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La brand safety è ancora un problema per le aziende?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di brand safety e di due notizie in ambito video di due colossi del digital: Apple e Google.

La brand safety è ancora un problema per le aziende?

Secondo uno studio di GumGum e Digiday condotto lo scorso novembre, la brand safety è un problema serio per il 60% dei professionisti della pubblicità. Una percentuale sicuramente elevate, ma tuttavia molto più bassa rispetto al 2017, quando era del 90%. Le preoccupazioni delle aziende riguardo alla sicurezza dei brand stanno diminuendo? Apparentemente sembrerebbe di sì, ma in realtà non è così. «Meno aziende vedono la brand safety come un problema serio perché tutti quelli che operano nell’ecosistema pubblicitario hanno preso nel tempo provvedimenti per fronteggiare la questione», spiega il presidente di GumGum. E in effetti, altri studi rivelano una preoccupazione ancora ben diffusa. Leggi di più su eMarketer.

Apple, il 25 marzo la presentazione del nuovo servizio streaming?

Il 25 marzo sarà una data importante per Apple. La società di Cupertino ha fissato proprio per quel giorno un grosso evento presso la propria sede, e secondo indiscrezioni proprio in questa occasione dovrebbe essere presentato il nuovo servizio di news e video in abbonamento con cui l’azienda entrerà in competizione con Netflix. Leggi di più su Venture Beat.

Google rafforza YouTube TV con un nuovo global head of partnerships

Viene da NBCUniversal il nuovo global head of partnerships di YouTube TV e Google Fiber, Lori Conkling. Nel nuovo ruolo all’interno della piattaforma video di Google, la manager si occuperà delle strategie di programmazione, inclusa la negoziazione di tutti gli accordi inerenti i contenuti con l’ecosistema delle pay-TV, inclusi broadcaster, cable network, canali regionali sportivi e così via. Sarà anche il principale rappresentante di YouTube TV con associazioni di mercato, influencer, inserzionisti, partner distributivi e creatori di contenuti. Leggi di più su Variety.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Oggi nella nostra rassegna: l’avanzata del blockchain nel mondo del MarTech, una nuova acquisizione di Apple e il trend in crescita del visual search.

L'”esplosione” del blockchain nel mercato MarTech

Brave Software, società proprietaria del browser privacy-oriented Brave, ha realizzato insieme alla società di ricerche Never Stop Marketing Research il “Blockchain MarTech Landscape“, la panoramica delle soluzioni di blockchain per i marketer. Il documento rivela la recente esplosione di società specializzate: secondo di esso, il numero di startup di marketing focalizzate su soluzioni basate su blockchain è aumentato da 22 nel terzo trimestre 2017 a ben 290 oggi. Molte delle soluzioni implementate da queste società, comunque, sono ancora in fase di test. Leggi di più su MediaPost.

Apple acquisisce una società che crea applicazioni vocali per i brand

Apple ha acquisito Pullstring, società che supporta le aziende nella creazione di applicazioni vocali per piattaforme come Amazon Alexa e Google Assistant. L’acquisizione potrebbe aiutare la società di Cupertino a far crescere il proprio assistente virtuale Siri, tuttora il terzo programma vocale più utilizzato dietro Amazon e Google, fornendo al software la capacità di adattarsi alle esigenze dei brand attraverso la creazione di app customizzate. Leggi di più su MarTech Today.

Le fotocamere degli smartphone saranno i nuovi driver del search?

Gli smartphone stanno diventando sempre più “smart” man mano che le società tecnologiche portano su di essi funzionalità sempre più sofisticate di computer vision e object recognition, aprendo di fatto le porte alle cosiddette “ricerche visuali” attraverso l’obiettivo delle fotocamere. E intravedendo il potenziale del visual search nella creazione di nuove opportunità di ricavi, i brand stanno cercando di sfruttare le innovazioni delle fotocamere per attirare gli utenti e aumentare le vendite. Leggi di più su Business Insider.

Entro il 3 ottobre le app su iOS dovranno avere una privacy policy

Apple è sempre sembrata essere molto attenta alla privacy dei propri utenti. E un nuovo annuncio, fatto proprio in questi giorni su un blog ufficiale, lo conferma.

La società ha infatti comunicato un’importante novità per gli sviluppatori di applicazioni iOS: l’obbligo, per tutte le applicazioni, di avere una privacy policy entro il 3 ottobre 2018.

La richiesta, prima limitata solo alle app per abbonamento, è adesso stata ampliata a tutti i software, compresi quelli ancora in fase di test, che dovranno comunicare agli utenti in che modo i loro dati personali vengono raccolti, utilizzati e condivisi.

Quello che gli sviluppatori dovranno fare, in particolare, sarà aggiungere nei propri software un link alla pagina di privacy policy, su cui dovranno spiegare quali informazioni sugli utenti sono raccolte, come e in che modo vengono usate. Dovranno anche specificare le loro politiche di conservazione dei dati e come gli utenti possono negare il consenso e cancellare i loro dati.

La nuova regola sarà attiva dal 3 ottobre. Dopo questa data, le app già esistenti prive di una policy non verranno rimosse dall’App Store, ma dovranno dotarsene non appena effettueranno un aggiornamento.

Apple conferma così di prendere sul serio la privacy dei propri utenti, in un momento in cui, dopo l’entrata in vigore del GDPR e gli scandali di Facebook e Cambridge Analytica, il tema della gestione dei dati personali è diventato particolarmente importante per le società che operano nel mondo digitale.

Cosa ne pensa il mercato della nuova piattaforma pubblicitaria di Apple?

Dal nuovo progetto pubblicitario di Apple al fenomeno delle frodi nell’influencer marketing, all’avanzata delle big di internet tra i top spender pubblicitari: ne parliamo nella nostra rassegna di oggi.

Apple prepara una nuova piattaforma pubblicitaria. Avrà successo?

Qualche tempo fa si è diffusa la notizia che Apple fosse al lavoro su un nuovo network di pubblicità a performance in-app, segno di una sua definitiva apertura al business pubblicitario dopo il tentativo fallito dell’esperienza iAd. Che il pubblico iOS sia estremamente interessante non ci sono dubbi, ma Apple sembra essere ancora restia a voler utilizzare i dati dei propri utenti a fini pubblicitari, in un mercato che – ora ancor di più rispetto a qualche anno fa, ai tempi di iAd – è sempre più data driven. E molti operatori pubblicitari nutrono dubbi sul possibile successo di questa nuova iniziativa. Leggi di più su AdWeek.

Amazon è il quarto spender pubblicitario in USA

Crescono gli investimenti pubblicitari delle internet company. Secondo uno studio di AdAge, ben undici società digitali tra cui Amazon, Alphabet (Google) e Netflix hanno aumentato a doppia cifra la loro spesa adv negli Stati Uniti nel 2017: Netflix del 45%, Alphabet del 32% e Amazon del 28%. Il colosso dell’ecommerce l’anno scorso è stato il quarto principale spender pubblicitario nel Paese, in crescita dall’8° posto del 2016 e dal 70esimo del 2010. Secondo lo studio, lo scorso anno Amazon ha investito in pubblicità e promozione un budget stimabile in 3,4 miliardi di dollari. Leggi di più su AdAge.

Frodi nell’influencer marketing: di chi è la responsabilità?

Il caso “influencer marketing fraud” è scoppiato pochi giorni fa, quando il chief marketing officer di Unilever Keith Weed, al Festival di Cannes, ha sottolineato l’urgenza di prendere provvedimenti per ripulire l’ecosistema dell’influencer marketing, impegnandosi a terminare ogni collaborazione con influencer trovati a comprare follower e dando la priorià a partner attivamente impegnati sul fronte trasparenza. Ma in effetti il problema dei “fake follower” è diffuso ormai da qualche tempo. Di chi è la colpa? Solamente degli influencer? O anche delle piattaforme che ospitano i loro contenuti? E qual è il ruolo di aziende e industria in tutto questo? Leggi di più su The Drum.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano l’utilizzo dei dati dei contatti

Nella nostra rassegna di oggi spazio a dati mobile, fake news e servizi di streaming video.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano lo sfruttamento dei dati dei contatti

Apple ha modificato le regole del proprio App Store per limitare le possibilità degli sviluppatori di applicazioni di raccogliere, utilizzare e condividere i dati di amici e altri contatti dei proprietari di iPhone. Una mossa che va a toccare delle pratiche impiegate per anni: gli sviluppatori di app infatti chiedono normalmente agli utenti accesso ai contatti telefonici, raccogliendo informazioni che poi utilizzano a fini di marketing e che a volte condividono o vendono ad altre società, senza il permesso dei suddetti “contatti”. Gli sviluppatori non potranno costruire database dei contatti che raccolgono dagli utilizzatori di iPhone, non potranno vendere o condividere tali informazioni e non potranno utilizzare tali insight per scopi diversi da quelli dichiarati, a meno di dover richiedere un nuovo consenso. Chi non rispetterà queste nuove regole verrà espulso dallo store. Leggi di più su AdAge.

Video in streaming: il 52% degli utenti preferisce opzioni gratuite con pubblicità ad abbonamenti

Secondo uno studio internazionale di IAB, il 67% dei consumatori a livello globale guardano video live in streaming, e il 52% ammette di preferire opzioni gratuite con pubblicità ad offerte per abbonamento (come Netflix, per intenderci). Lo studio ha anche evidenziato la presenza di ambiti di miglioramento tre le piattaforme cosiddette ad-supported: “aggiustare i processi di acquisto media e gli asset di campagna per assicurare che essi risultino rilevanti e differenti, e che siano anche accattivanti da un punto di vista creativo, è un obbligo per capitalizzare quello che abbiamo visto tramite le metriche di consumo essere un pubblico passivo e in aumento”, spiega la ricerca. Leggi di più su MediaPost.

Adblock Plus lancia un’estensione per browser che riconosce le fake news

Eyeo, l’azienda dietro il popolare ad blocker Adblock Plus, punta su un nuovo settore: quello della verifica delle news. La società ha infatti lanciato Trusted News, una nuova estensione per browser (al momento disponibile solo per Google Chrome) volta ad aiutare chi naviga in internet a individuare possibili fonti di fake news. Una volta aggiunta al browser, l’estensione mostra una piccola icona di spunta verde quando il contenuto della pagina è verificato come affidabile, o icone di altri tipo in caso di materiali non affidabili, satirici, generati da utenti, dolosi, di tipo “clickbait” o non classificabili. L’obiettivo di Eyeo è ora quello di migliorare lo strumento, grazie ai feedback e all’utilizzo della tecnologia blockchain. Leggi di più su TechCrunch.

Tracking su Safari, stretta anche sul fingerprinting

Dunque, la possibilità per Facebook & Co di tracciare gli utenti sul web attraverso i pulsanti social ha i giorni contati. Almeno su Safari.

Nel corso della sua Conferenza mondiale per gli Sviluppatori, Apple ha infatti annunciato che su Safari (il browser dell’azienda della mela morsicata) i widget di terza parte che la maggior parte dei siti web incorporano nei propri siti non saranno più in grado di inserire cookie sul browser degli utenti (ne parliamo qui).

“Conosciamo tutti i like button e i campi per i commenti. Beh, si scopre che questi possono essere utilizzati per tracciarci, che ci si clicchi sopra o meno. Quest’anno, elimineremo questa possibilità”, sono le parole di Craig Federighi, SVP software engineering di Apple, riportate da Adexchanger.com.

Ma non c’è solo Facebook (e forse anche Google) nel mirino di Cupertino. Oltre alla possibilità di usare i Cookie, Apple ha annunciato anche una stretta sul fingerprinting, una metodologia di tracciamento alternativa usata da brand e agenzie. A grandi linee, si basa sulla capacità dei tracker di identificare specifici dispositivi attraverso delle loro caratteristiche univoche come ad esempio, le font installate, le caratteristiche dello schermo, particolari plugin.

Per limitare questa possibilità, nel suo nuovo sistema operativo Apple renderà molto più difficile per i “tracker” creare una singola “impronta digitale” del dispositivo, “confondendoli” grazie a pagine web con configurazione semplificata e caratteri incorporati. Poiché i plugin del dispositivo non saranno più supportati, non potranno nemmeno essere utilizzati per contribuire al fingerprinting.

“come risultato, il vostro Mac sarà più simile a tutti gli altri Mac e sarà drasticamente più difficile per le aziende di dati di identificare univocamente il dispositivo e rintracciare voi,” ha detto Federighi al nutrito pubblico di sviluppatori presenti all’evento.

Apple chiederà agli utenti su Safari se vogliono essere tracciati da Facebook e Google

A circa un anno dall’annuncio che l’ultima versione di Safari avrebbe limitato l’utilizzo dei cookie per il tracking degli utenti (soprattutto per il retargeting), Apple torna sul tema “tracciamento” con una nuova dichiarazione, fatta in occasione della conferenza per gli sviluppatori WWDC e rivolta nello specifico a Facebook.

Nella cornice del principale evento annuale di Apple, in cui sono state presentate numerose novità dell’azienda in ambito software e ufficializzati alcuni numeri di business, la società ha fatto sapere che chiederà agli utenti su Safari il loro consenso al tracciamento effettuato da Facebook al di fuori del social network. Per intenderci, quello condotto attraverso i “like button”, ossia i tasti di like, interazione e condivisione ospitati su una moltitudine di siti “esterni” alla piattaforma di Zuckerberg.

La richiesta avverrà sotto forma di finestra pop-up. Craig Federighi, SVP software engineering di Apple, ha mostrato durante la conferenza come funzionerà: in pratica, atterrando su un sito, l’utente riceverà una notifica di questo tipo: “Consenti a facebook.com di usare cookie e dati del sito mentre navighi su nomesito.com? Questo permetterà a Facebook di tracciare la tua attività”, chiamando l’utente a cliccare “non consento” o “consento”.

L’aggiornamento sarà rilasciato in iOS 12 e su Mojave, il nuovo sistema operativo per Mac che arriverà più avanti quest’anno (non è stata ancora ufficializzata la data precisa). Inoltre, secondo quanto riporta AdAge potrebbe le novità potrebbero coinvolgere anche il tracciamento effettuato da un’altra big di internet: Google. “Siti soggetti al tracciamento da parte di Google mostreranno simili messaggi pop-up”, scrive la testata americana. Non solo: sempre al WWDC, Apple ha annunciato anche un’altra stretta in materia di tracking, che riguarda la tecnica del fingerprinting (ne parliamo qui).

Tale atteggiamento di Apple nei confronti dello sfruttamento dei dati personali non stupisce troppo, del resto. Cupertino è sempre stata piuttosto attenta al tema della privacy dei suoi utenti, limitando al minimo l’utilizzo di informazioni personali. Una scelta che ha comportato, tra l’altro, un approccio alla pubblicità molto meno data-driven rispetto a quello di altri colossi di internet, come appunto Facebook e Google.

Dichiarazioni come quella fatta al WWDC, tuttavia, rappresenta ancora una volta un attacco nei confronti di società, come Facebook, che sono ormai da tempo nel mirino di media e opinione pubblica per il modo in cui gestiscono la privacy dei loro utenti. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, e alcune denunce su come il social (insieme a Google) ha gestito la questione del consenso per rendersi conforme al GDPR, proprio in questi giorni Facebook si è ritrovata nuovamente al centro delle polemiche per un’inchiesta del New York Times. Il quotidiano ha svelato che il social avrebbe permesso a svariate società produttrici di telefoni (inclusa, tra l’altro, la stessa Apple) di accedere ad informazioni sui suoi utenti, senza averne chiesto il consenso. Un’accusa a cui Facebook avrebbe risposto dichiarando di non essere a conoscenza di abusi.

Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Oggi protagonisti della nostra rassegna tre big del mondo internet: Facebook, Apple e Microsoft.

Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Nuove accuse per Facebook sul fronte privacy. Il social network di Zuckerberg è nuovamente nel mirino per aver fornito alle aziende produttrici di telefoni accesso a massicce informazioni sui propri utenti senza esplicito consenso. Facebook avrebbe consentito ad oltre 60 società – tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung – di accedere a delle cosiddette “private API”, ossia dei sistemi creati dallo stesso social per facilitare l’integrazione della sua app all’interno dei sistemi operativi degli spartphone. Facebook ha risposto alle accuse, dichiarando di non essere a conoscenza di abusi. Ma alcuni vedono già lo spettro di un nuovo scandalo. Leggi di più sul New York Times.

Apple, al WWDC 2018 tanti annunci e i nuovi numeri di App Store

In occasione di WWDC 2018, la conferenza annuale per gli sviluppatori di Apple, il colosso di Cupertino ha annunciato diverse novità riguardanti la sua offerta software. E ha anche ufficializzato alcuni numeri aggiornati sul suo App Store. Il marketplace di applicazioni della società ha raggiunto 20 milioni di sviluppatori registrati e 500 milioni di visitatori a settimana, totalizzando 100 miliardi di dollari di ricavi. Leggi di più su TechCrunch.

Microsoft punta sulle tecnologie open source: acquisita la piattaforma GitHub

Microsoft ha annuciato di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di GitHub, piattaforma per lo sviluppo di software aperto, per 7,5 miliardi di dollari. L’operazione, che dovrebbe essere chiusa alla fine dell’anno, conferma un defnitivo cambio di rotta per la società di Redmond, che dalla nomina di Satya Nadella a CEO nel 2014 ha iniziato ad investire massicciamente sulle tecnologie open source. Lo stesso Nadella ha dichiarato che, grazie all’operazione, “rafforziamo il nostro impegno verso gli sviluppatori per la libertà, l’apertura e l’innovazione”. GitHub continuerà ad operare in maniera indipendente. Leggi di più su MediaPost.

Apple al lavoro su un nuovo network per la vendita di pubblicità in-app

Mentre Apple studia un modo per vendere pubblicità in-app, Facebook dismette un suo strumento dedicato agli editori, e una società americana lancia una piattaforma per far dialogare brand e utenti attraverso gli assistenti vocali.

Apple al lavoro su un nuovo network per la vendita di pubblicità in-app

Apple avrebbe in piano il lancio di un network di vendita di annunci search all’interno di app esterne. La società avrebbe infatti avviato da qualche tempo dei colloqui con vari sviluppatori di app iOS (come Snapchat e Pinterest) per mostrare annunci display tra i risultati di ricerca all’interno di queste applicazioni. Ad esempio, se un utente cerca “NFL” su Snapchat potrebbe visualizzare tra i risultati anche un annuncio Apple di un’app per la rivendita dei biglietti delle partite di football. Apple condividerebbe i ricavi con le applicazioni che mostrano le campagne, secondo delle percentuali variabili da app ad app. Leggi di più sul Wall Street Journal.

Facebook dismette la sezione delle notizie “Trending”

A partire dalla prossima settimana, Facebook dismetterà la sezione “Trending” che raccoglie notizie sui temi di tendenza, insieme ai vari prodotti e intergrazioni di terze parti legati alla API “Trends”. Secondo una ricerca del social network, gli utenti col tempo avrebbero perso interesse in questo strumento, trovandolo sempre meno utile: i contenuti ospitati nella sezione avrebbero contribuito mediamente solo all’1,5% dei click alle notizie pubblicate dagli editori. Leggi di più su Marketing Land.

Assistenti vocali, LivePerson lancia una piattaforma per far dialogare brand e utenti

Gli assistenti vocali stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana delle persone, e la loro offerta di servizi – anche quelli “brandizzati” – si amplia costantemente. LivePerson, società americana specializzata in soluzioni per il commercio “vocale” ha annunciato il lancio di una nuova piattaforma volta a facilitare la possibilità delle aziende di connettersi agli utenti che utilizzano Amazon Alexa o Google Assistant, e renderla più scalabile. «Puntiamo a creare un futuro “conversazionale” che sia migliore per i consumatori rispetto al frammentato mix di oggi di telefonate, siti web e touchpoint social non collegati tra loro», spiega la società. Leggi di più su MarTech Series.

Apple News, gli editori potranno vendere la pubblicità tramite DoubleClick for Publishers

Dopo una fase di test partita lo scorso ottobre, Apple ha ora lanciato definitivamente la vendita di pubblicità su Apple News tramite DoubleClick For Publishers (DFP).

Adesso la funzione è aperta a tutti gli editori presenti sull’app, che potranno avere accesso anche ad alcune, seppur limitate, funzioni di targettizzazione. Queste potranno essere relative all’audience, secondo criteri come la fascia d’età, il sesso e la localizzazione, o contestuali, ossia in base all’editore dell’articolo, al fatto che appaia su iPhone o iPad, alla categoria all’interno dell’app o ad eventuali tag che l’editore indica all’interno del contenuto.

La possibilità di utilizzare l’ad server di Google sarà tuttavia limitata solo alla vendita, in modalità diretta, della pubblicità display, incluse GIF animate; non varrà, quindi, per video pre-roll o annunci in HTML5.

Per Apple, l’integrazione con DFP rappresenta un modo per attirare più editori sulla sua edicola digitale, offrendo la possibilità di utilizzare anche per l’app una piattaforma da loro già potenzialmente adottata per altri canali pubblicitari, con una conseguente velocizzazione dei processi di erogazione delle campagne.