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Davide Panza, DigitalMDE: «Programmatic audio? L’interesse è elevato, ora serve l’inventory»

All’estero, aziende ed editori hanno già capito da tempo i benefici del programmatic audio, e il mercato sta godendo di una rapida evoluzione e di numeri in crescita. Negli Stati Uniti, secondo uno studio di IAB e PwC, il valore del mercato adv su podcast ha raggiunto a fine 2017 i 314 milioni di dollari, in aumento dell’86% rispetto all’anno precedente, quando era a quota 169 milioni, e la cifra dovrebbe aumentare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. La stessa Google, a testimonianza di quanto “redditizio” si sta rivelando questo mezzo, ha recentemente reso disponibile sulla propria DSP l’acquisto di spazi pubblicitari audio in programmatic.

E in Italia qual è la situazione? Lo abbiamo chiesto a Davide Panza, CMO & Co-Founder di DigitaMDE, società specializzata in tecnologie per il digital audio. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sono a tuo parere i benefici del programmatic audio per brand ed editori?

«Per gli editori radiofonici, cioè quelli che già producono contenuti audio, il Digital Audio in genere e la possibilità di esporre l’inventory digitale per essere acquistata anche in programmatic portano in primis una nuova e aggiuntiva fonte di revenue: l’AgCom ha già esplicitato come il budget di riferimento per il programmatic audio sia quello digitale e non quello della radio broadcast (modelli di offerta e metriche totalmente diverse), quindi per gli editori questo significa accedere ad altri portafogli di investimento. Le pianificazioni pubblicitarie digitali offrono notevoli benefici come targetizzazione, personalizzazione della creatività, inserimento di un banner cliccabile, misurabilità, metriche a performance, ecc., tutte caratteristiche viste di buon occhio dagli investitori. Per gli editori che pubblicano contenuti su carta stampata e sul web (testi e visual) il digital audio rappresenta un potente strumento di cross-medialità che permette ad un’opportuna declinazione dei loro contenuti, i cosiddetti podcast, di raggiungere gli utenti quando non possono guardare uno schermo».

Qual è la situazione del programmatic audio in Italia, a confronto con quella di altri Paesi europei?

«Siamo ai primi vagiti. Oggi in Italia è possibile acquistare in programmatic o anche in semplice private deal solo da Spotify e dalle radio commercializzate da Mediamond. Le altre radio stanno studiando e capendo come introdurre nella loro offerta la commercializzazione dell’inventory digitale ma questo significa un’evoluzione del modello commerciale di non facile implementazione. Negli altri Paesi europei la situazione è più felice perché i grandi editori radiofonici hanno colto da tempo le opportunità offerte dal digital audio e implementato di conseguenza i modelli di business adeguati, con buona soddisfazione di editori, concessionarie, agenzie ed investitori».

Che livello di interesse c’è tra aziende ed editori rispetto al programmatic audio in Italia?

«L’interesse è elevato, soprattutto lato domanda e le recenti attivazioni di piattaforme DSP verso il digital audio testimoniano questa attenzione. Noi stessi riceviamo costantemente richieste da centri media e agenzie di pianificazioni disponibili ma siamo costretti a rimandare la palla al mittente fino a che gli editori non adotteranno ad server e produrranno podcast».

Qualche mese fa avete lanciato Spot+, una soluzione all’avanguardia…

«Spot+ è la soluzione nata per permettere alle concessionarie delle radio di poter vendere la loro audience integralmente in conformità all’indagine degli ascolti di TER (Tavolo Editori Radio) ma con la possibilità di “supervalorizzare” solo la quota parte di audience digitale applicando le caratteristiche proprie del digitale citate sopra. Siamo fiduciosi che Spot+ sarà sempre più utilizzato via via che gli editori apriranno al programmatic la loro inventory».

Come sta performando quest’anno DigitalMDE?

«Il nostro business sta naturalmente risentendo di questi ritardi nell’adozione delle tecnologie digitali e nei conseguenti modelli di business. Siamo però convinti di essere molto vicini ad una forte accelerazione, grazie alle sempre più frequenti discussioni degli editori radiofonici italiani su Radioplayer, di cui auspichiamo una rapida adozione».

Ci sono delle novità a cui state lavorando?

«Subendo il programmatic i ritardi di adozione di cui sopra, ci siamo concentrati su altri due temi per noi molto importanti, creando due progetti paralleli: la produzione di podcast e branded podcast originali sulla scia dell’enorme successo che stanno avendo ovunque nel mondo e la creazione di un’offerta strutturata e completa per la presenza dei brand su smart speakers e voice assistant. Entrambi questi progetti saranno presentati al mercato dopo l’estate».

AppNexus arricchisce l’offerta con le inventory audio e video di SoundCloud

Grazie a un accordo appena siglato tra SoundCloud e AppNexus, gli spazi pubblicitari audio e video del servizio di streaming musicale saranno acquistabili in programmatic attraverso la piattaforma ad tech.

Le aziende potranno avere accesso a pre-roll da 15 e 30 secondi e a posizionamenti in-feed audio e video, sia in real-time bidding sul mercato aperto, sia attraverso accordi privati. Naturalmente, le inventory di Soundcloud saranno targettizzabili, secondo parametri demografici, comportamentali e contestuali, ad esempio selezionando età, sesso, localizzazione geografica e dispositivo utilizzato.

“Questo consentirà alle aziende di raggiungere utenti con particolari abitudini, affinità musicali e gusti allineati a quelli del proprio target ed entrare in contatto con loro nel momento ideale e in qualsiasi luogo si trovino, il che, considerando che il 90% del pubblico di Soundcloud è mobile, è con ogni probabilità in giro”, spiegano le società in una nota.

L’offerta di SoundCloud supportata da pubblicità è disponibile in nove Paesi e, con oltre 180 milioni di tracce disponibili, il servizio rappresenta una delle maggiori piattaforme audio aperte presenti sul mercato. Oltre il 60% del suo pubblico è composto da millennials.

L’accordo rafforza la presenza di AppNexus nel comparto pubblicitario audio e video. Due mondi sempre più popolari tra i consumatori e sempre più presenti nelle strategie media delle aziende: la spesa su spazi audio e video transata attraverso il marketplace della società è aumentata ad aprile rispettivamente del 65% e del 133% anno su anno.

La pubblicità Audio batterà il Video nelle strategie delle aziende?

Tra pubblicità Audio e Video è battaglia o i due media sono complementari? Se lo chiede

Audio vs. Video

Il digital audio è uno dei media “hot” del momento e, nonostante la pubblicità video continui a farla da padrone negli investimenti delle aziende, gli spot “audio-only” sono in piena crescita, sia nelle strategie di marketing che a livello di prodotti e tecnologie a supporto. Quest’anno la competenza tra i due canali è forte, ma è giusto dire che l’uno sfida l’altro, o piuttosto si tratta di due strumenti complementari per dialogare con gli utenti? E’ la domanda che si pone Marco Bertozzi, Vice-President ed Head of Sales di Spotify EMEA. Leggi di più su Campaign.

Dati e privacy, oggi gli utenti sono più consapevoli

Con la GDPR alle porte, “dati” e “privacy” sono due temi particolarmente presenti nelle discussioni interne delle aziende. Ma cosa ne pensano, oggi, gli utenti della rete? Una ricerca condotta dalla DMA in UK ha evidenziato che, rispetto a qualche anno fa, l’attitudine delle persone nei confronti di questi due argomenti è profondamente cambiata, rivelando una maggiore consapevolezza non solo dei rischi ma anche dei potenziali benefici derivanti dalla cessione dei propri dati. Leggi di più su WARC.

EBay, 2018 all’insegna di AI, realtà aumentata e dati

EBay punta sulla tecnologia. La socierà di ecommerce lancerà nel corso di quest’anno una serie di prodotti di realtà aumentata per rendere l’acquisto e la vendita di oggetti sul suo sito più coinvolgente, e starebbe valutando anche la possibilità di avviare un programma di crediti per i venditori per incoraggiarli a investire sulla piattaforma. Strategici saranno anche intelligenza artificiale e dati, per personalizzare quello che l’utente vede nell’home page sulla base dei suoi gusti e preferenze. Leggi di più su Bloomberg.

Nasce Spotify Ad Studio, la nuova piattaforma self-service per le campagne audio sull’app

Spotify punta sulla pubblicità audio con una novità: l’apertura di una nuova piattafoma per l’acquisto di pubblicità audio in modalità self-service.

Si chiama Spotify Ad Studio ed è attualmente in beta test negli Stati Uniti. Come spiega un blog post di Spotify, la piattaforma nasce con l’obiettivo di “rendere più facile che mai per le aziende raggiungere il giusto consumatore nel giusto momento”, attraverso strumenti per la creazione e gestione di campagne audio con budget flessibili, adatti anche ad imprese medie e piccole.

Ecco come funziona: per creare uno spot basterà caricare sulla piattaforma uno script e scegliere un sottofondo. A questo punto, Spotify Ad Studio assemblerà un annuncio completo. Sullo strumento sarà possibile anche caricare campagne già create. Ad Studio consentirà inoltre di mettere a punto il targeting dell’annuncio, sulla base di variabili come età, genere, localizzazione, attività e gusti musicali, e di decidere il canale di veicolazione della campagna (mobile, desktop o entrambi), la sua durata e il budget. Una volta partita la campagna, sarà possibile tracciarne i risultati.

«Con il lancio di oggi, continuiamo il nostro viaggio verso la realizzazione di una piattaforma pubblicitaria full-scale, che consenta agli inserzionisti di creare, targettizzare, ottimizzare e misurare il mezzo che produce risultati di business – commenta Khurrum Malik, global director of monetization product marketing di Spotify -. Il beta pubblico di Spotify Ad Studio è davvero la prima piattaforma pubblicitaria self-service che consente alle PMI di creare facilmente un annuncio audio in pochi minuti».

Adobe Advertising Cloud apre alla pubblicità Digital Audio, con Rubicon Project

Presto sarà possibile acquistare pubblicità digital audio su Adobe Advertising Cloud.

La società ha annunciato che espanderà la sua offerta pubblicitaria cross-canale con formati audio digitali disponibili per desktop e mobile, che saranno acquistabili grazie a un accordo con Rubicon Project.

I nuovi formati disponibili saranno perfettamente integrati all’interno dell’offerta di Adobe Advertising Cloud e le aziende potranno centralizzare attraverso la piattaforma sia il targeting che la reportistica degli annunci sui vari device, nonché erogare messaggi sequenziali su differenti formati, ad esempio un annuncio audio seguito da uno video.

Inoltre, grazie all’integrazione della piattaforma con Adobe Analytics Cloud sarà possibile aggiungere dati di prima o terza parte per targettizzare segmenti di pubblico in base a informazioni comportamentali, demografiche o geografiche.

Il boom pubblicitario dei podcast, un mezzo che sperimenta nuovi metodi di acquisto adv

Podcast, un canale sempre più usato dalle aziende per comunicare con gli utenti.

Uno studio di IAB US e PricewaterhouseCoopers ha evidenziato che in USA la spesa pubblicitaria su podcast ha raggiunto i 220 milioni di dollari quest’anno, con un aumento dell’85% sul 2016. Solo due anni fa, il valore di questo mercato ammontava a 69 milioni di dollari.

Tradizionalmente più volto al direct response, il mezzo è sempre più utilizzato anche per campagne di brand awareness.

E anche se gli inserzionisti continuano a preferire annunci tradizionali, letti dagli speaker e capaci intrinsecamente di creare una connessione più autentica e intima con l’ascoltatore, anche la dynamic ad insertion, automatizzata e targettizzabile, è in piena crescita come metodo di acquisto pubblicitario. La metodologia, vicina al Programmatic, fa particolarmente gola agli inserzionisti in quanto consente di sfruttare al meglio da un punto di vista pubblicitario il contatto one-to-one che il podcast riesce a instaurare col singolo utente. La spesa pubblicitaria su podcast tramite dynamic ad insertion è aumentata del 51% anno su anno ed ora copre il 41% dell’intera torta.

L’aumento degli investimenti su un canale come il podcast non è un’assoluta sopresa. Il mercato infatti sta sempre più volgendo l’attenzione a mezzi audio come la radio, capaci di instaurare una relazione intima e fidelizzata con gli ascoltatori e di garantire alti tassi di “audibility”.

E già diverse società si stanno muovendo verso un approccio ad tech più sistematico a questi canali: da Spotify, che da tempo ha messo a punto un’offerta pubblicitaria in Programmatic Audio, inizialmente solo privata e recentemente ampliata anche all’open market; a Mediamond, che ha creato un ad exchange ad hoc per la pubblicità audio digitale, MAX; a Blue 449, che ha avviato un nuovo approccio alla pubblicità “sonora” in grado di superare le distinzioni tra on e offline, e grazie al quale poter applicare al meglio il Programmatic al mezzo radiofonico.

E, mentre all’estero vengono messe a punto DMP specificamente pensate per i canali “sonori”, in Italia sono già pronti i primi casi di campagne in Programmatic Audio, come quella di OMG con Spotify e Rubicon Project.

Su Spotify arriva il Programmatic Audio

Spotify apre la sua inventory al Programmatic Audio.

Il servizio di streaming musicale ha siglato una serie di partnership con piattaforme ad tech, AppNexus, The Trade Desk e Rubicon Project, per rendere i suoi spazi audio mobile disponibili per l’acquisto in real time, attraverso private marketplace. Un inserzionista potrà insomma erogare campagne audio a un utilizzatore dell’app in base a quello che sa dell’utente, come le abitudini d’ascolto, i dati di log-in di Spotify e i suoi stessi dati di prima parte. Il tutto praticamente in real time.

Le transazioni saranno automatizzate, e le aziende potranno acquistare sia inventory audio che display o video tramite asta. Una bella differenza rispetto a prima, quando Spotify vendeva i propri spazi audio attraverso ad exchange audio-only a prezzo fisso, e le transazioni venivano completate manualmente.

Per Spotify, sicuramente la novità può rappresentare un modo per aumentare la monetizzazione dei propri spazi, puntando sul trend in ascesa del mobile programmatic e focalizzandosi su quei clienti che non sono solo interessati ad annunci “uditivi” ma puntano a pacchetti multicanale video, display e audio.

Gli obiettivi di Spotify, in tal senso, sono ambiziosi. Se quest’anno, secondo stime di Magna Global, la spesa pubblicitaria globale display e video arriverà a circa 20 miliardi di dollari, la società conta di coprirne 10 milioni attraverso le sue vendite automatizzate audio, video e display, secondo quanto ha dichiarato Les Hollander, global head of audio monetization di Spotify, riportato dal sito AdAge.

Spotify metterà a disposizione degli inserzionisti spazi audio da 15 e 30 secondi, targettizzabili in base ad età dell’utente, sesso, genere musicale e specifiche playlist.

La novità di Nielsen negli Usa: un meter indossabile per rilevare gli ascolti tv fuori casa

I dati costituiscono oggi una preziosa fonte di valore, che possono aiutare a meglio a targetizzare le comunicazioni pubblicitarie. Partendo da questo presupposto, la società americana Nielsen – forte dell’acquisizione di Arbitron (ora Nielsen Audio) – ha lanciato un nuovo strumento di raccolta dati. Si tratta del Portable People Meter (PPM), un innovativo dispositivo portatile che viene indossato dai panelisti.

In particolare il meter è stato per la prima volta introdotto da Arbitron nel 2007 per acquisire dati sul consumo delle emittenti radiofoniche; visto il successo e la sua efficacia Nielsen ha deciso da quest’anno di estenderne l’utilizzo anche al mezzo televisivo, introducendolo massicciamente nei suoi strumenti di ricerca e indagine.

Il fatto che sia indossabile rende il PPM un oggetto estremamente versatile e utile in quanto consente di raccogliere dati anche quando il panelista si trova al di fuori del contesto domestico. In questo modo le emittenti possono determinare il momento preciso della giornata in cui il target di riferimento è più ricettivo.

Va da sé che da questo sistema possono beneficiarne anche gli inserzionisti. «L’audience che si trova fuori casa ha una rilevanza strategica ai fini di ricerca in quanto con molta probabilità si trova più vicino ai punti d’acquisto che non quando si trovi in casa» – ha spiegato Matt O’Grady, executive vice president e managing director di Nielsen Local Media.

Per le prime rilevazioni con il PPM, Nielsen si è avvalsa di 3.000 panelisti ubicati nell’area di Chicago (In totale i panelisti in Usa sono circa 75.000). Grazie al PPM, Nielsen ha per esempio registrato una crescita pari al 7-9% del consumo televisivo fuori casa (soprattutto programmi sportivi e partite di calcio) nel target 25-34 anni.

L’obiettivo di Nielsen è introdurre il PPM anche su altri mercati, soprattutto a fronte del recente lancio del sistema di monitoraggio degli ascolti su mobile TV e rating delle campagne pubblicitarie sul mobile e sull’online.

«Il nostro obiettivo è quello di raccogliere dati e informazioni da tutte le piattaforme di visione – inclusi tablet, iPhone, dispositivi smart e console ludiche – per mostrare agli inserzionisti come i contenuti e le pubblicità vengono oggi fruiti» – ha infine concluso O’ Grady, illustrando i suoi piani per il futuro.

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