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Il ruolo di AppNexus all’interno di Xandr, la divisione ad tech di AT&T

Il futuro di AppNexus all’interno di Xandr, la unit ad tech di AT&T? Non sarà quello di una piattaforma video, anzi.

In occasione di un recente incontro con gli investitori, il CEO di Xandr Brian Lesser ha fatto luce su quello che sarà il ruolo della società ad tech acquisita a giugno dalla telco americana: un ruolo preciso e importante, che andrà ad ampliare le aree di operatività della divisione.

Il manager ha infatti sottolineato che, oltre al business televisivo in aumento – la piattaforma tv gestita da Xandr è cresciuta del 22% anno su anno nel Q3, trainata da addressable e prodotti data-driven – la società nel 2019 sarà molto coinvolta anche nell’implementazione di pubblicità digital, per cui sarà fondamentale l’apporto di AppNexus.

Le due linee di business, tv e web, sono ora ufficialmente connesse: «Abbiamo unito una società molto forte nelle vendite media con la più robusta piattaforma pubblicitaria – ha spiegato Lesser -. Il nostro business di media sales completa quello della piattaforma tecnologica, nel senso che tutti gli editori che con cui già lavoriamo possono ora avere accesso ad ancora più domanda, associando la loro inventory di alta qualità ad ottimi contenuti per ottenere risultati eccellenti».

Ma non è solo questione di ampliamento dell’offerta media. Lesser ha aggiunto che la piattaforma digitale di AppNexus contribuirà anche a rendere l’operatività di Xandr più efficiente nell’individuazione delle audience, nell’erogazione delle campagne e nell’innovazione di formati e sistemi di misurazione.

AppNexus traina la crescita di Xandr, la unit ad tech di AT&T

Parte col piede giusto Xandr, la neonata unit ad tech di AT&T.

Il fatturato pubblicitario della divisione – che al suo interno comprende anche AppNexus dopo l’acquisizione di quest’ultima da parte di AT&T – è cresciuta del 34% anno su anno. Escluso il business di AppNexus, il dato è comunque in aumento del 22%.

Che AppNexus abbia contribuito e continuerà a contribuire in maniera sensibile al business di Xandr è convinto anche il CFO di AT&T John Stephens, il quale ha dichiarato che la piattaforma, combinata con l’inventory video di AT&T e con altri «significativi spazi pubblicitari», aiuterà a far crescere il business pubblicitario della compagnia. «A lungo termine, se utilizzeremo queste capacità, potremo fornire una enorme flessibilità alla nostra base clienti su tv lineare, DirecTV Now, OTT e trasferirla anche sul mondo wireless e su altre aree», ha aggiunto il manager.

E in effetti, il colosso telco americano ha grandi piani per Xandr. La società punta infatti a combinare i dati dei suoi 170 milioni di abbonati con i contenuti di WarnerMedia (anch’essi un asset di AT&T), generando così più pubblicità targettizzata e in ultima istanza maggiori ricavi adv. In questo disegno, il prossimo passo per Xandr sarà quello di mettere in piedi la propria base di partner, siglando accordi con varie società televisive.

AT&T lancia Xandr, nuova divisione ad tech. Comprenderà anche AppNexus

Si ispira al nome di Alexander Graham Bell, fondatore dell’allora American Telephone and Telegraph Company, Xandr, la nuova offerta ad tech di AT&T, che la telco ha presentato oggi nel corso di un evento in California.

Una nuova unit che punta a rivoluzionare il business pubblicitario rendendo gli annunci rilevanti per i consumatori, profittevoli per le media company e efficienti per gli inserzionisti, secondo quanto ha dichiarato il Ceo di AT&T Brian Lesser.

Xandr unisce tutte le soluzioni relative a dati, analytics e advanced TV di AT&T, compresi gli strumenti di AppNexus, recentemente acquisita dalla telco e che – spiega la società in una nota – “continuerà a supportare i suoi clienti in USA e nel mondo sotto l’ombrello Xandr”.

La unit si propone di combinare i dati provenienti dai 170 milioni di abbonati AT&T con l’ampia libreria di contenuti di WarnerMedia (anch’essa parte di AT&T), per erogare annunci targettizzati al pubblico. Ma in realtà la unit punta a superare presto i confini delle property AT&T: la sua visione è infatti ben più ampia, ed è quella di un marketplace per tutti i proprietari di spazi media, in cui i brand possono sfruttare i loro dati proprietari, unirli a quelli di AT&T e misurare performance e attribuzione delle campagne sulla base dei propri standard. E in questa direzione AT&T ha già compiuto qualche passo, avviando accordi con società esterne, come Altice USA e Frontier Communications, per aggregare e vendere le loro inventory di addressable TV.

Naturalmente, in tutto questo AppNexus avrà un ruolo fondamentale. Pur continuando a mettere a punto il suo marketplace programmatico – ha spiegato Lesser – la società costruirà una piattaforma volta a rendere l’acquisto di pubblicità sulla TV lineare più automatizzato e data-driven, allo stesso tempo rendendo pienamente programmatica l’offerta addressable della telco.

E Xandr ha anche un altro obiettivo ambizioso: quello di riprogettare lo spazio pubblicitario televisivo, rendendolo meno fastidioso per l’utente e più misurabile per l’inserzionista. Invece del break per spot da 30 secondi, ha spiegato Lesser, potrà ad esempio esserci un’icona brandizzata che lo spettatore potrà cliccare per ricevere maggiori informazioni sul proprio smartphone.

Acxiom potrebbe presto vendere LiveRamp. Oracle, Adobe e AT&T tra i potenziali acquirenti

Dopo la vendita della divisione Marketing Solutions a IPG, Acxiom potrebbe a questo punto mettere sul mercato anche l’altro pezzo pregiato della casa, la società specializzata in raccolta di dati e identity matching LiveRamp.

Come ha osservato Elgin Thompson di Digital Capital Advisors, questo sembra infatti il momento giusto per estrarre il massimo valore dai potenziali acquirenti per una compagnia le cui soluzioni rientrano nell’ambito dell’attribuzione e del marketing people-based.

Ma chi potrebbe essere interessato a fare un’offerta per LiveRamp? La testata specializzata AdExchanger si è impegnata in un’analisi dei potenziali acquirenti.

Tra questi ci sarebbe Oracle, che con LiveRamp arricchirebbe in modo notevole la sua piattaforma Oracle Data Cloud, già tra le più complete del mercato grazie ad asset come Moat e Datalogix. La compagnia americana dovrebbe però fare i conti il probabile interesse dei competitor Adobe (che del resto ha con LiveRamp una lunga storia di collaborazioni e prodotti sviluppati in comune) e Salesforce.

Non solo: oltre alle fondi di investimento e alle compagnie di Equity, sempre molto interessate a questo genere di operazioni, specie quando si tratta di società quotate – come è LiveRamp – nella partita potrebbe entrare anche AT&T, che dopo la recente acquisizione di AppNexus potrebbe preparare un altro colpo all’interno del settore ad tech.

Nessuna delle holding della comunicazione sarebbe invece, allo stato attuale, un compratore realistico, secondo la testata americana.

Ufficiale, AT&T acquisisce AppNexus: rafforzerà la piattaforma adv della telco americana

Trovano fondamento, con una comunicazione ufficiale dei diretti interessati, le indiscrezioni girate la scorsa settimana sull’acquisizione di AppNexus da parte di AT&T.

Il colosso telco americano ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo con la società ad tech per la sua acquisizione. AppNexus diventerà parte della divisione AT&T advertising & analytics, guidata dal CEO Brian Lesser, ex CEO Nord America di GroupM e membro del board di AppNexus. Il valore economico dell’operazione non è stato reso noto, ma indiscrezioni del Wall Street Journal lo davano intorno agli 1,6 miliardi di dollari.

Secondo quanto riporta il sito Campaign, AT&T acquisirà il 100% della piattaforma digitale dai suoi vari azionisti, che includono la firma di investimenti TCV, la media company News Corp e WPP. La holding pubblicitaria, che deteneva il 15% delle quote di AppNexus, qualche tempo fa era stata al centro di una serie di speculazioni degli analisti sulla possibile cessione delle proprie partecipazioni in alcune società esterne, a seguito dell’uscita di Martin Sorrell.

Con questa acquisizione, si legge nella nota, “AT&T sta investendo per accelerare la crescita della propria piattaforma pubblicitaria e rafforzare la sua leadership nella pubblicità su TV avanzate. AppNexus ha un team di gestione di grande esperienza e una squadra di dipendenti che include oltre 400 ingegneri del software e product manager: un gruppo portatore di leadership ed esperienza verticale nel machine learning e nel predictive analytics, nell’ad tech e nel video”.

D’altra parte, l’operazione consentirà ad AT&T di investire nell’ulteriore sviluppo delle tecnologie di AppNexus, integrandole con i suoi dati proprietari – provenienti da un bacino di oltre 170 milioni contatti diretti con i consumatori attraverso al sua offerta wireless, video e broadband – e i suoi contenuti video premium e canali distributivi. E, non da ultimo, estenderà la portata del business advertising and analytics della telco a livello globale, in nuovi mercati in Europa, Asia Pacifico, Australia ed America Latina.

L’acquisizione è al momento sotto verifica delle autorità competenti, e il suo completamento è atteso per il terzo trimestre di quest’anno. Fino ad allora, le due società continueranno ad operare in maniera indipendente.

AT&T punta all’acquisizione di AppNexus: sul piatto circa 1,6 miliardi di dollari

Nuova importante acquisizione in vista nel mondo dell’ad tech.

Secondo quanto riporta il sito Cheddar, il colosso americano delle telecomunicazioni AT&T starebbe per comprare AppNexus. Fonti vicine alle notizia hanno rivelato che l’accordo tra le due parti sarebbe vicino alla finalizzazione e, sebbene il costo della transazione non sia noto, pare che la cifra che AT&T sarebbe pronta a sborsare sia intorno agli 1,6 miliardi di dollari. AppNexus, che tra i suoi investitori annovera la holding pubblicitaria WPP e l’editore News Corp, nel 2015 era stata valutata 1,8 miliardi di dollari.

Attualmente AppNexus è tra i maggiori ad exchange pubblicitari indipendenti, con un’offerta di strumenti per il programmatic advertising che copre sia il lato domanda (tradizionalmente il core della compagnia) sia l’offerta. Per AT&T un acquisto del genere significherebbe un decisivo passo avanti all’interno del business pubblicitario, ed un modo per sfruttare e monetizzare l’enorme bacino di dati proprietari a sua disposizione.

Una strada in passato seguita anche dal suo principale competitor, Verizon, che è entrato nel business della pubblicità online nel 2015 con l’acquisizione di AOL e poi nel 2016 con quella degli asset digitali di Yahoo, poi fusi con AOL nel brand Oath. E non è l’unico caso: nel 2016 Comcast ha acquisito la piattaforma pubblicitaria StickyADS.tv (ora FreeWheel) per oltre 100 milioni di dollari, e in Europa, lo scorso anno, l’olandese Altice ha comprato Teads per 285 milioni di euro.

AT&T, del resto, proprio recentemente ha messo a segno un’altra importante acquisizione, stavolta sul fronte dei contenuti: quella di Time Warner per 85 miliardi di dollari, approvata proprio la scorsa settimana e che ha portato nelle mani della telco la proprietà di Turner, HBO e dello studio cinematografico Warner Bros.. Una gamma di contenuti non da poco, che l’acquisizione di AppNexus potrebbe aiutare a monetizzare al meglio. Proprio a seguito della formalizzazione dell’acquisto di Time Warner (ora WarnerMedia), il CEO di AT&T Randall Stephenson aveva dichiarato alla CNBC l’intenzione di far nascere presto una “significativa piattaforma pubblicitaria” e l’annuncio “nelle prossime settimane” di almeno un’altra importante acquisizione  “a conferma di questo impegno”.

AT&T, del resto, non sono esattamente degli sconosciuti l’uno per l’altro. A capo del business pubblicitario della società c’è infatti Brian Lesser, arrivato qualche anno fa da GroupM ed ex membro del board di AppNexus. E la telco sarebbe anche un importante cliente della piattaforma ad tech.

Trasparenza: AT&T e Bayer scommettono sulla blockchain

Dall’andamento del mercato programmatico in Francia, agli esperimenti di AT&T e Bayer con la blockchain, all’efficacia dei video brandizzati nel catturare l’attenzione del pubblico. Ecco la nostra rassegna di oggi.

Programmatic? Oui, merci!

Il Programmatic in Francia gode di ottima salute. Si stima che oltralpe la spesa pubblicitaria transata su piattaforma crescerà quest’anno del 12,6% a quota 840 milioni di euro, e che l’anno prossimo raggiungerà 920,6 milioni. A trainare il settore è il mobile, che quest’anno oltrepasserà la metà della spesa adv in programmatic totale: 55,9%, equivalente a 469,4 milioni di euro. Leggi di più su eMarketer.

AT&T e Bayer scommettono sulla blockchain per migliorare la pubblicità digitale

Che la blockchain potesse essere utilizzata anche a fini pubblicitari è cosa di cui sono convinti ormai in molti. Ed alcune aziende stanno già mettendo in pratica questo concetto. Ad esempio AT&T e Bayer, da tempo impegnate nel portare una maggiore trasparenza all’interno della supply chain dei media digitali, e convinte che le soluzioni basate sulla blockchain che stanno testando possano costituire una efficace soluzione. Leggi di più su AdExchanger.

Cresce l’engagement dei video brandizzati

L’engagement degli utenti prodotto da un video brandizzato è aumentato nel 2017 del 29% rispetto all’anno precedente, secondo quanto rivela uno studio di Sharablee, società specializzata nel tracciamento di contenuti sui social media per editori e aziende. A crescere sono soprattutto i video brandizzati prodotti dalle tv tradizionali, con un aumento del coinvolgimento degli utenti (misurato in condivisioni, commenti o interazioni) del 79% anno su anno. Leggi di più su MediaPost.

AT&T sceglie Brian Lesser per guidare una nuova divisione ad-tech

Brian Lesser, Ceo di GroupM per il Nord America, abbandona la holding media di WPP per assumere un importante ruolo in AT&T.

All’interno della conglomerata delle telecomunicazioni, Lesser sarà chief executive officer della nuova divisione di business che si occuperà di progettare una piattaforma per la pubblicità e gli analytics, con la finalità di gestire dati e i contenuti che AT&T assimilerà dall’acquisizione di Time Warner, tuttora in via di finalizzazione.

“Brian è stato un collaboratore fondamentale di 24/7 Real Media, Xaxis e più recentemente GroupM. Siamo rammaricati di vederlo andare via ma gli auguriamo ogni successo nel suo nuovo ruolo. Inizieremo subito la ricerca di un sostituto”, ha dichiarato GroupM in una nota.

“Lesser è un manager eccellente e uno dei migliori a utilizzare la tecnologia e i dati per creare pubblicità mirata”, ha dichiarato il Ceo e Presidente di AT&T, Randall Stephenson, in un comunicato, “Una volta completata la nostra acquisizione di Time Warner, crediamo di avere l’opportunità di costruire una piattaforma per l’automatizzazione negli ambienti del video premium e della pubblicità televisiva, facendo quello che motori di ricerca e social media hanno fatto per la pubblicità digitale”.

In attesa che GroupM trovi un rimpiazzo, il Ceo globale, Kelly Clark, assumerà ad interim l’incarico rimasto vacante.

Lesser è stato fondatore e ceo di Xaxis, la società di programmatic di GroupM. Fa notare AdExchanger che, nel suo ruolo, in cinque anni ha portato i ricavi di Xaxis ad un milliardo di dollari. Inoltre, ha supervisionato la progettazione e l’avvio della data managemt platform Turbine, sviluppata come nucleo centrale del capitale dati e tecnologico delle agenzie del Gruppo.

Addressable Tv, AT&T, Dish Network e WPP Group acquisiscono Invidi

AT&T, Dish Network e WPP Group hanno stipulato un triplice accordo per acquisire l’ad-tech Invidi. La società, specializzata nella fornitura di piattaforme pubblicitarie per l’addressable Tv, continuerà ad operare indipendentemente.

Ogni compagnia avrà dei rappresentanti all’interno del consiglio d’amministrazione, con AT&T a detenere il controllo. I termini finanziari dell’operazione non sono stati svelati. Già dal 2007, WPP Group possiede una quota di minoranza in Invidi, inoltre, Irwin Gotlieb, global chairman di GroupM, è stato membro nel consiglio d’amministrazione della società.

Invidi può contare su una grande distribuzione negli Stati Uniti, incluse le piattaforme di AT&T, Dish Network e di altre televisioni a pagamento. Si legge in una nota che gli annunci indirizzabili veicolati attraverso la sua tecnologia sono in grado di essere associati a migliaia di attributi demografici e psicografici.

Privacy su Internet, la nuova norma del Garante americano che non piace ai provider

La Federal Communications Commission (FCC), l’autorità americana delle comunicazioni, ha introdotto una normativa che obbliga i fornitori di servizi internet, come Verizon, Comcast e AT&T, ad ottenere dagli abbonati un consenso esplicito per poter vendere a marketer di terze parti i dati concernenti il comportamento online degli utenti.

Queste informazioni includono i siti web visitati, la posizione dei dispositivi mobili, l’uso delle app e altre dettagli sensibili inavvertitamente raccolti durante l’utilizzo della rete in casa o su smartphone.

Tuttavia, il nuovo regolamento non riguarda le attività di piattaforme, come Google e Facebook, che impiegano i dati personali al fine di sviluppare pubblicità mirata. Infatti, in virtù delle misure relative alla neutralità della rete approvate l’anno scorso, le società che forniscono accesso alla rete sono trattate differentemente dai siti web perché fornitrici di “utility”.

La nuova norma funzionerà davvero?

Se da una parte la decisione dell’FCC è considerata dai sostenitori dell’interesse pubblico una vittoria per i consumatori, non è ancora chiaro, fa notare Recode, quanto sarà realmente efficace. Questo perché i lunghi e complessi testi relativi alle politiche di privacy o agli accordi di licenza, con cui il business dell’online notifica e ottiene il consenso per raccogliere i dati, sono spesso  approvati solo al fine di superarli e ignorarli. Se gli Internet Service Provider saranno in grado di soddisfare i requisiti secondo queste modalità, spiega ancora la testata, gli utenti potrebbero acconsentire superficialmente alla raccolta dati, senza le dovute considerazioni.

La risposta delle compagnie internet

Dal canto loro, gli ISP si sono mostrati decisamente contrariati per il provvedimento e preferirebbero collezionare i dati clienti senza alcuna restrizione.

“Non c’è una valida ragione per assoggettare i fornitori di banda larga a regole differenti da quelle di altre società che operano su internet”, ha commentato AT&T, che ha sottolineato che, sotto queste condizioni, si impedirà ai provider di essere competitivi nell’industria.

Curiosamente, anche Google è in disaccordo: nella sua nota indirizzata all’FCC, ha dichiarato che i dati sulla cronologia di navigazione che gli operatori raccolgono non dovrebbero richiedere consenso “opt-in” dagli utenti in quanto questi dati non contengono informazioni sensibili.

Ad ogni modo, il nuovo regolamento ha carattere definitivo e se gli operatori intendono opporsi dovranno portare la Federal Communication Commission in tribunale.