmente complesso che vede il coinvolgimento di touch point on e offline spesso gestiti da diversi dipartimenti aziendali e con strumenti differenti. Una complessità a cui la società di ad tech intende porre soluzione con ABM: il prodotto, integrandosi con i tool di CRM aziendali e con soluzioni di marketing automation come Marketo, consente di connettere tutti i punti del funnel del consumatore B2B.

Per consentire un targeting ancora più efficace, oltre ad utilizzare i dati di CRM di prima parte, le aziende potranno fare affidamento anche ai dati di AdRoll IntentMap per la segmentazione lookalike.

Watson incontra Einstein: IBM e Salesforce connettono la loro Intelligenza Artificiale

IBM e Salesforce hanno annunciato che connetteranno le loro piattaforme di intelligenza artificiale con l’obiettivo di perfezionare il targeting pubblicitario delle aziende.

Watson, il programma di IA del colosso globale dell’informatica, in grado di comprendere il linguaggio naturale, sarà integrato con Einstein, un’altra tecnologia di intelligenza artificiale che estrae dal software di customer relationship management della società di servizi B2b i dati sulle abitudini di acquisto e sulle spese dei clienti.

Combinando i dati, raccolti da Watson, sulle tendenze di vendita a livello locale con specifici dati dei consumatori, provenienti da Salesforce, i business clienti saranno in grado di veicolare campagne altamente targettizzate.

La collaborazione, effettiva dalla seconda metà dell’anno, consente ad IBM di utilizzare i servizi cloud di Salesforce per organizzare e razionalizzare la propria base clienti. Il valore dell’accordo non è stato reso noto.

 

Oracle lancia un nuovo servizio cloud per integrare dati eterogenei e gestire analisi in tempo reale

Oracle amplia l’offerta Oracle Cloud Platform per l’integrazione dei dati grazie a Data Integrator Cloud, il nuovo servizio che semplifica e accelera l’integrazione dei dati all’interno dell’azienda per supportare le analisi in tempo reale che consentono alle imprese di migliorare i processi decisionali.

Con l’introduzione di questo prodotto, si legge in una nota della società sviluppatrice di software e soluzioni per le imprese, le aziende possono migliorare la propria agilità nell’implementazione di progetti, ridurre il rischio con una tecnologia aperta, non proprietaria, e diminuire i costi incrementando la produttività.

“Le aziende, per avere successo e agire velocemente, hanno bisogno di comunicare senza soluzione di continuità con un flusso continuo di informazioni tra le fonti dei dati e i loro target di riferimento, dati che sono generati da applicazioni IoT, Web e aziendali o dati che sono memorizzati su cloud o in locale”, ha dichiarato Jeff Pollock, Vice President of Product Management di Oracle, “Data Integrator Cloud fornisce ai professionisti un servizio cloud semplice, integrato e ad alte prestazioni per la trasformazione dei dati dove i dati risiedono, senza necessità di hand coding e senza dover duplicare il dato inutilmente”.

Oracle Data Integrator Cloud si integra completamente con l’offerta PaaS di Oracle che include Database Cloud, Database Exadata Cloud Big Data Cloud. Sono inoltre possibili integrazioni per le soluzioni terze.

Apre a Milano la nuova Microsoft House. Il focus di Redmond è sui servizi cloud B2b

Apertura, collaborazione, flessibilità e innovazione: questi i pilastri alla base della Microsoft House, la nuova sede di Microsoft Italia inaugurata oggi a Milano nel quartiere di Porta Volta.

La struttura, del valore di 10 milioni di euro, occupa il primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron, affiancandosi a quello della Fondazione Feltrinelli. Studiata nell’ottica dell’apertura, dell’inclusione e della totale integrazione con l’ambiente esterno, risulta unica nel suo genere e riflette immediatamente la rilevanza che il valore dell’open innovation ha per l’azienda.

A confermarlo, nel corso della conferenza di presentazione, Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, che ha concluso il suo intervento dichiarando che, proprio sulla base di una maggiore apertura nei confronti di tutto l’ecosistema, la Microsoft House punta ad accogliere nel 2017 oltre 200.000 visitatori, 10.000 professionisti, 4.000 studenti e 1.000 dirigenti scolastici, con l’obiettivo di mettere a loro disposizione tecnologie, competenze, momenti di formazione e occasioni di confronto sulle opportunità del digitale.

Ecco il video di presentazione della nuova sede:

Microsoft cresce grazie al Cloud per le imprese

Nell’ultimo trimestre del 2016, Microsoft ha generato entrate per 26,07 miliardi di dollari. A far volare il colosso di Redmond sono i progressi compiuti nell’ambito dei nuovi servizi di “cloud”. Le entrate in questo settore sono ammontate a 6,86 miliardi di dollari. In particolare il servizio Azure ha praticamente raddoppiato il fatturato, facendo registrare un incremento del 93% su base annua.

Nel dettaglio, la soluzione offre diverse tipologie di funzioni: database, disaster recovery, business intelligence e gli analytics gestiti da Cortana, l’assistente digitale di Microsoft. Azure include anche numerosi strumenti in ambito Internet of Things, progettati per ridurre i costi operativi delle imprese migliorando impatto ed efficacia delle loro attività. Poi c’è la nota suite Office 365, comprendente i software Word, Excel, PowerPoint, OneNote, OneDrive, Skype, Publisher e Access.

A completare l’offerta cloud B2b Dynamics 365, il pacchetto dedicato alla produttività aziendale, con strumenti per la gestione della forza vendita, la mappatura del consumatore lungo i punti di contatto, la customer relationship management e la gestione delle risorse aziendali.

«Il Cloud sta acquisendo per noi sempre maggiore importanza. È un segmento su cui continueremo ad investire. Definiamo Microsoft “abilitatore del successo altrui”, ovvero di tutti i nostri partner, che siano aziende o soggetti istituzionali, perché con le nostre soluzioni aiutiamo le realtà con cui interagiamo ad intraprendere un percorso di trasformazione digitale. Il nostro obiettivo è rivoluzionare i modelli di business esistenti e cambiare in modo radicale le relazioni con clienti e fornitori per raggiungere nuovi traguardi di efficienza», ha dichiarato la Marketing & Operations Lead di Microsoft Italia, Paola Cavallero.

Guarda la galleria con le foto della Microsoft House:

I clienti B2B concentrano le decisioni di acquisto più importanti fuori dalle ore di lavoro

Il customer journey del cliente B2B è spesso diverso da quello tipico degli utenti consumer, come evidenziato dalla ricerca Busines-to-Business di Rocket Fuel. La maggior parte delle conversioni in questa categoria avvengono, infatti, al di fuori del normale orario di lavoro.

La società ad-tech, al fine di definire cosa distingue i clienti B2B da quelli B2C, ha intervistato 417 marketing manager e decision maker in Italia, Germania, Regno Unito e Francia. I risultati di questa indagine sono poi stati combinati con i dati di 22 campagne B2B condotte nel 2015 e nel 2016 attraverso la piattaforma di programmatic marketing di Rocket Fuel, per un volume totale di impression superiore a 636 milioni.

Una delle principali scoperte dell’indagine è che, quando è necessario prendere un’importante decisione d’acquisto o d’investimento, i clienti business sono spesso attivi anche fuori dal comune orario di lavoro. Gli utenti business navigano, infatti, in Internet anche in privato e inevitabilmente non “spengono la testa” insieme al computer dell’ufficio. Infatti, la maggior parte degli acquisti B2B vengono fatti oltre il classico orario di lavoro (dalle 9 alle 18, dal lunedì al venerdì): solo il 47% delle conversioni avvengono durante le ore lavorative.

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Tuttavia, le campagne di marketing spesso non raggiungono i clienti B2B quando navigano con dispositivi privati, perché non solo hanno un indirizzo IP diverso, ma anche comportamenti differenti. Per i marketer B2B questo potrebbe significare perdere il momento in cui il cliente è più ricettivo verso la pubblicità.

Gli algoritmi di intelligenza artificiale, che si trovano alla base delle moderne tecnologie di marketing, possono riconoscere alcuni schemi comportamentali e ottimizzare costantemente le campagne in atto. In questo modo è possibile fare previsioni affidabili sul fatto che la stessa persona si celi dietro all’utilizzo di diversi dispositivi, identificando così ogni utente su ciascun device e non rischiando di perdere i momenti importanti.

I marketer B2B esprimono dubbi sul programmatic buying

Quasi la metà dei marketer B2B in Usa dichiara che investirà un quarto o meno del proprio budget pubblicitario in Programmatic Buying. A dirlo è un sondaggio condotto da Dun & Bradstreet, da cui emergono persistenti preoccupazioni da parte di questi spender.

Tra i 221 dirigenti intervistati, è esattamente il 48% a dichiarare di aspettarsi di destinare il 25% o meno della propria spesa in adv per acquisti programmatici nel 2017.

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In particolare, questi spender vanificano con le proprie motivazioni l’essenza stessa del programmatic, dichiarando che se l’obiettivo è quello di erogare annunci in modo mirato su specifici target in modo scalabile, lo strumento per loro non risulta utile a questo scopo.

Secondo lo stesso studio, più dei due quinti (42%) dei rispondenti ha infatti dichiarato che la sfida più grande da affrontare è proprio quella di centrare il giusto pubblico. Più di un terzo, invece, cita come principali problemi quelli legati alle metriche e alla misurazione dei ritorni.

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Tutto questo, mentre un’analisi condotta da Kantar Media e da Connectiv evidenzia che invece nel 2016 quasi l’80% dei marketer B2B ha incrementato, anche se non di molto (2%), la proprio spesa in programmatic adv rispetto al 2015. Evidentemente a fronte di un maggior utilizzo si sono acuite le criticità rilevate, condizionando di fatto gli investimenti.

L’analisi di Kantar sottolinea inoltre l’inevitabile gap creatosi tra la spesa in programmatic del B2B e del B2C: più della metà degli intervistati ha dichiarato di acquistare spazi in programmatic per le campagne consumer con frequenza pari a “Sempre” o “Spesso”, mentre solo il 32% di loro ha dichiarato la stessa cosa per le campagne B2B.

I marketer del B2B sono pronti per il Programmatic?

Le aziende B2B hanno adottato il Programmatic più lentamente rispetto alle loro controparti B2C. Questo perché la differenza che intercorre tra natura e valore di prodotti e servizi scambiati dai business e quelli di prodotti destinati al consumatore finale comporta attente considerazioni circa gli strumenti da utilizzare.

Tuttavia, una ricerca sui marketer e le agenzie Business-to-Business, condotta da Adweek BrandShare per Dun & Bradstreet, ha rivelato che non solo queste aziende ora sono maggiormente informate sui media data-driven ma anche che gli strumenti programmatici sono più indicati per ottenere la generazione di lead e le campagne di contenuto cruciali per il successo dei B2B.

Queste le scoperte principali dello studio:

  • L’adozione della pubblicità programmatica da parte del B2B si trova in momento cruciale. Il 65% dei marketer coinvolti nel sondaggio ha indicato di star usando gli strumenti data-driven. Circa il 70% di loro ha dichiarato che nel 2017 aumenterà la propria spesa sul canale, con il 22% che pianifica di incrementare gli investimenti oltre il 25%. Solo il 3% ha dichiarato che stanzierà delle somme inferiori.
  • Il targeting è la prima sfida che i marketer B2B individuano nel Programmatic. È difficile connettere i bisogni di vendite account-based del B2B con più ampie campagne di marketing digitale. Inoltre, gli operatori richiedono fonti di dati che non solo identifichino accuratamente le figure chiave nei processi decisionali di business, ma che siano anche in grado di raggiungerli attraverso differenti canali e dispositivi.
  • Le metriche relative alle vendite sono utilizzate per misurare il successo. Le conversioni e le lead sono stati due dei più importanti KPI per il Programmatic indicati dai dai marketer B2B.