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AppNexus lancia la sua Publisher Suite: la sfida a Google è aperta

AppNexus ha presentato la sua Publisher Suite in modo da offrire un’alternativa a DoubleClick for Publishers di Google.

Questo nuovo strumento include un nuovo ad server, ricostruito e potenziato grazie alle acquisizioni di Open AdStream e Yeldex, che i publisher possono utilizzare da desktop, mobile e video inventory. Viene supportata la vendita in automated guaranteed, private marketplace e programmatic deal.

Tra le novità, l’ad server unisce la domanda proveniente dal programmatic con gli accordi della vendita diretta, abilitando la competizione tra le due.

Brian O’Kelley, ceo di AppNexus, ha commentato: «I publisher utilizzano la stessa tecnologia di ad serving dal lancio di DoubleClick, avvenuto negli anni ’90. Una delle mie aspirazioni è stata quella di rinnovare la piattaforma di monetizzazione dei publisher, puntando su tutto quello che abbiamo imparato negli anni scorsi».
Tra i clienti che utilizzano questa nuova suite c’è Microsoft.

Adform lancia la piattaforma di programmatic direct buying Automated Guaranteed

Adform ha lanciato il lancio della nuova piattaforma Automated Guaranteed per il programmatic direct buying. Questo nuovo servizio – il pezzo mancante nella proposta dell’azienda, come dichiara il CMO Martin Stockfleth Larsen – consente a marketer e publisher di negoziare direttamente per l’acquisto di annunci in programmatic.

Questa nuova tecnologia di Adform, di cui Alfonso Mariniello è commercial director per l’Italia, sarà ospitata dalla piattaforma esistente della società che include anche una DMP: questo consentirà ai clienti di lanciare campagne su desktop e mobile da una singola piattaforma, che supporterà anche il video advertising.

Infine, la piattaforma si collega direttamente con adserver come Doubleclick, Adtech, Cxense e l’ad server proprietario di Adform.

I cinque modi in cui la pubblicità automatizzata sta cambiando il mondo dei media

È difficile descrivere in breve la pubblicità automatizzata: un primo vantaggio è certamente una maggiore produttività, ma sostanzialmente consente di semplificare l’acquisto e la vendita della pubblicità. Ed è già predominante in molti mercati: negli Stati Uniti, ad esempio, secondo IAB, il 98% degli editori ha già messo in atto una “strategia programmatica”. Nel Regno Unito, intanto, già lo scorso anno, sempre secondo dati IAB, il 46% della spesa in digital adv è stata investito in pubblicità automatizzata.

Ma aspetti forse meno noti di questa tecnologia sono la sua flessibilità, le varie finalità per cui può essere utilizzata e come sta cambiando il volto della pubblicità e degli stessi media.

1. Transazioni basate sui dati

È noto da tempo che gli editori “siedono” su una cassa del tesoro costituita dai dati degli utenti, unici e di grande valore. Ma mancavano delle modalità sicure ed efficaci di integrare questi dati con i media. Fino a quando non sono arrivati i mercati privati.

Grazie a queste transazioni programmatiche, 1:1, gli editori sono ora in grado di combinare dati “first-party” con gli inventari e ottenere rendimenti più elevati. I brand possono ora aggiungere alle loro campagne un ulteriore livello di targeting in siti di venditori di alta qualità e applicazioni mobili.

2. Generazione di lead e informazioni sui venditori

Molti editori hanno presto compreso che una tecnologia come quella di Rubicon Project, oltre a consentire un’efficiente monetizzazione degli inventari, può essere usata per la generazione di lead.

Come avviene la generazione di lead nel contesto pubblicitario? Il vicepresidente International Media Sales di DailyMotion, Damien Pigasse, ha descritto questa tecnologia come un “barometro” che usa per determinare le dimensioni del mercato pubblicitario di ciascun paese e decidere se ha senso dal punto di vista economico prevedere la presenza di venditori sul posto.

Anche realtà meno globali possono goderne i benefici a livello locale. Numerosi editori hanno già utilizzato i dati real-time-bidding per identificare nuovi clienti, sia fra brand che avanzano offerte sia fra coloro che acquistano gli inventari nell’asta pubblica.

Dall’asta pubblica un editore può comunicare direttamente con un altro editore e concordare un prezzo più alto, condurre transazioni private 1:1 e anche transazioni cross-media che comprendono mobile, video e stampa.

3. Trading desk degli editori

Man mano che gli editori acquistano maggiore sicurezza nell’uso delle tecnologie pubblicitarie e cominciano a riprendersi il controllo a cui avevano rinunciato, i trading desk degli editori sono da molti punti di vista il prossimo passo nell’evoluzione programmatica.

“Trading desk degli editori” è solo un altro modo per dire che gli editori si stanno progressivamente rivolgendo a un’audience sempre più ampia in altri siti e app. In altre parole, sono in grado di raggiungere un pubblico sempre più ampio (e potenziali introiti) vendendo la propria audience sia sui propri spazi che su spazi di terzi.

Alcuni venditori stanno già mettendo in atto questo approccio con successo. Per citare alcuni casi, ricordiamo De Telegraaf nei Paesi Bassi, il Danish Publisher Network in Danimarca e il Guardian nel Regno Unito.

4. Campagne multipiattaforma

I consumatori dividono il loro tempo tra schermi e dispositivi sempre più numerosi. È naturale che gli inserzionisti cerchino campagne che tengano conto di tale comportamento. In effetti, l’anno prossimo più della metà dei budget pubblicitari sarà dedicata a campagne multischermo, secondo le previsioni della Association of National Advertisers degli Stati Uniti.

Ma gli strumenti che utilizziamo tradizionalmente per comprare e vendere la pubblicità sono stati creati in linea con questo approccio multi-piattaforma? La risposta, probabilmente, è no, anche perché molti di questi strumenti (telefono, excel o anche il fax) sono nati prima di internet.

Le tecnologie per l’automazione della pubblicità mettono sempre più spesso a disposizione singoli punti di acquisto e vendita di inventari multipiattaforma.

Se in passato la realizzazione di campagne multischermo era ostacolata dalla suddivisione dei dati in compartimenti stagni e processi di lavoro inutilmente lunghi, i punti di acquisto singoli promettono di renderle più semplici da realizzare, meglio misurabili e più efficaci.

5. Automated Guaranteed

Fino ad ora la tecnologia pubblicitaria era incentrata sulle vendite indirette, non garantite, ma ora si prospetta anche la possibilità di una gestione programmatica delle vendite garantite, in cui il venditore garantisce a un marchio un certo numero di visualizzazioni in uno specifico lasso di tempo. Per i profani, le vendite garantite rappresentano attualmente la stragrande maggioranza del mercato della pubblicità digitale.

Le opportunità offerte – quantificabili in 9 miliardi di dollari solo negli USA secondo Jay Sears, Rubicon Project – sono il prossimo passo nello sviluppo della pubblicità automatizzata: le marche vogliono risultati garantiti, mentre gli editori vogliono introiti costanti. Da molti punti di vista la pubblicità automatizzata promette di dare una marcia in più alla pubblicità “garantita” tradizionale, consentendo per la prima volta di tenere conto anche dei dati, come è avvenuto per i mercati privati.

 

Questi sono in sintesi principali vantaggi dell’automazione e i cinque modi in cui sta cambiando il settore dei media che oggi conosciamo.

Un vantaggio importante della pubblicità automatizzata è che consente di lavorare con maggiore produttività. Ma soprattutto consente alle persone di dedicare meno tempo ad attività meramente amministrative e più tempo ad attività creative e campagne che danno risultati, e in ultima analisi, ordini di maggior valore.

Andrea Campana, PubMatic: «Puntiamo a diventare il leader anche in Italia» (VIDEO)

Se i centri media hanno approcciato il mondo del Programmatic advertising in modo strutturato già dal 2013, dimostrando quest’anno una certa maturità, ora tocca «agli editori, che devono cercare di capire cosa fare con le loro strategie commerciali, non dedicandosi più soltanto alla componente di unsold ma anche a quella diretta, perché il programmatic è in crescita a tre cifre e lo sarà ancora per i prossimi 5 anni».

E’ l’opinione di Andrea Campana, dalla scorsa settimana ufficialmente country manager per l’Italia di PubMatic, società tecnologica americana nata nel 2006 che opera attraverso una piattaforma di Programmatic advertising per publisher coprendo tutta la filera, dall’Open Rtb all’Automated guaranteed.

pubmatic-logoNel corso del 2013, PubMatic ha lanciato la propria piattaforma sell-side (SSP) in Italia attraverso la partnership strategica con la digital agency ehi!. La nomina di Campana mira a consolidare la crescita di PubMatic, come ci ha confermato lo stesso manager in questa video intervista raccolta nel corso di IAB Forum. «In un primo momento puntiamo a diventare un punto di riferimento dal punto di vista tecnologico e nell’educazione, ma il nostro obiettivo a medio-lungo termine è quello di diventare il leader nelle vendite automatizzate, come già avviene in altri Paesi del mondo».

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