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Fornire dati personali alle aziende? Tra gli utenti prevale un approccio “pragmatico”

Oggi nella nostra rassegna focus su dati personali, smart speaker e strategie mobile per le PMI.

Fornire dati personali alle aziende? Tra gli utenti prevale un approccio “pragmatico”

A pochi giorni dall’entrata in vigore del GDPR, uno studio globale ha indagato l’atteggiamento degli utenti di fronte all’utilizzo dei loro dati personali da parte delle aziende, scoprendo che molti di essi hanno un approccio di tipo “pragmatico” alla questione. Poco più della metà (51%), infatti, è felice di condividere informazioni su di sè nel caso ne possa ottenere in cambio chiari benefici, mentre il 26% non si preoccupa di come i propri dati vengono raccolti e utilizzati. Meno di un quarto (23%), invece, afferma di non essere disposto in nessun caso a fornire informazioni personali. Leggi di più su WARC.

Speaker intelligenti, Google scalza Amazon per dispositivi venduti

Nella lotta per il primato della vendita di speaker intelligenti, Google scalza Amazon. Nel primo trimestre 2018, infatti, Google Home ha battuto Amazon Echo con 3,1 milioni di articoli venduti contro 2,5 milioni. E’ la prima volta dall’inizio del 2017, quando le due aziende avevano iniziato a competere nel mercato. Amazon resta comunque attualmente il leader del settore. Gli Stati Uniti si confermano il Paese che più acquista smart speaker, con un totale di 4,1 milioni di prodotti venduti nel trimestre (il terzo operatore è Apple), seguono Cina (1,8 milioni) e Corea del Sud (730 mila). Leggi di più su The Verge.

Meno della metà delle PMI ha una strategia di marketing ottimizzata per il mobile

Oggi più che mai è indispensabile per le aziende essere presenti sui dispositivi più utilizzati dagli utenti: gli smartphone. E’ l’assunto è ancora più vero nel caso delle imprese locali, per cui essere “a portata di mano” diventa fondamentale, sia per attirare nuovi consumatori che per mantenere il rapporto con quelli già esistenti. Tuttavia, secondo una ricerca che ha coinvolto 6 mila imprese locali in 8 Paesi del mondo (Italia compresa), meno della metà delle aziende ha una strategia di marketing ottimizzata per il mobile. Leggi di più su MediaPost.

Amazon punta sull’assistente virtuale Alexa. Presto l’arrivo della pubblicità

Quella degli assistenti virtuali è stata una delle parole chiave del mercato digitale nell’anno che si è appena concluso. Nell’arrivo sul mercato di dispositivi quali Amazon Echo e Google Home, oggi sempre diffusi nelle nostre case, in molti hanno visto la possibile apertura di un nuovo canale per la pubblicità digitale, soprattutto quella programmatica, vista la possibilità di raccolta di dati sugli utenti che l’utilizzo di device di questo tipo comporta.

In molti, peraltro, si sono interrogati su come tali dispositivi avrebbero potuto funzionare da un punto di vista pubblicitario: in un mercato in cui, quanto a spesa adv, a farla da padrone è il Video, come sarebbero stati utilizzati dai brand questi nuovi mezzi?

Per lungo tempo la domanda non ha avuto risposta, Amazon e Google impegnate soprattutto a mettere a punto sui loro assistenti virtuali altro tipo di funzionalità. Ma adesso sembrerebbe che una delle due abbia compiuto il primo grande passo.

Secondo quanto riporta la CNBC, Amazon avrebbe infatti avviato una serie di colloqui con società di beni di consumo come Procter & Gamble per lo sviluppo di pubblicità sul dispositivo Echo, in cui funziona l’assistente virtuale Alexa. In particolare, la “forma” degli annunci dovrebbe essere quella del Search Audio, con i brand disposti a pagare per essere citati in risposta a specifiche richieste del pubblico. Se ad esempio l’utente chiede ad Alexa come fare a togliere la macchia di vino dalla tovaglia, Alexa potrebbe rispondere citando uno specifico smacchiatore. Esattamente come già succede sui motori di ricerca. Con la differenza che, nel caso degli assistenti virtuali, gli utenti sono generalmente più propensi a selezionare i primi risultati di ricerca, mentre sul web è più facile fare “scroll” della pagina o ignorare i suggerimenti: da qui l’importanza di avere un posizionamento “top”.

Amazon starebbe testando varie forme di pubblicità su Alexa. Una sarebbe quella di targettizzare gli utenti sulla base dei loro comportamenti di acquisto sulla piattaforma di ecommerce. Un’altra quella dell’inserimento di annunci all’interno delle skills – l’equivalente delle app – dell’assistente virtuale.

Sembrerebbe insomma che ci siano tutti gli ingredienti per l’apertura di una nuova fonte di monetizzazione per l’azienda di Seattle. Un’azienda che, progressivamente, sta diventando un vero e proprio colosso capace di far tremare le altre big di Internet.

Su Amazon Echo arriva la pubblicità, con i nuovi Sponsored Message

Quando gli assistenti digitali hanno iniziato a diffondersi, grazie a dispositivi come Amazon Echo o Google Home, il mercato ha subito iniziato a chiedersi: “Quando arriverà la pubblicità?”. Ebbene, il momento non ha tardato ad arrivare.

Grazie ad una nuova piattaforma chiamata Sponsored Message, gli utenti di Amazon Echo cominceranno presto a ricevere mesaggi pubblicitari all’interno delle app terze di Alexa (le cosiddette “Skills” dell’assistente digitale di Amazon) come lo streaming musicale o gli aggiornamenti delle notizie.

Dietro la novità c’è VoiceLabs, società di Voice Experience Analytics con cui Amazon ha iniziato da tempo a collaborare per consentire a sviluppatori terzi di realizzare app per il proprio assistente vocale Alexa, e che adesso si sta occupando dell’implementazione degli annunci adv.

Secondo quanto riporta la testata Business Insider, i ricavi degli annunci pubblicitari andranno direttamente agli sviluppatori delle app, anche se (indirettamente) ne trarrà profitto anche Amazon, che “potrebbe utilizzare questa opportunità per vedere se gli utenti di Alexa sono aperti alla pubblicità sulla piattaforma, e poi incorporarla anche sulle sue app proprietarie come le shopping list”.

A spiegare cosa sono gli Sponsored Message è la stessa VoiceLabs in una nota ufficiale: annunci “lunghi dai 6 ai 15 secondi, inseriti all’inizio e al termine delle conversazioni”. Il formato, inoltre, è disegnato per essere una sorta di storia in più parti, che viene via via proposta nel corso della giornata: un utente può sentire la prima parte dell’annuncio la mattina presto, poi la seconda parte quando riutilizza Alexa nel pomeriggio, e infine la terza parte la sera o il giorno successivo.

Ad essere coinvolte dall’arrivo degli annunci, comunque, non saranno molte Skills. Anzi. Attualmente ci sono solo tre categorie di app su Alexa che possono ospitare pubblicità, secondo le regole di Amazon: lo streming radiofonico, lo streaming musicale e le notizie flash, il che equivale a circa 3000 delle 13000 Skills complessive esistenti su Alexa.

Lo Sponsored Message, che potrebbe essere riconducibile a un formato Native Audio, è stato a lungo testato da VoiceLabs, raccogliendo un alto livello di accettazione da parte degli utenti. Tra i suoi primi utilizzatori ci sono la compagnia di assicurazioni Progressive, il fast food Wendy’s e il broadcaster ESPN.

Secondo una recente ricerca di BI Intelligence, attualmente 9 milioni di abitazioni negli Stati Uniti hanno almeno un dispositivo Amazon Echo, e si stima che la cifra arriverà a 16,5 milioni entro il 2022. Proprio pochi giorni fa, Amazon ha presentato Echo Show, la nuova versione del suo speaker, arricchita da uno schermo video: una novità che potrebbe, ulteriormente, aprire le porte a nuove possibilità di monetizzazione pubblicitaria.

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