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Criteo porta la sua soluzione di header bidding anche sulle AMP

La soluzione di header bidding di Criteo, Criteo Direct Bidder, è ora compatibile con il progetto Accelerated Mobile Pages di Google. Si tratta di una delle prime soluzioni di header bidding nel settore ad essere stata accettata per le AMP, fa sapere l’azienda.

Questa soluzione, spiega Criteo nella nota stampa, si presenta come un vantaggio per gli editori, gli inserzionisti e i consumatori. I publisher possono guadagnare di più dai 19.000 inserzionisti del netowork di Criteo e di conseguenza aumentare il fatturato. Un migliore accesso al catalogo di AMP consente a Criteo di raggiungere un numero maggiore di utenti mobili in ambienti in cui sono fortemente coinvolti e di incrementare il rendimento e le performance delle campagne per gli inserzionisti. Infine, i consumatori possono beneficiare di annunci più pertinenti nell’ambiente AMP.

“Criteo è uno dei leader del settore dell’header bidding, con una domanda unica e un’ampia adozione. Supportando AMP, abbiamo fatto grandi progressi con un prodotto che è stato adottato da quasi 4.000 editori premium“, ha affermato Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia. “Abbiamo preso la decisione di investire in AMP perché sappiamo quanto sia fondamentale aiutare i nostri partner a soddisfare le aspettative incentrate sugli utenti del web mobile e monetizzare nuove aree di attenzione del consumatore”.

Criteo è classificato da AMP come fornitore approvato di AMP Real Time Configuration, in quanto è allineato con l’obiettivo di AMP di fornire un’esperienza utente rapida e fluida. Utilizzando questa struttura, bastano pochi minuti per aggiornare i tag pubblicitari di AMP e accedere alla richiesta di Criteo.

“È stato semplice impostare Criteo Direct Bidder per AMP e abbiamo visto subito i risultati. Da quando abbiamo implementato CDB per AMP, abbiamo visto aumentare significativamente i ricavi AMP da Criteo”, ha dichiarato Carmine Laltrelli, Monetization and Innovation Director, Italiaonline. “Abbiamo un ottimo rapporto con Criteo, c’è uno scambio di informazioni molto utile che ci consente di migliorare  continuamente.”

Presto sarà possibile acquistare pubblicità sulle AMP Stories di Google anche in programmatic

A partire dai prossimi mesi, Google renderà possibile per le aziende acquistare pubblicità sulle AMP Stories anche in programmatic, tramite la sua DSP Display & Video 360.

L’annuncio è stato dato in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O (qui altra novità presentate nella prima e nella seconda giornata), in cui Big G ha fatto il punto sullo strumento, la AMP Stories, lanciato all’inizio del 2018 e che consente agli editori di creare su siti mobile contenuti che combinano testi, immagini, video e grafiche.

Attualmente è già possibile per gli editori vendere pubblicità su questi contenuti in modalità diretta attraverso Google Ad Manager, ma da questa estate Google consentirà ai brand di accedere alle inventory anche da Display & Video 360, tramite cui potranno targettizzare ed erogare in programmatic i loro annunci sulle Stories.

Le novità sulle Stories annunciate all’I/O comprendono anche la nascita – nei prossimi mesi – di uno specifico posizionamento di questi contenuti (laddove dedicati a specifici temi come il Travel) su Google Search, con un carosello scrollable poco sotto la barra di ricerca su mobile. Altre novità riguarderanno i creator, con nuove componenti per inserire nelle Stories contenuti interattivi come video di YouTube, luoghi di Google Maps o post di Twitter.

Recentemente, infine, è stato reso disponibile il supporto per l’utilizzo delle Stories in 21 nuove lingue, tra cui l’italiano.

Facebook, nuova polemica sulla privacy: avrebbe ceduto dati ad alcune aziende

Oggi nella nostra rassegna spazio alle TV connesse e alle ultime news su Facebook e le AMP di Google.

Facebook, nuova polemica sul fronte dati

Facebook al centro di una nuova polemica sul fronte dati. Secondo fonti vicine alla notizia, il social avrebbe stretto degli accordi con una serie di aziende, inclusa RBC Capital Markets e Nissan Motor Co., che avrebbero permesso alle società di avere accesso a una serie di informazioni personali sugli utenti del social, come il numero di telefono e il grado di vicinanza ad altri utenti del network. Gli accordi sarebbero andati avanti ben oltre il 2015, l’anno in cui – secondo quanto dichiarato dalla stessa Facebook – il social avrebbe eliminato la possibilità per società terze di raccogliere dati sugli utenti e le loro cerchie di amici. Leggi di più sul Wall Street Journal.

TV connesse, crescono gli investimenti pubblicitari

Gli investimenti pubblicitari su TV connesse aumenteranno drasticamente l’anno prossimo, secondo uno studio della società di ad tech self service SteelHouse. Il 78% delle aziende ha infatti in piano di acquistare inventory su questo tipo di dispositivi nei 12 mesi a venire. La quota delle tv connesse all’interno della spesa pubblicitaria video complessiva, che attualmente è del 12%, è dunque destinata a crescere sensibilmente. Lo studio ha inoltre evidenziato che aziende e agenzie hanno differenti KPI per misurare l’efficacia della pubblicità video: le prima puntano soprattutto su impression/reach, completamento e click-through, mentre le seconde preferiscono completion, punteggi di qualità ed erogazione/GRP in-target (comScore, Nielsen, etc.). Leggi di più su MediaPost.

Google, continuano i test delle AMP all’interno degli annunci Search

Per Google la pubblicità Search, si sa, è un grosso business, anche e soprattutto su mobile. E per migliorare l’esperienza di aziende e pubblico su questo mezzo, la società ha da tempo iniziato a testare l’utilizzo delle pagine AMP all’interno di questo canale. Da circa un anno Google sta sperimentando in particolare l’erogazione di landing page in formato AMP all’interno degli annunci Search su mobile, e col tempo gli esperimenti stanno andando avanti: da qualche giorno infatti, alcuni utenti hanno iniziato a visualizzare le icone del fulmine AMP accanto alla descrizione di alcuni di questi annunci testuali. Ma da Google non arriva ancora nessuna voce ufficiale: «Testiamo continuamente nuovi modi di migliorare l’esperienza dei nostri inserzionisti e utenti, ma non abbiamo ancora nulla di specifico da annunciare al momento», ha dichiarato la società. Leggi di più su Search Engine Land.

Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Nella rassegna di oggi parliamo di Google e di due editori internazionali: il New York Times e Newsweek Media Group.

Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Google ha annunciato oggi di voler portare il progetto delle sue Accelerated Mobile Pages (AMP) al di fuori dei suoi confini, rendendolo uno standard utilizzabile da tutti. Se da un lato le AMP sono uno strumento apprezzato dagli utenti, che vedono caricare le pagine internet in maniera più veloce, dall’altro lato sono spesso viste dagli editori come l’ennesimo “walled garden”, in quanto per potere usifruire di prestazioni veloci su mobile i contenuti devono essere caricati su domini Google. Adesso la società ha dichiarato di star provando a convincere le associazioni deputate alla creazione degli standard digitali ad adottare la tecnologia alla base del funzionamento delle sue AMP, rendendola un framework di riferimento utilizzabile per tutte le pagine internet. Leggi di più su The Verge.

Vendita in Programmatic o diretta? Stesso team per il New York Times

E’ finita l’era della distinzione tra programmatic e non-programmatic. Almeno nei team vendita degli editori. Il New York Times ha recentemente assorbito la propria squadra dedicata al programmatic all’interno del suo team vendite generale. L’idea è quella di formare tutti i membri della squadra commerciale sulla vendita automatizzata, in modo che siano capaci di vendere qualsiasi tipo di formato pubblicitario della testata a qualsiasi tipo di inserzionista. Leggi di più su Digiday.

Inventory fraudolente, Newsweek Media Group sotto i riflettori

Tempi difficili per Newsweek Media Group. DoubleVerify avrebbe identificato, all’interno di alcune property dell’editore, un codice fraudolento capace di impedire a società di misurazione terze di determinare in maniera accurata la viewability di un annuncio durante la navigazione. L’editore ha dichiarato di aver prontamente rimosso il codice dai propri siti, e di avere anche licenziato due dipendenti legati alla faccenda. Intanto però alcune piattaforme di vendita, come AppNexus e SpotX, hanno deciso di interrompere i loro rapporti con il gruppo. Leggi di più sul Wall Street Journal.

Header bidding, le AMP di Google integrano la soluzione Prebid Server

In occasione della conferenza per gli sviluppatori AMP Conf, nei giorni scorsi ad Amsterdam, Google ha fatto il punto sul progetto delle Accelerated Mobile Pages e sulle sue ultime novità.

Tra queste c’è il lancio di un nuovo strumento, chiamato Real-Time Config, che consente agli editori che usano le AMP di integrare tecnologie terze senza compromettere la velocità di caricamento delle pagine (che, come sappiamo, è la caratteristica alla base delle AMP). Si tratta, nello specifico, di un nuovo componente che supporta partner terzi che lavorano con Fast Fetch, il meccanismo lanciato lo scorso agosto per consentire un caricamento rapido delle pubblicità sulle pagine accelerate di Google.

Nell’ambito di questa novità, AppNexus ha annunciato sul suo blog un’integrazione tra AMP e Prebid Server, la soluzione di header bidding server-side disponibile attraverso l’organizzazione open-source Prebid. Grazie a questa integrazione, attraverso l’uso di Fast Fetch delle AMP gli editori potranno accedere a fonti di domanda in header bidding, con una conseguente riduzione della latenza e, allo stesso tempo, le possibilità di monetizzazione del mercato aperto.

«Portare una monetizzazione indipendente su AMP attraverso Prebid è una manna sia per gli utenti finali che per gli editori nell’internet aperto – spiega Vamsee Jasti, Product Manager per AMP di Google -. Come promotori di tecnologia open-source, consideriamo vitale per AMP e Prebid collaborare insieme per portare sul mercato soluzioni innovative che siano rapide ed efficienti».

La tecnologia è disponibile per tutti gli editori che utilizzano Prebid Server, disponibile su Prebid.org.

Google Display Network vs. DSP; la risposta delle holding pubblicitarie ai walled garden

Qual è lo strumento migliore per aumentare la reach della pubblicità display? Dipende dai casi. Intanto le holding adv rispondono ai walled garden con le loro piattaforme dati proprietarie, e il mercato della pubblicità mobile prova a superare alcuni importanti ostacoli.

Google Display Network o DSP?

Le piattaforme utilizzabili da chi acquista campagne display sono tante, ma in genere chi passa dalla search alla display e ha voglia di aumentare la proria reach tende per vari motivi ad affidarsi al Google Display Network. Siamo sicuri però che questa scelta sia sempre la migliore? Tra utilizzare GDN o DSP la decisione più adatta non sempre è la più ovvia: entrambi, infatti, hanno pregi e difetti. Leggi di più su Marketing Land.

Ad ogni holding la sua piattaforma dati

Agli inserzionisti fa gola poter utilizzare i preziosi dati forniti dai walled garden, tuttavia al di fuori dei confini di quelle piattaforme non è cosa possibile. Per rispondere a questi desideri dei buyer, le principali holding pubblicitarie hanno sviluppato delle piattaforme dati proprietarie: Spine di Publicis Groupe, AMP di IPG Mediabrands, mPlatform di WPP, M1 di Dentsu Aegis Network e Annalect di Omnicom. Ma che differenza c’è tra l’una e l’altra? Leggi di più su AdExchanger.

Le nuove sfide del Mobile Advertising

Nonostante la rapida crescita, la pubblicità su mobile ha ancora degli ostacoli da superare per raggiungere il suo pieno potenziale. La frammentazione di formati e standard, infatti, limita le possibilità data-driven del mezzo. Il consolidamento di standard di riferimento, diversi da quelli desktop e più appropriati alle specificità di smartphone e tablet è ancora lontano, ma miglioramenti su misurazioni e trasparenza si stanno già cominciando a intravedere. Leggi di più su eMarketer.

Evolution ADV porta l’Header Bidding sulle AMP di Google

Qualche giorno fa l’apertura al mercato della sua soluzione Header Bidding, adesso arriva un nuovo annuncio da Evolution ADV: la società porta l’Header Bidding sulle pagine AMP.

Le Accelerated Mobile Pages sono versioni ultraleggere delle normali pagine web che, se abilitate dall’editore, consentono a Google di proporle agli utenti che utilizzano dispositivi mobili al posto della normale versione della stessa pagina sito.

“Se da un lato AMP offre un’esperienza d’uso superiore per l’utente e occasioni di aumento di traffico organico per il publisher, d’altro canto la natura stessa delle pagine AMP rende più difficile la monetizzazione – spiega Evolution Adv nella nota ufficiale con cui annuncia la novità -. Come risultato molti publisher hanno scelto di non offrire a Google una versione AMP delle loro pagine o lo hanno fatto a malincuore accettando un trade off tra RPM e volumi di traffico“.

«La soluzione di Header Bidding per AMP proposta da Evolution ADV consente di superare parte dei problemi di erogazione pubblicitaria presenti su AMP – dichiara Dimitri Stagnitto, co-founder di Evolution ADV – grazie ad Header Bidding per AMP è possibile dare accesso su questa inventory anche a campagne dirette e deal programmatic impostati su diverse SSP e mettere il tutto in competizione aumentando fill rate e CPM. Siamo orgogliosi di essere tra le prime realtà in Europa ad offrire questa soluzione».

Il test di questo setup è stato eseguito sui siti InformazioneFiscale.it e TVSoap.it, entrambi molto forti sul motore di ricerca per le loro nicchie tematiche di appartenenza e quindi con un’importante quota di traffico AMP.

Evolution ADV ha precisato che, nonostante permangano alcune criticità legate ad AMP come la limitazione sui formati erogabili e la relativa lentezza di erogazione delle ad rispetto ai contenuti (per la quale però Google ha recentemente annunciato l’uscita di una soluzione), l’arrivo di Header Bidding si AMP rappresenta comunque “un passo in avanti importante nell’ottimizzazione pubblicitaria di questo particolare modello di distribuzione dei contenuti web che rappresenta ormai una quota molto importante (spesso superiore al 60% del traffico mobile complessivo per i siti che lo adottano) del traffico mobile in Italia”.

Performance migliori con le pubblicità sulle AMP. Lo rivela uno studio di Google e Teads

Le pubblicità che si caricano più velocemente funzionano meglio. E’ il dato che emerge da una recente ricerca di Google e Teads.

Secondo lo studio, l’inventory video degli editori mobile che hanno usato le Accelerated Mobile Pages di Google ha registrato performance migliori rispetto a quelle sul mobile web “tradizionale”. In particolare, i clickthrough rate sono aumentati del 200%, i tassi di completamento del 15% e le performance pubblicitarie del 18%.

In ogni caso, suggerisce Eric Shih, global svp of business development at Teads, non è solo una questione di “velocità”: secondo il manager, infatti, i video di brand ed editori non hano solo bisogno di essere veloci, ma anche di “attirare l’attenzione, educare e intrattenere”. “Se hai mai aspettato impazientemente il caricamento del tuo sito preferito solo per vedere uno scocciante pop-up venir fuori sul tuo schermo, allora puoi capire perchè lo user engagement decresce – scrive il manager in un blog post – Questo genere di esperienza non sblocca il pieno potenziale della pubblicità video”.

In un altro studio effettuato lo scorso mese, Google ha osservato che gli editori che usano le AMP avevano un traffico “significativamente” più alto. L’80% dei publisher, inoltre, avevano tassi di viewability più alti rispetto alle pagine non AMP, e l’85% aveva un engagement più alto con più elevati tassi di clickthrough. Secondo Big G, infine, la maggior parte dei publisher vedeva anche CPM stimati più alti rispetto alle pagine tradizionali.

Attualmente circa cento editori che fanno parte del network Teads utilizzano le AMP, inclusi Mashable, Trinity Mirror e The Telegraph.

AMP di Google: in arrivo due nuovi formati pubblicitari

Google annuncia novità per le AMP sul fronte pubblicitario.

Con un blog post firmato da Craig DiNatali, director global partnerships, e da Nitin Kashyap, product manager di Google, Big G ha annunciato i primi risultati sulle performance pubblicitarie delle Accelerated Mobile Pages, il progetto, nato lo scorso ottobre per rendere più fruibili i contenuti degli editori sul mobile web e attivo dalla fine di febbraio.

Il blog post rivela che, a paragone con pagine non-AMP, oltre l’80% degli editori ha riscontrato livelli di viewability più alti e oltre il 90% ha rilevato tassi di engagement più elevati, con una crescita dei CTR. La maggior parte dei publisher, inoltre, ha visto eCPM più alti (il trend, specifica Google, varia da regione a regione e in base a quanto ottimizzati sono le pagine non-AMP).

Tuttavia, c’è ancora molto da fare “per noi e il resto della industry, inclusi i nostri partner ad tech terzi – aggiungono i due manager -, per rendere le esperienze pubblicitarie sul mobile web così soddisfacenti come quelle di contenuto sulle AMP”.

Google, dunque, prosegue la sua roadmap, che, nella messa a punto dell’offerta pubblicitarie delle Accelerated Mobile Pages tiene conto di quattro punti fondamentali: velocità, bellezza, sicurezza e condivisione da parte della industry.

I prossimi step saranno tre: questo trimestre, il lancio di due nuovi formati, gli annunci Sticky (persistenti), una soluzione che bilancia viewability e user experience, e degli annunci Flying Carpet, un ampio canvas per esperienze pubblicitarie immersive e rapide da caricare. Più avanti invece, nel corso del terzo quarter dell’anno, ci sarà il lancio di AMP ads for AMP pages, ossia formati capaci di garantire un caricamento veloce come quello dei contenuti editoriali sulle AMP.

La pubblicità sulle AMP supporta anche l’header bidding, da quando lo scorso marzo Rubicon Project ha annunciato la compatibilità della sua piattaforma FastLane con le “pagine accelerate mobile” di Google.

Programmatic, accordo tra Adelphic e adsquare sui dati delle audience mobile in Europa

Adelphic, una delle principali DSP mobile e cross-canale, ha annunciato oggi un accordo con adsquare, la Audience Management Platform per la pubblicità programmatica mobile, che permetterà alle agenzie e ai trading desk di utilizzare una nuova potenziata fonte di dati sul pubblico mobile per il mercato europeo. I clienti di Adelphic possono ora attivare le audience, create attraverso l’AMP di adsquare, basandosi sulla posizione, sul nucleo familiare, sull’acquisto, sulla socio-demografia e su dati d’utilizzo di app per fornire annunci più rilevanti e precisi ai consumatori del Vecchio Continente.

“L’adozione dei blocchi anti-pubblicità è cresciuta nella regione EMEA più velocemente che in altri mercati, il che rende ancora più importante che gli operatori e le loro agenzie si concentrino sull’erogazione di inserzioni ben mirate, quindi i dati giusti sono tra i principali pezzi necessari per risolvere questo puzzle”, ha dichiarato Tom Laband, Ceo e Co-Fondatore di adsquare, “La nostra AMP offre accesso ad una vasta serie di fornitori di dati premium ed è una potente risorsa che le agenzie clienti di Adelphic, in Europa e non solo, valorizzeranno in quanto conferisce loro controllo e trasparenza”.

La capacità di fornire servizi di altro livello ai marchi e alle agenzie nella regione è stata una priorità per Adelphic. L’azienda ha nominato Nicholas Mills come General Manager EMEA alla fine dell’anno scorso e da allora Mills ha espanso le offerte, le vendite e i gruppi di servizio regionali dell’azienda per supportare i clienti e le aziende in Europa.

“La pubblicità programmatica mobile sta intraprendendo una crescita considerevole in Europa poiché i marchi stanno realizzando le opportunità offerte dai dispositivi mobili e il ritorno sugli investimenti disponibile attraverso un approccio guidato dai dati”, ha detto Mills, “Con l’attivazione delle audience modellata attraverso adsquare, i nostri clienti possono attivare campagne che sono altamente efficienti nel raggiungimento degli utenti e nell’incremento dei ritorni”.