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Apple, i Search Ads potrebbero presto uscire dall’App Store

Apple ha recentemente aggiornato la API del suo Search Ads Campaign Management, una mossa che, lascia intendere AdWeek, suggerisce che la società stia aprendo la sua inventory pubblicitaria ad altri canali di ricerca gestiti o posseduti al di fuori dell’App Store.

Fino a questo momento, gli inserzionisti hanno fatto ricorso esclusivamente all’API dei Search Ads per lanciare campagne sull’App Store, ma l’aggiunta di due nuovi parametri indica probabilmente che gli inserzionisti dovranno specificare la destinazione finale dei loro annunci.

Precedentemente, per gli inserzionisti l’unica opzione era attivare annunci di ricerca sull’App Store, mentre d’ora in poi sembra che avranno più opzioni su canali non ancora sondati da Apple, come Maps, News, Stocks o la sezione Top Hit di Safari.

Apple punta sulla privacy al suo evento WWDC. Novità in vista per il tracciamento

Più controllo agli utenti sulla loro privacy, grazie a un nuovo sistema di log-in ad app e servizi che riduce al minimo la condivisione di informazioni personali. Apple continua la sua personale battaglia contro il tracciamento degli utenti da parte di terzi, cominciata con l’Intelligent Tracking Prevention di Safari, con una novità presentata lunedì in occasione della sua conferenza WWDC a San Jose.

Si tratta della funzione – tecnicamente, un bottone – “Sign in with Apple”, che consente agli utenti di autenticarsi a programmi e servizi attraverso il Face ID di Apple, senza la necessità di condividere altre informazioni personali. Costituisce di fatto un’alternativa ai metodi di log-in attraverso gli account Facebook e Google disponibili su svariate app, utili ad avere accesso rapido a servizi senza la necessità di creare nuovi account e ricordare password in più, ma che, ha sottolineato Craig Federighi, SVP of software engineering di Apple in occasione della presentazione del pulsante Apple, “hanno un costo in termini di privacy”.

Ecco come funziona il nuovo pulsante. Una volta autenticatisi con il loro Face ID, gli utenti accedono all’app con un account nuovo, e possono a questo punto scegliere se dare nome e indirizzo email al programma che stanno usando, o no. In quest’ultimo caso, Apple provvederà a creare autonomamente un indirizzo email unico (un insieme a caso di lettere e numeri) che inoltrerà all’indirizzo di posta reale dell’utente. Per ciascuna app verrà creato un indirizzo diverso, e proprio questa caratteristica consentirà alla singola app di potere dialogare con l’utente, ma d’altro canto renderà praticamente impossibile associare l’email a uno specifico dispositivo.

Apple: controlli più granulari sui dati di posizione

La funzione, che diventerà operativa a partire da questo autunno con la versione 13 di iOS, non è la sola novità annunciata dalla società di Cupertino in occasione del suo evento. iOS 13 includerà infatti anche controlli più granulari sul tracciamento della posizione degli utenti.

Gli utenti potranno infatti condividere la propria posizione con un’app una prima volta, e poi impostare che l’app la richieda per tutti gli accessi successivi. La persona potrà anche decidere di dare autorizzazione affinché il software faccia un tracciamento continuo in background (cioè quando l’app non è in uso), ma in quel caso Apple fornirà all’utente un report sull’utilizzo che l’app sta facendo di quel dato.

Apple limiterà anche l’adozione da parte delle app terze di tecniche opache stile-fingerprinting, che utilizzano informazioni come i segnali Bluetooth o Wi-Fi per individuare la posizione di un utente.

Nuove linee guida per chi sviluppa app per i bambini sullo Store di Apple

La società ha infine aggiornato le linee guida per le app dedicate ai bambini presenti sul suo App Store. Tali software non dovranno più contenere “link che portano fuori dall’app, occasioni di acquisto o altre distrazioni per i bambini”, recitano le nuove direttive per gli sviluppatori, e “non dovranno includere pubblicità di terze parti o servizi di analytics”, pena l’esclusione dallo store.

Attribuzione pubblicitaria con un occhio alla privacy: da Apple una novità per Safari

Apple ha sviluppato una nuova tecnologia per la misurazione dell’efficacia della pubblicità sul suo browser Safari che punta a proteggere la privacy degli utenti.

La soluzione, chiamata Privacy Preserving Ad Click Attribution, differisce dalla maggior parte delle altre tecnologie principalmente perché impedisce la condivisione dei dati con terze parti e di associare singoli click a singoli identificativi di utenti.

Si basa fondamentalmente su quattro pilastri, come spiega Apple in un blog post.

Innanzitutto, gli utenti non dovranno essere identificati in maniera univoca sui vari siti web ai fini dell’attribuzione dei click pubblicitari. Ciò significa che l’informazione combinata di un click pubblicitario e una conversione non dovrà essere attribuibile a un singolo utente. A tal proposito, Apple limiterà il numero di ID (identificativi) di campagna utilizzabili per il tracciamento a un massimo di 64: fino a 64 campagne pubblicitarie, dunque, potranno essere misurate in parallelo per sito e inserzionista; un numero relativamente basso che renderà più difficile associare questi identificativi a singoli click e dunque a singoli utenti.

Inoltre, per far sì che solo i siti visitati dagli utenti possano essere coinvolti nella misurazione di click e conversioni, e non terze parti, Apple richiederà che il link pubblicitario sia parte di un sito di prima parte e riporterà solo sul sito in cui è avvenuta la conversione.

Ancora, per preservare ulteriormente la privacy degli utenti nella misurazione dei click pubblicitari, Apple ha dichiarato che invierà i report di attribuzione in una Modalità Anonima di Navigazione dedicata, anche se l’utente non sta navigando in anonimo; non consentirà l’utilizzo di dati come i cookie per motivi di reportistica; ritarderà i report di 24-48 ore; e che il Privacy Preserving Ad Click Attribution non verrà supportato se l’utente naviga in incognito.

Infine, nemmeno la stessa Apple potrà conoscere i click pubblicitari o le conversioni: la nuova funzione agirà infatti completamente all’interno dei dispositivi, senza che il fornitore del browser possa vedere i dati.

“La pratica dell’attribuzione dei click pubblicitari di oggi non ha praticamente limiti sulla quantità di dati, il che fa sì che sia possibile tracciare gli utenti sui vari siti utilizzando i cookie – spiega Apple nel blog post -. Mantenendo bassa l’entropia dei dati di attribuzione, crediamo che la reportistica possa essere fatta garantendo la privacy degli utenti“.

Attualmente, la tecnologia è offerta come strumento sperimentale su Safari Technology Preview 82+ e, secondo quanto riporta TechCrunch, sarà disponibile per gli sviluppatori più avanti nel corso di quest’anno.

La brand safety è ancora un problema per le aziende?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di brand safety e di due notizie in ambito video di due colossi del digital: Apple e Google.

La brand safety è ancora un problema per le aziende?

Secondo uno studio di GumGum e Digiday condotto lo scorso novembre, la brand safety è un problema serio per il 60% dei professionisti della pubblicità. Una percentuale sicuramente elevate, ma tuttavia molto più bassa rispetto al 2017, quando era del 90%. Le preoccupazioni delle aziende riguardo alla sicurezza dei brand stanno diminuendo? Apparentemente sembrerebbe di sì, ma in realtà non è così. «Meno aziende vedono la brand safety come un problema serio perché tutti quelli che operano nell’ecosistema pubblicitario hanno preso nel tempo provvedimenti per fronteggiare la questione», spiega il presidente di GumGum. E in effetti, altri studi rivelano una preoccupazione ancora ben diffusa. Leggi di più su eMarketer.

Apple, il 25 marzo la presentazione del nuovo servizio streaming?

Il 25 marzo sarà una data importante per Apple. La società di Cupertino ha fissato proprio per quel giorno un grosso evento presso la propria sede, e secondo indiscrezioni proprio in questa occasione dovrebbe essere presentato il nuovo servizio di news e video in abbonamento con cui l’azienda entrerà in competizione con Netflix. Leggi di più su Venture Beat.

Google rafforza YouTube TV con un nuovo global head of partnerships

Viene da NBCUniversal il nuovo global head of partnerships di YouTube TV e Google Fiber, Lori Conkling. Nel nuovo ruolo all’interno della piattaforma video di Google, la manager si occuperà delle strategie di programmazione, inclusa la negoziazione di tutti gli accordi inerenti i contenuti con l’ecosistema delle pay-TV, inclusi broadcaster, cable network, canali regionali sportivi e così via. Sarà anche il principale rappresentante di YouTube TV con associazioni di mercato, influencer, inserzionisti, partner distributivi e creatori di contenuti. Leggi di più su Variety.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Oggi nella nostra rassegna: l’avanzata del blockchain nel mondo del MarTech, una nuova acquisizione di Apple e il trend in crescita del visual search.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Brave Software, società proprietaria del browser privacy-oriented Brave, ha realizzato insieme alla società di ricerche Never Stop Marketing Research il “Blockchain MarTech Landscape“, la panoramica delle soluzioni di blockchain per i marketer. Il documento rivela la recente esplosione di società specializzate: secondo di esso, il numero di startup di marketing focalizzate su soluzioni basate su blockchain è aumentato da 22 nel terzo trimestre 2017 a ben 290 oggi. Molte delle soluzioni implementate da queste società, comunque, sono ancora in fase di test. Leggi di più su MediaPost.

Apple acquisisce una società che crea applicazioni vocali per i brand

Apple ha acquisito Pullstring, società che supporta le aziende nella creazione di applicazioni vocali per piattaforme come Amazon Alexa e Google Assistant. L’acquisizione potrebbe aiutare la società di Cupertino a far crescere il proprio assistente virtuale Siri, tuttora il terzo programma vocale più utilizzato dietro Amazon e Google, fornendo al software la capacità di adattarsi alle esigenze dei brand attraverso la creazione di app customizzate. Leggi di più su MarTech Today.

Le fotocamere degli smartphone saranno i nuovi driver del search?

Gli smartphone stanno diventando sempre più “smart” man mano che le società tecnologiche portano su di essi funzionalità sempre più sofisticate di computer vision e object recognition, aprendo di fatto le porte alle cosiddette “ricerche visuali” attraverso l’obiettivo delle fotocamere. E intravedendo il potenziale del visual search nella creazione di nuove opportunità di ricavi, i brand stanno cercando di sfruttare le innovazioni delle fotocamere per attirare gli utenti e aumentare le vendite. Leggi di più su Business Insider.

Entro il 3 ottobre le app su iOS dovranno avere una privacy policy

Apple è sempre sembrata essere molto attenta alla privacy dei propri utenti. E un nuovo annuncio, fatto proprio in questi giorni su un blog ufficiale, lo conferma.

La società ha infatti comunicato un’importante novità per gli sviluppatori di applicazioni iOS: l’obbligo, per tutte le applicazioni, di avere una privacy policy entro il 3 ottobre 2018.

La richiesta, prima limitata solo alle app per abbonamento, è adesso stata ampliata a tutti i software, compresi quelli ancora in fase di test, che dovranno comunicare agli utenti in che modo i loro dati personali vengono raccolti, utilizzati e condivisi.

Quello che gli sviluppatori dovranno fare, in particolare, sarà aggiungere nei propri software un link alla pagina di privacy policy, su cui dovranno spiegare quali informazioni sugli utenti sono raccolte, come e in che modo vengono usate. Dovranno anche specificare le loro politiche di conservazione dei dati e come gli utenti possono negare il consenso e cancellare i loro dati.

La nuova regola sarà attiva dal 3 ottobre. Dopo questa data, le app già esistenti prive di una policy non verranno rimosse dall’App Store, ma dovranno dotarsene non appena effettueranno un aggiornamento.

Apple conferma così di prendere sul serio la privacy dei propri utenti, in un momento in cui, dopo l’entrata in vigore del GDPR e gli scandali di Facebook e Cambridge Analytica, il tema della gestione dei dati personali è diventato particolarmente importante per le società che operano nel mondo digitale.

Cosa ne pensa il mercato della nuova piattaforma pubblicitaria di Apple?

Dal nuovo progetto pubblicitario di Apple al fenomeno delle frodi nell’influencer marketing, all’avanzata delle big di internet tra i top spender pubblicitari: ne parliamo nella nostra rassegna di oggi.

Apple prepara una nuova piattaforma pubblicitaria. Avrà successo?

Qualche tempo fa si è diffusa la notizia che Apple fosse al lavoro su un nuovo network di pubblicità a performance in-app, segno di una sua definitiva apertura al business pubblicitario dopo il tentativo fallito dell’esperienza iAd. Che il pubblico iOS sia estremamente interessante non ci sono dubbi, ma Apple sembra essere ancora restia a voler utilizzare i dati dei propri utenti a fini pubblicitari, in un mercato che – ora ancor di più rispetto a qualche anno fa, ai tempi di iAd – è sempre più data driven. E molti operatori pubblicitari nutrono dubbi sul possibile successo di questa nuova iniziativa. Leggi di più su AdWeek.

Amazon è il quarto spender pubblicitario in USA

Crescono gli investimenti pubblicitari delle internet company. Secondo uno studio di AdAge, ben undici società digitali tra cui Amazon, Alphabet (Google) e Netflix hanno aumentato a doppia cifra la loro spesa adv negli Stati Uniti nel 2017: Netflix del 45%, Alphabet del 32% e Amazon del 28%. Il colosso dell’ecommerce l’anno scorso è stato il quarto principale spender pubblicitario nel Paese, in crescita dall’8° posto del 2016 e dal 70esimo del 2010. Secondo lo studio, lo scorso anno Amazon ha investito in pubblicità e promozione un budget stimabile in 3,4 miliardi di dollari. Leggi di più su AdAge.

Frodi nell’influencer marketing: di chi è la responsabilità?

Il caso “influencer marketing fraud” è scoppiato pochi giorni fa, quando il chief marketing officer di Unilever Keith Weed, al Festival di Cannes, ha sottolineato l’urgenza di prendere provvedimenti per ripulire l’ecosistema dell’influencer marketing, impegnandosi a terminare ogni collaborazione con influencer trovati a comprare follower e dando la priorià a partner attivamente impegnati sul fronte trasparenza. Ma in effetti il problema dei “fake follower” è diffuso ormai da qualche tempo. Di chi è la colpa? Solamente degli influencer? O anche delle piattaforme che ospitano i loro contenuti? E qual è il ruolo di aziende e industria in tutto questo? Leggi di più su The Drum.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano l’utilizzo dei dati dei contatti

Nella nostra rassegna di oggi spazio a dati mobile, fake news e servizi di streaming video.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano lo sfruttamento dei dati dei contatti

Apple ha modificato le regole del proprio App Store per limitare le possibilità degli sviluppatori di applicazioni di raccogliere, utilizzare e condividere i dati di amici e altri contatti dei proprietari di iPhone. Una mossa che va a toccare delle pratiche impiegate per anni: gli sviluppatori di app infatti chiedono normalmente agli utenti accesso ai contatti telefonici, raccogliendo informazioni che poi utilizzano a fini di marketing e che a volte condividono o vendono ad altre società, senza il permesso dei suddetti “contatti”. Gli sviluppatori non potranno costruire database dei contatti che raccolgono dagli utilizzatori di iPhone, non potranno vendere o condividere tali informazioni e non potranno utilizzare tali insight per scopi diversi da quelli dichiarati, a meno di dover richiedere un nuovo consenso. Chi non rispetterà queste nuove regole verrà espulso dallo store. Leggi di più su AdAge.

Video in streaming: il 52% degli utenti preferisce opzioni gratuite con pubblicità ad abbonamenti

Secondo uno studio internazionale di IAB, il 67% dei consumatori a livello globale guardano video live in streaming, e il 52% ammette di preferire opzioni gratuite con pubblicità ad offerte per abbonamento (come Netflix, per intenderci). Lo studio ha anche evidenziato la presenza di ambiti di miglioramento tre le piattaforme cosiddette ad-supported: “aggiustare i processi di acquisto media e gli asset di campagna per assicurare che essi risultino rilevanti e differenti, e che siano anche accattivanti da un punto di vista creativo, è un obbligo per capitalizzare quello che abbiamo visto tramite le metriche di consumo essere un pubblico passivo e in aumento”, spiega la ricerca. Leggi di più su MediaPost.

Adblock Plus lancia un’estensione per browser che riconosce le fake news

Eyeo, l’azienda dietro il popolare ad blocker Adblock Plus, punta su un nuovo settore: quello della verifica delle news. La società ha infatti lanciato Trusted News, una nuova estensione per browser (al momento disponibile solo per Google Chrome) volta ad aiutare chi naviga in internet a individuare possibili fonti di fake news. Una volta aggiunta al browser, l’estensione mostra una piccola icona di spunta verde quando il contenuto della pagina è verificato come affidabile, o icone di altri tipo in caso di materiali non affidabili, satirici, generati da utenti, dolosi, di tipo “clickbait” o non classificabili. L’obiettivo di Eyeo è ora quello di migliorare lo strumento, grazie ai feedback e all’utilizzo della tecnologia blockchain. Leggi di più su TechCrunch.

Tracking su Safari, stretta anche sul fingerprinting

Dunque, la possibilità per Facebook & Co di tracciare gli utenti sul web attraverso i pulsanti social ha i giorni contati. Almeno su Safari.

Nel corso della sua Conferenza mondiale per gli Sviluppatori, Apple ha infatti annunciato che su Safari (il browser dell’azienda della mela morsicata) i widget di terza parte che la maggior parte dei siti web incorporano nei propri siti non saranno più in grado di inserire cookie sul browser degli utenti (ne parliamo qui).

“Conosciamo tutti i like button e i campi per i commenti. Beh, si scopre che questi possono essere utilizzati per tracciarci, che ci si clicchi sopra o meno. Quest’anno, elimineremo questa possibilità”, sono le parole di Craig Federighi, SVP software engineering di Apple, riportate da Adexchanger.com.

Ma non c’è solo Facebook (e forse anche Google) nel mirino di Cupertino. Oltre alla possibilità di usare i Cookie, Apple ha annunciato anche una stretta sul fingerprinting, una metodologia di tracciamento alternativa usata da brand e agenzie. A grandi linee, si basa sulla capacità dei tracker di identificare specifici dispositivi attraverso delle loro caratteristiche univoche come ad esempio, le font installate, le caratteristiche dello schermo, particolari plugin.

Per limitare questa possibilità, nel suo nuovo sistema operativo Apple renderà molto più difficile per i “tracker” creare una singola “impronta digitale” del dispositivo, “confondendoli” grazie a pagine web con configurazione semplificata e caratteri incorporati. Poiché i plugin del dispositivo non saranno più supportati, non potranno nemmeno essere utilizzati per contribuire al fingerprinting.

“come risultato, il vostro Mac sarà più simile a tutti gli altri Mac e sarà drasticamente più difficile per le aziende di dati di identificare univocamente il dispositivo e rintracciare voi,” ha detto Federighi al nutrito pubblico di sviluppatori presenti all’evento.

Apple chiederà agli utenti su Safari se vogliono essere tracciati da Facebook e Google

A circa un anno dall’annuncio che l’ultima versione di Safari avrebbe limitato l’utilizzo dei cookie per il tracking degli utenti (soprattutto per il retargeting), Apple torna sul tema “tracciamento” con una nuova dichiarazione, fatta in occasione della conferenza per gli sviluppatori WWDC e rivolta nello specifico a Facebook.

Nella cornice del principale evento annuale di Apple, in cui sono state presentate numerose novità dell’azienda in ambito software e ufficializzati alcuni numeri di business, la società ha fatto sapere che chiederà agli utenti su Safari il loro consenso al tracciamento effettuato da Facebook al di fuori del social network. Per intenderci, quello condotto attraverso i “like button”, ossia i tasti di like, interazione e condivisione ospitati su una moltitudine di siti “esterni” alla piattaforma di Zuckerberg.

La richiesta avverrà sotto forma di finestra pop-up. Craig Federighi, SVP software engineering di Apple, ha mostrato durante la conferenza come funzionerà: in pratica, atterrando su un sito, l’utente riceverà una notifica di questo tipo: “Consenti a facebook.com di usare cookie e dati del sito mentre navighi su nomesito.com? Questo permetterà a Facebook di tracciare la tua attività”, chiamando l’utente a cliccare “non consento” o “consento”.

L’aggiornamento sarà rilasciato in iOS 12 e su Mojave, il nuovo sistema operativo per Mac che arriverà più avanti quest’anno (non è stata ancora ufficializzata la data precisa). Inoltre, secondo quanto riporta AdAge potrebbe le novità potrebbero coinvolgere anche il tracciamento effettuato da un’altra big di internet: Google. “Siti soggetti al tracciamento da parte di Google mostreranno simili messaggi pop-up”, scrive la testata americana. Non solo: sempre al WWDC, Apple ha annunciato anche un’altra stretta in materia di tracking, che riguarda la tecnica del fingerprinting (ne parliamo qui).

Tale atteggiamento di Apple nei confronti dello sfruttamento dei dati personali non stupisce troppo, del resto. Cupertino è sempre stata piuttosto attenta al tema della privacy dei suoi utenti, limitando al minimo l’utilizzo di informazioni personali. Una scelta che ha comportato, tra l’altro, un approccio alla pubblicità molto meno data-driven rispetto a quello di altri colossi di internet, come appunto Facebook e Google.

Dichiarazioni come quella fatta al WWDC, tuttavia, rappresenta ancora una volta un attacco nei confronti di società, come Facebook, che sono ormai da tempo nel mirino di media e opinione pubblica per il modo in cui gestiscono la privacy dei loro utenti. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, e alcune denunce su come il social (insieme a Google) ha gestito la questione del consenso per rendersi conforme al GDPR, proprio in questi giorni Facebook si è ritrovata nuovamente al centro delle polemiche per un’inchiesta del New York Times. Il quotidiano ha svelato che il social avrebbe permesso a svariate società produttrici di telefoni (inclusa, tra l’altro, la stessa Apple) di accedere ad informazioni sui suoi utenti, senza averne chiesto il consenso. Un’accusa a cui Facebook avrebbe risposto dichiarando di non essere a conoscenza di abusi.

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