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GlaxoSmithKline punta a portare in-house la gestione del programmatic

Mentra GSK si prepara a portare in-house la gestione del programmatic, Google rinnova l’immagine di AdMob e un top manager di Wavemaker Global si interroga sull’utilità della tech tax.

GSK punta a portare in-house la gestione del programmatic

Dopo Vodafone, un altro big spender si avvia a portare in-house la gestione del business programmatico. Si tratta del colosso farmaceutico GlaxoSmithKline, che starebbe costruendo un team programmatico come parte di una riorganizzazione globale della propria strategia di acquisto media, secondo un annuncio di lavoro postato online e fonti vicine all’azienda. Il principale focus del team sarà quello di gestire negoziazioni con varie piattaforme, tra cui Google e Facebook. Leggi di più su Digiday [a pagamento].

Nuovo look per AdMob di Google

Sul suo blog ufficiale, Google annuncia una nuova immagine per AdMob, la sua piattaforma per la monetizzazione delle app. “Siamo impegnati ad offrire un’esperienza di monetizzazione top di gamma per le app, ed è per questo che stiamo facendo evolvere il modo in cui AdMob interagisce con gli sviluppatori di app”, spiega la società. La piattaforma adesso ha un nuovo logo, più coerente col resto dell’offerta pubblicitaria di Big G. Leggi di più sul blog di Google.

La tech tax? Non per forza è qualcosa di negativo. Il parere del global chief platforms officer di Wavemaker

“Una tassa non è necessariamente qualcosa di negativo. Come le tasse che paghiamo nella nostra vita quotidiana, alcune finiscono nella burocrazia e vanno perdute, altre invece vengono utilizzate per migliorare le infrastrutture che ci permettono di andare da un punto A a un punto B più velocemente e in maniera più efficiente”. Così Oleg Korenfeld, global chief platforms officer di Wavemaker Global, introduce la sua opinione sul tema della tech tax del programmatic, sottolineando come, in un complesso mercato che conta svariati operatori, è importante capire che destinazione hanno le varie porzioni di spesa degli advertiser, prima di determinare quali effettivamente portano valore e quali invece possono essere evitate senza intaccare le performance delle campagne. Leggi di più su ExchangeWire.

Google porta l’header bidding sulla sua offerta in-app

L’header bidding arriverà presto sull’offerta in-app di Google. A pochi mesi da un analogo annuncio da parte di MoPub, Big G ha infatti annunciato di stare testando Open Bidding, un modello di asta unificata sul suo ad network mobile AdMob, che sostituirà il tradizionale sistema a cascata.

Questo significa che, invece di utilizzare un sistema di mediazioni che mette in ordine i vari ad network sulla base dello storico dei loro CPM, grazie a Open Bidding verranno effettuate diverse richieste simultanee in tempo reale all’interno di un’asta unica. A vincere sarà chi ha fatto l’offerta più alta – non chi l’ha fatta in passato, come succedeva col precedente modello – con conseguenti benefici economici per le app che ospiteranno la pubblicità.

Un’altra differenza è la necessità, adesso, di un minor numero di Software Development Kit per l’implementazione degli annunci (necessari in quanto le app sono sprovviste di header), mentre prima ne erano richiesti molti di più, con un conseguente rallentamento dell’erogazione della campagna e delle performance generali dell’app.

Su un blog post ufficiale Google spiega che Open Bidding è già attiva su alcune piattaforme come Smaato, Index Exchange e OpenX e che altri network verranno aggiunti nei prossimi mesi, tra cui AdColony e Vungle. Il progetto è attualmente in fase di beta test.

L’utilizzo di Open Bidding è gratuito, anche se è previsto un piccolo revenue share che la piattaforma preleverà dal ricavato della vendita pubblicitaria.

Nella stessa occasione, Google ha annunciato altri progetti per l’ambiente in-app, disponibili a partire dai prossimi mesi. Si tratta degli annunci video su Google Play; di nuove soluzioni pubblicitarie su AdMob, giocabili e provviste di varie opzioni tra cui la possibilità per l’utente di scegliere quale pubblicità guardare all’interno di un carosello di video; e delle audience lookalike per consentire agli sviluppatori di trovare utenti prospect con interessi simili agli attuali consumatori.

Creatività pubblicitarie sempre rilevanti? Google e Shutterstock annunciano un accordo

Nell’era del real-time pubblicitario digitale, a volte non è facile realizzare creatività sempre diverse e rilevanti per poter cogliere appieno i benefici del targeting data-driven. Ma un nuovo accordo sembra venire in aiuto alle aziende in difficoltà.

Da oggi infatti gli inserzionisti dei prodotti pubblicitari display di Google potranno utilizzare le immagini di Shutterstock per le loro campagne.

Il fornitore di immagini e musica ha infatti annunciato un’integrazione API con Google, che permetterà alle aziende che usano i formati display web e mobile di Big G, tra cui Adsense, Adwords e Admob, di accedere a un portafoglio di oltre 90 milioni di immagini, utilizzabili per le loro campagne.

La tecnologia di Google unirà in maniera programmatica le immagini ai copy pubblicitari, valutandone le performance adv: la soluzione API scalabile di Shutterstock consentirà infatti a Google di testare facilmente le performance dell’immagine unita al testo, direttamente all’interno del formato pubblicitario, per annunci ancora più rilevanti che sappiano rispondere alle nuove sfide del real-time pubblicitario digitale.

Shutterstock fornisce già il proprio archivio di immagini a fini pubblicitari ad AOL, Salesforce e Sprinklr.

Google aggiorna AdMob in chiave native e lancia Player Analytics

AdMob by Google fa un salto verso l’adv in-app native. Sappiamo tutti quanto è fastidioso essere interrotti da un annuncio pubblicitario mentre si sta giocando con la propria game app, ma quello che è fastidioso per l’utente lo è meno per lo sviluppatore che in questo modo può offrire la propria soluzione di gioco in modo gratuito a fronte dei proventi che gli arrivano dalla pubblicità.

AdMob fino ad ora ha permesso questo, cioè di monetizzare le proprie app con gli annunci degli inserzionisti Google, usufruendo della domanda programmatica e degli strumenti di mediazione che fanno già parte del sistema Big G e che permettono di ottimizzare le entrate in modo semplice.

La piattaforma di mobile adv di Big G dedicata agli sviluppatori, sembra cercare ora una soluzione ottimale, da un lato, per far digerire meglio l’adv agli utenti e dall’altro per fornire ai developer uno strumento che permette di inserire annunci pubblicitari, ma stavolta personalizzati, cioè più in linea con grafica e contenuti della game app.

Insomma consentirà di rendere visibili le adv degli inserzionisti di Google solo se corrispondono visivamente all’interfaccia utente del gioco. Ma non solo. Sarà possibile anche targetizzarli sulla base degli strumenti di analisi integrati come l’Audience Builder, creato per stilare liste di giocatori in base a come questi interagiscono con il gioco, per inviare messaggi o annunci dedicati.

Il new AdMob, per ora disponibile in versione beta, è solo uno degli aggiornamenti per gli sviluppatori di app per la piattaforma Google PlayGames presentati dal colosso di Mountain View nel corso della Game Developer Conference 2015 in scena a San Francisco in questi giorni (2-6 marzo).

Altro importante annuncio fatto da Google in questa cornice è quello del nuovo tool Player Analytics della Google Play Developer Console, progettato per fornire report e statistiche su come si comportano i giocatori, sui loro progressi, sulle sessioni di gioco e sui guadagni effettuati lato business, da cui trarre suggerimenti per rafforzare gli acquisti in-app o aggiungere funzionalità in base alle esigenze degli utenti.

Non facciamo un errore dunque affermando che Google diventa sempre più mobile oriented, visto che intanto al Mobile World Congress di Barcellona, Google ha confermato il suo progetto, più volte ipotizzato dai media statunitensi, di diventare un operatore mobile, ma virtuale e cioè fornitore di connettività wireless pur senza possederne le infrastrutture e licenze, sfruttando quelle esistenti.