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Programmatic, gli editori europei vogliono più trasparenza

Qualcosa si muove tra gli editori europei sul fronte trasparenza.

Secondo quanto riporta il sito Digiday, il Guardian avrebbe avviato una serie di colloqui con altri due grossi publisher, Axel Springer e Schibsted, su come ridurre il fenomeno del traffico fraudolento e altre pratiche poco trasparenti della supply chain del Programmatic.

I colloqui sarebbero cominciati mesi fa, con i tre editori alla ricerca di possibili soluzioni per proteggere le buone pratiche del programmatic e migliorare l’efficienza dei processi di monetizzazione. L’intenzione non sarebbe stata, comunque, la creazione di un consorzio vero e proprio (come peraltro è successo in altri casi) quanto piuttosto un dialogo alla ricerca di un’azione congiunta per assicurare che inserzionisti e venditori di pubblicità automatizzata non siano esposti a sconosciute fee tecnologiche o ad inventory fraudolente.

«La nostra visione condivisa è quella ridefinire la pubblicità digitale, catalizzando la sua evoluzione da un marketplace frastagliato, opaco e inefficiente a un’ecosistema competitivo che fornisce un valore senza eguali sia alle aziende che agli editori», ha spiegato Danny Spears, programmatic director del Guardian, in occasione della sua partecipazione al recente Publishing Summit Europe di Digiday a Berlino.

Da diverso tempo la testata britannica si è fatta paladina della trasparenza del programmatic in Europa. Lo scorso anno, a seguito di un’indagine sulla propria inventory, aveva scoperto che solo il 30% dei ricavi della vendita delle proprie inventory in programmatic finiva nelle sue casse, mentre il resto andava ai vari partner tecnologici. In seguito a quella scoperta aveva a marzo aperto una causa, tuttora in corso, con Rubicon Project, accusandola di non aver reso note delle fee.

«Oggi l’ad tech vuole assumere il controllo del nostro stack pubblicitario, allo stesso tempo contendendosi gli investimenti pubblicitari dei nostri clienti», ha detto provocatoriamente il programmatic director all’evento di Digiday. «La nostra convinzione è che le vendite media siano una nostra prerogativa, e che la tecnologia dovrebbe essere un semplice abilitatore. I publisher hanno bisogno di recuperare il controllo della loro supply chain e assicurare la loro sovranità sulle decisioni inerenti i propri ricavi».

E di fronte a questa necessità, discutere a livello di industry su possibili soluzioni può essere una strada vincente. «Gli editori devono collaborare per costruire un ambiente di cui essere orgogliosi di far parte. E’ così che il Programmatic può finalmente mantenere la sua promessa».

In Germania, aziende ed editori insieme contro il duopolio Facebook-Google

In Germania nasce una nuova alleanza all’insegna dei dati. A formarla non sono però solo editori, ma aziende di vari settori, intenzionate a combattere il duopolio Facebook-Google e a proteggere la privacy dei loro utenti.

Si chiama Verimi (unione di “verify” e “me”), e nasce da un’iniziativa del colosso mitteleuropeo Axel Springer, editore di testate quali Bild e Die Welt, insieme a Daimler, Allianz e Deutsche Bank, e a cui si sono successivamente aggiunti altri marchi quali Lufthansa e Deutsche Telekom.

Tutte insieme con un obiettivo: fornire ai loro consumatori una singola piattaforma di login che rispetti le nuove regole sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation). Gli utenti potranno dunque creare degli account personali, con determinate password e impostazioni di sicurezza, che potranno poi utilizzare su tutti i siti dei membri. Così chi accede al sito Lufthansa per acquistare un biglietto aereo potrà, con le stesse credenziali, anche spostarsi sul sito Allianz per, ad esempio, acquistare un’assicurazione per il proprio viaggio.

Una volta che l’utente si registra a un sito, gli verrà chiesto se vuole dare il suo consenso al trasferimento dei dati alle altre aziende partner, e che tipo di informazioni vuole che vengano passate. Ciò fa sì che i vari brand possano mettere a fattor comune il rispettivo bacino di informazioni sui consumatori, rendendo più facile la targettizzazione pubblicitaria nel pieno rispetto delle norme GDPR.

Verimi è un’iniziativa aperta, per cui qualsiasi società interessata può entrarne a far parte. Sebbene sia nata in Germania, l’obiettivo è quello di estenderla ad altri Paesi europei, a partire da quelli in cui i partner fondatori sono presenti. Entro la fine dell’anno o l’inizio del 2018, il progetto conta di essere operativo con una soluzione attiva sul mercato, che dovrebbe essere proprio il login universale, a cui poi seguiranno altri prodotti. Verimi lavorerà come unit indipendente, con uno staff di 30 persone con varie competenze, dai social media al marketing alla data privacy, assunte dall’esterno (le aziende non hanno condiviso le proprie risorse).

Solo poche settimane fa, in Germania era nata un’altra alleanza, creata da due dei principali broadcaster del Paese: RTL Group e ProSiebenSat.1 Media SE. Anche in quel caso il progetto era volto ad unificare i servizi di registrazione e login dei consumatori. Ma con la differenza che i membri erano entrambi editori.

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