Main partner:

Jobs

Deezer apre al Programmatic Audio grazie a un’intesa con Triton Digital

Deezer ha annunciato di aver aperto l’offerta pubblicitaria della sua app free (gratuita e ad-supported) al programmatic audio, grazie a una partnership appena siglata con il fornitore di tecnologie e servizi per la pubblicità audio Triton Digital.

Adesso, gli inserzionisti potranno acquistare in tempo reale l’inventory digital audio del servizio di streaming musicale. L’offerta automatizzata è attiva da oggi in 20 Paesi, inclusa l’Italia, attraverso la SSP audio di Triton, Yield-Op.

“La nuova partnership punta a offrire ancora più valore ai brand che vogliono fare pubblicità sul servizio di streaming, dato che la pubblicità audio su Deezer è non-saltabile e consiste in un solo annuncio per break“, spiegano le due società in una nota. Caratteristiche che, prosegue il comunicato, garantiscono “una maggiore visibilità per il brand, senza disturbare eccessivamente l’esperienza dell’utente”. In più, grazie ai dati proprietari di Deezer, le aziende potranno usufruire di una profilazione di alta qualità e di un elevato livello di impression servite al pubblico più rilevante.

«Deezer è un editore premium, e siamo orgogliosi che la sua inventory venga offerta tramite Yield-Op in private deal e in open auction sul nostro marketplace a2x. Consentire ad aziende ed agenzie di tutto il mondo di raggiungere i milioni di utenti attivi mensili di Deezer con campagne targettizzate e rilevanti contribuirà a rafforzare ulteriormente l’esperienza di ascolto personalizzata e di alta qualità che Deezer ha sempre offerto», ha commentato Benjamin Masse, Managing Director, Market Development and Strategy di Triton Digital.

«Siamo entusiasti di offrire un modo più efficiente di fare pubblicità su Deezer – ha aggiunto Marianne le Vavasseur, VP Adsales di Deezer Brand Solutions -. Adesso, con gli annunci in programmatic attraverso Triton, un maggior numero di aziende ed editori potrà raggiungere il pubblico di cui ha bisogno per avere più visibilità e awareness, mentre i nostri utenti free beneficeranno di pubblicità più su misura per loro».

Ads.txt per le app: ecco le ultime novità sullo strumento anti-frode

Dopo un lungo periodo di alpha test, comincia a prendere maggiormente forma il progetto di IAB Tech Lab di applicare lo strumento anti-frode ads.txt anche all’ambiente in-app. Il laboratorio tecnologico di IAB ha infatti pubblicato le specifiche tecniche in beta per la versione in-app dello strumento.

Una lunga gestazione, quella di ads.txt per app, cui hanno contribuito difficoltà oggettive come l’assenza, per le applicazioni, di URL su cui invece normalmente i file ads.txt vengono ospitati su web. Difficoltà, questa, a cui IAB aveva proposto come soluzione l’utilizzo di un campo normalmente usato dagli app store per identificare i software all’interno del loro marketplace, una sorta di codice identificativo – un meta-tag – dell’app nello store. Tuttavia, i marketplace di app non si sono rivelati molto contenti di dover utilizzare tali codici.

Così, in attesa dell’implementazione da parte di App Store e Google Play di meta-tag standard che consentano l’applicazione di ads.txt, l’associazione ha deciso di portare avanti lo stesso il progetto, utilizzando le URL dei siti degli sviluppatori normalmente contenute sugli app store come informazioni di contatto. “Pubblicare le autorizzazioni in un file di testo sul sito dello sviluppatore creerà una risorsa online centralizzate che lo sviluppatore potrà controllare in maniera indipendente – spiega IAB Tech Lab in una nota -. Essendo una specifica in beta, essa può essere implementata adesso, e successivamente gli app store potranno adottare un modo standardizzato per rendere tale informazione disponibile”.

Ma la questione dei meta-tag non è la sola sfida per il progetto. Anche l’adozione di ads.txt tra gli sviluppatori potrebbe rivelarsi difficoltosa. Se infatti, come già visto in ambiente web, utilizzare ads.txt può contribuire a diminuire i casi di frodi, con un conseguente ritorno economico per l’editore, nell’ecosistema app molti sviluppatori (soprattutto i più grossi) guadagnano più con gli abbonamenti che non con l’adv, il che potrebbe renderli meno interessati ad utilizzare un tale strumento.

Le specifiche beta di ads.txt per app sono aperte ai commenti fino al 4 febbraio 2019. Il documento è scaricabile a questo link.

Facebook annuncia novità pubblicitarie per chi promuove app

Facebook ha annunciato il lancio a livello globale di alcune nuove soluzioni a livello pubblicitario legate a chi promuove app.

La prima è un’opzione che consente di ottimizzare la retention: quando utilizzata su annunci volti all’installazione di app, il prodotto consente agli inserzionisti di ottimizzare il ritorno degli utenti due giorni o sette giorni dopo che l’app è stata scaricata, puntando a influenzare gli utenti nel punto più critico di interazione con l’app.

Facebook offrirà adesso ai brand anche quattro nuove metriche all’interno di Ads Manager per tracciare la retention connessa agli annunci pubblicitari app-install, capaci di misurare ad esempio l’apertura di app e il costo per retention al secondo e al settimo giorno dopo l’installazione.

Tali novità saranno disponibili per tutti gli inserzionisti a livello globale.

Entro il 3 ottobre le app su iOS dovranno avere una privacy policy

Apple è sempre sembrata essere molto attenta alla privacy dei propri utenti. E un nuovo annuncio, fatto proprio in questi giorni su un blog ufficiale, lo conferma.

La società ha infatti comunicato un’importante novità per gli sviluppatori di applicazioni iOS: l’obbligo, per tutte le applicazioni, di avere una privacy policy entro il 3 ottobre 2018.

La richiesta, prima limitata solo alle app per abbonamento, è adesso stata ampliata a tutti i software, compresi quelli ancora in fase di test, che dovranno comunicare agli utenti in che modo i loro dati personali vengono raccolti, utilizzati e condivisi.

Quello che gli sviluppatori dovranno fare, in particolare, sarà aggiungere nei propri software un link alla pagina di privacy policy, su cui dovranno spiegare quali informazioni sugli utenti sono raccolte, come e in che modo vengono usate. Dovranno anche specificare le loro politiche di conservazione dei dati e come gli utenti possono negare il consenso e cancellare i loro dati.

La nuova regola sarà attiva dal 3 ottobre. Dopo questa data, le app già esistenti prive di una policy non verranno rimosse dall’App Store, ma dovranno dotarsene non appena effettueranno un aggiornamento.

Apple conferma così di prendere sul serio la privacy dei propri utenti, in un momento in cui, dopo l’entrata in vigore del GDPR e gli scandali di Facebook e Cambridge Analytica, il tema della gestione dei dati personali è diventato particolarmente importante per le società che operano nel mondo digitale.

Header bidding in-app: PubNative lancia un approccio “ibrido”

Le tecnologie di header bidding stanno iniziando a prendere piede anche su mobile e in-app. In quest’ultimo caso, il fatto di doversi affidare a soluzioni generalmente basate su SDK genera, accanto ai benefici in termine di monetizzazione, anche problemi di latenza nel caricamento dell’app.

Una possibile soluzione arriva dalla piattaforma specializzata in monetizzazione per mobile PubNative (link), che ha annunciato il rilascio di una tecnologia di header bidding ibrida server-side/client side che promette di aiutare gli editori di app a massimizzare i ritorni pubblicitari senza ulteriori danni per la user experience.

La soluzione, chiamata HyBid, permette agli editori di massimizzare il valore del rendimento dell’impression avviando simultaneamente due aste.

Quando un utente apre un’app, questa invia una richiesta a PubNative, che avvia un’asta unificata tra tutti gli exchange di terza parte con cui è collegata. Questo avviene pre-bid e in remoto, quindi senza rallentare il caricamento dell’app.

L’offerta migliore è inviata indietro all’SDK di HyBid per competere sul prezzo con gli exchange e gli ad networks integrati nell’SDK del publisher, inclusi i “walled gardens” che generalmente sono nelle prime posizioni dei sistemi di monetizzazione “a cascata” (waterfall), come MoPub e AdMob.

La tecnologia di PubNative permette inserire nel processo i dati di prima parte del publisher per impostare floor price o creare segmenti di audience. “Il processo decisionale avviene client side e l’asta avviene prima server side e poi client side”, ha spiegato il Ceo di PubNative, Ionut Ciobotaru, che sottolinea come soluzioni di questo tipo vadano nella direzione di “un mercato RTB aperto su mobile”.

zeotap arricchisce i segmenti di audience con i dati sulle app mobili

zeotap compie un ulteriore passo verso la trasparenza. Nello specifico, l’aggiornamento della piattaforma riguarda i dati d’interesse degli utenti generati da applicazioni mobili.

Ora la società mette a disposizione di trading desk e inserzionisti un client al quale potranno accedere direttamente per costruire e creare segmenti, in aggiunta ai ventiquattro segmenti mApp già esistenti, in base alla presenza sui dispositivi di applicazioni presenti nella banca dati di zeotap. Questi segmenti potranno poi essere caricati sulla demand-side platform utilizzata.

«Prima parlavamo, ad esempio, di un segmento di profili interessati al mondo Travel, ora aggiungiamo anche l’informazione relativa a quali applicazioni mobili fanno parte di questo segmento, si tratta di un bacino di circa 40 mila applicazioni», ha spiegato Riccardo Polizzy-Carbonelli, Country Head per l’Italia di zeotap «Nel segmento mAPP, la qualità non è esclusivamente legata al fornitore del dato in quanto il profilo selezionato è una risultante di più data provider e non collegato ad un unico data provider. Ciò che conta quindi è la data science applicata e il processo di scoring qualitativo da noi adottato vostantemente. Per l’inserzionista, in particolare, ciò che conta è il risultato che genera il segmento proposto ed è proprio per questo motivo che il nostro maggiore impegno resta il mantenimento degli standard di qualità di tutti i dati utilizzati».

Da Snapchat nuovi strumenti self service per chi promuove app

Su Snapchat arrivano novità dedicate a chi promuove applicazioni.

Il social network del fantasmino ha infatti annunciato tre nuove soluzioni rivolte a migliorare le performance delle campagne di app-install, quelle cioè volte all’installazione di un’applicazione, attraverso il re-engagement di un utente.

Circa un anno fa Snapchat aveva reso possibile, per le aziende interessate a promuovere un app, l’utilizzo di deeplink per portare traffico su una determinata sezione dell’applicazione, targettizzando gli utenti che avevano già scaricato e aperto l’app. Una mossa volta a rendere i formati app-install di Snapchat utili non solo a far scaricare un’app agli utenti, ma anche a farla utilizzare. Ad esempio, un retailer poteva mettere in risalto una pagina di prodotto che un utente aveva aggiunto al proprio carrello senza ultimare l’acquisto; o uno sviluppatore di mobile gaming poteva selezionare dei giocatori una volta che raggiungevano uno specifico livello di gioco.

Adesso, l’utilizzo del deeplink viene reso ancora più semplice. Basterà infatti che l’utente faccia uno swipe sull’annuncio per essere automaticamente indirizzato sulla pagina dell’app desiderata dall’inserzionista. E se l’utente non ha l’app, il sistema lo porterà invece nella pagina di installazione. Prima l’utilizzo del deeplink era più complesso per i brand, che dovevano autonomamente costruire le landing page e i pulsanti per l’attivazione del deeplink. Adesso a fare tutto questo ci penserà Snapchat.

Il social ha annunciato anche delle novità sul fronte delle misurazioni delle campagne di app install. Saranno disponibili per gli advertiser delle finestre di attribuzione più flessibili per misurare le performance degli annunci in termini di download o installazione di un’app.

La misurazione sarà anche più granulare. Gli inserzionisti potranno ora visualizzare quante persone hanno visto e fatto swipe sull’annuncio all’interno di tre finestre di tempo: un giorno, una settimana o 28 giorni. Sarà possibile anche misurare quante persone hanno visto l’annnuncio senza fare swipe, ma hanno poi scaricato o aperto l’app da un paio d’ore a una settimana dopo, e cosa gli utenti hanno fatto sull’app dopo lo scaricamento.

«Gli utenti di Snapchat sono delle persone interessate a provare sempre cose nuove – dichiara Peter Sellis, Director of Revenue Product del social network -. Su Snapchat c’è voglia di scoprire app, e il nostro team ha raddoppiato gli sforzi nel costruire strumenti ad hoc per gli inserzionisti di questo tipo. Con questo lancio possiamo ora offrire metriche più granulari e nuovi modi di raggiungere la giusta audience, e continueremo a fare sempre di più».

Campagne app-install: quali sono i formati e le tecniche di targeting più diffusi?

La pubblicità video è importante per promuovere l’installazione di app? Secondo una ricerca internazionale, condotta dalla società specializzata AdColony (ex Opera Mediaworks), sì.

I risultati della “App Install Marketing Survey” dell’operatore hanno evidenziato come oggi la pubblicità video copra il 50% della spesa di annunci volti all’installazione di applicazioni. Di questa quota, il 25% è investito in annunci full-screen, mentre l’in-feed e i video social si fermano rispettivamente al 7% e al 16%.

Sempre parlando dei formati più utilizzati dagli inserzionisti che promuovono l’installazione di app, al di là delle soluzioni video, quelle interattive o “giocabili” sono attualmente usate dal 64% dei principali marketer, con una quota di investimenti in crescita, e raccolgono molta dell’attenzione delle aziende: il 45% si mostra entusiasta di esse, a confronto con il 22% per il video e il 18% per il social.

La ricerca ha dato spazio anche alle tecniche di targeting più diffuse nel settore: le aziende che comunicano le loro app scelgono di solito una segmentazione basata su sistema operativo, localizzazione e dispositivo, mentre una quota più ristretta punta piuttosto su dati comportamentali o operatore telefonico.

Lo studio è stato condotto coinvolgendo per il 75% sviluppatori di giochi mobile, per il 25% app non di gaming e per il 4% sviluppatori di app di gioco e non. Gli intervistati erano appartenenti per il 59% al mercato nordamericano, per il 27% alla regione EMEA, il 12% l’area APAC e il 2% la LATAM.

Le app rappresentano il 90% del tempo trascorso su mobile, ma è una lotta conquistare nuovi utenti

Negli ultimi 20 anni, la proporzione di utenti internet al di fuori degli Stati Uniti misurata da comScore è cresciuta dal 34% all’89%, e l’area EMEA rappresenta oggi un terzo dell’audience complessiva. Ulteriori dati sono disponibili nella relazione 2016 Global Future in Focus.

La crescita globale delle piattaforme mobile ha creato nuovi consumatori digitali e provocato un incremento del tempo dedicato alle attività online. E l’Italia non è certo immune a tale tendenza. Il 70% dell’audience digitale complessiva utilizza dispositivi mobili per accedere a contenuti, sia in maniera esclusiva che in aggiunta a computer desktop. All’interno di questo nuovo ecosistema, i rilevamenti di comScore MMX Multi-platform sottolineano l’importanza delle applicazioni, le quali sono responsabili del 90% del tempo di utilizzo complessivo di dispositivi mobili in Italia. Gli utenti di applicazioni tendono oggi ad affidarsi ai dispositivi smart per soddisfare esigenze di consumo sempre crescenti. Ma, se le opportunità offerte da una tale tendenza sono sotto gli occhi di tutti, i brand devono anche acquisire una più chiara consapevolezza delle sfide associate a questa piattaforma potenzialmente lucrativa.

Alcuni dati chiave sull’utilizzo delle app:

  • Gli italiani trascorrono più tempo su dispositivi mobili rispetto ai computer desktop; il mobile rappresenta circa il 64% del tempo complessivo di utilizzo di dispositivi digitali, mentre le applicazioni contano per circa il 90% dei minuti dedicati ai dispositivi mobili.
  • A giugno, il 28% degli utenti di applicazioni per smartphone ha usato dispositivi mobili per confrontare i prezzi di prodotti, e circa un terzo ha dichiarato di compiere tale attività su base settimanale.
  • Il 37% degli utenti di applicazioni per smartphone accede a siti di social network quasi una volta al giorno, e circa un terzo degli stessi condivide quotidianamente foto o video.
  • Il 27% di coloro che hanno scaricato almeno un’applicazione in un dato mese utilizza anche app di notizie locali o internazionali.
  • La sfida principale con cui i provider di app in tutto il mondo si ritrovano a dover fare i conti è rappresentata dagli ostacoli al download: in Italia, solo un quarto degli utenti di dispositivi mobili scarica nuove applicazioni nell’arco di un mese.

numero_di_app_scaricate-comscore

InMobi lancia una piattaforma di remarketing mobile-first

InMobi ha lanciato negli Stati Uniti una piattaforma di remarketing in-app mobile-first.

Il prodotto permette ai professionisti e agli sviluppatori di app di rimettere in obiettivo gli utenti esistenti sul network pubblicitario globale e l’exchange di InMobi, che comprende oltre 1,5 miliardi di dispositivi mobili unici.

La società ha dichiarato che gli inserzionisti che usano la piattaforma possono implementare una strategia di crescita mobile lungo l’intero imbuto di conversioni, dalla prospezione all’acquisizione, fino all’ottenimento di attivazioni post-installazione. La soluzione dovrebbe consentire anche di aumentare l’ingaggio con gli utenti.

È inoltre possibile, per gli utilizzatori, fare targeting con offerte personalizzate sugli utenti che hanno installato recentemente una app di vendita al dettaglio, incoraggiando sottoscrizioni e proponendo sconti.

Infine, la piattaforma offre ai marketer l’opportunità di aggiungere annunci video e nativi per incrementare le conversioni in-app; segmentare e retargetizzare gli utenti in tempo reale basandosi sul comportamento in-app, sullo storico degli acquisti e altri attributi personalizzati; erogare creatività personalizzate aggiornate in tempo reale in base alla disponibilità e al prezzo di un articolo; modificare in tempo reale le offerte d’asta per ogni utente facendo in base alla propensione di conversione, e, in ultimo, massimizzare il ritorno sulla spesa.