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Adobe lancia la suite Commerce Cloud, che connette i dati ecommerce con l’adv

Oggi nella nostra rassegna le ultime news da Adobe, Xandr e Tealium.

Adobe lancia la nuova suite Commerce Cloud, che connette i dati ecommerce con l’adv

Adobe ha lanciato una nuova suite di prodotti cloud. Si chiama Adobe Commerce Cloud, ed è la quarta suite cloud della società, dopo Experience, Advertising ed Analytics. Al centro della sua offerta c’è la piattaforma ecommerce Magento, acquisita lo scorso anno da Adobe e ora integrata con gli altri prodotti cloud della società. Tra le capacità della nuova suite, quella di connettere i dati ecommerce con i prodotti pubblicitari, grazie a cui sarà possibile, ad esempio, ottimizzare il targeting e l’attribuzione sulla base delle transazioni ecommerce. La piattaforma conterrà anche una tecnologia per la gestione delle vendite e della pubblicità su Amazon e Google Shopping. Leggi di più su AdExchanger.

Xandr (AT&T) lancia un marketplace di editori video premium

Xandr, la divisione ad tech di AT&T, ha annunciato la creazione di Community, un marketplace di editori video premium cross-piattaforma, che comprende inventory da ambienti OTT, Connected Tv, digital e mobile e che potrà sfruttare i segmenti di audience della società, costruiti sui dati di prima parte di AT&T. Tra i primi partecipanti al network ci sono WarnerMedia, Vice, Hearst Magazine, e altre property owned-and-operated di AT&T, come Directv Now e AT&T WatchTV. Leggi di più su Digiday.

Tealium raccoglie 55 milioni di dollari di nuovi investimenti

Tealium, società californiana specializzata nella gestione dei dati e nella digital identity, ha ottenuto un nuovo corposo round di finanziamenti: 55 milioni di dollari, provenienti da un pool di investitori guidati dalla Silver Lake Waterman. Tealium ha raccolto fino ad ora più di 160 milioni di investimenti. Il nuovo capitale verrà utilizzato per accelerare lo sviluppo dei prodotti, soprattutto nell’ambito delle customer data platform, rendere più scalabili le attività di go-to-market dell’azienda, ed espandere il suo sistema di data integration. Leggi di più su VentureBeat.

Anche Adobe ha la sua CDP: disponibile a livello globale la nuova Experience Platform

Adobe ha annunciato la disponibilità globale della Adobe Experience Platform, una piattaforma per la gestione in real-time della customer experience.

Si tratta di uno strumento aperto ed estensibile, che mette insieme dati provenienti dai vari canali di un’azienda e li attiva, consentendo, grazie all’utilizzo della piattaforma di intelligenza artificiale e machine learning Sensei di Adobe, una profilazione dei clienti in tempo reale per la creazione di esperienze personalizzate.

Tra i primi utilizzatori della piattaforma, nella sua fase beta, ci sono grandi nomi come Verizon Wireless, Sony Interactive Entertainment e i retailer americani Best Buy e The Home Depot.

Ecco come funziona. Adobe Experience Platform raccoglie e processa decine di milioni di dati al secondo provenienti da molteplici fonti, e li organizza in segmenti che Adobe chiama Experience Data Models (XDM). Le aziende potranno utilizzare la piattaforma per attivare informazioni attraverso tutte le soluzioni di Adobe Experience Cloud e, in più, potranno importare i loro dati proprietari provenienti da Enterprise Resource Planning (ERPs), Customer Relationship Management (CRMs) e altre fonti.

«Risolvere le sfide di oggi sui dati richiede un’architettura cloud-based e molto scalabile, con un ricco accesso agli insight e una profilazione dei consumatori in tempo reale supportata da AI e machine learning – ha spiegato Abhay Parasnis, executive vice president e CTO di Adobe -. Adobe Experience Platform è stata sviluppata per raccogliere, processare e attivare i dati in real time, consentendo alle imprese di erogare esperienze ricche e rilevanti ai loro consumatori».

La piattaforma, in aggiunta allo strumento Adobe Audience Manager, di fatto va a costituire una CDP nell’offerta della società, mettendo insieme dati conosciuti e sconosciuti per attivare profili di consumatori da vari canali del customer journey.

Indirizzare le campagne digitali in base alle performance dei retailer: l’esperimento di Coty

I protagonisti della nostra rassegna di oggi sono Coty, Adobe e Pinterest.

Indirizzare le campagne digitali in base alle performance dei retailer: l’esperimento di Coty

Coty, proprietario di brand di cosmesi come Rimmel e Max Factor, sta testando un nuovo strumento che analizza l’offerta ecommerce di alcuni retailer, valutando come performano in termini di vendite e marketing, per meglio indirizzare il traffico delle proprie campagne digitali. «Vogliamo essere sicuri che stiamo mandando il giusto traffico nei posti giusti», spiega Jamie Parker, e-commerce director della divisione Luxury di Coty. Il progetto, realizzato in partnership con la centrale media di riferimento dell’azienda Zenith, è al momento limitato al mercato UK, ma l’intenzione è di ampliarlo in futuro a livello globale. Leggi di più su The Drum.

Adobe Advertising Cloud Search supporterà anche le strategie di Smart Bidding di Google

Adobe Advertising Cloud ha annunciato un ampliamento della sua offerta Search, che da oggi comprenderà anche il supporto alle strategie di Smart Bidding di Google, nello specifico Target CPA (cost per acquisition) e Target ROAS (return on ad spend). Una novità che consentirà alle aziende di semplificare la reportistica e risparmiare tempo nei processi di ottimizzazione delle offerte d’asta. Leggi di più su MediaPost.

Pinterest: CPM più bassi per attirare gli inserzionisti

Pinterest, che da poco ha lanciato la sua offerta commerciale in Italia, a livello internazionale sta cercando di allargare il proprio parco pubblicitario, puntando in particolare ad attirare nuovi inserzionisti attraverso CPM più bassi. Nel 2018, il social ha generato 700 milioni di ricavi pubblicitari, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, e quest’anno è previsto un altrettanto significativo aumento del business, con un possibile superamento del miliardo di dollari nell’anno in cui la società diventerà pubblica. Leggi di più su Digiday.

Oracle scopre una massiccia operazione di ad fraud su mobile

Oggi nella nostra rassegna parliamo di un’operazione di ad fraud in-app scoperta da Oracle, del posizionamento “creatività+programmatic” di MediaMonks e di alcune novità dell’offerta Adobe che migliorano la personalizzazione delle esperienze online.

Oracle scopre una massiccia operazione di ad fraud su mobile

Oracle ha scoperto una massiccia operazione di ad fraud su mobile, che coinvolge centinaia di applicazioni su Android. Lo schema fraudolento, chiamato “DrainerBot”, consisteva nell’erogazione di annunci invisibili agli utenti, ma che assorbivano traffico dati e batteria. Tra le applicazioni coinvolte, software scaricati 10 milioni di volte, come “Perfect365” e “Draw Clash of Clans”, particolarmente popolari tra gli utenti. Le app contenevano codici volti al caricamento di annunci video mobile, che però risultavano invisibili agli utenti. Gli annunci apparivano su domini contraffatti. Leggi di più su MediaPost.

S4 Capital, ecco come il modello creativo di MediaMonks si integra con il Programmatic

MediaMonks è tradizionalmente stata focalizzata sulla produzione creativa scalabile, low-cost e di qualità, ma quando la sua capogruppo S4 ha acquisito a fine 2018 la società di programmatic MightyHive, la sua offerta si è ampliata anche alla pubblicità a performance. Oggi, le due aziende insieme offrono creatività, produzione e performance marketing in un unico team, invece che suddividere le competenze su più gruppi specializzati “a silos” come altre realtà. Di fatto creando un ambiente dove convivono, perfettamente integrati, programmatic e creatività. Leggi di più su AdExchanger.

Adobe aggiorna il suo strumento Target, per una migliore personalizzazione delle esperienze online

Adobe ha annunciato una serie di novità e aggiornamenti per Target, il suo strumento di marketing utilizzato per realizzare test A/B e multivariati per l’ottimizzazione delle esperienze digitali. La piattaforma include adesso un algoritmo di “rilevanza ponderata” che sfrutta l’intelligenza artificiale per migliorare la personalizzazione delle raccomandazioni; strumenti di reportistica migliorati e una nuova versione della sua soluzione “Personalization Maturity Model”. Leggi di più su MarTech Today.

Il mercato scommette sul mar-tech: nel 2018 le acquisizioni sono aumentate del 90%

«Le attività di Mergers and Acquisitions nel 2018 dimostrano che il grande panorama del mar-tech ha preso forma e che il 2019 vedrà le aziende passare dal facilitare l’incontro tra le tecnologie e la gestione del marketing all’effettiva integrazione nei sistemi d’impresa». A dirlo è Greg Paull, responsabile e co-founder di R3, commentando i risultati della ricerca 2018 sul M&A della società di consulenza.

Osservando le operazioni concluse nell’anno appena passato, R3 ha notato un aumento del 144% della spesa globale in fusioni e acquisizioni tra società di ambito pubblicitario; spesa che ha raggiunto la cifra di 33 miliardi di dollari nel 2018. Ma solo il 20% delle transazioni ha coinvolto holding, ora forse più concentrate a consolidare e riorganizzare i propri asset: l’unica società di questo tipo ad entrare nella top 5 dei player che hanno speso di più è IPG, al terzo posto dietro Adobe (il top global spender) e Alibaba, e seguita da AT&T e Accenture.

Ecco le principali operazioni del settore:

  • Adobe ha acquisito ad ottobre Marketo per 4,75 miliardi di dollari;
  • Alibaba ha comprato una quota minoritaria della società digital Focus Media a luglio, per 2,2 miliardi di dollari;
  • IPG ha acquistato a luglio il player martech Acxiom per 2,3 miliardi, ma nel corso dell’anno ha fatto anche altro shopping – la digital agency brasiliana Cappuccino, l’agenzia social londinese That Lot, ARC Public Relations e Hurrah Productions;
  • AT&T ha comprato AppNexus per 1,6 miliardi di dollari;
  • Accenture ha speso complessivamente 1,2 miliardi di dollari per 11 diversi acquisti.

Ampliando lo sguardo alla top 15 delle società che più hanno speso in fusioni e acquisizioni, troviamo altre holding pubblicitarie: Dentsu (7° posto, 970 mila dollari spesi), Omnicom (10°, 558 mila) e WPP (14°, 464 mila).

I settori più “richiesti”

Tra i settori che hanno visto più operazioni, c’è proprio quello del mar-tech e delle agenzie digitali full-service: nel 2018 gli acquisti in questi campi hanno registrato un aumento a livello globale, rispettivamente, del 95% e del 90%, mentre le acquisizioni di agenzie creative e media sono scese del 28% e del 30%. Secondo lo studio, è sceso anche il valore economico delle agenzie creative, -48%, mentre è aumentata la domanda di case di produzione. Balzo per le società di CRM: gli investimenti in player specializzati è cresciuto del 450%.

Adobe arricchisce la DMP Audience Manager. Tutte le novità

Adobe ha annunciato di aver arricchito la propria DMP Audience Manager con nuove funzionalità.

La prima è “Trait Exclusion“, che consente di escludere tratti comuni non di valore quando si creano modelli lookalike di pubblico. Normalmente, creare un modello lookalike significa individuare un segmento di potenziali clienti di un brand grazie alle caratteristiche in comune che questo ha con gli attuali consumatori della stessa azienda. Ma naturalmente, non tutti i tratti comuni tra i due gruppi possono effettivamente avere valore ai fini dell’individuazione di potenziali consumatori, ed anzi in alcuni casi possono provocare degli errori nel procedimento, falsandone il risultato: alcuni possono essere troppo generici, come le visite ad alcuni siti, e non riuscire a cogliere la “specificità” di un determinato pubblico; altri possono essere indesiderati; altri possono rischiare di essere non conformi alle leggi sulla privacy.

Grazie alla nuova funzione di Trait Exclusion all’interno del modello algoritmico della DMP, le aziende potranno rimuovere specifiche caratteristiche dai modelli di creazione delle audience lookalike, focalizzandosi così su quelle effettivamente determinanti. La funzione utilizza Sensei, la tecnologia di machine learning di Adobe, per una rimozione “intelligente”.

L’altra novità è invece l’arrivo su Audience Manager della reportistica del CPM delle impression a livello di segmenti, ossia la possibilità di misurare automaticamente le impression pubblicitarie per segmento di pubblico. Una novità che a detta di Adobe permetterà ai brand di attribuire meglio i costi alle varie sorgenti di dati per ogni determinata fetta di audience.

Infine, Adobe ha reso ora disponibile per tutti Data Explorer, la suite self-service all’interno di Audience Manager per l’organizzazione, l’analisi e l’attivazione di dati grezzi, finora in beta.

Programmatic Audio, Adobe punta sulla personalizzazione degli annunci

Adobe ha lanciato la sua offerta di Programmatic Audio lo scorso anno, e nel tempo ha visto crescere significativamente la domanda, soprattutto tra le aziende del mondo retail e di beni di consumo. Adesso, per la società è giunto il momento di arricchire questa offerta dal punto di vista creativo.

Lo farà grazie a un accordo, appena annunciato, con A Million Ads, player specializzato nell’ottimizzazione dinamica della creatività in campo digital e programmatic audio.

Grazie all’integrazione con gli strumenti di questa società, Adobe potrà infatti adesso offrire ai propri clienti che investono sul programmatic audio nuove possibilità di personalizzazione delle loro campagne. Una volta che Adobe avrà eseguito l’acquisto di un annuncio in programmatic audio, A Million Ads provvederà a personalizzare il messaggio creativo, etichettando differenti versioni della campagna in base a localizzazione, dispositivo dell’utente e altro tipo di dati di terze parti, come le previsioni meteo, per erogare il messaggio più rilevante per ciascun utente.

«Siamo capaci di capire a grandi linee dove si trova l’utente, com’è il tempo lì, se la persona ha già visto la campagna e che tipo di dispositivo sta utilizzando – ha spiegato Steve Dunlop, founder e CEO di A Million Ads -. Usando queste informazioni, possiamo personalizzare l’annuncio rendendolo specifico per ciascun individuo».

zeotap amplia l’offerta con i dati di purchase intent e stringe un accordo con Adobe

Un ricco bacino di dati reali, deterministici, freschi e grezzi (ossia non preaggregati). E’ stato da sempre questo il cuore dell’offerta di zeotap. Un’offerta che col tempo si è andata ampliando e rafforzando e che ora, per la prima volta, arriva a coprire l’intero funnel di marketing.

La data company, infatti, ha annunciato l’ampliamento della propria offerta a una nuova tipologia di dati: quella sulle intenzioni d’acquisto. Adesso, attraverso la piattaforma, è possibile accedere a segmenti di purchase intent aggiornati giornalmente e suddivisi per categorie di prodotto fino a raggiungere livelli di brand. I dati, in questo caso, nascono dalla collaborazione non solo con piattaforme globali di e-commerce e marketplace ma anche con importanti aziende di affiliation, direttamente integrate con player e-commerce locali e top blog. Grazie ad essi, zeotap è in grado di creare segmenti con cui costruire profili di audience tramite varie sorgenti, come le email di conferma acquisto, i “carrelli” e acquisti e-commerce, e la vicinanza a negozi fisici.

«All’inizio la nostra offerta dati era limitata agli insight socio-demo, poi si è ampliata con i dati sugli interessi, e ora si completa con le intenzioni d’acquisto. A questo punto arriviamo a coprire l’intero customer journey, e una gamma ancora più completa di KPI, includendo indicatori “di azione” come l’engagement, le vendite o il click-through – spiega a Programmatic Italia Riccardo Polizzy Carbonelli, Country Manager di zeotap Italia –. Devo dire che stiamo ricevendo ottimi feedback dal mercato sui nostri nuovi Purchase Intent Data, il che ci fa capire che siamo strategicamente sulla strada giusta».

Una strada che, nel frattempo, va anche nella direzione di una sempre maggiore integrazione con le piattaforme pubblicitarie. Perché il valore dei dati resta fine a se stesso se le aziende non riescono ad attivarlo. Col tempo, zeotap ha messo a disposizione i propri dati su numerose piattaforme di primo piano, da Google a The Trade Desk, da AppNexus ad Adform. E adesso al gruppo di partner se ne è aggiunto un altro: Adobe. «Abbiamo chiuso da pochissimo un accordo per rendere i nostri dati disponibili a chi utilizza la DMP di Adobe e l’Adobe Audience Marketplace – dichiara Polizzy Carbonelli -. L’accordo è di respiro globale, e sarà applicabile a tutte le tipologie di dati della nostra offerta», ossia sia a quelli socio-demo che a quelli sugli interessi e sulle intenzioni d’acquisto, naturalmente nel pieno rispetto della privacy degli utenti.

Tra i partner di zeotap ci sono anche importanti gruppi pubblicitari, che decidono di utilizzare i dati deterministici della società per rendere più efficaci le loro campagne di marketing, come OMD. «Quella con OMD è una collaborazione che ci sta rendendo particolarmente orgogliosi – precisa il Country Manager –, soprattutto in alcuni Paesi come la Francia dove zeotap è presente da pochi mesi ma in poco tempo è riuscita a portare a casa importanti risultati, conquistandosi la fiducia della società».

In Italia, attualmente, zeotap raccoglie più di 80 milioni di profili e offre i propri servizi a più di 50 dei top 100 brand globali. Che progetti ci sono nel suo futuro? «Oltre alle attività a servizio del targeting, un altro progetto su cui stiamo lavorando e che annunceremo a breve è una soluzione capace di collegare i dati offline – ad esempio quelli provenienti dal CRM – con touchpoint digitali di terza parte, creando delle identità uniche utilizzabili all’interno delle DSP. Si tratta di un progetto ambizioso, che si propone di rispondere a un’esigenza particolarmente sentita oggi dalle aziende. Collegare online e offline – conclude il manager – è il futuro del dato».

Microsoft, SAP e Adobe lavorano a un modello unico per la condivisione dei dati

Microsoft, SAP e Adobe si alleano sul fronte dati e annunciano la nascita del progetto Open Data Initiative, volto a facilitare la condivisione dei dati tra le piattaforme.

L’iniziativa è volta alla creazione di un modello unico di dati sugli utenti, condivisibile tra le società, che da un lato possa garantire ai consumatori maggiore trasparenza e controllo sulla privacy, e dall’altro possa rendere più facile per le aziende trasferire i loro dati da una piattaforma all’altra.

Attualmente, infatti, le informazioni in possesso delle aziende sono di vario tipo, e non rifacendosi ad uno standard unico è spesso complicato condividerle tra diverse piattaforme. Il che in ultima istanza rende difficile sfruttarne appieno il potenziale.

L’intenzione delle tre società è quella di costruire un framework aperto che possa mettere a fattor comune svariati tipi di insight sui consumatori, dai dati di CRM a informazioni sui comportamenti d’acquisto ad altre tipologie. Le tre società non hanno ancora fornito dettagli sul funzionamento di questo modello unico, ma quel che si sa è che Adobe lo utilizzerà per la sua Customer Experience Platform, Microsoft per la sua soluzione Dynamics 365 CRM e SAP per la sua piattaforma Hana e per le piattaforme di CRM.

Ufficiale: Adobe acquisirà Marketo per 4,75 miliardi di dollari

Quelle che fino a pochi giorni fa erano solo delle indiscrezioni si sono rivelate vere: Adobe ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Marketo, player specializzato in software per l’automazione del marketing. L’azienda sborserà per l’operazione 4,75 miliardi di dollari, molto più degli 1,79 miliardi spesi da Vista Equity Partners quando aveva comprato la società a fine 2016.

Per Adobe si tratta di un’acquisizione molto importante, forse la principale della sua storia. Attraverso di essa, infatti, la sua offerta si arricchirà particolarmente in ambito marketing, come non ha mancato di sottolineare l’executive VP di Adobe Brad Rencher in una call con gli investitori: «La combinazione di Marketo con le nostre suite cloud Advertising, Analytics, Commerce e Marketing posizionerà Adobe al cuore di tutto il marketing», ha spiegato.

In particolare, Marketo potrebbe completare l’offerta già esistente di Adobe nel settore fornendo supporto sulle attività relative alla parte più alta del funnel, come il prospecting, e sulle conversioni B2B, grazie a robusti strumenti di attribuzione.

Marketo porta in dote circa 5 mila clienti, 500 partner e una marketing community di oltre 65 mila membri. Una dote importante, per cui Adobe si è rivelata pronta a spendere 2,5 volte di più di quanto investito a maggio per la piattaforma di ecommerce Magento.

Dopo la chiusura dell’accordo, il CEO di Marketo Steve Lucas continuerà a guidare il suo team all’interno della divisione Digital Experience di Adobe.