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Google contro le inventory fraudolente: novità per gli editori su AdSense e DoubleClick

Quella delle inventory fraudolente è oggi una delle principali criticità dell’industria digitale, e sempre più società si stanno impegnando a trovare dei modi di porre un freno a questo trend. Tra le possibili soluzioni, ce n’è una su cui si stanno concentrando gli sforzi di molti operatori: Ads.txt, un indice preformattato di venditori autorizzati che gli editori possono attaccare ai loro domini consentendo agli advertiser di riconoscere chi è ufficialmente preposto alla vendita delle loro inventory.

Questo strumento, ideato da IAB Tech Lab, ha ricevuto sin da subito il plauso e l’endorsement di vari player, tra cui Google. E oggi Big G continua a spingere sull’adozione di questo strumento da parte degli editori, attraverso una serie di novità inerenti AdSense e DoubleClick.

Queste novità sono per lo più volte a frenare una tipologia ben precisa di pubblicità fraudolenta: il cosiddetto “domain spoofing“, ossia la vendita di inventory con l’URL di un sito premium, ma che in realtà sono spazi appartenenti a property ben meno prestigiose.

Sono tre le novità annunciate da Google. La prima è che su AdSense inizieranno ad essere mostrati degli alert nell’interfaccia utente, che segnaleranno agli editori eventuali errori identificati dal sistema nel loro file ads.txt.

Inoltre, entro la fine di questo mese, l’ad server DoubleClick for Publishers includerà un generatore Ads.txt e un validatore, per aiutare gli editori a creare le loro liste di venditori autorizzati e correggere o modificare i loro elenchi già esistenti.

Entro quest’anno, infine, DoubleClick Ad Exchange e AdSense filtreranno l’inventory non autorizzata, in base a quanto scritto sui file Ads.txt, escludendola dalle proprie aste.

Creatività pubblicitarie sempre rilevanti? Google e Shutterstock annunciano un accordo

Nell’era del real-time pubblicitario digitale, a volte non è facile realizzare creatività sempre diverse e rilevanti per poter cogliere appieno i benefici del targeting data-driven. Ma un nuovo accordo sembra venire in aiuto alle aziende in difficoltà.

Da oggi infatti gli inserzionisti dei prodotti pubblicitari display di Google potranno utilizzare le immagini di Shutterstock per le loro campagne.

Il fornitore di immagini e musica ha infatti annunciato un’integrazione API con Google, che permetterà alle aziende che usano i formati display web e mobile di Big G, tra cui Adsense, Adwords e Admob, di accedere a un portafoglio di oltre 90 milioni di immagini, utilizzabili per le loro campagne.

La tecnologia di Google unirà in maniera programmatica le immagini ai copy pubblicitari, valutandone le performance adv: la soluzione API scalabile di Shutterstock consentirà infatti a Google di testare facilmente le performance dell’immagine unita al testo, direttamente all’interno del formato pubblicitario, per annunci ancora più rilevanti che sappiano rispondere alle nuove sfide del real-time pubblicitario digitale.

Shutterstock fornisce già il proprio archivio di immagini a fini pubblicitari ad AOL, Salesforce e Sprinklr.

A febbraio il roll-out delle AMP di Google. Tra i partner pubblicitari, tante big dell’ad tech

Le Accelerated Mobile Pages diventeranno presto realtà.

Con un blog post firmato da Richard Gingras, head of News di Google, e una conferenza stampa dedicata negli Stati Uniti, Google ha annunciato che il progetto AMP prenderà ufficialmente il via a febbraio 2016, quando verrà integrato all’interno del motore di ricerca.

Contestualmente all’ufficializzazione del roll-out, Google ha resi noti anche i nomi di nuovi partner pubblicitari del progetto, che vanno ad aggiungersi a quelli già annunciati qualche settimana fa. Tra le strutture che si occuperanno a vario titolo della gestione della pubblicità su AMP, e che attualmente stanno collaborando con Big G alla fase di test degli annunci, ci sono diverse big dell’ad tech: oltre DoubleClick e AdSense, anche Outbrain, AOL, OpenX, Taboola, Pubmatic, Integral Ad Science, Moat e Teads.

Quello della pubblicità è uno degli ambiti del progetto su cui Google sta attualmente lavorando: secondo quanto rivela il blog post, la roadmap iniziale su questo fronte include annunci dal caricamento più veloce, annunci dalle misure adattabili e supporto per la viewability, oltre all’integrazione con data management providers e fornitori di contenuti sponsorizzati. Così come editori e partner tecnologici, sono stati coinvolti in questa fase anche alcuni buyers come Annalect, sigla ad-tech di Omnicom Media Group.

Anche sul fronte analytics fervono i lavori, insieme ai partner comScore, Adobe Analytics, Parse.ly, Chartbeat, Nielsen, ClickTale e, ovviamente, Google Analytics. Le prime funzionalità verranno attivate già questo mese, con nuovi tool nelle settimane successive e l’avvio dei test definitivi nella seconda metà di gennaio.

Diversi gli editori che hanno manifestato l’intenzione di adottare le Accelerated Mobile: dall’italiana La Stampa al New York Times e al Washington Post, oltre a piattaforme digitali come Twitter, Pinterest, Linkedin e WordPress.

Leggi l’articolo completo su Engage.