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L’intelligenza artificiale è un elemento fondamentale per la brand safety

Si sente spesso dire che la reputazione richiede una vita intera per essere costruita, ma un istante per essere distrutta, dichiarazione particolarmente veritiera per la pubblicità digitale. Dai dati IAB per il 2017, la spesa pubblicitaria online in Europa ha raggiunto l’incredibile cifra di 48 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2012 e di conseguenza risulta cruciale che i marchi non sprechino il loro budget in attività che rovinano la loro reputazione piuttosto che rafforzarla.

Non solo i budget spesi sono raddoppiati, ma gli annunci vengono acquistati in misura sempre maggiore attraverso reti programmatiche, in cui le piattaforme si confrontano l’una con l’altra per proteggere gli spazi pubblicitari. Il settore è cresciuto enormemente, grazie alla possibilità di distribuire più annunci in maniera automatica senza la necessità di significativi input umani.

Tuttavia, questo complesso processo tecnico sembra aver portato all’aumento delle minacce alla sicurezza del marchio, aumentando negli inserzionisti l’incertezza sulla necessità di dare priorità alla sicurezza o scalabilità e mettendo in allerta le soluzioni basate su intelligenza artificiale quando si tratta di affidabilità.

Per affrontare questo problema è fondamentale che i marchi abbiano un’idea chiara di dove sia il rischio per la sicurezza del marchio e di come possa essere evitato senza compromettere la crescita nell’era digitale. Può quindi l’intelligenza artificiale essere la risposta?

Il problema

Negli ultimi 18 mesi il settore è stato colpito da una serie di scandali, con annunci inseriti accanto a contenuti inappropriati. Indipendentemente dal canale, che si tratti di social media, YouTube o altri contenuti online – questi errori hanno evidenziato la necessità di proteggere il marchio. Mentre il timore principale per i marchi, tradizionalmente, è stato l’acquisto di spazi su una pagina che offre contenuti per adulti, incitamenti all’odio o all’uso di droghe, oggi anche le notizie e l’attualità sono causa di preoccupazione per molti inserzionisti.

I brand e gli editori sono ben consapevoli dei rischi, ma continuano a utilizzare tecnologie obsolete che non sono in grado di raggiungere la comprensione contestuale che fornisce la sicurezza reale del marchio – e in ultima analisi sono i marchi che subiscono danni duraturi come risultato.

Limitazioni della soluzione attuale

In genere molte aziende si affidano a liste di siti che sono considerati rispettabili e a blacklist di siti che non lo sono. Queste possono essere utili, forse per gestire fenomeni evidenti come l’eliminazione di siti pornografici o altamente negativi. Tuttavia, possono anche essere limitanti, impedendo agli inserzionisti di apparire su pagine di un sito che sono effettivamente appropriate.

Ci sono anche tentativi di esaminare le pagine alla ricerca di parole offensive, ma questo può anche limitare il successo dell’azienda, oltre a proteggerla. Ad esempio, un marchio di cucina può anche voler pubblicizzare in una pagina con la parola “coltello” se ci si riferisce all’utilizzo di esso nella preparazione degli ingredienti. Tuttavia, sarà molto probabilmente bloccato nel farlo dal software che collega la parola al reato, indipendentemente dal contesto della singola pagina interessata.

Il tutto alla fine risiede nella vera comprensione semantica del messaggio e non nelle keyword presenti. Un ottimo esempio che abbiamo incontrato nella vita reale è stato un articolo su come Ikea “kills it a retail” (kill nel senso che “stravince” nel mercato). E’ stata ovviamente una storia molto positiva per il gigante svedese del fai da te, e non qualcosa da cui stare lontano. Tuttavia, solo la tecnologia semantica riesce a comprendere che in realtà, nonostante la frase sembri minacciosa, “kill” è solo un titolo ad effetto e quindi positivo.

Cosa possono fare la tecnologia semantica e l’intelligenza artificiale

Mentre la tecnologia per proteggere i brand ha compiuto progressi significativi, sembra che l’adozione dell’intelligenza artificiale e delle soluzioni tecnologiche semantiche in tutta Europa sia lenta – solo una su sei (17%) delle aziende italiane ritiene che l’intelligenza artificiale sia strategicamente importante. Ma sono questi nuovi progressi tecnologici che potrebbero aiutare nella lotta per mantenere i brand al sicuro.

L’intelligenza artificiale fornisce una soluzione avanzata ai computer per gestire problemi complessi, imparando le migliori tecniche man mano che progrediscono. La tecnologia semantica e l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) sottolineano questo aspetto, consentendo la comprensione automatica del modo in cui le parole si inseriscono nel contesto di un’intera pagina. Mentre la tecnologia più obsoleta bloccherebbe la pagina a causa della mancata comprensione del reale significato e sentimento, i brand possono evitare questa inutile restrizione abbracciando queste soluzioni.

L’intelligenza artificiale consente ai computer di pensare molto più come un essere umano, ma a un ritmo e una scalabilità inimmaginabili. È l’equivalente della sostituzione di sistemi di keyword search che hanno continuamente deluso i brand con insiemi di occhi e menti in grado di comprendere i contenuti web come una persona reale, il vero NLP.

Con il marketing digitale in crescita a tale ritmo, e diventando sempre più automatizzato, l’uso di motori cognitive NLP per la classificazione di pagine dovrebbe essere un percorso ovvio per la protezione del marchio e per garantirgli le massime opportunità pubblicitarie che potrebbero invece essere state inutilmente bloccate.

Brand care, da Adform e ADmantX un nuovo approccio alla brand safety

Quello della brand safety, oggi, è un tema che sta impegnando particolarmente gli operatori dell’industry digitale.

Per iniziare un percorso consapevole sulle misure da attuare per una corretta strategia di brand safety, ADmantX, azienda specializzata in contextual targeting e brand safety avanzati e in soluzioni di first-party profiling, e Adform, piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta, hanno organizzato la scorsa settimana un incontro rivolto ad agenzie e centri media per approfondire il tema e individuare alcune soluzioni utili per adempiere alle attività quotidiane di pianificazione.

Nel corso dell’evento, i partecipanti hanno posto l’accento sulla mancanza di una definizione comune e univoca di brand safety, e chiesto risposte su come identificare il corretto livello di brand safety nelle strategie di pianificazione dei loro clienti. Da qui sono stati identificati diversi elementi che concorrono a costruire una strategia di cura del brand: l’attribuzione delle responsabilità tra editori e buyer, l’importanza e il valore che l’azienda attribuisce alla protezione del brand e il livello di equilibrio tra delivery e sicurezza. In particolare, però, è l’identificazione del livello di brand safety che gioca un ruolo importante nella strategia.

A tal proposito, ADmantX individua un primo livello che fa leva sull’uso di whitelist o blacklist che portano all’esclusione di domini pericolosi a beneficio dell’inclusione di domini sicuri, e un secondo livello dove si vanno a creare categorie pressoché universali e condivise di tematiche inappropriate (violenza, pornografia, linguaggio violento etc.) da escludere a livello di pagina web. Ma è l’applicazione del terzo livello che permette un approccio più preciso e senza sprechi al brand safety perché permette di lavorare con settori verticali o “custom brand safety segments”.

Il terzo livello è sinonimo di una ben precisa presa di coscienza del tema brand safety che porta le aziende ad affrontare il problema con una visione più precisa e maggiore consapevolezza. Un metodo più analitico che apre le porte al concetto di “brand care” che va oltre l’aspetto di protezione base per diventare cura a 360 gradi del marchio nel contesto della sua comunicazione digitale.

L’analisi ha preso in esame anche il tema delle fake news, fattore non più trascurabile nelle pianificazioni digitali. Riguardo a questo, ADmantX ha messo a punto una soluzione che combina un filtro semantico che analizza oltre 1200 web site, individua pagine e siti in cui prevalgono hate speech, razzismo e discriminazioni, e li esclude da ogni possibile pianificazione. Un insieme di intelligence on text e di inventory management per una protezione completa contro questo fenomeno.

«Adform, grazie a una serie di algoritmi che rilevano ed escludono attività fraudolente delle nostre piattaforme, crea da sempre un ambiente pulito per garantire che gli annunci dei propri advertiser e brand raggiungano gli utenti in un environment sicuro. Anche negli acquisti RTB, le nostre piattaforme di DSP non effettuano alcun tipo di bid su URL ritenute non safe. Tuttavia, il contributo che un player come ADmantX può dare è fondamentale per essere allineati non solo con le esigenze di comunicazione e di pianificazione dei singoli brand, ma anche con la loro filosofia aziendale ed etica», afferma Valeria Mazzon, Country Manager Adform Italia.

«Oggi, la gestione del Brand Safety si sta sempre più spostando al “Brand Care”, dall’eliminazione di contenuti genericamente inappropriati all’eliminazione di contenuti dannosi per il brand – dichiara Giovanni Strocchi, CEO di ADmantX -. Offrire ai nostri clienti (agenzie) soluzioni avanzate di Brand Safety per la gestione del processo di protezione efficace del marchio è sempre stato uno dei nostri obiettivi principali. Solo la tecnologica Cognitiva Semantica di ADmantX permette la vera comprensione del contesto testuale ed emozionale di erogazione con la flessibilità e la precisione necessarie per lo scopo. Dalla nostra collaborazione con Adform, oltre 116 categorie di Brand Safety per tutti i settori verticali e i principali prodotti sono disponibili allo stesso prezzo della “protezione base” e, inoltre, categorie di “Brand Care” speciali possono essere create per il giorno successivo».

GDPR e Contextual Targeting: trend e implicazioni

L’entrata in vigore del GDPR non porterà una riduzione della pubblicità online, ma una diversa gestione dei dati personali eliminando alcune delle possibili attività “poco trasparenti” nella creazione di profili di utenti da parte di alcuni attori del mercato pubblicitario.  Questo cambiamento sarà positivo, con una maggiore tutela e trasparenza dei dati personali di ogni utente e costituirà un’opportunità per aumentare la fiducia dell’audience nella pubblicità online.

Alla base, l’introduzione del GDPR imporrà in primo luogo una più trasparente gestione della catena di autorizzazioni alla profilazione, direttamente dall’utente al “profilatore”, e una più formale presa in carico della valutazione e gestione del rischio di trattamento dati personali da parte dei vari attori.

Questo ovviamente impatterà alcuni dei 3rd party profiler che non abbiano chiaro accesso diretto all’autorizzazione del cliente sul media finale (il publisher), con la potenziale riduzione della disponibilità di profili su cookie in vendita.

La naturale implicazione, che consolida un trend già avviato, sarà un maggiore utilizzo del targeting contestuale (con al centro l’attenta selezione del contesto di comunicazione a livello di pagina in linea con il contenuto/messaggio pubblicitario) ed una accelerazione del 1st party profiling (attivazione dei propri dati clienti e costruzione di propri profili digitali da parte dei principali brand e agenzie).

Il targeting contestuale è ovviamente completamente GDPR compliant (scelgo solo meglio a livello di pagina il media su cui comunicare in funzione del messaggio) se è l’indicazione dell’interesse istantaneo del cliente legato alla lettura di quel contenuto e quindi indirettamente dell’eventuale intento istantaneo legato ad un’offerta “allineata a quell’interesse”.

Un maggiore utilizzo del contestuale ha alcune possibili implicazioni:

  • In linea generale il contextual targeting è più economico rispetto al behavioural targeting (1/5 o 1/10), per cui permette un maggiore investimento in media con un maggiore reach a parità di spesa.
  • Una maggiore attenzione al giusto contesto per il targeting ha come immediato effetto l’attenzione al vero brand safety, cioè all’eliminazione di tutti i contenuti dannosi per il brand e non solo quelli “inaccettabili”  rinforzando l’attuale trend verso il “Brand Care” (cosi tanto spinto da molti grandi buyers come P&G).
  • Inoltre, una maggiore attenzione al contestuale porterà ad un maggiore focus sui premium publisher secondo la logica che se non posso comprare ovunque “i cookies che voglio”, comprerò le qualified audience di premium publisher che creano contenuti premium per attrarre quella determinata audience.

Come secondo trend, già evidente dall’aumento dei casi in cui grandi brand si dotano della propria DMP per i loro progetti di digital activation, brand/agenzie con accordi diretti tenderanno ad investire per creare i propri 1st party profiles e ad attivare i propri dati (controllando la fonte dei dati e la modellizzazione dei propri profili).

Nell’insieme dei dati di 1st party ci saranno anche gli interessi dimostrati nella navigazione dei propri clienti/prospect per cui la analisi contestuale diventerà anche base fondamentale di “1st Party Interest profiles”.

Behavioural targeting con profili cookie di 3rd party continueranno ad essere importanti nelle pianificazioni ma con una più attenta selezione dei players, degli effettivi risultati di perfomance incrementale e con il possibile rischio di riduzione di volumi di cookie disponibili.

Una maggiore attenzione al “contestuale di qualità” e alla “personalizzazione” della selezione del contesto porterà ad una maggiore sensibilità sulla qualità delle tecnologie usate in questo ambito. Tecnologie a Keywords che offrono solo media precision e solo per categorie standard faticheranno rispetto a tecnologie “full semantic” (Natural Language Processing con reti semantiche cognitive) che hanno massima precisione anche nella massima personalizzazione e che sono la base anche di estrazione di molteplici dati di pagina per 1st party profiling.

Targeting contestuale: ADmantX lancia la nuova tassonomia con oltre 1.200 categorie

ADmantX, azienda specializzata nella profilazione dell’audience basata su una tecnologia contestuale, ha annunciato il lancio della sua nuova tassonomia aggiornata con oltre 1.200 categorie, che offre a editori, inserzionisti e aziende ad tech l’accesso a un targeting ancora più granulare.

Disponibile da giugno per i clienti di ADmantX, la tassonomia aggiornata include le 698 nuove categorie di IAB Tech Lab che si sommano a ulteriori espansioni di categorie in aree di grande interesse per la comunicazione. Per esempio, aumenta la granularità in categorie quali Business & Finance (tipi di investimenti, nuove forme di pagamento, cripto-valute, settori industriali verticali dettagliati, ecc.), Style & Fashion, Music & Audio (dettagliata lista di generi musicali), Eventi (24 nuovi tipi di eventi), Health & Fitness (con categorie su Healthy Living e aumento delle categorie di ambito medico), Sport, Automotive, Video Gaming (tipi di giochi), Technology & Computing (nuove categorie di tendenze tecnologiche come intelligenza artificiale e wearable), Television & Movies (ampia lista di generi cinematografici e televisivi) e Travel.

Grazie alla sua tecnologia di Natural Language Processing (NLP), la tassonomia di ADmantX include (unica nel mercato) anche la capacità di rilevare le emozioni sollecitate nel lettore a livello di pagina (oltre al sentiment generico) come amore, passione, tristezza, ecc.

“Con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy (GDPR), il targeting contestuale granulare è un’alternativa chiave e la nostra nuova tassonomia, combinata con i nostri segmenti contestuali ottimizzati già esistenti, consentirà una maggiore precisione e flessibilità a tutti i nostri clienti nel targeting degli annunci e nella sicurezza del marchio”, commenta Giovanni Strocchi, Ceo di ADmantX. “Il lancio della nuova tassonomia in tempi brevi è il risultato della nostra esclusiva tecnologia cognitiva semantica basata su NLP, che capisce il vero significato della pagina con una precisione ineguagliabile e non ha bisogno di un lungo processo di riduzione degli errori, come è necessario con i tradizionali motori basati sulle keyword.”

Non solo: segmenti contestuali più dettagliati costituiranno anche, secondo Strocchi, “un vantaggio chiave per i numerosi clienti, aziende e agenzie, che oggi utilizzano le nostre soluzioni per il loro 1st party profiling/ECRM e per la creazione dei loro modelli di interazione digitale con il cliente finale“.

Alfonso Mariniello, Adform: «La marketing automation aiuta a migliorare le performance delle campagne»

Secondo Alfonso Mariniello, VP Platform Solutions Southern Europe di Adform, la marketing automation è la chiave di volta per raggiungere i massimi risultati per le campagne di marketing. «Nel mondo del programmatic oggi si affronta una grande complessità data da milioni e milioni di eventi – ci ha detto il manager, intervistato a margine del Programmatic Day -. Un approccio puramente umano non può portare al massimo dell’efficienza e dell’efficacia nelle campagne ed è proprio per questo motivo che utilizzare dati e algoritmi aiuta i marketing manager a migliorare le performance».

Adform ha partecipato al Programmatic Day con un workshop in cui l’efficacia della marketing automation è stata illustrata attraverso il caso concreto di un progetto realizzato con Tim e AdmantX.

AdmantX ha utilizzato la sua tecnologia di analisi del traffico degli utenti, di machine learning e artificial intelligence per estrarre profili dei potenziali migliori clienti in tempo reale. «Si chiama Smart Profile Remarketing – ci ha spiegato Giovanni Strocchi, ceo di AdmantX -, ed è stata attivata grazie all’integrazione totale con la piattaforma di Adform».

Un piano che si è rivelato particolarmente efficace, come ha sottolineato Andrea Sinapi, Head of New Digital Services & Online Advertising – Consumer Market di TIM: «I risultati della nostra campagna sono stati particolarmente efficaci, siamo riusciti ad andare ben oltre la media dei risultati di campagne simili».

I dati di first-party, elemento strategico per l’efficacia del messaggio pubblicitario

Il 2017 sarà l’anno in cui i dati di first-party domineranno, dando agli editori l’opportunità di scoprire il valore delle fonti di dati precedentemente non sfruttati. Le priorità del settore della pubblicità digitale saranno l’utilizzo oculato dei “propri dati nativi”  (first-party data) e la conquista della fiducia dei consumatori, con “lavori in corso” per garantire la conformità al regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation – GDPR), che entrerà in vigore a maggio 2018.

Le nuove norme prevedono che le aziende debbano ottenere il permesso degli utenti per poter accedere ai loro dati e in modo trasparente comunicare come li usano, la fiducia diventerà parte integrante delle interazioni del brand – e i marchi che otterranno maggiore fiducia saranno anche quelli con più alte probabilità di ricevere insight preziose da parte dei consumatori.

Per rafforzare questa fiducia è essenziale un’esperienza online gratificante – e ciò significa che gli editori dovranno imparare a comprendere e utilizzare i dati in modo efficace. Osservando i contenuti che il pubblico legge, in combinazione con lo storico delle interazioni degli utenti, gli editori saranno in grado di creare segmenti di audience ben definiti. Con questi dati, con a monte un’ infrastruttura DMP di base, gli editori avranno gli strumenti necessari per utilizzare i dati di first-party per i modelli di audience.

L’intelligenza artificiale come la tecnologia cognitiva, creerà “profili di propensione” che prevedranno i messaggi con i quali gli utenti saranno maggiormente coinvolti e questo, abbinato all’utilizzo di dati di first-party del singolo, produrrà messaggi di pubblicità online più significativi ed efficaci.

ADmantX e Adform rafforzano la collaborazione all’insegna del targeting

ADmantX, la realtà operativa nella fornitura di soluzioni basate su tecnologia semantica e profilazione dell’audience, e Adform, l’azienda di tecnologia pubblicitaria dei media digitali, hanno annunciato una partnership per fornire la soluzione “Smart Profile Remarketing” di ADmantX sulla piattaforma di Adform.

Il prodotto “Smart Profile Remarketing” utilizza strumenti statistici, di machine learning e di intelligenza artificiale, ed è stato progettato per creare profili dettagliati sviluppati grazie all’identificazione degli interessi dei consumatori, estrapolati dai contenuti che questi ultimi stanno leggendo e dei loro comportamenti ed interazioni con i messaggi della campagna (First Party Data).

Grazie all’intesa, si legge nella nota, i clienti di Adform saranno in grado di generare automaticamente per ogni campagna il profilo di utenti che hanno maggiori probabilità di coinvolgimento con l’offerta e con i messaggi della comunicazione, e agire direttamente sulla piattaforma di Adform per targettizzarli in modo da incrementare i risultati dell’attività pubblicitaria e le metriche di marketing (Smart Profile Remarketing).

Leggi la notizia completa su Engage.

ADmantX: arrivano nuovi fondi per il potenziamento dell'offerta e della rete commerciale

ADmantX cresce.

L’azienda italiana specializzata in pubblicità semantica online ha annunciato di aver ottenuto un aumento di capitale di oltre 2 milioni di euro, che servirà a far fronte alla crescente richiesta di soluzioni intelligenti per l’advertising online e ad accelerare la nuova fase di crescita dell’azienda.

“ADmantX, nata come spin-off di Expert System nel 2010, controllata al 60,7% da Expert System (pre aucap al 69,4%), al 18,1% da Atlante Ventures Mezzogiorno (pre aucap al 20,7%) e al 21,2% da investitori privati (pre aucap al 9,9%), ha effettuato l’operazione dell’aumento di capitale con una valutazione pre-money pari a 15 milioni di euro”, si legge su una nota ufficiale. “I fondi, raccolti e sottoscritti dai nuovi soci (pari al 12,6%), saranno destinati anche al potenziamento della rete commerciale per consolidare il posizionamento nei mercati internazionali, in particolare UK, Nord Europa e USA, in cui l’azienda è già presente ed opera con clienti del calibro di NBC Universal, Financial Times, WPP, Amnet, Integral Ad Science, e attraverso partnership strategiche con le principali piattaforme di programmatic advertising (Turn, Adform, AppNexus, Rubicon Project)”.

«Sono molto grato della fiducia che ci è stata accordata da nuovi e attuali investitori – commenta il ceo della società Giovanni Strocchi – e soddisfatto di questo aumento di capitale a riconoscimento della nostra strategia di sviluppo e del successo finora ottenuto. I nuovi fondi ci supporteranno nel percorso di crescita che abbiamo avviato a livello globale con l’espansione della rete di clienti internazionali e il miglioramento continuo della nostra offerta. Ci consentiranno inoltre di investire maggiormente nel potenziamento dei nostri nuovi servizi, a partire dal first party advanced profiling, la soluzione per lo sviluppo di profili di interesse, basati sulla combinazione della nostra capacità unica di comprendere i contenuti visitati online dagli utenti e avanzati modelli matematico-statistici di Artificial Inteligence e deep learning».

Il 2015 è stato finora un anno di importanti progetti per la società, che in questi mesi ha proseguito nell’ampliamento della sua presenza commerciale e nello sviluppo dell’offerta.

In particolare, sono state consolidate le partnership tecnologiche, con particolare riferimento all’ambiente programmatico, dove, grazie alla copertura di 21 lingue, l’offerta è stata estesa in Nord ed Est Europa e lanciata in Asia e America Latina.

L’azienda ha inoltre avviato l’ottimizzazione dei suoi prodotti di punta, a partire dall’advanced contextual targeting, con lo sviluppo di un set di categorie pronte all’uso, dettagliate sulle caratteristiche particolari di 65 specifici prodotti identificati nei principali settori di mercato (dai servizi bancari e assicurativi alla telefonia, dalla moda ai prodotti farmaceutici, alla telefonia, ai viaggi, ecc.). In più sono stati introdotti nuovi servizi, per semplificare la pianificazione di campagne stagionali (eventi sportivi, festività, musica, ricorrenze speciali come Black Friday, Back to School, ecc.). È stata infine ampliata l’offerta legata all’intelligent brand safety attraverso lo sviluppo di specifici segmenti di sicurezza, studiati per i diversi settori di mercato, e con l’introduzione di un servizio per evitare il posizionamento dei brand in siti di streaming e downloading illegali.

Zodiak arricchisce la propria soluzione Sell Side con l’analisi semantica di ADmantX

Zodiak Advertising, tra le principali soluzioni Sell Side per il Programmatic advertising in Italia, ha annunciato un accordo con AdmantX finalizzato a permettere ai propri clienti di ottimizzare la monetizzazione dei propri spazi pubblicitari grazie alla tecnologia semantica.

ADmantX è un’azienda italiana specializzata nella pubblicità semantica online, in rapida crescita grazie a un algoritmo che rende più efficace il posizionamento o l’erogazione delle pubblicità online: senza usare cookie e invadere la privacy dei consumatori, ADmantX garantisce un posizionamento corretto delle inserzioni, attraverso la capacità di categorizzare e comprendere le pagine internet, identificare emozioni e intenzioni di acquisto e selezionare in modo veloce e preciso i messaggi pubblicitari più attinenti.

«La comprensione del vero significato delle parole nel contesto, abbinata all’utilizzo di una ricca tassonomia conforme agli standard IAB, può consentire agli editori di creare automaticamente segmenti di inventory anche molto specifici, per rendere più ampia e flessibile la loro offerta», spiega Giovanni Strocchi, Ceo di ADmantX.

L’obiettivo alla base della combinazione delle soluzioni offerte da ADmantX e Zodiak è garantire a editori e fornitori di contenuti la possibilità di attirare inserzionisti di qualità, e quindi maggiori ricavi, sfruttando in modo sistematico i vantaggi offerti dai Custom Deal. Mediante l’utilizzo dei segmenti di ADmantX, infatti, i clienti di Zodiak potranno creare deal speciali per valorizzare al meglio l’inventory pubblicitario e soddisfare le richieste anche dei buyer più esigenti, grazie alla precisione e all’accuratezza della comprensione semantica.

«Grazie all’introduzione del sistema di clusterizzazione semantica di ADmantX siamo in grado di rispondere in modo puntuale alle esigenze degli investitori pubblicitari più avanzati, aumentando, rispetto alla categorizzazione tradizionale, la coerenza tra campagna pubblicitaria e contenuto della pagina», aggiunge Ellis Bosisio, Coo di Zodiak Advertising, che conclude: «La possibilità di integrare questa nuova funzionalità al mondo del programmatic buying offrirà ai nostri editori partner un’ulteriore opportunità nell’ottimizzazione delle pianificazioni pubblicitarie».

 

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