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Amazon rimuove dataxu dalle DSP che hanno accesso all’inventory di Fire Tv

Amazon Publisher Services (APS) rimuoverà dataxu dal gruppo di DSP esterne che hanno accesso all’inventory di Fire Tv. Lo riporta AdExchanger, citando fonti vicine ai fatti.

Da circa 5 mesi, Amazon Publisher Services aveva aperto la disponibilità a DSP esterne di accedere all’inventory pubblicitaria della sua micro console. Attualmente, Dataxu era l’unica piattaforma lato acquisto, insieme a The Trade Desk e alla DSP di Amazon, a consentire l’acquisto della pubblicità sul dispositivo.

Solo pochi mesi fa, dataxu è stata acquisita da Roku, altro player specializzato sullo streaming di contenuti, e concorrente diretto di Fire Tv.

Amazon Fire Tv è un dispositivo che dà accesso a tutta una serie di contenuti audio e video (tra cui Hulu, Netflix, Spotify, Vimeo e YouTube), e in Italia è disponibile dal 2017.

Dell’inventory di Fire TV non fanno parte le property di Amazon come Prime, Twitch e IMDb TV, ma sul resto (escluso YouTube), le DSP terze possono competere per l’acquisto degli spazi al pari di Amazon e, soprattutto, utilizzare i loro propri deal ID. The Trade Desk, ad esempio, può usare la sua soluzione Unified ID per targettizzare le impression di Fire TV, e utilizzare quei dati per il frequency capping e le misurazioni tra i vari fornitori di contenuti video con cui lavora. Altri servizi di streaming come Hulu e YouTube controllano invece abbastanza rigidamente i loro ID pubblicitari, impedendo che gli utenti vengano profilati o tracciati su altri canali, e inoltre riservano le inventory di più alta qualità alle loro piattaforme adv proprietarie.

Secondo quanto riporta AdExchanger, Amazon non ha precisato se consentirà a nuove DSP esterne oltre The Trade Desk di accedere all’inventory di Fire TV.

Amazon, la pubblicità arriva su Alexa: via i test degli annunci audio

E alla fine la pubblicità arrivò su Alexa.

Secondo quanto riporta la testa AdAge, che sarebbe venuta in possesso di una presentazione commerciale, Amazon starebbe coinvolgendo alcuni brand di punta nella sperimentazione di annunci audio all’interno del suo assistente vocale. Tra i brand coinvolti in questi primi test ci sarebbero Colgate e L’Oréal.

La presentazione commerciale cita l’opportunità di “testare una nuova soluzione pubblicitaria che coinvolgerà inventory audio esclusiva di Amazon su Alexa”: per Amazon si tratta del primo passo verso un’offerta di product placement “paid” all’interno del suo assistente vocale. Nonostante abbia venduto oltre 100 milioni di dispositivi dotati di assistente Alexa, il colosso di Seattle non ha infatti ancora costruito un’offerta dedicata ai brand all’interno della sua piattaforma vocale: le aziende possono avere delle applicazioni “branded” (le “skill”), ma non possono ancora acquistare spazi pubblicitari.

Gli annunci audio in fase di test saranno simili a quelli di servizi di streaming musicale come Spotify, ma saranno più interattivi: gli ascoltatori potranno “dialogare” con la pubblicità, chiedendo ad Alexa ad esempio di aggiungere al carrello il prodotto pubblicizzato.

Questo tipo di formati, in particolare, saranno inseriti all’interno del nuovo servizio di streaming musicale di Amazon, ma non raggiungeranno tutti gli utenti: AdAge spiega che dal programma sono infatti esclusi gli ascoltatori che pagano l’abbonamento per la versione libera da pubblicità di Amazon Music Unlimited, e anche gli iscritti ad Amazon Prime.

Secondo fonti della testata, gli annunci audio su Alexa saranno più ampiamente disponibili nel primo trimestre del 2020.

Programmatic Audio, in Italia le aziende ci credono, ma serve più formazione

Le aziende credono nel Programmatic Audio in Italia, ma il potenziale di questo settore non è sfruttato del tutto. Lo rivela uno studio condotto da Xaxis e IAB Europe, che ha indagato in tutta Europa il panorama della pubblicità audio in programmatic. La ricerca ha coinvolto addetti ai lavori, agenzie, inserzionisti, editori e concessionarie.

In Italia, i rispondenti sono stati per il 71% provenienti dalla parte buy-side (agenzie 58%, inserzionisti 13%), contro un 29% dalla parte sell-side (editori/concessionarie), e stando alle intenzioni della maggior parte dei professionisti coinvolti lato agenzie e inserzionisti (68%), gli investimenti nel Programmatic Audio sono destinati a crescere nei prossimi 18 mesi.

Secondo lo studio, tuttavia, in Italia il potenziale del settore audio non è sfruttato pienamente. Infatti, sebbene il 54% dei rispondenti utilizzi le capacità del Programmatic Audio, la spesa è estremamente limitata: nel 91% dei casi, si tratta infatti di un investimento che non supera il 10% del budget pubblicitario totale.

Con grande sorpresa, solo una piccola parte (13%) della componente di operatori lato buy afferma di conoscere bene il Programmatic Audio, contro un buon 37% di operatori lato sell che invece dichiara di avere una buona conoscenza del mezzo. Sebbene si prevedano futuri investimenti nel Programmatic Audio, emerge dunque un evidente bisogno di formazione in merito.

Nonostante dall’analisi emerga che i marketer in Italia hanno un approccio conservatore al media e all’allocazione di budget audio rilevanti, il mercato ne percepisce le opportunità. Il 65% sta infatti investendo in Programmatic Audio per i benefici relativi al targeting e alla possibilità di raggiungere audience specifiche mentre il 71% afferma che l’investimento in audio advertising completi il media mix.

Tuttavia, l’incremento degli investimenti nel mezzo audio è ostacolato da barriere, ovvero dalla comprensione dell’impatto del Programmatic Audio sull’investimento totale in termini di ROI (44%) e dalla collaborazione con publishers, agenzie o advertiser (41%).

«Il Programmatic Audio è il futuro – ha affermato Erik Rosa, Managing Director di Xaxis Italia -. Nonostante la limitata conoscenza del Programmatic Audio ne condizioni l’allocazione del budget pubblicitario, si è d’accordo sul fatto che possiamo favorire la spesa nei prossimi 18 mesi incrementandone la familiarità».

Di seguito un’infografica riassuntiva dello studio.

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Video online e tv, l’Europa è un mercato frammentato

Oggi nella nostra rassegna parliamo di pubblicità video e audio e di una nomina globale di Spotify in campo adv.

Video online e tv, l’Europa è un mercato frammentato

Quando si parla di video online e TV, qual è la differenza tra Europa e Stati Uniti? La frammentazione del mercato innanzitutto, secondo Stephane Coruble, CEO di RTL AdConnect. L’Europa è fatta di tanti Paesi, e questo, per chi opera in campo pubblicitario, vuol dire avere a che fare con legislazioni differenti, ma anche con modi e tempi di fruizione dei media diversi (la penetrazione del SVOD varia dal 39% dell’Olanda al 13% dell’Italia) e, non da ultimo, con svariate tipologie di contenuto preferite dagli utenti: in UK piacciono musica e ballo, in Francia cibo e bevande, in Germania i viaggi, in Spagna la moda. E in Italia? L’intrattenimento per bambini. Leggi di più su ExchangeWire.

Il digital audio cresce. I dati di Dax sul mercato UK

La pubblicità digital audio cresce. Secondo uno studio condotto in UK da Dax, l’exchange di digital audio di Global, l’85% degli advertiser aumenterà i propri investimenti sul mezzo il prossimo anno, e il 75% conta di farlo nello specifico sui podcast. Sebbene complessivamente il sentiment sul digital audio sia positivo, le agenzie sembrano comunque essere più entusiaste dei brand: ben l’86% delle agenzie considera il digital audio un elemento chiave delle strategie media, mentre tra le aziende la percentuale scende del 66%. Leggi di più su Campaign.

Spotify ha un nuovo direttore creativo globale

Spotify ha un nuovo direttore creativo globale: Cameron Farrelly, ex manager di Vice Media e Universal Music Group. Dall’headquarter di New York, Ferrlly coordinerà la parte creativa delle attività di marketing per musica e artisti, e si occuperà anche dello sviluppo di campagne e attivazioni. Il suo ingresso in Spotify arriva a pochi giorni dalla notizia che il Global Head of Ad Sales Brian Benedik lascerà la società a settembre dopo sei anni. Leggi di più su Music Business Worldwide.

Xaxis nell’arena del Programmatic Audio con la soluzione Live!Audio

La pubblicità audio, anche nella sua variante in programmatic, è un mezzo in rapidissima crescita. Complici le audience ampie e in aumento costante, la moltiplicazione di canali tra radio, app di streaming e podcast, e la possibilità di raggiungere gli utenti con contenuti fortemente ingaggianti, sempre più brand mostrano di credere in questo media. E, di conseguenza, le agenzie non si fanno trovare impreparate, sviluppando anzi offerte capaci, grazie all’utilizzo dei dati, di garantire performance efficaci ed efficienti.

È il caso di Xaxis, che ha lanciato sul mercato una soluzione ad hoc, Live!Audio, per l’acquisto in programmatic di pubblicità in ambiente audio. Abbiamo chiesto ad Erik Rosa, Managing Director Xaxis, di raccontarci di che si tratta.

Erik, in cosa consiste questa soluzione?

Live!Audio è un prodotto innovativo che permette di acquistare in modo programmatico contenuti pubblicitari audio sulle principali web radio nazionali, aggregatori di radio e sui maggiori servizi di streaming on demand nazionali e internazionali. Da pochissimo abbiamo anche introdotto la possibilità di erogare spot sui simulcast, ovvero la diretta radio fruita su piattaforme digitali, e stiamo lavorando per l’estensione anche sui podcast.

Che vantaggi offre Live!Audio ai brand?

Per gli inserzionisti c’è un reale vantaggio, in primis nell’intercettare un’audience aggiuntiva rispetto alle classiche pianificazioni radiofoniche, basti pensare che in Italia, solo per gli streamers, parliamo di 14 milioni di persone, ovvero oltre il 35% della popolazione italiana.

È possibile, inoltre, grazie alla tecnologia di programmatic buying, agganciare alle campagne di Live!Audio anche il target dei Light Radio Listeners – un cluster creato mixando informazioni che derivano dalla ricerca online proprietaria di GroupM, Live Panel – grazie a cui il cliente può raggiungere coloro che consumano giornalmente meno di due ore di radio tradizionale, con un reale vantaggio per il cliente in termini di reach incrementale raggiunta e risparmio anche in termini di CPG (sul target specifico), preservando la frequenza del piano audio complessivo.

Gli spot audio inoltre sono tutti non skippabili e puntano alla massimizzazione dell’engagement. Vengono serviti tra una traccia e l’altra, quando il player è attivo o durante i contenuti editoriali (web radio) o nel momento dell’accesso alla radio per i simulcast.

Oltre al premium target che può essere incrociato anche con dati comportamentali e sociodemo, ricordiamo altri vantaggi fondamentali di questo mezzo. Il contesto di erogazione è premium, solo con editori di qualità; le campagne possono essere geolocalizzate su determinate regioni, a differenza delle pianificazioni radio su scala nazionale; il mezzo è personale, infatti spesso ascoltiamo musica con le nostre cuffie, oltre ad essere tutto tecnicamente misurabile. Grazie all’efficienza digitale, le campagne sono misurabili e tracciate con il parametro del Listen Through Rate (LTR) e il cliente può ricevere il dato degli utenti che hanno effettivamente ascoltato lo spot.

A che tipo di inventory dà accesso?

Live!Audio può contare su un’inventory che si è arricchita molto nell’ultimo anno. Oltre ai colossi dello streaming audio, Spotify e Deezer, abbiamo la possibilità di erogare sulle principali web radio e simulcast di Radio Mediaset (105, Virgin, R101 …), su Radio 24, su RMC Sport, nonché sui maggiori aggregatori di radio anche internazionali. L’obiettivo futuro è quello di avere a bordo tutti i principali broadcaster radiofonici nazionali.

Si tratta di una soluzione internazionale? Da quando è disponibile per il mercato italiano?

Xaxis ha sviluppato a livello globale il prodotto di programmatic audio su molti Paesi: UK, USA, Olanda, Germania sono tra i principali. In Italia siamo stati pionieri, iniziando a muoverci già dal 2017. L’anno scorso abbiamo investito molto nello sviluppo del prodotto, portando più publisher a bordo, e in particolare quest’anno abbiamo lavorato all’innovazione con la possibilità di applicare target in base alle passioni musicali (generi), e creatività dinamiche.

Quali sono oggi a tuo parere vantaggi e criticità del programmatic audio?

Oltre ai numerosi vantaggi che abbiamo già elencato, come addressability, editori premium, misurazione, tracciabilità e ottimizzazione del messaggio pubblicitario ongoing, e granularità dei dati, il programmatic audio offre anche la possibilità di indirizzare i messaggi solo agli utenti rilevanti personalizzando il messaggio a seconda di caratteristiche individuali, grazie all’utilizzo di creatività dinamiche. Inoltre, grazie al programmatic, si semplificano i processi di acquisto del media online, garantendo maggior efficienza ed efficacia.

Dal lato delle criticità, invece, oltre alla creazione dei materiali creativi, attività che rimane per il digital ancora un limite, vale la pena evidenziare la timidezza di alcuni clienti nel testare un nuovo mezzo che rimane per molti ancora nuovo. Il nostro ruolo di osservatorio privilegiato sullo sviluppo dei media è fondamentale per raccontare ai clienti delle agenzie del gruppo come lo scenario radio stia cambiando rapidamente, come molte innovazioni tecnologiche stiano ridisegnando le modalità di utilizzo di contenuti audio e come alcune soluzioni possano essere indispensabili per intercettare un target altrimenti non raggiungibile.

Su Spotify i brand ora possono targettizzare anche chi ascolta i podcast

Che Spotify stesse decisamente puntando sul mondo dei podcast è cosa ormai nota. Negli ultimi mesi l’app di straming ha messo a segno una serie di acquisizioni, quelle delle società specializzate Gimlet Media, Anchor e Parcast, che le hanno consentito di rafforzare la propria offerta di questo genere di contenuti soprattutto da un punto di vista editoriale, ponendo le basi per un successivo step: quello della monetizzazione.

Attualmente, anche in Italia, i podcast sono brandizzabili, ma la società svedese sta ancora affinando la messa a punto di un modello advertising dedicato proprio a questi contenuti, basato su migliori capacità di targeting, misurazione e reportistica. E proprio a proposito di targeting, Spotify ha appena annunciato una novità: la possibilità per i brand di targettizzare chi ascolta podcast.

Ciò significa che gli inserzionisti dell’app potranno individuare e raggiungere con le loro campagne non solo gli utenti di Spotify Free che ascoltano musica, ma anche chi ascolta podcast. Il nuovo strumento di segmentazione è disponibile in vari Paesi: in Italia, ma anche in USA, Canada, Messico, Brasile, UK, Francia, Germania, Spagna e Australia. In questi mercati, sarà possibile targettizzare gli utenti in base alle tematiche dei podcast che ascoltano, come comedy, lifestyle e salute, e business e tecnologia.

Tra i primi brand che stanno testando la novità ci sono Samsung e 3M.

In occasione dell’ultima trimestrale, Spotify ha dichiarato di avere 123 milioni di utenti mensili sulla versione gratuita della sua app (quella su cui c’è la pubblicità). Complessivamente, il servizio conta 217 milioni di utenti.

Programmatic, nuove frontiere: dall’audio all’AI fino alla creatività

Se la crescita del programmatic advertising sta attraversando un fisiologico rallentamento del ritmo su Internet, sono alte le aspettative che il mercato nutre verso l’ingresso dell’ad tech nei mezzi “tradizionali”: in particolare out of home, tv e audio.

Su quest’ultimo aspetto in particolare si è concentrato l’intervento al Programmatic Day 2019 di Cristina Pianura, Direttore area Media and Advertising di Triboo, società che sta investendo in questo settore con il brand VoiceMax.

Secondo la manager, il mercato dell’audio è di fronte a «uno tsunami chiamato audio on demand, dove l’ascoltatore è l’assoluto protagonista di quello che decide di scaricare e ascoltare». Dal palco del Programmatic Day, Cristina Pianura ha parlato della crescita di questo mercato non solo negli Stati Uniti, dove già da anni l’ascolto di podcast è un fenomeno di massa che genera oltre 600 milioni di dollari di raccolta pubblicitaria, ma anche in Europa e di fatto in Italia.

Nel nostro Paese i fruitori abituali sono solo il 14% della popolazione maggiorenne, ma allo stesso tempo negli ultimi 3 anni questo numero è più che triplicato, nonostante un’offerta tutt’altro che matura da parte di editori e brand.

Cristina Pianura
Cristina Pianura

Proprio per accogliere e stimolare l’editoria italiana a produrre podcast, e aiutarli a monetizzarli al meglio, Triboo ha lanciato sul mercato VoiceMax: un brand che nasce su tecnologia spreaker e che vanta già un bacino di download di podcast al mese organizzati in categorie di contenuto capaci di accogliere pre-roll e mid-roll audio, acquistabili sia in programmatic grazie al partner tecnologico Adswizz sia in reservation. «I podcast si ascoltano soprattutto in casa, il che vuol dire che sottraggono tempo alla tv, alla radio ma anche a internet, rappresentando così un nuovo ambiente dove poter incontrare gli utenti», ha detto ancora Pianura.

Anche per Michele Salani, Enterprise Sales Director di Adform, l’esigenza di uscire da una logica a silo per diventare un approccio capace di applicarsi a nuovi ambiti media è una delle nuove frontiere del mercato programmatico, insieme ad altri importanti temi come l’Intelligenza Artificiale e il rapporto tra dati e creatività. Secondo il manager, «la pubblicità guidata dai dati sta vivendo un importante punto di svolta: il suo ruolo è ormai riconosciuto non solo da inserzionisti ed editori ma anche dalle istituzioni» (vedi le nuove regolamentazioni sul settore come il GDPR), ed essa si trova ormai chiamata ad affrontare importanti responsabilità, come quella di trovare il giusto equilibrio tra i bisogni degli inserzionisti, degli editori e degli utenti, garantendo affidabilità, trasparenza e fiducia.

Michele Salani
Michele Salani

La tavola rotonda con HyperTV, Viralize, Ogury, Italiaonline e IAS

Sempre in tema di nuove frontiere dell’ad tech, un tema molto caldo è quello della “programmatic creativity”, in cui dati e automazione entrano in gioco per personalizzare il messaggio pubblicitario in tempo reale, sulla base delle caratteristiche dell’utente e del contesto. Un possibilità raccolta da HyperTV, società nata a Roma nel 2011 con base anche a New York. «La nostra soluzione», ha spiegato il Founder & Ceo Claudio Vaccarella, «brevettata a livello europeo, è costituita da una sovrapposizione di layer fatta in maniera dinamica, una sequenza di frame con elementi di interattività, elementi indispensabili oggi per coinvolgere e catturare l’attenzione dell’utente. Grazie alla raccolta di informazioni di profilo e di contesto, la soluzione di HyperTv è in grado di generare contenuti in tempo reale alla chiamata dell’ad server, dimostrandosi così la sua efficace per la realizzazione di creatività sempre più targettizzate».

Occhi puntati sul video, innanzitutto, sempre più al centro dell’interesse del mercato, come ha dimostrato la recente acquisizione da parte di Vetrya del 100% del capitale di Viralize, start up italiana specializzata nella distribuzione online di video pubblicitari. «L’ottimo andamento del video ha permesso a Viralize di crescere fino al 100% di anno su anno», ha detto la Sales Director Greta Gilardi. «Oggi stiamo sviluppando la nostra offerta per intercettare la crescita di domanda di soluzioni “data driven” con la nostra DMP, sul mercato da un paio di anni, e presto con nuove soluzioni che l’ingresso in Vetrya, una realtà con grandi competenze in tema di dati, ci permetterà di lanciare sul mercato». In merito alla DMP, «la novità del 2019 è la possibilità di utilizzare le keyword per colpire in modo verticale i singoli cluster, migliorando ancora di più l’efficienza della nostra offerta».

Accanto al video, un altro tema al centro dell’interesse è quello del mobile. Usando lo smartphone, infatti, tendiamo a mostrare il nostro comportamento digitale reale. Ecco perché i behavioural data possono essere la vera strada per arrivare all’audience. «Oggi siamo in grado di conoscere tutto quello che la GDPR ci permette di sapere dei nostri utenti che hanno accettato la politica del dato», dice Gino Ruli, programmatic Sales Director di Ogury. «In particolare, il mondo potenzialmente più promettente per il mercato è quello dell’in-app, un ambiente dentro il mobile, adatto per la fruizione dei video, il formato più in forma del mercato, e dove è possibile acquistare spazi in modalità programmatica».

Quello dei dati comportamentali è, dunque, un tema emergente nell’ambito delle data-driven strategies, nel contesto di un mercato in cui le aziende sono sempre più sensibili alla leve che è possibile attivare per rendere più efficace la comunicazione, evitando di “sprecare” budget per inventory scarsamente qualitativa o, addirittura, potenzialmente dannosa. Non per nulla, temi come Viewability e Brand Safety sono all’ordine del giorno. «Il tema della qualità dei dati e della brand safety saranno ancora al centro delle attenzioni del mercato per tutto il 2019», conferma Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing BU Large Account di Italiaonline. «Lavoriamo quotidianamente su tutti i livelli per garantire alle aziende e ai marchi interessate a gestire un posizionamento premium contesti sicuri e di qualità, dai contenuti alla user experience e all’advertising experience. Sul fronte dei dati, un ambito che quest’anno sarà in forte crescita sarà quello legato alla geoproximity, per il quale stiamo potenziando la nostra suite di prodotti dedicati».

Brand safety e contesti editoriali di qualità sono temi, quindi, molto cari alle aziende. Lo ha confermato Elisa Lupo, Director Italy di IAS – Integral Ad Science, nome di punta nel settore della certificazione “indipendente” della qualità della comunicazione. «Il mercato chiede sempre di più agli operatori del digital di combattere le frodi, di evitare ai propri brand e prodotti di finire all’interno di contesti editoriali poco consoni. E di avere quindi informazioni sempre più precise e puntuali sui livelli di Roi delle proprie pianificazioni marketing». Sul fronte delle misurazioni, quello che sta avvenendo «è il passaggio da una metrica basata sulle impression ad una fondata sul tempo di visualizzazione».

Triboo, il marketplace Voicemax si arricchisce con le Radio Instore di FluidNext

Voicemax di Triboo si arricchisce. Nel marketplace audio arrivano infatti gli ascoltatori del circuito Radio Instore di FluidNext, azienda di digitalizzazione della comunicazione nel punto vendita.

Un bacino importante per pianificazioni nazionali e geotargetizzate per interessi e per target direttamente nel punto vendita, che conta oltre 2.300 negozi in tutta Italia appartenenti alle sigle Auchan, Famila, SMA, Crai, Prenatal, BimboStore, Cash&Carry, e molti altri su base regionale, per un totale di 100.000.000 di ascoltatori al mese.

Il progetto rappresenta un vero esperimento per il mondo Digital Audio e non solo: il circuito Fluidnext con la propria tecnologia garantisce una pianificazione parimenti alla Radio Tradizionale ma con un flusso digitale, il che comporta la massima flessibilità e targetizzazione possibile. Inoltre, si presentano anche grandi opportunità di estensione, in termini di reach e GRP radiofonici per la pianificazione Audio che raggiunge oltre 3.000.000 di contatti al giorno.

E proprio in occasione dell’accordo con il circuito di Radio Instore, Triboo ha strutturato un’inedita offerta che combina web e radio, chiamata “Drive to Shelf”, in cui il messaggio audio viene interamente personalizzato per il cliente e reso coerente al progetto online. “Si tratta di un format e inedito per il Digital e per il mondo delle Radio che crea nuove occasioni di ascolto e di rinforzo: ricerche dimostrano che il Drive to Shelf audio incrementa di quasi il 10% le vendita InStore in fase di pianificazione”, spiega Triboo in una nota.

«Il format è stato studiato appositamente per triangolare dall’online all’offline con contenuti audio e testuali – ha dichiarato a Programmatic Italia Cristina Pianura, Direttore Business Unit Advertising di Triboo Group -. Andando a integrare specificamente una soluzione online con la diffusione in-store del podcast, il format è diventato “drive-to-shelf”».

Creatività audio personalizzate con l’Intelligenza Artificiale: la novità di Spark Foundry

Spark Foundry, la centrale di Publicis Media che sta assorbendo Blue 449 in tutto il mondo, ha annunciato di aver lanciato sul mercato un nuovo prodotto pubblicitario audio, chiamato Sympaphonic Ads e realizzato in collaborazione con la società di Intelligenza Artificiale AI Music.

La soluzione nasce con l’intento di aiutare le aziende ad aumentare il brand engagement, allo stesso tempo riducendo i costi e il tempo normalmente impiegati per la creazione di un annuncio audio, portando un maggiore livello di personalizzazione in questa tipologia pubblicitaria attraverso l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel processo creativo.

I Sympaphonic Ads, infatti, utilizzeranno la tecnologia di AI Music per la realizzazione dinamica di creatività pubblicitarie audio che utilizzino il genere musicale ascoltato in quel momento dall’utente per un’esperienza pubblicitaria più personalizzata, più contestualizzata all’interno del normale ascolto musicale, e di conseguenza meno percepita come “interruzione”. Gli annunci prodotti in questo modo saranno poi distribuiti attraverso AdsWizz, piattaforma specializzata nella compravendita di spazi audio, che li indirizzerà alle giuste audience.

“Prima, per personalizzare una campagna audio, servivano fino a 2 o 3 giorni per creare un singolo annuncio. Attraverso la tecnologia proprietaria di intelligenza artificiale di AI Music, che consente il modellamento in tempo reale di brani e musica, Spark Foundry è capace di creare pubblicità audio dinamiche e personalizzate in meno di 10 minuti – spiega l’agenzia in una nota -. Questo riduce il tempo normale di produzione, aiuta ad utilizzare al meglio gli investimenti e libera tempo per le agenzie da impiegare in mansioni più strategiche”.

Deezer apre al Programmatic Audio grazie a un’intesa con Triton Digital

Deezer ha annunciato di aver aperto l’offerta pubblicitaria della sua app free (gratuita e ad-supported) al programmatic audio, grazie a una partnership appena siglata con il fornitore di tecnologie e servizi per la pubblicità audio Triton Digital.

Adesso, gli inserzionisti potranno acquistare in tempo reale l’inventory digital audio del servizio di streaming musicale. L’offerta automatizzata è attiva da oggi in 20 Paesi, inclusa l’Italia, attraverso la SSP audio di Triton, Yield-Op.

“La nuova partnership punta a offrire ancora più valore ai brand che vogliono fare pubblicità sul servizio di streaming, dato che la pubblicità audio su Deezer è non-saltabile e consiste in un solo annuncio per break“, spiegano le due società in una nota. Caratteristiche che, prosegue il comunicato, garantiscono “una maggiore visibilità per il brand, senza disturbare eccessivamente l’esperienza dell’utente”. In più, grazie ai dati proprietari di Deezer, le aziende potranno usufruire di una profilazione di alta qualità e di un elevato livello di impression servite al pubblico più rilevante.

«Deezer è un editore premium, e siamo orgogliosi che la sua inventory venga offerta tramite Yield-Op in private deal e in open auction sul nostro marketplace a2x. Consentire ad aziende ed agenzie di tutto il mondo di raggiungere i milioni di utenti attivi mensili di Deezer con campagne targettizzate e rilevanti contribuirà a rafforzare ulteriormente l’esperienza di ascolto personalizzata e di alta qualità che Deezer ha sempre offerto», ha commentato Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital.

«Siamo entusiasti di offrire un modo più efficiente di fare pubblicità su Deezer – ha aggiunto Marianne le Vavasseur, VP Adsales di Deezer Brand Solutions -. Adesso, con gli annunci in programmatic attraverso Triton, un maggior numero di aziende ed editori potrà raggiungere il pubblico di cui ha bisogno per avere più visibilità e awareness, mentre i nostri utenti free beneficeranno di pubblicità più su misura per loro».

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