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Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Oggi protagonisti della nostra rassegna tre big del mondo internet: Facebook, Apple e Microsoft.

Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Nuove accuse per Facebook sul fronte privacy. Il social network di Zuckerberg è nuovamente nel mirino per aver fornito alle aziende produttrici di telefoni accesso a massicce informazioni sui propri utenti senza esplicito consenso. Facebook avrebbe consentito ad oltre 60 società – tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung – di accedere a delle cosiddette “private API”, ossia dei sistemi creati dallo stesso social per facilitare l’integrazione della sua app all’interno dei sistemi operativi degli spartphone. Facebook ha risposto alle accuse, dichiarando di non essere a conoscenza di abusi. Ma alcuni vedono già lo spettro di un nuovo scandalo. Leggi di più sul New York Times.

Apple, al WWDC 2018 tanti annunci e i nuovi numeri di App Store

In occasione di WWDC 2018, la conferenza annuale per gli sviluppatori di Apple, il colosso di Cupertino ha annunciato diverse novità riguardanti la sua offerta software. E ha anche ufficializzato alcuni numeri aggiornati sul suo App Store. Il marketplace di applicazioni della società ha raggiunto 20 milioni di sviluppatori registrati e 500 milioni di visitatori a settimana, totalizzando 100 miliardi di dollari di ricavi. Leggi di più su TechCrunch.

Microsoft punta sulle tecnologie open source: acquisita la piattaforma GitHub

Microsoft ha annuciato di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di GitHub, piattaforma per lo sviluppo di software aperto, per 7,5 miliardi di dollari. L’operazione, che dovrebbe essere chiusa alla fine dell’anno, conferma un defnitivo cambio di rotta per la società di Redmond, che dalla nomina di Satya Nadella a CEO nel 2014 ha iniziato ad investire massicciamente sulle tecnologie open source. Lo stesso Nadella ha dichiarato che, grazie all’operazione, “rafforziamo il nostro impegno verso gli sviluppatori per la libertà, l’apertura e l’innovazione”. GitHub continuerà ad operare in maniera indipendente. Leggi di più su MediaPost.

Apple al lavoro su un nuovo network per la vendita di pubblicità in-app

Mentre Apple studia un modo per vendere pubblicità in-app, Facebook dismette un suo strumento dedicato agli editori, e una società americana lancia una piattaforma per far dialogare brand e utenti attraverso gli assistenti vocali.

Apple al lavoro su un nuovo network per la vendita di pubblicità in-app

Apple avrebbe in piano il lancio di un network di vendita di annunci search all’interno di app esterne. La società avrebbe infatti avviato da qualche tempo dei colloqui con vari sviluppatori di app iOS (come Snapchat e Pinterest) per mostrare annunci display tra i risultati di ricerca all’interno di queste applicazioni. Ad esempio, se un utente cerca “NFL” su Snapchat potrebbe visualizzare tra i risultati anche un annuncio Apple di un’app per la rivendita dei biglietti delle partite di football. Apple condividerebbe i ricavi con le applicazioni che mostrano le campagne, secondo delle percentuali variabili da app ad app. Leggi di più sul Wall Street Journal.

Facebook dismette la sezione delle notizie “Trending”

A partire dalla prossima settimana, Facebook dismetterà la sezione “Trending” che raccoglie notizie sui temi di tendenza, insieme ai vari prodotti e intergrazioni di terze parti legati alla API “Trends”. Secondo una ricerca del social network, gli utenti col tempo avrebbero perso interesse in questo strumento, trovandolo sempre meno utile: i contenuti ospitati nella sezione avrebbero contribuito mediamente solo all’1,5% dei click alle notizie pubblicate dagli editori. Leggi di più su Marketing Land.

Assistenti vocali, LivePerson lancia una piattaforma per far dialogare brand e utenti

Gli assistenti vocali stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana delle persone, e la loro offerta di servizi – anche quelli “brandizzati” – si amplia costantemente. LivePerson, società americana specializzata in soluzioni per il commercio “vocale” ha annunciato il lancio di una nuova piattaforma volta a facilitare la possibilità delle aziende di connettersi agli utenti che utilizzano Amazon Alexa o Google Assistant, e renderla più scalabile. «Puntiamo a creare un futuro “conversazionale” che sia migliore per i consumatori rispetto al frammentato mix di oggi di telefonate, siti web e touchpoint social non collegati tra loro», spiega la società. Leggi di più su MarTech Series.

Apple News, gli editori potranno vendere la pubblicità tramite DoubleClick for Publishers

Dopo una fase di test partita lo scorso ottobre, Apple ha ora lanciato definitivamente la vendita di pubblicità su Apple News tramite DoubleClick For Publishers (DFP).

Adesso la funzione è aperta a tutti gli editori presenti sull’app, che potranno avere accesso anche ad alcune, seppur limitate, funzioni di targettizzazione. Queste potranno essere relative all’audience, secondo criteri come la fascia d’età, il sesso e la localizzazione, o contestuali, ossia in base all’editore dell’articolo, al fatto che appaia su iPhone o iPad, alla categoria all’interno dell’app o ad eventuali tag che l’editore indica all’interno del contenuto.

La possibilità di utilizzare l’ad server di Google sarà tuttavia limitata solo alla vendita, in modalità diretta, della pubblicità display, incluse GIF animate; non varrà, quindi, per video pre-roll o annunci in HTML5.

Per Apple, l’integrazione con DFP rappresenta un modo per attirare più editori sulla sua edicola digitale, offrendo la possibilità di utilizzare anche per l’app una piattaforma da loro già potenzialmente adottata per altri canali pubblicitari, con una conseguente velocizzazione dei processi di erogazione delle campagne.

Privacy su Facebook, sospese 200 applicazioni sul social

Oggi nella nostra rassegna Facebook, Apple e un nuovo accordo tra CBS e Nielsen.

Privacy su Facebook, sospese 200 applicazioni sul social

Facebook ha rivelato di avere sospeso dalla sua piattaforma circa 200 applicazioni terze che potrebbero avere utilizzato in maniera non corretta i dati degli utenti del social. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, a marzo la società ha avviato un controllo delle app presenti sulle sue property, in particolare di quelle che hanno avuto accesso ai dati degli utenti prima dell’entrata in vigore della nuova policy del social nel 2015 e quelle considerate “sospette”: delle migliaia coinvolte nel processo di verifica, circa 200 sarebbero state sospese, i cui nomi non sono però stati rivelati. Leggi di più su Venture Beat.

Apple lancia un suo strumento per l’attribuzione delle campagne

Apple ha silenziosamente avviato sul mercato SKAdNetwork, una API per iOS 11.3 che consente agli ad network o agli inserzionisti di misurare l’efficacia di una campagna volta all’installazione di un’app direttamente tramite App Store. Di fatto, quando un utente tocca un annuncio di un’app e da lì installa e apre il software, Apple manda automaticamente all’ad network (o all’inserzionista) una notifica per la riuscita di quella campagna, senza divulgare informazioni sull’utente o sul dispositivo. Una novità che potrebbe avere conseguenze sul ruolo dei fornitori di attribuzione esterni. Leggi di più su AdExchanger.

CBS e Nielsen al lavoro sull’inserimento dinamico di pubblicità sulla tv lineare

Nuovi passi avanti verso la Programmatic TV. Negli Stati Uniti, CBS e Nielsen stanno lavorando a un accordo che li porterà ad effettuare l’inserimento dinamico di pubblicità (“dynamic ad insertion”) all’interno di trasmissioni in diretta su tv lineare. Questo significa che per gli inserzionisti sarà possibile targettizzare singoli utenti con pubblicità rilevanti, invece di erogare per tutti gli spessi spot. La partnership con Nielsen consentirà a CBS di offrire impression segmentate sulla base di caratteristiche comportamentali degli utenti, al di là di età e genere. Leggi di più su The Drum.

Adobe acquisisce una startup specializzata in pubblicità video

Oggi nella nostra rassegna le ultime novità di Adobe, Microsoft e Apple.

Adobe acquisisce una startup specializzata in pubblicità video

Adobe ha acquisito Uru, una società di computer vision che aiuta le aziende a capire come inserire pubblicità all’interno di video. Il software dell’azienda, in particolare, riconosce il contenuto di un filmato e inserisce in maniera dinamica loghi o altro tipo di pubblicità adattandola sia al tipo di contenuto mostrato che all’aspetto del video. Il team di Uru lavorerà all’interno di Adobe Sensei, il gruppo che riunisce tutte le attività di Adobe nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Leggi di più su Venture Beat.

Microsoft al lavoro per portare la pubblicità sul suo Personal Shopping Assistant

Il Personal Shopping Assistant di Microsoft avrà presto un’offerta dedicata agli inserzionisti. L’app, introdotta sul mercato un anno fa come estensione di Chrome, e poi ampliata anche ad altri browser, consentente ai consumatori di mettere a paragone informazioni su veri rivenditori, tracciando gli acquisti, ricordando i prodotti ricercati e conservando prezzi, opinioni e commenti. Un team di ricerca e sviluppo è attualmente al lavoro per mettere in piedi all’interno dello strumento delle opzioni pubblicitarie per i retailer. Leggi di più su MediaPost.

Anche Apple nell’arena della realtà virtuale

Un altro player entra nel mercato dei sistemi per la realtà virtuale. E’ Apple, che secondo indiscrezioni starebbe lavorando a un visore molto più potente di quelli esistenti sul mercato, dotato di display ad alta risoluzione capace anche di supportare immagini in realtà aumentata. Il suo lancio sarebbe previsto nel 2020. Leggi di più su Business Insider.

BuzzFeed accelera sul Programmatic, tra partnership e rapporti diretti con le aziende

Nella nostra rassegna di oggi parliamo della strategia ad tech di BuzzFeed, della quotazione sempre più vicina di Spotify e di una nuova acquisizione di Apple.

BuzzFeed accelera sul Programmatic

Il Programmatic è una delle parole d’ordine di BuzzFeed quest’anno. La testata, che ha cominciato a vendere spazi tramite piattaforma solo la scorsa estate, sta adesso spingendo l’acceleratore sul fronte ad tech, grazie a una serie di integrazioni con vari operatori del settore quali AppNexus, Index Exchange, Teads, OpenX, Rubicon Project e Kargo. E adesso l’intenzione è quella di portare il Programmatic Buying all’interno del team vendite, con l’obiettivo di avviare conversazioni non solo con trading desk e agenzie, ma anche direttamente con gli inserzionisti. Leggi di più su Digiday.

Spotify, la quotazione si avvicina

Secondo indiscrezioni, la quotazione di Spotify al New York Stock Exchange ha già una data più o meno precisa. L’app di streaming musicale diventerà pubblica nella settimana del 2 aprile, subito dopo Pasqua. Spotify non ha optato per il tradizionale processo di IPO in vista della quotazione, ma ha preferito scegliere il listing diretto, che non prevede la presenza di intermediari nè un prezzo iniziale per azione. Leggi di più su Variety.

Apple arricchisce l’app News grazie a una nuova acquisizione

Apple ha fatto shopping, acquisendo Texture, un’edicola digitale a pagamento che consente ai suoi abbonati di accedere a oltre 200 riviste per dieci dollari al mese. Proprietari del servizio erano un consorzio di grandi editori (tra cui Condé Nast, Hearst e Meredith), la società di telecomunicazioni Rogers Media e la compagnia di investimenti KKR, che la avevano lanciata nel 2012 come tentativo di creare una sorta di “Netflix” della stampa digitale. Adesso il colosso di Cupertino conta di integrare i contenuti di Texture all’interno della sua app News. Leggi di più su Venture Beat.

Criteo, sui ricavi del 2018 peserà la funzione anti-tracciamento di Safari

Le ripercussioni della funzione anti-tracciamento di Safari sul business di Criteo potrebbero essere più gravi di quanto calcolato. Lo comunica la società ad tech francese in una nota.

Finora, Criteo era riuscita ad aggirare l’Intelligent Tracking Prevention, introdotto da Apple il 19 settembre, tuttavia, iOS 11.2, la più recente versione del sistema operativo rilasciata all’inizio di dicembre, è in grado di annullare l’azione di questa soluzione alternativa. L’ITP, che avrebbe lo scopo di proteggere la privacy degli utenti, è attivo di default e limita l’accesso delle terze parti ai cookie conservati nei dispositivi degli utenti.

Al momento, afferma Criteo, la società è impegnata nello sviluppo di una tecnologia atta superare nuovamente le limitazioni di Safari ma, in caso non dovesse avere successo, l’impatto sulle entrate del prossimo anno, esclusi i costi di acquisizione del traffico, dovrebbe corrispondere al 22%.

Una cifra così alta è plausibile se si considera che la società ad tech fa ampio uso della tecnica del retargeting, che si basa massicciamente sul tracciamento degli utenti da sito a sito tramite i cookie. A novembre, in occasione della pubblicazione della terza trimestrale, la società aveva stimato l’impatto dell’ITP sul business tra il 9 e il 13% dei degli introiti.

Eric Eichmann, Ceo di Criteo, ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che l’intenzione di Apple, non traendo benefici dagli annunci visualizzata da browser, sarebbe spingere le attività pubblicitarie nell’ambiente delle applicazioni.

Tracciamento degli utenti su Safari, come ridurre l’impatto della nuova policy? Ecco alcuni consigli

Con la nuova versione di Safari, Apple ha introdotto una serie di novità sul tracciamento degli utenti, destinate ad avere riscontro sul valore delle impression erogate sul browser. Safari infatti bloccherà l’invio di cookies a società terze individuate come “tracker”, e la cosa avrà innegabilmente effetto su inserzionisti, media company e piattaforme tecnologiche, considerando il ruolo fondamentale che ancora oggi i cookie rivestono nella segmentazione e misurazione delle audience a livello pubblicitario.

Per questo, IAB Tech Lab, insieme ai partecipanti del suo gruppo di lavoro Identify Standards Working Group, ha stilato una serie di suggerimenti per ridurre l’impatto dei cambiamenti della policy Apple sulla filiera pubblicitaria.

Secondo Dennis Buchheim, senior vice president e general manager di IAB Tech Lab, sono diversi gli approcci che le società possono adottare nel breve termine.

Innanzitutto, gli inserzionisti dovrebbero cercare di affrancarsi dai cookie di terze parti. Ad esempio, prendendo in considerazione l’utilizzo di cookie di prima parte, combinati con un ID matching per proteggere e attivare i loro asset di dati. Oppure applicando tecnologie non basate sui cookie per l’identificazione degli utenti e la valutazione delle impression, come approcci probabilistici, basati su network o gestore, o statistici. O ancora, focalizzare i propri sforzi di reach e targeting su quelle società che hanno forti rapporti con i consumatori, sfruttando tali rapporti per customizzare le proprie soluzioni di segmentazione e misurazione all’interno dei confini delle loro property owned-and-operated.

Anche gli editori, secondo Buchheim, dovrebbero puntare il più possibile sui dati proprietari, dando di nuovo priorità ai segnali contestuali per stabilire il valore e il prezzo delle proprie inventory, e sviluppando una data strategy su insight di prima parte per arricchire il valore dei propri spazi sia sul mercato aperto che nei Private Marketplace.

Il senior vice president di IAB Tech Lab ha anche stilato una serie di suggerimenti per le piattaforme di acquisto e vendita e per le DMP, tutti sintetizzabili nella necessità di cercare delle alternative ai cookie di terze parti, puntando in primis sugli insight proprietari, una risorsa ancora non ben sfruttata e che forse, a questo punto, potrebbe diventare una valida opzione da adottare.

Apple News, via ai test per la vendita di pubblicità tramite DoubleClick

Qualche mese fa la notizia era girata come indiscrezione, ma ora nuovi particolari la rendono (quasi) ufficiale: un selezionato gruppo di editori starebbe testando la vendita di annunci pubblicitari su Apple News utilizzando DoubleClick For Publishers.

Secondo Advertising Age, che per prima ha riportato la notizia, non è ben chiaro quali siano gli editori coinvolti nel test, anche se media company come Condé Nast, Time Inc., CNN e altri avrebbero condotto per mesi dei colloqui con Cupertino sulla possibilità di modificare le modalità di gestione della vendita pubblicitaria sulla popolare app, che solo negli Stati Uniti conta 50 milioni di visitatori al mese secondo comScore.

Attualmente i publisher possono impostare l’erogazione di pubblicità sui loro articoli all’interno di Apple News, ma per farlo sono obbligati ad utilizzare il sistema proprietario Apple Advertising Platforms, con un conseguente rallentamento dei processi visto che non si tratta della tecnologia di riferimento per tutti i canali dell’editore, e sono soggetti a maggiori restrizioni sui dati utilizzabili per il targeting. Da sempre infatti Apple ha avuto una politica molto stretta sul fronte dati, a favore di una maggiore privacy dei propri utenti ma d’altro canto a discapito dell’efficacia delle campagne ospitate sui suoi canali. Ultimamente ha fatto scalpore, nel mercato pubblicitario, la volontà del colosso di limitare la durata dei cookie sulla nuova versione del suo browser Safari.

Molti editori adottano già l’ad server di Google sulle loro property, e sarebbero facilitate ad usare la stessa tecnologia anche su Apple News.

La digital industry contro Apple: “Gli aggiornamenti di Safari sui cookie sono controproducenti”

Sei tra le più importanti associazioni del mercato digitale uniscono le forze contro la decisione di Apple di limitare i cookie nella nuova versione del suo browser Safari. IAB, 4A’s, ANA, American Advertising Federation (AAF), Data & Marketing Association (DMA) e Network Advertising Initiative (NAI) hanno scritto una lettera congiunta al colosso di Cupertino, facendo presente che la mossa potrebbe avere un impatto negativo sul mercato pubblicitario e, in ultima istanza, anche sull’esperienza degli utenti.

Ma andiamo con ordine. Nella prossima versione di Safari, disponibile su desktop e mobile da questo autunno, i cookie funzioneranno come sempre, ma il sistema li cancellerà dopo 24 ore, invece che tenerli in memoria per 30 giorni come succedeva prima. L’aggiornamento, chiamato Intelligent Tracking Prevention (ITP), se da un lato fa sì che gli utenti vedano meno annunci di prodotti già acquistati, dall’altro pone dei limiti stringenti alle aziende che tramite quelle informazioni ricostruiscono le performance delle loro campagne.

La lettera, in particolare, critica l’arbitrarietà della decisione presa da Apple, che non darebbe scelta agli utenti di selezionare una determinata opzione o l’altra, ma piuttosto deciderebbe per loro, andando anche a rompere degli standard condivisi dal mercato internet che hanno permesso la sopravvivenza del mercato stesso, e impedendo che agli utenti vengano erogate pubblicità effettivamente utili e rilevanti per essi.

“L’infrastruttura dell’Internet di oggi – recita la lettera – dipende da standard per i cookie coerenti e genericamente applicabili, in modo che le imprese del mondo digitale possano innovare producendo contenuti, servizi e pubblicità personalizzati per gli utenti e ricordare le loro visite. La mossa di Apple su Safari rompe questi standard e li sostituisce con un set amorfo di regole instabili che fanno male all’esperienza dell’utente e sabotano il modello economico su cui si basa Internet“.

L’ITP, tra l’altro, andrebbe a beneficio dei “walled garden” di piattaforme come Google, Facebook e Amazon, che vengono visitate dai loro utenti con cadenza quotidiana e con modalità di identificazione volontaria (tramite il log-in), a differenza di siti e realtà editoriali più piccole.

“Ci auguriamo che Apple ripensi questo suo piano di imporre i propri standard sui cookie, che rischia di distruggere l’ecosistema della pubblicità digitale che dà sostentamento ai contenuti e ai servizi della rete”: così si conclude la lettera. Vedremo se Apple darà ascolto a questa richiesta.

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