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AppNexus, ora i brand possono vedere quanto budget media va agli editori

Per le aziende che acquistano pubblicità in programmatic, il tema della trasparenza è quanto mai importante oggi. E questo tema tocca anche la questione delle fee tecnologiche, ossia quanto dell’investimento media iniziale si perde tra gli operatori della filiera prima di arrivare nelle tasche degli editori che vendono gli spazi.

AppNexus ha annunciato di aver fatto un importante passo avanti per rendere queste fee più trasparenti. Oggi infatti le aziende possono scoprire quanto dei loro budget è categorizzato come “tech fee” quando acquistano gli spazi di un editore attraverso le piattaforme della società di AT&T.

La novità arriva dopo mesi di rinegoziazione dei contratti con i venditori, precedentemente scritti e strutturati in maniera tale da non poter rendere pubbliche tali informazioni. Oggi le aziende potranno vedere le fee relative al 58% delle transazioni pubblicitarie effettuate a livello globale e l’82% di quelle effettuate in Nord America. Queste informazioni consentiranno ad esse di analizzare tali importi per ogni editore da cui acquistano, riconoscendo spazi “rivenduti” dall’accumulo di “rimbalzi” tra compratore e venditore, ed usare questi insight per ottimizzare il supply path alla ricerca delle fee più basse e del minor numero di rimbalzi.

AppNexus connetterà queste informazioni ai suoi fornitori AD/FIN, Amino Payments e Lucidity, consentendo agli inserzionisti di visualizzarle attraverso di essi. Inoltre, la SSP della società sta testando una reportistica di trasparenza nativa al proprio interno.

Il ruolo di AppNexus all’interno di Xandr, la divisione ad tech di AT&T

Il futuro di AppNexus all’interno di Xandr, la unit ad tech di AT&T? Non sarà quello di una piattaforma video, anzi.

In occasione di un recente incontro con gli investitori, il CEO di Xandr Brian Lesser ha fatto luce su quello che sarà il ruolo della società ad tech acquisita a giugno dalla telco americana: un ruolo preciso e importante, che andrà ad ampliare le aree di operatività della divisione.

Il manager ha infatti sottolineato che, oltre al business televisivo in aumento – la piattaforma tv gestita da Xandr è cresciuta del 22% anno su anno nel Q3, trainata da addressable e prodotti data-driven – la società nel 2019 sarà molto coinvolta anche nell’implementazione di pubblicità digital, per cui sarà fondamentale l’apporto di AppNexus.

Le due linee di business, tv e web, sono ora ufficialmente connesse: «Abbiamo unito una società molto forte nelle vendite media con la più robusta piattaforma pubblicitaria – ha spiegato Lesser -. Il nostro business di media sales completa quello della piattaforma tecnologica, nel senso che tutti gli editori che con cui già lavoriamo possono ora avere accesso ad ancora più domanda, associando la loro inventory di alta qualità ad ottimi contenuti per ottenere risultati eccellenti».

Ma non è solo questione di ampliamento dell’offerta media. Lesser ha aggiunto che la piattaforma digitale di AppNexus contribuirà anche a rendere l’operatività di Xandr più efficiente nell’individuazione delle audience, nell’erogazione delle campagne e nell’innovazione di formati e sistemi di misurazione.

AppNexus traina la crescita di Xandr, la unit ad tech di AT&T

Parte col piede giusto Xandr, la neonata unit ad tech di AT&T.

Il fatturato pubblicitario della divisione – che al suo interno comprende anche AppNexus dopo l’acquisizione di quest’ultima da parte di AT&T – è cresciuta del 34% anno su anno. Escluso il business di AppNexus, il dato è comunque in aumento del 22%.

Che AppNexus abbia contribuito e continuerà a contribuire in maniera sensibile al business di Xandr è convinto anche il CFO di AT&T John Stephens, il quale ha dichiarato che la piattaforma, combinata con l’inventory video di AT&T e con altri «significativi spazi pubblicitari», aiuterà a far crescere il business pubblicitario della compagnia. «A lungo termine, se utilizzeremo queste capacità, potremo fornire una enorme flessibilità alla nostra base clienti su tv lineare, DirecTV Now, OTT e trasferirla anche sul mondo wireless e su altre aree», ha aggiunto il manager.

E in effetti, il colosso telco americano ha grandi piani per Xandr. La società punta infatti a combinare i dati dei suoi 170 milioni di abbonati con i contenuti di WarnerMedia (anch’essi un asset di AT&T), generando così più pubblicità targettizzata e in ultima istanza maggiori ricavi adv. In questo disegno, il prossimo passo per Xandr sarà quello di mettere in piedi la propria base di partner, siglando accordi con varie società televisive.

Brian O’Kelley lascia il ruolo di CEO di AppNexus

Brian O’Kelley lascia la guida di AppNexus. Il co-fondatore e CEO della società di ad tech, acquisita a giugno da AT&T ed ora parte della sua neonata divisione tecnologica Xandr, abbandonerà il suo ruolo operativo, continuando a collaborare con Xandr in qualità di consulente strategico.

Per AppNexus è un po’ un’epoca che si chiude: il suo boss era uno dei volti più riconoscibili della società, nonché un professionista che ha contribuito attivamente nella costruzione di quella che – in 11 anni – è diventata una delle principali società del mercato programmatico a livello mondiale.

Adesso, O’Kelley lavorerà a contatto con il CEO di Xandr Brian Lesser su vari progetti in cantiere all’interno della divisione, che saranno annunciati nelle prossime settimane.

A dare l’annuncio dell’abbandono del ruolo operativo del manager è stato proprio Lesser, in una circolare interna ai suoi dipendenti, in cui ha scritto: “Discutendo con Brian sul migliore percorso da intraprendere, abbiamo preso insieme la decisione di un suo progressivo spostamento dall’operatività quotidiana di AppNexus a un ruolo più di consulenza strategica per l’immediato futuro. Continuerà a riportare direttamente a me”.

Ed a Lesser riporteranno anche gli altri vertici di AppNexus, incluso il Presidente Michael Rubenstein, il CTO Ben John e il SVP of Product Ryan Christensen.

AT&T lancia Xandr, nuova divisione ad tech. Comprenderà anche AppNexus

Si ispira al nome di Alexander Graham Bell, fondatore dell’allora American Telephone and Telegraph Company, Xandr, la nuova offerta ad tech di AT&T, che la telco ha presentato oggi nel corso di un evento in California.

Una nuova unit che punta a rivoluzionare il business pubblicitario rendendo gli annunci rilevanti per i consumatori, profittevoli per le media company e efficienti per gli inserzionisti, secondo quanto ha dichiarato il Ceo di AT&T Brian Lesser.

Xandr unisce tutte le soluzioni relative a dati, analytics e advanced TV di AT&T, compresi gli strumenti di AppNexus, recentemente acquisita dalla telco e che – spiega la società in una nota – “continuerà a supportare i suoi clienti in USA e nel mondo sotto l’ombrello Xandr”.

La unit si propone di combinare i dati provenienti dai 170 milioni di abbonati AT&T con l’ampia libreria di contenuti di WarnerMedia (anch’essa parte di AT&T), per erogare annunci targettizzati al pubblico. Ma in realtà la unit punta a superare presto i confini delle property AT&T: la sua visione è infatti ben più ampia, ed è quella di un marketplace per tutti i proprietari di spazi media, in cui i brand possono sfruttare i loro dati proprietari, unirli a quelli di AT&T e misurare performance e attribuzione delle campagne sulla base dei propri standard. E in questa direzione AT&T ha già compiuto qualche passo, avviando accordi con società esterne, come Altice USA e Frontier Communications, per aggregare e vendere le loro inventory di addressable TV.

Naturalmente, in tutto questo AppNexus avrà un ruolo fondamentale. Pur continuando a mettere a punto il suo marketplace programmatico – ha spiegato Lesser – la società costruirà una piattaforma volta a rendere l’acquisto di pubblicità sulla TV lineare più automatizzato e data-driven, allo stesso tempo rendendo pienamente programmatica l’offerta addressable della telco.

E Xandr ha anche un altro obiettivo ambizioso: quello di riprogettare lo spazio pubblicitario televisivo, rendendolo meno fastidioso per l’utente e più misurabile per l’inserzionista. Invece del break per spot da 30 secondi, ha spiegato Lesser, potrà ad esempio esserci un’icona brandizzata che lo spettatore potrà cliccare per ricevere maggiori informazioni sul proprio smartphone.

GDPR: tre quarti delle aziende conta di essere conforme entro l’anno

Nella nostra rassegna di oggi parliamo di GDPR e di due mezzi in piena crescita nel mercato pubblicitario: le TV connesse e l’Out of Home.

GDPR: tre quarti delle aziende conta di essere conforme entro l’anno

Un mese e mezzo dopo la definitiva entrata in vigore del GDPR, solo il 20% delle aziende europee e americane reputa di essere completamente conforme al regolamento. Lo rivela uno studio condotto dalla società di gestione della data privacy TrustArc, secondo cui il 53% delle aziende è in fase di implementazione delle procedure di conformità e circa tre quarti conta di essere compliant entro la fine dell’anno. E tra le motivazioni che spingono le aziende ad adattarsi alla normativa europea spicca la volontà di soddisfare le aspettative del pubblico, più che di mettersi al sicuro da multe e sanzioni. Leggi di più su MarTech Today.

AppNexus “vola” nel mercato delle Connected TV

AppNexus ha ufficializzato alcuni dati relativi alle performance del suo marketplace pubblicitario su Connected TV. Rispetto allo scorso anno, nel secondo trimestre la piattaforma ha registrato una crescita del 748% relativamente a questo mezzo, e del 69% sul primo trimestre. Una crescita che riflette quanto, recentemente, le aziende stiano puntando sulle tv connesse a livello pubblicitario. La società di ad tech ha dichiarato che attualmente sulla sua piattaforma vengono transate “più di 20 miliardi di impression mensili su Connected TV, tra Smart TVs, set top box e console di gioco”. Leggi di più su The Drum.

La rinascita dell’OOH grazie a dati e digitalizzazione

In svariati mercati, l’Out of Home sta vivendo una vera e propria rinascita. Grazie a una ritrovata versatilità data dalla digitalizzazione e dai dati, le aziende stanno sempre più rivalutando questo mezzo e il suo ruolo all’interno dei loro piani media. A volte descritto come “l’ultimo mezzo di trasmissione” capace di targettizzare le persone in movimento, l’OOH riesce a offrire sia un’ampia reach, seconda forse solo alla TV, sia, grazie alla tecnologia e ai dati, la possibilità di targettizzare e raggiungere specifiche audience. Leggi di più su Warc.

Appnexus, un white paper sull’evoluzione delle DSP

Il programmatic advertising ha permesso ai digital marketer di raggiungere più facilmente le loro audience on line, ma allo stesso tempo ha posto problemi in termini di trasparenza, brand safety e, in ultimo, di performance.

E’ la premessa dell’ultimo white paper di Appnexus, una tra le principali società specializzate in tecnologie per il programmatic advertising. Nel documento, disponibile online, Appnexus delinea la sua visione del futuro delle DSP, che devono evolvere e, attraverso il machine learning, aiutare i trader a creare campagne più efficaci, più customizzabili e più performanti, garantendo allo stesso tempo brand safety e trasparenza.

Tra gli altri benefici dell’intelligenza artificiale, Appnexus nel white paper annovera la riduzione del tempo da dedicare alle attività “operative” a beneficio di quelle strategiche, nonché la possibilità di arrivare più facilmente all’audience desiderata.

Ufficiale, AT&T acquisisce AppNexus: rafforzerà la piattaforma adv della telco americana

Trovano fondamento, con una comunicazione ufficiale dei diretti interessati, le indiscrezioni girate la scorsa settimana sull’acquisizione di AppNexus da parte di AT&T.

Il colosso telco americano ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo con la società ad tech per la sua acquisizione. AppNexus diventerà parte della divisione AT&T advertising & analytics, guidata dal CEO Brian Lesser, ex CEO Nord America di GroupM e membro del board di AppNexus. Il valore economico dell’operazione non è stato reso noto, ma indiscrezioni del Wall Street Journal lo davano intorno agli 1,6 miliardi di dollari.

Secondo quanto riporta il sito Campaign, AT&T acquisirà il 100% della piattaforma digitale dai suoi vari azionisti, che includono la firma di investimenti TCV, la media company News Corp e WPP. La holding pubblicitaria, che deteneva il 15% delle quote di AppNexus, qualche tempo fa era stata al centro di una serie di speculazioni degli analisti sulla possibile cessione delle proprie partecipazioni in alcune società esterne, a seguito dell’uscita di Martin Sorrell.

Con questa acquisizione, si legge nella nota, “AT&T sta investendo per accelerare la crescita della propria piattaforma pubblicitaria e rafforzare la sua leadership nella pubblicità su TV avanzate. AppNexus ha un team di gestione di grande esperienza e una squadra di dipendenti che include oltre 400 ingegneri del software e product manager: un gruppo portatore di leadership ed esperienza verticale nel machine learning e nel predictive analytics, nell’ad tech e nel video”.

D’altra parte, l’operazione consentirà ad AT&T di investire nell’ulteriore sviluppo delle tecnologie di AppNexus, integrandole con i suoi dati proprietari – provenienti da un bacino di oltre 170 milioni contatti diretti con i consumatori attraverso al sua offerta wireless, video e broadband – e i suoi contenuti video premium e canali distributivi. E, non da ultimo, estenderà la portata del business advertising and analytics della telco a livello globale, in nuovi mercati in Europa, Asia Pacifico, Australia ed America Latina.

L’acquisizione è al momento sotto verifica delle autorità competenti, e il suo completamento è atteso per il terzo trimestre di quest’anno. Fino ad allora, le due società continueranno ad operare in maniera indipendente.

AT&T punta all’acquisizione di AppNexus: sul piatto circa 1,6 miliardi di dollari

Nuova importante acquisizione in vista nel mondo dell’ad tech.

Secondo quanto riporta il sito Cheddar, il colosso americano delle telecomunicazioni AT&T starebbe per comprare AppNexus. Fonti vicine alle notizia hanno rivelato che l’accordo tra le due parti sarebbe vicino alla finalizzazione e, sebbene il costo della transazione non sia noto, pare che la cifra che AT&T sarebbe pronta a sborsare sia intorno agli 1,6 miliardi di dollari. AppNexus, che tra i suoi investitori annovera la holding pubblicitaria WPP e l’editore News Corp, nel 2015 era stata valutata 1,8 miliardi di dollari.

Attualmente AppNexus è tra i maggiori ad exchange pubblicitari indipendenti, con un’offerta di strumenti per il programmatic advertising che copre sia il lato domanda (tradizionalmente il core della compagnia) sia l’offerta. Per AT&T un acquisto del genere significherebbe un decisivo passo avanti all’interno del business pubblicitario, ed un modo per sfruttare e monetizzare l’enorme bacino di dati proprietari a sua disposizione.

Una strada in passato seguita anche dal suo principale competitor, Verizon, che è entrato nel business della pubblicità online nel 2015 con l’acquisizione di AOL e poi nel 2016 con quella degli asset digitali di Yahoo, poi fusi con AOL nel brand Oath. E non è l’unico caso: nel 2016 Comcast ha acquisito la piattaforma pubblicitaria StickyADS.tv (ora FreeWheel) per oltre 100 milioni di dollari, e in Europa, lo scorso anno, l’olandese Altice ha comprato Teads per 285 milioni di euro.

AT&T, del resto, proprio recentemente ha messo a segno un’altra importante acquisizione, stavolta sul fronte dei contenuti: quella di Time Warner per 85 miliardi di dollari, approvata proprio la scorsa settimana e che ha portato nelle mani della telco la proprietà di Turner, HBO e dello studio cinematografico Warner Bros.. Una gamma di contenuti non da poco, che l’acquisizione di AppNexus potrebbe aiutare a monetizzare al meglio. Proprio a seguito della formalizzazione dell’acquisto di Time Warner (ora WarnerMedia), il CEO di AT&T Randall Stephenson aveva dichiarato alla CNBC l’intenzione di far nascere presto una “significativa piattaforma pubblicitaria” e l’annuncio “nelle prossime settimane” di almeno un’altra importante acquisizione  “a conferma di questo impegno”.

AT&T, del resto, non sono esattamente degli sconosciuti l’uno per l’altro. A capo del business pubblicitario della società c’è infatti Brian Lesser, arrivato qualche anno fa da GroupM ed ex membro del board di AppNexus. E la telco sarebbe anche un importante cliente della piattaforma ad tech.

Marketing people-based: l’Advertising ID Consortium integra l’ID DigiTrust

Il tentativo dell’industria del programmatic advertising di fornire al mercato pubblicitario una soluzione “aperta” e condivisa per il marketing “people-based” (cioè in grado di “unificare” il targeting delle campagne verso un singolo individuo sui vari dispositivi che utilizza per connettersi a internet) compie un passo in avanti con l’annuncio dell’integrazione tra i due principali esperimenti in questo campo: l’Advertising ID Consortium e l’ID DigiTrust.

Nato circa un anno fa su iniziativa di AppNexus, LiveRamp e Index Exchange, l’Advertising ID Consortium da subito si è rivelato come una delle iniziative più credibili per contrastare il dominio di Google e Facebook nel marketing people-based, reso possibile dalle loro soluzioni di tracciamento basate su login (login che l’utente fa su diversi dispositivi, consentendo di fatto di associarli tutti a un’unica persona). La soluzione sviluppata dal consorzio prevede l’associazione di una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based a un cookie pool aperto, residente su un dominio condiviso.

L’iniziativa ha presto infatti raccolto l’adesione di The Trade Desk, entrata anche nel board of directors del Consorzio, e di una ventina di altre piattaforme tra cui Adform, Tradelab, Sizmek e molte altre.

Ora, l’integrazione con DigiTrust – organismo no-profit che fa capo allo IAB Tech Lab – porta il passaggio dell’iniziativa a un livello più “istituzionale” e dovrebbe sgombrare il campo da ipotesi di conflitto di interesse.

La possibilità di usare per il tracciamento una soluzione sviluppata da un associazione “neutrale” come l’ID Digitrust, anziché necessariamente l’Open AD di AppNexus o l’Unified Open ID di The Trade Desk, dovrebbe facilitare l’adesione al consorzio a quelle piattaforme di programmatic restie a adottare una soluzione di tracciamento sviluppata da un competitor.