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Ceccoli, Smart: «Marketing efficace nell’era del GDPR? Puntate sul targeting contestuale dinamico»

Ogni quattro anni, la Coppa del Mondo beneficia di una copertura sostanziale su tutti i canali media, il che la rende un’opportunità d’oro per gli inserzionisti. Secondo eMarketer, il torneo determinerà un aumento significativo della spesa pubblicitaria nel mondo quest’anno, contribuendo a un aumento del 7,4% degli investimenti adv.

Quest’anno, però, rispetto al passato, c’è un avvenimento che sta rendendo più complessa la pianificazione di campagne di marketing data-driven, ed è il GDPR, come ci spiega Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart.

«Come tutti sappiamo, con l’entrata in vigore del GDPR l’uso dei dati per il targeting del pubblico è diventato più complesso. Tuttavia, esiste un’ottima alternativa per gli inserzionisti per ottenere le migliori performances dalle loro campagne: quella di fare affidamento al targeting contestuale».

Utilizzare il targeting semantico per l’acquisto delle inventory, infatti, consente alle aziende di avere tutti i benefici di una campagna targettizzata senza utilizzare i dati di navigazione degli utenti, e dunque senza correre il rischio di violare le regole del GDPR.

Il targeting contestuale esiste già, ma secondo quanto ci spiega il manager, grazie alle nuove tecnologie è possibile ora utilizzarlo in maniera ancora più efficace: «Nel caso di Smart, il motore semantico di Deal+ riesce oggi a offrire non solo il targeting basato sul contesto (disponibile per il targeting attraverso la piattaforma Full Stack), ma anche il targeting contestuale dinamico. Questo è reso possibile da un potente algoritmo e da un sistema di apprendimento automatico che estrae, analizza e classifica i contenuti di ogni pagina in tempo reale».

«Smart – aggiunge Ceccoli – ha unito la precisione del targeting semantico con la potenza di Deal+, un curated marketplace a disposizione della domanda. Questo vuol dire che, se un’inserzionista è alla ricerca ad esempio dello spazio pubblicitario più pertinente su vasta scala durante la Coppa del Mondo FIFA, riuscirà a raggiungere facilmente il suo pubblico, all’interno di un ambiente di editori premium al 100%».

«Per gli editori – conclude -, questo nuovo targeting soddisfa un’esigenza molto precisa degli inserzionisti ed è l’unica soluzione per migliorare il valore del loro inventario e la visibilità lato domanda».

Smart apre al Programmatic Guaranteed. Doubleclick Bid Manager primo partner

All’interno dell’offerta di Smart debutta il Programmatic Guaranteed. Una modalità di compravendita pubblicitaria che permette ai compratori di finalizzare deal con i premium publisher di Smart, con una delivery garantita ad un prezzo fisso. Primo partner in Programmatic Guaranteed della piattaforma è Google DBM (di cui Smart è a sua volta uno dei primi partner).

L’offerta è attiva su desktop, video, mobile e app, e continuerà ad avere dalla sua servizi di adserving e forecasting, due componenti chiave che da sempre hanno caratterizzato il posizionamento di Smart tra le piattaforme lato offerta.

«Siamo entusiasti di creare nuovi modi di utilizzo delle decisioni data-drive in real-time, combinate all’accesso di inventario riservato dai publisher. Il Programmatic Guaranteed semplifica il processo di acquisto con l’utilizzo di un’unica piattaforma e crea nuove opportunità di cooperazione tra advertiser e publisher. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri partner per portare questa nuova offerta nel mercato», afferma Paul Cocks, EMEA Head of Product for Inventory & Programmatic Direct in Google.

Su Smart i buyer potranno adesso concludere transazioni per formati ad alto impatto, tra cui Roadblocks e rich media. Una decisione che la società guidata in Italia da Andrea Ceccoli ha preso come parte della sua strategia per garantire maggiore controllo e trasparenza a domanda e offerta. Strategia in cui si inserisce anche la recente decisione di bloccare tutti i domini non autorizzati da Ads.txt.

«I buyer devono capire dove stanno finendo i loro budget pubblicitari, così il cambiamento alle relazioni dirette è strumentale – evidenzia il Chief Programmatic Officer di Smart David Pironon -. Smart fornisce un procedimento trasparente tra acquisto e vendita per effettuare transazioni dirette, senza il procedimento time-consuming delle inserzioni tradizionali. Il settore si sta spostando dai tradizionali acquisti IO verso deal in programmatic, inclusi anche quelli con volume garantito».

«La nostra piattaforma full-stack – aggiunge Pironon – offre un avanzato sistema di forecasting che include diversi parametri e fonti lato domanda in maniera tale che i publisher possano fornire ai buyer il 100% del volume di delivery, mentre viene massimizzato il rendimento con le campagne non-guaranteed».

Smart cresce e fissa i punti chiave della strategia 2018

L’ampliamento dell’offerta si inserisce in una fase di piena crescita della società, come ci conferma il Country Manager Italia Ceccoli: «L’azienda continua ad essere in crescita a livello globale su tutte i mercati, con un focus particolare sulla Cina».

La piattaforma ha aperto il 2018 con un’idea chiara di quelli che saranno i capisaldi della sua strategia: «Punteremo su alcune nostre feature chiave – ci spiega Ceccoli -. Innanzitutto l’inventory sulla nostra SSP, che è 100% ads.txt compliant e di alta qualità per i nostri buyer. Poi, contiamo di sviluppare il mercato delle app con nuovi partner e formati. Ancora, ottimizzeremo i processi di acquisto all’insegna del deal discovery, consentendo la ricerca automatica di deal già fatti e stabiliti tramite programmatic. E non da ultimo, intendiamo associare la nostra piattaforma full stack al concetto di “private garden”, ossia una suite completa per la monetizzazione di quegli editori che vogliono ottimizzare le revenue allo stesso tempo proteggendo i propri dati».

Smart contro le frodi: sulla SSP acquistabili solo inventory di editori che usano ads.txt

Sempre più operatori dell’ad tech si muovono a supporto di politiche anti-frode.

Dopo DSP come MediaMath e AppNexus e SSP come Smartclip, una nuova piattaforma si fa promotrice di ads.txt, lo strumento lanciato da IAB Tech Lab per contrastare il fenomeno del domain spoofing per cui le aziende si trovano ad acquistare inventory spacciate come premium ma non realmente tali. Si tratta di Smart (ex Smart AdServer), la quale ha annunciato una nuova politica interna secondo cui metterà a disposizione dei propri partner di domanda, per le loro bid request, solo le inventory dei publisher che hanno adottato ads.txt.

La decisione sarà effettiva dal 20 dicembre: da quella data in poi, tutti i domini ads.txt senza autorizzazioni saranno bloccati. L’obiettivo è quello di stimolare l’acquisto da parte dei partner demand di Smart di inventario aderente allo standard di ads.txt. “Nella lotta verso un ecosistema privo di frodi, l’inventario Smart RTB+ diventa 100% aderente a ads.txt e assicura autenticità dei domini”, dichiara la società, aggiungendo che i siti che devono ancora implementare ads.txt continueranno a ricevere la domanda di Smart, ma solo per un periodo di tempo limitato.

Smart è in prima linea sul tema frodi, e supporta l’adozione di ads.txt sin dal suo lancio diversi mesi fa, spronando i propri partner sia lato domanda che lato supply ad implementare il file. Di fatto però, la novità di oggi è un “passare ai fatti”, con una mossa che limita concretamente le possibilità di utilizzo della piattaforma per quegli editori che non sono conformi allo standard.

Di recente, la società ha anche predisposto il ruolo di Chief Quality Officer, posizione preposta ad assicurare i più alti standard possibili di trasparenza, affidata a Gorka Zarauz. Il manager ha commentato così la notizia di oggi: «Quest’ultima iniziativa è una pietra miliare per Smart, parte dei nostri continui sforzi per garantire fortemente ai pubblicitari la migliore qualità possibile dell’inventario. E’ il momento giusto per farlo e per fissare un elevato standard qualitativo»

Attualmente Smart analizza più di 300.000 domini in tutto il mondo e, entro metà novembre, più di 40.000 URLs che contengono una valida copia del file ads.txt. Un numero che continua a crescere man mano che l’iniziativa continua ad essere adottata da sempre più publisher.

Per Smart, la presa di posizione contro le frodi è stato un gesto abbastanza naturale, come ci ha spiegato il Country Manager Italia della società Andrea Ceccoli, contattato da Programmatic Italia: «La qualità è un argomento che impatta tutti nell’ecosistema della pubblicità digitale. Smart è nato all’interno di un premium publisher, quindi la qualità dell’inventario dei nostri clienti oltre ad essere una priorità fa parte stessa del nostro DNA».

Secondo il manager, la novità di oggi avrà dirette conseguenze sul business della società, in un mercato che oggi più che mai è particolarmente attento ai temi della trasparenza e della sicurezza. «Per i ricavi in Italia mi aspetto una crescita già dai primi mesi del 2018. I trading desk apprezzeranno la sicurezza che potremo offrire loro, con la possibilità di acquistare sulla nostra SSP solo inventario da fonte sicura certificata con ads.txt».

Smart e Rubicon Project stringono un accordo: per gli editori più controllo e maggiori ricavi

Fornire a chi compra e vende pubblicità un ambiente trasparente ed efficiente in cui operare le proprie transazioni. Con questo obiettivo, Smart (ex Smart Ad Server) e Rubicon Project – che in questi giorni ha annunciato anche l’integrazione del proprio Private Marketplace (PMP) in DoubleClick Bid Manager, la DSP di Google – hanno siglato un nuovo accordo.

Si tratta di un’integrazione lato server, che di fatto offre agli editori accesso a una maggiore domanda pubblicitaria, grazie al coinvolgimento della tecnologia XAPI di Rubicon Project, che connette gli ad server all’ad exchange globale di Rubicon.

Agli editori basterà semplicemente mettere la spunta su una casella dell’interfaccia di Smart, e potranno ampliare le loro fonti di domanda, con un’ulteriore massimizzazione dei ricavi ma sempre mantenendo il livello di controllo garantito dall’offerta Smart. Potranno poi tenere traccia delle performance dei vari partner di monetizzazione attraverso gli strumenti di reportistica già inclusi nell’offerta Smart.

La novità è disponibile su tutti i formati supportati da Smart, e in tutti i territori in cui la società opera a livello globale, Italia inclusa.

«I nostri editori vogliono essere in grado di aggiungere partner di domanda velocemente, senza dover fare integrazioni e senza dover mettere a rischio la user experience, come invece succede ad esempio con la latenza spesso associata all’header bidding – spiega Cyrille Geffray, CEO di Smart -. Con Rubicon Project, gli editori sulla nostra piattaforma possono adesso massimizzare i ricavi gestendo in maniera olistica un’asta unificata con i loro partner di domanda prescelti, che siano DSP, SSP o exchange».

Contattato da Programmatic Italia, Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart, ha aggiunto: «Sono molto contento di questa partnership che va a sommarsi a quelle avvenute nei mesi passati con molte altre SSP (OpenX o Pubmatic le maggiori), integrazioni che permettono una maggiore monetizzazione e una facilità d’accesso alla domanda per i nostri editori mantenendo sempre di più il controllo dei dati e delle campagne in piattaforma. L’obiettivo è sempre quello di riuscire a scalfire l’egemonia dei cosiddetti walled garden attraverso un’offerta alternativa combinata di partner sicuramente più piccoli ma più diversificati e trasparenti».

E sul tema della trasparenza e del controllo è d’accordo anche Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project: «Questo accordo costituisce un’altra grande opportunità per gli editori di gestire in modo indipendente la propria inventory. Essi avranno ora ancor più un accesso facile alla domanda di Rubicon grazie alla nostra miglior tecnologia disponibile, XAPI».

Smart AdServer diventa Smart e assume quattro nuovi manager internazionali

È difficile trovare un’occasione migliore del dmexco (leggi il nostro reportage dedicato) per comunicare all’industria digitale il rebranding della propria società. Per questo Smart AdServer ha presentato la sua nuova denominazione, Smart, proprio attraverso il suo padiglione, allestito nella fiera di Colonia.

Il cambio riflette in maniera diretta l’evoluzione tecnologica della società: «Negli ultimi anni, la nostra supply-side platform è stata interessata da una crescita notevole, proseguita fino a renderci una piattaforma full-stack. Le nostre attività non si limitavano al nostro ad server, che comunque continua ad essere un prodotto strategico, ma avevano ampliato lo scopo grazie alla SSP. Per questo si è reso necessario il cambio di nome», ha dichiarato Andrea Ceccoli, Country Manager per l’Italia di Smart.

 

Nuove nomine internazionali in Smart

Nel frattempo, con l’obiettivo di incentivare la crescita internazionale e sostenere il supporto ai clienti, Smart ha effettuato quattro nuove assunzioni per ruoli dirigenziali a livello globale. Si tratta di Michael Nevins, Sylvain Piquet, Joseph Carlos e Gorza Zarauz, rispettivamente nuovi Chief Marketing Officer, Chief Revenue Officer, Director of Global Operations e Chief Quality Officer.

Nevins viene da Taboola, in cui ha lavorato come Vp of global product marketing; precedentemente ha occupato ruoli dirigenziali in Undertone e Spongecell. Piquet ha lavorato per sette anni in Criteo, dove ha guidato una squadra di analisti e account manager in Europa, fino a raggiungere il rango di Vp of email. Carlos è stato recentemente direttore del servizio clienti globale in Parrot mentre prima ancora ha passato quattro anni in Microsoft lavorando come manager.

“Smart ha piani aggressivi per l’espansione globale e assumere esperti manager internazionali è parte importante di quei piani”, ha dichiarato il Ceo di Smart, Cyrille Geffray, “Michael, Sylvain e Joseph stanno lavorando a stretto contatto con me per accelerare la nostra crescita e il supporto clienti nei mercati chiave”.

Zarauz, che in passato ha lavorato in 24/7 Real Media, Xaxis e AppNexus, è responsabile di tutta la qualità delle operazioni. La sua squadra è garantisce la più alta qualità per il marketplace per compratori e venditori.

“Una delle nostre priorità è assicurare alti livelli di qualità e trasparenza sia su lato acquisto che su lato vendita”, ha continuato Geffray, “Questo è il momento giusto per istituire il ruolo di Chief Quality Officer. Gorka è un esperto in questo tema e ha una qualificazione unica per dare seguito al nostro impegno”.

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Problemi di brand safety? La risposta è una: trasparenza»

In un mercato in cui il programmatic advertising si fa largo, imponendosi come risposta e come innovazione in grado di soddisfare tanto le esigenze di targetizzazione degli spender, quanto quelle di monetizzazione dei publisher, emergono anche segnali di un’ancora sostanziale “immaturità”, che lascia spazio a un uso improprio del canale. A esprimere questa opinione è Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart AdServer, full stack platform che unisce un adserver e una SSP. Con il manager partiamo proprio dallo scoprire i problemi connessi a questa rivoluzione incompleta.

Andrea, secondo te, cosa rappresenta il programmatic per gli editori?

«È ormai qualche anno che il termine “programmatic” domina la scena nell’ambito del digital advertising, tuttavia credo sia ancora nelle sue fasi iniziali, pur avendo già una profonda influenza sul mondo della pubblicità online. In altre parole, l’intorno programmatico rimane ancora in gran parte inesplorato, soprattutto perché i temi caldi che ne costituiscono l’essenza sono sempre nuovi e in continua evoluzione, mi viene in mente per esempio quello dell’Header Bidding. È naturale quindi che il mercato nasconda per gli editori sia opportunità sia rischi, a mio avviso legati maggiormente al possibile uso improprio del canale».

La brand safety è una questione aperta anche sul fronte publisher soprattutto quando si parla di programmatic in open auction. Qual è la risposta giusta in questo caso?

«Il problema della brand safety ha limitato e limita in maniera considerevole il tasso di penetrazione del programmatic. La risposta deve basarsi sulla trasparenza, sia da parte dei publisher che da parte dei buyer. In tal senso, in passato, è stato fatto il tentativo di convogliare il mercato nei private marketplace. Tuttavia gli attori hanno cominciato presto a esserne frustrati in quanto non sono in grado di garantire sufficienti volumi di impression o addirittura l’audience targeting esatto. Il Programmatic Guaranteed può sicuramente costituire un passo in questa direzione: seppure nato dalla necessità dei publisher di proteggersi dalla fluttuazione dei volumi di acquisto dei demand partner, il suo ravvicinare le parti coinvolte a un rapporto diretto e sicuramente maggiormente regolamentato, ha come conseguenza quella di limitare il malvertising».

Rispetto alle questioni poste, voi come vi posizionate?

«Sebbene il core business di Smart AdServer sia storicamente quello dell’adserver, da un paio di anni a questa parte la SSP ha guadagnato sempre più importanza, diventando la principale fonte di fatturato della società. Gli investimenti in tal senso sono consistenti, ma del tutto giustificati dai tassi di crescita interni e del mercato. Vediamo quindi il programmatic come un’enorme opportunità, consapevoli che nasconda comunque dei rischi, su tutti quello della brand safety. In tal senso si sta muovendo l’azienda: attraverso un’attenta selezione dei nostri clienti – valutati non solo in fase di onboarding, ma costantemente attraverso tecnologie terze (Fraudlogix e IAS) – garantiamo ai nostri demand partner di acquistare sempre inventario sicuro e qualificato. I nostri publisher, invece, sono protetti da comportamenti fraudolenti grazie al continuo screening di ClarityAd, che riduce drasticamente (poiché eliminarlo è ancora utopistico) il rischio di erogazione di malvertising. Ciò porterà la domanda a essere più fiduciosa e disposta a pagare maggiormente gli spazi pubblicitari, anche in modalità automatizzata».

Pacchetti di inventory cross-editore, targettizzati per formato e contenuto: la novità di Smart AdServer

Smart AdServer amplia la propria offerta con un nuovo prodotto, annunciato nel corso dei Cannes Lions 2017. Si chiama Smart Deal+, ed è una soluzione che consente alle aziende di avere un nuovo tipo di accesso scalabile alle inventory di editori premium, e ai publisher di attirare più inserzionisti.

Smart Deal+ è un curated marketplace in cui è possibile trovare pacchetti di inventory su misura, attraverso singoli Deal ID che offrono agli inserzionisti accesso a un certo numero di editori premium insieme, fornendo la stessa trasparenza (anche di prezzo) degli accordi diretti, ma in maniera scalabile.

Il Country Manager Italia di Smart AdServer Andrea Ceccoli, contattato da Programmatic Italia, ci spiega come funziona la nuova soluzione: «Si tratta di un curated marketplace trasparente al 100%, che permetterà ai buyer di esplorare l’inventario servito dalla nostra SSP ed – eventualmente – consentirà di cogliere interessanti opportunità di upselling. Sarà possibile avere una targetizzazione per formato e per contenuto (come sport, gaming, female, gossip, news e così via), e da luglio anche per audience e viewability».

«Attraverso un unico deal ID per formato – prosegue Ceccoli – i publisher potranno mettere in vendita i propri spazi (senza cannibalizzare i loro deal diretti) ed entrare in contatto con quei trading desk che per loro erano off limits per dimensione, aumentando fill-rate e revenues». Il vantaggio per la domanda, invece, sarà quello di «avere un accesso semplice e diretto ad inventory premium per soddisfare i propri obiettivi di performance, con una sola operazione».

Deal+ crea un ID unico all’interno del network degli editori partecipanti. Attraverso questo ID, viene costruito un pacchetto di inventory tra i vari editori, che una volta stabilito un prezzo, viene offerto a livello locale e regionale. Il prodotto può essere acquistato da qualsiasi DSP.

Dopo una fase di beta test con il partner Adotmob, Deal+ è ora disponibile in America Latina ed Europa, Italia compresa.

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Più trasparenza e meno dispersioni? Bisogna avere pochi interlocutori»

Da 15 anni Smart AdServer aiuta publisher e concessionarie ad erogare contenuti e a monetizzarli. «Abbiamo quella che detta oggi una full stack platform, cioè l’unione di un ad server e di una SSP, per avere dati unici, dati trasparenti e un unico inventario da monetizzare», spiega Andrea Ceccoli, country manager Italia di Smart AdServer.

Abbiamo intervistato il manager in occasione del Programmatic Day, dove il manager ha preso parte a due panel dedicati al tema della trasparenza e alle sfide del Programmatic sell-side.

«Nell’ottica di avere più trasparenza e di disperdere meno la marginalità degli investimenti bisogna avere poche piattaforme e pochi interlocutori», ci ha detto Ceccoli, che in questa video intervista ci ha espresso anche il suo punto di vista sulla trasparenza in ambito Programmatic.

Il Server to Server sostituirà finalmente l’Header Bidding? Non così in fretta

Negli ultimi anni l’arrivo dell’Header Bidding è stato una manna per gli editori che cercavano di massimizzare i ricavi pubblicitari esponendo il loro inventario al maggior numero possibile di offerenti. Però – come per qualsiasi nuova tecnologia – c’è un rovescio della medaglia.

La sua insidia principale è la latenza. Poiché l’asta RTB avviene direttamente nel browser, l’Header Bidding può rallentare i tempi di caricamento di un 29% aggiuntivo. Un motivo più che sufficiente per allontanare molti utenti: mediamente più di un quarto dei lettori non è disposta ad attendere più di 4 secondi per il caricamento della pagina.

Non c’è da meravigliarsi quindi che gli editori siano alla ricerca di alternative. Tra le altre, la più efficace sembra essere la connessione server-to-server (S2S), che “sposta” l’asta dal browser ad un server esterno, riducendo i tempi di latenza consistentemente.

Quanto è attraente quindi la connessione S2S?

E’ probabile che nel 2017 molti editori testeranno la connessione server-to-server. Il ragionamento è semplice: il processo di offerta avviene su un server remoto, che è ottimizzato per garantire minori tempi di risposta.

I sostenitori del S2S sostengono che l’Header Bidding è un “trucco” che usa JavaScript per simulare una bid – una bid parallela fittizia, in altre parole. La connessione S2S non ha questo limite. Infatti, non solo permette una elaborazione delle offerte più veloce, ma permette di processare un numero maggiore di eventi, portando al conseguimento di CPM più elevati.

Suona come una soluzione vincente su tutti i fronti? Forse…

Uno svantaggio potrebbe essere rappresentato dal vincolo per gli editori di lavorare con un unico partner tecnologico. Inoltre, il processo di bidding avviene in un una black-box inaccessibile ai publisher, che devono per questo affidarsi completamente al loro fornitore. I player affidabili non mancano di certo nell’ambiente programmatico, ma il S2S potrebbe essere un’altra grossa tentazione per chi – con poca correttezza – potrebbe attuare arbitraggi, favorendo i propri interessi economici piuttosto che quelli dell’editore.

La sola opzione per scongiurare questo rischio è avere trasparenza sui prezzi: per gli editori l’unico modo per ottenerla è lavorare con piattaforme che rendano visibile il lordo delle transazioni, pratica piuttosto rara sul mercato. Di contro, molti attori non danno nemmeno visibilità su quale demand partner stia acquistando l’inventario, precludendo ai publisher interessanti opportunità di business.

Ma non mancano dubbi anche di natura tecnica. Come AdExchanger ha sottolineato ultimamente, “La velocità della chiamata comporta la perdita di cookie”, rendendo la targetizzazione tramite cookie più complessa con il S2S.

Dobbiamo quindi sperare in una versione aggiornata dell’Header Bidding?

La mancanza di trasparenza di alcuni player e la difficoltà della tracciabilità del cookie sono le due principali ragioni per cui la connessione S2S non è ancora una soluzione perfetta. D’altro canto, anche l’aggiunta in pagina del wrapper dell’Header Bidding comporta il rischio di aumentare eccessivamente il tempo di caricamento, e – di conseguenza – di perdere traffico.

Il publisher che volesse intraprendere uno dei due percorsi è dunque di fronte alla scelta tra due opzioni che presentano ancora delle lacune.

Qualora optasse per la connessione S2S sarà fondamentale affidarsi a player di fiducia, che in piattaforma mostrino il lordo della monetizzazione, cosicché il “guadagnato” dal partner tecnologico sia sempre visibile e le opportunità di arbitraggio siano scongiurate. Se, invece, si decidesse di investire sul progetto Header Bidding sarà necessario collaborare con l’ad-tech per cercare di limitare al massimo il problema della latenza (ad esempio, eliminando i numerosi JavaScript di terze parti che “appesantiscono” le pagine).

Andrea Ceccoli, Smart Adserver: «Fatturato più che raddoppiato. In Italia corre il Programmatic»

Monetizzare ogni contenuto web, mobile e video. Questa la promessa che Smart Adserver fa agli editori che lo scelgono come partner per la vendita in Programmatic delle proprie inventory.

La società ha recentemente lanciato una soluzione di Automated Guaranteed interamente dedicata ai publisher (qui l’articolo su Programmatic Italia), e oggi, con un’offerta di formati in costante aumento, si appresta anche ad entrare nel mondo dell’Header Bidding, con un prodotto dedicato atteso per quest’anno. Il suo fatturato in Italia è più che raddoppiato nel 2016, forte di un approccio improntato all’innovazione e sempre teso a cogliere le esigenze del mondo degli editori. Abbiamo fatto il punto sui progetti in corso e futuri della società con Andrea Ceccoli, il suo Italy Manager.

Come si posiziona Smart Adserver nell’ecosistema del Programmatic Advertising?

«Smart Adserver è una full-stack technology che abbina Adserver e SSP, permettendo ai propri editori – siano essi clienti “full-stack” oppure dotati di adserver di terze parti – di monetizzare ogni contenuto web, mobile e video tramite un completo ecosistema di Demand Partner».

Avete recentemente lanciato una nuova soluzione di Automated Guaranteed. Come si differenzia rispetto alle altre soluzioni presenti sul mercato?

«Secondo recenti stime dell’IDC, l’Automated Guaranteed rappresenterà il 53% degli investimenti globali in Programmatic Advertising nel 2018. Basata sugli standard IAB OpenDirect 1.5, la soluzione Automated Guaranteed di Smart Adserver è interamente dedicata agli editori che potranno accedere a questa funzionalità direttamente dall’adserver: attraverso un’unica piattaforma, potranno accettare o rifiutare le prenotazioni, confermarne i materiali creativi e proporre prezzi scontati. E’ una soluzione il cui scopo è quello di automatizzare le vendite dirette portando la massima flessibilità ed efficienza operativa».

Come sta evolvendo la vostra offerta? Avete recentemente lanciato delle nuove soluzioni?

«Smart AdServer da sempre pone la creatività al centro: la nostra galleria si arricchisce costantemente di nuovi formati rich-media, che puntano a garantire la migliore user-experience. Abbiamo un grande ventaglio di proposte, ma tra gli ultimi rilasci evidenzierei: il Go-To-Vertical, che propone in ambiente mobile video verticali full screen o rettangolari al centro di una cover a tutta pagina; il Video-Background, una skin che incorpora un video masthead che si espande a mouse-over; e il Video-Parallax – disponibile anche in Programmatic – in cui il contenuto pubblicitario è erogato in una finestra, mantenendo un senso di continuità durante lo scrolling attraverso l’effetto parallasse. Infine, abbiamo lanciato anche Smart Yield+, un nuovo potente pacchetto di servizi con l’obiettivo di incrementare in modo considerevole i ricavi programmatici. Al nuovo algoritmo di ottimizzazione dei FloorPrice (che garantisce mediamente un aumento del 40% dei ricavi), abbiamo affiancato un preciso strumento di Business Intelligence, che, con l’aiuto dei nostri Monetization Consultant, permette di monitorare puntualmente tutta l’attività programmatica».

Avete progetti in cantiere per i prossimi mesi?

«La crescita costante e diffusa globalmente di Smart Adserver è focalizzata sulla SSP: la roadmap di integrazioni con nuove DSP è in continua evoluzione. Sia a livello di headquarter, sia a livello locale con i nostri Demand Manager, teniamo stretti contatti di partnership, spingendo il più possibile la domanda verso i nostri editori. Con l’anno prossimo infatti andremo ad arricchire la nostra offerta programmatica di una soluzione di header bidding».

Come avete chiuso il 2016 in termini di performance?

«Come detto, la società sta crescendo molto a livello globale: il nostro team è più che raddoppiato anno su anno e abbiamo aperto un ufficio in Cina, avendo già da tempo acquisito i primi clienti in area APAC. In Italia cresciamo soprattutto lato Programmatic, che oramai rappresenta buona parte del nostro fatturato. Come diretta conseguenza dell’intensificazione delle attività di supporto locale nei confronti dei nostri partner, siano essi publisher o trading desk, anche nel 2016 abbiamo più che raddoppiato il fatturato dell’anno precedente».

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